- Questo topic ha 10 risposte, 4 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 5 anni fa da
OldClaudio.
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22 Giugno 2021 alle 10:51 #120149
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22 Giugno 2021 alle 16:02 #120150::
Nauralmente stai usando Xe o Lua latex io con questo EMC non incontro nessun problema`% !TEX TS-program = LuaLaTeX
\documentclass{article}
\usepackage{fontspec}
\begin{document}
\=æ
\end{document}`
Volendo potresti definirti una macro del tio \aelunga; usando le specifiche impostazioni di lua per convincere il programma di composizione ad usare i dicacritici autocomponibili e per far sé che nel computo dei caratteri æ seguito da una macron auto componibile, conti come un solo carattere, altrimeti perdi dei possibili punti di cesura. La cosa è descritta nel manuale di LuaTeX (texdoc luatex).
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22 Giugno 2021 alle 16:33 #120151::
OldClaudio” post=120643Nauralmente stai usando Xe o Lua latex io con questo EMC non incontro nessun problema`% !TEX TS-program = LuaLaTeX
\documentclass{article}
\usepackage{fontspec}
\begin{document}
\=æ
\end{document}`
Volendo potresti definirti una macro del tio \aelunga; usando le specifiche impostazioni di lua per convincere il programma di composizione ad usare i dicacritici autocomponibili e per far sé che nel computo dei caratteri æ seguito da una macron auto componibile, conti come un solo carattere, altrimeti perdi dei possibili punti di cesura. La cosa è descritta nel manuale di LuaTeX (texdoc luatex).Accidenti, non lo ricordavo. Grazie infinite. Per ora potrebbe non servirmi computarlo come un unico carattere, ma mi studio la sezione apposita del manuale casomai ne avessi bisogno. Il fatto di saltabeccare fra OpenOffice per certi lavori e latex per altri mi aveva confuso le idee
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28 Giugno 2021 alle 9:46 #120152
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29 Giugno 2021 alle 5:38 #120153::
@malagigi, la tua domanda iniziale era chiarissima e sono contento che la mia risposta ti abbia risolto il problema immediato, pur senza darti la risposta che chiedevi; la risposta giusta è quella di @samiel.Tuttavia sono perplesso sull’uso del dittongo æ soprassegnato con il segno di “lunga”.
Mi spiego meglio prendendo la questione alla lontana.
Secondo le mie conoscenze, che potrebbero essere errate, quindi prendi con le pinze quello che sto per dirti, il dittongo æ come il dittongo œ
sono naturalmente lunghi come tutti i dittonghi, quindi non c’è bisogno di segnarli in nessun modo. Ma…Segnare lunga una vocale ha senso nella metrica latina e in un dizionario latino dove la lunghezza delle vocali potrebbe cambiare il senso di una parola o la sua categoria grammaticale: mi viene in mente edīlis e edĭlis (nome o aggettivo). Ma qui viene un’altra cosa a cui i latinisti tengono molto. Nei tempi classici il latino veniva pronunciato diversamente da come lo pronunciamo oggi a scuola o lo pronunciavamo in chiesa.
Il latino scritto davvero dai romani nelle loro lapidi non aveva questi dittonghi legati e venivano pronunciati come le due vocali componenti; in sostanza CAESAR veniva pronunciato /ca’esar/. Quintiliano inoltre si lamentava che l’alfabeto latino aveva tre lettere per pronunciare la consonante gutturale (C, G, K) e una sola lettera V per pronunciare tre suoni /u/, /v/, /ü/ (ti ho scritto ü perché ci siamo più abituati dal tedesco, ma il simbolo IPA sarebbe un altro). Ovviamente Quintiliano non conosceva l’alfabeto fonetico, e per rendere il suono della u arrotondata dava come esempio il suono intermedio fra maxume e maxime. I latinisti di oggi quando incontrano una v presente nel testo, la pronunciano u; non ho idea di come pronuncino uvula, ma è un dettaglio. Il latino non prevedeva i dittonghi come li intendiamo noi in similitudine con l’italiano ia, ia, io, iu e au, eu, iu, ou; per cui la divisione in sillabe separa sempre queste vocali, tranne all’inizio di una parola; apparentemente iunior ha un dittongo moderno all’inizio (i latini no conoscevano la lettera J; noi oggi scriviamo junior e Juventus, di solito pronunciando (erroneamente) la prima parola all’inglese: “giunior”; mentre la nostra squadra di calcio in Spagna viene pronunciata Huventus).Le lettere legate sono apparse nei manoscritti che si cono arrivati integri solo dopo le scritture unciale e carolingia che in sostanza introdussero le minuscole (le scritte sui muri di Pompei hanno delle scritture “corsive” con le lettere legate, ma non credo che possano essere prese ad esempio generale); non solo a il latino stava evolvendo verso le lingue nazionali, quindi le stesse cose si potevano scrivere in modo leggermente diverso a seconda della lingua dello scrivente. Ai tempi di Dante, fine del XIII secolo, i dittonghi æ e œ si pronunciavano chiusi e si scrivevano con una semplice e; Dante stesso, nel suo De vulgari eloquentia, per esempio, scriveva sempre il genitivo di Itallia nella forma Italie. La distinzione “moderna” fra la labiodentale sonora V e la vocale u nello scrivere risale alla fine del XVII secolo.
Oggi si distinguono diverse forme di latino: classico, medievale, moderno italiano, moderno tedesco, ecclesiastico, pronunciati diversamente, scritti diversamente, divisi in sillabe diversamente. Ma per quel che riguarda la metrica e i dizionari ae/æ e oe/œ non vengono mai indicati col segno di lunga.
Ripeto, io ho una cultura classica assai datata (maturità classica nel 1958) poi la mia formazione è proseguita con la laurea in ingegneria. Mi interesso di lingue e fino a qualche anno fa ero anche il curatore di un certo numero file di di pattern per la cesura di LaTeX per tre forme di latino e per diverse lingue romanze, oltre che per il greco (classico, moderno politonico e monotonico); ricorrendo al dizionario molto raramente leggo tutte le lingue romanze ufficiali a livello nazionale o a livello regionale (per il rumeno ho qualche difficoltà in più, ma me la cavo); con l’aiuto del dizionario posso comprendere anche un certo numero di lingue germaniche e slave; quindi sono abbastanza preparato linguisticamente parlando, ma certamente sono un dilettante, non certo un glottologo professionista, meno che mai un latinista. Quindi mi raccomando; prendi quel che ho scritto sopra con le molle…
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29 Giugno 2021 alle 7:36 #120154::
Secondo le mie conoscenze, che potrebbero essere errate, quindi prendi con le pinze quello che sto per dirti, il dittongo æ come il dittongo œ
sono naturalmente lunghi come tutti i dittonghi, quindi non c’è bisogno di segnarli in nessun modo. Ma…Infatti quel glifo non si usa per il latino,
ma per forme antiche di lingue nordiche e scandinavead es gemǣne (che indica i campi aperti, gli openfields)
o, nell’Anglia orientale, strǣt, da cui l’inglese street
e slǣpan, da cui l’inglese sleep eccm
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29 Giugno 2021 alle 9:50 #120155
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5 Settembre 2021 alle 13:31 #120156::
malagigi” post=120641Vogliate scusare la richiesta. Non riesco a trovare, nel repertorio unicode, quale sia (se esiste) il codice per il dittongo ae latino sormontato da sillaba lunga. Qualcuno mi sa dare uno spunto da cui partire per trovarmelo?
Forse volevi dire «sormontato dal segno di quantità lunga».
Non ce n’è bisogno, tuttavia, perché un dittongo è sempre lungo.
Ciao
Tommaso
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5 Settembre 2021 alle 14:25 #120157::
Ǣ ha il codice unicode utf-8 C7A2ǣ ha ilcodice unicode utf-8 C7 A3
Poi se vuoi ci sono gli accenti/diacritici automatici: prima scrivi la letera, base e poi ilcodice unicode dell’accento; ma per questodevi scaricare le millanta tabelle dei codici unicode; oppure, a cosa dovrebbe funzionare usi i comandi per gli accenti, per esempio \={æ}; ora LaTeX lavora con la LICR (LaTeX internl Character Representation) che trasforma l’input in un codice interno che al momento dell’output trasforma nel carattere giusto o nella sequenza giusta di comandi a seconda della codifica.
Ancor: per inserire i codici utf-8 che ho scritto supra devi usare per esempio ^^^^c7a2 (con le lettere minuscole, e tanti circonflessi quante sono le cifre esadecimali da rappresentare.
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6 Settembre 2021 alle 5:43 #120158
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6 Settembre 2021 alle 7:39 #120159::
@IlLinguista ha ragione nell’usare i codici Unicode, e non i codici UTF-8.Se si scrive in italiano il doppio apice diritto potrebbe essere stato impostato come carattere attivo quindi sarebbe meglio far precedere il segno ” dal comando \string.
Per questo motivo io preferisco usare i circonflessi e scrivo`^^^^01a2 e ^^^^01a3` un po’ criptici, ma più veloci rispetto a scrivere, per esempio, [tt]\symbol{\string”01A2}[/tt]
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