Intorno ad arsclassica e altre classi di documento

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    lorenzo.pantieri” post=104972È possibile mettere ArsClassica su suftesi? È facile fare il porting di un documento scritto per ClassicThesis? È possibile riprodurre su suftesi il layout esatto di un documento scritto con CT e con ArsClassica?

    Se mi dai indicazioni positive, appena ho un po’ di tempo libero (non prima di quest’estate, uffa) aggiorno finalmente la mia distribuzione e mi dedico a suftesi…

    Continuo qui, altrimenti si va ancora più fuori dal seminato.

    Mettere ArsClassica su suftesi non ha concettualmente senso. suftesi è una cosa, ArsClassica un’altra. Non solo non ha senso farlo con suftesi, ma non ha senso farlo con nessun’altra classe di documento. Su questo siamo d’accordo.

    Per quanto riguarda fare il porting di un documento scritto per ClassicThesis… Be’: un documento scritto per ClassicThesis non ha nulla di diverso da un normalissimo documento scritto per una delle classi standard di LaTeX. Gli unici comandi peculiari che vedo sono i comandi [tt]\my…[/tt] che si usano, proprio se si vogliono usare, in una tesi di laurea, che si scrive una volta o due nella vita. Altro di sconvolgente non c’è.
    Per usare ClassicThesis e suftesi basta conoscere i comandi di una semplice classe book.

    ArsClassica, poi, fa ancora meno: definisce solo due o tre comandi per avere i loghi di LaTeX scritti in Iwona.

    Dunque, non è un vero problema, questo. Pensa che suftesi funziona nello stesso identico modo: non devi fare nulla se non dichiarare la classe di documento.

    Per quanto riguarda riprodurre l’esatto layout di ArsClassica con suftesi non se ne parla. Se anche si potesse, non lo farei certo io.
    Piuttosto, è semplicissimo farlo modificando con qualche riga di codice una normalissima classe book o article: impostare Palatino (e non certo con mathpazo ma con i molto migliori newpxtext e newpxmath), un Iwona e un font monospaziato (non più BeraMono, ma il molto migliore e più completo DejaVu Sans, per esempio) è una banalità.
    Si risparmierebbe all’utente un gran numero di grattacapi dovuti all’uso di una classe KOMA-Script (la cui stessa documentazione è aliena da qualunque tipo di buonsenso) e di uno stile come ClassicThesis che si appoggia malamente (dico malamente) a KOMA.

    Per quanto riguarda aggiornare la distribuzione: ci si mette una mezz’ora-quaranta minuti a scaricare MacTeX, e ben cinque minuti a installarla e una ventina di minuti ad aggiornarla.

    Per quanto riguarda dedicarsi a suftesi. Da quello che capisco, per te si tratta di trovare un sostituto universale a ClassicThesis, che tu consideri il solo layout possibile per qualunque tipo di documento. Il fatto è che le cose non stanno così: esistono molte classi di documento e molti stili appunto perché i documenti sono di molti tipi diversi. Non esiste una classe universale. ArsClassica, poi, dovrebbe essere usata sempre in fronte/retro, con la gabbia asimmetrica, con quei margini ampi.
    Ma fin qui è una questione di gusti personali: rispetto i tuoi gusti e la finisco qui. 😉

    Per me, invece, si tratta(va) di evitare all’utente attratto dall’aspetto di un documento scritto con ArsClassica i problemi che prima o poi incontra per il fatto di usare indirettamente ClassicThesis e KOMA, una suite documentata in modo troppo farraginoso e dispersivo perché ci si possa cavare un ragno dal buco alle prime armi.
    Anche ieri un utente ha chiesto aiuto per risolvere un problema incontrato usando uno dei tuoi template di tesi. 🙂

    Ciao
    Tommaso

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    • #104916
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      illinguista1972″ post=104979
      Per quanto riguarda riprodurre l’esatto layout di ArsClassica con suftesi non se ne parla. Se anche si potesse, non lo farei certo io.

      Non è possibile. La licenza di suftesi vieta di modificare i layout previsti dalla classe e le caratteristiche previste dalle sue opzioni,
      con poche, ovvie, eccezioni, che riguardano di fatto le features non implementate.
      L’unico che potrebbe fare questa cosa è l’autore, cioè io. Ma non ho intenzione di farlo 🙂
      Non sarebbe un problema riscriverla su una classe standard, ma non ha senso.

      ClassicThesis è uno stile molto bello, che però funziona male.
      Bisogna accettare questo fatto e farsene una ragione.
      Se ci sono alternative è meglio non usare cose che funzionano male.
      È un peccato, perché, ripeto, lo stile CT è molto bello. Ma è così.

      Ciao
      Ivan

    • #104917
      OldClaudio
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        Lorenzo,
        io ho faticato sette camicie per creare una classe da usare con XeLaTX che imitasse il più vicino possibile lo stile di ArteLaTeX; ho misurato tutto su ArteLaTeX e ho impostato lo specchio di stampa con geometry.
        Ho scelto altri font perché per scrivere in diverse lingie con XeLaTeX, quindi con font OpenType, ho dovuto scegliere e tutto sommato non ho scelto male. Ho dovuto quasi abbandonare listings, perché non accetta i font utf8 al di la di qualche impostazione elementare per i pochi caratteri nazionali che si usano in una data lingua; ho dovuto perciò ricreare gli ambienti per mostrare il codice e il risultato del codice in blocchi affiancati e allineati.
        La maggior parte della fatica è stata proprio quella di creare le macro per conservare le strutture di ArteLatex, ma ho usato la classe memoir.
        Non è una classe facile da usare, ma permette di fare tutto.
        Le sette camicie si riducono moltissimo se si possono evitare le macro personali, specialmente se queste macro personali devono imitare un modello predefinito; Direi che se avessi volto creare qualcosa di simile a quello che si ottiene con ClssicThesis+Arsclassica ci avrei messo mezzora al massimo.
        D’atra parte sai benissimo che con Tommaso abbiamo riscritto la classe e il Modello TesiClassic, che ai caricato sul tuo sito; abbiamo anche ridefinito TesiModerna, che non vedo nel tuo sito. Male, male. Almeno quegli esmpi permetto di vedree come come fare per creare classi nuove adatte ad uno specifico scopo. In TesiCls abbiamo mantenuto ClassicThesis+ArsClassica, adattando i comandi secondari alla versione di ClassicThesis di quell’anno; non sono sicuro che funzioni coma prima perché ClassicThesis è cambiata in modo non compatibile con il passato. Il nostro lavoro è sostanzialmente vanificato, non certo per colpa tua ma grazie a Miede.

        Ecco perché ho detto sempre, e lo ripeto, il layout di CT è bellissimo, ma lo si può replicare facilissimamente con geometry.

        Ti dirò di più; le classi KOMA dividono la pagina in strisce verticali e orizzontali, ciascuna serie di uguale larghezza; ne assegna sempre due la margine esterno e una al margine interno, e due al margine inferiore e una al margine superiore; geometry permette di fissare il rapporto 1:2 ai margini ma permette di fissare qualunque altro rapporto; geometry permette di adattare la larghezza dello specchi di stampa in modo da soddisfare il criterio ottimale di Bringhurst in base alle metriche del font normale usato, ma permette di fissare praticamente qualunque rapporto fra altezza e larghezza dello specchio di stampa ed è in grado di risolvere le equazioni per determinare le dimensioni non esplicitate.
        Insomma geometry è la vera soluzione per creare qualunque bellissimo layout a partire dalla classe book, ma anche a partire da qualunque altra classe. La scelta dei font è l’altra chiave per il ottenere un layout perfetto e bellissimo. Poi i gusti sono gusti, quindi un font che va bene per me non necessariamanre deve andar bene per te, ma i consigli di Illinguista1972 sono ottimi.

        Con suftesi non hai nemmeno da fare niente; ma visto che Ivan non permette modifiche ai suoi circa 10.000 stili ottenibili con suftesi, direi che prima di avere necessità di cambiare qualcosa bisogna proprio avere dei gusti molto difficili. Con suftesi puoi anche creare il book design del libro di Brinhurst, che è poi quello che Miede cercava di ottenere con CT. Cosa vuoi di più. Lo so, vorresti qualcosa di meno; vorresti qualcosa di bello che non ti obblighi a studiare e imparare un manuale che si legge in mezz’ora al massimo per esaminare tutte le possibili combinazioni di stili diversi.

        Come ti ho già detto, non condivido il tuo attaccamento ad una sola impostazione: classe KOMA+CT+AT. Tant’è che per le tue dispense di matematica hai dovuto apportare modifiche al layout per adattarle alle esigenze dei tuoi lettori.

      • #104918
        lorenzo.pantieri
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          Oltre ai ringraziamenti a Claudio, Ivan e Tommaso, una premessa necessaria: nonostante usi LaTeX quotidianamente e sia co-autore dell’Arte, ora il mio punto di vista è quello di un semplice utente del programma (magari un pochino più esperto della media): mi interessa innanzitutto scrivere “bellissimi documenti”, e solo in seconda battuta il codice con cui sono scritti.

          Adoro LaTeX perché mi permette di scrivere, con relativa facilità, documenti come questi, che sono importanti per il mio lavoro:

          http://www.lorenzopantieri.net/Matematica_files/Quinta.pdf
          http://www.ipscesena.gov.it/public/articoli/files/1/0/POF.pdf
          http://www.ipscesena.gov.it/public/articoli/allegati/1/pdm.pdf

          Che questi documenti siano scritti con ClassicThesis è un fatto. Che il codice di ClassicThesis abbia dei difetti è un altro fatto.

          Ho dato un’occhiata veloce alla documentazione di suftesi: la trovo molto ben fatta (complimenti!), e trovo particolarmente allettante il fatto che si abbini in modo “naturale” al pacchetto frontespizio di Enrico e allo stile bibliografico di Ivan. Trovo anche allettante l’idea di usare uno strumento prodotto “in casa nostra”.

          illinguista1972″ post=104979
          Mettere ArsClassica su suftesi non ha concettualmente senso. suftesi è una cosa, ArsClassica un’altra.

          Non sono d’accordo. In ogni caso, se le cose stanno così, abbiamo già finito di parlare.

          A me interessa poter riprodurre lo stesso look di ArsClassica con una classe più stabile. Ah, quando io parlo di layout, non intendo tanto i margini di pagina, intendo il look della pagina (le testatine semitrasparenti in Iwona, l’azzurrino dei numeri di pagina nell’indice, i numeri dei capitoli scritti in Euler con la righina verticale di fianco, eccetera eccetera eccetera).

          Alcuni anni fa, Enrico, proprio per superare le pecche di ClassicThesis, aveva iniziato un progetto (mai venuto alla luce, credo). Vi copio incollo quanto scriveva nella documentazione:

          Some options to ClassicLaTeX load a so-called module. Such modules are plug-ins that modify some aspects of the typesetting of the document such as shape and fonts of headers, the text block, or even defining new commands or utilities.

          Currently there are two registered modules which are part of the ClassicLaTeX distribution: minionpro, from the original ClassicThesis, and arsclassica, by Lorenzo Pantieri. It is best if a module is registered and made part of the distribution, but users are free to write their own modules, perhaps modifying the registered ones.

          […]

          Lorenzo Pantieri, an enthusiastic user of ClassicThesis, produced a modification of the package suitable for his guide on LaTeX in Italian. He chose different fonts for the chapter and section headers, using the Iwona fonts available on CTAN.

          Here is how this very document’s page 5 appears when the option arsclassica is added to the document class options.

          [Qui Enrico inserisce l’immagine di una pagina della documentazione di ClassicLaTeX prodotta con il modulo arsclassica attivo]

          This was the only change in the document; a couple of compilations and the document’s shape changed considerably. And here is page 6.

          [E qui mette lo screenshot di un’altra pagina prodotta con arsclassica]

          You can spot easily the main differences: the chapter’s header is shaped differently and the chapter number is smaller, apart from being in a different place. The font used for chapter and section headers (also for subsections) is Iwona, which is selected also every time a user specifies \textsf or \sffamily. It is recommended, but not compulsory, to use the options beramono and eulermath together with arsclassica. The headlines are gray, and separated from the page number by a small rule.

          Insomma, per Enrico aveva perfettamente senso una cosa del tipo:
          `\documentclass[arsclassica]{classiclatex}`
          che produce la pagina di arsclassica, accanto a
          `\documentclass[miniopro]{classiclatex}`
          che produce la pagina di classicthesis, e a
          `\documentclass{classiclatex}`
          che produce una pagina “standard”

          La classe usata è la stessa, il look è diverso.

          E se una cosa così aveva senso per Enrico, non vedo perché non debba avere senso… 😉

          Prova a pensarci, Ivan. Se ti va di aggiungere l’opzione arsclassica alla tua classe, mollo tutto e passo a suftesi e la consiglio ai miei 4 lettori “senza se e senza ma”. Sentiti libero di usare a piene mani il codice di arsclassica.sty. Se decidi per il sì, mi offro (non prima di quest’estate, però) di farti da beta-tester, in modo da mettere a punto insieme il modulo.

          Penso che faresti uno splendido servizio a tutta la comunità LaTeX italiana (e non solo…).

          Fammi sapere.
          Lorenzo

        • #104919
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          Mi introduco rapidamente in questa discussione in primo luogo per fare una riflessione e in secondo luogo per fare una domanda.
          L’ho scritto anche da qualche altra parte…per me latex è uno strumento e, in quanto tale, deve aiutarmi a raggiungere uno scopo.
          Se una persona ha raggiunto quello che ritiene un ottimo per il tipo di documento che deve ottenere è difficile che cambierà. I documenti li riesce a scrivere, il risultato piace…un utilizzatore medio di latex non ha niente di più da chiedere al programma.

          Fatta questa premessa capisco però anche il motivo per cui è nata questa discussione.
          Mettiamoci per un attimo nei panni di un neo-utilizzatore di latex che si avvicina a questo programma per la tesi (scenario tipico anche se, ovviamente, non unico possibile).
          Molto probabilmente questo nuovo utente farà due ricerche:
          guida/tutorial latex e troverà l’arte
          template tesi latex e tra le altre cose troverà classicthesis/arsclassica
          Ci sono quindi buone probabilità che il nuovo utente scelga l’accoppiata classicthesis/arsclassica.
          Il nuovo utente però non sa che fare quando latex gli restituisce un qualsiasi errore….figuriamoci un errore causato da una qualche incompatibilità con la classe (non sa nemmeno cosa sia una classe :D)
          Io sono sincero…da quasi nuovo utente di latex (avevo scritto giusto un paio di documenti più per prova che per altro) quando ho scritto la tesi la prima alternativa che ho vagliato è stata quella di classicthesis e l’ho abbandonata subito non perché sapevo avvesse qualche criticità ma perché trovavo l’aspetto grafico non adatto al tipo di tesi che dovevo scrivere. Non tutti fanno la mia stessa scelta e non tutti hanno la stessa esperienza di Lorenzo per risolvere (o per non avere) problemi con classicthesis e arsclassica. Nascono quindi i 3d che vediamo sul forum.

          Termino qui la riflessione visto che non penso di essere la persona adatta per tirare qualche conclusione e passo alla domanda.
          Tempo fa scrissi un mio template per i documenti che mi serviva usualmente produrre usando la classe KOMA (senza classicthesis e senza Arsclassica), ho usato semplicemente le opzioni che la classe KOMA mette a disposizione.
          Quello che non mi è del tutto chiaro è se la critica che rivolgete qui è diretta all’accoppiata KOMA/ClassicThesis/Arsclassica o se è proprio l’utilizzo della classe KOMA che secondo voi dovrebbe essere evitato.
          È vero…la documentazione della classe KOMA è un mattone e non sempre è facile orientarsi. Non mi ritengo però un utente esperto e se io sono riuscito a tirarne fuori qualcosa partendo dal foglio bianco non è poi una cosa impossibile. Le vostre critiche sulla classe KOMA riguardano solo la documentazione o anche altri aspetti?
          Nel caso in cui evitereste l’utilizzo della classe KOMA, quale classe usereste come base per scrivere un template da usare per alcuni dei vostri documenti?

        • #104920
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          Ci ho pensato più volte, ma tradirebbe il senso di suftesi, che vuole essere sobria.
          Già mi sono pentito delle opzioni elements e sufelements, che non hanno alcun legame con l’idea della classe…
          suftesi si ispira più a Tschichold che agli Elementi.

          Ciao
          Ivan

        • #104921
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          Little” post=104989quale classe usereste come base per scrivere un template da usare per alcuni dei vostri documenti?

          Ci sono le classi standard di LaTeX, per esempio.
          `\documentclass[a4paper]{article,book,report}
          \usepackage[T1]{fontenc}
          \usepackage[utf8]{inputenc}
          \usepackage[italian]{babel}
          \usepackage{}
          \usepackage{microtype}`
          Con questo puoi scrivere tranquillamente praticamente tutto quello che vuoi. Io faccio così.

          Ciao
          Tommaso

        • #104922
          lorenzo.pantieri
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            Little” post=104989
            Per me LaTeX è uno strumento e, in quanto tale, deve aiutarmi a raggiungere uno scopo. Se una persona ha raggiunto quello che ritiene un ottimo per il tipo di documento che deve ottenere, è difficile che cambierà. I documenti li riesce a scrivere, il risultato piace: un utilizzatore medio di LaTeX non ha niente di più da chiedere al programma.

            Concordo. Solo che io non sono proprio un utente medio di LaTeX: alcuni utenti usano i miei modelli e leggono i miei lavori. Ecco perché mi piacerebbe un codice scritto meglio e più stabile (fermo restando che il look deve essere quello!).

            Little” post=104989
            Da quasi nuovo utente di LaTeX […], quando ho scritto la tesi la prima alternativa che ho vagliato è stata quella di classicthesis e l’ho abbandonata subito […] perché trovavo l’aspetto grafico non adatto al tipo di tesi che dovevo scrivere.

            Il look di ClassicThesis non è adatto per tutti i documenti, certo. Ma se si potesse scrivere
            `\usepackage[classicthesis]{suftesi}`
            in alternativa a
            `\usepackage{suftesi}`
            quella sarebbe solo un’opzione.

            illinguista1972″ post=104991
            Ci sono le classi standard di LaTeX, per esempio.
            `\documentclass[a4paper]{article,book,report}
            \usepackage[T1]{fontenc}
            \usepackage[utf8]{inputenc}
            \usepackage[italian]{babel}
            \usepackage{}
            \usepackage{microtype}`
            Con questo puoi scrivere tranquillamente praticamente tutto quello che vuoi. Io faccio così.

            Non lo metto in dubbio, ma classicthesis.sty ha oltre 700 righe di codice, arsclassica.sty ne ha circa 300 (per tacere delle righe di scrbook.cls): almeno mille righe di codice in tutto, per produrre quel risultato! Che poi lo stesso risultato si possa ottenere partendo “da un foglio bianco”, è vero. Ma con quale difficoltà? Peraltro, nell’informatica qualunque cosa può essere prodotta con una opportuna sequenza di 0 e 1, ma non mi pare la via più pratica… 😉

            ivan” post=104990Ci ho pensato più volte, ma tradirebbe il senso di suftesi, che vuole essere sobria.
            Già mi sono pentito delle opzioni elements e sufelements, che non hanno alcun legame con l’idea della classe…
            suftesi si ispira più a Tschichold che agli Elementi.

            Un vero peccato. In ogni caso, ti invito a rifletterci ancora: tu scrivi che suftesi è nata per essere quello che è ora, ma crescendo a volte le cose cambiano! Enrico ha avuto un’idea analoga a quella che ti propongo io: qualche fondamento dovrà pur esserci, ti pare? 😉

            Fra l’altro, un’opzione “arsclassica” alla tua “suftesi” non darebbe alcun fastidio agli utenti della tua classe: sarebbe solo una possibilità in più. Magari nella documentazione potresti dire che l’opzione “arsclassica” l’hai introdotta solo per venire incontro alle mie esigenze, e che va usata solo se si sa davvero che cosa si sta facendo (il che è la pura verità: per esempio, AsrClassica funziona bene solo se i titoli di capitoli e paragrafi sono molto corti, il che non si verifica sempre).

            Se ci ripensi (una volta messa a punto l’opzione!), aggiorno i miei modelli sul sito e anche l’Arte, non solo riportando che è stata scritta con la tua classe, ma anche consigliandola esplicitamente quando parliamo delle classi.

            Fammi sapere, Ivan. In fondo, scrivendo il tuo stile bibliografico hai già realizzato un mio sogno… 😉

          • #104923
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            illinguista1972″ post=104991

            quale classe usereste come base per scrivere un template da usare per alcuni dei vostri documenti?

            Ci sono le classi standard di LaTeX, per esempio.
            `\documentclass[a4paper]{article,book,report}
            \usepackage[T1]{fontenc}
            \usepackage[utf8]{inputenc}
            \usepackage[italian]{babel}
            \usepackage{}
            \usepackage{microtype}`
            Con questo puoi scrivere tranquillamente praticamente tutto quello che vuoi. Io faccio così.

            Ciao
            Tommaso

            Ovvio…ma c’è una differenza tra prendere un prodotto grezzo (la classe book,article, report) e arrivare al prodotto finito (il template) e prendere il semilavorato (KOMA, memoir[che non ho mai approfondito], altre classi che non conosco) e arrivare al risultato finale.

            Adesso è ovvio che se voglio realizzare una piastra forata in metallo partirò da un semilavorato che è una piastra e non da un semilavorato che è una barra cilindrica (questo per dire che probabilmente non tutte le classi sono adatte per fare tutti i documenti, eccezion fatta per le 3 classi base di latex)
            È anche vero però che una azienda che taglia piastre al laser non parte dal metallo grezzo ma da un semilavorato.
            Quello che voglio dire….certo se parto da book riesco a fare qualsiasi cosa…tutte le classi si basano su book ma, magari, partendo da una buona classe che abbia delle opzioni un pò più avanzate si riescono a produrre dei risultati in maniera più indolore. Non tutti sanno prendere il metallo grezzo e realizzare una piastra!

            C’è poi la terza scelta….chiamo una azienda che realizza piastre e prendo il prodotto finito (uso suftesi o un’altra classe che ha dei comportamenti definiti e passa la paura)

            PS. scusate la metafora improbabile 🙂

          • #104924
            lorenzo.pantieri
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              Little” post=104993
              Certo se parto da book riesco a fare qualsiasi cosa: tutte le classi si basano su book ma, magari, partendo da una buona classe che abbia delle opzioni un pò più avanzate si riescono a produrre dei risultati in maniera più indolore.

              Una volta Enrico ha detto che l’utente finale non dovrebbe usare direttamente le classi standard, che sono state progettate “solo” per servire da base per altre classi, più rifinite.

            • #104925
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              Perdonate l’ingenuità della mia domanda, ma volevo chiedere a Lorenzo se può definire in cosa esattamente consista lo «stile arsclassica», cioè quali sono i tratti stilistici che, secondo lui, una classe di documento (o un pacchetto) dovrebbe implementare per poter dire di dare al documento il “look” di arsclassica.

              Faccio un esempio per spiegare cosa intendo, e perdonate se tiro in ballo le mie solite vecchie scemenzuole, assolutamente non paragonabili a lavori di ben altro livello: come Tommaso sa, tempo fa mi ero divertito a immaginare un pacchetto da aggiungere alle classi letteracdp e articoletteracdp per «fare il verso allo stile di arsclassica». Ecco, supponiamo di voler definire cosa sia lo «stile arsclassica» per un documento diverso da un libro, come per esempio una lettera (ma anche un articolo): che definizione darebbe Lorenzo?

              Ciao.


              Gustavo

            • #104926
              OldClaudio
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                Ogni similitudine ha dei vantaggi e degli svantaggi, ma anche le lastre forate sono un paragone.
                Lamport stesso parlando del suo LaTeX, dice che (plain) tex è una macchina utensile tutto fare, mentre LaTeX è paragonabile ad una comoda vettura per famiglia. Lorenzo conosce la mia similitudine con una Ferrari.

                Io ho scritto molti testi didattici e ogni volta, avendo cominciato a usare LaTeX quando LaTeX2e non esisteva ancora, mi sono scritto tutto il codice necessario che poi, arrivato LaTeX2e, ho trasformato in file di classe e poi, avendone presa l’abitudine, ho continuato così usando poco i pacchetti esterni (vantaggio: non ci sono conflitti fra pacchetti) ma appoggiandomi a classi esistenti.

                La classe memoir è configurabile sotto ogni aspetto; il suo unico svantaggio è che il manuale, scritto molto bene, è immenso perché le cose che si possono fare con quella classe sono sterminate. L’ho usata molto spesso come classe d’appoggio, ma confermo che non è uno strumento facile proprio perché consente di fare “troppe” cose.

                Le classi KOMA sono anch’esse completamente configurabili e Markus Kohm ha associato alla sua distribuzione dei moduli e degli script utilissimi, ma la sua documentazione scritta in tedesco è forse scritta bene e comprensibile da chi conosce il tedesco; la traduzione in inglese lascia a desiderare, non so se a causa dei traduttori o se costoro hanno tradotto bene un sorgente in tedesco male organizzato; siccome non conosco il tedesco, non sono in grado di dire nulla in merito, ma ho trovato le mie esperienze con le classi KOMA frustranti per il lavoro defatigante per capire qualcosa tra documentazione e codice.

                Quindi l’accoppiata KOMA+ClassicThesis+ArsClassica soffre i suoi mali cominciando con le classi KOMA, proseguendo con le incompatibilità di ClassicThesis e, anche se ArtClassica è scritta bene, è impiantata sulle sabbie mobili.

                Le caratteristiche che Lorenzo vorrebbe ottenere si ottengono benissimo con altri mezzi; Enrico aveva cominciato a mettere insieme una cosa modulare chiamata ClassicLatex? certo, ma non ne ho visto i risultati da nessuna parte, e se Enrico non l’ha resa pubblica vuol dire che non aveva senso farlo. Perché? non lo so; ma se Enrico rinuncia, ci sarà ben un motivo e non credo che sia una atteggiamento del tipo: “Io lo so fare e voi no! trallalero trallallà…” come farebbero i bambini dell’asilo. Se avesse ottenuto qualcosa di buono l’avrebbe sicuramente reso pubblico, come ha reso pubblici molti altri suoi contributi che si trovano sia nel suo sito sia su CTAN e quindi in TeXLive e MiKTeX.

                Personalmente penso che una classe con moduli attivabili mediante opzioni, come chiederebbe Lorenzo, sia fattibile, ma la cosa sarebbe solo superficialmente diversa da chiamare pacchetti esterni invece di specificare opzioni, ma di fatto non farebbe cose diverse da quelle che si possono fare con book | report | article con i pacchetti dei font, più geometry, fancyhdr e hyperref, magari usando anche uno dei vari pacchetti per gestire indici e le intestazioni dei sezionamenti; una mezza dozzina di pacchetti più un file di impostazioni personali, come ha sempre fatto anche Lorenzo, ma si dimentica di citarlo. Il pacchetto delle impostazioni personali è quello che chiede più fatica, non è il disegno della pagina, il font Iwona per i titoli dei sezionamenti, e il colore grigio delle testatine, e quello azzurrino dei numeri di pagina negli indici, e i numeri dei capitoli in Euler nel margine esterno. Quelle sono sciocchezze, facilissime da ottenere, anche con codice di bassissimo livello, senza usare pacchetti; è tutto il resto finalizzato al documento specifico che richiede molto più lavoro.

                Questa discussione vede pochi partecipanti, ma ognuno con idee non banali, molto interessanti; mi piace.

              • #104927
                lorenzo.pantieri
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                  letteracdp” post=104996Perdonate l’ingenuità della mia domanda, ma volevo chiedere a Lorenzo se può definire in cosa esattamente consista lo «stile arsclassica», cioè quali sono i tratti stilistici che, secondo lui, una classe di documento (o un pacchetto) dovrebbe implementare per poter dire di dare al documento il “look” di arsclassica.

                  Faccio un esempio per spiegare cosa intendo, e perdonate se tiro in ballo le mie solite vecchie scemenzuole, assolutamente non paragonabili a lavori di ben altro livello: come Tommaso sa, tempo fa mi ero divertito a immaginare un pacchetto da aggiungere alle classi letteracdp e articoletteracdp per «fare il verso allo stile di arsclassica». Ecco, supponiamo di voler definire cosa sia lo «stile arsclassica» per un documento diverso da un libro, come per esempio una lettera (ma anche un articolo): che definizione darebbe Lorenzo?

                  Te ne do una definizione operativa.

                  http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX.html

                  In questa pagina del mio sito trovo una “Tesi classica” e un “Articolo classico”. Il look che deve avere un documento fatto con ArsClassica è quello (i margini fanno eccezione: ArsClassica nasce per l’A4, ma può essere usato tranquillamente anche con formati più adatti alla stampa, come il 17×24; in questo caso i margini andranno impostati di conseguenza).

                • #104928
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                  lorenzo.pantieri” post=104988Alcuni anni fa, Enrico, proprio per superare le pecche di ClassicThesis, aveva iniziato un progetto (mai venuto alla luce, credo). Vi copio incollo quanto scriveva nella documentazione:

                  Some options to ClassicLaTeX load a so-called module. Such modules are plug-ins that modify some aspects of the typesetting of the document such as shape and fonts of headers, the text block, or even defining new commands or utilities.

                  Currently there are two registered modules which are part of the ClassicLaTeX distribution: minionpro, from the original ClassicThesis, and arsclassica, by Lorenzo Pantieri. It is best if a module is registered and made part of the distribution, but users are free to write their own modules, perhaps modifying the registered ones.

                  […]

                  Lorenzo Pantieri, an enthusiastic user of ClassicThesis, produced a modification of the package suitable for his guide on LaTeX in Italian. He chose different fonts for the chapter and section headers, using the Iwona fonts available on CTAN.

                  Here is how this very document’s page 5 appears when the option arsclassica is added to the document class options.

                  [Qui Enrico inserisce l’immagine di una pagina della documentazione di ClassicLaTeX prodotta con il modulo arsclassica attivo]

                  This was the only change in the document; a couple of compilations and the document’s shape changed considerably. And here is page 6.

                  [E qui mette lo screenshot di un’altra pagina prodotta con arsclassica]

                  You can spot easily the main differences: the chapter’s header is shaped differently and the chapter number is smaller, apart from being in a different place. The font used for chapter and section headers (also for subsections) is Iwona, which is selected also every time a user specifies \textsf or \sffamily. It is recommended, but not compulsory, to use the options beramono and eulermath together with arsclassica. The headlines are gray, and separated from the page number by a small rule.

                  Insomma, per Enrico aveva perfettamente senso una cosa del tipo:
                  `\documentclass[arsclassica]{classiclatex}`
                  che produce la pagina di arsclassica, accanto a
                  `\documentclass[miniopro]{classiclatex}`
                  che produce la pagina di classicthesis, e a
                  `\documentclass{classiclatex}`
                  che produce una pagina “standard”

                  La classe usata è la stessa, il look è diverso.

                  E se una cosa così aveva senso per Enrico, non vedo perché non debba avere senso… 😉

                  Mi dispiace, ma stai equivocando. Quel progetto di classe doveva essere una riscrittura di ClassicThesis in forma umana, quindi ovviamente avrebbe potuto accogliere la variante [tt]arsclassica[/tt].

                  Siccome [tt]suftesi[/tt] è tutt’altro, non ha molto senso forzarla a fare qualcosa per la quale non è pensata, né dovrebbe esserlo.

                  Ah, continuo a usare la mia classe [tt]classiclatex[/tt]. Per esempio, con semplici chiamate di pacchetti e senza dover modificare nulla di interno, posso adoperare XeLaTeX con i font Lucida OpenType:
                  `
                  \documentclass[
                  otherfont,
                  continuousnumbering,
                  microtype,
                  largerwidth,
                  ]{classiclatex}

                  \usepackage{mathtools,amsmath,amsthm} % math environments and more by the AMS
                  \usepackage[tracking=false]{microtype}

                  \usepackage{polyglossia}
                  \usepackage{unicode-math}
                  \setmainlanguage{italian}
                  \PolyglossiaSetup{italian}{
                  indentfirst=false,
                  }
                  \defaultfontfeatures{Ligatures=TeX}
                  \setmainfont[Scale=.83,Numbers=OldStyle]{Lucida Bright OT}
                  \setmathfont[Scale=MatchUppercase,StylisticSet=04]{Lucida Bright Math OT}
                  \newfontfamily\greekfont[Mapping=asciitogreek,Scale=MatchUppercase]{GFS Didot}
                  `

                  E no, non ho intenzione di pubblicarla. Dovrebbe essere riscritta di sana pianta.

                  Ciao
                  Enrico

                • #104929
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                  Scusa se insisto, Lorenzo, ma la “definizione operativa” la conoscevo già. 🙂 Chiedevo proprio, se possibile, un elenco di caratteristiche. Pensa all’esempio della lettera (o, ancor meglio, dell’articolettera): cosa dovrebbe avere, per aspirare alla qualifica di “vero stile ArsClassica”?

                  Ciao.


                  Gustavo

                • #104930
                  lorenzo.pantieri
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                    egreg9″ post=104999
                    Mi dispiace, ma stai equivocando. Quel progetto di classe doveva essere una riscrittura di ClassicThesis in forma umana, quindi ovviamente avrebbe potuto accogliere la variante [tt]arsclassica[/tt].

                    Siccome [tt]suftesi[/tt] è tutt’altro, non ha molto senso forzarla a fare qualcosa per la quale non è pensata, né dovrebbe esserlo.

                    E no, non ho intenzione di pubblicarla. Dovrebbe essere riscritta di sana pianta.

                    Che piacere risentirti dopo tanto tempo, Enrico! 🙂

                    Se le cose stanno così, non potrò che continuare a usare il famigerato trio Koma/ClassicThesis/ArsClassica, soddisfatto del risultato tipografico finale ma conscio di tutti i relativi problemi TeXnici.

                    Spero che tu (con ClassicLaTeX) o Ivan (con suftesi) possiate cambiare idea.

                    Nell’attesa, forse la cosa migliore è che io tolga dal mio sito tutti i modelli di tesi, che sono una potenziale fonte di problemi per gli utenti alle prime armi. Che ne dite?

                    Un caro saluto,
                    Lorenzo

                  • #104931
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                    Mi associo ai saluti a egreg9, che era fermo al post 12995 da almeno un anno!

                    Ciao.


                    Gustavo

                  • #104932
                    lorenzo.pantieri
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                      letteracdp” post=105000Scusa se insisto, Lorenzo, ma la “definizione operativa” la conoscevo già. 🙂 Chiedevo proprio, se possibile, un elenco di caratteristiche. Pensa all’esempio della lettera (o, ancor meglio, dell’articolettera): cosa dovrebbe avere, per aspirare alla qualifica di “vero stile ArsClassica”?

                      Basta vedere che cosa c’è dentro il pacchetto. Il look deve essere quello di un documento scritto con ClassicThesis, con le modifiche introdotte dal pacchetto rilevanti per il tuo documento. Per un libro, le modifiche sono queste:
                      1. numeri dei capitoli in Euler, separati dal titolo da una riga verticale;
                      2. testatine semitrasparenti in Iwona;
                      3. titoli delle sezioni in Iwona;
                      4. Etichette delle didascalie di tabelle e figure in Iwona;
                      5. etichette delle description in Iwona
                      6. bullet degli elenchi semitarsparenti
                      7. il neretto si può usare.

                      Ipotizzando che la tua lettera non abbia né sezioni né testatine né oggetti con didascalia, le differenze tra una lettera scritta con ArsClassica e una scritta con ClassicThesis sono davvero minime, e sono contenute negli ultimi tre punti.

                      D’altra parte, ArsClassica nasce per essere lo stile dell’Arte, per cui è normale che le differenze grosse si vedano scrivendo un libro…

                      Grazie all’attenzione che riservi al mio lavoro!

                    • #104933
                      lorenzo.pantieri
                      Partecipante
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                        letteracdp” post=105002Mi associo ai saluti a egreg9, che era fermo al post 12995 da almeno un anno!

                        Ho cercato il post in cui Enrico diceva che le classi standard non vanno usate dall’utente finale, ma non l’ho trovato. Nonostante siano passati anni, i suoi insegnamenti me li ricordo eccome! 🙂

                      • #104934
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                        ivan” post=104990Ci ho pensato più volte, ma tradirebbe il senso di suftesi, che vuole essere sobria.
                        Già mi sono pentito delle opzioni elements e sufelements, che non hanno alcun legame con l’idea della classe…
                        suftesi si ispira più a Tschichold che agli Elementi.

                        Ciao
                        Ivan

                        È un’ipotesi (magari anche una sciocchezza): sarebbe possibile per Ivan pubblicare una classe derivata da Suftesi, di cui sarebbe in realtà solo lo scheletro, ad esempio con funzionalità limitate, in modo da non tradire l’idea di Suftesi?
                        Su questo scheletro (… su questo ramo) verrebbe fatto l’innesto di arsclassica: Suftesi resterebbe Suftesi, la nuova classe+arsclassica sarebbe un ibrido.

                        Ciao
                        Andrea

                      • #104935
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                        And” post=105006

                        Ci ho pensato più volte, ma tradirebbe il senso di suftesi, che vuole essere sobria.
                        Già mi sono pentito delle opzioni elements e sufelements, che non hanno alcun legame con l’idea della classe…
                        suftesi si ispira più a Tschichold che agli Elementi.

                        Ciao
                        Ivan

                        È un’ipotesi (magari anche una sciocchezza): sarebbe possibile per Ivan pubblicare una classe derivata da Suftesi, di cui sarebbe in realtà solo lo scheletro, ad esempio con funzionalità limitate, in modo da non tradire l’idea di Suftesi?
                        Su questo scheletro (… su questo ramo) verrebbe fatto l’innesto di arsclassica: Suftesi resterebbe Suftesi, la nuova classe+arsclassica sarebbe un ibrido.

                        Ciao
                        Andrea

                        Possibile. Ma classicthesis è un lavoro di Miede e dovrebbe essere lui
                        a sistemare le cose che non vanno.
                        Se uno vuole quello stile deve usare quel pacchetto,
                        con tutte le conseguenze del caso. Io non lo uso perché
                        non funziona bene, come già detto.


                        @Lorenzo

                        La classe con cui Enrico scrive alcuni suoi lavori,
                        per esempio Calcolo differenziale e integrale,
                        non è esattamente come classicthesis, in particolare per l’aspetto più evidente di CT, ovvero il numero di capitolo in grigio.
                        La classe di Enrico riproduce esattamente lo stile di capitolo degli Elementi dello stile tipografico, a cui Miede si è ispirato, ma che Miede non ha riprodotto fedelmente. A latere, con suftesi e l’opzione elements combinata con alcune altre, oppure semplicemente con l’opzione style=sufelements, ottieni la stessa cosa.

                        Ciao
                        Ivan

                      • #104936
                        lorenzo.pantieri
                        Partecipante
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                          ivan” post=105007

                          @Lorenzo

                          La classe con cui Enrico scrive alcuni suoi lavori,
                          per esempio Calcolo differenziale e integrale,
                          non è esattamente come classicthesis, in particolare per l’aspetto più evidente di CT, ovvero il numero di capitolo in grigio.
                          La classe di Enrico riproduce esattamente lo stile di capitolo degli Elementi dello stile tipografico, a cui Miede si è ispirato, ma che Miede non ha riprodotto fedelmente.

                          Permettimi qualche riserva sul tuo “esattamente”. Prendi il “2” del secondo capitolo. Lo trovo proprio bruttino, sgraziato. Davvero Bringhurst fa così, mi sono chiesto? Ho aperto Gli Elementi di Bringhurst e quel “2” è disegnato un po’ diversamente. È simile, ma non uguale. La differenza è piccola, ma per me conta.

                          In ogni caso, non è neppure quello il punto: a me il “2” disegnato così non piace, né (bestemmia!) nel lavoro di Enrico, né (bestemmia!!!) in quello di Bringhurst. Ancora, non mi piace che “1” e “2” siano così bassi, rispetto agli altri numeri. Preferisco di gran lunga i numeri in Euler, IMHO meglio disegnati e più armoniosi fra loro. In altre parole, preferisco “ArsClassica”.

                          Si tratta di pura questione di gusti, certo, ma se cambierai idea e accetterai di inserire un”opzione “arsclassica” nel tuo lavoro, noterò le minime differenze con l’originale.

                          Resta aperta la domanda: nell’attesa che le cose cambino, tolgo i modelli dal mio sito?

                          P.S. Il documento di Enrico è bellissimo ed elegantissimo, ma non mi ci trovo: la pagina è troppo uniforme. Ogni riga è uguale all’altra, ogni pagina è uguale all’altra. Il neretto e il sans serif non solo danno ritmo e vivacità alla pagina, ma sono degli “appigli” per l’occhio! Sarei curioso di vedere come viene quel lavoro con ArsClassica (con le ultime modifiche che non ho neppure caricato su CTAN: i titoli di paragrafi e sotoparagrafi in neretto sans serif e non in semplice sans serif). Il lavoro si presta. Ah, per me questa è vera Tipografia! E se in fase di compilazione ricevo qualche innocuo warning (o se devo combattere con il cervellotico file system di LaTeX) , lo considero un modesto prezzo da pagare per avere una pagina come piace a me!

                        • #104937
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                          lorenzo.pantieri” post=105010
                          Permettimi qualche riserva sul tuo “esattamente”. Prendi il “2” del secondo capitolo. Lo trovo proprio bruttino, sgraziato. Davvero Bringhurst fa così, mi sono chiesto? Ho aperto Gli Elementi di Bringhurst e quel “2” è disegnato un po’ diversamente. È simile, ma non uguale. La differenza è piccola, ma per me conta.

                          Per il numero di capitolo con classicthesis si può scegliere tra Palatino e Euler.
                          Il font che usa Bringhurst negli Elementi l’ho scoperto io stesso qualche anno fa:
                          http://www.guitex.org/home/it/forum/12-tipografia/42897-rfont-del-numero-dei-capitoli-negli-elementi-di-bringhurst
                          Siccome è a pagamento h scelto di usare io Palatino, che è molto simile, per non dire indistinguibile. Oltre a questo gli elementi sono composti in Minio Pro. Stesso discorso. L’ho spiegato, mi pare, anche in un articolo su Ars.
                          D’altra parte, come detto sopra, io font che usa Miede non è l’Aldus per il numero né il Mini per il testo.

                          Che poi non ti piaccia lo stile di Bringhurst è un altro conto. La mia classe con opzione elements et similia, e la classe di Enrico, cercano proprio di riprodurre quello stile e non classicthesis. Certo, si possono aggiustare ancora un po’ le posizioni, ma attualmente suftesi + opzione elements è quanto vi sia di più vicino agli Elementi. Se componi in Minion e usi lAldus per il numero, la sovrapposizione è pressoché perfetta.

                          Ciao
                          Ivan

                        • #104938
                          lorenzo.pantieri
                          Partecipante
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                            ivan” post=105011
                            Siccome è a pagamento h scelto di usare io Palatino, che è molto simile, per non dire indistinguibile. Oltre a questo gli elementi sono composti in Minio Pro. Stesso discorso. L’ho spiegato, mi pare, anche in un articolo su Ars.
                            D’altra parte, come detto sopra, io font che usa Miede non è l’Aldus per il numero né il Mini per il testo.

                            Che poi non ti piaccia lo stile di Bringhurst è un altro conto. La mia classe con opzione elements et similia, e la classe di Enrico, cercano proprio di riprodurre quello stile e non classicthesis. Certo, si possono aggiustare ancora un po’ le posizioni, ma attualmente suftesi + opzione elements è quanto vi sia di più vicino agli Elementi. Se componi in Minion e usi lAldus per il numero, la sovrapposizione è pressoché perfetta.

                            Bene, quindi mi confermi che basta un’opzione di suftesi per avere un documento molto simile agli Elementi di Bringhurst. È un’ottima cosa: se volessi comporre un documento con quello stile ho a disposizione suftesi come valida alternativa a ClassicThesis.

                            ArsClassica, però rimane fuori, e questo mi costringe a non usare suftesi, il che (per quanto conforme alla natura della tua classe) è un vero peccato.

                            Se ci ripensi, anche scrivendo una nuova classe, sono qui.

                          • #104939
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                            ivan” post=104983

                            Per quanto riguarda riprodurre l’esatto layout di ArsClassica con suftesi non se ne parla. Se anche si potesse, non lo farei certo io.

                            Non è possibile. La licenza di suftesi vieta di modificare i layout previsti dalla classe e le caratteristiche previste dalle sue opzioni,
                            con poche, ovvie, eccezioni, che riguardano di fatto le features non implementate.

                            …a meno di forkare la classe cambiando nome.

                          • #104940
                            lorenzo.pantieri
                            Partecipante
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                              Elrond” post=105016

                              Non è possibile. La licenza di suftesi vieta di modificare i layout previsti dalla classe e le caratteristiche previste dalle sue opzioni,
                              con poche, ovvie, eccezioni, che riguardano di fatto le features non implementate.

                              …a meno di forkare la classe cambiando nome.

                              Fra l’altro, il nome “suftesi” avrebbe poso senso: ArsClassica non è uno stile pensato per le scienze umane e la filosofia. Solo che una fork di progetto raddoppierebbe gli sforzi di Ivan, che sarebbe “costretto” a mantenere due classi.

                              Aspetto sempre indicazioni sui template del mio sito. In mancanza di valide indicazioni contrarie (e tenendo conto delle osservazioni di Claudio e Tommaso), domani li tolgo tutti.

                              In ogni caso, quando qualcuno mi rivolgerà delle critiche sull’uso delle classi KOMA e di ClassicThesis, lo indirizzerò a questa discussione, il cui succo (per ora, purtroppo) è: se vuoi usare ArsClassica, non hai alternative a ClassicThesis. Io vorrei tanto usare una classe scritta da Enrico e/o da Ivan, ma…

                            • #104941
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                              Aspetto sempre indicazioni sui template del mio sito. In mancanza di valide indicazioni contrarie (e tenendo conto delle osservazioni di Claudio e Tommaso), domani li tolgo tutti.

                              In attesa di pareri più competenti del mio, ti consiglierei di non togliere nulla.
                              Se un neofita desidera “fare una cosa simile all’Arte” può provare, può farsi un’idea della distanza che deve percorrere avendo a disposizione lo stesso strumento che hai usato tu: anche questa è una cosa utile.

                              Al massimo puoi evidenziare sul sito che a causa della classe utilizzata possono verificarsi problemi a ricompilare i sorgenti a distanza di tempo. Uomo avvisato…

                              Ciao
                              Andrea

                            • #104942
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                              And” post=105018

                              Aspetto sempre indicazioni sui template del mio sito. In mancanza di valide indicazioni contrarie (e tenendo conto delle osservazioni di Claudio e Tommaso), domani li tolgo tutti.

                              In attesa di pareri più competenti del mio, ti consiglierei di non togliere nulla.
                              Se un neofita desidera “fare una cosa simile all’Arte” può provare, può farsi un’idea della distanza che deve percorrere avendo a disposizione lo stesso strumento che hai usato tu: anche questa è una cosa utile.

                              Al massimo puoi evidenziare sul sito che a causa della classe utilizzata possono verificarsi problemi a ricompilare i sorgenti a distanza di tempo. Uomo avvisato…

                              Ciao
                              Andrea

                              Aggiungo anche io il mio modestissimo parere 🙂
                              Secondo me cancellare i template dal sito sarebbe una mossa drastica e anche io concordo con And. Basterebbe una didascalia che avvisi l’utente novizio che la classe non è “chiavi in mano” e quindi potrebbero sorgere problemi durante il suo utilizzo

                            • #104943
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                              Little” post=105019Basterebbe una didascalia che avvisi l’utente novizio che la classe non è “chiavi in mano” e quindi potrebbero sorgere problemi durante il suo utilizzo

                              Francamente, conosci qualcuno che leggerebbe un tale avviso? Se sì, beato te

                              Mai, e dico, mai visto un novizio se si preoccupi di leggere moniti del genere, trova un template già pronto e lo usa fregandosene delle controindicazioni. Ignorano quando i compilatori sputano fuori errori (tanto compila lo stesso…), figurati se si preoccupano di un innocuo avviso del tipo “usa questo modello a tuo rischio e pericolo”

                            • #104944
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                              Non vale se dico che io lo leggerei? 😀

                              A parte gli scherzi…se c’è scritto chiaro e tondo immediatamente prima del link per il download che non è un template per tesi ma è un esempio didattico (o con qualsiasi altro nome diverso da template) il novizio in cerca di template nemmeno lo vede il link.
                              Lui cerca un template per tesi, basta togliere dalla pagina queste 2 parole chiave e la vista selettiva di chi cerca senza leggere farà il resto 😉

                            • #104945
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                              lorenzo.pantieri” post=105003[…]
                              Basta vedere che cosa c’è dentro il pacchetto. Il look deve essere quello di un documento scritto con ClassicThesis, con le modifiche introdotte dal pacchetto rilevanti per il tuo documento. Per un libro, le modifiche sono queste:
                              1. numeri dei capitoli in Euler, separati dal titolo da una riga verticale;
                              2. testatine semitrasparenti in Iwona;
                              3. titoli delle sezioni in Iwona;
                              4. Etichette delle didascalie di tabelle e figure in Iwona;
                              5. etichette delle description in Iwona
                              6. bullet degli elenchi semitarsparenti
                              7. il neretto si può usare.

                              Ipotizzando che la tua lettera non abbia né sezioni né testatine né oggetti con didascalia, le differenze tra una lettera scritta con ArsClassica e una scritta con ClassicThesis sono davvero minime, e sono contenute negli ultimi tre punti.

                              D’altra parte, ArsClassica nasce per essere lo stile dell’Arte, per cui è normale che le differenze grosse si vedano scrivendo un libro…

                              Grazie all’attenzione che riservi al mio lavoro!

                              Una “articolettera” ha, per l’appunto, sezioni e oggetti con didascalia.

                              Provo io a proporre una «definizione operativa», o meglio un esperimento. Premetto che, naturalmente, queste sono cose che si possono fare solo quando si ha qualche giorno di vacanza.:smile: Anzi, mi scuso preventivamente con tutti per l’amena e assoluta futilità di questo messaggio.

                              L’esperimento prevede i seguenti tre passi:

                              1. Scarica il file [tt]cdplttraclassica.tex[/tt] allegato e salvalo nel tuo albero texmf personale, dopo avergli cambiato l’estensione in [tt].sty[/tt].
                                Questo file definisce un pacchetto di nome cdplttraclassica (ovviamente).
                              2. Scarica il file [tt]LetteraCheFaIlVersoAdArsClassica.tex[/tt] allegato e compilalo.
                              3. Osserva il risultato e chiediti se lo qualificheresti «in stile ArsClassica».

                              Ciao.


                              Gustavo

                              Attachments:
                              You must be logged in to view attached files.
                            • #104946
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                              letteracdp” post=105022

                              […]
                              Basta vedere che cosa c’è dentro il pacchetto. Il look deve essere quello di un documento scritto con ClassicThesis, con le modifiche introdotte dal pacchetto rilevanti per il tuo documento. Per un libro, le modifiche sono queste:
                              1. numeri dei capitoli in Euler, separati dal titolo da una riga verticale;
                              2. testatine semitrasparenti in Iwona;
                              3. titoli delle sezioni in Iwona;
                              4. Etichette delle didascalie di tabelle e figure in Iwona;
                              5. etichette delle description in Iwona
                              6. bullet degli elenchi semitarsparenti
                              7. il neretto si può usare.

                              Ipotizzando che la tua lettera non abbia né sezioni né testatine né oggetti con didascalia, le differenze tra una lettera scritta con ArsClassica e una scritta con ClassicThesis sono davvero minime, e sono contenute negli ultimi tre punti.

                              D’altra parte, ArsClassica nasce per essere lo stile dell’Arte, per cui è normale che le differenze grosse si vedano scrivendo un libro…

                              Grazie all’attenzione che riservi al mio lavoro!

                              Una “articolettera” ha, per l’appunto, sezioni e oggetti con didascalia.

                              Provo io a proporre una «definizione operativa», o meglio un esperimento. Premetto che, naturalmente, queste sono cose che si possono fare solo quando si ha qualche giorno di vacanza.:smile: Anzi, mi scuso preventivamente con tutti per l’amena e assoluta futilità di questo messaggio.

                              L’esperimento prevede i seguenti tre passi:
                              [ol]
                              [li]Scarica il file [tt]cdplttraclassica.tex[/tt] allegato e salvalo nel tuo albero texmf personale, dopo avergli cambiato l’estensione in [tt].sty[/tt].
                              Questo file definisce un pacchetto di nome cdplttraclassica (ovviamente).[/li]
                              [li]Scarica il file [tt]LetteraCheFaIlVersoAdArsClassica.tex[/tt] allegato e compilalo.[/li]
                              [li]Osserva il risultato e chiediti se lo qualificheresti «in stile ArsClassica».[/li]
                              [/ol]

                              Ciao.


                              Gustavo

                              Ciao Gustavo,
                              piacere di risentirti 🙂

                              Niente male, il tuo lavoretto futile! Non lo classifico, o almeno non ancora, lasciando a chi di dovere il giudizio.

                              Solo una cosa: componendo il file, ho ricevuto un errore, perché il comando [tt]\Ars[/tt] risultava già definito (e mi pare giusto, dato che carichi anche il pacchetto guit). L’ho sostituito temporaneamente con [tt]\ArS[/tt] 😉

                              A presto
                              Tommaso

                            • #104947
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                              illinguista1972″ post=105024[…]
                              Solo una cosa: componendo il file, ho ricevuto un errore, perché il comando [tt]\Ars[/tt] risultava già definito (e mi pare giusto, dato che carichi anche il pacchetto guit). L’ho sostituito temporaneamente con [tt]\ArS[/tt] 😉

                              […]

                              Oops… molto imbarazzante! 😳 Ho aggiunto il pacchetto guit solo all’ultimo momento, senza riflettere sul conflitto. Dopo aver letto il tuo messaggio, mi sono accorto che nel mio albero texmf locale c’era una vecchissima versione di tale pacchetto, che oscurava quella di TeXLive, e della quale mi ero completamente dimenticato (chissà da quanti anni non uso il pacchetto guit… 😳 ): ecco perché, compilando, non mi ero accorto di nulla.

                              Siccome c’erano altri due o tre errori di battitura, facciamo che ri-allego il file [tt]LetteraCheFaIlVersoAdArsClassica.tex[/tt] emendato.

                              Ciao.


                              Gustavo

                              Attachments:
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                            • #104948
                              lorenzo.pantieri
                              Partecipante
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                                letteracdp” post=105022
                                Osserva il risultato e chiediti se lo qualificheresti «in stile ArsClassica».

                                Il PDF che ottengo è questo:

                                http://www.lorenzopantieri.net/Matematica_files/LetteraCheFaIlVersoAdArsClassica.pdf

                                Il risultato non è male, ma ci sono alcune cose che non vanno.

                                1. I box colorati nei link non ci vanno: nell’indirizzo di posta, nel sito dei GuiT (a proposito “guitex” va con una sola “t”), nel sommario e nei numeri di pagina via quegli orrendi box celesti e porpora.

                                2. I numeri del sommario devono essere in blu (Royal Navy) e cliccabili.

                                3. I titoli delle sottosezioni vanno in una riga a sé, in neretto sans serif: la numerazione che usi, fra l’altro, può confondersi con quella delle formule.

                                4. I colori sono sballati: il blu va usato per il nome dei comandi (\usepackage, per esempio) e non delle classi o dei pacchetti (che vanno in neretto sans serif e non vanno colorati); il verde smeraldo va usato solo per i link alla bibliografia; i nomi degli ambienti (“enumerate”) e delle opzioni (“italiccaptions”) non vanno colorati;

                                5. Aumenta un po’ l’interlinea con \linespread{1.05}.

                                6. rinomina la sezione 3 in “Ancora un comando”: togli “\section”. In ArsClassica i titoli delle sezioni devono essere brevissimi e costituiti solo da parole (niente formule o codici o simboli).

                                7. Le testatine non vanno benissimo: via l’espressione “et. al.” (vedi punto precedente) e le lettere devono essere tutte alte uguali.

                                8. Il punto alla fine delle didascalie (brevi) non lo metto più; via anche la punteggiatura alla fine delle formule.

                                9. Il corpo 10 è molto piccolo, al limite della leggibilità. Ora consiglierei un corpo di 10.5.

                                10. Usi molto il maisucoletto nel testo: io non lo userei proprio. Non “Lorenzo PANTIERI”, ma “Lorenzo Pantieri”.

                                Correggi questi aspetti, e hai uno stile “ArsClassica” doc.

                                Riguardo al tema della discussione, dopo averci riflettuto sono arrivato a questa conclusione: la soluzione ideale sarebbe scrivere una classe ArsClassica che non si appoggi né su ClassicThesis né sulle classi KOMA. Una classe per scrivere tesi, libri e articoli (prevalentemente scientifici: e che dunque non sia in concorrenza con suftesi), con pochissime opzioni, del tipo “prendere o lasciare”.

                                Di certo, su questo forum le competenze per realizzare un’impresa del genere ci sono.

                                Io mi offro come beta-tester. Se qualcuno ha voglia di cimentarsi…

                              • #104949
                                Up
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                                lorenzo.pantieri” post=105027
                                Una classe per scrivere tesi, libri e articoli (prevalentemente scientifici: e che dunque non sia in concorrenza con suftesi), con pochissime opzioni, del tipo “prendere o lasciare”.

                                ArsClassica e ClassicThesis sono tutto fuorché adatte per testi prevalentemente scientifici.
                                Direi proprio il contrario: sono adatte per testi prevalentemente non scientifici, diciamo classici…?
                                Poi, per carità tutto si può fare. Ma un testo scientifico non può essere composto con la matematica del font Euler Math.
                                E, personalmente, non lo comporrei nemmeno in Palatino. Per quanto riguarda le altre caratteristiche degli stili
                                è questione di gusti. Io preferisco testi più sobri, soprattutto se si tratta di discipline storicamente “sobrie”,
                                almeno dal punto di vista tipografico.

                                Ciao
                                Ivan

                              • #104950
                                lorenzo.pantieri
                                Partecipante
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                                  ivan” post=105034

                                  ArsClassica e ClassicThesis sono tutto fuorché adatte per testi prevalentemente scientifici.
                                  Direi proprio il contrario: sono adatte per testi prevalentemente non scientifici, diciamo classici…?
                                  Poi, per carità tutto si può fare. Ma un testo scientifico non può essere composto con la matematica del font Euler Math.
                                  E, personalmente, non lo comporrei nemmeno in Palatino. Per quanto riguarda le altre caratteristiche degli stili
                                  è questione di gusti. Io preferisco testi più sobri, soprattutto se si tratta di discipline storicamente “sobrie”,
                                  almeno dal punto di vista tipografico.

                                  Bum! 🙂

                                  I font Euler sono stati commissionati dalla American Mathematical Society e disegnati da Hermann Zapf con l’assistenza di Donald Knuth. Direi che come biglietto da visita non è male… Non sono corsivi, è vero, ma questa è una loro caratteristica, con tutti i pro e i contro.

                                  Il Palatino è un font molto elegante e leggibile, lo trovo adatto a ogni tipo di testo.

                                  Il vero problema di ArsClassica sta nei titoli dei capitoli e dei paragrafi, che devono essere molto corti (su due righe stanno male): per esempio, con ArsClassica non si può intitolare un paragrafo “Conseguenze sull’autorevolezza del magistero della Chiesa”. Questo può essere un problema.

                                  In ogni caso, lascerei da parte la disputa umanistico/scientifico (fra l’altro, ho sempre pensato che un documento umanistico vada scritto con spirito scientifico, e viceversa…): ArsClassica è lo stille dell’Arte, e può essere usato per scrivere libri o tesi di argomenti più disparati.

                                  In altre parole, per me il problema non è “per quali documenti è consigliabile usare ArsClassica?”, ma “riusciamo a scrivere una classe Arsclassica, che non poggi sulle sabbie mobili di ClassicThesis?”.

                                • #104951
                                  lorenzo.pantieri
                                  Partecipante
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                                    P.S. Lo sapevate che AsrClassica lo usano anche all’Università di Oxford? 😳

                                    http://www.lorenzopantieri.net/Matematica_files/ferm-thesis-digital.pdf

                                  • #104952
                                    OldClaudio
                                    Partecipante
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                                      lorenzo.pantieri” post=105035

                                      I font Euler sono stati commissionati dalla American Mathematical Society e disegnati da Hermann Zapf con l’assistenza di Donald Knuth. Direi che come biglietto da visita non è male… Non sono corsivi, è vero, ma questa è una loro caratteristica, con tutti i pro e i contro.

                                      Te l’ho già spiegato, e visto che siamo in tema, lo rispiego di nuovo; il font Euler disegnato da Zapf è molto bello; l’ho gia detto molte volte; ma non è adatto a comporre matematica per le discipline scientifiche che fanno uso di grandezze fisiche, e non solo di grandezze matematiche; Non è un caso che gli Euler stiano benissimo nel testi di Knuth Concrete Mathematics, per il quelle Knuth ha ottenuto la collaborazione di Zapf apposta, ma quel libro contiete solo matematica pura; se trattasse di fisica, di elettronica, di meccanica o di chimica non andrebbe bene. Non è un ncaso che le norme ISO riguardano le scienze (applicate) e la tecnologia, ma non sono cogenti per la matematica pura.

                                      lorenzo.pantieri” post=105035
                                      In ogni caso, lascerei da parte la disputa umanistico/scientifico (fra l’altro, ho sempre pensato che un documento umanistico vada scritto con spirito scientifico, e viceversa…): ArsClassica è lo stille dell’Arte, e può essere usato per scrivere libri o tesi di argomenti più disparati.

                                      Vedi sopra.

                                      lorenzo.pantieri” post=105035
                                      In altre parole, per me il problema non è “per quali documenti è consigliabile usare ArsClassica?”, ma “riusciamo a scrivere una classe Arsclassica, che non poggi sulle sabbie mobili di ClassicThesis?”.

                                      Ci sto lavorando. Ma sarebbe bello se ci si cimentassero più persone; alla fine chi ne ha azzeccata perfettamente una, che ne ha azzeccata un’altra, s può mettere tutto insieme e ottenere quella famosa classe, o meglio, quel famoso pacchetto che immesso dopo \documentclass produce quel che si desidera ottenere senza appoggiarsi sulle sabbie mobili.

                                      Non è una questione di chi ci arriva per primo; tutti abbiamo anche altre cose da fare. Ma sarebbe bello confrontare approcci diversi.

                                    • #104953
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                                      lorenzo.pantieri” post=105035

                                      ArsClassica e ClassicThesis sono tutto fuorché adatte per testi prevalentemente scientifici.
                                      Direi proprio il contrario: sono adatte per testi prevalentemente non scientifici, diciamo classici…?
                                      Poi, per carità tutto si può fare. Ma un testo scientifico non può essere composto con la matematica del font Euler Math.
                                      E, personalmente, non lo comporrei nemmeno in Palatino. Per quanto riguarda le altre caratteristiche degli stili
                                      è questione di gusti. Io preferisco testi più sobri, soprattutto se si tratta di discipline storicamente “sobrie”,
                                      almeno dal punto di vista tipografico.

                                      Bum! 🙂

                                      I font Euler sono stati commissionati dalla American Mathematical Society e disegnati da Hermann Zapf con l’assistenza di Donald Knuth.

                                      «[e cercano] di emulare lo stile della calligrafia di un matematico che scriva entità matematiche sulla lavagna, che è dritto, piuttosto che inclinato». Se devi copiare, copia tutto per bene. Non prenderei la grafia di un matematico che scrive sulla lavagna come buon esempio di scrittura leggibile che permette di distinguere bene le entità matematiche. Credo che questo sia quello che vuole dire Ivan.

                                      lorenzo.pantieri” post=105035Direi che come biglietto da visita non è male… Non sono corsivi, è vero, ma questa è una loro caratteristica, con tutti i pro e i contro.

                                      Saranno gradevoli alla vista (gusti), ma all’atto pratico personalmente vedo solo contro.

                                    • #104954
                                      OldClaudio
                                      Partecipante
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                                        Gustavo, volevi scimmiottare Arsclassica o ArsTeXnica?

                                        Sono due cose molto diverse.

                                        😉

                                      • #104955
                                        lorenzo.pantieri
                                        Partecipante
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                                          Elrond” post=105039
                                          «[e cercano] di emulare lo stile della calligrafia di un matematico che scriva entità matematiche sulla lavagna, che è dritto, piuttosto che inclinato». Se devi copiare, copia tutto per bene.

                                          Il lavoro di copia e incolla l’ho già fatto anni fa! 😉

                                          http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ClassicThesis.pdf

                                          Elrond” post=105039
                                          Non prenderei la grafia di un matematico che scrive sulla lavagna come buon esempio di scrittura leggibile che permette di distinguere bene le entità matematiche. Credo che questo sia quello che vuole dire Ivan.

                                          Eh eh, su come scrivano i matematici alla lavagna ci sarebbe molto da dire… Ma dubito che l’intento di Zapf e Kuth fosse quello di produrre un font illeggibile!

                                          Elrond” post=105039
                                          Saranno gradevoli alla vista (gusti), ma all’atto pratico personalmente vedo solo contro.

                                          Il fatto che siano “gradevoli alla vista” per me è decisivo! E i lavori di matematica pura ci vengono benissimo. Credo che non avrei difficoltà a produrre buoni documenti anche di fisica. Non li userei invece per lavori di ingegneria, in cui il rispetto per le norme UNI è fondamentale.

                                          Ciò detto, tornando in tema, condivido l’approccio di Claudio.

                                          Ci sto lavorando. Ma sarebbe bello se ci si cimentassero più persone; alla fine chi ne ha azzeccata perfettamente una, che ne ha azzeccata un’altra, si può mettere tutto insieme e ottenere quella famosa classe, o meglio, quel famoso pacchetto che immesso dopo \documentclass produce quel che si desidera ottenere senza appoggiarsi sulle sabbie mobili. Non è una questione di chi ci arriva per primo; tutti abbiamo anche altre cose da fare. Ma sarebbe bello confrontare approcci diversi.

                                          Do volentieri il mio contributo come tester.

                                        • #104956
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                                          lorenzo.pantieri” post=105042

                                          «[e cercano] di emulare lo stile della calligrafia di un matematico che scriva entità matematiche sulla lavagna, che è dritto, piuttosto che inclinato». Se devi copiare, copia tutto per bene.

                                          Il lavoro di copia e incolla l’ho già fatto anni fa! 😉

                                          http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ClassicThesis.pdf

                                          Mi riferivo al fatto che quella frase era tale e quale alla voce di Wikipedia (frase lì presente dal 2006, 2004 nella versione in lingua inglese, non so a quando risalga la versione originale del tuo documento) 🙂

                                          lorenzo.pantieri” post=105042Ma dubito che l’intento di Zapf e Kuth fosse quello di produrre un font illeggibile!

                                          Non è che sia illeggibile, ma essendo tutto diritto non distingue il diritto dal… diritto

                                        • #104957
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                                          lorenzo.pantieri” post=105042

                                          Non prenderei la grafia di un matematico che scrive sulla lavagna come buon esempio di scrittura leggibile che permette di distinguere bene le entità matematiche. Credo che questo sia quello che vuole dire Ivan.

                                          Eh eh, su come scrivano i matematici alla lavagna ci sarebbe molto da dire… Ma dubito che l’intento di Zapf e Kuth fosse quello di produrre un font illeggibile!

                                          L’intento è una cosa, il risultato è un’altra. Sul Palatino niente da dire. Ma essendoci ad oggi almeno un Garamond buono per me il confronto non si pone nemmeno. Sicuramente per un testo umanistico. Non ho approfondito la cosa, ma garamondx si può affiancare a newtxmath (con opzione garamondx) e quindi, se proprio si vuole usare un font umanista per comporre matematica, ce n’è uno a disposizione veramente umanista (e non neoumanista come il Palatino). Palatino, che, tra l’altro, è stato disegnato da Zapf per corpi superiori a 12pt. Per il testo Zapf ha disegnato l’Aldus. E infatti il Palatino appare goffo anche a 10pt. Improponibile a 12pt (se non per i titoli)

                                          La fallacia del ricorso all’autorità è sempre in agguato. Knuth e Zapf possono benissimo aver prodotto font illeggibili
                                          anche se il loro intento era l’opposto. Non sono infallibili, per fortuna. E i font Euler accoppiati al Palatino sono
                                          dettati soltanto da compiacimento estetico e, devo dire, un po’ barocco.
                                          Lo sapevi che alla Springer usano anche Word? Cosa dobbiamo concludere?
                                          ArsClassica non la usano all’Università di Oxford. L’ha usata uno studente dell’Università di Oxford.
                                          Ma a parte questo, anche se fosse un template messo a disposizione dall’università stessa,
                                          non cambierebbe il giudizio. Si tratta di uno stile, secondo me, troppo scenografico per un
                                          lavoro scientifico. Ma è stupendo per opere che abbiano una principale finalità estetica.
                                          Per esempio lo vedrei molto bene per un lavoro di storia del teatro seicentesco. Perché no?
                                          Oppure per un volume di musica barocca. Fantastico!
                                          Ma, per favore, non per un libro di matematica discreta.
                                          Ci mancano solo gli svolazzi e i capilettera per arrivare al limite del kitsch.

                                          Inoltre l’idea di avere un font matematico non coerente con il testo,
                                          quando invece ne è disponibile uno coerente, è un’idea malsana,
                                          dettata solo da giudizi di estetica e non di sostanza. Un testo è fatto per essere
                                          letto non per essere ammirato per la sua bellezza, per i suoi colori e per le sue
                                          soluzioni grafiche. Testi così hanno il solo effetto di mettere il testo stesso in secondo piano.

                                          Non esiste la classe universale. Soprattutto se graficamente “impegnative”.
                                          Le uniche strutture veramente universali sono quelle semplici ed elementari.
                                          Prendi La forma del libro di Tschichold. Per il resto bisogna scegliere la forma
                                          che meglio si adatta al contenuto. Partendo dal tipo di carattere fino ad
                                          arrivare alla scelte grafiche.

                                          Ripeto una cosa fondamentale.
                                          ClassicThesis è un lavoro di Miede. Una lavoro che funziona male.
                                          Ma è un lavoro suo e non andrebbe riscritto se non da lui.
                                          Visto che lui non la riscrive, l’unica soluzione secondo veramente onesta
                                          è accettare la realtà: esiste un pacchetto che funziona male.
                                          Si è liberi di usarlo o non usarlo.

                                          Ciao
                                          Ivan

                                        • #104958
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                                          ivan” post=105044L’intento è una cosa, il risultato è un’altra. Sul Palatino niente da dire. Ma essendoci ad oggi almeno un Garamond buono per me il confronto non si pone nemmeno. Sicuramente per un testo umanistico. Non ho approfondito la cosa, ma garamondx si può affiancare a newtxmath (con opzione garamondx) e quindi, se proprio si vuole usare un font umanista per comporre matematica, ce n’è uno a disposizione veramente umanista (e non neoumanista come il Palatino). Palatino, che, tra l’altro, è stato disegnato da Zapf per corpi superiori a 12pt. Per il testo Zapf ha disegnato l’Aldus. E infatti il Palatino appare goffo anche a 10pt. Improponibile a 12pt (se non per i titoli)

                                          La fallacia del ricorso all’autorità è sempre in agguato. Knuth e Zapf possono benissimo aver prodotto font illeggibili
                                          anche se il loro intento era l’opposto. Non sono infallibili, per fortuna. E i font Euler accoppiati al Palatino sono
                                          dettati soltanto da compiacimento estetico e, devo dire, un po’ barocco.
                                          Lo sapevi che alla Springer usano anche Word? Cosa dobbiamo concludere?
                                          ArsClassica non la usano all’Università di Oxford. L’ha usata uno studente dell’Università di Oxford.
                                          Ma a parte questo, anche se fosse un template messo a disposizione dall’università stessa,
                                          non cambierebbe il giudizio. Si tratta di uno stile, secondo me, troppo scenografico per un
                                          lavoro scientifico. Ma è stupendo per opere che abbiano una principale finalità estetica.
                                          Per esempio lo vedrei molto bene per un lavoro di storia del teatro seicentesco. Perché no?
                                          Oppure per un volume di musica barocca. Fantastico!
                                          Ma, per favore, non per un libro di matematica discreta.
                                          Ci mancano solo gli svolazzi e i capilettera per arrivare al limite del kitsch.

                                          Inoltre l’idea di avere un font matematico non coerente con il testo,
                                          quando invece ne è disponibile uno coerente, è un’idea malsana
                                          ,
                                          dettata solo da giudizi di estetica e non di sostanza. Un testo è fatto per essere
                                          letto non per essere ammirato per la sua bellezza, per i suoi colori e per le sue
                                          soluzioni grafiche. Testi così hanno il solo effetto di mettere il testo stesso in secondo piano.

                                          Non esiste la classe universale. Soprattutto se graficamente “impegnative”.
                                          Le uniche strutture veramente universali sono quelle semplici ed elementari.
                                          Prendi La forma del libro di Tschichold. Per il resto bisogna scegliere la forma
                                          che meglio si adatta al contenuto. Partendo dal tipo di carattere fino ad
                                          arrivare alla scelte grafiche.

                                          Ripeto una cosa fondamentale.
                                          ClassicThesis è un lavoro di Miede. Una lavoro che funziona male.
                                          Ma è un lavoro suo e non andrebbe riscritto se non da lui.
                                          Visto che lui non la riscrive, l’unica soluzione secondo veramente onesta
                                          è accettare la realtà: esiste un pacchetto che funziona male.
                                          Si è liberi di usarlo o non usarlo.

                                          Ciao
                                          Ivan

                                          Mi sono permesso di annerire le frasi su cui mi trovo particolarmente d’accordo, senza che per questo il mostro che ho creato diventi una crociata contro ArsClassica. 🙂

                                          Per come la vedo io, ArsClassica non ha assolutamente bisogno di ClassicThesis né delle classi KOMA-Script. Il font Euler dà parecchi problemi, specie se intercalato al Palatino: è troppo grande, i numeri sono troppo diversi e si immergono male nel testo. Insomma: si vede proprio che è un’altra cosa. Ma sono gusti.

                                          Sul fatto che Euler non sia un buon font per la matematica, l’ho constatato quando componevo le tabelle dell’Arte. Dover scrivere «il font Euler usato per questa guida non rende la differenza, non rende bene questa lettera, non fa vedere come le cose dovrebbero essere» e magari dover ricomporre la tabella in European Computer Modern e inserirla come immagine, la dice lunga: non è un font adatto, è troppo diverso dagli standard. Non brutto. Ma troppo diverso dagli standard.

                                          Credo che in questo filone si sia abusato del ricorso all’autorità, ci pensavo oggi. Enrico ha detto, Knuth ha commissionato, eccetera. Mozart era un genio, questo è indiscutibile. Ma ha scritto anche robaccia. Non bisogna dimenticarlo.

                                          Euler è un font leggibile, ma se in matematica una certa lettera va in corsivo perché se fosse diritta la scrittura non avrebbe senso e Euler non la mette in corsivo, che devo fare io?

                                          Ciao
                                          Tommaso

                                        • #104959
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                                          lorenzo.pantieri” post=105027[…]

                                          Il PDF che ottengo è questo:

                                          http://www.lorenzopantieri.net/Matematica_files/LetteraCheFaIlVersoAdArsClassica.pdf

                                          Il risultato non è male, ma ci sono alcune cose che non vanno.

                                          1. I box colorati nei link non ci vanno: nell’indirizzo di posta, nel sito dei GuiT (a proposito “guitex” va con una sola “t”), nel sommario e nei numeri di pagina via quegli orrendi box celesti e porpora.

                                          2. I numeri del sommario devono essere in blu (Royal Navy) e cliccabili.

                                          3. I titoli delle sottosezioni vanno in una riga a sé, in neretto sans serif: la numerazione che usi, fra l’altro, può confondersi con quella delle formule.

                                          4. I colori sono sballati: il blu va usato per il nome dei comandi (\usepackage, per esempio) e non delle classi o dei pacchetti (che vanno in neretto sans serif e non vanno colorati); il verde smeraldo va usato solo per i link alla bibliografia; i nomi degli ambienti (“enumerate”) e delle opzioni (“italiccaptions”) non vanno colorati;

                                          5. Aumenta un po’ l’interlinea con \linespread{1.05}.

                                          6. rinomina la sezione 3 in “Ancora un comando”: togli “\section”. In ArsClassica i titoli delle sezioni devono essere brevissimi e costituiti solo da parole (niente formule o codici o simboli).

                                          7. Le testatine non vanno benissimo: via l’espressione “et. al.” (vedi punto precedente) e le lettere devono essere tutte alte uguali.

                                          8. Il punto alla fine delle didascalie (brevi) non lo metto più; via anche la punteggiatura alla fine delle formule.

                                          9. Il corpo 10 è molto piccolo, al limite della leggibilità. Ora consiglierei un corpo di 10.5.

                                          10. Usi molto il maisucoletto nel testo: io non lo userei proprio. Non “Lorenzo PANTIERI”, ma “Lorenzo Pantieri”.

                                          Intanto, grazie per il «non è male»… 🙂 Passiamo però in rassegna i tuoi rilievi.

                                          Circa il punto 1 — lasciando stare la questione di quale distribuzione hai usato per compilare (TeXLive 2013? 😉 ) — e il punto 2, mi sembra di capire che tu consideri le impostazioni di hyperref, anzi, certe impostazioni, come parte integrante dello «stile ArsClassica»; OK, ti accontento, ma questo significa che bisogna includere [tt]\RequirePackage{hyperref}[/tt] nel codice del pacchetto cdplttraclassica, il quale, dunque, andrà caricato (quasi) per ultimo, diciamo al posto di hyperref.

                                          Sul punto 3 rispondo picche: non sono [tt]\subsection[/tt]s, sono [tt]\paragraph[/tt]s (che in articoletteracdp vengono subito sotto le sezioni), e il fatto che siano in testo e in corsivo è un tratto stilistico della classe al quale, mi dispiace, non sono disposto a rinunciare. Avevo provato ad adattarli allo «stile ArsClassica» (TeXnicamente è facile, come sai), ma il risultato non mi è piaciuto per niente, perché sconvolgeva il disegno di articoletteracdp.

                                          Passiamo ai punti 5 e 9: il corpo 10.5pt e l’interlinea, diciamo, 13pt manderebbero a pallino un’altra caratteristica peculiare di letteracdp, e cioè gli sforzi per mantenere, fin che si può, l’allineamento al multiplo intero di mezza interlinea. È senz’altro un bug della classe il fatto che questo allineamento non sia parametrizzato 🙁 , ma finché questo problema non sarà risolto pereferisco tenerlo nascosto sotto il tappeto; quindi, corpo 10 e interlinea 12! 😛

                                          Punto 7: circa il fatto che le testatine debbano essere in maiuscoletto puro, e non in maiuscolo e maiuscoletto, ti esaudisco, sottomettendo anche le testatine all’opzione [tt]forcedcapitalization[/tt] (se specificata, ovviamente). Il contenuto delle testatine stesse, ovviamente, non dipende dal pacchetto cdplttraclassica, ma dall’utente finale: modifica tu stesso, come credi, il primo argomento opzionale passato all’ambiente [tt]foldedletter[/tt].

                                          Stesso discorso per i punti 4, 6 e 10: sono questioni che riguardano quel che decide di fare l’utente finale. Mi adeguo alle tue richieste circa i colori e il titolo dell’ultima sezione, ma non rinuncio all’uso francese di mettere i cognomi in maiuscoletto; tu, naturalmente, puoi fare come vuoi.

                                          Rimane il punto 8, circa il quale pure rimango fisso sulle mie posizioni: il punto in fondo a tutte le didascalie è una caratteristica stilistica di articoletteracdp. Lo puoi sopprimere dando il comando [tt]\nopunct[/tt], definito dalla classe stessa, al termine della didascalia.

                                          lorenzo.pantieri” post=105027Correggi questi aspetti, e hai uno stile “ArsClassica” doc.

                                          Bene: allego i file con le modifiche necessarie, allora! 🙂 La procedura è sempre la stessa (scarica gli allegati, cambia l’estensione di [tt]cdplttraclassica.tex[/tt] in [tt].sty[/tt], installa, compila, osserva il risultato).

                                          lorenzo.pantieri” post=105027
                                          Riguardo al tema della discussione, dopo averci riflettuto sono arrivato a questa conclusione: la soluzione ideale sarebbe scrivere una classe ArsClassica che non si appoggi né su ClassicThesis né sulle classi KOMA. Una classe per scrivere tesi, libri e articoli (prevalentemente scientifici: e che dunque non sia in concorrenza con suftesi), con pochissime opzioni, del tipo “prendere o lasciare”.

                                          […]

                                          … e questo è precisamente il punto al quale volevo portarti: se tu stesso, sia pure in pendenza di una serie di raccomandazioni, sei disposto a intravvedere uno «stile ArsClassica doc» in un documento composto con una classe come articoletteracdp, che ovviamente non ha nulla a che vedere né con le classi KOMA, né con il pacchetto classicthesis, vuol dire che questo «stile ArsClassica» può essere sovraimposto veramente a qualsiasi classe di documento!

                                          Ah, un’ultima cosa: per i collegamenti ipertestuali non ho usato il colore [tt]webbrown[/tt], di cui non ho reperito la definizione, ma il [tt]Mahogany[/tt], che è quasi uguale e appartiene allo spazio [tt]dvipsnames[/tt] (così da limitare a una le opzioni passate a xcolor): spero vada bene lo stesso. 😉

                                          Ciao.


                                          Gustavo

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                                        • #104960
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                                          OldClaudio” post=105040Gustavo, volevi scimmiottare Arsclassica o ArsTeXnica?

                                          […]

                                          ArsClassica, ovviamente: ArsTeXnica non c’entra niente! 😆 Ma è solo uno scherzo, o meglio, un gioco di carnevale: un mettersi in maschera. Avevo già scherzato un annetto fa, su questa mascherata, con Tommaso.

                                          Ciao.


                                          Gustavo

                                        • #104961
                                          lorenzo.pantieri
                                          Partecipante
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                                            Elrond” post=105043
                                            Mi riferivo al fatto che quella frase [sui font] era tale e quale alla voce di Wikipedia […].

                                            Sai cosa c’è di originale (dove “originale” significa “che contiene cose innovative”) nei miei documenti su LaTeX? Nulla. Mi sono limitato a fare una sintesi di materiale tutto già presente in Rete. Il valore del risultato (sempre che ci sia) sta, appunto, nella comodità di avere una sintesi di materiali sparpagliati qua e là. Insomma, il valore (se c’è) sta nell’insieme, non nelle singole parti. Tutto qui.

                                            ivan
                                            La fallacia del ricorso all’autorità è sempre in agguato. Knuth e Zapf possono benissimo aver prodotto font illeggibili
                                            anche se il loro intento era l’opposto.

                                            Non ho mai detto che il fatto che gli Euler siano stati disegnati da Knuth e Zapf li renda perfetti. Dico solo che come biglietto da visita non è male… Quanto ai discorsi sui font, che talora mi pare si riducano a portare autorità (a volte più deboli…) contro altre autorità, in definitiva lasciano tutti il tempo che trovano: è questione di gusti. Se dico “123456789 è un numero primo” posso avere ragione o no, ma se dico che “gli Euler stanno bene con i Palatino” la cosa è in ultima analisi questione di gusti.

                                            Quindi non mi riconosco nel dogmatismo di chi cerca di “dimostrare” che gli Euler non vanno bene. Se piacciono e sono adatti alle proprie esigenze, si usano; altrimenti si lasciano dove sono. Una tuta da ginnastica è perfetta per la palestra e inadatta per un matrimonio; un abito da cerimonia va benissimo per un matrimonio ma non va bene in palestra.

                                            ivan
                                            ArsClassica non la usano all’Università di Oxford. L’ha usata uno studente dell’Università di Oxford.

                                            Da quanto mi risulta, ArsClassica è usata per scrivere tesi di laurea e dottorato nelle università di tutto il mondo. Il che, certo, non vuol dire che sia perfetta! Vuol solo dire che diversi studenti l’hanno usata con soddisfazione per scrivere i loro lavori. Non mi sembra poco.

                                            letteracdp
                                            Mi sembra di capire che tu consideri le impostazioni di hyperref, anzi, certe impostazioni, come parte integrante dello «stile ArsClassica».

                                            Certo: basta aprire arsclassica.sty e ci trovi alcune impostazioni di hyperref (le altre sono in ClassicThesis).

                                            letteracdp
                                            Ah, un’ultima cosa: per i collegamenti ipertestuali non ho usato il colore webbrown, di cui non ho reperito la definizione […].

                                            `\definecolor{webbrown}{rgb}{.6,0,0}`

                                            letteracdp
                                            […] lo «stile ArsClassica» può essere sovraimposto veramente a qualsiasi classe di documento.

                                            Certo.

                                          • #104962
                                            lorenzo.pantieri
                                            Partecipante
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                                              P.S. Ah, pare che ArsClassica la apprezzino anche a Cambridge…

                                              egreg9Nel gruppo Usenet comp.text.tex è comparso questo messaggio

                                              http://groups.google.com/group/comp.text.tex/msg/f3f2f1b7906c4f5d

                                              The prettiest document you’ve ever seen
                                              Philipp Stephani writes:
                                              >Everything written by Philipp Lehman.

                                              and the classicthesis documentation — on ctan
                                              macros/latex/contrib/classicthesis/ClassicThesis.pdf
                                              the arsclassica package is based on classicthesis — on ctan
                                              macros/latex/contrib/arsclassica/ArsClassica.pdf

                                              Robin Fairbairns, Cambridge

                                              Detto da Robin mi pare un complimento mica da poco.

                                              http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?p=59660

                                              😳 😉

                                            • #104963
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                                              lorenzo.pantieri” post=105068[…]

                                              Ah, un’ultima cosa: per i collegamenti ipertestuali non ho usato il colore webbrown, di cui non ho reperito la definizione […].

                                              `\definecolor{webbrown}{rgb}{.6,0,0}`[…]

                                              Mille grazie: era nel codice di classicthesis, dove ho trovato anche [tt]halfgray[/tt] e [tt]webgreen[/tt]. 🙂 Colpa mia, è che spesso sono pigro…

                                              Comunque, carnevale sta per finire, e quindi direi di non insistere oltre con il gioco delle maschere (anche perché di letteracdp non importa un fico secco a nessuno… 😉 ). Vorrei però aggiungere che lo «stile ArsClassica» a me piace, e per lavori didattici o divulgativi, in cui ha più importanza accattivarsi l’occhio del lettore, magari anche con qualche leziosità (Lorenzo ci mette pure le macchie di caffè artificiali… 🙂 ), che comunicare in modo formale informazioni tecniche, è adattissimo.

                                              Ciao.


                                              Gustavo

                                            • #104964
                                              lorenzo.pantieri
                                              Partecipante
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                                                […] Lorenzo ci mette pure le macchie di caffè artificiali […]

                                                Alla fine le ho tolte, sai? Credo che quelle siano macchie lasciate da un bicchiere di plastica di quelli che puoi trovare nelle caffetterie americane, tipo Starbucks. In Italia non mi pare di averne mai visto uno… Nella grandi città, forse. Ma per un lettore italiano medio, il significato di quella macchia non è così familiare, o no? 😉

                                              • #104965
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                                                lorenzo.pantieri” post=105068
                                                Da quanto mi risulta, ArsClassica è usata per scrivere tesi di laurea e dottorato nelle università di tutto il mondo.

                                                Beh, questo è vero per ogni classe LaTeX 😉
                                                Spero però che venga usata per documenti che le si addicono, ovvero documenti classici, di natura storico-letteraria.
                                                Sulla questione de gustibus non mi trovi d’accordo. Il gusto è qualcosa che si educa, allo stesso modo della capacità di raziocinio.
                                                Il relativismo per cui sulle questioni di gusto non si può ragionare perché, appunto, in ultima analisi vale solo l’opinione del soggetto,
                                                ha avuto e ha tuttora conseguenze nefaste, sul piano estetico, ma soprattutto sul piano morale.

                                                Come hai detto tu, uno può vestirsi in tuta o in completo nero.
                                                Ma uno vestito in tuta a un matrimonio non è una persona
                                                che semplicemente ha un suo gusto, legittimo quanto gli altri.
                                                Al contrario è un vero idiota, che dimostra soltanto di non aver capito
                                                di essere in un mondo, fatto relazioni, contesti, tradizioni e…regole.
                                                Certo, il confine tra idiozia, fuori luogo, mancanza di gusto non è
                                                sempre semplice da tracciare. Come accade con tutti i confini di concetti vaghi.
                                                Ma non per questo dobbiamo rinunciare.

                                                De gustibus est disputandum!

                                                Ciao
                                                Ivan

                                              • #104966
                                                lorenzo.pantieri
                                                Partecipante
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                                                  ivan” post=105079
                                                  Spero che [ArsClassica] venga usata per documenti che le si addicono, ovvero documenti classici, di natura storico-letteraria.

                                                  Pensa che per comporre il documento umanistico più significativo che ho scritto non ho usato ArsClassica (proprio non si prestava!), ma ho dovuto “ripiegare” (con soddisfazione!) su ClassicThesis. Il problema sta, lo ripeto, nella lunghezza dei titoli dei capitoli e dei paragrafi: ArsClassica li vuole cortissimi, e non sempre è possibile.

                                                  ArsClassica l’ho usata con soddisfazione per l’Arte (che, in senso lato, è un lavoro di informatica), per i libri di matematica della mia scuola e per il POF del mio Istituto (quest’ultimo, in senso lato, è un documento di “promozione”). Vedo che nel mondo è usata generalmente per scrivere lavori di scienze applicate. Non l’ho vista usata in neppure un documento di “natura storico-letteraria”… 😉

                                                  Quanto agli Euler, ho riaperto dopo tanto tempo questo documento:

                                                  http://www.lorenzopantieri.net/Scritti_files/FunzioniDistribuzioni.pdf

                                                  Trovo che le formule siano belle e leggibili: è solo la mia opinione, si capisce. Il documento è stato il mio primo lavoro significativo composto con LaTeX: alcune cose le cambierei, ma non mi dispiace. Ah, ArsClassica quando l’ho scritto non c’era: si potrebbe usare (alcuni titoli andrebbero accorciati, ma è fattibile).

                                                • #104967
                                                  lorenzo.pantieri
                                                  Partecipante
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                                                    ivan” post=105079

                                                    Da quanto mi risulta, ArsClassica è usata per scrivere tesi di laurea e dottorato nelle università di tutto il mondo.

                                                    Beh, questo è vero per ogni classe LaTeX.

                                                    Certo. Ma ArsClassica ha ricevuto i pubblici elogi di un’aucrtoritas come Robin Fairbairns. E questo non si può dire per ogni classe LaTeX! Posto che, ripeto, qui si tratta di gusti, a me non pare poco.

                                                    Immagina che un capo di abbigliamento sia presentato negli atelier più prestigiosi del mondo (a Milano, Parigi e New York) e che abbia ricevuto i complimenti (disinteressati!) di Mark Jacobs e di Valentino.
                                                    Oppure immagina che un piatto sia preparato ogni giorno nei più rinomati ristoranti del mondo, e che abbia ricevuto i complimenti disinteressati di Alain Ducasse e di Vissani. Certo, si può sempre dire che in fondo quel vestito e quel piatto possono benissimo essere delle schifezze, e che l’opinione di Valentino o di Vissani vale quanto quella di mia nonna. Però è una contro-argomentazione che mi sembra abbastanza debole, e che in ogni caso lascia il tempo che trova. Ti piace quel vestito (o quel piatto)? Prendili! Non ti piacciono? Lasciali dove sono.

                                                    Trovo che i documenti scritti con ArsClassica siano belli, e non ci rinuncio! Trovo che il codice di ArsClassica sia mediocre (per forza: l’ho scritto io, che in programmazione sono una frana).
                                                    Se qualcuno mi scrive una classe che ne emuli (alla perfezione!) il look e che sia solida e ben scritta, gli faccia un monumento. Tutto qui.

                                                  • #104968
                                                    Up
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                                                    lorenzo.pantieri” post=105088

                                                    [quote=”lorenzo.pantieri” post=105068]
                                                    Da quanto mi risulta, ArsClassica è usata per scrivere tesi di laurea e dottorato nelle università di tutto il mondo.

                                                    Beh, questo è vero per ogni classe LaTeX.

                                                    Certo. Ma ArsClassica ha ricevuto i pubblici elogi di un’aucrtoritas come Robin Fairbairns. E questo non si può dire per ogni classe LaTeX! Posto che, ripeto, qui si tratta di gusti, a me non pare poco.

                                                    Trovo che i documenti scritti con ArsClassica siano belli, e non ci rinuncio! Trovo che il codice di ArsClassica sia mediocre (per forza: l’ho scritto io, che in programmazione sono una frana).
                                                    Se qualcuno mi scrive una classe che ne emuli (alla perfezione!) il look e che sia solida e ben scritta, gli faccia un monumento. Tutto qui.[/quote] Ho letto con piacere questo filone di discussione. Penso sia estremamente interessante, considerando anche da dove si era partiti. Personalmente avevo usato ArsClassica per alcune dispense e, sarà un eresia, ma non mi aveva entusiasmato eccessivamente. Si parlava di architetture di rete e il numero di immagini e formule matematiche rispetto al testo era tale per cui sostanzialmente avevo l’impressione che ci fosse qualcosa di stonato rispetto al risultato dell’Arte. Parere personale si intende.

                                                    Solo un paio di considerazioni per Lorenzo. Il fatto che Robin abbia elogiato ArsClassica può far piacere, ma certamente non è una benedizione papale. Poi chiaro, se il 90% delle tesi di triennale/magistrale/dottorato fosse scritto con ArsClassica si potrebbe magari anche condividere. Insomma: non è il caso di esagerare.

                                                    Seconda cosa. ArsClassica è lo stile che hai creato te: non puoi chiedere che qualcuno ti scriva una classe apposta. Se ti serve, puoi sempre scriverla tu e fare l’upload su CTAN. Claudio ha accennato che una soluzione è appoggiarsi a memoir. Secondo me però, se lo sforzo non arriva da te è difficile che si realizzi.

                                                    Ciao
                                                    Claudio

                                                  • #104969
                                                    lorenzo.pantieri
                                                    Partecipante
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                                                      cfiandra” post=105089
                                                      Personalmente avevo usato ArsClassica per alcune dispense e, sarà un eresia, ma non mi aveva entusiasmato eccessivamente. Si parlava di architetture di rete e il numero di immagini e formule matematiche rispetto al testo era tale per cui sostanzialmente avevo l’impressione che ci fosse qualcosa di stonato rispetto al risultato dell’Arte. Parere personale si intende.

                                                      Per curiosità: lo stesso documento realizzato con un altra classe ti è piaciuto di più?

                                                      cfiandra” post=105089
                                                      Solo un paio di considerazioni per Lorenzo. Il fatto che Robin abbia elogiato ArsClassica può far piacere, ma certamente non è una benedizione papale.

                                                      Ci mancherebbe! 😉

                                                      cfiandra” post=105089
                                                      Seconda cosa. ArsClassica è lo stile che hai creato te: non puoi chiedere che qualcuno ti scriva una classe apposta. Se ti serve, puoi sempre scriverla tu e fare l’upload su CTAN. Claudio ha accennato che una soluzione è appoggiarsi a memoir. Secondo me però, se lo sforzo non arriva da te è difficile che si realizzi.

                                                      Ho scritto ArsClassica al massimo delle mie possibilità. Non potrei fare di meglio. Qui sul forum c’è chi potrebbe farlo.

                                                      Di sicuro, e qui spezzo una lancia a favore del famigerato trio Koma/ClassicThesis/ArsClassica, questa nuova ipotetica classe sarebbe tutta da verificare “sul campo”, non solo per quello che riguarda il look, ma anche per la solidità, con gli inevitabili errori di gioventù…

                                                    • #104970
                                                      Up
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                                                      lorenzo.pantieri” post=105090

                                                      Personalmente avevo usato ArsClassica per alcune dispense e, sarà un eresia, ma non mi aveva entusiasmato eccessivamente. Si parlava di architetture di rete e il numero di immagini e formule matematiche rispetto al testo era tale per cui sostanzialmente avevo l’impressione che ci fosse qualcosa di stonato rispetto al risultato dell’Arte. Parere personale si intende.

                                                      Per curiosità: lo stesso documento realizzato con un altra classe ti è piaciuto di più?

                                                      Non avevo provato a compilarlo con una classe diversa onestamente.

                                                      lorenzo.pantieri” post=105090

                                                      Seconda cosa. ArsClassica è lo stile che hai creato te: non puoi chiedere che qualcuno ti scriva una classe apposta. Se ti serve, puoi sempre scriverla tu e fare l’upload su CTAN. Claudio ha accennato che una soluzione è appoggiarsi a memoir. Secondo me però, se lo sforzo non arriva da te è difficile che si realizzi.

                                                      Ho scritto ArsClassica al massimo delle mie possibilità. Non potrei fare di meglio. Qui sul forum c’è chi potrebbe farlo.

                                                      Di sicuro, e qui spezzo una lancia a favore del famigerato trio Koma/ClassicThesis/ArsClassica, questa nuova ipotetica classe sarebbe tutta da verificare “sul campo”, non solo per quello che riguarda il look, ma anche per la solidità, con gli inevitabili errori di gioventù…

                                                      Infatti ArsClassica è un ottimo risultato. Il problema fondamentale, e lo sai meglio di me, è la stabilità di ClassicThesis (tralasciando per un attimo font, ecc…). Per quel motivo una classe, non stile, scritta in modo coerente sarebbe utile. Poi, ovvio: avrà errori di gioventù. L’importante è porvi rimedio garantendo il più possibile la compatibilità con le versioni precedenti 😉

                                                      Ciao
                                                      Claudio

                                                    • #104971
                                                      Up
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                                                      Lo so che è una scemenza che può forse, al massimo, interessare Tommaso, ma «cche vve devo dì, ormai l’ho ffatto: cche ffaccio, ‘o bbutto via?». Non abbiatevene allora troppo a male se vi infliggo la versione 0.07 del pacchetto cdplttraclassica, assieme al suo bravo manualetto. Quest’ultimo è postdatato (a tutti gli effetti) al 14 febbraio, perché volevo una data con un numero minuscolo discendente, e il giorno di San Valentino mi è sembrato più fausto del 13. 🙂

                                                      Il file allegato il cui nome comincia con [tt]cdplttraclassica[/tt] va ovviamente rinominato in [tt]cdplttraclassica.sty[/tt] e installato da qualche parte dove possa essere trovato.

                                                      Ciao.


                                                      Gustavo

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                                                    • #104972
                                                      OldClaudio
                                                      Partecipante
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                                                        Lorenzo, prova a vedere questo documento

                                                        https://dl.dropboxusercontent.com/u/46128876/Tesi.pdf

                                                        Il file sorgente è quello che hai usato per TesiModerna e TesiClassica con uno sfoltimento del preambolo e qualche correzione nei file interni come Ringraziamenti.tex e Dichiarazione.tex per eliminare i comandi \myTitle, \myLocation, eccetera.
                                                        La classe è la stessa usata per artelingue

                                                        Il main file sorgente si riduce a`% !TEX TS-program = xelatex
                                                        % !TEX encoding = UTF-8 Unicode
                                                        % !BIB TS-program = biber

                                                        \documentclass[11pt,% % corpo del font principale
                                                        a4paper,% % carta A4
                                                        twoside,openright,% % fronte-retro
                                                        % oneside,openany,% % solo fronte
                                                        dvipsnames, % nomi dei colori
                                                        babelshortcuts, % scorciatoie di babel
                                                        ]{classeartelingue}

                                                        \defaultfontfeatures{Ligatures=TeX}
                                                        \setmainfont{TeX Gyre Pagella}[Numbers=OldStyle]
                                                        \setsansfont{Iwona}
                                                        \setmonofont{Menlo}[Scale=MatchLowercase]
                                                        \setotherlanguage{english}
                                                        \newfontfamily{\numberfont}{Palatino Linotype}[Numbers=Uppercase]
                                                        \setmathfont{XITS Math}

                                                        \usepackage[suftesi]{frontespizio} % frontespizo
                                                        % per includerlo nel documento bisogna:
                                                        % 1. compilare una prima volta Tesi.tex;
                                                        % 2. compilare a parte Tesi-frn.tex, generato dalla compilazione precedente;
                                                        % 3. compilare ancora Tesi.tex.

                                                        \usepackage{mparhack} % finezze tipografiche

                                                        \addbibresource{Bibliografia.bib} % database per biblatex

                                                        \usepackage{bookmark} % segnalibri

                                                        \hypersetup{% Non usare altro che simboli ASCII in questi metadati
                                                        pdftitle={La prova ontologica dell'esistenza di Dio},%
                                                        pdfauthor={\textcopyright\ Lorenzo Pantieri,
                                                        Universit\`a degli Studi del Magdeburgo,
                                                        Facolt\`a di Lettere e Filosofia},%
                                                        }

                                                        %%%%%%%%%%% Solo per collaudare questo file di prova

                                                        \usepackage{lipsum} % testo fittizio

                                                        \begin{document}

                                                        \frontmatter
                                                        %******************************************************************
                                                        % Materiale iniziale
                                                        %******************************************************************
                                                        \input{MaterialeInizialeFinale/Frontespizio}
                                                        \input{MaterialeInizialeFinale/Colophon}
                                                        \input{MaterialeInizialeFinale/Dedica}
                                                        \input{MaterialeInizialeFinale/Indici}
                                                        \input{MaterialeInizialeFinale/Sommario+Abstract}
                                                        \input{MaterialeInizialeFinale/Ringraziamenti}
                                                        \input{MaterialeInizialeFinale/Introduzione}
                                                        \cleardoublepage
                                                        %******************************************************************
                                                        % Materiale principale
                                                        %******************************************************************
                                                        \mainmatter
                                                        \input{Capitoli/Lorem}
                                                        \input{Capitoli/Ipsum}
                                                        \appendix
                                                        \input{Capitoli/Dolor}
                                                        % *****************************************************************
                                                        % Materiale finale
                                                        %******************************************************************
                                                        \backmatter
                                                        \input{MaterialeInizialeFinale/Bibliografia}
                                                        \input{MaterialeInizialeFinale/Dichiarazione}
                                                        \end{document}`

                                                        Si compila con XeLaTeX; lo si può compilare anche con LuaLaTeX, così da avere la microgiustificazione completamente funzionante, non solo con la protrusione ma anche con l’espansione/contrazione dei font. La classe è basata su memoir, classe molto stabile e molto, molto, molto configurabile. Senza le configurazioni già contenute dentro classeartelingue, memoir produce di default lo stesso impianto della classe book; font, disegno della pagina, eccetera.

                                                        Naturalmente senza il file di classe non puoi verificare; ti ho mandato solo il risultato finale per valutarlo e il main file solo per mostrarti quanto sia semplice impostare font e lingue con XeLaTeX (Serif= Palatino; sansesif= Iwona; mono= menlo; matematica XITS).
                                                        Tutto il resto che era presente nel preambolo di TesiClassica non era roba da preambolo, ma roba per la classe e c’era già.

                                                        Ora, a parte i font matematici che sono ampiamente compatibili con le norme ISO, ma ovviamente sono diversi dagli Euler (non ho nemmeno idea se esistano degli Euler OpenType, ma credo di no), vedi che è possibile fare di qualcosa molto simile all’ArteLaTeX con tutte o quasi le prerogative che vorresti avere (tranne gli Euler). È probabile che classeartelingue.cls si possa “forcare” per averne una versione compatibile con font a 8 bit, i soli che pdflatex può gestire. Non ho nessuna intenzione di eseguire questo fork, perché a me interessa poco una classe di questo genere e questo look della pagina, dei titoli e del resto.

                                                        Questo dimostra solo che scrrport.cs+ClassicThesis.sty+ArsClassica.sty non sono un trinomio obbligatorio; si possono ottenere gli stessi risultati anche con altri strumenti.

                                                      • #104973
                                                        lorenzo.pantieri
                                                        Partecipante
                                                          Up
                                                          0
                                                          Down
                                                          ::

                                                          OldClaudio” post=105098
                                                          Questo dimostra solo che scrrport.cs+ClassicThesis.sty+ArsClassica.sty non sono un trinomio obbligatorio; si possono ottenere gli stessi risultati anche con altri strumenti.

                                                          Non lo metto in dubbio! Fra l’altro, ricordo di aver letto che un teorema afferma che un Commodore 64 può emulare un supercomputer Cray, per cui ci mancherebbe altro!

                                                          Il tuo risultato è un discreto clone dello stile ArsClassica. Ci sono molte differenze (non sto a farti l’elenco): l’originale è un’altra cosa, anche prescindendo dagli Euler. Diciamo che come inizio per un’eventuale classe è promettente… 😉

                                                        • #104974
                                                          OldClaudio
                                                          Partecipante
                                                            Up
                                                            0
                                                            Down
                                                            ::


                                                            Sì, i numeri delle pagine sono in nero, e quello l’ho già corretto in RoyalBlue; invece le impostazioni come quella di rendere attiva come ancora il numero della pagina e non la voce dell’indice, quello con hyperref e xelatex non si può fare, non ho provato con lualatex, perché non mi sembrava importante, rispetto al resto, ma xelatex ahimè produce una versione dvi estesa che viene trasformata un pdf da xdvipdfmx, mi pare che si chiami, e con questo programma di trasformazione non si possono sfruttare tutte le funzionalità di pdtex necessarie per fare quella cosa.
                                                            D’altra parte il motore luatex dovrebbe essere n clone esteso di pdftex, ma sembra che alcune funzionalità di pdftex, presenti inizialmente in luatex, siano state eliminate quasi subito, forse dalla versione 0.20, quindi quando lutex era ancora allo stato infantile.

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