Lettere accentate èéòàùì

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  • #70463
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    Buon pomeriggio a tutti

    mi trovo ad affrontare un problema piuttosto insolito.

    Sto lavorando alla stesura di una tesi. SO Windows, TeXLive 2011 e TeXstudio (ultima versione) e in alternativa Texworks.

    Ho notato che dopo la compilazione PDFLaTeX all’interno del documento prodotto non vengono visualizzate correttamente le lettere accentate del nostro alfabeto.
    Ad esempio la lettera “è” compare all’interno del PDF come è

    Un po di cronistoria:
    Ho scritto il file principale del progetto latex (main.tex) ed un altro file, richiamato col comando \input sempre dal main, con all’interno del testo (un paio di elenchi numerati ed un’immagine).
    Sin dalla prima compilazione mi sono accordo dell’anomalia precedentemente descritta. Ho cercato informazioni su questo forum, poi ho deciso di provare un semplice aggiornamento di TeXlive…
    Una volta terminato l’aggiornamento dei pacchetti e chiuso TeXLive manager, ritento la compilazione PDFLaTeX… OOHHH Magia magia, tutto è andato a posto!

    Un paio di giorni dopo mi rimetto a lavorare al progetto, inserendo altri due file TeX richiamati dal main i quali contengono poche righe di testo.
    A questo punto il problema ricompare!
    O meglio, solamente le lettere accentate presenti nei nuovi contenuti appaiono ancora così: è, quelle presenti precedentemente, e che erano state interpretate correttamente solo dopo l’aggiornamento dei pacchetti LaTeX sono visibili nella forma desiderata: “è”!

    Voglio precisare che nel preambolo ho inserito:

    \usepackage[T1]{fontenc}

    \usepackage{ucs}

    \usepackage[ansinew]{inputenc} %sistemi microsoft windows

    e che ho provato ha compilare sia con TeXworks che TexStudio anche concellando i files intermedi di compilazione, non si sa mai.

    Grazie della collaborazione!

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    • #70464
      robitex
      Amministratore del forum
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        ameba” post=69668Buon pomeriggio a tutti

        mi trovo ad affrontare un problema piuttosto insolito.

        Sto lavorando alla stesura di una tesi. SO Windows, TeXLive 2011 e TeXstudio (ultima versione) e in alternativa Texworks.

        Ho notato che dopo la compilazione PDFLaTeX all’interno del documento prodotto non vengono visualizzate correttamente le lettere accentate del nostro alfabeto.
        Ad esempio la lettera “è” compare all’interno del PDF come è

        Un po di cronistoria:
        Ho scritto il file principale del progetto latex (main.tex) ed un altro file, richiamato col comando \input sempre dal main, con all’interno del testo (un paio di elenchi numerati ed un’immagine).
        Sin dalla prima compilazione mi sono accordo dell’anomalia precedentemente descritta. Ho cercato informazioni su questo forum, poi ho deciso di provare un semplice aggiornamento di TeXlive…
        Una volta terminato l’aggiornamento dei pacchetti e chiuso TeXLive manager, ritento la compilazione PDFLaTeX… OOHHH Magia magia, tutto è andato a posto!

        Un paio di giorni dopo mi rimetto a lavorare al progetto, inserendo altri due file TeX richiamati dal main i quali contengono poche righe di testo.
        A questo punto il problema ricompare!
        O meglio, solamente le lettere accentate presenti nei nuovi contenuti appaiono ancora così: è, quelle presenti precedentemente, e che erano state interpretate correttamente solo dopo l’aggiornamento dei pacchetti LaTeX sono visibili nella forma desiderata: “è”!

        Voglio precisare che nel preambolo ho inserito:

        \usepackage[T1]{fontenc}

        \usepackage{ucs}

        \usepackage[ansinew]{inputenc} %sistemi microsoft windows

        e che ho provato ha compilare sia con TeXworks che TexStudio anche concellando i files intermedi di compilazione, non si sa mai.

        Grazie della collaborazione!

        Lavora con la codifica unicode (utf8) ormai è un obbligo.
        `\usepackage[utf8]{inputenc}`
        Ciao.
        R.

      • #70465
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        AAAAHHHHH Disastro!

        ho cambiato da ansinew ad utf8 è la compilazione mi riporta tantissimi errori.

        ho provato a commentare i rimandi ai files richiamati tramite \input ed inserire una sola frase allinterno del doumento main…

        non l’avessi mai fatto!

        Sto ancora cercando di decifrare i messaggi d’errore! mah!

      • #70466
        franen
        Partecipante
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          È importante mantenere la stessa codifica in tutto il documento. Anche io ti consiglio di usare l’UTF8.
          Puoi cambiare la codifica dei tuoi testi con un programma come notepad++ o tanti altri, che ora non mi vengono in mente 🙂

          Francesco

        • #70467
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          AAAAHHHHH Disastro!

          ho cambiato da ansinew ad utf8 è la compilazione mi riporta tantissimi errori.

          ho provato a commentare i rimandi ai files richiamati tramite \input ed inserire una sola frase allinterno del doumento main…

          non l’avessi mai fatto!

          Sto ancora cercando di decifrare i messaggi d’errore! mah!

        • #70468
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          ameba” post=69672AAAAHHHHH Disastro!

          ho cambiato da ansinew ad utf8 è la compilazione mi riporta tantissimi errori.

          ho provato a commentare i rimandi ai files richiamati tramite \input ed inserire una sola frase allinterno del doumento main…

          non l’avessi mai fatto!

          Sto ancora cercando di decifrare i messaggi d’errore! mah!

          Devi capire quale sia la codifica usata dal tuo editor per i documenti di testo.

          1. Per un computer i file sono semplicemente successioni di numeri interi nell’intervallo [0,255]
          2. TeX (lasciamo da parte XeTeX e LuaTeX per il momento) vede solo questi numeri
          3. Il sistema operativo, o l’editor di testi, hanno una tabella di interpretazione (code page) con la quale decidono la corrispondenza fra numero e carattere mostrato sullo schermo
          4. Tutti i sistemi (be’, quasi tutti, ma suppongo che tu non usi un sistema IBM con EBCDIC) e tutte le “code pages” usano la stessa corrispondenza per i numeri fra 32 e 126
          5. Per i numeri fra 128 e 255 è, come diceva il comandante del Sea Tiger (interpretato da Cary Grant, lo sanno tutti), caccia libera. (*)

          In che senso “caccia libera”? Nel senso che ci sono decine di “code pages” diverse. Quello che devi capire è quale sia la codifica che usa il tuo sistema: probabilmente lo puoi trovare nelle preferenze del tuo editor. Se non dici qual è, non possiamo aiutarti in alcun modo.

          Vediamo come fa TeX a interpretare: l’opzione che si passa a inputenc dice proprio quale tabella viene usata. Se il tuo editor usa la code page standard di Windows d’antan, devi dire “ansinew”; più probabilmente la codifica è ISO-8859-1, più nota come Latin-1, che va indicata con l’opzione “latin1”.

          Ciao
          Enrico

          (*) “Sotto i diciotto anni le donne sono protette dalla legge, sopra i sessanta dalla natura; in mezzo è caccia libera.” Matt Sherman (Cary Grant) a Nick Holden (Tony Curtis)

        • #70469
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          Sto lavorando alla stesura di una tesi. SO Windows, TeXLive 2011 e TeXstudio (2.2) e in alternativa Texworks.

          Aggiornamento sull’andare delle cose.

          Sono tornato ad usare ansinew.

          ho provato ad inserire i caratteri èéòàùì all’interno di \begin{document} – \end{document}
          senza aggiungere altro… la compilazione va a buo fine.

          ho creato poi un file Prova.tex con all’interno il seguente codice:

          \chapter{Prova}

          Vediamo se adesso la compilazione funziona!
          è é ò à ù ì

          \newpage

          richiamandolo all’interno del main, in questo modo:

          \begin{document}

          \pagestyle{headings}

          \frontmatter

          \tableofcontents %stampa l’indice del nostro documento

          \mainmatter

          Ma che succede? siamo sicuri che ansinew funzioni?

          èéòàùì

          \input{Prova/Prova}

          èéòàùì

          \end{document}

          la compilazione si conclude con un errore, ciò nonostante il file main.pdf viene creato ed il testo presente in prova.tex

          che sarebbe dovuto essere:

          Vediamo se adesso la compilazione funziona!
          è é ò à ù ì

          compare in questo modo
          Vediamo se adesso la compilazione funziona!Ξc 2 1 ¬

        • #70470
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          1. La codifica con cui è salvato il file deve coincidere con quella che specifichi a inputenc.
          2. La scelta migliore è usare la codifica uft8.
          3. Non puoi cambiare in utf8 la codifica a inputenc senza che anche il file sia in utf8.
          4. Devi prima convertire il file in utf8 e poi dire a inputenc che il file si trova in utf8.
          5. Per convertire il file in utf8 puoi usare Notepad++, dato che sei sotto Windows: dal menu Formato->Converti in UTF8 senza BOM.

          Edit: 6. Dopo aver convertito il tuo file in utf8 (per esempio con Notepad++), devi impostare anche il tuo editor (TeXstudio) affinché tutte le volte successive lo salvi ancora in utf8.

          Per prima cosa fatti una copia di backup del file, perché non è detto che vada tutto a buon fine! 😉

          Ciao,
          Antonio

        • #70471
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          ameba” post=69678Sto lavorando alla stesura di una tesi. SO Windows, TeXLive 2011 e TeXstudio (2.2) e in alternativa Texworks.

          Aggiornamento sull’andare delle cose.

          Sono tornato ad usare ansinew.

          ho provato ad inserire i caratteri èéòàùì all’interno di \begin{document} – \end{document}
          senza aggiungere altro… la compilazione va a buo fine.

          ho creato poi un file Prova.tex con all’interno il seguente codice:

          \chapter{Prova}

          Vediamo se adesso la compilazione funziona!
          è é ò à ù ì

          \newpage

          richiamandolo all’interno del main, in questo modo:

          \begin{document}

          \pagestyle{headings}

          \frontmatter

          \tableofcontents %stampa l’indice del nostro documento

          \mainmatter

          Ma che succede? siamo sicuri che ansinew funzioni?

          èéòàùì

          \input{Prova/Prova}

          èéòàùì

          \end{document}

          la compilazione si conclude con un errore, ciò nonostante il file main.pdf viene creato ed il testo presente in prova.tex

          che sarebbe dovuto essere:

          Vediamo se adesso la compilazione funziona!
          è é ò à ù ì

          compare in questo modo
          Vediamo se adesso la compilazione funziona!Ξc 2 1 ¬

          Non complicarti ulteriormente la vita facendo prove su prove. A ogni compilazione pasticci sempre di più, ovviamente.

          Il problema, chiaramente, è che il tuo editor (NON il tuo file sorgente) è impostato per lavorare con una certa codifica, che chiameremo A. Come fai a sapere a quale codifica reale corrisponde A? Lo vai a vedere nelle preferenze del tuo editor (tu sai come si fa ad arrivarci). Ebbene, come ti ha detto già Enrico, e come sta scritto nelle guide di base, la codifica A del tuo editor DEVE coincidere con la codifica che scrivi nell’argomento facoltativo del comando con cui carichi inputenc, cioè con la codifica con cui scriverai il tuo file sorgente. Altrimenti ti capita quello che stai sperimentando. Nell’Arte questo l’abbiamo scritto bene, dicendo anche come fare per risolvere i problemi.

          Detto in altre parole, puoi adattare sia l’editor a inputenc che fare il contrario, ma deve sempre essere che A = A.

          Vero: usare utf8 e impostare l’editor su unicode va benissimo, ma bisogna farlo a priori: ad ogni modo, dicci con quale codifica lavora il tuo editor. 😉

          Ciao
          Tommaso

        • #70472
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          Attualmente il mio editor ha come impostazione di codifica Windows-1252

          a lato, però, vi è un’opzione con casella di spunta che dice: “Auto Detect Encoding of loaded files”

          ho provato a deselezionarla e ricompilare il documento usando ancora ansinew

          Il risultato sembra corretto!

          Testerò ancora nei prossimi giorni e confermerò o meno la soluzione del problema.

          Ringrazio tutti per il supporto.

        • #70473
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          A tutti gli utenti del forum.

          Per cortesia, visto che questo delle codifiche e dei pasticci conseguenti è un problema frequente, vi chiedo a nome mio e di Lorenzo di leggere la parte corrispondente, segnalando cosa ancora non è chiaro, cosa manca, cosa potrebbe essere detto in modo migliore. A noi sembrava di aver fatto un buon lavoro.

          Ciao
          Tommaso

        • #70474
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          illinguista1972″ post=69684A tutti gli utenti del forum.

          Per cortesia, visto che questo delle codifiche e dei pasticci conseguenti è un problema frequente, vi chiedo a nome mio e di Lorenzo di leggere la parte corrispondente, segnalando cosa ancora non è chiaro, cosa manca, cosa potrebbe essere detto in modo migliore. A noi sembrava di aver fatto un buon lavoro.

          Ciao
          Tommaso

          Accolgo la richiesta.

          Il lavoro che avete fatto è molto buono, ma ci sarà sempre qualcuno che verrà a chiedere aiuto sul forum. 🙂

          Posso darvi alcuni suggerimenti. Per prima cosa, suggerirei di evidenziare il problema riservandogli una subsection.

          Io preciserei che sono tre le codifiche in gioco:

          1. la codifica con cui il compilatore (per esempio pdfLaTeX) interpreta il file;
          2. la codifica con cui l’editor (per esempio TeXworks) interpreta e salva il file;
          3. la codifica con cui il file è effettivamente salvato.

          (La prima definizione non è precisissima, ma credo sia un dettaglio che al lettore dell’Arte importi poco.)

          Perché tutto funzioni devono coincidere tutte e tre. La 1 viene specificata come opzione a inputenc, mentre la 2 si imposta tra le configurazioni dell’editor.

          All’inizio, il file può essere salvato in una codifica ancora diversa, se proviene da internet, da un altro computer, oppure semplicemente se è stato salvato con un altro editor. Può essere utile mettere in evidenza proprio quest’ultimo caso! Per esempio il nostro OP aveva provato a ricompilare il file con diversi editor: proprio così si possono generare conflitti tra codifiche!

          Avete descritto già benissimo cosa succede se non coincidono la 2 e la 3, che è la situazione più critica. Se non coincidono la 1 e la 3, potreste aggiungere, si ottengono errori in compilazione oppure caratteri strani nel PDF al posto delle lettere accentate: altro problema accaduto al nostro OP. La 1 e la 2 non hanno nessuna relazione diretta, ma solo perché l’editor ogni volta che salva il file reimposta la 3.

          Queste sono le cose principali, secondo me. Aggiungo un’altra piccola nota: al terzo punto dell’itemize (“utf8 è la codifica di input…”), eviterei di citare l’editor. Specificare a inputenc la codifica di input non permette di scrivere nell’editor, almeno non è questa la conseguenza immediata: credo che citare lì l’editor possa essere fuorviante. Inoltre, forse, trasformerei “scrivere […] dalla tastiera i segni di numerosi alfabeti evitando di dover caricare ogni volta la codifica adatta alla lingua del documento” dicendo che “UTF-8 è una codifica universale” [e qui il lettore si sente già al sicuro 🙂 ] che contiene i segni di numerosi alfabeti e permette di disinteressarsi di quale sia la codifica adatta a ciascuna lingua“. Vabbè, quest’ultima è solo una mezza idea e l’ho buttata così… 🙂

          Ciao,
          Antonio

        • #70475
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          Per quanto riguarda il discorso delle codifiche mi rendo conto che è dal 2008 che utilizzo ansinew e non mi sono mai inbattuto nei guai che ho descritto in questo topic.

          Non riesco a capire che pasticci di compilazione ho combinato. Probabilmente la codifica impostata sull’editor non era allineata a quella da me dichiarata nel preambolo del documento.

          Comunque sia sto rileggendo la guida Arte LaTeX e vi segnalo una piccola svista: a pagina 38 il link al sito ove scaricare il software charco presenta un carattere “spazio” tra Charco. e html.

          http://www.marblesoftware. com/Marble_Software/Charco. html

          il sito giusto è: http://www.marblesoftware.com/Marble_Software/Charco.html

          Notavo, presente sempre sullo stesso sito, l’utility Detenc. Caricando un file di testo e cambiando dal menu a tendina la codifica, è possibile determinare quale sia quella utilizzata per editare il file stesso.
          http://www.marblesoftware.com/Marble_Software/Detenc.html

          Ho provato a creare un file con codifica UTF8 inserendo le solite lettere accentate èéòàùì.
          Caricato con Detenc e selezionando dal menù a tendina la codifica WindowsANSI le lettere accentate cambiano… istruttivo

        • #70476
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          ameba” post=69723Comunque sia sto rileggendo la guida Arte LaTeX e vi segnalo una piccola svista: a pagina 38 il link al sito ove scaricare il software charco presenta un carattere “spazio” tra Charco. e html.

          http://www.marblesoftware. com/Marble_Software/Charco. html

          il sito giusto è: http://www.marblesoftware.com/Marble_Software/Charco.html

          Spiacente, ma a pagina 38 non c’è nessun link a Charco. Ho controllato tutte le occorrenze e l’URL è corretto e funzionante. 😉

          Che versione del manuale stai leggendo?

          Ciao
          Tommaso

        • #70477
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          Buon pomeriggio.

          Che dire: Ohhpsss!

          Per il lettore PDF è la pagina 38, ma per la numerazione dell’opera è la pagina 20 del febbraio 2012

          Ho provato nuovamente ad aprire il file pdf sia con il browser IE che Firefox (non si sa mai).

          Entrambi, dopo aver cliccato sul collegamento ipertestuale, tentano la connessione al seguente indirizzo:

          http://www.marblesoftware.%20com/Marble_Software/Charco.%20html

          il %20 è la codifica dello spazio ovvero

          http://www.marblesoftware. com/Marble_Software/Charco. html

        • #70478
          lorenzo.pantieri
          Partecipante
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            antonio.macrì” post=69691Posso darvi alcuni suggerimenti. Per prima cosa, suggerirei di evidenziare il problema riservandogli una subsection.

            È un’idea, anche se mi pare che il problema sia sufficientemente evidenziato anche così.

            antonio.macrì” post=69691Io preciserei che sono tre le codifiche in gioco:

            1. la codifica con cui il compilatore (per esempio pdfLaTeX) interpreta il file;
            2. la codifica con cui l’editor (per esempio TeXworks) interpreta e salva il file;
            3. la codifica con cui il file è effettivamente salvato.

            (La prima definizione non è precisissima, ma credo sia un dettaglio che al lettore dell’Arte importi poco.)

            Enrico addirittura sottolinea che le codifiche in gioco “sotto il cofano” sono quattro… ma terrei le cose il più semplici possibile. Ho un documento .tex, aperto con il mio editor, da comporre con LaTeX. Perché le cose vadano a buon fine, devo caricare inputenc con l’opzione A (di solito utf8) e devo assicurarmi che la stessa opzione sia impostata nella preferenze dell’editor. Tutto qui. Le cose da fare sono due.

            antonio.macrì” post=69691All’inizio, il file può essere salvato in una codifica ancora diversa, se proviene da internet, da un altro computer, oppure semplicemente se è stato salvato con un altro editor. Può essere utile mettere in evidenza proprio quest’ultimo caso!

            Ecco, questa è una cosa che possiamo senz’altro dire: se si incolla nell’editor del testo preso da altrove, bisogna assicurarsi che i caratteri siano effettivamente codificati come impostato nell’editor.

            Ciao,
            L.

          • #70479
            OldClaudio
            Partecipante
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              A questo proposito ritengo che come si è indicata la possibilità di usare iconv ( e Charco sul Mac) si può anche indicare l’uso di Detenc (dsiponibile per Win e Mac) che permette, appunto, di scoprire la codifica di un file di origine sconosciuta; funziona benissimo.

            • #70480
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              Umilmente concordo!

              Per enfatizzare l’importanza di controllare la codifica e, soprattutto capire di cosa si sta parlando, non sarebbe male suggerire l’utilizzo di uno strumento di analisi come “Detenc”.
              Un totale neofita con questo piccolo applicativo, scegliendo dal menù a tendina una qualsiasi delle codifiche dei caratteri applicabile al testo del documento aperto, può rendersi conto con più facilità della criticità di ciò di cui stiamo discutendo in questo topic.
              L’approfondimendo teorico/storico che ha portato alla nascita di cos’ tanti formati di codifica lo può comunque fare leggendo Wikipedia in un secondo momento!

              Tra i cinque files *.tex appartenenti al mio progetto, ad esempio, quattro (tra cui il main.tex) erano in formato WindowsANSI-1252, uno solo in formato UTF8.

              Ho tradotto poi i quattro da ANSI a UTF8 tramite l’utilizzo di Charco e poi li ho ricompilati con l’editor impostato sulla codifica UTF8… èéòàùì finalmente si vedono giusti.

              Mi sono reso conto solo ora che la scelta della codifica con cui si imposta il compilatore dell’editor non influisce solo sul risultato finale ma che modfica anche la codifica dei caratteri e dei simboli all’interno del documento TeX che si sta compilando… ASPIDE!

              P.S.
              so che non è nel topic giusto ma… ufficiosamente potreste dirmi se biblatex ad oggi ha risolto la sua incompatibilità con il pacchetto ucs?

            • #70481
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              ameba” post=69768

              P.S.
              so che non è nel topic giusto ma… ufficiosamente potreste dirmi se biblatex ad oggi ha risolto la sua incompatibilità con il pacchetto ucs?

              No, non ancora. Cerca ucs nella documentazione di biblatex.

              Ciao
              Tommaso

            • #70482
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              Non male questo Detenc, della stessa casa che produce Charco.

              Charco converte un file da una codifica a un’altra (gira su Win, Mac e Linux), mentre Detenc determina la codifica di un file del quale non si sa nulla. Non dico che siano gli strumenti migliori, ma forse li si potrebbe intanto consigliare. Che dici, Lorenzo?

              lorenzo.pantieri” post=69762

              All’inizio, il file può essere salvato in una codifica ancora diversa, se proviene da internet, da un altro computer, oppure semplicemente se è stato salvato con un altro editor. Può essere utile mettere in evidenza proprio quest’ultimo caso!

              Ecco, questa è una cosa che possiamo senz’altro dire: se si incolla nell’editor del testo preso da altrove, bisogna assicurarsi che i caratteri siano effettivamente codificati come impostato nell’editor.

              Ciao,
              L.

              Io direi meglio: se si intende lavorare su testo proveniente da chissà dove, prima bisogna determinarne la codifica, poi regolare l’editor di conseguenza. Mi pare meglio, altrimenti, se i caratteri del file non sono codificati secondo l’impostazione dell’editor che facciamo, buttiamo via il file? 😆

              Una domanda, poi stasera provo a sintetizzare e a riordinare l’argomento.

              Allora, io copio il contenuto di un file sorgente scritto in latin1 con l’editor impostato in ISO 8859-1 dal mio PC e lo incollo nel mio editor su Mac (TeXShop impostato con UTF-8, ma potrebbe essere un altro editor e un’altra codifica). Appena incollo il sorgente, preambolo compreso, ovviamente, mi compare la tendina che mi dice, chissà perché, che il file appena incollato è stato scritto in Mac Roman e che ci saranno problemi.

              Guardo il testo del file e vedo caratteri bizzarri. Ovvio, no? Salvo senza compilare, imposto TeXShop a IsoLatin e riapro. Continuo a vedere schifezze. Metto le righe magiche, compilo e vedo schifezze.

              Qualcuno può spiegare in modo chiaro, per piacere, come ci si comporta in questo caso, cioè quando si sanno la codifica assegnata a inputenc e l’impostazione dell’editor di partenza e non si vogliono bizzarrie quando si incolla il file in un editor d’arrivo? Perché le cose che ho fatto non funzionano?

              Ciao
              Tommaso

            • #70483
              lorenzo.pantieri
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                illinguista1972″ post=69771Io direi meglio: se si intende lavorare su testo proveniente da chissà dove, prima bisogna determinarne la codifica, poi regolare l’editor di conseguenza.

                Non mi piace molto. Poniamo di dover mettere insieme testo proveniente da più fonti: che si fa? Si cambiano ogni volta le impostazioni dell’editor?

                Io direi invece che le preferenze dell’editor si regolano una volta per tutte (di regola, su Unicode). E anche nel preambolo è bene scrivere sempre \usepackage[utf8]{inputenc} e non pensarci più.

                Il problema di dover gestire testo proveniente da fonti diverse è in fondo molto particolare, e non credo preoccupi più di tanto il nostro laureando, che si scrive da solo il suo .tex e non ha bisogno di mettere insieme .tex scritti da altri. In questo caso, consiglierei al nostro lettore di individuare la codifica del .tex che si sta copiando e di convertirlo in Unicode con Charco.

                In realtà, questo della codifica non ha mai rappresentato per me un grosso problema. Charco l’ho usato pochissimo: le volte che ho avuto bisogno di copiare/incollare testo esterno me la sono cavata con sostituzioni manuali, che hanno richiesto un paio di minuti: i caratteri accentati non sono poi tanti, e il testo incollato di solito non è tanto.

                Ciao,
                L.

              • #70484
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                lorenzo.pantieri” post=69772

                Il problema di dover gestire testo proveniente da fonti diverse è in fondo molto particolare, e non credo preoccupi più di tanto il nostro laureando, che si scrive da solo il suo .tex e non ha bisogno di mettere insieme .tex scritti da altri. In questo caso, consiglierei al nostro lettore di individuare la codifica del .tex che si sta copiando e di convertirlo in Unicode con Charco.

                Come sai, io credo il contrario 😉
                Altrimenti, come spieghiamo che questo filone ha raggiunto già le due pagine? 😛

                Sono ancora tante le persone a cui il relatore dà un template preso da chissà dove, e tante di più quelle che non hanno animo di mettersi a leggere una guida, presi con l’acqua alla gola. Questa è una realtà che non puoi negare. O vorresti farlo? 😉

                Certo, chi legge un manuale sa come fare, ma non spiegare come risolvere qualche problema equivale a discriminare chi li legge e chi no, i quali sarebbero perduti per sempre. Siccome è un argomento che riscuote sempre molto successo, non sarebbe male vedere se quello che diciamo va bene completamente. In particolare, la parte su come risolvere i problemi è nebulosa e non spiega come fare troppo bene. Rileggi 😉

                Ciao
                Tommaso

              • #70485
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                illinguista1972″ post=69771

                Allora, io copio il contenuto di un file sorgente scritto in latin1 con l’editor impostato in ISO 8859-1 dal mio PC e lo incollo nel mio editor su Mac (TeXShop impostato con UTF-8, ma potrebbe essere un altro editor e un’altra codifica). Appena incollo il sorgente, preambolo compreso, ovviamente, mi compare la tendina che mi dice, chissà perché, che il file appena incollato è stato scritto in Mac Roman e che ci saranno problemi.

                Guardo il testo del file e vedo caratteri bizzarri. Ovvio, no? Salvo senza compilare, imposto TeXShop a IsoLatin e riapro. Continuo a vedere schifezze. Metto le righe magiche, compilo e vedo schifezze.

                Qualcuno può spiegare in modo chiaro, per piacere, come ci si comporta in questo caso, cioè quando si sanno la codifica assegnata a inputenc e l’impostazione dell’editor di partenza e non si vogliono bizzarrie quando si incolla il file in un editor d’arrivo? Perché le cose che ho fatto non funzionano?

                Ciao
                Tommaso

                Copiando il testo da un editor all’altro non ho mai osservato il comportamento che descrivi.
                Se apri un file creato con un altro editor e ci sono caratteri strani non devi mai salvare il file ma riaprirlo selezionando la corretta codifica di input. Come farlo dipende dall’editor, nel caso di TeXShop (che non uso) ho visto che nella finestra di dialogo “Apri” c’è la possibilità di scegliere la codifica. Poi lo puoi salvare nella codifica preferita, di nuovo questa operazione dipende dall’editor, in TeXShop puoi scegliere la codifica se invece di “Registra” usi “Registra con il nome…”. Con editor che non permettono di avere codifiche diverse in ingresso e in uscita (per esempio non ci sono riuscito facendo rapidissime prove con TeXworks) occorre convertire il file con un programma esterno.

                Ciao
                Matteo

              • #70486
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                Mi sono espresso male, in effetti.
                Intendevo “copio il file in sé”. Ovvio che vedrò schifezze.

                In realtà, che io sappia, copiando nel modo che ho descritto, il materiale copiato viene convertito automaticamente nella codifica con cui è impostato l’editor di arrivo. Credo che si possa copiare tutto tranne la riga di inputenc, che andrà aggiunta a mano in accordo con le impostazioni del nuovo editor.

                Intanto consiglio la lettura della sezione sulle codifiche che Claudio ha scritto nella sua guidona GuIT.

                Ciao
                Tommaso

                PS: dici di non salvare e di riaprire il file con la codifica giusta, se vedi caratteri strani. Giusto, ma il punto è sempre quello: come diavolo faccio a sapere qual è la codifica giusta, se non so nulla del file che apro? 😉 L’editor TeXnicle, che poco vi interessa, indovina la codifica di un file e si adatta di conseguenza. Me l’ha scritto il suo autore in persona. Questa è una gran cosa.

              • #70487
                lorenzo.pantieri
                Partecipante
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                  illinguista1972″ post=69788L’editor TeXnicle, che poco vi interessa, indovina la codifica di un file e si adatta di conseguenza. Me l’ha scritto il suo autore in persona. Questa è una gran cosa.

                  Sì, questa è una gran cosa. Come sai, la questione della codifica di input non mi appassiona gran che: dovrebbe pensarci in automatico l’editor, in modo trasparente per l’utente.

                  illinguista1972″ post=69788Sono ancora tante le persone a cui il relatore dà un template preso da chissà dove, e tante di più quelle che non hanno animo di mettersi a leggere una guida, presi con l’acqua alla gola. Questa è una realtà che non puoi negare. O vorresti farlo?

                  In un template i caratteri accentati non hanno importanza, visto che sarà riempito con del testo fittizio (del tipo “lorem ipsum dolor”) che l’utente rimuoverà per metterci quello vero, scritto da lui. Certo, nel template inputenc sarà caricato con una codifica che può essere incompatibile con le preferenze dell’editor, ma se il lettore usa un template che carica mille pacchetti e non conosce nulla di quei pacchetti perché non ha letto una guida è difficile stargli dietro. Possiamo migliorare l’Arte finché vogliamo, ma se uno poi non la legge non possiamo farci nulla. 😉

                  Confermo: per me questo è un problema sovrastimato per il nostro laureando. Mettere insieme tanti .tex di provenienza (e codifica) diversa è un problema che può incontrare, poniamo, il curatore di una rivista che deve mettere insieme nello stesso documento contributi di autori diversi. In questo caso è bene che il curatore conosca le soluzioni più efficienti possibili. Non mi pare questo sia il caso di un laureando.

                  Mi ripeto: le poche volte che ho avuto problemi di codifica me la sono cavata in due minuti sostituendo a mano i caratteri: non è stata la fine del mondo. 🙂

                  Ciao,
                  L.

                • #70488
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                  Vorrei finire il resoconto dela mia disavventura riguardante lettere accentate e codifiche dei caratteri.

                  Più precisamente credo di aver trovato la sequenza di eventi che mi hanno portato ad avere errori di compilazione.

                  Nelle ultime puntate vi avevo raccontato come, grazie alle vostre indicazioni, ero riuscito a tradurre i files del mio progetto dalla codifica WindowsANSI 1252 a quella UTF8 (Detenc + Charco).
                  Una volta impostata la giusta codifica (UTF8) nelle opzioni di TeXStudio avevo poi potuto aprire e ricompilare con successo i files di cui sopra.

                  Per curiosità ho voluto vedere se il medesimo discorso potesse valere anche per TeXworks. Ho lanciato l’applicativo, ho verificato che la codifica del documento fosse l’UTF8 e ho infine aperto uno ad uno i files del progetto (sempre gli stessi di cui si parlava poche righe sopra, tradotti in UTF8 con Charco e compilati con codifica UTF8 da TeXstudio).
                  Sorpresa sorpresa… all’apertura di questi, TeXworks, immediatamente cambiava tutte le lettere accentate con altri caratteri!

                  Questo comportamento non me lo so spiegare, sicuramente, in futuro, terro ben presente di portare sempre molta attenzione a come copio, incollo e modifico i files *.tex onde evitare rogne in fase di compilazione.

                  Spero che il racconto ed il dibattito di questa mia disavventura possa servire ad altri principianti.

                • #70489
                  OldClaudio
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                    Usa TeXStudio per inserire a mano le righe magiche in testa ai file che TeXStudio ha riconosciuto come UTF8; sicuro che ci fosse scritto UTF* nella finestrella in asso a destra?

                    Comunuqe quelloc he si deve scrivere nella prima riga del file facendo molta attenzione agli spazi è
                    `
                    % !TEX encoding = UTF-8 Unicode
                    `

                    Riapri con TeXworks e vedi che cosa succede.

                  • #70490
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                    illinguista1972″ post=69788Mi sono espresso male, in effetti.

                    PS: dici di non salvare e di riaprire il file con la codifica giusta, se vedi caratteri strani. Giusto, ma il punto è sempre quello: come diavolo faccio a sapere qual è la codifica giusta, se non so nulla del file che apro? 😉 L’editor TeXnicle, che poco vi interessa, indovina la codifica di un file e si adatta di conseguenza. Me l’ha scritto il suo autore in persona. Questa è una gran cosa.

                    Il mio metodo è riassunto dal motto dell’Accademia del Cimento Provando e riprovando, decisamente più comodo se l’editor mette a disposizione un comando per ricaricare il file con una nuova codifica (per esempio emacs). A parte gli scherzi le codifiche più probabili per un italiano sono latin1, latin9, ansinew, applemac e utf8 le prime tre molto simili. Il vero problema è ricordarsi la corrispondenza fra il nome da scrivere come opzione per inputenc e quello da selezionare nelle opzioni dell’editor, visto che non è detto che coincidano.

                    Ciao
                    Matteo

                  • #70491
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                    La mia idea era di creare un paragrafo con un elenco dei problemi più comuni e le rispettive soluzioni, indicando come risolvere a seconda dei sintomi che compaiono (se ci sono caratteri strani nell’editor, se è strano il primissimo carattere, se ci sono nel PDF oppure se risultano errori di compilazione).

                    Se non vi piace avere un paragrafo così tecnico nell’Arte, allora si potrebbe aprire una nuova discussione qui sul forum, come una sorta di sunto di tutti i filoni su questo argomento. Ma la casistica non mi sembra così straordinariamente vasta.

                    Copiando e incollando da un editor a un altro, anche se configurati con codifiche diverse, non dovrebbero esserci problemi. Per esempio, copiando un testo su Windows, l’applicazione dove si fa “copia” crea negli appunti diversi record per più formati/codifiche, tra i quali c’è quasi sempre Unicode (UTF-16). L’applicazione dove si incolla cercherà il record che più gli si adatta: nei casi pratici un editor LaTeX andrà a prendere il testo in Unicode, eventualmente convertendolo poi nella codifica propria. Credo che una cosa simile accada anche su Linux e Mac.

                    Per rilevare la codifica di un file o effettuare la conversione, in realtà non servono né Charco né Detenc. Possono esser fatte entrambe anche con TeXworks.

                    La rilevazione, come diceva matteo.l, è manuale; ma mi pare che Detenc non faccia molto di più (e potrebbe). Aperto il file con TeXworks, se si vedono caratteri strani, allora basta cliccare il piccolo riquadro centrale in basso a destra, dove molto probabilmente c’è UTF-8, e selezionare un’altra codifica. Quale? Si può suggerire un elenco di quelle più comuni: se non è UTF-8, molto probabilmente sarà “Apple roman” oppure “ISO-8859-1”. Tra l’altro, l’opzione di inputenc dovrebbe dare un’idea della codifica in cui è il documento. Per la corrispondenza, potrebbe bastare sapere che le [tt]latin[/tt] corrispondono alle ISO-8859, [tt]applemac[/tt] a AppleRoman, [tt]ansinew[/tt] a Windows-1252. Se ne seleziona una, si clicca di nuovo sul riquadro della codifica e si seleziona “Ricarica usando l’encoding scelto”. Alla finestra che compare, dire di sì. Bisogna ripetere questi passi finché i caratteri strani non scompaiono. A quel punto il file è aperto con la sua codifica.

                    Per la conversione, basta cliccare nuovamente in basso, tornare a UTF-8 e salvare: tutto qui. Si può notare che chiudendo il file e riaprendolo questa volta compare con la codifica giusta, UTF-8, e tutti i caratteri a posto.

                  • #70492
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                    Esatto, si tratta proprio di fare questo. La casistica non è affatto vasta, anzi:

                    1.
                    Ho letto una guida e so come fare: imposto il mio editor con la codifica A, scrivo il mio sorgente con la stessa opzione A a inputenc, lo blindo con i commenti speciali e sono a posto, così anche quando riapro questo file e per caso ho dovuto modificare le impostazioni dell’editor per aprire un file codificato altrimenti, non faccio casini.

                    2.
                    Ho letto una guida e so come fare: il mio editor è impostato con A, e devo lavorare con un file di cui non so nulla. Lo apro e guardo l’opzione a inputenc; se è A, sono a posto, se è B (e allora dovrei vedere, con una rapida occhiata, anche cose strane), chiudo senza salvare, imposto l’editor a B, riapro il file, metto le righe magiche di B, chiudo, riporto l’editor ad A e riapro il file, che ora può essere compilato tranquillamente (tutto questo si può evitare se l’editor che uso permette di aprire al volo un file in un’altra codifica da quella con cui è impostato: TeXShop lo permette, e anche TeXworks, da quello che ha scritto Antonio prima. Dunque, in questo caso apro il file al volo con B e ci metto le righe magiche di B senza toccare le preferenze dell’editor).

                    Mi sembra che questo sia tutto, no? Non si dà il caso che io apra un file e non veda caricato inputenc con la sua opzione, altrimenti come avrebbe fatto l’autore dei file a compilarlo?

                    Esiste un caso 3? Esiste un caso in cui apro il file e non vedo nemmeno inputenc? Non lo so, non so se sarebbe un file di LaTeX. Con TeXShop, per esempio, posso aprire anche un semplice file di testo scritto, poniamo in latin1. Allora sì vedrei cose strane.

                    Io direi che la faccenda dei caratteri bizzarri è un tantino pericolosa: se apro un file e vedo cose strane, naturalmente è stato scritto e salvato con una codifica diversa da quella con cui è impostato il mio editor, no? Ma, parlandone ieri in automobile con un noto autore 🙂 , non è affatto detto che compilandolo vedrò nel PDF le stesse cose strane. Potrebbe anche darsi il caso che tutto vada a buon fine. Ci possono essere due codifiche che differiscono per pochissimi numeri, e fortuna vuole che il file sconosciuto che apro non contenga quei numeri: vedrò cose strane per altri motivi. Cioè: una cosa strana che vedo nel mio editor potrebbe corrispondere per LaTeX al carattere accentato (per esempio) che deve essere prodotto nel documento finito proprio al posto di quella cosa strana.

                    Io direi come ho scritto nel punto 2.: si guardi sempre inputenc, e se la codifica non corrisponde, ci si adegui.

                    Naturalmente, esistono anche i programmi di conversione, se uno vuole convertire il file senza reimpostare l’editor. Ma si possono usare solo se si conosce la codifica di partenza. Altrimenti, si tira a caso. Ma ho appena scritto che un file LaTeX deve avere una codifica di partenza dichiarata, altrimenti non si compila. Non vi sembra un cane che si morde la coda? 🙂

                    Una cosa va da sé, secondo me: il problema sorge quando chi deve scrivere la tesi (che nervi, sembra che TeX serva solo a questo) apre un sorgente preconfezionato consegnatogli chissà da chi, che nella più rosea delle ipotesi non sa nulla di LaTeX. È un caso non troppo raro, anche perché la raccomandazione: “guarda, è facile, devi solo scrivere e poi schiacchiare il pulsante” fa gola a molti. A tutti quelli che non intendono imparare un nuovo programma per una sola occasione. O sbaglio?

                    Ciao
                    Tommaso

                  • #70493
                    lorenzo.pantieri
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                      illinguista1972″ post=69883Ho letto una guida e so come fare: il mio editor è impostato con A, e devo lavorare con un file di cui non so nulla. Lo apro e guardo l’opzione a inputenc; se è A, sono a posto, se è B (e allora dovrei vedere, con una rapida occhiata, anche cose strane), chiudo senza salvare, imposto l’editor a B, riapro il file, metto le righe magiche di B, chiudo, riporto l’editor ad A e riapro il file, che ora può essere compilato tranquillamente (tutto questo si può evitare se l’editor che uso permette di aprire al volo un file in un’altra codifica da quella con cui è impostato: TeXShop lo permette, e anche TeXworks, da quello che ha scritto Antonio prima. Dunque, in questo caso apro il file al volo con B e ci metto le righe magiche di B senza toccare le preferenze dell’editor).

                      Escluderei l’idea di cambiare le preferenze dell’editor: il rischio è di dimenticarsi della modifica e di avere poi problemi sui propri file. Direi invece al lettore che esistono editor che permettono di aprire al volo un file in un’altra codifica. Nell’Arte consiglierei solo di usare solo questi editor.

                    • #70494
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                      lorenzo.pantieri” post=69884
                      Escluderei l’idea di cambiare le preferenze dell’editor: il rischio è di dimenticarsi della modifica e di avere poi problemi sui propri file. Direi invece al lettore che esistono editor che permettono di aprire al volo un file in un’altra codifica. Nell’Arte consiglierei solo di usare solo questi editor.

                      Copio e incollo dall’Arte:

                      non si componga né si registri il file per nessun motivo, ma lo si chiuda, si reimposti correttamente l’editor e lo si riapra.

                      😉

                      Non facciamoci la guerra, ovviamente, e mettiamo la cosa in Paride tranquillamente per dopo l’estate.

                      Gli editor che permettono di aprire al volo in modo che scompaiano le schifezze sono pochi: TeXShop.
                      Emacs indovina abbastanza bene la codifica semplicemente aprendo il file.
                      TeXnicle invece o indovina la codifica, o ti avvisa con un messaggio che ti chiede di cambiare la codifica del file tra quelle che ti propone con un menu a tendina. Il punto è che devi sapere quale scegliere, siamo sempre lì. Però, una volta aperto correttamente il file, lo riaprirà sempre senza problemi.
                      Non ho ben capito invece come lavori TeXworks. Sicuramente non permette di aprire al volo il file, ma se questo è in una codifica diversa da quella predefinita, ti mostra schifezze ma lo apre comunque. Vero è, come dice Antonio, che il pulsante in basso permette di cambiare codifica e una volta premuto e scelta la nuova e corretta codifica, o ti viene notificato che il documento contiene caratteri non visualizzabili con la codifica che hai scelto, o, quando lo chiudi, ti viene chiesto di salvarlo nuovamente, ma alla riapertura le schifezze rimangono. 😛

                      Che noia, eh? Ci pensiamo più avanti.

                      Sembra che, nonostante apra il file in ogni caso, attualmente TeXshop sia la cosa migliore, ma richiede Mac. Emacs va bene, ma è complicato. TeXnicle sarà un editor molto buono, migliore di TeXShop, ma richiede Mac. Cerchiamo di capire come lavora TeXworks. Texmaker e TeXstudio funzionano come spiega Claudio nella ghida GuIT.

                      Ciao
                      Tommaso

                    • #70495
                      OldClaudio
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                        Il caso 3 esiste, forse non per un laureando, ma per del lavoro cooperativo.

                        Tu scrivi il main file e con \input o \include leggi e compili i file scritti da te stesso, tizio e Caio; vi siete messi d’accordo in anticpo di usare tutti e tre utf-8; poi Caio, trovanosi fuori sede e dovendo usare un altro PC dotato del sistema TeX, scrive un file con l’editor di quel PC e si scorda che deve essere impostato utf-8; comunque si impostato Caio scrive il suo file e te lo manda.

                        Il file è LaTeX, ma non è il main file, nzi contiene solo le \section 2 e 3 che devono venire o copiate e incollate, o semplicemente richiamate con \input da un altro file, che a sua volta viene introdotto nel main file da altri comandi i \input o \include.

                        Risultato quando lo apri non c’è il preambolo e non c’è scritto niente con le righe magiche; quindi il file è LaTeX ma non sai con quale codifica si stato scritto.

                        Questa disavventura potrebbe capitare anche a un laureando che scriva i suoi capitoli o le sue sezioni su PC diversi e diversamente configurati, e si trasporta i lavori parziali con una chiavetta; d’accordo, dopo la prima disavventura, si ricorderà di impostare i vari editor nel modo giusto, ma se è alle prime armi potrebbe non capire che il fatto dipende da una sua personale dimenticanza.

                        Tra l’altro sto scrivendo un libro in collaborazione con un amico; entrambi disponiamo di Mac; io uso sistematicamente TeXShop; lui usa TeXworks; le sue righe magiche non sono scritte con la sintassi di TeXShop, e il mio fa pasticci perché non le riconosce (invece TeXworks capisce le righe magiche di TeXShop).

                        Devo dire che il metodo di conversione suggerito da Lorenzo, di eseguire dei search & replace su tutto il file dei caratteri strani da sostituire con i caratteri accentati italiani funziona benissimo nell’80% dei casi, ma è velocissimo; tutto sommato bisogna sostituire, se ci sono, i caratteri strani che appaiono al posto di È, à, è, é, ì, ò, ù (il search & replace va eseguito stando bene attenti che la casellina di ignorare la differenza fra maiuscole e minuscole NON sia spuntata).

                        Ma se il file contiene altri caratteri diversi da quelli accentati, questa modalità manuale fallisce miseramente o comunque diventa troppo laboriosa.

                        Non ho ben capito invece come lavori TeXworks. Sicuramente non permette di aprire al volo il file, ma se questo è in una codifica diversa da quella predefinita, ti mostra schifezze ma lo apre comunque. Vero è, come dice Antonio, che il pulsante in basso permette di cambiare codifica e una volta premuto e scelta la nuova e corretta codifica, o ti viene notificato che il documento contiene caratteri non visualizzabili con la codifica che hai scelto, o, quando lo chiudi, ti viene chiesto di salvarlo nuovamente, ma alla riapertura le schifezze rimangono.

                        A me non succede; da me lavora correttamente coe descritto da Antonio. Il mio TeXworks è preimpostato per lavorare in utf8; apro un file che motra i rombi neri; cerco la codifica giusta con il procedimento descritto da Antonio; scopro che il file è stato scritto in latin1; cambio la codifica nella finestrella rimettendala a utf8 e salvo il file. Chiudo il file; lo riparo e la codifica di default coincide con la codifica del file: utf8.

                        Approfitto per ringraziare Antonio, perché quella finestrella la vedo da quando uso TeXworks (preferibilmente uso TeXShop, ma saltuariamente uso TeXworks; TeXstudio l’ho montato, ma non lo uso praticamente mai) e non mi ero mai accorto di queste potenzialità; senza togliere nulla aglialtri editor, direi que questa possibilità è unica; forse una cosa simile ce l’ha anche TeXnicle, ma l’ho provato tempo fa e l’ho smontato immediatamente; non ricordo più perchè avevo avuto questa cattiva impressione, comunque lo riesaminerò.

                      • #70496
                        lorenzo.pantieri
                        Partecipante
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                          illinguista1972″ post=69886

                          non si componga né si registri il file per nessun motivo, ma lo si chiuda, si reimposti correttamente l’editor e lo si riapra.

                          😉

                          Non facciamoci la guerra, ovviamente, e mettiamo la cosa in Paride tranquillamente per dopo l’estate.

                          Nessuna guerra, ci mancherebbe, ma ora che rileggo quel passo dell’Arte dico che non mi convince. Qui, tocca ammetterlo, l’esperienza d’uso di Word è decisamente superiore a quella LaTeX. Se creo un documento con Word sul mio Mac di casa e lo apro su un PC della scuola, appaiono un avviso che mi dice che il file ha una codifica diversa e un menu che mi permette di scegliere tra diverse codifiche: un clic su quella per Mac e il documento viene convertito all’istante, in maniera quasi trasparente per me.

                          Ecco, vorrei che con LaTeX fosse così. Ripeto: sono contrario a cambiare le preferenze dell’editor.

                          Riguardo al metodo manuale, non è perfetto, ci mancherebbe, ma per le (modeste, io credo) esigenze di un laureando “medio” mi sembra a conti fatti la soluzione più indolore.

                        • #70497
                          Up
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                          OldClaudio” post=69888Il caso 3 esiste, forse non per un laureando, ma per del lavoro cooperativo.

                          Tu scrivi il main file e con \input o \include leggi e compili i file scritti da te stesso, tizio e Caio; vi siete messi d’accordo in anticpo di usare tutti e tre utf-8; poi Caio, trovanosi fuori sede e dovendo usare un altro PC dotato del sistema TeX, scrive un file con l’editor di quel PC e si scorda che deve essere impostato utf-8; comunque si impostato Caio scrive il suo file e te lo manda.

                          Il file è LaTeX, ma non è il main file, nzi contiene solo le \section 2 e 3 che devono venire o copiate e incollate, o semplicemente richiamate con \input da un altro file, che a sua volta viene introdotto nel main file da altri comandi i \input o \include.

                          Risultato quando lo apri non c’è il preambolo e non c’è scritto niente con le righe magiche; quindi il file è LaTeX ma non sai con quale codifica si stato scritto.

                          Questa disavventura potrebbe capitare anche a un laureando che scriva i suoi capitoli o le sue sezioni su PC diversi e diversamente configurati, e si trasporta i lavori parziali con una chiavetta; d’accordo, dopo la prima disavventura, si ricorderà di impostare i vari editor nel modo giusto, ma se è alle prime armi potrebbe non capire che il fatto dipende da una sua personale dimenticanza.

                          Tra l’altro sto scrivendo un libro in collaborazione con un amico; entrambi disponiamo di Mac; io uso sistematicamente TeXShop; lui usa TeXworks; le sue righe magiche non sono scritte con la sintassi di TeXShop, e il mio fa pasticci perché non le riconosce (invece TeXworks capisce le righe magiche di TeXShop).

                          Devo dire che il metodo di conversione suggerito da Lorenzo, di eseguire dei search & replace su tutto il file dei caratteri strani da sostituire con i caratteri accentati italiani funziona benissimo nell’80% dei casi, ma è velocissimo; tutto sommato bisogna sostituire, se ci sono, i caratteri strani che appaiono al posto di È, à, è, é, ì, ò, ù (il search & replace va eseguito stando bene attenti che la casellina di ignorare la differenza fra maiuscole e minuscole NON sia spuntata).

                          Ma se il file contiene altri caratteri diversi da quelli accentati, questa modalità manuale fallisce miseramente o comunque diventa troppo laboriosa.

                          Non ho ben capito invece come lavori TeXworks. Sicuramente non permette di aprire al volo il file, ma se questo è in una codifica diversa da quella predefinita, ti mostra schifezze ma lo apre comunque. Vero è, come dice Antonio, che il pulsante in basso permette di cambiare codifica e una volta premuto e scelta la nuova e corretta codifica, o ti viene notificato che il documento contiene caratteri non visualizzabili con la codifica che hai scelto, o, quando lo chiudi, ti viene chiesto di salvarlo nuovamente, ma alla riapertura le schifezze rimangono.

                          A me non succede; da me lavora correttamente coe descritto da Antonio. Il mio TeXworks è preimpostato per lavorare in utf8; apro un file che motra i rombi neri; cerco la codifica giusta con il procedimento descritto da Antonio; scopro che il file è stato scritto in latin1; cambio la codifica nella finestrella rimettendala a utf8 e salvo il file. Chiudo il file; lo riparo e la codifica di default coincide con la codifica del file: utf8.

                          Approfitto per ringraziare Antonio, perché quella finestrella la vedo da quando uso TeXworks (preferibilmente uso TeXShop, ma saltuariamente uso TeXworks; TeXstudio l’ho montato, ma non lo uso praticamente mai) e non mi ero mai accorto di queste potenzialità; senza togliere nulla aglialtri editor, direi que questa possibilità è unica; forse una cosa simile ce l’ha anche TeXnicle, ma l’ho provato tempo fa e l’ho smontato immediatamente; non ricordo più perchè avevo avuto questa cattiva impressione, comunque lo riesaminerò.

                          Allora, ho fatto delle prove e, rimanendo agli editor che si consigliano nell’Arte risulta quanto segue. Io ho installato: TeXShop, TeXworks, Aquamacs, TeXnicle, Texmaker, TeXstudio. Tutti impostati con UTF-8. Ho aperto con ciascuno lo stesso file salvato in latin1 e scritto quando usavo latin1 come codifica predefinita.

                          1.
                          TexShop apre qualunque file pur non conoscendone la codifica, e fa vedere schifezze se il file è salvato con un’altra codifica. Non rimane che chiudere il file senza salvare, andare nel menu Archivio -> apri e aprire il file con la codifica giusta (si guardi la riga di inputenc). A quel punto, lo si blinda con le righe magiche e i problemi spariscono.

                          2.
                          TeXworks apre qualunque file pur non conoscendone la codifica, e fa vedere schifezze come al punto 1. Qui non occorre chiudere il file, ma basta guardare la riga di inputenc e scegliere la codifica corrispondente nella lista che compare premendo il pulsante centrale in basso. Poi lo si ripreme e si clicca in alto la prima voce, “Ricarica usando l’encoding scelto” e si clicca OK nella finestra che compare subito dopo. A me è bastato farlo una volta, e tutto è andato a posto. Se si riapre lo stesso file, però, bisogna fare di nuovo la stessa manfrina. Per non farla, si mettono le righe magiche.

                          3.
                          TeXnicle o indovina la codifica e apre il file senza mostrare schifezze, oppure ti avvisa prima di aprirlo con una finestra in cui esprime, affranto, l’impossibilità di aprire il file, e ti chiede di scegliere la codifica da un menu a tendina. Pro: non ti apre il file. Contra: quale codifica scegli, se non puoi vedere la riga di inputenc?

                          4.
                          Stessa cosa di TeXnicle fa Texmaker.

                          5.
                          TeXstudio, invece, lo apre indovinando la codifica, ma solo perché è latin1. Andando subito dopo nelle preferenze, compare un pannello che permette molte opzioni.
                          Dal manuale:

                          TeXstudio can auto detect utf-8 and latin1 encoded files, but if you use a different encoding in your existing documents you have to specify it in the configuration dialog before opening them. (and then you also have to disable the auto detection)

                          Mi sembra di aver detto tutto.

                          Ciao
                          Tommaso

                        • #70498
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                          La scoperta “automatica” della codifica è una pia illusione. Che fa, per esempio, TeXStudio? Esamina il file e, se riconosce i tipici schemi di UTF-8 (bastano un paio di lettere accentate perché si vada sul sicuro), lo apre con quella codifica. Altrimenti assume che sia una codifica “unibyte” e decreta che si tratta di Latin-1. Ma potrebbe benissimo essere Latin-2, Latin-3 o Latin-9 o qualsiasi altra codifica “unibyte”.

                          Nessun editor che non possieda strumenti di analisi linguistica può distinguere fra codifiche “unibyte” diverse.

                          Ciao
                          Enrico

                        • #70499
                          OldClaudio
                          Partecipante
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                            No, con TeXshp non devi ripetere la manfrina, che tu abbia o non abbia blindato il file con le righe magiche: prima di salvarlo clicca la finestrinaa centrale in basso, scegli la codifica con cuoi vuoi salvalo e salvalo con quella codifica che hai scelto; quando lo riatri il file viene letto correttamente con la nuova codifica.

                            In teoria potresti fare la stessa cosa con TeXShop, perché il dialogo di export (non quello di save che serve solo la prima volta che crei un file), ti permette di scegliere la codifica con cui salvare. Io qualche volta ho dovuto riptere l’operazione, ma non ricordo quale errore facevo o quale dimenticanza facevo.

                            TeXstudio indovina bene la codifica di un file utf-8; classifica latin1 qualsiasi altra codifica diversa da utf-8, anche se fosse una MacRoman, per esempio. poi per il resto, magari si riesce a gestire al situazione, ma non è vero che indovini anche latinin1.
                            Texmaker non so bene cosa faccia.

                            TeXnicle, che ho finalmente installato, dovrebbe comportarsi come dici tu, ma non ho avuto tempo di collaudarlo in questo senso, perché lo trovo difficile da gestire, anche se il full screen in effetti permette di lavorare a proprio agio, specialmente sull’iMac da 21 pollici che uso a casa.

                          • #70500
                            lorenzo.pantieri
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                              0. Complimenti a Tommaso per l’analisi dettagliata!

                              1. Enrico dice che sostanzialmente non è possibile un riconoscimento della codifica completamente automatico: la soluzioni migliore, allora, mi pare quella offerta dagli editor che emettono un avviso di “diversa codifica” e presentano un menu fra cui scegliere, convertendo al volo il documento (senza dover cambiare le preferenze dell’editor).

                              2. Visto il dettaglio con cui è affrontata la questione, non è detto che il documento che l’utente si trova ad aprire contenga la chiamata a inputenc: potrebbe essere infatti solo uno parte (un capitolo, qualche paragrafo) di un main che l’utente non ha (per esempio, perché l’autore dell’originale non gliel’ha mandato). E così torniamo alla conclusione del punto 1.

                              Ciao,
                              L.

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