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alegenn.
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CreatoreTopic
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30 Marzo 2014 alle 19:43 #93686::
devo scrivere dei testi dove compare della matematica
ho bisogno di una combinazione di font che permetta una facile lettura
ho risolto così
`
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{textcomp}
\usepackage{fix-cm}
\usepackage{arev}
%\usepackage{times}
\usepackage{bbding}
\usepackage{mparhack,fixltx2e,relsize}
\usepackage{microtype}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
`
dato che capisco poco di latex
e ancora meno di font
mi date il vostro parere
grazie
claudio
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CreatoreTopic
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AutoreRisposte
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30 Marzo 2014 alle 21:33 #93687
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31 Marzo 2014 alle 8:40 #93688::
Confesso: è la rima volta che vedo un preambolo che richiama il pacchetto fix-cm.
Preso dalla curiosità sono andato a vedere sia la documentazione, sia il file fix-cm.sty.
Apparentemente il file è stato creato nel 1993, stando ai vari anni di copyright indicati nel file .sty e l’ultima modifica risale al 2006, quando i file Latin Modern (che ti ha consigliato Ivan) erano già disponibili dal almeno tre anni.Il file fic-cm poteva avere un senso nel 1993, quando i font con codifica T1 non esistevano ancora; probabilmente l’aggiustamento dei font EC è stato inserito dopo il 1993; I font EC sono apparsi prima come versione provvisoria e con il nome di DC nel 1995 (forse 1994) poi sono stati stabilizzati con il nome EC, ma non ne sono mai state create le versioni vettoriali, finché non sono usciti i CM-super, non saprei dire quando, ma molto dopo. (La distribuzione commerciale VTeX li conteneva già) Oggi negli archivi CTAN si trovano anche in versione vettoriale e sono un sotto insieme della totalità dei font che si potrebbero usare con quella codifica e i CM-super o meglio ancora i font LM (Latine Modern).
I Latin Modern non a caso sono i font di default con ConTeXt, Xe(La)TeX e Lua(La)TeX. Ecco perché sono rimasto sorpreso a vedere che c’è ancora qualcuno che non li conosce e si rivolge a software archeologico come fix-cm.
Si not che fix-cm viene documentato insieme al pacchetto fixltx2e; quest’ultimo è invece ancora indispensabile, perché corregge erroretti o erroroni presenti dai tempi di laTeX209 (defunto nel 1994, quando è nato LaTeX2e) ma conservati nel nuovo nucleo di LaTeX2e sulla base di una decisione (giusta o sbagliata che fosse) che i documenti composti prima del 1994 dovessero potersi compilare ancora col nuovo formato producendo lo stesso identico output; in sostanza rispettando il criterio di retrocompatibilità.Anche la guida L’Arte di scrivere con LaTeX indica i Latin Modern come font usabili e perfettamente accoppiati fra testo e matematica, anche se quella guida di per sé usa font diversi, belli, molto belli, e accoppiati molto bene, molto adatti per il testo e la matematica pura, ma poco adatti per la matematica “applicata” (la matematica delle grandezze soggetta alle norme ISO “for science and technology”).
Il suggerimento di Ivan dovrebbe essere la situazione di default; poi se uno vuol cambiare, padronissimo di farlo, sapendo quello che fa.; ma deve sempre cominciare con i LM, mai con i CM che purtroppo sono ancora di default con pdf(La)TeX.
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31 Marzo 2014 alle 10:09 #93689::
OldClaudio” post=93285Confesso: è la rima volta che vedo un preambolo che richiama il pacchetto fix-cm.
Preso dalla curiosità sono andato a vedere sia la documentazione, sia il file fix-cm.sty.
Apparentemente il file è stato creato nel 1993, stando ai vari anni di copyright indicati nel file .sty e l’ultima modifica risale al 2006, quando i file Latin Modern (che ti ha consigliato Ivan) erano già disponibili dal almeno tre anni.Il file fic-cm poteva avere un senso nel 1993, quando i font con codifica T1 non esistevano ancora; probabilmente l’aggiustamento dei font EC è stato inserito dopo il 1993; I font EC sono apparsi prima come versione provvisoria e con il nome di DC nel 1995 (forse 1994) poi sono stati stabilizzati con il nome EC, ma non ne sono mai state create le versioni vettoriali, finché non sono usciti i CM-super, non saprei dire quando, ma molto dopo. (La distribuzione commerciale VTeX li conteneva già) Oggi negli archivi CTAN si trovano anche in versione vettoriale e sono un sotto insieme della totalità dei font che si potrebbero usare con quella codifica e i CM-super o meglio ancora i font LM (Latine Modern).
I Latin Modern non a caso sono i font di default con ConTeXt, Xe(La)TeX e Lua(La)TeX. Ecco perché sono rimasto sorpreso a vedere che c’è ancora qualcuno che non li conosce e si rivolge a software archeologico come fix-cm.
Si not che fix-cm viene documentato insieme al pacchetto fixltx2e; quest’ultimo è invece ancora indispensabile, perché corregge erroretti o erroroni presenti dai tempi di laTeX209 (defunto nel 1994, quando è nato LaTeX2e) ma conservati nel nuovo nucleo di LaTeX2e sulla base di una decisione (giusta o sbagliata che fosse) che i documenti composti prima del 1994 dovessero potersi compilare ancora col nuovo formato producendo lo stesso identico output; in sostanza rispettando il criterio di retrocompatibilità.Anche la guida L’Arte di scrivere con LaTeX indica i Latin Modern come font usabili e perfettamente accoppiati fra testo e matematica, anche se quella guida di per sé usa font diversi, belli, molto belli, e accoppiati molto bene, molto adatti per il testo e la matematica pura, ma poco adatti per la matematica “applicata” (la matematica delle grandezze soggetta alle norme ISO “for science and technology”).
Il suggerimento di Ivan dovrebbe essere la situazione di default; poi se uno vuol cambiare, padronissimo di farlo, sapendo quello che fa.; ma deve sempre cominciare con i LM, mai con i CM che purtroppo sono ancora di default con pdf(La)TeX.
quello che dici conferma quanto da me scritto nel preambolo e la mia ignoranza nell’argomento, tuttavia la soluzione proposta non mi soddisfa
dal punto di vista della leggibilità
propongo la mia modifica
`
\usepackage{fixltx2e}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
%\usepackage{lmodern}\usepackage{arev}
\usepackage{textcomp}
\usepackage{bbding}
\usepackage{mparhack,relsize}
\usepackage{microtype}`
che ne pensate?
grazie per il vostro tempo
claudio
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31 Marzo 2014 alle 15:07 #93690::
I font arev sono sanserif. possono andare benissimo per le presentazioni via videoproiettore, ma non ti consentono di scrivere matematica rispettando le norme ISO per la matematica “applicata, che richiede espressamente font con grazie quasi dappertutto; in quella matematematica i font senza grazie hanno usi estremamente specializzati e sono vietati per qualunque altro uso.Detto questo fai quello che credi; i Latine Modern sono di default con tre dei quattro motori di composizione del sistema TeX; per il quarto motore i Computer Modern sono di default; tra i CM e i LM le differenze riguardano prevalentemente le lettere accentate o con altri diacritici.
Quindi si parte da dai font di default e li si cambia con cognizione di causa. Se vuoi scrivere id matematica “applica” e usi i font arev, non hai sifficienti conoscenze, perché violeresti le norme; se devi scrivere di matematica “non applicata”, forse la tua potrebbe essere una buona scelta, che però io non farei mai. Voglio dire, non scriverei nessun testo di una certa lunghezza con font senza grazie come font principale; si dice che siano più faticosi da leggere in lettura continua, ma che siano più facili da leggere per brevi tratti di testo, a limite per parole isolate, per i titoli e altre cose del genere.
Sarà vero? Sarà la solita leggenda metropolitana? mah…
Resta il fatto che da più di 500 anni i font con grazie sono quelli preferiti per comporre libri, mentre i font senza grazie sono indicati epr titli, cartelli stradali, bugiardini, contratti di assicurazione, e simili testi che o non vengono letti per niente, o comunque sono brevi testi la cui lettura può essere faticosa per il contento, non per il carattere usato.Se ti orienti per caratteri con grazie e non vuoi usare i LM, allora prova i font del pacchetto fourier, o quelli del pacchetto kpfonts; non ti dico di preferirli, ma di esaminarli, poi decidi liberamente.
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31 Marzo 2014 alle 16:33 #93691::
OldClaudio” post=93290I font arev sono sanserif. possono andare benissimo per le presentazioni via videoproiettore, ma non ti consentono di scrivere matematica rispettando le norme ISO per la matematica “applicata, che richiede espressamente font con grazie quasi dappertutto; in quella matematematica i font senza grazie hanno usi estremamente specializzati e sono vietati per qualunque altro uso.
Detto questo fai quello che credi; i Latine Modern sono di default con tre dei quattro motori di composizione del sistema TeX; per il quarto motore i Computer Modern sono di default; tra i CM e i LM le differenze riguardano prevalentemente le lettere accentate o con altri diacritici.
Quindi si parte da dai font di default e li si cambia con cognizione di causa. Se vuoi scrivere id matematica “applica” e usi i font arev, non hai sifficienti conoscenze, perché violeresti le norme; se devi scrivere di matematica “non applicata”, forse la tua potrebbe essere una buona scelta, che però io non farei mai. Voglio dire, non scriverei nessun testo di una certa lunghezza con font senza grazie come font principale; si dice che siano più faticosi da leggere in lettura continua, ma che siano più facili da leggere per brevi tratti di testo, a limite per parole isolate, per i titoli e altre cose del genere.
Sarà vero? Sarà la solita leggenda metropolitana? mah…
Resta il fatto che da più di 500 anni i font con grazie sono quelli preferiti per comporre libri, mentre i font senza grazie sono indicati epr titli, cartelli stradali, bugiardini, contratti di assicurazione, e simili testi che o non vengono letti per niente, o comunque sono brevi testi la cui lettura può essere faticosa per il contento, non per il carattere usato.Se ti orienti per caratteri con grazie e non vuoi usare i LM, allora prova i font del pacchetto fourier, o quelli del pacchetto kpfonts; non ti dico di preferirli, ma di esaminarli, poi decidi liberamente.
no non devo scrivere rispettando le norme iso devo scrivere garantendo leggibilità
ecco quale è il mio problema
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31 Marzo 2014 alle 18:38 #93692::
claudio” post=93293
I font arev sono sanserif. possono andare benissimo per le presentazioni via videoproiettore, ma non ti consentono di scrivere matematica rispettando le norme ISO per la matematica “applicata, che richiede espressamente font con grazie quasi dappertutto; in quella matematematica i font senza grazie hanno usi estremamente specializzati e sono vietati per qualunque altro uso.
Detto questo fai quello che credi; i Latine Modern sono di default con tre dei quattro motori di composizione del sistema TeX; per il quarto motore i Computer Modern sono di default; tra i CM e i LM le differenze riguardano prevalentemente le lettere accentate o con altri diacritici.
Quindi si parte da dai font di default e li si cambia con cognizione di causa. Se vuoi scrivere id matematica “applica” e usi i font arev, non hai sifficienti conoscenze, perché violeresti le norme; se devi scrivere di matematica “non applicata”, forse la tua potrebbe essere una buona scelta, che però io non farei mai. Voglio dire, non scriverei nessun testo di una certa lunghezza con font senza grazie come font principale; si dice che siano più faticosi da leggere in lettura continua, ma che siano più facili da leggere per brevi tratti di testo, a limite per parole isolate, per i titoli e altre cose del genere.
Sarà vero? Sarà la solita leggenda metropolitana? mah…
Resta il fatto che da più di 500 anni i font con grazie sono quelli preferiti per comporre libri, mentre i font senza grazie sono indicati epr titli, cartelli stradali, bugiardini, contratti di assicurazione, e simili testi che o non vengono letti per niente, o comunque sono brevi testi la cui lettura può essere faticosa per il contento, non per il carattere usato.Se ti orienti per caratteri con grazie e non vuoi usare i LM, allora prova i font del pacchetto fourier, o quelli del pacchetto kpfonts; non ti dico di preferirli, ma di esaminarli, poi decidi liberamente.
no non devo scrivere rispettando le norme iso devo scrivere garantendo leggibilità
Appunto! Claudio ti ha spiegato benissimo come stanno le cose. Ora sei liberissimo di usare un font senza grazie, ma sii consapevole che se non si tratta di slide ma di un testo standard, con un font senza grazie risulterà meno leggibile.
Ciao
Ivan
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31 Marzo 2014 alle 18:59 #93693::
scusate ma non capisco
per la scelta mi sono basato su
OpenDyslexic
che sono font senza grazie
e in quanto tali sono usati per migliorare la leggibilità
almeno ho capito così.Per l’obbiezione xelatex
al momento non ho tempo di approfondire il passaggio da pdflatex a xelatex
lo rimando a questa estate così al mare so come passare il tempograzie
claudio
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31 Marzo 2014 alle 19:39 #93694::
claudio” post=93300scusate ma non capisco
per la scelta mi sono basato su
OpenDyslexic
che sono font senza grazie
e in quanto tali sono usati per migliorare la leggibilità
almeno ho capito così.Per l’obbiezione xelatex
al momento non ho tempo di approfondire il passaggio da pdflatex a xelatex
lo rimando a questa estate così al mare so come passare il tempograzie
claudioAppunto! Quel font è stato esplicitamente creato per aumentare la leggibilità per i lettori dislessici. Cito dal sito http://opendyslexic.org:
OpenDyslexic is a new open sourced font created to increase readability for readers with dyslexia.
Quando si parla di leggibilità di un testo in generale, la si intende riferita a un lettore privo di patologie specifiche.
Il fatto che un font sia più leggibile per un dislessico non implica che sia più leggibile anche per un lettore normodotato.
In base al tuo implicito ragionamento, tutti dovrebbero portare gli occhiali, perché gli occhiali migliorano la vista dei miopi 😉Ciao
Ivan
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31 Marzo 2014 alle 19:59 #93695::
Sottolineo e ribadisco quello che ti ha già scritto Ivan.Ma aggiungo questo: quel font è terribile per lettri normodotati perché lo distrae con i suoi tratti più scuri fatti apposta per sottolineare le differenze di caratteri simili (per riflessione o per rotazione) che confondono i dislessici in modo particolare. Avendo avuto a che fare (molto superficialmente) con dislessici ho persino il dubbio che quei font non siano molto efficaci nemmeno per loro.
Ma ammettendo che tu debba scrivere un testo per dislessici, certamente non puoi usare la matematica, almeno non con LaTeX; non mi pare di avere visto riferimenti per la discalculia, oltre a questi per la dislessia. Se questo è il tuo problema, ahimè, credo che per ora non ci siano soluzioni.
Se invece il tuo problema è quello della leggibilità per normodotati, allora i font senza grazie secondo alcuni studi di psicosociologia sembrano più faticosi da leggere alla lunga distanza; naturalmente dipende dalla forma dei caratteri senza grazie. Gli Arev, tra l’altro, a pari corpo sono strettini, e nella riga entrano più caratteri di quelli che sono raccomandati per la buona leggibilità. Si può obbiettare, ma la regola di Bringhurst raccomanda di non usare più di 66 ± 6 caratteri in media per pogi riga; io sarei propenso ad una numerosità maggiore, attorno ai 70-75 caratteri, invece che attorno a 66. Ma io non ho fatto esperimenti psicosociologici, quindi il mio parere non vale niente in confronto al grande Robert Bringhurst (di cui ti consiglio il testo Elements of Typographic Design; sembra che esista anche una versione in italiano). Ti poso suggerire anche la guida tematica sui disegno della pagina, scaricabile dalla sotto sezione Guide tematiche della sezione Documentazione di questo sito.
Trai le tue conclusioni in assoluta libertà.
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1 Aprile 2014 alle 4:44 #93696::
OldClaudio” post=93308Robert Bringhurst (di cui ti consiglio il testo Elements of Typographic Design; sembra che esista anche una versione in italiano).
Solo per amor di precisione il libro si intitola:
Elements of Typographic Style
e sì esiste una versione in italiano, io la posseggo (Gli elementi dello stile tipografico), che dire, capolavoro ❗
Saluti
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1 Aprile 2014 alle 7:37 #93697
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1 Aprile 2014 alle 16:49 #93698::
OldClaudio” post=93314Bravo @alegenn; meno male che ci sei tu a correggermi quello che io mi ostino a ricordare a memoria, ricordandomi di solito in modo errato!
Il “mi apre che esista anche una versione in italiano”, non era tanto er buttare lì un’idea; lo so che esiste; è solo difficle procurarsela.Confermo, se la memoria non mi inganna ho aspettato almeno un mese o più, il sito stesso attraverso il quale ho effettuato l’acquisto lo indica come di difficile reperibilità, l’edizione è del 2001 Sylvestre Bonnard editore.
Saluti
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