Introduzione alla definizione della geometria della pagina

  • Questo topic ha 4 risposte, 3 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 14 anni fa da OldClaudio.
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  • #77217
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    volevo dei chiarimenti su questa frase estratta dall’ Introduzione alla definizione della geometria della pagina a pag 18 (in basso) di Claudio Beccari:

    la gabbia viene ottenuta di solito con ottima approssimazione, i margini sono sempre nel
    rapporto 1 : 2, non nel rapporto 1 : \Sqrt{2}.

    non ho capito cosa vuole dire questa frase, i margini non dovrebbero essere sempre in rapporto 2:3 sia quelli verticali che orizzontali con lo l’opzione twopage?

    per esempio in geometry:

    `
    vmarginratio=2:3,%
    hmarginratio=2:3,%
    `

    poi un altra cosa, seguendo la regola dei 66 caratteri e volendo tenere un rapporto pari a 210/297 per \textwidth/\textheight non è possibile; cioè verrebbe una \textheight molto piccola (circa 450pt fissando \textwidth a circa 336pt) riempendo poco la pagina giusto?

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    • #77218
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      repez” post=76392volevo dei chiarimenti su questa frase estratta dall’ Introduzione alla definizione della geometria della pagina a pag 18 (in basso) di Claudio Beccari:

      la gabbia viene ottenuta di solito con ottima approssimazione, i margini sono sempre nel
      rapporto 1 : 2, non nel rapporto 1 : \Sqrt{2}.

      non ho capito cosa vuole dire questa frase, i margini non dovrebbero essere sempre in rapporto 2:3 sia quelli verticali che orizzontali con lo l’opzione twopage?

      per esempio in geometry:

      `
      vmarginratio=2:3,%
      hmarginratio=2:3,%
      `

      poi un altra cosa, seguendo la regola dei 66 caratteri e volendo tenere un rapporto pari a 210/297 per \textwidth/\textheight non è possibile; cioè verrebbe una \textheight molto piccola (circa 450pt fissando \textwidth a circa 336pt) riempendo poco la pagina giusto?

      La geometria della pagina è essenzialmente una questione di gusto personale alla luce della tradizione. La classe book usa un rapporto 2:3 per i margini laterali (nel caso di fronte-retro), ma un rapporto 1:1 per il margine superiore e inferiore; si deve però tenere conto che una parte del margine superiore è occupata dalla testatina.. Il pacchetto geometry invece imposta rapporto 2:3 sia per l’allineamento orizzontale sia per quello verticale.

      La “regola” del 66 è semplicemente un consiglio di Bringhurst (e di altri); a me non dice nulla, particolarmente quando viene realizzata misurando l’alfabeto pesando allo stesso modo tutte le lettere. Una misura corretta dovrebbe invece tener conto della frequenza dei caratteri: tutti sanno che le lettere non compaiono affatto con la stessa frequenza e che in italiano “h” e “q” non sono da considerare come “e” oppure “s”. Ovviamente la misura sarebbe diversa da lingua a lingua.

      Ciao
      Enrico

    • #77219
      OldClaudio
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        Con \geometry puoi impostare i rapporti che vuoi; con \areaset delle classi Koma Script, può scegliere in quante strisce dividere in veritcale e in orizzontale, ma quel processo mette sempre due strisce per il margine esterno e per quello inferire e una striscia per il margine interno e per quello superiore; dunque con quel metodo il rapporto fra i margini è sempre 1:2. Anche Gutenberg, che non conosceva il metodo delle strisce, ma usava una costruzione equivalente, otteneva lo stesso risultato che si ottiene con 9 strisce; una per il margine piccolo, due per il margine grande, in totale tre strisce per i margini, e il doppio per il testo, ciò 6 strisce, per un totale di 9 strisce.

        Come dice giustamante Enrico, si tratta di una questione di gusti personali; fino ad un certo punto, nel senso che sarebbe tipograficamente errato prendere du strisce per il margine “piccolo” e una per il margine “grande”; il disegno della pagina sarebbe capovolto e sarebbe una porcheria agli occhi di tutti, e se ne accorgerebbe anche il malcapitato che avesse inavvertitamente invertito gli spazi per i due margini.

        A me, come gusto personale, piace di più se il rapporto fra la gabbia e il totale dei margini, e la suddivisono dello psazio totale fra i margini abbio lo stesso rapporto di forma della pagina. Ma è una questione di gusto personale, che era condiviso anche da alcuni tipografi di un tempo che usavano questa regola anche per i loro prodotti tipografici. Il metodo va benino quando il rapporto di forma è abbastanza alto, diciamo maggiore di 1,414,; già per la carta di formato americano letter, secondo me non va bene; se la pagina avesse un rapporto di forma aureo (1,618) sarebbe perfetto; con un rapporto di forma più alto la gabbia risulta troppo piccola.

        Prima o poi mi decido a misurare i rapporti usati da Gian Battista, sommo tipografo, nel suo Manuale di tipografia; dubito che oggi useremmo lo stesso rapporto, perché i suoi margini sono molto grandi e la gabbia è piccola e incorniciata con un filetto piuttosto nero; erano i gusti della fine del ‘700, inizio ‘800 — oggi farebbe senso. ma varrrebe la pena avere dei numeri da confrontare.

      • #77220
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        il rapporto fra la gabbia e il totale dei margini, e la suddivisono dello psazio totale fra i margini abbio lo stesso rapporto di forma della pagina.

        Grazie, potresti spiegarmi meglio questa regola? magari scrivendo le varie lunghezze di LaTeX tra le quali va eseguito il calcolo? perchè non ho capito cosa intendi per gabbia (il rettangolo avente base \textwidth e altezza\textheight?), totale dei margini e spazio totale dei margini. oppure sapresti indicarmi un documento che la spiega in modo formale?

        intendi questo manuale?

      • #77221
        OldClaudio
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          Credevo di averlo spiegato bene nell’introduzione al disegno della pagina; evidentemente non mi sono spiegato bene.

          La gabbia del testo o lo specchio di stampa è quel rettangolo ideale che contine essenzialmente il testo; può contenenre anche le testatine e i piedini se questi sono otticamente “ingombranti” ed è per questo che esistono comandi come \headinclude o \headexclude, \footinclude \footexculde.

          Che cosa vuol dire “otticamante ingombranti”? è difficile dirlo con una definizione “euclidea”; ma un esempio vale piì di mille parola: se un piedino è abitualmente vuoto e quando non lo è contiene solo il numero della pagina, allora questo NON è otticamante ingombrante; se invece contiene tutte quelle parti che ci si pososno mettere dentro usando fancyhdr, tipo Dipartimeto, destinatorio del rapporto, data di compilazione, data di revisione, chi ha redatto la versione oriaginale, che ha curato la revisone corrente. eccetera (cose possibili e che richiedono un piedino denso di informazione, specialmente nei rapporti tecnici, allora il piedino è ingombrante. Cose analoghe si possono dire per le testatine; queste di solito sono già abbastanza pine con il titolo del capitolo a sinistra e il titolo del paragrafo a destra; oserei dire che le testaine siano sempre dentro la gabbia, ma non escludo che anche testaine abbastanza ingombranti, ma scritte in carattere medio o chiaro possano stare fuori dalla gabbia.

          Nell’introduzione al disegno della pagina verso il fondo ci sono molti disegni che mostrano la gabbia del testo in grigio e le testine e i piedini come rettangoli bianchi; in tutti quei diesegni testaine e piedini sono assunti guori dalla gabbia a meno che non sia esplicitamente detto il contrario.

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