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capitalaslash.
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CreatoreTopic
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7 Luglio 2010 alle 20:35 #47038::
Ciao a tutti.L’argomento “font” è molto complesso, vorrei qualche chiarimento spiegato il più semplicemente possibile.
Per funzionare al meglio, il pacchetto lettrine richiede il pacchetto type1ec (che rende i font scalabili “a piacimento”), da caricare prima di fontenc con l’opzione T1:
`\usepackage{type1ec}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{lettrine}
`
Si noti che usando font di tipo PostScript il pacchetto type1ec non serve.Le domande che ho sono queste:
1. È giusto quanto precede?
2. Che cosa sono i font PostScript?
3. Quali sono (qualche esempio)?
4. Come si caricano?
5. Che cosa sono i font PostScript “di tipo 1”?
6. I font PostScript sono (particolari) font vettoriali. Giusto?
7. Se sì alla domanda precedente, qual è un esempio di font vettoriale non PostScript?Insomma, avrei bisogno di qualche chiarimento sui font PostScript.
Grazie anticipate,
L.
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AutoreRisposte
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7 Luglio 2010 alle 21:33 #47039::
Ciao a tutti.
L’argomento “font” è molto complesso, vorrei qualche chiarimento spiegato il più semplicemente possibile.
Per funzionare al meglio, il pacchetto lettrine richiede il pacchetto type1ec (che rende i font scalabili “a piacimento”), da caricare prima di fontenc con l’opzione T1:
`\usepackage{type1ec}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{lettrine}
`
Si noti che usando font di tipo PostScript il pacchetto type1ec non serve.Le domande che ho sono queste:
1. È giusto quanto precede?
2. Che cosa sono i font PostScript
3. Quali sono?
4. Come si caricano?
5. Che cosa sono i font PostScript “di tipo 1”?
6. I font PostScript sono (particolari) font vettoriali. Giusto?
7. Se sì alla domanda precedente, qual è un esempio di font vettoriale non PostScript?Insomma, avrei bisogno di qualche chiarimento sui font PostScript.
Più che PostScript parlerei di font “a disegno unico”.
I font di un tempo erano disponibili solo in un certo numero di corpi, visto che i caratteri erano incisi in rilievo su blocchi di metallo (o di legno). Con la tecnologia attuale è possibile ingrandire o ridurre a piacimento un carattere. Tuttavia questo ha limiti, perché riducendo un carattere i tratti si assottigliano. Questo è il motivo per il quale il maiuscoletto “finto” è molto ben riconoscibile: le lettere piccole sono semplicemente quelle maiuscole rimpicciolite e la differenza dello spessore dei tratti diventa evidente quando sono vicini i due tipi.
Alcuni font sono disegnati appositamente in vari corpi; per esempio i Computer Modern (o gli European Modern e i Latin Modern). Gli altri font di uso comune invece hanno un solo disegno che viene usato per tutti i corpi.
Vediamo la questione TeXnica esaminando una delle definizioni che si trovano in ot1cmr.fd (responsabile delle scelte dei font nella codifica OT1); prendiamo la dichiarazione per il font normale (peso medio e forma diritta):
`\DeclareFontShape{OT1}{cmr}{m}{n}%
{<5><6><7><8><9><10><12>gen*cmr%
<10.95>cmr10%
<14.4>cmr12%
<17.28><20.74><24.88>cmr17}{}`
Che significa questa misteriosa formula magica? Semplice. Se si chiede il font a corpo 5 viene usato cmr5, a corpo 6 si usa cmr6, e così via fino a cmr12 (saltando 11). Per il corpo 11 (in realtà 10.95, ma cambia poco) si usa cmr10 ingrandito; per corpo 15 (cioè 14.4, in realtà) si ingrandisce cmr12; per i corpi 17, 21 e 25 si usa cmr17, eventualmente ingrandito. Se la richiesta è per un corpo non menzionato, LaTeX prende quello più vicino. Con la codifica T1 la faccenda è molto simile, ma il file è un po’ meno facile da interpretare.È evidente che con lettrine questo funziona male, perché il carattere da scegliere probabilmente non compare fra quelli elencati. Se, per esempio, serve un capolettera corpo 36, l’unico disponibile è quello a corpo 25 e sarà usato. Ci sarà un messaggio di avviso che si è usato un corpo diverso da quello richiesto (il messaggio è soppresso se la differenza è meno di mezzo punto, circa).
Che fa type1ec? Essenzialmente sostituisce la serie a “corpi fissi” con una serie “quasi continua”, ma sempre usando i vari disegni:
`\DeclareFontShape{T1}{cmr}{m}{n}{%
<-6>ecrm0500%
<6-7>ecrm0600%
<7-8>ecrm0700%
<8-9>ecrm0800%
<9-10>ecrm0900%
<10-10.95>ecrm1000%
<10.95-12>ecrm1095%
<12-14.4>ecrm1200%
<14.4-17.28>ecrm1440%
<17.28-20.74>ecrm1728%
<20.74-24.88>ecrm2074%
<24.88-29.86>ecrm2488%
<29.86-35.83>ecrm2986%
<35.83->ecrm3583%
}{}`
Fino a meno di 6pt si usa il disegno per il corpo 5; fra 6 e 7 il disegno per il corpo 6, e così via, ingrandendo il font fino al corpo richiesto. Per esempio ecrm1200 è il font disegnato per il corpo 12, ma può essere usato per corpi fino a meno di 14.4pt.Con un font a disegno unico, diciamo Palatino, questo non serve, perché t1ppl.fd contiene dichiarazioni come
`\DeclareFontShape{T1}{ppl}{m}{n}{<-> pplr8t}{}`
che significa: per qualsiasi corpo usa il font pplr8t (cioè Palatino Roman in codifica T1) ingrandendo o riducendo (il disegno è per il corpo 10, tipicamente).È evidente, dunque, che type1ec non fa assolutamente nulla. Del resto agisce solo sulle definizioni per i font European Modern e non sugli altri. Perciò in presenza di una dichiarazione nel pacchetto come
`\usepackage{txfonts}
\usepackage{mathpazo}
\usepackage[fourier}
\usepackage{kpfonts}`
eccetera, che scelgono come font del documento uno a disegno fisso, lettrine funzionerà da sé trovando il corpo corretto. Ma con i difetti detti prima.Vediamo un caso specifico. Supponiamo di usare corpo 10 con avanzamento di riga 12pt e di volere un capolettera che copra tre righe; l’altezza del maiuscolo è 6.8pt, quindi ci occorre un capolettera alto 6.8+24=30.8 punti. Con la proporzione 6.8 : 30.8 = 10 : x otteniamo che il corpo è 45 (circa). Se le righe sono solo due, 6.8 : 18.8 = 10 : x dà un corpo 27.6 (con type1ec si ottiene una buona approssimazione usando il disegno per il corpo 25).
Vediamo a corpo 11, con avanzamento di riga 13pt e capolettera che copre due righe. L’altezza del maiuscolo è 7.5, dunque l’altezza del capolettera dev’essere 20.5pt. La proporzione è 7.5 : 20.5 = 11 : x, dando un corpo 30 di cui LaTeX, con le definizioni normali per Computer Modern e codifica T1, dispone.
È chiaro viceversa che con un font a disegno unico i tratti di un carattere a corpo 30 saranno troppo spessi rispetto al contesto.
Discorso filosofico conclusivo. Non usare lettrine se non si è sicuri del risultato: le lettere ingrandite possono diventare visivamente incompatibili con le altre. Nel caso si usino font a corpi fissi, l’altezza del capolettera deve essere studiata in modo che corrisponda a uno dei font disponibili. L’automatismo va spesso contro la buona tipografia.
Ciao
Enrico
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8 Luglio 2010 alle 6:57 #47040
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8 Luglio 2010 alle 7:41 #47041
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9 Luglio 2010 alle 18:16 #47042::
Quello che ha spiegato Enrico è un modello di chiarezza. Io credevo di aver ben spiegato la differenza fra i font bitmapped e quelli vettoriali (PostScript, TrueType, OpenType) nella Introduzione all’arte, ma evidentemente non sono stato sufficientemente chiaro. Vedrò di rimediare.
Nel frattempo il problema di lettrine è risolto magistralmente con le spiegazioni di Enrico, con un unica microscopica omissione: I font Latin Modern hanno i corpi corrispondenti a quelli della collezione Computer Modern, ma i loro file di descrizione, per esempio t1lmr.fd, contiene le descrizioni che consentono lo scalamento continuo a partire dal corpo più vicino; secondo me funzionano benissimo con lettrine.Personalmente li preferisco a qualsiasi altro font distribuito con il nostro caro sistema TeX, anche se per testi particolari uso anche altri font, come il Times (txfonts) se devo risparmiare un poco di spazio, il Palatino (pxfonts) se voglio aumentare un poco l’occhio e la larghezza dei caratteri e migliorare la leggibilità.
Mi rendo conto che esistono tanti altri bellissimi caratteri, ma poi, tutto sommato, se c’è della matematica di mezzo preferisco sempre i Latin Modern.
Se guardi nell’Introduzione trovi anche un esempio di capolettera, ma se vai a guardare il file sorgente, vedi che l’ho ottenuto senza ricorrere a lettrine; forse non è altrettanto professionale, ma…
Nell’Introduzione uso i Latin Modern.
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10 Luglio 2010 alle 7:06 #47043::
Quello che ha spiegato Enrico è un modello di chiarezza. Io credevo di aver ben spiegato la differenza fra i font bitmapped e quelli vettoriali (PostScript, TrueType, OpenType) nella Introduzione all’arte, ma evidentemente non sono stato sufficientemente chiaro. Vedrò di rimediare.
Nel frattempo il problema di lettrine è risolto magistralmente con le spiegazioni di Enrico, con un unica microscopica omissione: I font Latin Modern hanno i corpi corrispondenti a quelli della collezione Computer Modern, ma i loro file di descrizione, per esempio t1lmr.fd, contiene le descrizioni che consentono lo scalamento continuo a partire dal corpo più vicino; secondo me funzionano benissimo con lettrine.Personalmente li preferisco a qualsiasi altro font distribuito con il nostro caro sistema TeX, anche se per testi particolari uso anche altri font, come il Times (txfonts) se devo risparmiare un poco di spazio, il Palatino (pxfonts) se voglio aumentare un poco l’occhio e la larghezza dei caratteri e migliorare la leggibilità.
Mi rendo conto che esistono tanti altri bellissimi caratteri, ma poi, tutto sommato, se c’è della matematica di mezzo preferisco sempre i Latin Modern.
Se guardi nell’Introduzione trovi anche un esempio di capolettera, ma se vai a guardare il file sorgente, vedi che l’ho ottenuto senza ricorrere a lettrine; forse non è altrettanto professionale, ma…
Nell’Introduzione uso i Latin Modern.anche io voto latin modern… font completi ed eleganti in ogni situazione.
l’unico posto dove non li uso sono le presentazioni.
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