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Salve a tutti.Sto sfogliando, in modo assolutamente non sistematico, la “Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX”, versione 0.94a del 20 novembre 2010 (scaricata ieri, quindi dovrebbe essere quella aggiornata), e mi sono imbattuto in un errore, piuttosto curioso in verità, contenuto nel paragrafo 18.2, o più precisamente, nella versione che ho detto, a pagina 310. Vi si legge, alla fine del terzo capoverso:
[…] aggiungendo alla bruttezza una quantità dipendente dal quadrato dell’ammontare di questo allungamento o accorciamento rispetto ai valori indicati.
L’allungamento o accorciamento a cui si fa riferimento è quello degli spazi tra le parole. C’è anche una nota a piè di pagina:
La funzione di bruttezza legata a questi allungamenti o accorciamenti relativi è sempre quadratica, ma è diversa per l’allungamento, che può teoricamente assumere qualunque valore, rispetto all’accorciamento che non può essere superiore a quello stabilito, altrimenti una parola si sovrapporrebbe alla precedente.
È sbagliato: com’è ben noto [The TeXbook, pag. 97] la “bruttezza” (badness) di una linea è proporzionale al cubo del “rapporto di aggiustamento della colla” (glue set ratio), e non già al quadrato. Cito anche il secondo capoverso, sempre di pag. 310 della “Introduzione all’arte…”:
La bruttezza è un indice definito a partire da molti elementi che comprendono l’ammontare dell’allargamento o del restringimento dello spazio interparola nelle righe giustificate dell’intero capoverso, le penalità presenti anche indirettamente nel testo sorgente, la necessità di inserire divisioni di parole in fin di riga, con una attenzione particolare alla penultima riga del capoverso, eccetera.
Questo capoverso, che sembra far riferimento a parametri come \finalhyphendemerits, suggerisce la possibilità che si stia in realtà facendo confusione tra “bruttezza” (badness) e “demeriti” (demerits), i secondi dei quali effettivamente dipendono quadraticamente dalle “bruttezze” delle righe individuali nelle quali viene spezzato il capoverso (è la formula che compare in cima alla pagina 98 del TeXbook), cosicché, in definitiva, i demeriti complessivi di una suddivisione di un capoverso vanno con la sesta potenza degli allungamenti o accorciamenti degli spazi tra le parole (entro certi intervalli).
Si dirà che è una questione di lana caprina priva di interesse concreto e che potevo anche starmene zitto, ma converrete con me che in una guida come la “Introduzione all’arte…” non ci può essere scritta una cosa per un’altra.
(Messaggio leggermente modificato dopo il suo primo invio.)
Ciao.
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Gustavo
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