master per centinaia di file e caratteri fonetici

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  • #118090
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    Salve,
    vi sottopongo i miei 2 problemi:
    Sto cercando di trascrivere con Latex un libro (circa 800 pag) scritto tempo fa in Libreoffice.
    Si tratta di scritti sia in prosa che in versi in dialetto tradotti in italiano e con circa 2000 note critiche.
    Ora nelle note critiche compaiono citazioni di parole romane, europee, greche, arabe, di altri dialetti (scritte quindi con i relativi caratteri).
    Il primo problema che ho risolto è l’uso di reledpar e reledmac per la sincronizzazione con traduzione a fronte e le note e provando con un solo testo in versi tutto funziona bene.
    Il primo problema è che ho 4 capitoli: in ogni cap. circa 200 testi ognuno titolato e ciascuno scritto su un file diverso (quindi 200 file per cap.) con il suo preambolo. Se uso un file master che richiama tutti e 200 i file con un preambolo unico qual è il modo migliore o un esempio che funzioni per il file master? Secondo voi sicuramente avrò problemi nel fare la compilazione finale di 800 file?
    La compilazione a pezzi potrebbe rappresentare un problema per la sincronizzazione i riferimenti incrociati i numeri di pagina?
    Il secondo problema è questo: in un testo (es. una poesia, un racconto) in dialetto devo necessariamente scrivere le mute tramite lettere diacritiche e fonetiche. Esse ho scoperto che sono caratteri TIPA (linguistica fonetica) e si gestiscono con il pacchetto tipa
    e non con \newcommand o \DeclareUnicodeCharacter.
    La questione è che devo ridurre al massimo l’uso dei comandi e simboli di sistema del codice altrimenti sarebbero superiori alle parole scritte e se commettessi errori di battitura nelle parole, con tutta la marea di comandi e simboli di Latex, sarebbe arduo andarli a ricercare, lo dovrei fare solo tramite il pdf dopo aver compilato. Esiste una strategia per scrivere parole con caratteri diacritici usando al minimo i backslash e comandi di package?
    Vi lascio un esempio:
    per scrivere queste 4 parole ed una freccia (li ho allegati)
    —-(allegata)
    in latex io ho usato il seguente codice:
    `
    \documentclass{book}
    \usepackage[utf8]{inputenc}
    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage[T1]{fontenc}
    \usepackage{etoolbox}
    \usepackage{newunicodechar}
    %\usepackage{tipa} (il package tipa risolve il problema dei simboli fonetici)
    \usepackage[T1]{tipa}
    % per l'uso di unicode caratteri, come frecce ed altro)
    \let\xnewunicodechar\newunicodechar
    \AfterEndPreamble{\let\newunicodechar\xnewunicodechar}
    \newcommand{\9}{\textreve} %% ok funziona
    \newcommand{\3}{\”e}
    \newcommand{\2}{\”a}
    \newcommand{\0}{\”u}
    \newcommand{\1}{\”i}

    \begin{document}
    \begin{center}

    \newunicodechar{←}{$\leftarrow$}
    \newunicodechar{¨a}{$”\umlaut$}

    \texttt{(←)}
    ret\9rat\9
    ret\3rat\3
    ret\2rat\3
    str\3zz\3cuni\1\2

    \end{center}
    \end{document}
    `
    Ora è chiaro che con poche parole il testo lo si può gestire ma con tantissime parole scritte così
    ogni vocabolo è un miscuglio di lettere numeri e simboli ed è arduo andare a ricercare errori sia di battitura che di sintassi.
    Vi chiedo se esiste qualche strategia per ovviare a ciò tipo quella che si potrebbe usare con newunicodechar (dichiarando il simbolo e letteralmente incollandolo nel testo tal quale).
    Vi ringrazio in anticipo.

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    • #118091
      OldClaudio
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        Benvenuto nel forum.

        Questo è chiaramente il tuo primo lavoro in grande con LaTeX, perché è vero che è di una difficoltà tremenda per le lingue e gli alfabeti da usare; ma è anche vero che ti stai facendo delle grosse difficoltà da solo.
        Per esempio perché definisci \3 per scrivere la i con la dieresi, \quando \”i è decisamente più leggibile di \3. Ma scrivere \”i era una cosa da fare con LaTeX209, defunto nel 1994, non oggi, dove puoi introdurre direttamente le lettere con diacritici nel tuo file sorgente; è vero, io sono su un Mac con una tastiera ASCI extended; quindi sulla tastiera non ho nessun tasto con segni diacritici, ma scrivo tranquillamente università, perché, è, così, però, più, anche in lettere maiuscole. Con una macchina Windows che abbia il touch screen e un sistema operativo Win8 o successivo, è possibile impostare la tastiera sullo schermo, e vedere tranquillamente quali segni sono disponibili premendo i tasti crtl, shif, Alt, AltGr, e simili. Quindi te la cavi alla grande con quasi tutti i segni con i diacritici più comuni.
        Per i segni IPA, ammesso di averne bisogno davvero, cioè ammesso che i segni disponibili con la tastiera virtuale non siano sufficienti, puoi usare tranquillamente i font OpenType, naturalmente in vede di LaTeX (non usarlo mai) o pdfLaTeX (da usare spesso, comunque sempre come primo approccio) puoi, o meglio, dovresti usare (per un lavoro come quello che vuoi fare) i font OpenType e quindi XeLaTeX o LuaLaTeX. Il primo è stato creato apposta per usare i font OpenType e quindi per poter scrivere in molte lingue con molti alfabeti, anche con ideogrammi; Il secondo fa più o meno le stesse cose di XeLaTeX con le lingue e gli alfabeti, ma in più permette di fare cose impossibili con il primo, perché incorpora anche i comandi del linguaggio di scripting Lua. XeLaTeX è un’estensione di LaTeX quindi, in teoria produce solo un file DVI, seppure esteso per gestire i code point dei font OpenType, ma esegue da solo la trasformazione in file PDF; invece LuaLaTeX produce direttamante il file pdf come fa pdfLaTeX, ma ha in più, se lo si sa o lo si vuole usare, il linguaggio Lua.
        Vediamo allora che un font OpenType per il testo contiene migliaia di segni, fre i quali anche quelli IPA e tutti accessibili con i comandi di tipo LaTeX, cioè barra rovescia seguita da un nume mnemonico che ne consente la lettura proprio per la mnemonicità della “contol sequence”.

        Se avevi scritto quel testo con LibreOffice, non è escluso che tu possa fare semplicemente un copia e incolla, caratteri IPA, greci, arabi, e compagnia, senza nemmeno bisogno di ricorrere a tastiere virtuali. In ogni caso se usi Windows con tastiera virtuale, monta diversi driver, così per scrivere in greco usi direttamente il driver per il greco, epr scrivere in arabo usi direttamante il driver per l’arabo; cambi driver semplicemneto scegliendolo da un piccolo dialogo che attivi dala zona un basso a destra della taskbar..

        Veniamo invece a come gestire i 200 file. Prima cosa, devi decidere se scrivi solo recto o recto e verso dei fogli (oneside o twoside) perhé la gestione delle testatine e dell’inizio dei capitoli diventa diversa; devi decidere se ogni poesia comincia da una pagina nuova, oppure può cominciare a metà pagina; devi decidere se scrivendo twoside solo i capitoli o anche ogni poesia. In ogni caso disponi anche dell’opzione openany, per aprire cose che comincino una nuova pagina come i capitoli. solo per i 4 capitoli veri e propri, se usi openany, devi inserire una paigna bianca a mano se fosse necessario; cosà che puoi sitematre a lavoro quasi sistemato..

        Allora il master file può contenere tranquillamente l’elenco die file da includere, anche se sono centinaia: nel preambolo scriverai dunque dopo le solite cose per i font, le lingue (per Xe o Lua Latex gestisci le lingue con polyglossia, invece che con babel, e i font con fontspec invece che con fontenc)`\imcludeonly{%
        primocpaitolo,
        poema11,
        poema12,

        secondocapitolo,
        poema21,
        poema22,


        }`e dopo \begin{document} scriverai`\include{primocapitolo}
        \include{poema11}
        \include{poema21}

        \end{document}
        `Questo sarà il master file; per compilare commenta tutte le righe dell’argomento di \includeonly tranne una; la compilazione verrà eseguita solo per quel file. Comincia dal primo file e va in ordine; tutti i riferimenti dei file già compilati verranno conservati anche per le compilazioni successive. Quando avrai sistemato tutti i 200 file, fai la compilazione completa togliendo tutti i commenti alle righe dell’argomento di \includeonly e il tuo lavoro sarà sostanzialmente compilato. Sì, dovrai rivedere le bozze, inserire qualche pagina bianca, aggiungere, magari, prefazione, postazione e simili, ma sostanziamente il lavoro sarà completo, non ave paura delle 800 pagine complessive; la compilazioni di un testo di 800 pagine con LuaLaTeX non dovrebbe superare approssimativamente il mezzo minuto (dipende dalla macchina che usi, che disco fisso ti ritrovi, quanto è grande la tua RAM, ma pressappoco siamo in quell’ordine di grandezza) Non temere di saturare al memoria come succederebbe con Word, LibreOffice, OpenOffice, Pages o qualsiasi altro word processor, perché il sistema LaTeX non ha bisogno di conservare nella sua memoria interna l’intero documento composto.

        Ti suggerisco di documentarti sulle guide che trovi nella sezione documentazione di questo forum; puoi cominciare con L’Arte di scrivere con LaTeX; puoi continuare con Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX e, per le lingue, credo che ti sarebbe d’aiuto L’Arte di scrivere in diverse lingue con {Xe|Lua}Latex.

      • #118092
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        Claudio ti ringrazio, penso che mi hai aiutato nella soluzione di entrambi i problemi:
        per il master ho già fatto una prova e funziona come hai descritto tu, io usavo solo gli input annidati ma senza successo.
        Per i font puoi dirmi se ho capito?
        ecco:
        – come texeditor uso Texstudio dove tra i compilatori c’è Xelatex e Luatex
        – ho installato il pacchetto degli OTF font
        – nel preambolo inserisco \usepackage{fontspec} \usepackage{polyglossia} e tolgo:
        \usepackage[utf8]{inputenc}
        – poi nel testo sorgente anziché usare la notazione precedente con \ numer,i apic,i apostrofi etc. scriverò le parole proprio
        come nell’immagine allegata prima e con i caratteri che appariranno nel pdf finale, prendendo di volta in volta i font da una tastiera virtuale a schermo e così le parole saranno proprio come devono essere anche nel sorgente giusto?
        – se è così allora come dici tu posso fare di volta in volta il copia-incolla dei testi già scritti il Libreoffice e con i diacritici, IPA, frecce e simboli vari riducendo il tempo in maniera esponenziale!
        Io che uso w7 trovo la maggior parte dei caratteri in Mappa dei caratteri (da Utilità di sistema) sia i diacritici che la e specchiata: pensi che li posso usare come tastiera virtuale o questa vale solo come Unicode?
        Una moltitudine di Grazie … come quelle dei font.

      • #118093
        OldClaudio
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          Be’ sì, e no.
          Nel senso che non è chiaro che cosa intendi per pacchetto degli OTF font. Con Xelatex e Lualatex non hai bisogno di caricare nessun pacchetto, tranne, naturalmente fontspec con le dovute opzioni; dopo aver caricato il pacchetto fontspec, devi impostare con \setmainfont, \setsansfont e \setmonofont ile tre famiglie che vuoi usare. Se non lo fai, vengono usati i font Latin Modern OpenType, che contengono solo i caratteri latini; Per il greco e per l’arabo ed altre lingue che usano alfabeti speciali devi provvedere come specificato sia in polyglossia(texdoc polyglossia) sian in fontspec (texdoc fontspec[/c]). Altrimenti il copia incolla da LibreOffice potrebbe segnalarti infiniti errori di glifi mancanti. Evidentemente, in ogni modo quando vuoi scrivere, per esempio, in greco, devi aggiungere a cavallo del greco l’apertura e chiusura dell’ambiente greek. Insomma devi leggere al guida L’Arte di scrivere in diverse lingue con {Xe|Lua}Latex.

          Temo che con Win7 la tastiera virtuale non sia disponibile; non ne sono sicuro, perché l’ultima volta che ho messo mano su una macchina Windows risale a più di 10 anni fa. Ma mi sembra di ricordare che sia stata introdotta solo in Win8. Spero che qualcun altro che usa macchine Windows ti possa dare delle indicazioni precise.

        • #118094
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          Claudio, ti ringrazio ho scaricato il manuale ed è anche semplice nei comandi e nelle impostazioni da usare.
          MI permetto di chiedere un’ultima cosa (il post si può considerare già risolto):
          in ogni prosa o poesia ci sono numerose note.
          Nel sorgente attualmente ho:

          elli deskè prùstè \edtext{‘rrasc}{\Afootnote{Uno che millanta qualsiasi cosa.}}&
          verkkis draskva manior&
          ‘du schin ca riea \edtext{sial}{\Afootnote{Chi si dà allo sperpero.}}&
          emè, to affiaka u \edtext{cute}{\Afootnote{Il contrario, uno che non spende.}}\&

          Esiste un modo per scrivere nel sorgente il testo semplice aggiungendo solo un richiamo (ad es. un numero come fa libre office)
          alla parola che ha la footnote e poi le note subito dopo la fine del testo una dopo l’altra?
          Solo per la semplificazione per evitare di avere sequenze di \, } etc. in modo da controllare gli errori di battitura sia del codice che del testo originale
          già durante la digitazione senza andare ogni volta a controllare il pdf?

          Ringrazio per i consigli e spero di finire presto.
          Saluti e Buona Domenica

        • #118095
          OldClaudio
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            a) scrivi i poemi mettendoli in una tabella? Sai che esiste l’ambiente verse, vero? Credo che anche reledmac e compagnia abbiano di loro altri ambienti per i poemi.

            b) intendi che nel sorgente vorresti un numero, e non \footonote o \Afootnote, o simili, con i loro argomenti? Non te lo so dire con certezza ma penso di no. Ma se usi TeXstudio FORSE, e ripeto FORSE, riesci a nascondere il comando \footnote con il suo argomento, allo stesso modo come puoi comprimere alla visualizzazione gli ambienti. Tieni presente che la differenza sostanziale fra LaTeX e i vri word processor come MS Word, LibreOffice Writer, MacOS Pages, consiste proprio nel tenere distinte la finestra del file sorgente che contiene anche il mark-up, e la finestra del file composto in PDF; le due finestre agiscono in differita con LaTeX; con i word processor l’unica finestra visibile è equivalente (quando ci riesccono) alla finestra del file composto e il mark-up, molto ridotto rispetto a quello di LaTeX è nascosto; talmente ben nascosto che con le prime versioni di Word 20 e più anni fa, sapendolo fare, era possibile usare comandi invisibili per giocare a battaglia navale 😯 ; non è una bufala; per fortuna da molti anni non è più così, tuttavia il mark-up con i word processor è sempre nascosto.LA differenza nasce dall’esigenza di ridurre le prestazioni tipografiche favorendo la velocità di visualizzazione. Siccome non si può avere il/la coniuge ubriaco/a e la botte piena, bisogna vedere che cosa si preferisce.

            L’esempio di poesia che hai allegato al tuo messaggio in che idioma è scritto? Mi posso sbagliare, perché non conosco idiomi così rari (me la cavo col ladino orientale koiné, il retoromancio koiné, il piemontese gentile, l’occitano koiné) ma non mi sembra un idioma di origine latina. Pura curiosità.

          • #118096
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            Si uso reledpar e reledmac, gli unici pacchetti provati fin’ora che consentano una sincronizzazione perfetta tra pagine con traduzione a fronte, fronte retro, moltitudini di note sia a piè di pagina sia end che side.
            Ora ho risolto grazie a voi i problemi prima di partire nell’assemblaggio del codice. MI rimaneva quest’utima cosa.
            Ho verificato ma non si nasconde il comando \Afootnote neanche con Inlage o Texworks. Potrebbe andare bene anche evidenziare le note con un colore o colorare diversamente solo i caratteri delle note rispetto al resto.
            Comunque se non trovo una soluzione a ciò posso nel frattempo andare avanti.
            Questa esigenza nasce dal fatto che inizialmente tutta la parte dialettale è stata scritta su LibreOf senza conoscenze su come scrivere correttamente in dialetto: ad esempio tutte le parole sono state scritte senza muta. Ora in Latex
            mano mano che riscrivo dovrò correggere le parole per scriverle correttamente in dialetto: in questo come saprai entrano l’uso di apostrofo, apocope, diacritici, grafemi per fonetica, accenti, non ti dico quante parole sdrucciole e bisdrucciole… etc.
            Si tratta del dialetto di un’area del Fortore pugliese-molisano comune a circa 5-6 paesi i cui vocaboli hanno etimologie sì latine, greche, longobarde osche, ignote, ma per lo più fenicie.
            Certo perché l’area sarebbe proprio quella dove Annibale con i Cartaginesi ed i romani si stanziarono per diversi anni (lasciando un’eredità linguistica inequivocabile) a preparare la battaglia di Canne, svoltasi nella piana di Ischia Rotonda (attuale parte settentrionale del lago Occhito) che poi ufficialmente ed erroneamente è stata identificata nel luogo attuale di Canne della Battaglia (BAT) … ma questo è un altro discorso.
            Grazie ancora e tanti saluti.

          • #118097
            OldClaudio
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              Attento: io dispongo nche di una versione 2.12.22 di TeXstudio, che non uso praticamente mai perché, pur essendo un ottimo editor, preferisco usare TeXShop, espressamente disegnato per il Mac.

              Ma ho voluto provare ad aprire un file qualsiasi e controllare se esegue il syntax coloring; almeno la mia versione lo fa. Sei sicuro di disporre dell’utiima versione di TeXstudio? Se sì, l’hai configurato per eseguire la colorazione delle parti del file sorgente?

            • #118098
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              Ecco… ora che ho aggiornato è possibile personalizzare anche i colori nell’evidenziazione della sintassi personalizzata.
              Ok è fatta, grazie di cuore. Saluti

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