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lorenzo.pantieri.
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CreatoreTopic
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12 Marzo 2010 alle 19:19 #42988::
Salve a tutti.Sto scrivendo la tesi magistrale però mi da uno strano comportamento in uscita con il file pdf. In alcune pagine tra un capoverso e l’altro (utilizzando il comando \par) succede che lascia una riga vuota. La cosa succede, come detto, in alcune pagine per il momento di solamente una \subsection. E’ una cosa automatica o c’è un errore? Come posso eliminare la cosa visto che graficamente non è per niente bella a vedersi.
Inoltre volevo chiedere come era possibile evitare che nelle citazioni, usando il comando \begin{citazione} come è impostato nel preambolo seguendo quanto detto in Arte, ci fosse il rientro all’inizio della citazione che, almeno personalmente, trovo che non sia il massimo (almeno in tutti i libri che ho visto in vita mia nessuna citazione è mai stata messa con un rientro).
Grazie a tutti.Il preambolo è questo:
`\documentclass[10pt,a4paper,twoside,openright,leqno]{book}
\usepackage[english,italian]{babel}
\usepackage[latin1]{inputenc}
\usepackage[style=philosophy-modern,square=true,natbib=true]{biblatex}
\usepackage{fancyhdr}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{indentfirst}
\usepackage{amsmath,amssymb}
\usepackage[babel,italian]{csquotes}
\bibliography{biblio}
\author{Claudioi}
\date{}
\title{Law of non contraddiction.}
\begin{document}
%————-Citazione di tutti i testi del database bibliografico————-
\nocite{*}
%——————————————————————————–
\maketitle\tableofcontents
%—————Macro grandezza carattere della citazione———–
\newenvironment{citazione}
{\begin{quotation}\footnotesize}
{\end{quotation}}%————-Parentesi tonde in footcite———–
\DeclareCiteCommand{\footcite}[\mkbibfootnote]
{\usebibmacro{cite:init}%
\usebibmacro{prenote}}
{\usebibmacro{citeindex}%
\usebibmacro{textcite}}
{}
{\iffieldundef{postnote}
{\ifbool{cbx:parens}
{\bibrightparen}
{}}
{\ifbool{cbx:parens}
{\postnotedelim}
{\addspace\bibleftparen}%
\printfield{postnote}\bibrightparen}}%——————Cite di autori Classici————–
\DeclareCiteCommand{\sdcite}
{\boolfalse{citetracker}%
\boolfalse{pagetracker}%
\usebibmacro{prenote}}
{\indexnames{labelname}%
\printtext[bibhyperref]{\printnames{labelname}}%
\setunit{\addcomma\space}%
\indexfield{indextitle}%
\printtext[bibhyperref]{\printfield[citetitle]{labeltitle}}}
{\multicitedelim}
{\usebibmacro{postnote}}%—————Capitoli————————–
\input{capitoli/capitolo1}
\input{capitoli/capitolo2}%—————–Bibliografia———————-
\cleardoublepage
\addcontentsline{toc}{chapter}{Bibliografia}
\printbibliography%———————–End——————–
\end{document}`Mentre il file del capitolo è:
`\chapter{Il principio di non contraddizione}
Testo……
\subsection{1}
testo….
\subsection{2}
testo…
\subsection{3}
Testo….
\par testo…`Ovviamente è solo un esempio, se è necessario posso postare le parti precise in cui mi da il problema di impaginazione.[/code]
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CreatoreTopic
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AutoreRisposte
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12 Marzo 2010 alle 21:19 #42989::
Sto scrivendo la tesi magistrale però mi da uno strano comportamento in uscita con il file pdf. In alcune pagine tra un capoverso e l’altro (utilizzando il comando \par) succede che lascia una riga vuota.
Hai letto “il riempimento della pagina” nell’Arte?
Inoltre volevo chiedere come era possibile evitare che nelle citazioni, usando il comando \begin{citazione} come è impostato nel preambolo seguendo quanto detto in Arte, ci fosse il rientro all’inizio della citazione che, almeno personalmente, trovo che non sia il massimo (almeno in tutti i libri che ho visto in vita mia nessuna citazione è mai stata messa con un rientro).
Posto nelle nelle questioni di stile (e questa lo è) non esistono “giusto” e “sbagliato”, ricordo di aver letto che nei documenti italiani l’uso è rientrare anche il primo capoverso. In ogni caso, se vuoi un ambiente che non rientri il primo capoverso, usa questo:
`\newenvironment{citazione}
{\begin{quotation}\noindent\small\ignorespaces}
{\end{quotation}}`
Ciao,
L.
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13 Marzo 2010 alle 0:46 #42990::
Si, hai ragione. Tra tante cose proprio quella parte mi era sfuggita.Per quanto riguarda lo stile giustamente è una questione di gusti personali ma sono sicuro di quello che dico quando affermi che in anni di studi universitari, sia in campo umanistico che in quello scientifico, casi di saggi in cui la citazione fuori testo avesse un rientro sono più unici che rari. Ho spulciato tutti i saggi che ho momentaneamente a casa non ne ho trovato uno che utilizzasse il rientro. Poi come detto è una questione di gusti…
Comunque risolto, grazie mille dell’aiuto.
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13 Marzo 2010 alle 1:30 #42991::
Salve a tutti.
Sto scrivendo la tesi magistrale però mi da uno strano comportamento in uscita con il file pdf. In alcune pagine tra un capoverso e l’altro (utilizzando il comando \par) succede che lascia una riga vuota. La cosa succede, come detto, in alcune pagine per il momento di solamente una \subsection. E’ una cosa automatica o c’è un errore?
Non usare \par. Non serve quasi mai. Dove l’hai usato?
Inoltre volevo chiedere come era possibile evitare che nelle citazioni, usando il comando \begin{citazione} come è impostato nel preambolo seguendo quanto detto in Arte, ci fosse il rientro all’inizio della citazione che, almeno personalmente, trovo che non sia il massimo (almeno in tutti i libri che ho visto in vita mia nessuna citazione è mai stata messa con un rientro).
L’ambiente quotation serve per le citazioni lunghe, ovvero quelle composte di più capoversi. In questo caso la prima riga è rientrata. Esempio:
`\begin{quotation}
Ecco la prima citazione.E qui ce n'è un'altra in un nuovo capoverso
\end{quotation}`Per le citazioni di un solo capoverso, invece, si usa l’ambiente quote.
Quindi puoi definire l’ambiente citazione con:
`\newenvironment{citazione}
{\begin{quote}\small\ignorespaces}
{\end{quote}}`
evitando il \noindentToglierei il pacchetto indentfirst. Concettualmente è un errore. Il rientro della prima riga serve per far capire che inizia un nuovo capoverso. Dopo un titolo di sezione è evidente che inizia un nuovo capoverso e il rientro non ci va. Cfr. Robert Bringhurst, Gli elementi dello stile tipografico, sez. 2.3.1.
Vedo che usi philosophy-modern. E ricordo che sei passato a biblatex 0.9. In questo caso userei un codice aggiornato per modificare il comportamento di \footcite:
`\DeclareCiteCommand{\footcite}[\mkbibfootnote]
{\boolfalse{cbx:parens}%
\usebibmacro{prenote}}
{\usebibmacro{citeindex}%
\usebibmacro{textcite}}
{\ifbool{cbx:parens}
{\bibrightparen\global\boolfalse{cbx:parens}}
{}%
\multicitedelim}
{\iffieldundef{postnote}
{\ifbool{cbx:parens}
{\bibrightparen}
{}}
{\ifbool{cbx:parens}
{\postnotedelim}
{\addspace\bibleftparen}%
\printfield{postnote}\bibrightparen}}`Ciao
Ivan
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13 Marzo 2010 alle 1:53 #42992::
Dimenticavo che quel codice dà problemi quanto si usa l’argomento opzionale postnote. Questo dovrebbe andar meglio, sempre se è il risultato che vuoi:
`\DeclareCiteCommand{\footcite}[\mkbibfootnote]
{\boolfalse{cbx:parens}%
\usebibmacro{prenote}}
{\usebibmacro{citeindex}%
\usebibmacro{textcite}}
{\ifbool{cbx:parens}
{\bibrightparen\global\boolfalse{cbx:parens}}
{}%
\multicitedelim}
{\iffieldundef{postnote}
{\bibrightparen}
{\bibrightparen\setunit{\addcomma\space}\printfield{postnote}}}`\footcite[Cfr.][55-66]{Pinco:2010} produrrà:
Cfr. Pinco (2010), pp. 55-66
Con l’opzione square naturalmente ci saranno le parentesi quadre.
Ciao
Ivan
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13 Marzo 2010 alle 2:03 #42993::
Per quanto riguarda le citazioni ho fatto così e il risultato è uscito come lo desideravo io. In effetti anche io pensavo che tipograficamente un rientro ad inizio capitoli fosse illogico ma ancora non mi ero messo a sistemarlo. Ora credo che graficamente renda meglio.Per quanto riguarda philosophy-modern ho letto proprio oggi l’aggiornamento sul post che avvisava della nuova versione e l’ho installata. In effetti ha risolto un mucchio di Warning. Chiedo scusa se non ho ancora avuto il tempo di leggere per bene la documentazione.
Ho aggiornato footnote con la macro che hai scritto però mi risultano ancora problemi. Mi spiego: prima, come mi avevi consigliato per via della versione provvisoria del pacchetto, stavo lavorando facendo una footnote e poi un \citet[pp]{codicelibro}. Il risultato era buono.
Utilizzando il codice che mi hai dato tu e sostituendo ovviamente footcite al footnote+citet mi da un risultato tutto sballato cioè del tipo
\footcite[~49-55]{grim2004}Risultato: Grim [2004]; pp. 49-55]
EDIT:
Invece con quest’ultima macro il risultato sembra andare tutto a suo posto. Adesso controllo tutto il documento per bene.
Grazie
Claudio
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13 Marzo 2010 alle 2:59 #42994::
Scusate se vi chiedo un altro piccolo aiuto ma non riesco a capire il problema. Una volta fatte le modifiche consigliate da Ivan ho ancora un problema con la bibliografia. Ovviamente sto sostituendo i \footnote{\citet[pp.]{libro}Per alcuni va tutto bene per altri mi da un errore in uscita del pdf, non riesco a vedere la logica della cosa. Vi posto le parti precise.
`
Per comprendere cosa sia una contraddizione può essere un utile punto di partenza l'elenco di formulazioni proposto da Patrick Grim\footcite[~49-55]{grim2004} nel quale raccoglie diciannove citazioni e le divide per quattro principali tipi: \emph{sintattico}, \emph{semantico}, \emph{pragmatico} ed \emph{ontologico}.
\par La prima formulazione è chiaramente esemplificata da Graeme Forbes
\begin{citazione}
\dots two formulae are \emph{explicity contradictory} if and only if one is of the form \emph{q} and the other of the form $\ulcorner{\neg q} \urcorner$ , that is, if one is the negation of the other \footcite[p.~51]{grim2004}.
\end{citazione}
Qui l'accento è messo sull'aspetto sintattico di due proposizioni…e prosegue testo. `e come risultato nella nota a piè di pagina mi da:
`4]p. 51. `Invece in altro punto, stesso libro stesse pagine, stessa situazione:
`\par Un'altra possibile formulazione della contraddizione fa leva su l'interpretazione semantica di enunciati e possiamo esprimerla nel seguente modo:
\begin{citazione}
Contradictory negation, or contradiction, is the relation between statements that are exact opposites, in the sense that they can be neither true together nor false together — for example, “`Some grass is brown”' and “`No grass is brown”'(A. N. Prior) \footcite[p.~51]{grim2004}.
\end{citazione}
Quindi è impossibile che una stessa proposizione abbia al contempo due assegnazioni di verità differenti,….. prosegue testo. `Risultato in nota perfetto.
`6Grim [2004], p. 51.`
Aggiungo che nel primo caso sostituendo un altro libro non mi da errore (Utilizzando comunque due libri della classe INCOLLECTION.
Forse è la stanchezza ma non riesco a capire proprio il problema (che ovviamente sarà banale).
EDIT: Ho notato che se elimino la prima citazione il problema sparisce. Scusate la domanda banale, ma c’è qualche limitazione al fatto che due note consecutive non possono citare lo stesso libro? Come si risolve il problema?
Grazie a tutti
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13 Marzo 2010 alle 12:28 #42995::
Toglierei il pacchetto indentfirst. Concettualmente è un errore. Il rientro della prima riga serve per far capire che inizia un nuovo capoverso. Dopo un titolo di sezione è evidente che inizia un nuovo capoverso e il rientro non ci va. Cfr. Robert Bringhurst, Gli elementi dello stile tipografico, sez. 2.3.1.
Come dicevo, in materie come questa non parlerei di “errori”. Rientrare il primo capoverso di una sezione non è necessario, certo, però garantisce omogeneità con tutti gli altri capoversi, rientrati. Inoltre, se (e sottolineo “se”) la consuetudine dei documenti italiani è quella, indentfirst permette di uniformarsi a quella consuetudine, e tanto basta.
Ho aperto a caso alcuni libri della mia biblioteca: tutti rientrano il primo capoverso (citazioni comprese).
Che dice Enrico? Nei documenti italiani quanto spesso il primo capoverso viene rientrato? Molto spesso? Spesso? Talvolta? Raramente?
Ciao,
L.
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13 Marzo 2010 alle 13:25 #42996::
Toglierei il pacchetto indentfirst. Concettualmente è un errore. Il rientro della prima riga serve per far capire che inizia un nuovo capoverso. Dopo un titolo di sezione è evidente che inizia un nuovo capoverso e il rientro non ci va. Cfr. Robert Bringhurst, Gli elementi dello stile tipografico, sez. 2.3.1.
Come dicevo, in materie come questa non parlerei di “errori”. Rientrare il primo capoverso di una sezione non è necessario, certo, però garantisce omogeneità con tutti gli altri capoversi, rientrati. Inoltre, se (e sottolineo “se”) la consuetudine dei documenti italiani è quella, indentfirst permette di uniformarsi a quella consuetudine, e tanto basta.
Ho aperto a caso alcuni libri della mia biblioteca: tutti rientrano il primo capoverso (citazioni comprese).
Che dice Enrico? Nei documenti italiani quanto spesso il primo capoverso viene rientrato? Molto spesso? Spesso? Talvolta? Raramente?
Bringhurst scrive in inglese e la tradizione anglosassone è che il primo capoverso dopo un titolo non ha bisogno del rientro. Basta che si sia uniformi e una convenzione vale l’altra.
Ciao
Enrico
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13 Marzo 2010 alle 13:59 #42997::
Bringhurst scrive in inglese e la tradizione anglosassone è che il primo capoverso dopo un titolo non ha bisogno del rientro. Basta che si sia uniformi e una convenzione vale l’altra.
Certo, non per nulla nel mio intervento precedente ho evidenziato “italiani”. Ho aperto altri libri: la maggior parte dei libri italiani in mio possesso rientra anche il primo capoverso. Nell’Arte scrivo che “spesso” si fa così. Potrei anche sostituire “spesso” con “talvolta”, ma in mancanza di input precisi lascio così.
Ciao,
L.
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13 Marzo 2010 alle 17:57 #42998::
la maggior parte dei libri italiani in mio possesso rientra anche il primo capoverso.
Anche i miei 😉 Ma rimane il fatto che il ragionamento di Bringhurst è molto persuasivo, e non si richiama alla tradizione ma al senso delle cose. Va bene, non parliamo di errore. Meglio, parliamone ma in senso ampio: la prima riga è rientrata per un motivo chiarissimo e solo per quello. I capoversi potrebbero essere anche separati da una riga vuota. Soluzione pessima, secondo me. Ma è comunque un criterio, ugualmente chiaro. (Il Manuale di stile di R. Lesina adotta questo criterio)
Se la ragione che determina la scelta di rientrare la prima riga non sussiste, non c’è motivo per rientrarla. Se vogliamo è un “errore” concettuale, in un’ottica pragmatica. Le scelte che spesso si fanno nella tipografia non dipendono solo da consuetudini (concordo con te che la consuetudine italiana è di rientrare la prima riga), ma da una profonda riflessione, e tu ne sai più di me 😉
Sarebbe interessante sapere quando è nata questa consuetudine. Sicuramente è stata consolidata dall’uso di Word, mi pare ovvio. E questo non depone a suo favore. Magari nel Cinquecento era diversa. Non ne ho idea. Quando mi capita tra le mani un testo italiano moderno controllo. Tu hai avuto modo di vederne qualcuno?
@Claudio
Ti rispondo in questo topic, che mi sembra più appropriato.Ciao
Ivan
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13 Marzo 2010 alle 18:04 #42999::
Se la ragione che determina la scelta di rientrare la prima riga non sussiste, non c’è motivo per rientrarla. Se vogliamo è un “errore” concettuale, in un’ottica pragmatica. Le scelte che spesso si fanno nella tipografia non dipendono solo da consuetudini (concordo con te che la consuetudine italiana è di rientrare la prima riga), ma da una profonda riflessione, e tu ne sai più di me 😉
Stiamo dicendo in pratica le stesse cose. Nei testi italiani la consuetudine è quella, non so dirti da dove nasca. Forse per avere omogeneità con tutti gli altri capoversi (rientrati)?
In ogni caso, le consuetudini il loro peso ce l’hanno eccome. In Italia la guida è a destra, in Inghilterra a sinistra. L’elettrone si assume carico negativamente (sarebbe più logico che fosse carico positivamente, solo che all’inizio si indovinarono male i portatori di carica, e ora è troppo tardi per modificare la consuetudine). I tasti del computer hanno la disposizione caotica che hanno perché inizialmente si volevano rallentare le dattilografe, troppo veloci, che facevano inceppare i martelletti delle macchine per scrivere: anche se oggi non c’è più motivo per quella disposizione, ormai l’uso è quello e cambiare disposizione sarebbe troppo oneroso.
Insomma, se anche quel rientro fosse solo ed esclusivamente una consuetudine, una ragione per mantenerlo (ragione non decisiva, ma pur sempre importante) ci sarebbe comunque.
Ciao,
L.
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13 Marzo 2010 alle 18:21 #43000::
Toglierei il pacchetto indentfirst. Concettualmente è un errore. Il rientro della prima riga serve per far capire che inizia un nuovo capoverso. Dopo un titolo di sezione è evidente che inizia un nuovo capoverso e il rientro non ci va. Cfr. Robert Bringhurst, Gli elementi dello stile tipografico, sez. 2.3.1.
Come dicevo, in materie come questa non parlerei di “errori”. Rientrare il primo capoverso di una sezione non è necessario, certo, però garantisce omogeneità con tutti gli altri capoversi, rientrati. Inoltre, se (e sottolineo “se”) la consuetudine dei documenti italiani è quella, indentfirst permette di uniformarsi a quella consuetudine, e tanto basta.
Ho aperto a caso alcuni libri della mia biblioteca: tutti rientrano il primo capoverso (citazioni comprese).
Che dice Enrico? Nei documenti italiani quanto spesso il primo capoverso viene rientrato? Molto spesso? Spesso? Talvolta? Raramente?
Ciao,
L.Io mi riferivo al rientro nella citazione (ci siamo mal capiti?) , per quanto riguarda il primo capoverso dopo l’inizio di una nuova sezione il rientro lo riscontro anche io nei libri che ho sottomano.
Ovviamente è una questione di scelte estetiche che sono in parte personali e in parte, come dice giustamente Ivan, dettate da convenzioni. L’importante è essere coerenti nell’applicazione.Saluti
Claudio
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15 Marzo 2010 alle 15:42 #43001::
Scusate se mi inserisco tardi nella discussione, quando ormai è stato detto quasi tutto quanto quello che si poteva dire.
Premetto che io uso la raccomandazione di Bringhurst, (anche per le citazioni)ma è una scelta personale..
Tuttavia vorrei ricordare che nella tipografia francese si rientra sempre il primo capoverso di qualsiasi cosa; ma come voi sapete benissimo, la tipografia francese è anche quella che lascia spazi prima dei segni di punteggiatura “alti” che lascia spazi dopo i caporali aperti e prima di quelli chiusi; se ben ricordo anche dopo le parenesi aperte e prima di quelle chiuse. Mettono anche l’esponente maschile o femminile, singolare o plurale agli ordinali scritti con i numeri romani. Non è il caso di seguire queste idiosincrasie che non sono errori, come dice Lorenzo, ma consuetudini; consuetudini che per altro mancano di una ragione logica, secondo me, e può darsi benissimo che io mi sbagli.Resta il fatto che per un certo periodo di tempo, con l’influenza della cultura francese in Italia a partire almeno dalla metà del XIX secolo, dopo la caduta di Napoleone, ma, direi, prima delle guerre di indipendenza, la tipografia italiana si è adeguata allo stile di quella francese. Non sono uno storico, e non ho fatto uno studio accurato degli stampati italiani dell’800, ma direi che non dovrei essere lontano dal vero. Secondo quello che ho potuto vedere, sempre in modo empirico, lo stile tipografico francese è rimasto dominante fino a dopo la prima guerra mondiale, ma dopo la seconda guerra mondiale lo stile americano ha influenzato pesantemente anche la tipografia italiana.
Dunque, mi pare che il rientro del primo capoverso sia più o meno quel che rimane delle tradizioni francesi; a me pare che si possa eliminare anche questo dettaglio, ma come ha detto sia Enrico, e ha ribadito Lorenzo, si scelga lo stile che si preferisce e si sia consistenti.
In più raccomando di guardare ogni libro che capita per le mani e di osservarne gli elementi compositivi; si cerchi di imitare gli stili sobri e comunicativamente efficaci, Cì sempre da imparare.
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15 Marzo 2010 alle 23:15 #43002::
Non riesco a fare a meno di riprendere questo tormentone 😀Scusate se mi inserisco tardi nella discussione, quando ormai è stato detto quasi tutto quanto quello che si poteva dire.
Premetto che io uso la raccomandazione di Bringhurst, (anche per le citazioni)ma è una scelta personale..😀 Mi sento meno solo…
Tuttavia vorrei ricordare che nella tipografia francese si rientra sempre il primo capoverso di qualsiasi cosa; ma come voi sapete benissimo, la tipografia francese è anche quella che lascia spazi prima dei segni di punteggiatura “alti” che lascia spazi dopo i caporali aperti e prima di quelli chiusi; se ben ricordo anche dopo le parenesi aperte e prima di quelle chiuse. Mettono anche l’esponente maschile o femminile, singolare o plurale agli ordinali scritti con i numeri romani. Non è il caso di seguire queste idiosincrasie che non sono errori, come dice Lorenzo, ma consuetudini; consuetudini che per altro mancano di una ragione logica, secondo me, e può darsi benissimo che io mi sbagli.
Era proprio questo che intendevo dire. Sono costretto a citarmi:
Se la ragione che determina la scelta di rientrare la prima riga non sussiste, non c’è motivo per rientrarla.
Se, come dice Claudio, non c’è una ragione logica allora è (logicamente) irragionevole rientrare la prima riga; e le cose irragionevoli, il più delle volte, vanno evitate. Ma mi direte: c’è anche l’esprit de finesse e qui il discorso si fa lungo. Intendiamoci: il rientro della prima riga non è brutto; semplicemente non ha ragion d’essere. Poi secondo me è anche meno bello.
Resta il fatto che per un certo periodo di tempo, con l’influenza della cultura francese in Italia a partire almeno dalla metà del XIX secolo, dopo la caduta di Napoleone, ma, direi, prima delle guerre di indipendenza, la tipografia italiana si è adeguata allo stile di quella francese. Non sono uno storico, e non ho fatto uno studio accurato degli stampati italiani dell’800, ma direi che non dovrei essere lontano dal vero. Secondo quello che ho potuto vedere, sempre in modo empirico, lo stile tipografico francese è rimasto dominante fino a dopo la prima guerra mondiale, ma dopo la seconda guerra mondiale lo stile americano ha influenzato pesantemente anche la tipografia italiana.
Grazie Claudio per questa bella sintesi, che almeno per me è di stimolo ad approfondire l’argomento. Se è veramente una consuetudine recente, diciamo moderna, allora è bene ricordarlo. Approfondirò l’argomento.
Dunque, mi pare che il rientro del primo capoverso sia più o meno quel che rimane delle tradizioni francesi; a me pare che si possa eliminare anche questo dettaglio,
😀
ma come ha detto sia Enrico, e ha ribadito Lorenzo, si scelga lo stile che si preferisce e si sia consistenti.
Sì, è vero. Ma rimane il fatto che si tratta di “consuetudini che per altro mancano di una ragione logica” 😉
Ciao
Ivan
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16 Marzo 2010 alle 7:12 #43003::
Ma rimane il fatto che si tratta di “consuetudini che per altro mancano di una ragione logica”.
Non sono d’accordo!
1. Non si rientra il primo capoverso per evidenziarlo, certo: lo si fa per mantenere omogeneità (coerenza!) con tutti gli altri capoversi. Questa dell’omogeneità è una “ragione” che si può condividere o meno, ma una sua “logica” ce l’ha eccome!
2. Mi pare che la tua accezione di “ragionevole” e “logico” sia un poco restrittiva. Per esempio, l’italiano deriva dal latino. In latino, “acqua” si scriveva “aqua”; nell’italiano seicentesco, si scriveva anche “aqqua” (Galileo fa così nei suoi manoscritti). Ora, non credo che esistano ragioni davvero cogenti e “logiche” per scrivere “acqua” invece che “aqua” o “aqqua”. Eppure, ciò posto, tu diresti che un italiano che oggi scrive (correttamente) “acqua” sta, in fondo, solo seguendo “una consuetudine priva di una ragione logica”? 😉
Ciao,
L.
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