- Questo topic ha 37 risposte, 7 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 16 anni, 11 mesi fa da
lorenzo.pantieri.
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CreatoreTopic
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1 Settembre 2008 alle 6:21 #26456::
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/LaTeXimpaziente.pdfCiao a tutti.
In questi giorni sul forum ci sono state svariate domande di utenti (per lo più laureandi) con poco tempo a disposizione per imparare LaTeX, alle prese con i problemi “classici” che si incontrano durante la stesura di un documento (impostazione dei margini, posizionamento delle immagini, composizione delle tabelle, trattamento della matematica, …).
“LaTeX per l’impaziente” è una nuova introduzione a LaTeX, basata sulla mia guida “L’arte di scrivere con LaTeX” (cui si rimanda per ogni approfondimento), che si propone di fornire agli utenti di LaTeX di lingua italiana gli elementi essenziali per comporre un documento utilizzando il nostro strumento di scrittura preferito.
“LaTeX per l’impaziente” è, sostanzialmente, una versione ridotta all’osso dell’ “Arte di scrivere con LaTeX”, di cui conserva la struttura di base e rispetto alla quale ha il vantaggio di essere breve e di consentire una consultazione molto rapida.
Il “lettore ideale” della guida è un po’ diverso da quello dell’ “Arte”:
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ha pochissimo tempo per imparare LaTeX;
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è poco o per nulla interessato a personalizzare gli aspetti tipografici dei propri documenti, ma si accontenta (!) dei risultati predefiniti;
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desidera scrivere in un LaTeX semplice, decoroso, aggiornato.
La guida si propone dunque come alternativa alla celebre -ma purtroppo ormai datata- “(Mica tanto) breve introduzione a LaTeX”.
Le (quasi) venti pagine in più rispetto alla “(Mica tanto) breve introduzione” sono conseguenza del fatto che “LaTeX per l’impaziente” contiene argomenti che nella versione italiana del manuale di Oetiker non hanno trovato posto, fra cui
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le operazioni per installare LaTeX sul proprio calcolatore;
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le istruzioni essenziali per installare un pacchetto non compreso nella propria distribuzione;
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i programmi ausiliari per visualizzare e manipolare le immagini;
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l’affiancamento di figure o tabelle;
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gli strumenti messi a disposizione da LaTeX per la revisione finale dei propri documenti (mi riferisco ai comandi \looseness e \enlargethispage);
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le principali norme tipografiche della lingua italiana.
Personalmente, ritengo opportuno che questi argomenti trovino posto in una guida anche sintetica, ma mi piacerebbe conoscere anche il vostro parere al riguardo.
Come al solito, se avete idee su argomenti da aggiungere, togliere o modificare nel documento, o se vi dovesse capitare di notare un errore, sia di battitura sia di sostanza, mi fareste un favore comunicandomelo, così che io possa apportare le opportune correzioni in versioni successive.
Auguro a tutti buona lettura.
A presto,
Lorenzo Pantieri -
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CreatoreTopic
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AutoreRisposte
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1 Settembre 2008 alle 6:35 #26457
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1 Settembre 2008 alle 6:50 #26458::
Mi sembra una buona idea.
Speriamo si riveli l’incentivo giusto per chi ha poco tempo, voglia e pazienza…Purtroppo (e l’esperienza ce lo dimostra… :wink:) l’esistenza degli strumenti “giusti” non basta per colmare tutte le lacune di cui parli…
Tuttavia, è già qualcosa che questi strumenti ci siano! Spero di aver dato, in questo senso, un piccolo contributo.
Un salutone,
Lorenzo
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1 Settembre 2008 alle 7:14 #26459::
Grazie Lorenzo per questo altro contributo alla manualistica LaTeX in italiano.
Stai sicuro che a chiunque mi chiederà consigli su manuali per cominciare a scrivere in LaTeX fornirò senza pensarci sia L’arte di scrivere con LaTeX che LaTeX per l’impaziente.Grazie, Alberto
PS: stavolta però non hai utilizzato ClassicThesis come tuo solito 😉
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1 Settembre 2008 alle 7:24 #26460::
PS: stavolta però non hai utilizzato ClassicThesis come tuo solito 😉
ClassicThesis è il mio stile preferito, ma tenendo conto del lettore cui si rivolge questa guida ho ritenuto opportuno usare gli strumenti più semplici possibili: la guida è stata composta con la classe la classe book, con il pacchetto layaureo per i margini e il pacchetto caption per le didascalie. Insomma, “non ho voluto cercare impaginazioni particolari né colori vivaci o anche smorti”.
Al contrario dell’ “Arte”, che usa qualche stratagemma “dietro le quinte” per raggiungere effetti particolari, le informazioni per comporre “LaTeX per l’impaziente” sono contenute nella guida stessa.
Ciao,
L.
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1 Settembre 2008 alle 10:24 #26461::
Molto interessante questa versione ridotta dell’ottimo libro di Lorenzo, che approfitto ancora per ringraziare. Il suo lavoro è importantissimo, non solo per avvicinare tutti a LaTeX, ma anche per chi lo usa da un po’ perché finalmente aiuta a fare chiarezza sulle impostazioni base da adottare ed evitare gli orrori.Per questo mi sono deciso a rileggerlo per la terza volta e appuntare tutti i suggerimenti. Sta venendo fuori non un testo ridotto, cosa a cui ha già brillantemente provveduto l’autore, ma un modello canonico di base commentato succintamente ma esaurientemente. Questo documento lo utilizzerò come template di base nel mio editor.
L’idea che lancio qui è: creiamo un template base completo commentato e rilasciamolo come modello generalistico ma corretto, come convenzione per tutti. Non per uniformare e mortificare la creatività legata a questa arte, ma per fare apprendere a tutti una tecnica corretta, sulla quale, poi, ogni genialità potrà emergere più chiaramente.
Appena completo i miei appunti metterò a disposizione il modello per accogliere i vostri suggerimenti e commenti in primis quelli dell’autore ..ah ho pensato anche al nome kanon.tex. (si potrebbe mettere in appendice al testo o rilasciare per il download allegato al testo).
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1 Settembre 2008 alle 11:50 #26462::
L’idea che lancio qui è: creiamo un template base completo commentato e rilasciamolo come modello generalistico ma corretto, come convenzione per tutti. Non per uniformare e mortificare la creatività legata a questa arte, ma per fare apprendere a tutti una tecnica corretta, sulla quale, poi, ogni genialità potrà emergere più chiaramente.
Innanzitutto ti ringrazio per i complimenti.
L’idea del modello non è da scartare a priori (voglio rifletterci meglio nei prossimi giorni), ma di primo acchito mi lascia perplesso. Credo fermamente che per usare LaTeX sia necessario studiarlo su una guida di base aggiornata, che affronti gli aspetti generali della composizione di un documento (testo, tabelle, figure, matematica, bibliografia, …). Per gli aspetti specifici (matematica avanzata, diritto, filologia, …) ci sono i pacchetti, con la loro documentazione. Né la guida di base né i pacchetti specialistici possono essere trascurati, IMHO.
Il rischio di un modello già predisposto è che l’utente alle prime armi lo usi senza sapere bene quello che sta facendo, e questo creerebbe più guai che altro. Un utente che ha letto “LaTeX per l’impaziente” è perfettamente in grado di comporre un documento corposo, caricando i pacchetti che gli servono.
Ciao,
L.
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1 Settembre 2008 alle 11:58 #26463::
Per quanto l’idea di Schirone sia apprezzabile in sé (io stessa ho predisposto una sorta di template per i miei documenti), concordo mio malgrado con Lorenzo, forte dell’esperienza (a volte fallimentare) riscontrata sul forum.
Una simile scelta aumenterebbe, a mio parere, il numero di “LaTeX-sfaticati”! Perdonatemi la stoccatina… 😆Ciao.
r.
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1 Settembre 2008 alle 13:20 #26464::
Ciao,desidero innanzitutto ringraziare Lorenzo per l’ennesima fatica letteraria 🙂 Trovo che sia importante avere a disposizione un’introduzione sintetica a LaTeX, aggiornata, in italiano. Anzi, proporrei a Lorenzo di caricarla, conclusa la fase di revisione, su CTAN, in modo che possa essere inclusa nelle varie distribuzioni.
Sono poi d’accordo con il fatto che vadano inclusi anche i punti che Lorenzo elenca e che non sono trattati dalla “(Mica tanto) breve introduzione”. Ormai diverse distribuzioni, come proTeXt e MacTeX, si stanno orientando verso il “tutto compreso”, fornendo anche un editore di testo e altro software aggiuntivo, in modo che l’utente meno esperto non debba andarli a cercare altrove. Trovo opportuno che anche le guide di base si adeguino a questa tendenza.
Per quanto riguarda la proposta di Salvatore, io invece non sarei del tutto contrario. Sicuramente è una cosa da fare con molta cura, soppesando bene cosa mettere e cosa no, ma un template ben commentato, secondo me, è uno strumento utile, complementare e non alternativo a una guida.
Max.
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1 Settembre 2008 alle 13:39 #26465
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1 Settembre 2008 alle 14:46 #26466::
kanon.tex non vuole essere una facile scorciatoia per sfaticati, ma la sintesi pratica di tutte le importanti indicazioni date nel manuale. Chi lo apre ha in un centinaio di righe tutto l’essenziale con commenti e rimandi al manuale e può essere subito operativo.Ciò non toglie che se vorrà, e di certo lo dovrà fare prima o poi, potrà integrare con altre conoscenze per adattare lo schema generale alle esigenze concrete del suo lavoro.
Non so voi, ma io quando devo iniziare un documento LaTeX, apro un template di quelli che sono in kile. E sempre rimango deluso perché li trovo molto scarni e non ottimizzati per l’italiano. Ho scritto qualcuno per me, ma ogni volta ho sempre un sacco di dubbi sulla correttezza e canonicità delle mie linee. La lettura di alcuni post e dibattiti sul forum spesso non fa che aumentare la mia insicurezza. Certo parlo da inesperto … ma il bel libro di Pantieri non è per neofiti?
Ovviamente se si ritiene kanon.tex “antididattico” allora e meglio non pubblicarlo, ma sono sicuro che ognuno di noi ha un bel templete che riutilizza, scrivere ogni volta decine di linee di codice per cose che già si sanno, col rischi di fare errori di battitura, è contro ogni legge di programmazione.
Inoltre, mi sembra, che l’intento del libro sia quello di fare un po’ di ordine tra i vari consigli sparsi in più manuali, spesso in contraddizione tra loro, e dare una impostazione corretta al modoi di scrivere LaTeX. Ora, kanon.tex potrebbe essere di aiuto a rivere il nostro codice per eliminare gli orrori. Si creerebbe così una buona uniformità, cioè una scuola, intesa come coerente di pensiero. Ovviamente ognuno sarà libero di farne parte o meno, o di crearne un’altra concorrente ed alternativa.
Non so se sono riuscito ad esprimere il mio pensiero. In definitiva, kanon.tex può rimanere un mio template personale (senza il conforto del GuIT) o lo standard del GuIT. Questo lo decidiamo insieme … anche se mi sembra che l’orientamento per ora sia negativo.
grazie per l’attenzione mostrata per l’argomento
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1 Settembre 2008 alle 15:50 #26467::
Ragazzi, facciamo un po’ d’ordine!Innanzitutto ringrazio Massimiliano per le parole di apprezzamento che ha espresso nei confronti del mio lavoro. 😳 Sarei onorato, naturalmente, che “LaTeX per l’impaziente” venisse pubblicato su CTAN. (Lo stesso varrebbe, a maggior magione, per “L’arte di scrivere con LaTeX”.)
Mi fa piacere che Max pensi che il numero delle pagine della guida (che ho cercato di contenere il più possibile) sia un buon compromesso tra l’esigenza di sintesi e la “completezza”. Del resto, la versione inglese della “The not so short” occupa ben 150 pagine, e contiene argomenti (come l’uso del portoghese, del coreano o del cirillico) che a mio parare non sono indispensabili in una guida di base.
ma il bel libro di Pantieri non è per neofiti?
Il lavoro è rivolto a neofiti ma anche a chi conosce già LaTeX e trova utile disporre di uno strumento molto compatto e di veloce consultazione, che di LaTeX affronti l’essenziale.
Inoltre, mi sembra, che l’intento del libro sia quello di fare un po’ di ordine tra i vari consigli sparsi in più manuali, spesso in contraddizione tra loro, e dare una impostazione corretta al modoi di scrivere LaTeX.
Sì (ed è lo stesso obiettivo dell’ “Arte di scrivere con LaTeX”, anche se i due lavori sono rivolti a un pubblico diverso).
Quanto al modello di documento, si tratta certamente di un’idea da considerare, eventualmente valutando pro e contro del progetto. Dal momento che il tema della presente discussione è “LaTeX per l’impaziente”, consiglierei senz’altro a Salvatore di aprire un apposito topic sul forum!
Ciao,
L.
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3 Settembre 2008 alle 10:09 #26468::
Quanto al modello di documento, si tratta certamente di un’idea da considerare, eventualmente valutando pro e contro del progetto. Dal momento che il tema della presente discussione è “LaTeX per l’impaziente”, consiglierei senz’altro a Salvatore di aprire un apposito topic sul forum!
L.Grazie per il consiglio, ma cosiderate le risposte ricevute, credo non ne valga la pena.
Mi sono permesso di inserirmi in questo post perché mi era sembrata una soluzione in linea con un contributo da dare a “impazienti” desiderosi di vedere subito operativo LaTeX e apperzzarne l’utilizzo quotidiano (al posto magari del solito word). Come non detto. Grazie comunque per i preziosi suggerimenti.
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5 Settembre 2008 alle 7:26 #26469::
Carissimi, come accadde in occasione della pubblicazione della guida “L’arte di scrivere con LaTeX”, il prof. Claudio Beccari ha voluto concedermi l’onore di redigere un elenco dettagliato di preziose osservazioni relative a questo mio nuovo lavoro. Si tratta di osservazioni davvero competenti e interessanti: trovo che imaparare LaTeX con maestri del calibro di Enrico e Claudio sia davvero un piacere…Dal momento che penso che a qualcuno potrebbe interessare conoscere i commenti di Claudio, li riporto di seguito, uno per uno, assieme alle soluzioni che ho scelto di adottare. Il documento aggiornato è disponibile al solito link:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/LaTeXimpaziente.pdfAuguro a tutti buona lettura: se avete nuovi commenti da fare, sono qui!
Ottima idea quella di LaTeX per l’impaziente; ottimo il titolo, parafrasi di TeX for the impatient, scritto a suo tempo da diversi autori, compreso Karl Berry, il nostro attuale presidente internazionale.
Non mi dilungo oltre sui complimenti, che non saranno mai abbastanza; tra l’altro ho appena ricevuto a casa l’edizione stampata dell’ “Arte” che è venuta benissimo. Ulteriori complimenti.
Grazie mille per i complimenti, ne sono onorato! 😳
Ora qualche piccola annotazione.
Ti sono davvero grato per le tue competenti osservazioni (valide, naturalmente, anche per l’”Arte di scrivere con LaTeX”: apporterò le correzioni necessarie nella prossima edizione di quel lavoro).
Quando distingui fra LaTeX e pdfLaTeX nelle pagine 11 e 12 dai per scontato che l’impaziente lettore conosca già i formati DVI e PDF; il secondo forse, ma il primo non lo conosce certamente, quindi non guasterebbe un capoverso per spiegare almeno il primo.
Giusto. Ho aggiunto due incisi su DVI e PDF, nel primo capoverso del paragrafo 3.5, a pagina 10.
Nella pagina 14 definisci ` come “virgoletta aperta [corretto], accento acuto [errato]” Gli incisi fra parentesi quadre sono miei commenti. Ripeti l’errore nella pagina 15 quando comenti l’uso della tastiera italiana per Mac e anche per Linux.
Chiedo scusa a tutti i lettori per questa brutta svista, ora corretta.
Nella pagina 23 dici che layaureo è disponibile fin dall’origine su ogni distribuzione; certo, con MacTeX e con TL completo, lo è, ma con la versione basic di MiKTeX non lo è; lo stesso vale per altri pacchetti.
Ho tolto layaureo dall’elenco dei pacchetti che “devono essere presenti in tutte le distribuzioni fin dall’inizio”.
Come esperto di sillabazione italiana (ithyph.tex l’ho scritto io e ne curo gli eventuali aggiornamenti, su segnalazione di errori che negli ultimi 10 anni non mi sono arrivate; gli unici aggiornamenti che ho fatto sono stati solo per estensioni su parole con radice straniera che non venivano divise correttamente, proprio a causa della radice straniera; tra l’altro, anche se non sono affatto un sostenitore di Bush, ho scoperto che la sua divisione era Bu-sh; nonostante Bush, ho corretto il file…) stento a riconoscere il processo di ricreare il formato per altre lingue non previste come lo descrivi a pagina 27. Forse un principiante non si pone nessun problema e per lui è chiarissimo. Tuttavia nella versione di MiKTeX di cui dispongo non c’è il bottone “update now” ma il bottone “Update Formats”, che non è proprio la stessa cosa. Non so come suggerirti di modificare il testo, ma certamente il mio giudizio non è quello giusto, perché non sono un principiante.
Hai proprio ragione, Claudio: la procedura descritta, forse adeguata per una versione non recente di MiKTeX, non è quella giusta! Per tagliare la testa al toro, ho installato l’ultima versione di MiKTeX (la 2.7) su un PC con Windows e ho provato personalmente come stanno le cose. (Trovo che MiKTeX sia migliorato, rispetto alla versione che usavo un paio di anni fa, anche se a mio giudizio la semplicità e l’eleganza di Mac restano ineguagliate.) Alla fine, ho riscritto quel capoverso di sana pianta. Già che c’ero, ho anche rivisto le parti relative alla gestione dei pacchetti in MiKTeX e alla configurazione di WinEdt. Prego vivamente gli utenti di Windows di controllare l’esattezza delle parti riguardano la loro piattaforma! Mi resta un piccolo dubbio sul nome del file da attivare per avere la sillabazione italiana: ithyph.tex, come riportato nella tua guida, o loadhyph-it.tex, come riportato nel pannello Languages del menu Settings di MiKTeX?
Piuttosto, nella pagina 28, invece/oltre che gli esempi per la lingua tedesca, potresti invece esplicitare i comandi messi a disposizione con l’opzione italian; per esempio il famigerato doppio apice per inserire punti di cesura facoltativi in nomi tecnici che sia più conveniente dividere etimologicamente, per esempio- nitro”idrossil”amminico; poi “-, e “/, e “” (quest’ultimo per inserire le doppie virgolette alte aperte); basta leggere la documentazione della lingua italian nell’apposita cartella …/doc/generic/babel/ — piuttosto, questa è una informazione preziosa sia per il principiante sia per il sedicente navigante di lungo corso, che non ha la più vaga idea di dove trovare la documentazione su babel e suoi annessi e connessi sull’albero della sua distribuzione.
Proprio così, Claudio. In questi giorni ho studiato quanto scrivi a proposito della divisione in sillabe nella tua “Introduzione all’arte delle composizione tipografica con LaTeX”. Ho anche letto la parte relativa all’opzione italian nella documentazione del pacchetto babel. Si tratta di letture davvero interessanti, che consiglio a tutti. Alla fine, ho rivisto completamente gli esempi presentati nel paragrafo 5.4.1 sulla divisione delle parole in fin di riga e, nel paragrafo 5.7.1 di pagina 38, ho aggiunto una menzione alle scorciatoie “”, “<, e "> per introdurre le virgolette alte aperte e i caporali aperti e chiusi, rispettivamente.
Non ho menzionato invece il doppio apice per inserire punti di cesura facoltativi: penso che all’impaziente lettore basti poter suggerire la sillabazione delle parole “eccezionali” tramite \hyphenation o \-. (Al contrario, farò menzione di quel comando nella prossima edizione dell’”Arte”, dal momento che ritengo che l’argomento possa interessare il suo “lettore ideale”.)
A pag. 30 citi i CM-super; senz’altro sono usabili, ma scaricarli vuol dire avere un grosso ingombro nel disco fisso e usare font che non sono il massimo (non lo dico io, che potrei non aver notato certe imperfezioni — in effetti non le ho notate — ma lo dicono gli esperti); inoltre essi contengono anche il cirillico ed era intenzione dell’autore di includere anche il greco. Quest’ultimo fatto, che io sappia, non ha avuto luogo. Io consiglierei invece di caricare i Latin Modern, già presenti nelle maggiori distribuzioni (\usepackage{lmodern}), certamente con TeX Live e MacTeX; non sono sicuro che una versione recente di MiKTeX (v.2.6 oppure 2.7) li contenga in prima installazione. Tuttavia la gestione dei pacchetti mancanti è così buona con MiKTeX, che se mancassero, il programma chiederebbe da solo se si vuole installare il pacchetto e alla risposta affermativa installa sia il .sty, sia i font e configurerebbe correttamente anche le mappe, per cui, forse bisogna aspettare qualche minuto, ma alla fine i font LM sono decisamente ottimi e senza imperfezioni.
Molto interessante. Ho aggiunto una menzione ai font LM nel paragrafo 5.2 sulla codifica dei font, a pagina 30.
In alternativa ai font CM-super, è possibile usare i font Latin Modern, che forniscono un vasto repertorio di caratteri utili per scrivere nelle lingue neolatine e rappresentano un valido sostituto dei Computer Modern:
`\usepackage{lmodern}
\usepackage[T1]{fontenc}`I font Latin Modern sono inclusi in tutte le distribuzioni recenti di \LaTeX.Ne approfitto per ringraziare nuovamente Massimiliano Dominici per i preziosi chiarimenti che mi ha esposto al riguardo.
Be’ le raccomandazioni della pagina 30 sulle virgole vanno bene per la lingua inglese, che mette virgole anche dopo il soggetto, solo perché parlando si inserisce una breve pausa per far risaltare il soggetto. In italiano c’è una certa libertà di manovra, ma la grammatica dice esattamente come e quando si può o si deve mettere una virgola, certamente non dopo il soggetto! Quando si incontra uno scritto in inglese che usa questa regola per l’inserimento delle virgole, viene davvero la mosca al naso; io spesso termino la lettura, a meno che l’argomento sia unico (cioè trattato solo in quell’articolo) e mi interessi molto.
Ho visto (consultando anche il sito dell’Accademia della Crusca) che le regole per inserire la virgola sono piuttosto complicate. In una guida a LaTeX, tanto più se rivolta ad un’impaziente, non credo sia possibile/opportuno sviscerare questo problema, tuttavia è certamente il caso che la guida non contenga affermazioni errate… Di conseguenza, ho “ammorbidito” quel capoverso aggiungendo prudenti “di solito”, “può essere opportuno” e “probabilmente”, concludendo con la precisazione:
In ogni caso, è bene ricordare che in italiano la virgola non deve mai essere usata per separare il soggetto dal predicato o quest’ultimo dal complemento oggetto.
L’esempio di supercalifragilistichespiralidoso della pagina 33 riesce meglio usando il doppio apice, sebbene LaTeX divida in sillabe correttamente questa parola senza bisogno di nessun aiuto. Io sceglierei una parola tecnica o una parola di origine straniera, assicurandomi prima che la divisione di default non sia corretta di per sé, altrimenti l’esempio diventerebbe inutile; qualche composto chimico da dividere etimologicamente; un bel Weltanschaung, o qualcosa del genere. In italiano vale sempre l’uso del doppio apice.
Come ti dicevo, ho corretto il paragrafo sulla divisione delle parole in fin di riga tenendo conto delle tue osservazioni.
Nella pagina 48 non fai cenno a \enlargethispage*{\baselineskip}; rispetto alla mancanza di asterisco questo comando cerca di infilare una riga in più nella pagina cercando di recuperarne l’ingombro accorciando i contrografismi verticali, e, se possibile, senza allungare la pagina; io lo trovo più efficace sia di \looseness sia di \enlargethispage senza asterisco.
Ho aggiunto una menzione al comando \enlargethispage*:
In alternativa, si può usare la versione asterisco del comando \enlargethispage,
`\enlargethispage*{\baselineskip}`
che prima di allungare la pagina di una riga cerca di stringere il più possibile gli spazi bianchi verticali al fine di non allungare la pagina, ovvero di allungarla il meno possibile.Nella tabella 6.2 ci sono troppi filetti orizzontali secondo le raccomandazioni di booktabs; secondo queste raccomandazioni si possono mettere solo il primo, il secondo e l’ultimo, che tu hai messo un po’ più spessi; ma booktabs sconsiglia i filetti verticali in modo assoluto; quelli orizzontali in generale, salvo quelli che servono per distinguere la riga indice e talvolta l’inizio e la fine della tabella; probabilmente l’autore di booktabs nella tabella 6.2 avrebbe usato solo il secondo filetto, sotto alla riga indice.
Penso che tu abbia ragione quando dici che ci sono troppi filetti orizzontali. E infatti li ho tolti. Anzi, ho rivisto tutte le tabelle del documento, eliminando molti filetti orizzontali (ottenuti con \midrule) e sostituendo le righe più spesse (che erano state ottenute con un comando ad hoc, \otoprule) con dei semplici \midrule. In questo modo, fra l’altro, le cose diventano ancora più facili per un impaziente, che non è interessato alle personalizzazioni e che così può limitarsi a usare i tre comandi predefiniti di booktabs.
Ho invece dei dubbi sulla tua ultima affermazione a proposito della tabella 6.2. Riporto dalla documentazione di booktabs:
In the simplest of cases a table begins with a \toprule, has a single row of column headings, then a dividing rule called here a \midrule; after the columns of data we finish off with a \bottomrule.
Mi pare che l’autore consideri normale far iniziare una tabella con una linea \toprule, farla seguire con una riga con le intestazioni delle colonne a sua volta seguita da una linea \midrule, e farla terminale con una \bottomrule. In tutte le tabelle del documento ho adottato questa convenzione.
Nella pagina 55 associ Inkscape a WinFIG; è chiaramente errato; WinFIG è la versione Windows di Xfig.
Corretto: si tratta(va) di un % dimenticato…
Nella pagina 63 c’è scritto “se lo spazio fisico non è c’è”; forse volevi scrivere “se lo spazio fisico non c’è, non c’è”. A pag. 75 c’è ” di pedici s e apici” con una s di troppo.
Corretto.
Pag. 81: a me risulta che bisogna scrivere $V_{\mathrm{eff}}$; può darsi che mi sbagli. In ogni caso i comandi dell’opzione italian di babel mettono a disposizione \ap{…} e \ped{…} che in matematica inseriscono apici o pedici in tondo, mentre in modo testo inseriscono apici o pedici nel font corrente; in modo testo servono per abbreviazioni antiquate come F\ap{lli} per Fratelli, oppure per loghi come Word\ped{Star}. Vanno benissimo per gli ordinali maschili o femminili 1\ap{o} e 2\ap{a}, eccetera.
Il codice $V_\mathrm{eff}$ non mi dà alcun errore. Ho aggiunto una menzione ai comandi \ap e \ped, a pagina 84.
Pag. 103: il commento ironico “Ricorda!…” non è ironico per un principiante impaziente…
Ho riformulato il commento, togliendo l’ironia, ma mantenendo il senso.
Sempre a pag. 103. Io metterei una definizione più semplice”
`\makeatletter
\def\cleardoublepage{\clearpage
\if@twoside
\ifodd\c@page
\else
\null\thispagestyle{empty}\clearpage
\fi
\fi}
\makeatother`
la mia definizione si basa sul fatto che \clearpage va davvero su una pagina nuova anche se si sta componendo su due colonne, mentre in questo modo di composizione \newpage va all’inizio della colonna successiva. D’altra parte il tuo terzo \if serve appunto a verificare questo fatto, mentre con \clearpage non ce n’è bisogno. Inoltre \null sta per \hbox{} ma è logicamente più chiaro che non scrive “nulla”.Corretto secondo le tue indicazioni.
Pag. 105 hai inserito due volte “giù (avverbio)”; forse volevi dire “già (avverbio)”.
Corretto.
Pag. 106: scrivi: “il codice \’E produce direttamente “È””, ma la scrittura giusta dell’accento grave sulla maiuscola è \`E.
Corretto.
pag. 106: LaTeX tende sempre a evitarlo. No, non tende: non lo fa per costruzione perché ho impedito l’ “a capo” dopo l’apostrofo; certo che se si lascia uno spazio dopo l’apostrofo nel file sorgente, LaTeX non può fare nulla. Cambierei il testo per specificare che l’apostrofo indica sia una apocope sia una aferesi (caduta di una parte di parola all’inizio o alla fine) ma anche una elisione (una aferesi per “scontro” di vocali) dove l’apostrofo sta al posto della vocale elisa; in quest’ultimo caso nel file sorgente non bisogna mai lasciare uno spazio dopo l’apostrofo.
Le tue sono osservazioni ineccepibili, Claudio, e nella prossima edizione dell’”Arte” farò senz’altro riferimento a tutti questi argomenti.
Ho però il timore che una trattazione di aferesi, apocope ed elisione possa essere un poco fuori luogo in una sintetica appendice dedicata a un lettore impaziente, che “bada al sodo”. Come avrai notato, ho cercato di ridurre quell’appendice all’osso, riassumendo drasticamente quella dell’”Arte” (per esempio, manca la distinzione tra accento tonico e fonico: ad un impaziente basta sapere quando usare l’accento grave e quando quello acuto).
In ogni caso, ho completamente riformulato quel paragrafo tenendo conto delle tue osservazioni, cercando di non dare informazioni scorrette, ma mantenendo un tono “basso”:
L’apostrofo segnala normalmente la caduta della parte iniziale, come in “‘sta” (per “questa”), o finale di una parola, come in “un’altra”, “un po’”, “da’” (imperativo), eccetera.
Quando cadono lettere o sillabe iniziali l’apostrofo è preceduto da uno spazio. Quando cadono sillabe finali l’apostrofo è seguito da uno spazio o da un segno di interpunzione.
Quando in una parola cade una vocale finale di fronte ad un’altra parola che inizia per vocale (come in “un’altra” o in “quell’uomo”), l’apostrofo sta al posto della vocale elisa; in quest’ultimo caso nel file sorgente non bisogna mai lasciare uno spazio dopo l’apostrofo. In questo modo, LaTeX evita automaticamente che resti l’apostrofo in fin di riga. Per esempio, “quell’uomo” viene diviso in sillabe come una parola unica in “quel-l’uo-mo” (occorre l’opzione italian di babel).
Che ne pensi?
Pag: 109: il riferimento [8] al LaTeX Companion non è aggiornato: la seconda edizione è del 2004 ed è fatta molto meglio della prima edizione ed è molto più ricca.
Corretto.
Pag. 111: indice analitico. Visto che hai usato una forma non standard di indice analitico, varrebbe la pena che nell’apposito capitolo indicassi quale pacchetto hai usato per compilare l’.idx in un .ids che contiene anche la suddivisione e l’indicazione (quasi fossero sezioni non numerate} della lettera iniziale del blocco dell indice che contiene lemmi di primo livello che iniziano con quella lettera. L’ambiente theindex da solo non lo fa e l’impaziente, magari, vorrebbe farlo.
Ops, la forza dell’abitudine! La mia idea era di non usare un indice analitico personalizzato (al solito, l’impaziente si accontenta dei risultati predefiniti, per le personalizzazioni c’è l’”Arte”!), ma di usare quello di default (anche se non è molto elegante). Per abitudine, l’ho composto con uno stile ad hoc. Adesso l’indice analitico è quello predefinito: per un principiante va benissimo!
Ancora una volta: come faccio a ringraziarti per le tue osservazioni così competenti e puntuali?
Un salutone!
A presto,
Lorenzo
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11 Settembre 2008 alle 8:44 #26470::
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/LaTeXimpaziente.pdfCiao a tutti, ho appena aggionato il lavoro. I cambiamenti mi sono stati suggeriti dal prof. Claudio Beccari, cui rivolgo un ringraziamento davvero speciale.
1. Ho modificato la pagina dietro al frontespizio.
2. A pagina 8, ho aggiornato la procedura per ottenere il controllo ortografico in lingua italiana in WinEdt.
3. A pagina 21, ho aggiornato la procedura per installare un pacchetto in MiKTeX.
4. A pagina 29, ho riscritto il paragrafo su inputenc, consigliando le codifche latin1 o (in alternativa) utf8, che sono disponibili sulla maggioranza degli editor su piattaforma Windows, Mac e Linux e che, rispetto alle altre codifiche, assicurano una maggiore compatibilità tra le diverse piattaforme.
5. A pagina 30, ho riscritto di sana pianta (a quattro mani con OldClaudio) il paragrafo sulla codifica dei font, che conteneva svariate imprecisioni.
In effetti, l’utilizzo di tale codifica [la codifica T1 dei font] richiede l’uso di font con un formato opportuno per evitare di dar luogo a problemi di visualizzazione di file PDF su versioni di Adobe Reader precedenti alla sesta; in particolare può accadere che i font appaiano sgranati. La soluzione di questo problema è fornita dai font vettoriali, per esempio dalla collezione di font CM-Super, inclusa nelle distribuzioni MiKTeX (installazione completa) e TeX Live, e attivata automaticamente quando si carica il pacchetto fontenc con l’opzione T1 e si compila con PDFLaTeX (oppure si trasforma il file DVi in formato PDF con gli appositi programmi); i font di tale collezione hanno la stessa forma dei font EC, ma presentano molte migliorie in termini di qualità di resa allo schermo. Per maggiori dettagli su questa famiglia si rimanda alla relativa documentazione.
In alternativa ai font CM-Super, è possibile usare i font Latin Modern (richiedono PDFLaTeX; in alternativa, si può usare la conversione del file DVI in PDF attraverso gli appositi programmi), che forniscono un vasto repertorio di caratteri utili per scrivere nelle lingue neolatine e rappresentano un valido sostituto dei Computer Modern:
`\usepackage{lmodern}
\usepackage[T1]{fontenc} `I font Latin Modern sono inclusi in tutte le distribuzioni recenti di LaTeX.6. A pagina 32 ho riscritto completamente il paragrafo sulla divisione delle parole in sillabe. Ho anche aggiunto una menzione ai comandi “/ (che consente di andare a capo dopo la barra), “” (per le virgolette alte aperte), “< e "> (per i caporali aperti e chiusi, rispettivamente), messi a disposizione dall’opzione italian del pacchetto babel.
7. A pagina 35 ho sviluppato il paragrafo sulle proporzioni di pagina, menzionando, fra l’altro, la regola di Bringhurst.
8. Nel capitolo sulle tabelle e le figure viene consigliato \columnwidth in luogo di \textwidth nell’inserimento di oggetti fuori testo.
Quando si inseriscono figure o tabelle fuori testo, mediante gli ambienti figure o table, è preferibile utilizzare, in luogo del comando \textwidth (che indica la larghezza del corpo del testo), la larghezza della colonna di composizione \columnwidth (che per documenti scritti in un’unica colonna coincide con \textwidth), dal momento che, così facendo, se se si vuole passare da una composizione a piena pagina ad una composizione a due colonne non è necessario modificare il codice.
Se si inseriscono figure o tabelle in testo, è possibile anche servirsi del comando \linewidth, che indica la lunghezza della riga corrente: normalmente essa è uguale a \columnwidth , ma in alcuni ambienti, come ad esempio gli elenchi, è più corta.
9. A pagina 77, nel paragrafo sulla definizione dei nuovi operatori matematici, ho modificato l’esempio: \arcsinh (che non è definito né da LaTeX né da amsmath) al posto di \mcm.
10. A pagina 108, ho riscritto il paragrafo sull’uso dell’apostrofo.
A presto,
Lorenzo
-
27 Settembre 2008 alle 5:50 #26471::
Carissimi, di seguito riporto le modifiche al lavoro relative al mese di ottobre.http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/LaTeXimpaziente.pdf
1. A pagina 27, un’aggiunta alla procedura per attivare la sillabazione italiana in MiKTeX:
Se si usa la versione di base (basic) di MiKTeX, è necessario anche selezionare, dal pannello Packages del menu Settings di MiKTeX, la voce Language Support -> Italian; dopo di ciò si effettua l’aggiornamento dei “file di formato” e della base di dati di MiKTeX (Update Formats e Refresh FNDB).
2. A pagina 29, una menzione al programma incov (per Linux e Windows) per cambiare la codifica di input di un file.
3. A pagina 30,
In effetti, l’utilizzo di tale codifica [la codifica T1 dei font] richiede l’uso di font con un formato opportuno per evitare di dar luogo a problemi di resa allo schermo con versioni non aggiornate di programmi per visualizzare file PDF (come ad esempio Adobe Reader, Anteprima o Xpdf): in particolare può accadere che i font appaiano sgranati.
al posto di
In effetti, l’utilizzo di tale codifica richiede l’uso di font con un formato opportuno per evitare di dar luogo a problemi di resa allo schermo con versioni di Adobe Reader precedenti alla sesta: in particolare può accadere che i font appaiano sgranati.
4. A pagina 35, “margini troppo stretti” -> “margini troppo ampi”.
5. A pagina 36,
Come ampiezza media di un carattere viene assunto il rapporto tra la lunghezza dell’alfabeto latino minuscolo “abcdefghijklmnopqrstuvwxyz” ed il numero di lettere che lo compongono (26).
al posto di
Come ampiezza media di un carattere viene assunto il rapporto tra la lunghezza dell’alfabeto inglese minuscolo ed il numero di lettere che lo compongono (26).
6. A pagina 62, una menzione al comando
`\linewidth`Se si inseriscono figure o tabelle in un elenco o in una citazione, può essere utile servirsi del comando \linewidth, che indica la lunghezza della riga corrente: normalmente essa è uguale a \columnwidth, ma in alcuni ambienti, come per l’appunto quelli per gli elenchi e per le citazioni, è più corta.
(È preferibile evitare di servirsi del comando \linewidth fuori dagli ambienti per gli elenchi e per le citazioni, in quanto il suo valore è, in generale, imprevedibile al di fuori di quei contesti.)
Una precisazione su questo punto mi pare opportuna: come già dettoaltrove, nonostante il comando \linewidth funzioni nella maggior parte dei casi (e il lettore impaziente possa trovarne allettante l’utilizzo), ho preferito non consigliarlo (al di fuori degli ambienti per gli elenchi e per le citazioni), in quanto vorrei abituare il lettore (anche impaziente) ad un LaTeX quanto più “ortodosso” possibile.
Un ringraziamento davvero speciale a Claudio Beccari e a Enrico Gregorio che mi hanno aiutato a sviscerare questo punto.
7. A pagina 64,
Per centrare una figura mobile è opportuno utilizzare il comando \centering invece dell’ambiente center, poiché lo spazio verticale supplementare inserito da quest’ultimo -che è adeguato nell’inserimento di figure (e tabelle) in testo- risulta invece indesiderato nell’inserimento di figure mobili (di regola, la didascalia di una figura si scrive sotto la figura).
al posto di
Per centrare una figura mobile è opportuno utilizzare il comando \centering invece dell’ambiente center, poiché quest’ultimo inserisce uno spazio verticale supplementare indesiderato (di regola, la didascalia di una figura si scrive sotto la figura).
8. A pagina 74, ho aggiunto \sigma e \varsigma nella tabella 7.2. Ho anche corretto il relativo capoverso:
Per scrivere documenti in accordo con il gusto europeo, è utile ridefinire le lettere greche varianti (ad eccezione di \varsigma) come normali.
al posto di
Per scrivere documenti in accordo con il gusto europeo, è utile ridefinire le lettere greche varianti come normali.
9. A pagina 82, una menzione agli ambienti gathered, aligned e subequations.
10. Qualche altro dettaglio qua e là.
Ringrazio Claudio Beccari per i punti 3, 5, 6 e 9; Enrico Gregorio per il punto 6; Giovanni Saponaro per i punti 7 e 8; Massimiliano Dominici per il punto 2.
Ciao,
Lorenzo
-
29 Settembre 2008 alle 8:27 #26472
-
27 Ottobre 2008 alle 8:46 #26473::
Ciao a tutti,
di seguito riporto le modifiche al lavoro relative al mese di novembre.1. La litografia di Escher riprodotta nel frontespizio e a pagina 67 è intitolata “Mano con sfera riflettente” (“Hand with reflecting sphere”) e non “Autoritratto”, come erroneamente riportato in precedenza.
2. Nel preambolo del documento:
`\hyphenation{ma-cro-istru-zio-ne nitro-idrossil-amminico}`3. Nella nota 2 a pagina 29:
Per trasformare in latin1 o utf8 un file codificato diversamente, è possibile utilizzare il programma Charco, multipiattaforma e gratuito (http://www.marblesoftware.com/Charco.html). Su Linux è disponibile anche l’analogo iconv (http://www.gnu.org/software/libiconv/).
4. A pagina 30, ho riformulato gli ultimi due capoversi del paragrafo 5.2 sulla codifca dei font. Ringrazio Massimiliano Dominici ed Enrico Gregorio per i suggerimenti.
5. A pagina 32, ho rivisto il paragrafo sulla composizione dei capoversi e ho modificato i relativi esempi.
Terminare un capoverso con una formula fuori corpo è raro, ma comunque lecito. È invece sempre sconsigliabile iniziare un capoverso con una formula, a maggior ragione se fuori corpo.
6. A pagina 60,
`\graphicspath{{grafici/},{foto/}}`
al posto di
`\graphicspath{{grafici},{foto}}`7. A pagina 61,
`\emph{Tassellazione del piano con Rettili}`
al posto di
`\textit{Tassellazione del piano con Rettili}`
A pagina 97,
`\emph{L'arte di scrivere con \LaTeX}`
al posto di
`\textit{L'arte di scrivere con \LaTeX}`8. Una modifica “dietro le quinte”. Nella composizione del documento, ho ridefinito i parametri \clubpenalty, \widowpenalty e \displaywidowpenalty nel modo seguente:
`\clubpenalty = 9999
\widowpenalty = 9999
\displaywidowpenalty = 9999`
Ciao,
L.
-
27 Ottobre 2008 alle 9:18 #26474::
8. Una modifica “dietro le quinte”. Nella composizione del documento, ho ridefinito i parametri \clubpenalty, \widowpenalty e \displaywidowpenalty nel modo seguente:
`\clubpenalty = 9999
\widowpenalty = 9999
\displaywidowpenalty = 9999`Come l’hai fatto? CI sono alcune cosette delicate al riguardo. Se hai semplicemente scritto così, sappi che non tutto funziona come pensi. Prova a compilare il testo seguente e dimmi quante volte vedi scritto 9999 nel log. 😉
`\documentclass{book}
\usepackage[italian]{babel}\clubpenalty = 9999
\begin{document}
\showthe\clubpenalty\chapter{Un capitolo}
\showthe\clubpenaltySome initial text
\showthe\clubpenaltyTesting: one, two, three…
\showthe\clubpenaltyTesting: one, two, three…
\showthe\clubpenalty
\end{document}`
Ciao
Enrico
-
27 Ottobre 2008 alle 9:18 #26475::
Come l’hai fatto? CI sono alcune cosette delicate al riguardo. Se hai semplicemente scritto così, sappi che non tutto funziona come pensi.
Ahi, l’ho scritto proprio così. Ho notato che l’unico effetto è stato quello di aver eliminato una riga orfana in una pagina… ma dal momento che mi dici che ci potrebbero essere effetti collaterali, farò senz’altro retro-marcia e curerò quella riga con altri metodi meno “invasivi”…
Grazie mille, al solito!
Lorenzo
-
27 Ottobre 2008 alle 11:44 #26476::
Come l’hai fatto? CI sono alcune cosette delicate al riguardo. Se hai semplicemente scritto così, sappi che non tutto funziona come pensi.
Ahi, l’ho scritto proprio così. Ho notato che l’unico effetto è stato quello di aver eliminato una riga orfana in una pagina… ma dal momento che mi dici che ci potrebbero essere effetti collaterali, farò senz’altro retro-marcia e curerò quella riga con altri metodi meno “invasivi”…
Il problema è, come avrai certamente capito dalla compilazione, è che il tuo valore non viene affatto preso. Infatti il valore mostrato è sempre 3000 (tranne che dopo il capitolo, dove viene posto da LaTeX a 10000).
Il modo corretto è, usando babel, di scrivere
`\addto\extrasitalian{\clubpenalty9999 \@clubpenalty9999 }`
se vuoi che il valore sia sempre lo stesso. Oppure puoi modificarlo “localmente” per il capoverso incriminato.Ciao
Enrico
-
28 Ottobre 2008 alle 6:09 #26477::
Carissimi,ho appena messo in linea una “revisione straordinaria” della guida. Il merito di questa revisione è di Vincenzo Alex Balzano, che mi ha segnalato alcuni refusi presenti nell’”Arte di scrivere con LaTeX” (refusi che, in buona parte, erano presenti anche in questa versione ridotta del lavoro): ho ritenuto opportuno correggerli immediatamente. Ringrazio di cuore Vincenzo per la sua lettura così attenta e competente.
Alla prossima,
L.
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28 Novembre 2008 alle 8:18 #26478::
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/LaTeXimpaziente.pdfCiao a tutti,
di seguito riporto le modifiche al lavoro relative all’edizione di dicembre.
1. A pagina 26 ho aggiunto la seguente precisazione:
Per evitare problemi, è opportuno che il percorso (path) dei file inclusi mediante il comando \input non contenga spazi.
2. Una finezza metodologica. A pagina 66 della versione precedente della guida, presentando l’opzione H del pacchetto float, veniva proposto il seguente codice:
`\begin{figure}[H]
\centering
\includegraphics[width=0.5\columnwidth]{Formica}
\caption{Un esempio d’uso del pacchetto \textsf{float}.}
\label{fig:float}
\end{figure}`
Questo brano presenta(va) un uso non del tutto adeguato del comando
`\textsf`
Infatti (come ribadito nel paragrafo 10.1 a pagina 103 della stessa guida), di regola non si usano quasi mai dei comandi di cambiamento di stile in un documento scritto con LaTeX: si preferisce definire un insieme di comandi che rispecchiano la logica del testo e utilizzare questi ultimi. Quindi, non
`\caption{Un esempio d’uso del pacchetto \textsf{float}.}`
ma piuttosto
`\caption{Un esempio d’uso del pacchetto \pacchetto{float}.}`
dove \pacchetto è un apposito comando personalizzato (per scrivere la guida ho naturalmente usato un comando ad hoc, \pacchetto, che stampa il suo argomento nel font senza grazie e lo aggiunge nell’indice analitico). Poiché credo che, in quel contesto, fare riferimento ad un comando personalizzato possa distrarre il lettore (dal momento che l’argomento in esame è la spiegazione dell’opzione H del pacchetto float), ho preferito aggirare il problema riformulando il brano:
`\begin{figure}[H]
\centering
\includegraphics[width=0.5\columnwidth]{Formica}
\caption{Una figura posizionata manualmente.}
\label{fig:float}
\end{figure}`3. Una modifica al paragrafo 4.4.5 a pagina 21.
I pacchetti si caricano con il comando
`\usepackage[]{ pacchetto }`
doveè il nome del pacchetto e è un elenco di voci, separate da virgole, che specificano particolari caratteristiche del pacchetto. Un’opzione può essere costituita da un’unica parola o da una voce del tipo = . Ho modificato di conseguenza l’intero documento (compreso l’indice analitico), sostituendo “opzione” con “chiave”, quando necessario.
4. A pagina 60 ho aggiunto:
Per evitare problemi, è opportuno che il percorso dei file inclusi mediante il comando \graphicspath non contenga spazi.
5. A pagina 59, 62 e 65: “due colonne” -> “più colonne”.
6. A pagina 66 ho aggiunto una doverosa precisazione in merito alla famigerata opzione di posizionamento H fornita dal pacchetto float, spesso consigliata (per lo più a sproposito) all’utente principiante che si lamenta della “mancanza di un’opzione per posizionare un oggetto mobile nel punto esatto in cui è inserito nel file sorgente”:
È opportuno non abusare dell’opzione H: essa va usata solo in circostanze eccezionali ed esclusivamente in sede di revisione finale, per ottenere un effetto di impaginazione particolare, se si sa davvero che cosa si sta facendo.
Di seguito trovate una bella recensione del lavoro, scritta da Lorenzo Motti, che ringrazio:
http://www.programmazione.it/index.php?entity=eitem&idItem=40451Ciao,
L.
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23 Dicembre 2008 alle 7:38 #26479::
Ciao a tutti,
di seguito riporto le modifiche relative all’edizione di gennaio 2009.Analogamente a quanto fatto per l’Arte, ho aggiunto una spiegazione su come introdurre nuovi comandi e ambienti dotati di un parametro opzionale.
Questa possibilità è indubbiamente molto importante, anche se forse si tratta di uno strumento che interessa prevalentemente ad un utente relativamente avanzato. Per mantenere il tono il più semplice possibile, ho deciso di spiegare concisamente la teoria, ma di fornire esempi solo di comandi e ambienti con argomenti obbligatori.
Se vi dovesse venire in mente un esempio semplice e didatticamente efficace di un nuovo comando (o ambiente) con parametro opzionale, sarò lieto di inserirlo nelle prossime versioni del lavoro.
1. A pagina 103:
Per aggiungere comandi personali, si usa il comando
`\newcommand{}[ ][ ]{ }`
I due argomenti obbligatori sono ildel nuovo comando, e la del comando. Il parametro opzionale specifica il numero di argomenti che il nuovo comando richiede (fino ad un massimo di nove); se manca, si assume che non vi sia alcun argomento. Il primo degli argomenti del nuovo comando può essere facoltativo; esso è facoltativo se viene espressa anche la seconda opzione di \newcommand (si può dare anche solo []). Se nell’uso di un nuovo comando che accetta un argomento facoltativo quest’ultimo non viene specificato, esso assume il valore . 2. A pagina 104:
Il comando \newenvironment, corrispondente di \newcommand, permette di creare ambienti personali. La sua sintassi è la seguente:
`\newenvironment{}[< numero di argomenti>][ ]{ }{ }`
Quando LaTeX incontra \begin{}, lo sostituisce con quanto
specificato nell’argomento prima , e quando incontra \end{},
lo sostituisce con quanto specificato nell’argomento dopo . L’ambiente che viene definito può ricevere (in apertura) un certo, il primo dei quali può essere facoltativo, se viene specificato il valore , e va trattato come il primo argomento facoltativo definito con \newcommand. 3. A pagina 16, ho riformulato il seguente capoverso:
Alcuni comandi necessitano di un argomento (o parametro) che deve essere fornito tra parentesi graffe { } dopo il nome del comando. Certi comandi accettano parametri opzionali (facoltativi) che si aggiungono dopo il nome del comando tra parentesi quadre [ ].
A tutti voi, i miei auguri di buone Feste.
L.
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23 Dicembre 2008 alle 10:16 #26480
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23 Dicembre 2008 alle 18:02 #26481::
Ciao Lorenzo,
sul sito c’è ancora l’edizione di dicembre 2008…
Un’altra cosa che non ho capito è la seguente: parli delle modifiche apportate a pagina 154 e 155, ma questa quida ne ha solo 119… 🙄Aggiornato il documento e corretti i riferimenti errati del mio post precedente: grazie per l’indicazione!
Auguri anche a te!
Ciao,
L.
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27 Gennaio 2009 alle 19:29 #26482::
Ciao a tutti, di seguito riporto le modifiche relative alla versione di febbraio 2009.http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/LaTeXimpaziente.pdf
1. A pagina 120 ho rivisto la parte sugli apici e pedici in tondo, consigliando \textup al posto di \mathrm.
I pedici e gli apici letterali vanno scritti in corsivo matematico se rappresentano quantità variabili (cioè se sono dei simboli), in tondo se rappresentano delle apposizioni di una grandezza fisica (cioè se sono semplice testo). In quest’ultimo caso si usa il comando \comando{textup}.
2. Nella bibliografia ho aggiornato l’anno di edizione della Breve guida ai pacchetti di uso più comune, del Prof. Gregorio (l’ultima versione disponibile è del 2008), e dell’Arte di scrivere con LaTeX (appena aggiornata).
Ciao,
L.
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27 Febbraio 2009 alle 6:04 #26483::
Ciao a tutti, di seguito riporto le modifiche relative alla versione di marzo 2009.http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/LaTeXimpaziente.pdf
1. A pagina 41 ho rivisto il capoverso sul comando \thanks.
Esiste anche il comando
`\thanks{} `
che permette di inserire i. Nelle classi standard (e in quelle KOMA-Script), il comando \thanks, che va dato dentro l’argomento di \author, \title o \date, funziona come il comando per inserire delle note a piè di pagina, solo che il riferimento di queste note non è né un numero né una lettera, ma un simbolo tratto da un elenco che contiene l’asterisco, la spada, la spada doppia, eccetera. Collegato ai nomi degli autori il comando permette, ad esempio, di specificarne l’istituzione di appartenenza, mentre dato nel titolo consente, fra l’altro, di associargli il nome dell’ente finanziatore della ricerca.
`
\author{Lorenzo Pantieri\thanks{Ringrazio i membri del \GuIT.}}
`
(Nelle classi AMS il comando \thanks va invece dato in una riga a sé stante, fuori da \author, \title e \date.)
2. Ho modificato il comportamento di varioref in modo da avere un riferimento del tipo “vedi il paragrafo x a pagina y” al posto dell’artificioso “vedi il paragrafo x nella pagina y“.
`
\makeatletter
\vref@addto\extrasitalian{%
\def\reftextfaraway#1{a pagina~\pageref{#1}}%
}
\makeatother
`3. Ho rivisto l’italiano del documento.
-
Nell’intero documento, ho sostituito le espressioni “nel presente documento”, “nel presente paragrafo”, “nella presente appendice”, …, involute e burocratiche, con più semplici “in questo documento”, “in questo paragrafo”, “in questa appendice”.
-
Nella precedente versione del documento c’erano numerosissime occorrenze del verbo “utilizzare (un comando, un pacchetto, un programma)”, che è abusato e brutto: le ho sostituite quasi ovunque con “usare” (o altri sinonimi, come “impiegare”, “servirsi di”, “scrivere”, … quando necessario).
-
Nel documento, “pubblicazione scientifica o professionale” al posto di “pubblicazione accademica o professionale”: l’aggettivo “accademico” ha, a volte, una connotazione negativa.
-
Nel documento, “pulsante” (di un editor) al posto del brutto anglismo “bottone”.
A presto,
L.
-
-
27 Marzo 2009 alle 6:17 #26484::
Ciao a tutti,
di seguito riporto le modifiche relative alla versione di aprile 2009.1. A pagina 37, “le dichiarazioni \fontmatter, \mainmatter, \backmatter” al posto di “i comandi \fontmatter, \mainmatter, \backmatter”.
2. A pagina 49 ho aggiunto un paio di capoversi relativi all’inserimento di capitoli non numerati.
Se si sta scrivendo un libro, una tesi o una relazione e si desidera inserire un capitolo non numerato, come ad esempio una prefazione o dei ringraziamenti (mentre è consigliabile numerare normalmente l’eventuale introduzione, che è un capitolo come gli altri), è decisamente preferibile che nei capitoli non numerati non vi sia alcuna testatina. Se si usano le classi standard, a tal fine è sufficiente impostare per essi lo stile di pagina plain (vedi il paragrafo 4.5 a pagina 23). Per esempio:
`\chapter*{Prefazione}
\pagestyle{plain}
…\chapter{Introduzione}
\pagestyle{headings}
…
`Se si desiderano comunque le testatine nei capitoli non numerati, va tenuto presente che nelle classi standard il comando \chapter* richiede che i contenuti delle testatine ottenute con lo stile headings vengano forniti manualmente. A tal fine si usa il comando \markboth:
`\markboth{\MakeUppercase{}}%
{\MakeUppercase{}}
`
Per esempio:
`\chapter*{Prefazione}
\markboth{\MakeUppercase{Prefazione}}{\MakeUppercase{Prefazione}}
`
Questo problema non si presenta se i capitoli non numerati vengono inseriti usando l’apposita dichiarazione \frontmatter, messa a disposizione dalla classe book (i capitoli non numerati vanno inseriti con il comando \chapter, senza asterisco, dopo \frontmatter e prima di \mainmatter).
3. A pagina 39, ho riformulato il paragrafo sulle virgolette.
4. A pagina 107, nel paragrafo sulle pagine bianche nei documenti fronte-retro, consiglio il pacchetto emptypage al posto del “manuale”
`\makeatletter
\def\cleardoublepage{\clearpage
\if@twoside
\ifodd\c@page
\else
\null\thispagestyle{empty}\clearpage
\fi
\fi}
\makeatother
`5. Qualche altra finezza qua e là.
A presto,
L.
-
4 Maggio 2009 alle 16:54 #26485::
Ciao a tutti,di seguito riporto le modifiche relative alla nuova versione di maggio 2009.
1. La guida ha un nuovo frontespizio, che ora è più simile a quello dell’Arte.
2. A pagina 13 accenno a SumatraPDF, con cui è possibile la ricerca diretta e inversa su PDF anche su Windows (oltre che su Mac).
Il PDF non offre in generale la ricerca diretta ed inversa — in realtà, su macchine Mac che usano la distribuzione MacTeX e su PC che impiegano SumatraPDF (http://william.famille-blum.org/software/sumatra/) per visualizzare i PDF, la ricerca è eseguibile in entrambi i sensi anche su file PDF.
2. Ho completamente riformulato il capitolo sull’installazione di LaTeX (pag. 11-16) e il paragrafo sulla gestione dei pacchetti (pag. 29-32). Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti nella relativa discussione dell’Arte (in primis Francesco Agosti, Marco Di Bello, Roberto Giacomelli, Antonio Ledda, Massimiliano Dominici ed Enrico Gregorio) per l’eccellente contributo.
3. A pagina 33,
La codifica utf8x richiede il pacchetto ucs, da caricare prima di inputenc.
al posto di
La codifica utf8x richiede il pacchetto ucs.
4. A pagina 83 ho aggiunto un capoverso sulla composizione dei vettori:
I vettori si scrivono di solito in neretto (corsivo, secondo le norme ISO-UNI) oppure in semplice corsivo matematico; talvolta, soprattutto nei testi di fisica, vengono stampati con una freccia sopra. Per scrivere simboli in neretto si può usare il comando \mathbf; per il neretto corsivo c’è il comando \bm, messo a disposizione dal pacchetto bm (bold math); per comporre simboli con una freccia sopra si usa il comando \vec. Può essere conveniente ridefinire il comando \vec, nel preambolo:
`\renewcommand{\vec}{\bm}`
In questo modo, basta scrivere \vec{v} per avere v ed è possibile cambiare notazione con un’unica modifica (vedi anche il paragrafo 7.7 a pagina 88).5. Una sistematina all’indice analitico.
A presto,
L.
-
27 Maggio 2009 alle 5:56 #26486::
Ciao a tutti, di seguito riporto i cambiamenti relativi alla versione di giugno 2009.1. Nel documento ho eliminato le “d” eufoniche superflue.
2. A pagina 10, TeXmaker -> Texmaker. 🙁
3. A pagina 11, ho riformulato il paragrafo sull’installazione di TeX Live per Linux.
4. A pagina 24:
La TeX Live Utility, inclusa nell’archivio MacTeXtras (http://tug.org/mactex/mactextras.html), è l’interfaccia grafica consigliata agli utenti Mac per installare e aggiornare i pacchetti (richiede Mac OS X 10.5).
La precisazione “richiede Mac OS X 10.5” mancava, nella versione precedente.
5. A pagina 26 viene consigliato il pacchetto showlabels al posto di showkeys.
6. A pagina 94, nel paragrafo sui diagrammi commutativi, al posto del pacchetto kuvio (obsoleto) vengono consigliati i pacchetti PSTricks e Xy-pic.
7. Nella bibliografia, ho aggiornato l’anno di edizione (2009) della guida del Prof. Beccari.
Ciao,
L.
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13 Giugno 2009 alle 9:59 #26487
-
13 Giugno 2009 alle 11:00 #26488::
Chiedo scusa per scaricare la più aggiornata versione di “Latex per l’impaziente” quale è il link?
Il link è sempre lo stesso:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/LaTeXimpaziente.pdfCiao (e buona lettura),
L.
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13 Giugno 2009 alle 11:03 #26489
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30 Giugno 2009 alle 8:03 #26490::
Ciao a tutti, di seguito riporto i cambiamenti relativi alla versione di luglio 2009.1. A pagina 48, nel paragrafo sulle note a piè di pagina, ho aggiunto la seguente precisazione:
Se si compone il titolo di un documento con \maketitle, le note ai nomi degli autori, al titolo e alla data si impostano con il comando \thanks; vedi il paragrafo 5.8 a pagina 45.
2. A pagina 101 ho riscritto l’inizio del paragrafo su thebibliography:
L’ambiente thebibliography permette di gestire la bibliografia in modo molto semplice. Di seguito è riportato un esempio di bibliografia realizzata con l’ambiente thebibliography.
A pagina 102 ho aggiunto anche la seguente precisazione:
[Se si usa thebibliography,] gli elementi della bibliografia vanno ordinati a mano, poiché thebibliography (contrariamente a BibTeX) non provvede a farlo automaticamente.
Ciao,
L.
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17 Luglio 2009 alle 7:24 #26491::
Ciao a tutti, di seguito riporto le modifiche relative alla versione di agosto 2009.1. A pagina 11 spiego come abilitare il controllo ortografico per l’italiano con LEd:
Per usufruire della funzione di controllo ortografico è necessario scaricare, dal menu Configuration -> Add-ons, il dizionario della lingua italiana; successivamente, dal menu Configuration -> Options -> Spellchecking -> Dictionaries, si abilita la funzione selezionando la voce Italian.
2. A pagina 34 ho ritoccato (per l’ennesima volta…) il paragrafo sulla codifica dei font. In particolare:
In effetti, l’impiego di tale codifica [la codifica T1 dei font]richiede l’uso di font con un formato opportuno (vettoriale) per evitare di dar luogo a problemi di resa allo schermo quando si visualizza il documento in formato pdf (con programmi come Adobe Reader, Anteprima o Xpdf): in particolare, se non sono installati i relativi font nel formato opportuno, può accadere che i font appaiano sgranati.
al posto di
In effetti, l’impiego di tale codifica richiede l’uso di font con un formato opportuno (vettoriale) per evitare di dar luogo a problemi di resa allo schermo con versioni non aggiornate di programmi per visualizzare file pdf (come ad esempio Adobe Reader, Anteprima o Xpdf): in particolare, se non sono installati i relativi font nel formato opportuno, può accadere che i font appaiano sgranati.
3. A pagina 55, nel paragrafo sulle regole generali che è opportuno seguire nella composizione delle tabelle, ho aggiunto il seguente cenno di motivazione:
Così vuole la tradizione tipografica, che contrasta con la cattiva abitudine, purtroppo oggi molto diffusa, di comporre le tabelle come se fossero parti di un foglio elettronico.
4. A pagina 80 ho aggiunto un nuovo paragrafo sugli spazi in modo matematico. Contrariamente all’Arte, non ho fatto menzione del comando \! per produrre uno spaizo negativo: ritengo che si tratti di una finezza non adatta a un lettore impaziente. Un impaziente ha bisogno forse del solo spazio sottile \, (tipicamente in un intergale, per separare la funzione integranda dal “differenziale”).
5. A pagina 93 ho rivisto il paragrafo sui diagrammi commutativi, scegliendo un esempio d’uso del pacchetto amscd più semplice: quello di prima, che avevo tratto dalla doc. ufficiale del pacchetto, era inutilmente complicato.
6. Qualche altra finezza qua e là.
Ciao,
L.
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31 Agosto 2009 alle 5:50 #26492::
Ciao a tutti, di seguito riporto le modifiche relative alla versione di settembre 2009.1. In tutto il documento, “ad esempio” -> “per esempio”.
2. A pagina ii, “Tassellazione del piano con uccelli” al posto di “Tassellazione del piano con Uccelli”. A pagina 65, “Tassellazione del piano con rettili” al posto di “Tassellazione del piano con Rettili”.
3. A pagina 16,
Se si usa una tastiera italiana PC e si adopera Windows, i caratteri { ‘ ~ } possono essere ottenuti tenendo premuto il tasto ALT e digitando il codice ASCII relativo con il tastierino numerico.
al posto di
Se si usa una tastiera italiana PC, i caratteri { ‘ ~ } possono essere ottenuti tenendo premuto il tasto ALT e digitando il codice ASCII relativo con il tastierino numerico.
4. A pagina 20 ho aggiunto la seguente nota:
Tra le classi non standard più diffuse vi sono memoir e KOMA-Script (che permette di personalizzare qualunque aspetto del documento in modo particolarmente versatile), toptesi (specifica per tesi di laurea e dottorato), beamer (per fare presentazioni), examdesign (per scrivere compiti in classe e temi d’esame). La documentazione di queste classi è disponibile su http://www.ctan.org/.
5. A pagina 50, “nidificare” -> “annidare”.
6. A pagina 74,
`F(x)=\int_a^x f(t)\,dt`
al posto di
`F(x)=\int_a^x f(x)\,dx`7. A pagina 90, nel paragrafo sugli enunciati e le dimostrazioni,
Le dichiarazioni globali si fanno con il comando \newtheorem (nel preambolo), che consente due forme di definizione:
`\newtheorem{}{< titolo>}[< sezione> ] `
oppure, in alternativa,
`\newtheorem{}[< numerato come>]{< titolo>}` al posto di
Le dichiarazioni globali si fanno con il comando \newtheorem (nel preambolo), che consente due forme di definizione:
`\newtheorem{}{< titolo>}[ ]
\newtheorem{}[ ]{ }` A presto,
Lorenzo
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1 Ottobre 2009 alle 5:41 #26493::
1. A pagina 15 ho aggiunto un paragrafo “Il mio primo documento con LaTeX”.2. A pagina 22,
Di seguito vengono elencate le principali classi standard di documento.
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article si usa per scrivere articoli;
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report serve per comporre relazioni contenenti diversi capitoli ed eventualmente dotate di un sommario;
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book si usa per scrivere libri o tesi;
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letter permette di scrivere lettere.
al posto di
Di seguito vengono elencate le principali classi standard di documento.
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article è una classe progettata per scrivere articoli;;
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report e book servono per comporre relazioni contenenti diversi capitoli, tesi e libri.
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letter è progettata per scrivere lettere.
3. A pagina 24, ho aggiunto:
Si noti inoltre che nelle classi standard report e article l’ambiente abstract permette di scrivere il sommario. (I libri generalmente non hanno un sommario, ma eventualmente un apposito capitolo introduttivo. È questo il motivo per cui la classe book non ha alcun ambiente predefinito per il sommario.)
4. Qualche altra finezza qua e là.
Ciao,
L.
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