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    samiel
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      Ho inserito una minibox circondata da testo, un po’ come fa Writer con le cornici di testo.
      Ma non ho capito la relazione fra le dimensioni della wrapfig e quella della minibox.
      Il testo è il seguente (mi scuso per la lunghezza, ma usando lipsum non si riproduce il problema):
      `\documentclass[a4paper,12pt]{book}
      \usepackage[T1]{fontenc}
      \usepackage[utf8]{inputenc}
      \usepackage[italian]{babel}
      \usepackage[type1]{ebgaramond}
      \usepackage{microtype}

      \raggedbottom
      \linespread{1.1}

      \usepackage{wrapfig}

      \begin{document}

      \chapter{La Sinistra Storica}

      \section{Composizione sociale}
      Nel 1876 la Destra Storica cade, messa in minoranza dal parlamento su un
      provvedimento che riguarda la nazionalizzazione delle ferrovie, e sale al potere
      la Sinistra Storica. Si tratta della cosiddetta “rivoluzione parlamentare'',
      che tuttavia non è autenticamente rivoluzionaria nei contenuti politici, data la
      vicinanza programmatica della Sinistra stessa alla Destra. Piuttosto, il fatto
      significativo è che l'allora capo del governo Marco Minghetti viene costretto
      alle dimissioni non per volere del re, com'era previsto dallo Statuto Albertino,
      ma dal parlamento; il sovrano prende atto delle dimissioni di Minghetti e
      conferisce l'incarico ad Agostino Depretis (1813-1887). Si passa così, senza
      alcuna riforma costituzionale ma in base alla semplice prassi politica, da una
      monarchia costituzionale pura a una parlamentare.

      La Sinistra, pur rappresentando anch'essa al pari della Destra le classi
      dominanti e i loro interessi economico-sociali e rimanendo all'interno del
      liberalismo moderato, ha posizioni più riformatrici. Politicamente, essa è
      formata da tre correnti, non prive di contrastanti interessi al loro stesso
      interno: la sinistra storica piemontese, ovvero gli eredi di Rattazzi, dalle
      posizioni più moderate; la sinistra storica nazionale, cioè gli esponenti
      dell'evoluzione in senso moderato e monarchico delle vecchie componenti
      risorgimentali mazziniane, garibaldine e federaliste che conservavano istanze
      maggiormente riformatrici; infine la sinistra meridionale che mirava
      a dar voce alle aspirazioni della borghesia terriera dal sud.

      La Sinistra Storica rimane al governo fino al 1922 con l'avvento del fascismo,
      principalmente con tre capi del governo: Agostino Depretis, Francesco Crispi e
      Giovanni Giolitti (anche se qualche storico pone la fine della Sinistra alla
      crisi di fine secolo del 1896 e non vi include l'età giolittiana). Essa si
      mostra più adatta a rispondere alle nuove domande della società e dell'economia
      italiane, anche grazie alla sua più eterogenea composizione. È infatti
      l'espressione di alcuni dei settori più avanzati del commercio e della finanza,
      di parte dei maggiori istituti bancari e dei grandi industriali della
      metallurgia e della siderurgia che producono quelle infrastrutture, come
      ferrovie navi e armi, le cui commesse la Destra aveva bloccato per pareggiare il
      bilancio statale; di un'ampia parte della media borghesia colta liberale che
      aspira al voto; da un'area dei militari delusi dagli scarsi investimenti della
      Destra per supportare la crescita dell'esercito; infine di esponenti del
      meridionalismo (storici, giuristi, economisti) che si esprimono contro
      l'accentramento amministrativo della Destra in quanto ritengono che il
      decentramento vada meglio incontro alle esigenze del meridione e chiedono
      politiche specifiche per il sud, che era stato ulteriormente depresso nel primo
      quindicennio seguìto all'unità.

      \begin{wrapfigure}{r}{6cm}
      \fbox{
      \begin{minipage}[t]{5.6cm}
      \begin{footnotesize}
      \begin{flushleft}

      \textsc{governi della sinistra storica}
      \smallskip

      Rattazzi I (marzo 1862 – dicembre 1862)

      Rattazzi II (aprile 1867 – ottobre 1867)

      Depretis I (marzo 1876 – dicembre 1877)

      Depretis II (dicembre 1877 – marzo 1878)

      Cairoli I (marzo 1878 – dicembre 1878)

      Depretis III (dicembre 1878 – luglio 1879)

      Cairoli II (luglio 1879 – novembre 1879)

      Cairoli III ( novembre 1879 – maggio 1881)

      Depretis IV (maggio 1881 – maggio 1883)

      Depretis V (maggio 1883 – marzo 1884)

      Depretis VI (marzo 1884 – giugno 1885)

      Depretis VII (giugno 1885 – aprile 1887)

      Depretis VIII (aprile 1887 – luglio 1887)

      Crispi I (luglio 1887 – marzo 1889)

      Crispi II (marzo 1889 – febbraio 1891)

      di Rudinì I (febbraio 1891 – maggio 1892)

      Giolitti I (maggio 1892 – dicembre 1893)

      Crispi III (dicembre 1893 – marzo 1896)

      \end{flushleft}
      \end{footnotesize}
      \end{minipage}
      } % ends \fbox
      \end{wrapfigure}

      I valori della Sinistra sono per molti versi i medesimi della Destra, identico
      il concetto di uno Stato e di una patria da unificare in concreto. Libri come
      \emph{Pinocchio} (1883) di Collodi e \emph{Cuore} (1886) di De Amicis possono
      essere letti come fortemente educativi in questa direzione, rivolti ai giovani
      per corroborare il primo la loro formazione morale, il secondo quella politica.
      In ogni caso la vecchia stagione della Destra sembra fattualmente finita, anche
      per la scomparsa di molti dei suoi protagonisti: muoiono Mazzini nel 1872,
      Vittorio Emanuele e Pio \textsc{ix} nel 1878, Garibaldi nel 1882.

      \section{Il programma di Stradella}
      Vi sono due governi della Sinistra nell'età dominata dalla Destra, nel 1862
      (Rattazzi) e nel 1867 (Rattazzi), entrambi durati pochi mesi e pertanto non
      significativi. Nel 1875 uno degli esponenti più in vista della Sinistra Storica,
      Agostino Depretis, tiene nella sua circoscrizione elettorale, Stradella (in
      provincia di Pavia), un discorso programmatico sulle linee portanti della
      Sinistra — che tuttavia attenuerà una volta giunto al potere. I punti
      principali sono i seguenti:

      \end{document}`
      Ora, la minibox sporge vistosamente fuori del margine destro
      e sotto, dove inizia il § 1.2, c’è fin troppo spazio libero.
      Poiché non vorrei aggiustare tutto “a mano”, mi suggerite la logica
      sottesa alla relazione fra wrapfig e la minibox?

      grazie mille
      m

      PS
      prima correzione: mettendo 0 come width, la wrapfing
      assume le dimensioni della minibox e mi elimina uno dei due difetti.

      resta lo spazio, poco (cioè sostanzialmente accettabile) sopra,
      eccessivo sotto: che cosa lo determina?

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      • #114074
        samiel
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          una riflessione più attenta sul manuale di wrapfig (sez. 2) mi avrebbe consentito di risolvere.
          in ogni caso segnalo qui quello che ho trovato:
          La spaziatura attorno a wrapfigure è data da 2 lunghezze: \columnsep (spazio o padding orizzontale) e \intextsep (spazio o padding verticale).
          Il default per \columnsep è 10pt, mentre per \intextsep è 12.0pt plus 2.0pt minus 2.0pt.
          Per risolvere il mio problema bisogna azzerare tali spazi con
          `\usepackage{wrapfig}
          \usepackage{etoolbox}
          \BeforeBeginEnvironment{wrapfigure}{\setlength{\intextsep}{0pt}}`
          mi sembra un codice efficiente ed economico. Se altri ha soluzioni migliori,
          lo ringrazio fin d’ora per la segnalazione, altrimenti metto il tag [RISOLTO]

          m

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