- Questo topic ha 17 risposte, 6 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 18 anni, 10 mesi fa da
Lapo Mori.
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CreatoreTopic
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22 Febbraio 2007 alle 23:24 #13039::
Cari amici,nessuno di voi mi conosce ancora mentre io, invece, vi “seguo” da quasi due anni e sinora non avevo ancora avuto la necessità di postare qualche messaggio perché le tante risposte di cui necessitavo erano già presenti.
Veniamo alla domanda.
L’apice e il pedice di un termine matematico va ugualmente in corsivo o in tondo?
Dipende quello che esprime il pedice (apice)?Anche se le argomentazioni possono essere benissimo generalizzate, personalmente sono più interessato a quello che riguarda le grandezze fisiche.
Guardando molto velocemente su qualche libro (McGraw-Hill Italia, Il Capitello), la logica utilizzata mi è sembrata (e sottolineo sembrata) la seguente.
Il pedice (apice) va in tondo se tende a descrivere e “contestualizzare” la grandezza fisica cui fa riferimento.
Esempio:
lavoro utile (Lu), pressione ambiente (pa),
`$L_{\rm u}$, $p_{\rm a}$`
Se invece l’apice o il pedice è usato per riferirsi ad un’altra grandezza fisica, allora va in corsivo:
Esempio:
calore specifico a pressione costante (cp), volume del gas i-esimo (Vi):
`$c_p$, $V_i$`
Purtroppo, quanto ho dedotto ed espresso pocanzi non è inequivocabilmente applicato, anzi mi lascia parecchio confuso e soprattutto mi spaventa dover appesantire il sorgente con tutti quegli “\rm” poiché, spesse volte, l’apice o il pedice non rappresentano una grandezza fisica.
Può sembrare una minuzia ma da solo non sono riuscito a venirne a capo. Chiedo lumi.
Grazie a chi vorrà rispondermi.
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CreatoreTopic
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AutoreRisposte
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23 Febbraio 2007 alle 9:21 #13040::
Bella domanda!Ti do una risposta “d’istinto”. Quello che va assolutamente evitato, secondo me, è di usare i caratteri matematici per un pedice che indica una parola o un’abbreviazione (formata da più lettere) di una parola. Per esempio ho visto -anche su testi “seri”- il seguente:
`V_{eff}`
che produce una spaziatura sbagliata in “eff” -orrendo. Al suo posto,
`V_\text{eff}`
I fisici e gli ingegneri hanno la tendenza ad usare il tondo per le “costanti” e il corsivo per le “variabili”. Personalmente, preferisco indicare tutte le grandezze fisiche in corsivo, logicamente anche quando si trovano al pedice.Quanto al pedice che “contestualizza” la grandezza fisica cui fa riferimento, è probabilmente anche una questione di gusti. Posto che cercherei di usarne il meno possibile (li trovo pesantucci), forse il tondo è più adeguato, proprio per distiguere dal caso precedente.
Ah, meglio \text{…} di {\rm …} .
Ciao,
L.
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23 Febbraio 2007 alle 17:07 #13041::
Bella domanda!
Ti do una risposta “d’istinto”. Quello che va assolutamente evitato, secondo me, è di usare i caratteri matematici per un pedice che indica una parola o un’abbreviazione (formata da più lettere) di una parola. Per esempio ho visto -anche su testi “seri”- il seguente:
`V_{eff}`
che produce una spaziatura sbagliata in “eff” -orrendo. Al suo posto,
`V_\text{eff}`
I fisici e gli ingegneri hanno la tendenza ad usare il tondo per le “costanti” e il corsivo per le “variabili”. Personalmente, preferisco indicare tutte le grandezze fisiche in corsivo, logicamente anche quando si trovano al pedice.Quanto al pedice che “contestualizza” la grandezza fisica cui fa riferimento, è probabilmente anche una questione di gusti. Posto che cercherei di usarne il meno possibile (li trovo pesantucci), forse il tondo è più adeguato, proprio per distiguere dal caso precedente.
Ah, meglio \text{…} di {\rm …} .
Meglio ancora \mathrm, per evitare che il pedice venga corsivo in un contesto corsivo. Infatti si ha
`\textit{Vale la disuguaglianza $L_\text{eff}\ne L_\mathrm{eff}$}`
e questo può accadere, per esempio, negli enunciati dei teoremi. Naturalmente la scomodità del codice può essere alleviata definendosi comandi personali: qualcosa come
`\newcommand{\1}{\mathrm}`
Ciao
Enrico
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23 Febbraio 2007 alle 18:14 #13042
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23 Febbraio 2007 alle 18:39 #13043::
Enrico, cosa ne pensi della questione iniziale sull’uso o meno del corsivo in apici e pedici?
Non userei un pedice come in $L_\mathrm{eff}$ nemmeno sotto tortura, anche se so che in alcuni campi si usa.
Dipende dalle tradizioni, non c’è altro da fare che consultare i testi di buone case editrici per vedere come fanno.
Sulla questione delle “costanti” in tondo e delle “variabili” in corsivo sono del tutto contrario: per me la “i” unità immaginaria e il numero di Napier “e” vanno sempre e solo in corsivo. Mi viene abbastanza da ridere leggendo che la “c” che indica la velocità della luce va in corsivo perché il suo valore non è costante, dipendendo dalle misure.
Ciao
Enrico
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24 Febbraio 2007 alle 0:10 #13044::
Rieccomi.In primis devo scusarmi con tutti per la freddezza del primo post (non è stato un granché di presentazione), ma sono piuttosto preso per la consegna a giorni di una relazione ed ero preoccupato dall’esprimere bene la mia richiesta.
Approfitto ora per ringraziarvi più “esplicitamente” per il grande aiuto che ho ricevuto grazie alle risposte e complimentarmi per l’inesauribile miniera di conoscenza e pazienza che avete.
In merito alle risposte a questo topic: di nuovo, grazie a tutti dei suggerimenti.
In particolare:
Bella domanda!
Ti do una risposta “d’istinto”. Quello che va assolutamente evitato, secondo me, è di usare i caratteri matematici per un pedice che indica una parola o un’abbreviazione (formata da più lettere) di una parola. Per esempio ho visto -anche su testi “seri”- il seguente:
`V_{eff}`
che produce una spaziatura sbagliata in “eff” -orrendo.
[…]
I fisici e gli ingegneri hanno la tendenza ad usare il tondo per le “costanti” e il corsivo per le “variabili”. Personalmente, preferisco indicare tutte le grandezze fisiche in corsivo, logicamente anche quando si trovano al pedice.
Quanto al pedice che “contestualizza” la grandezza fisica cui fa riferimento, è probabilmente anche una questione di gusti. Posto che cercherei di usarne il meno possibile (li trovo pesantucci), forse il tondo è più adeguato, proprio per distiguere dal caso precedente.
Mi fa piacere abbia apprezzato la richiesta. Concordo con te praticamente in tutto: tondo per parole o abbreviazioni di più lettere e corsivo per indicare tutte le grandezze fisiche.
Anche a riguardo della parsimonia nell’uso dei pedici concordo, ma trovo piuttosto difficile evitarne l’utilizzo per distinguere fra loro i rendimenti idraulico, pneumatico, volumetrico, meccanico, organico, utile, globale (tanto per fare un esempio), no? E se poi devo distinguere il rendimento idraulico di un turbocompressore da quello di una turbina? Ahimè, studio ingegneria, forse i matematici sono più “fortunati”…
Tuttavia, caro Lorenzo, puoi fregiarti del sostegno di un illustre decano di nome Donald E. Knuth (mai sentito nominare?) come potrai leggere nel suo trattato dal titolo Mathematical Writing, qui, dove anche lui invita alla parsimonia.
Scherzi a parte, spero di non essere finito OT con il link, ma (per chi non lo conoscesse già) oltre a contenere informazioni che trovo molto utili, tratta anche apici e pedici. Delusione: non ho trovato neanche lì la risposta al mio dilemma.
Naturalmente la scomodità del codice può essere alleviata definendosi comandi personali: qualcosa come
`\newcommand{\1}{\mathrm}`
Grazie per la dritta Enrico, non sapevo che i comandi potessero iniziare con un numero. Inoltre, se col mio vecchio {\rm} avrei risparmiato solo un carattere sostituendolo con un comando personalizzato, nel caso di \mathrm il gioco vale la candela.
Perdonate la sconcezza 😳 , ma la differenza tra \rm e \mathrm è solo nel fatto che nel primo caso LaTeX usa il font per il testo normale, mentre nel secondo quello matematico? Lo ammetto, è una domanda da principianti ma non ricordo più se è esattamente così…
Infine vorrei chiedere a Lapo – che, se non vado errato, è anche lui del settore ingegneristico ed è già intervenuto nel topic – cosa pensa sull’argomento (l’analisi dei miei testi, come ho detto, sembra contraddittoria).
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24 Febbraio 2007 alle 9:30 #13045::
Non userei un pedice come in $L_\mathrm{eff}$ nemmeno sotto tortura, anche se so che in alcuni campi si usa.
Effettivamente, il risultato è brutto: tuttavia in fisca e ingegneria è davvero diffcile farne a meno, come dice Jhetfield. L’importante, secondo me, è evitare $V_{eff}$, che è proprio errato. Non vorrei sbagliare (vado a memoria), ma mi pare di ricordare che questa svista sia presente addirittura in testi come La fisica di Berkeley e/o Meccanica razionale di Goldstein, editi da Zanichelli.
Perdonate la sconcezza, ma la differenza tra \rm e \mathrm è solo nel fatto che nel primo caso LaTeX usa il font per il testo normale, mentre nel secondo quello matematico? Lo ammetto, è una domanda da principianti ma non ricordo più se è esattamente così…
Cito dalla Mica tanto breve intro a LaTeX:
In modo matematico TeX seleziona la dimensione del font in accordo col contesto. Gli apici, per esempio, vengono scritti in un font più piccolo. Se si vuole scrivere una parte di una formula in roman non si deve usare il comando \textrm, perché il meccanismo di cambio di dimensione non funziona, dato che \textrm temporaneamente entra in modo testo. Si usa invece \mathrm per mantere attivo il meccanismo di cambio di dimensione. Ma si faccia attenzione, \mathrm funzionerà bene solo su brevi parti.
Sul perché
`{\rm …}`
sia obsoleto, cito dall’Elenco dei “peccati” degli utenti di LaTeX (p. 9)Perchè non si dovrebbero usare i comandi obsoleti? I comandi obsoleti non supportano le funzionalità del nuovo sistema di selezione dei font (NFSS) di LaTeX. {\bf foo}, per esempio, annulla tutte le impostazioni relative al carattere che erano state settate prima di stampare foo in stile grassetto. Questo è il motivo per cui non potete definire uno stile grassettocorsivo semplicemente con le istruzioni {\it \bf Test}. (Quest’ultima definizione produrrà: Test.) I nuovi comandi \textbf{\textit{Test}} si comporteranno invece come ci si aspettava, realizzando: Test. Infine per i vecchi comandi non era presente una “correzione del corsivo”, vedi ad esempio la differenza tra ({\it Raf}fermo) e (\textit{Raf}fermo).
A questo proposito, vedi anche le UK TeX FAQ (domanda 363 – What’s wrong with \bf, \it, etc.?).
Ciao Jhetfield e… benvenuto sul forum!
L.
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24 Febbraio 2007 alle 14:51 #13046::
Infine vorrei chiedere a Lapo – che, se non vado errato, è anche lui del settore ingegneristico ed è già intervenuto nel topic – cosa pensa sull’argomento (l’analisi dei miei testi, come ho detto, sembra contraddittoria).
Purtroppo, da quello che ho visto, i libri di ingegneria sono meno attenti agli aspetti tipografici di quelli di matematica e fisica. Credo che questo sia in parte la causa della mancanza di standard. Quindi ti suggerisco di scegliere un tuo standard ed attenertici: usare stili differenti in uno stesso documento è ancora peggio che usare sempre lo stile sbagliato perché confonde il lettore.
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26 Febbraio 2007 alle 19:20 #13047::
Cito dalla Mica tanto breve intro a LaTeX:
In modo matematico TeX seleziona la dimensione del font in accordo col contesto. Gli apici, per esempio, vengono scritti in un font più piccolo. Se si vuole scrivere una parte di una formula in roman non si deve usare il comando \textrm, perché il meccanismo di cambio di dimensione non funziona, dato che \textrm temporaneamente entra in modo testo. Si usa invece \mathrm per mantere attivo il meccanismo di cambio di dimensione. Ma si faccia attenzione, \mathrm funzionerà bene solo su brevi parti.
Sul perché
`{\rm …}`sia obsoleto, cito dall’Elenco dei “peccati” degli utenti di LaTeX (p. 9)
Perchè non si dovrebbero usare i comandi obsoleti? I comandi obsoleti non supportano le funzionalità del nuovo sistema di selezione dei font (NFSS) di LaTeX. {\bf foo}, per esempio, annulla tutte le impostazioni relative al carattere che erano state settate prima di stampare foo in stile grassetto. Questo è il motivo per cui non potete definire uno stile grassettocorsivo semplicemente con le istruzioni {\it \bf Test}. (Quest’ultima definizione produrrà: Test.) I nuovi comandi \textbf{\textit{Test}} si comporteranno invece come ci si aspettava, realizzando: Test. Infine per i vecchi comandi non era presente una “correzione del corsivo”, vedi ad esempio la differenza tra ({\it Raf}fermo) e (\textit{Raf}fermo).
A questo proposito, vedi anche le UK TeX FAQ (domanda 363 – What’s wrong with \bf, \it, etc.?).
Ciao Jhetfield e… benvenuto sul forum!
Grazie, Lorenzo! Preciso, puntuale e rapido. Come al solito.
Purtroppo il comando \rm era una delle tipiche cattive abitudini che si assumono agli inizi dell’apprendimento… e dire che l’avevo presa da una bella guida del TUG indiano… vabbè!
Purtroppo, da quello che ho visto, i libri di ingegneria sono meno attenti agli aspetti tipografici di quelli di matematica e fisica.
Lapo ha proprio ragione, un libro validissimo e fondamentale come Motori a combustione interna del Ferrari, presenta aberrazioni tipografiche come le formule chimiche scritte in corsivo e un font sans serif per il corpo del testo.
Ringrazio e saluto tutti.
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26 Febbraio 2007 alle 21:17 #13048::
Lapo ha proprio ragione, un libro validissimo e fondamentale come Motori a combustione interna del Ferrari, presenta aberrazioni tipografiche come le formule chimiche scritte in corsivo e un font sans serif per il corpo del testo.
Hai preso come esempio uno dei libri con la peggiore impostazione tipografica che ricordi. “Motori endotermici” di Dante Giacosa, che tratta circa lo stesso argomeno, è molto più curato sul fronte tipografico.
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28 Febbraio 2007 alle 0:51 #13049::
“Motori endotermici” di Dante Giacosa, che tratta circa lo stesso argomeno, è molto più curato sul fronte tipografico.
Anche qui sono d’accordo con te: il Giacosa è ben curato tipograficamente e (visto che ci sono) ci affianco il glorioso Motori termici del prof. Capetti: peccato che entrambi siano (il Giacosa un pochino, il Capetti del tutto) datati…che dire…sono sempre i migliori quelli che se ne vanno. 😆
Comunque ci tengo a chiarire: quello del Ferrari era appunto un esempio-limite, di quelli che ti danno un pugno nell’occhio mentre studi. Non volevo mica dire che tutti i libri di ingegneria sono tipograficamente scadenti: il libro che ho sotto il naso da parecchie settimane – Tubine a gas e cicli combinati di Giovanni Lozza – IMHO di semplice appassionato di composizione tipografica, è ben curato.
Chiarito ciò, posso tediarvi ancora con una “variante sul tema”?
Proprio rispolverando il vecchio Motori termici (editore UTET), ho notato che è un autorevole esempio di “integralismo del corsivo” (di apici e pedici, s’intende). A prescindere dal numero di lettere e da ciò che rappresentano, tutti i termini al piede sono sempre in corsivo, e lo sono persino i numeri.
Effettivamente, sto notando un dettaglio che su alcuni libri mi è spesso sfuggito: anche i numeri al piede possono essere in corsivo. Allora mi viene il dubbio che ci si debba interrogare anche se usare qualcosa del tipo:
`$V_{i+\mathit{1}}$ oppure $V_{i+\mathsl{1}}$`
Che ne pensate (qui, magari, gli amici matematici possono essere più interessati) ?Abbiate pazienza, sono un pignolone nato…
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28 Febbraio 2007 alle 9:25 #13050::
Effettivamente, sto notando un dettaglio che su alcuni libri mi è spesso sfuggito: anche i numeri al piede possono essere in corsivo. Allora mi viene il dubbio che ci si debba interrogare anche se usare qualcosa del tipo:
`$V_{i+\mathit{1}}$ oppure $V_{i+\mathsl{1}}$`
Che ne pensate (qui, magari, gli amici matematici possono essere più interessati)?No, i numeri in quanto tali vanno sempre diritti. È preferibile che siano diritti anche i numeri d’ordine nelle liste, se nel testo si usano molti numeri in quanto tali (matematica, fisica, ingegneria, eccetera).
Ciao
Enrico
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11 Marzo 2007 alle 18:33 #13051::
Carissimi, sono io il responsabile di affermazioni che fanno scoppiare dal ridere alcuni di coloro che hanno partecipato alla discussione di questo thread.Tuttavia vorrei ricordare che la maggior parte delle cose che sono state dette sono corrette anche secondo gli standard, non solo peché dettate dal buon senso e dal buon gusto.
Gli standard, le norme, ci sono e sono le norme ISO e le norme UNI; talvolta mi sono messo anch’io a ridere di alcune norme specifiche, ma me ne sono fatto ua ragione, e preferisco seguire le norme, cercando di essere il più consistente possibile.
Visto che ho anche il torto di avere scritto il file di descrizione della lingua italiana invocato da babel quando si specifica l’opzione italian, constato che nessuno o quasi ha letto le estensioni che vi ho introdotto; anzi qualcuno che si è scontrato con il carattere attivo ” mi ha messo alla berlina in altre pagine del GuIT. È ovvio, non si possono accontentare tutti gli utenti.
Tuttavia tornando al tema di questo thread, l’opzione italian di babel attiva anche i comandi \ap e \ped per inserire rispettivamente un apice o un pedice sia in modo testo sia in modo matematico.
In modo matematico vengono rispettate le norme compositive per apici e pedici, scegliendo dietro le quinte il comando \mathrm che rispetta le dimesioni di questi indici, anche di secondo livello. Non è quindi particolarmente complicato scrivere
`\(V\ped{eff}\)`
per avere il pedice in tondo e senza bisogno di ricordare il segno di underscore per marcare il pedice.
Quella opzione italian di babel fornisce anche il comando \unit per inserire le unità di misura col font corretto anche in modo matematico. Se si vogliono usare i pacchetti units.sty oppure SIunits.sty, basta specificarli prima di babel e l’opzione itaian resta inerte per quel che riguarda \unit.
Ma anche le unità di misura vanno in tondo e mi fa venire il voltastomaco vederle scritte in corsivo dagli innumerevoli utenti di Word che usano Equation Editor e se devono mettere una costante fisica con misura e unità di misura non sono capaci di scegliere il font tondo né per la misura né per le unità, Figuriamoci per gli apici e i pedici. E i libri camera ready pubblicati da case editirici particolarmente inclini a non curare la qualità, rispettano queste nefandezze con scrupolo.
Vedete quindi che se il libro del Ferrari non segue un grande stile tipografico ‘:x’ la cosa non dipende dalla sciatteria degli ingegneri (anche se talvolta non brillano per meticolosità) ma dalla sciatteria della casa editirice che si avvalse di un compositore evidentemente non professionista. I libri della UTET in generale sono molto ben composti: per le tecnologie ho in mente il Dizionario di Ingegneria al quale i revisori della redazione hanno dedicato una attenzione quasi maniacale e dal quale ho imparato molto. Però ho in seguito trovato le norme che ho citato sopra e ho trovato il manualetto pubblicato dalla Union of Pure and Applied Physics dove quanto ho scritto nei miei risibili articoli è scritto con maggiore autorità e con le dovute spiegazioni.
Riassumo le norme che io seguo per comporre la matematica: numeri sempre in tondo; costanti matematiche sempre in tondo; costanti fisiche sempre in corsivo; variabili sempre in corsivo e sempre formate da una sola lettera ma distinte con quanti pedici siano necessari (ma con parsimonia); pedici in corsivo se rappresentano quantità suscettibili di variazione (indici di enumerazioni, grandezze fisiche, ecc.) in tondo quando rappresentano delle apposizioni qualiticative (o contetualizzanti, come ha detto qualcuno di voi) sia che siano indicate da più lettere, sia anche da una sola letera — vorrei disitngure l’i-esima tensione \(V_i\), dalla tensione di ingresso \(V\ped{i}\).
Non mi sembrano norme tanto commplicate da seguire, ma, pur consigliando di fare altrettanto, non mi permetterei di dare dell’analfabeta fisico-matematico a chi non le seguisse. In ogni caso non mi rivolgo ai matematici che scrivono tutto in corsivo e non si pongono problemi perché nella loro scienza non ci sono le ambiguità della terminologia e simbologia della fisica-matematica-ingegneria-chimica-biologia-eccetera.
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11 Marzo 2007 alle 23:06 #13052::
Carissimi, sono io il responsabile di affermazioni che fanno scoppiare dal ridere alcuni di coloro che hanno partecipato alla discussione di questo thread.
Io sono il responsabile delle risate (risatine, per la verità). Sinceramente la giustificazione che viene data per scrivere le costanti “matematiche” in tondo e quelle “fisiche” in corsivo mi lascia alquanto perplesso: o una cosa è costante oppure non lo è. Se della velocità della luce si possono dare valori con migliore approssimazione, una volta che migliorano gli strumenti, e per questo il simbolo va in corsivo, lo stesso si può dire del numero di Napier-Euler: noi ne conosciamo una definizione precisa (come della velocità della luce nel vuoto), ma non possiamo dire di conoscerne il valore numerico con precisione. Sarà per la mia forma mentis di matematico, immagino, ma non capisco.
Tuttavia tornando al tema di questo thread, l’opzione italian di babel attiva anche i comandi \ap e \ped per inserire rispettivamente un apice o un pedice sia in modo testo sia in modo matematico.
In modo matematico vengono rispettate le norme compositive per apici e pedici, scegliendo dietro le quinte il comando \mathrm che rispetta le dimensioni di questi indici, anche di secondo livello. Non è quindi particolarmente complicato scrivere
`\(V\ped{eff}\)`
per avere il pedice in tondo e senza bisogno di ricordare il segno di underscore per marcare il pedice.
Hai perfettamente ragione, ma purtroppo la memoria è liimitata e si esercita solo con l’uso: non ho mai avuto occasione di usare quei comandi (i miei pedici e apici non numerici o simbolici sono sempre e solo in corsivo, per necessità professionali).
Come hai perfettamente ragione sulle unità di misura. E non è una faccenda da poco: ieri al telegiornale delle 20 la quota alla quale si è aperta la nuova bocca sulla Sciara del Fuoco dello Stromboli era indicata con “500 mt.”! Se questi sono gli esempi, che vuoi che ci facciamo? Certo, chi scrive un articolo o un libro di carattere tecnico sulle unità di misura dovrebbe essere rigoroso. Ma mi accorgo che stimati colleghi non badano a ciò che gli studenti scrivono sulle loro tesi.
Riassumo le norme che io seguo per comporre la matematica: numeri sempre in tondo; costanti matematiche sempre in tondo; costanti fisiche sempre in corsivo; variabili sempre in corsivo e sempre formate da una sola lettera ma distinte con quanti pedici siano necessari (ma con parsimonia); pedici in corsivo se rappresentano quantità suscettibili di variazione (indici di enumerazioni, grandezze fisiche, ecc.) in tondo quando rappresentano delle apposizioni qualiticative (o contestualizzanti, come ha detto qualcuno di voi) sia che siano indicate da più lettere, sia anche da una sola letera — vorrei disitngure l’i-esima tensione \(V_i\), dalla tensione di ingresso \(V\ped{i}\).
Non mi sembrano norme tanto complicate da seguire, ma, pur consigliando di fare altrettanto, non mi permetterei di dare dell’analfabeta fisico-matematico a chi non le seguisse. In ogni caso non mi rivolgo ai matematici che scrivono tutto in corsivo e non si pongono problemi perché nella loro scienza non ci sono le ambiguità della terminologia e simbologia della fisica-matematica-ingegneria-chimica-biologia-eccetera.
Proprio per questo ti invito ad aggiungere al prezioso lavoro uscito in questi giorni l’osservazione che quelle norme in certi ambiti scientifici non si usano.
Approfitto per ripetere anche qui una questione TeXnica che coinvolge l’unità immaginaria: se vuoi scriverla come operatore matematico (cosa che io non farei mai, ma capisco che per voi sia così), basta
`\DeclareMathOperator{\uimm}{i}`
Il \mathstrut che metti è, in effetti, non solo ridondante, ma “sbagliato”, perché aumenta l’altezza del simbolo: confronta
`\[\lim_{p\to\operatorname{i}\omega}f(p)\]
\[\lim_{p\to\operatorname{i\mathstrut}\omega}f(p)\]`
e vedrai che nel secondo il gruppo sotto “lim” è leggermente più in basso. Come sai \operatorname{x} è equivalente a ciò che si ottiene scrivendo \DeclareMathOperator{\xxx}{x} e usando \xxx.Ciao
Enrico
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19 Marzo 2007 alle 22:25 #13053::
Prima di tutto ringrazio Claudio per la risposta e per il lavoro splendido che ha fatto (per il file di descrizione di babel, per l’Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX, …).Qui vorrei aggiungere un articolo (che io non ho trovato per nulla risibile, anzi preziosissimo), scritto da lui nel “lontano” 1997, che riassume quasi alla perfezione tutto quello che avrei voluto sapere sulla composizione tipografica di testi matematici, facendo riferimento alle norme ISO. S’intitola Typesetting mathematics for science and technology according to ISO 31/XI e riassume in meno di dieci pagine quanto promesso dal titolo (comprensivo di esempi!). Il link da cui l’ho scaricato è:
http://www.ices.utexas.edu/~organism/latex-stuff/beccari-math-typesetting-1997.pdf.A beneficio di utenti posteri, aggiungo che la maggior parte delle indicazioni presenti nell’articolo citato, sono anche presenti nella già citata Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX (disponibile nell’area download del GuIT). Questa non gode, però, del pregio di sinteticità dell’articolo che, immagino, chi fa una ricerca in un forum desidererebbe maggiormente.
Per concludere, a mio parere, chiunque abbia a che fare con la composizione matematica dovrebbe conoscere la normativa, e non solo (come giustamente fa osservare Claudio in un altro topic) perché
la norma ha il valore di legge della Repubblica Italiana,
ma anche perché è un riferimento autorevole e univoco in base al quale orientarsi (anche dissentendo).
Grazie a tutti gli intervenuti, almeno per me (per i motivi appena esposti), il topic è chiuso con il riferimento alla ISO 31/XI.
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15 Novembre 2007 alle 12:30 #13054::
Riapro questo vecchio topic per chiedere un chiarimento. Secondo le norme ISO/UNI il numeor di Ma e quello di Eulero devono essere indicati con i simboli corsivi e con due lettere ciascuno. Personalmente trovo la spaziatura di $Ma$ e di $Eu$ brutta: in $Ma$ per esempio compare uno spazio eccessivo tra la M e la a che fa pensare ad una moltiplicazione ($M\times a$) piuttosto che ad un unico simbolo. Che soluzione conviene adottare?
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15 Novembre 2007 alle 12:36 #13055::
Riapro questo vecchio topic per chiedere un chiarimento. Secondo le norme ISO/UNI il numeor di Ma e quello di Eulero devono essere indicati con i simboli corsivi e con due lettere ciascuno. Personalmente trovo la spaziatura di $Ma$ e di $Eu$ brutta: in $Ma$ per esempio compare uno spazio eccessivo tra la M e la a che fa pensare ad una moltiplicazione ($M\times a$) piuttosto che ad un unico simbolo. Che soluzione conviene adottare?
Prova a usare \mathit..:
`
$\mathit{Ma}\quad Ma \qquad \mathit{Eu}\quad Eu$`Ciao
Andrea
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15 Novembre 2007 alle 12:49 #13056
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AutoreRisposte
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