Matrici affiancate

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  • #60751
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    Ciao a tutti,

    esiste un comando per affiancare delle equazioni matriciali/matrici (con relativo numero di equazioni)?
    Un qualcosa che funzioni stile il pacchetto “subfig” ma con le matrici / equazioni matriciali, per intenderci.

    Grazie mille!

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    • #60752
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      Ciao a tutti,

      esiste un comando per affiancare delle equazioni matriciali/matrici (con relativo numero di equazioni)?
      Un qualcosa che funzioni stile il pacchetto “subfig” ma con le matrici / equazioni matriciali, per intenderci.

      Grazie mille!

      Affiancare? Puoi fare un esempio?

      Ciao
      Enrico

    • #60753
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      Per esempio siano A, B, C, D quattro matrici.
      Io vorrei ottenere qualcosa di questo tipo:

      A (1.1) B=C*D (1.2)

      sulla stessa riga.
      E non

      A (1.1)
      B=C*D (1.2)

      che è quello che ottengo ora. Spero di essere stato sufficientemente chiaro!

    • #60754
      OldClaudio
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        Se le metti affiancate (ammesso che ci stiano) dove metti il numero dell’equazione?

        Se sono abbastanza “corte” e poco ingombranti e le vuoi davero numerate e affiancate, apri un ambiente a due colonne, caricando il pacchetto multicol, e usando l’ambiebte mutlticols, e vedi se ci stanno tenendo conto anche del loro numero e del fatto che il numero deve essere sufficientemente distante dall’equazione da non confondersi come un fattore dell’equazione stessa. altrimenti incolonnale con l’ambiente align del pacchetto amsmath.

        Prima soluzione:

        `
        \begin{multicols}{2}
        \begin{equation}
        \begin{pmatrix}
        a & b \\
        c & d
        \end{pmatix}
        \begin{pmatrix}
        x \\ y
        \end{pmatrix}
        =
        \begin{pmatrix}
        m \\ n
        \end[pmatrix}
        \label{equ:prima}
        \end{equation}
        \newpage % che a due colonne vuol dire “nuova colonna”
        \begin{equation}
        \begin{pmatrix}
        d & e \\
        f & g
        \end{pmatix}
        \begin{pmatrix}
        w \\ z
        \end{pmatrix}
        =
        \begin{pmatrix}
        r\\ s
        \end[pmatrix}
        \label{equ:seconda}
        \end{equation}
        \end{multicols}
        `

        Seconda soluzione:

        `
        \begin{align}
        \begin{pmatrix}
        a & b \\
        c & d
        \end{pmatix}
        \begin{pmatrix}
        x \\ y
        \end{pmatrix}
        &=
        \begin{pmatrix}
        m \\ n
        \end[pmatrix}
        \label{equ:prima}
        \\
        \begin{pmatrix}
        d & e \\
        f & g
        \end{pmatix}
        \begin{pmatrix}
        w \\ z
        \end{pmatrix}
        &=
        \begin{pmatrix}
        r\\ s
        \end[pmatrix}
        \label{equ:seconda}
        \end{align}
        `

        Se le matrici non sono davvero piccole, la soluzione delle matrici affiancate mi pare una soluzione suicida.

      • #60755
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        Per esempio siano A, B, C, D quattro matrici.
        Io vorrei ottenere qualcosa di questo tipo:

        A (1.1) B=C*D (1.2)

        sulla stessa riga.
        E non

        A (1.1)
        B=C*D (1.2)

        che è quello che ottengo ora. Spero di essere stato sufficientemente chiaro!

        Capisco. Non farlo, pensa ai tuoi lettori.

        Ciao
        Enrico

      • #60756
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        Grazie!
        ho delle matrici colonna, devo rappresentare un vettore fatto di tre ingressi ma non mi piace metterlo in riga con la T di trasposta.
        Purtroppo ho tutto il lavoro sul portatile, se è necessario per valutare meglio quello di cui sto parlando posso postare qua il codice.

        Ho il vettore degli ingressi U(s)= [Iin Uo c] (colonna), vettore delle uscite Y(s)=[Uin Io] (colonna) e poi ho il vettore colonna degli stati X(s) e il vettore colonna delle sue derivate sX(s).

        Quindi io volevo metterli in questo modo:

        sX(s) (1.1) X(s) (1.2)
        U(s) (1.3) Y(s) (1.4)

        Alla luce di questo, lo sconsigli?
        Provo una delle tue soluzioni, quella con align mi sembra più familiare, provo per prima quella.

        Grazie!

      • #60757
        OldClaudio
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          Se hai solo colonne, potresti anche usare \begin{multicols}{4}, e buona fortuna.

        • #60758
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          Questo è il mio codice che ho provato con preambolo:

          `\documentclass[a4paper,12pt,oneside]{report}
          \usepackage[T1]{fontenc}
          \usepackage[utf8x]{inputenc}
          \usepackage{multicol}
          \usepackage{amsmath}
          \usepackage{amssymb}
          \usepackage{amsthm}
          \numberwithin{equation}{chapter}
          \newcommand*{\diff}{\mathop{}\!d}

          \begin{document}

          \begin{equation}
          \begin{bmatrix}
          \frac{\diff \mathbf{x}(t)}{\diff t}
          \end{bmatrix}
          =
          \begin{bmatrix}
          \frac{d\, \hat{i}_{l}}{d\, t} \\
          \frac{\diff \hat{u}_{cin}}{\, t} \\
          \end{bmatrix}
          \end{equation}

          \begin{equation}
          \begin{bmatrix}
          \mathbf{x}(t)
          \end{bmatrix}
          =
          \begin{bmatrix}
          \hat{i}_{l} \\
          \hat{u}_{cin} \\
          \end{bmatrix}
          \end{equation}

          \begin{equation}
          \begin{bmatrix}
          \mathbf{u}(t)
          \end{bmatrix}
          =
          \begin{bmatrix}
          \hat{i}_{in} \\
          \hat{u}_{o} \\
          \hat{c}
          \end{bmatrix}
          \end{equation}

          \begin{equation}
          \begin{bmatrix}
          \mathbf{y}(t)
          \end{bmatrix}
          =
          \begin{bmatrix}
          \hat{u}_{in} \\
          \hat{i}_{o} \\
          \end{bmatrix}
          \end{equation}

          \end{document}`

          Così potete vedere coi vostri occhi le matrici di cui parlo e farvi un idea.
          OldClaudio, ho provato la tua soluzione multicol ma il comando \newpage, mi viene interpretato come nuova pagina, infatti va alla pagina successiva. Nonostante sia all’interno dell’ambiente multicol.

          Vi “sfrutto” per un ulteriore dubbio: perché il comando `\newcommand*{\diff}{\mathop{}\!d}` suggerito da Enrico in questa discussione http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=9790&highlight=equazioni+affiancate mi viene totalmente ignorato?
          Le derivate con d \,t per esempio mi risultano con lo spazio (d t)ma se scrivo \diff t mi risulta dt.
          Se per un migliore utilizzo del forum, pensate sia meglio aprire una nuova discussione o scrivere direttamente sulla discussione di cui ho riportato il link, posso farlo (per quest’ultimo quesito sul differenziale).

          Grazie a tutti, vi dovrei citare nella mia tesi! 🙂

        • #60759
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          Questo è il mio codice che ho provato con preambolo:

          `\documentclass[a4paper,12pt,oneside]{report}
          \usepackage[T1]{fontenc}
          \usepackage[utf8x]{inputenc}
          \usepackage{multicol}
          \usepackage{amsmath}
          \usepackage{amssymb}
          \usepackage{amsthm}
          \numberwithin{equation}{chapter}
          \newcommand*{\diff}{\mathop{}\!d}

          \begin{document}

          \begin{equation}
          \begin{bmatrix}
          \frac{\diff \mathbf{x}(t)}{\diff t}
          \end{bmatrix}
          =
          \begin{bmatrix}
          \frac{d\, \hat{i}_{l}}{d\, t} \\
          \frac{\diff \hat{u}_{cin}}{\, t} \\
          \end{bmatrix}
          \end{equation}

          \begin{equation}
          \begin{bmatrix}
          \mathbf{x}(t)
          \end{bmatrix}
          =
          \begin{bmatrix}
          \hat{i}_{l} \\
          \hat{u}_{cin} \\
          \end{bmatrix}
          \end{equation}

          \begin{equation}
          \begin{bmatrix}
          \mathbf{u}(t)
          \end{bmatrix}
          =
          \begin{bmatrix}
          \hat{i}_{in} \\
          \hat{u}_{o} \\
          \hat{c}
          \end{bmatrix}
          \end{equation}

          \begin{equation}
          \begin{bmatrix}
          \mathbf{y}(t)
          \end{bmatrix}
          =
          \begin{bmatrix}
          \hat{u}_{in} \\
          \hat{i}_{o} \\
          \end{bmatrix}
          \end{equation}

          \end{document}`

          Così potete vedere coi vostri occhi le matrici di cui parlo e farvi un idea.
          OldClaudio, ho provato la tua soluzione multicol ma il comando \newpage, mi viene interpretato come nuova pagina, infatti va alla pagina successiva. Nonostante sia all’interno dell’ambiente multicol.

          Scrivi così (nota le differenze con il tuo codice):
          `\begin{align}
          \dfrac{\diff \mathbf{x}(t)}{\diff t}
          &=
          \begin{bmatrix}
          \dfrac{\diff\hat{\imath}_{l}}{\diff t} \\[2ex]
          \dfrac{\diff\hat{u}_\textup{cin}}{\diff t} \\
          \end{bmatrix}
          \\
          \mathbf{x}(t)
          &=
          \begin{bmatrix}
          \hat{\imath}_\textup{l} \\
          \hat{u}_\textup{cin} \\
          \end{bmatrix}
          \\
          \mathbf{u}(t)
          &=
          \begin{bmatrix}
          \hat{\imath}_\textup{in} \\
          \hat{u}_\textup{o} \\
          \hat{c}
          \end{bmatrix}
          \\
          \mathbf{y}(t)
          &=
          \begin{bmatrix}
          \hat{u}_\textup{in} \\
          \hat{\imath}_\textup{o} \\
          \end{bmatrix}
          \end{align}`
          Mettere a due colonne disorienterebbe il lettore che non saprebbe dire a quale equazione si riferisce il numero.

          • Perché le parentesi quadre al primo membro?
          • La “i” con il cappellino deve perdere il puntino.
          • Le frazioni devono essere grandi.
          • I pedici “testuali” devono essere in carattere tondo (diritto).

          Vi “sfrutto” per un ulteriore dubbio: perché il comando `\newcommand*{\diff}{\mathop{}\!d}` suggerito da Enrico in questa discussione http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=9790&highlight=equazioni+affiancate mi viene totalmente ignorato?
          Le derivate con d \,t per esempio mi risultano con lo spazio (d t)ma se scrivo \diff t mi risulta dt.

          Perché lo spazio dopo la d non ci va. Va prima, ma solo se si è nel contesto di una forma differenziale (o di un integrale, che è un caso particolare).

          Ciao
          Enrico

        • #60760
          OldClaudio
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            Già, chiedo scusa per aver detto che \newpage in modo a due colonne vuol dire “nuova colonna”. Questo è vero quando si è in modo due colonne con \twocolumn, non con \begin{multicols}{2}. In effetti in questo ambiente uso un metodo diverso per cambiare colonna, ma nella fretta ho fatto confusione fra le due modalità.

            Per \diff c’è la spiegazione dettagliata nell’ Introduzione all’arte (link in alto nella paigna del forum} basta cercare\diff nel primo degli indici analitici,cliccare sul numero di pagina e andare a vedere la discussione che accompagna la macro. Per altro la spiegazione di Enrico è già più che sufficiente.

          • #60761
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            • I pedici “testuali” devono essere in carattere tondo (diritto).

            Grazie mille per la risposta! Ho una domanda: se i pedici “testuali” devono essere in carattere dritto, perché non sono già dritti di default usando il pacchetto amsmath?
            Esiste un modo per specificare questa regola nel preambolo e non dover ogni volta scrivere \textup{‘pedice testuale’}?

          • #60762
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            Ho una domanda: se i pedici “testuali” devono essere in carattere dritto, perché non sono già dritti di default usando il pacchetto amsmath?
            Esiste un modo per specificare questa regola nel preambolo e non dover ogni volta scrivere \textup{‘pedice testuale’}?

            TeX non sa leggere. Devi dirgli tu se il pedice è un simbolo matematico o un oggetto “testuale”.

            Ciao
            Enrico

          • #60763
            OldClaudio
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              Puoi non essere soddisfatto dal risultato, ma se scrivi in italinao, babel ti mette a disposizione un comando \ap per mettere apici si nel testo sia in matematica, ma in matematica ti vengono in tondo, e \ped che ti mette un pedice anche in modo testo, ma in modo matematico te lo mette in tondo.

              Non si può avere la cosa in automatico, altrimenti come potesti distinguere $V_i$ da $\pad{i}$; il primo indica l’i-esimo elemento di una successione $V-1, V_2, V_3,\dots,V_N$;
              nell’altro il pedice testuale potrebbe significare “ingresso”, “intrinseco”, o qualcos’altro che cominci per “i”
              Il pedice deve essere composto in corsivo matematico se rappresenta una variabile matematica, e in tondo se rappresenta una “apposizione testuale”.

            • #60764
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              Grazie old claudio. Quest’ultima tua affermazione mi ha un attimino messo in confusione sul mio lavoro: per me u_{in} è la tensione di input e quindi per me la variabile non può essere solo u ma è u_{in} perché voglio specificare che è la tensione di ingresso.
              Alla luce di questo, non credo io possa considerare {in} come un apposizione testuale ma penso che si una proprietà della variabile, pertanto, è corretto scrivere il pedice “in” con carattere corsivo o con carattere dritto?

              Ti ringrazio per il consiglio ma purtroppo scrivo in inglese. Peccato.

            • #60765
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              Alla luce di questo, non credo io possa considerare {in} come un apposizione testuale ma penso che si una proprietà della variabile, pertanto, è corretto scrivere il pedice “in” con carattere corsivo o con carattere dritto?

              Diritto.

              Ciao
              Enrico

            • #60766
              OldClaudio
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                Ti ha risposto categoricamente Enrico. Ma ora tu ritorna sui tuoi passi: u_{in} rappresenta la tensione di ingresso (strano questo modo di indicare la tensione, molto tedesco, non sono sicuro che le norme CEI (Comitato Elettrotecnico italiano) prevedano il simbolo u per la tensione, ma se lo fanno i tedeschi, why not?).

                La variabile è u è distinta con l’apposizione “i” dalla tensione di uscita u_{out), oppure “in” è una variabile matematica di due lettere (vietate dalle norme ISO, CEI, UNI, eccetera) oppure qualcosa che rappresenta il prodotto delle variabili i ed n?

                “Apposizione” significa un qualche elemento aggiuntivo che distingue una cosa da un’altra, un aggettivo qualificativo, un simbolo, una abbreviazione, eccetera, ma non una variabile matematica, Se indichi la tensione di soglia dipendente dalla temperatura con V_{V} scrivi correttamente con la T in corsivo perché quel simbolo indica la variabile fisica/matematica da cui dipende quella tensione. Sbaglieresti se la scrivessi in tondo. Quindi in matematica non ogni pedice o è una apposizione identificativa, ma può essere una variabile.

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