Dubbio sulla notazione matematica

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    Questa richiesta è rivolta soprattutto a chi se ne intende delle convenzioni tipografiche in uso nei documenti contenenti molte formule. Sto scrivendo una relazione in cui ho a che fare con due distinte entità espresse in coordinate polari. Per evidenziare la differenza tra le due, avevo pensato di associare ad una le variabili \rho e \theta, e all’altra \varrho e \vartheta. Mi è però venuto il dubbio se questa sia una prassi accettabile, oppure se per evitare confusione sia preferibile utilizzare in un determinato documento sempre lo stesso comando per una certa lettera greca, scegliendo magari quello che soddisfa maggiormente i propri gusti estetici…
    Ciao e grazie!

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    • #21101
      lorenzo.pantieri
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        Questa richiesta è rivolta soprattutto a chi se ne intende delle convenzioni tipografiche in uso nei documenti contenenti molte formule. Sto scrivendo una relazione in cui ho a che fare con due distinte entità espresse in coordinate polari. Per evidenziare la differenza tra le due, avevo pensato di associare ad una le variabili \rho e \theta, e all’altra \varrho e \vartheta. Mi è però venuto il dubbio se questa sia una prassi accettabile, oppure se per evitare confusione sia preferibile utilizzare in un determinato documento sempre lo stesso comando per una certa lettera greca, scegliendo magari quello che soddisfa maggiormente i propri gusti estetici…
        Ciao e grazie!

        Non mi sembra una grande idea. Fra l’altro, esistono famiglie di font (AmS Euler, per esempio) in cui \rho e \varrho sono resi allo stesso modo. Io userei un’altra notazione.

        Ciao,
        L.

      • #21102
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        Questa richiesta è rivolta soprattutto a chi se ne intende delle convenzioni tipografiche in uso nei documenti contenenti molte formule. Sto scrivendo una relazione in cui ho a che fare con due distinte entità espresse in coordinate polari. Per evidenziare la differenza tra le due, avevo pensato di associare ad una le variabili \rho e \theta, e all’altra \varrho e \vartheta. Mi è però venuto il dubbio se questa sia una prassi accettabile, oppure se per evitare confusione sia preferibile utilizzare in un determinato documento sempre lo stesso comando per una certa lettera greca, scegliendo magari quello che soddisfa maggiormente i propri gusti estetici…

        In un documento usa solo una variante; il lettore non può distinguere fra significati diversi dati a due simboli che si leggono allo stesso modo e fanno parte dello stesso “alfabeto” senza alcuna caratteristica (se non la forma leggermente diversa) che li distingua.

        Ti dirò che, siccome a me piacciono di più la epsilon “variata”, la phi e la theta “aperte”, uso scrivere nel preambolo
        `\renewcommand{\epsilon}{\varepsilon}
        \renewcommand{\phi}{\varphi}
        \renewcommand{\theta}{\vartheta}`
        in modo che non si possa nemmeno correre il rischio di sbagliarsi. Quale delle forme scegliere è proprio questione di gusti.

        Ciao
        Enrico

      • #21103
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        Avete ragione: vorrà dire che per la distanza polare userò sempre lo stesso tipo di rho (tanto in un caso va sotto forma di pedice, e quindi non c’è possibilità di confondersi), mentre per l’angolo, visto che theta ricorre in vari contesti, posso sempre utilizzare \phi o \varphi.
        Ciao e grazie!
        Alessia

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