Note a pié pagina e bibliografia

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    Salve a tutti,
    da quando (cioè da pochissimo al dire il vero) mi sono avvicinato al mondo dei documenti redatti in LaTex, mi è sempre rimasto un dubbio: l’uso della bibliografia e delle note a pié pagina. Mi spiego meglio: so bene che è sempre bene non abusare di molte note a pié pagina perchè interrompono la lettura, però a volte sono necessarie. Mi rivolgo quindi a voi per un consiglio: come si utilizzano in combinazione con la bibliografia? In caso di tesi, ad esempio, voi come procedereste? Mettereste le note classiche (cioè, numerino e autore,opera ed anno con eventuale pagina consulata)? E in tal caso, come fare in modo di non ripetere l’inserimento della stessa opera nella bibliografia generata con bibltex seguendo la procedura indicata nei manuali, sempre se la procedura non sia concettualmente sbagliata? Ho letto la sezione relativa nell’arte di scrivere con LaTex, ma ho trovato le procedure per inserire direttamente i riferimenti dell’autore ed opera nella bibliografia mentre non si faceva notare l’esistenza (o meno) di poter importare, in qualche modo, le opere inserite nelle varie note a pié di pagina. Scusa se non sono stato chiarissimo.
    Grazie a tutti.

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    • #98368
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      Antilia” post=97897Salve a tutti,
      da quando (cioè da pochissimo al dire il vero) mi sono avvicinato al mondo dei documenti redatti in LaTex, mi è sempre rimasto un dubbio: l’uso della bibliografia e delle note a pié pagina. Mi spiego meglio: so bene che è sempre bene non abusare di molte note a pié pagina perchè interrompono la lettura, però a volte sono necessarie. Mi rivolgo quindi a voi per un consiglio: come si utilizzano in combinazione con la bibliografia? In caso di tesi, ad esempio, voi come procedereste? Mettereste le note classiche (cioè, numerino e autore,opera ed anno con eventuale pagina consulata)? E in tal caso, come fare in modo di non ripetere l’inserimento della stessa opera nella bibliografia generata con bibltex seguendo la procedura indicata nei manuali, sempre se la procedura non sia concettualmente sbagliata? Ho letto la sezione relativa nell’arte di scrivere con LaTex, ma ho trovato le procedure per inserire direttamente i riferimenti dell’autore ed opera nella bibliografia mentre non si faceva notare l’esistenza (o meno) di poter importare, in qualche modo, le opere inserite nelle varie note a pié di pagina. Scusa se non sono stato chiarissimo.
      Grazie a tutti.

      In effetti non è del tutto chiaro… 🙂
      In attesa di chiarimenti, ti posso dire che l’unico modo per evitare la bibliografia finale è usare uno stile verbose, pensato appunto per bibliografie composte in nota. Per esempio philosophy-verbose. A tal proposito vedi la documentazione del pacchetto biblatex-philosophy.

      Ciao
      Ivan

    • #98369
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      In effetti, lo immaginavo…:P
      Ho appena finito di leggere “l’arte gi gestire la bibliografia con biblatex” e ora ho purtroppo ancora più dubbi. Da quello che ho capito, a differenza dei classici word processor dove, si aggiungono note a pie pagina e poi puoi creare la bibliografia al termine del documento (non so se nelle ultime versioni, la procedura è stata automatizzata), in LaTex la procedura è diversa (sperando di averla capita): si crea prima un documento in biblatex inserendo tutte le voci dei documenti, autori, ecc e poi, ogni qual volta è necessario, richiamarlo la voce desiderata come nota a pié di pagina. Ho capito bene?
      Ma sopratutto, nel remoto caso io abbia capito bene la procedura, poi come fare come? Ho letto tanti topic di aiuto, ma in tutti i codici da seguire sono pieni e zeppi di impostazioni personalizzati (mi sembra di aver capito) che non mi permettono di capire il codice essenziale per la funzione. QUalcuno può chiaririmi le idee?
      Grazie

    • #98370
      OldClaudio
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        Torniamo al punto iniziale e al desiderio di non abusare delle note in calce.

        La bibliografia finale ci vuole e se qualche riferimento contiene numeri di paigna, deve solo trattarsi di un articolo pubblicato in una miscellanea, oppure negli atti di un congresso o simili. Ci vorrà quindi un database (con estensione .bib) che contiene i record con i campi giusti) al momento di volre compilare la bibliografia bisogna lanciar biber (se si usa biblatex) o bibtex (se si usano altri modi di creazione della bibliografia) che estraggono dal file ausiliario del main file le etichette dei lavori citati (o tutte le etichette, se si è usato il comando \nocite{*}), e ricompone nel file .bbl il file sorgente scritto in codice LaTeX, che la successiva esecuzione dipdflatex trasformerà in bibliografia stampata; una ulteriore esecuzione di pdflatex decifra le etichette presenti nella bibliografia composta (cioè nel file .bbl) in modo che i vari comandi \cite possano riportare nel testo il riferimento giusto.

        Nel testo le citazioni possono essere fatte con il metodo autore anno o coll metodo numerico o con altri metodi; ma certamente la cosa dipende molto dalla disciplina nella quale si scrive la tesi. Oggigiorno direi che anche per le tesi nelle scienze sperimentali sia preferibile usare il metodo autore anno; con certi stili di citazione \cite{etichetta} produce una citazione nella forma Rossi (2100); una citazione del tipo \citep{etichetta} produce una citazione del tipo (Rossi, 2100). Tutto questo va bene e funziona benissimo senza mettere niente in nota.
        Ma se fosse necessario esiste l’argomento facoltativo dei comandi cite, del tipo \citep[p.~23-25]{etichetta} che produce una citazione nel testo del tipo (Rossi, 2100, p. 23-25); in questo modo si possono evitare completamente le citazioni in nota e non si interrompe il flusso di lettura, pur dando le stesse informazioni che si potrebbero mettere in una citazione in nota.
        Se questo sia possibile con biblatex o solo con i metodi più antichi, tipo i metodi di default, o i metodi introdotti da natbib, o altri, non lo so; so però che con i metodi numerici di default io ho usato l’argomento facoltativo con grande efficacia e senza consumare spazio inutile, e senza aggiungere note in calce (che personalmente trovo inutili per le citazioni,, fastidiose. barocche, sprecone di spazio, ricche di ivi, ibidem, e via con altre ridondanze che allungano l’apparato delle note per ripetere e ripetere sempre le stesse cose con minime varianti; so che in molte discipline questo metodo delle note in calce è apprezzatissimo, ma costituiscono una esibizione di erudizione sprecona di spazio).

        Come ho evidenziato fra parentesi, questo è il mio parere personale, che non rappresenta una regola, ma la spiegazione del perché io non uso mai le citazioni in nota. Tu fai come meglio credi, ovviamante.

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