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Non so se questo annuncio sia corretto nella sezione dedicata alla tipografia.Tuttavia visto che si parla di un grande tipografo italiano, mi pare che questa sezione possa andare bene.
Qualche settimana, mentre ero in viaggio, fa ho letto nell’inserto culturale del Sole 24 ore l’annuncio che in Germania era stato ripubblicato il Manuale Tipografico di Gian Battista Bodoni; siccome a fine recensione si indicava il prezzo di 49,99€, ho aspettato di tornare a case, connettermi in rete per vedere se la casa editrice esistesse davvero e se il prezzo fosse davvero quello. Ho scoperto che la casa editrice esiste davvero, che il prezzo è proprio quello, e che il libro consta di circa 1200 pagine.
Il link che ho trovato è
che si riferisce alla case editrice Taschen di Colonia.
Non l’ho acquistato in rete dalla Taschen, ma l’ho ordinato immediatamente nella libreria dove mi servo di solito, e ho ricevuto il volume qualche giorno fa; il libraio mi ha confidato che se ne è ordinata una copia anche per se stesso.
Tenuto conto che questa è una copia anastatica, e non è l’originale (che si trova solo sul mercato del libro d’antiquariato con prezzi di 4 cifre… prima della virgola
🙂 ) e che un libro di circa 1200 pagine a quel prezzo non lo si trova molto facilmente, ho scoperto che è anche confezionato in una bellissima incassatura rivestita in tela rossa con impressioni a caldo, dove la cartella include anche una tasca posteriore in cui è riposto il commento del curatore dell’opera (già solo questa incassatura in Italia costerebbe da sola almeno 25€…); il libro è strepitoso.Contiene la versione del Manuale Tipografico pubblicato postumo dalla vedova Bodoni nel 1818 (il Bodoni era morto nel 1808); dedicato alla duchessa regnante a Parma; contiene una bella prefazione della vedova in un bellissimo corsivo e poi il testo di Giambattista composto, ovviamente in Bodoni (originale, non una delle tante imitazioni più u meno riuscite) sempre impaginati in specchi di stampa che lasciano margini molto abbondanti sui quattro lati. Il Manuale tipografico contiene poi il resto delle pagine al catalogo dei suoi font latini, greci e cirillici, seguiti dagli altri studi e realizzazioni per alfabeti alcuni dei quali non ho mai sentito nominare, o che oggi si chiamano in un altro modo.
Il tutto è splendido. Ad alcuni non piacciono i caratteri bodoniani e li ritengono adatti solo alle partecipazioni di morte; è vero le aste sono solitamente più spesse di quanto sia usuale oggi; tuttavia la finezza del disegno e la struttura dei caratteri, certamente nello stile apprezzato alla fine del ‘700 e inizio dell’800, è ammirevole, e non è un caso che abbiano costituito il modello di molti font moderni, ovviamente con le dovute piccole modifiche, non esclusi rinomati esempi quali il Times e se vogliamo il Computer Modern.
Non sto dicendo cose strane; certo le grazie del Times o del CM non sono così sottili e affilate come quelle del Bodoni, certo la proporzione fra linee sottili e aste spesse sono diverse, le proporzioni fra occhio, ascendenti e discendenti un po’ diverse, ma la struttura dei caratteri, almeno quelli tondi, più dei corsivi, hanno una derivazione dal tondo bodoniano abbastanza evidente.
A parte questo si tratta di un tale piacere per gli occhi che mi permetterei di consigliare a noi tutti, veri amanti di bella tipografia, di procurarcene una copia; in fondo costano come due o tre sere in pizzeria, ma quello che si ottiene è un bene che resta nel tempo, non qualcosa di effimero come una pizza, che una volta mangiata non c’è più e il piacere che ne è derivato svanisce qualche minuto dopo la consumazione della suddetta pizza.
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