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CreatoreTopic
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10 Agosto 2017 alle 17:43 #111130::
Buonasera a tutti,
su esplicita richiesta del mio relatore di tesi (cosa che non condivido), dovrei numerare le tabelle e le figure con le lettere al posto che i semplici numeri. Ad esempio:CAPITOLO 1
Figura 1.ASEZIONE 1.1
Figura 1.1.A
Figura 1.1.B
…Qualcuno saprebbe darmi delle delucidazioni?
Grazie in anticipo
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CreatoreTopic
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AutoreRisposte
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11 Agosto 2017 alle 4:31 #111131::
La definizione di default della classe book per queste due numerazioni è la seguente`
\renewcommand \thefigure
{\ifnum \c@chapter>\z@ \thechapter.\fi \@arabic\c@figure}
\renewcommand \thetable
{\ifnum \c@chapter>\z@ \thechapter.\fi \@arabic\c@table}`
perché figure e tabelle hanno una numerazione continua all’interno del capitolo; se cambi \@arabic in \@Alph risolvi metà del problema:`
% da mettere nel tuo preambolo
\makeatletter
\renewcommand \thefigure
{\ifnum \c@chapter>\z@ \thechapter.\fi \@Alph\c@figure}
\renewcommand \thetable
{\ifnum \c@chapter>\z@ \thechapter.\fi \@Alph\c@table}`
Ma siccome il tuo relatore è un ignorante di tipografia e non ha la più vaga idea dic he cosa sia Latex, la soluzione suddetta non funziona secondo i suoi desideri. perché luoi vuole anche una numerazione distinta in ciascun paragrafo, solo che prevede anche delle figure o tabelle prima del primo paragrafo. Ci vuole qualcosa di più complesso, per esempio questo`\makeatletter
\renewcommand\thefigure{\ifnum\c@chapter>\z@\thechapter.\fi%
\ifnum\c@section>\z@ \number\@section\fi\fi\@Alph{\c@figure}
` da ripetere in modo simile per le tabelle.Non ho collaudato questo codice, ma lo puoi fare tu.
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12 Agosto 2017 alle 0:43 #111132::
Il codice di @OldClaudio contiene un refuso (tipico indizio di occhiali insufficienti 😉 — mi permetto di dirlo perché ho lo stesso problema! 😀 ) e una dimenticanza ([tt]\makeatother[/tt]); inoltre, provando, si vede che occorre anche allargare, nell’elenco delle figure, lo spazio destinato ai numeri di figura (e per forza…! 🙄 ).Causa insonnia, ho trovato la voglia di scriverti un esempio (quasi-)minimo compilabile. Tieni però presente che i rattoppi da apportare ai vari comandi dipendono dalla classe di documento utilizzata; il codice che segue assume che si usi la classe book. Potrebbe essere utile anche dare un’occhiata al pacchetto tocloft.
Modifica
Dimenticavo: si assume che un’eventuale “capitolo zero” (come è, nel mio esempio, l’Introduzione) non contenga
capoversiparagrafi. Si noti che, se li contenesse, secondo le impostazioni predefinite essi verrebbero numerati «0.1», «0.2», ecc.: le specifiche del tuo relatore non dicono cosa fare in questo caso.Fine modifica
`
\documentclass[a4paper]{book}
\usepackage[T1]{fontenc}
% \usepackage[utf8]{inputenc} % non usato causa affissione in Rete
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{emptypage}
\usepackage[bookmarksnumbered]{hyperref} % per controllo del funzionamento,
% specificare opzioni a piacere% Solo per generare questo Esempio Minimo Compilabile (in inglese, Minimal
% Working Example, o MWE), da **non** usare nella tesi:
\usepackage{mwe} % pacchetto di supporto alla scrittura di “MWEs”%%—– INIZIO MODIFICA ——-
\makeatletter% Per le figure:
\@addtoreset{figure}{section}
\renewcommand*\thefigure{%
\ifnum \c@section>\z@ \thesection.\else
\ifnum \c@chapter>\z@ \thechapter.\fi \fi
\@Alph\c@figure
}
\renewcommand*\l@figure{\@dottedtocline{1}{1.5em}{3.5em}}% Per le tabelle:
\@addtoreset{table}{section}
\renewcommand*\thetable{%
\ifnum \c@section>\z@ \thesection.\else
\ifnum \c@chapter>\z@ \thechapter.\fi \fi
\@Alph\c@table
}
\renewcommand*\l@table{\@dottedtocline{1}{1.5em}{3.5em}}\makeatother
%%—– FINE MODIFICA ——-\title{La mia tesi}
\author{A. U. Tore}\begin{document}
\maketitle
\tableofcontents
\listoffigures\chapter*{Introduzione}
\addcontentsline{toc}{chapter}{Introduzione}
\lipsum[1] % comando che genera testo fittizio (“Lorem ipsum…”)\begin{figure}[tbp]
\centering
\includegraphics[width=.5\columnwidth]{image}
\caption{Una figura che precede il primo capitolo}
\label{fig:image}
\end{figure}Mettiamo qui anche un riferimento alla figura~\ref{fig:image}.
\chapter{Panoramica della letteratura esistente}
\lipsum[2]\begin{figure}[tbp]
\centering
\includegraphics[width=.5\columnwidth]{image-c}
\caption{Figura nel primo capitolo, ma prima del primo paragrafo}
\label{fig:image-c}
\end{figure}Anche qua, includiamo un riferimento alla figura~\ref{fig:image-c}.
\section{Lorem}
\lipsum[3-4]\begin{figure}[tbp]
\centering
\includegraphics[width=.5\columnwidth]{image-a}
\caption{Prima figura del primo paragrafo del primo capitolo}
\label{fig:image-a}
\end{figure}Riferimento alla figura~\ref{fig:image-a}.
\lipsum*[5]\lipsum[6-7]
\begin{figure}[tbp]
\centering
\includegraphics[width=.5\columnwidth]{image-b}
\caption{Seconda figura del primo paragrafo del primo capitolo}
\label{fig:image-b}
\end{figure}Riferimento alla figura~\ref{fig:image-b}.
\lipsum*[8]\section{Ipsum}
\lipsum[9-10]\begin{figure}[tbp]
\centering
\includegraphics[width=.5\columnwidth]{image-a}
\caption{Prima figura del secondo paragrafo del primo capitolo}
\label{fig:image-a-bis}
\end{figure}Riferimento alla figura~\ref{fig:image-a-bis}.
\lipsum*[11]\lipsum[12-14]
\begin{figure}[tbp]
\centering
\includegraphics[width=.5\columnwidth]{image-b}
\caption{Seconda figura del secondo paragrafo del primo capitolo}
\label{fig:image-b-bis}
\end{figure}Riferimento alla figura~\ref{fig:image-b-bis}.
\lipsum*[15-16]\end{document}
`Un commento: si vede che, sotto sotto, il tuo relatore considera l’argomento della tesi un po’ noioso e intende movimentarlo trasformando l’elenco delle figure in un’avvincente (secondo lui) «caccia al tesoro»… 🙂
Ciao.
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Gustavo
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12 Agosto 2017 alle 6:51 #111133::
Gustavo ti ringrazio per avermi segnalato gli errori che ho commesso; in realtà \makeatother l’avevo segnalato. per il refuso ci guardo meglio.
Tuttavia permettimi di dirti che il capoverso che hai evidenziato in corsivo, non è la terminologia giusta. In italiano capoverso è un brano di testo fatto di uno o più periodi ma che termna con un punto e a capo; quello che in italiano si chiama capoverso in inglese si chiama paragraph e capisco perfettamente la possibile confisione fra questi “false friends’. Di default LaTeX non numera mai i capoversi nemmeno se usi il comando \pagragraph; per farli numerare bisogna impostare il contatore secnumdepth almeno al valore 4, cosa che nessuno fa mai.Nell’introduzione non numerata i paragrafi, se ci sono , potrebbero venire numerati come dici tu; ma il codice pieno di \ifnum cerca di non numerare niente con lo zero.
Hai perfettamente ragione che bisogna allargare il campo dei numeri negli elenchi delle figure e in quello delle tabelle, magari ricorrendo al pacchetto tocloft. MA è per questo che il relatore mostra tutta la sua conoscenza dei Word processor, ma la totale ingoranza della tipografia.
Inoltre da professore universitario, sia pure in pensione, non insisto mai abbastanza che la tesi è una proprietà intellettuale del laureando, e che il compito del relatore non consiste nell’indicargli come scrivere i numeri delle figure e delle tabelle, e la tesi in generale, ma nel guidarlo o assisterlo nello svolgimento dello studio che porterà poi al lavoro finale chiamato tesi…
Recentemente ho avuto interazioni con le tesi di laurea sviluppate in una università che non nomino. ogni consiglio del corso di studi prescrive norme diverse per la composizione della tesi, norme che non si limitano ad indicare quali informazioni debbano comparire sul frontespizio, am indicano, per esempio il corpo minimo dei font (14pt), la giustzza del testo (15cm), il numero massimo di righe nella pagina (23); lo scartamento indicato col nome di interlinea, che porta all’equivalente di un \linespread di 2,5 o 3. Insomma prescrivono una porcheria indicibile; se chiedi in giro nessuno sa dirti chi sia l’ente (direttore, facente funzione della figura di preside, direttore, segretario, archivista o chi altri) che detta queste specifiche. Se e quando riuscirò a scoprire chi è, vorrei intervistarlo per riuscire a scoprire se è fortemente miope o se è fortemente incompetente.Il relatore di questo nostro frequentatore non sembra fare eccezione. MA sembra anche che non abbia mai scritto niente con le specifiche che ha imposto al suoi laureando. Tu sei troppo buono quando dici che ha voluto inserire una movimentazione per rendere avvincente il ritrovamento delle figure e delle tabelle 😀 😀 😀
Ciao e grazie ancora
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12 Agosto 2017 alle 9:34 #111134::
Ma certo, intendevo dire «paragrafi», non «capoversi»: dev’essere successo che, dopo aver tradotto «sections» con «paragrafi», il mio cervello, che ormai avrebbe anche lui bisogno di occhiali, ha fatto un altro “giro”, ritrasportando «paragrafi» in inglese e ritraducendolo con «capoversi». Evidentemente non stavo attento a ciò che scrivevo. Grazie per avermi segnalato l’errore, che ora ho corretto. 🙂Ciao.
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Gustavo
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15 Agosto 2017 alle 19:51 #111135
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19 Agosto 2017 alle 19:59 #111136::
OldClaudio” post=111421Gustavo ti ringrazio per avermi segnalato gli errori che ho commesso; in realtà \makeatother l’avevo segnalato. per il refuso ci guardo meglio.
Tuttavia permettimi di dirti che il capoverso che hai evidenziato in corsivo, non è la terminologia giusta. In italiano capoverso è un brano di testo fatto di uno o più periodi ma che termna con un punto e a capo; quello che in italiano si chiama capoverso in inglese si chiama paragraph e capisco perfettamente la possibile confisione fra questi “false friends’. Di default LaTeX non numera mai i capoversi nemmeno se usi il comando \pagragraph; per farli numerare bisogna impostare il contatore secnumdepth almeno al valore 4, cosa che nessuno fa mai.Nell’introduzione non numerata i paragrafi, se ci sono , potrebbero venire numerati come dici tu; ma il codice pieno di \ifnum cerca di non numerare niente con lo zero.
Hai perfettamente ragione che bisogna allargare il campo dei numeri negli elenchi delle figure e in quello delle tabelle, magari ricorrendo al pacchetto tocloft. MA è per questo che il relatore mostra tutta la sua conoscenza dei Word processor, ma la totale ingoranza della tipografia.
Inoltre da professore universitario, sia pure in pensione, non insisto mai abbastanza che la tesi è una proprietà intellettuale del laureando, e che il compito del relatore non consiste nell’indicargli come scrivere i numeri delle figure e delle tabelle, e la tesi in generale, ma nel guidarlo o assisterlo nello svolgimento dello studio che porterà poi al lavoro finale chiamato tesi…
Recentemente ho avuto interazioni con le tesi di laurea sviluppate in una università che non nomino. ogni consiglio del corso di studi prescrive norme diverse per la composizione della tesi, norme che non si limitano ad indicare quali informazioni debbano comparire sul frontespizio, am indicano, per esempio il corpo minimo dei font (14pt), la giustzza del testo (15cm), il numero massimo di righe nella pagina (23); lo scartamento indicato col nome di interlinea, che porta all’equivalente di un \linespread di 2,5 o 3. Insomma prescrivono una porcheria indicibile; se chiedi in giro nessuno sa dirti chi sia l’ente (direttore, facente funzione della figura di preside, direttore, segretario, archivista o chi altri) che detta queste specifiche. Se e quando riuscirò a scoprire chi è, vorrei intervistarlo per riuscire a scoprire se è fortemente miope o se è fortemente incompetente.Il relatore di questo nostro frequentatore non sembra fare eccezione. MA sembra anche che non abbia mai scritto niente con le specifiche che ha imposto al suoi laureando. Tu sei troppo buono quando dici che ha voluto inserire una movimentazione per rendere avvincente il ritrovamento delle figure e delle tabelle 😀 😀 😀
Ciao e grazie ancora
Intanto Claudio, io tifo affinché tu possa trovare il lestofante che detta quelle orride direttive, ma per somma fortuna, almeno a Ingegneria a Padova, il laureando è libero di comporre come vuole la tesi.
Quello che invece ti chiedo è: visto che spesso e volentieri i chiarissimi professori non sono realmente esperti in materia tipografica, perché il GUIT non prepara una dispensa da inviare alle varie facoltà, ai dipartimenti, bolge e sottoscale delle università e si fa promotore di indicare – e perché no – dettare le regole per l’unificazione nella direzione di una buona impaginazione seguendo le buone regole della tipografia?
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20 Agosto 2017 alle 4:56 #111137::
quote]Intanto Claudio, io tifo affinché tu possa trovare il lestofante che detta quelle orride direttive, ma per somma fortuna, almeno a Ingegneria a Padova, il laureando è libero di comporre come vuole la tesi.
Quello che invece ti chiedo è: visto che spesso e volentieri i chiarissimi professori non sono realmente esperti in materia tipografica, perché il GUIT non prepara una dispensa da inviare alle varie facoltà, ai dipartimenti, bolge e sottoscale delle università e si fa promotore di indicare – e perché no – dettare le regole per l’unificazione nella direzione di una buona impaginazione seguendo le buone regole della tipografia?[/quote]
Sono contento di sapere che a Padova i laureandi sono liberi di comporre la tesi come meglio credono. Ma…Vedi, specialmente in certe discipline poco legate a normative, ma fortemente legate a tradizioni talvolta ottocentesche, il bello dell’impaginazione oggi è orrendo. Questa assurdità nasce dal fatto che ogni docente-relatore si sente in dovere di mettere il mano nella tesi dei suoi laureandi, come se gli autori fossero loro stessi. E non c’è santo che tenga. Se un incompetente vuole le figure e le tabelle numerate con lettere, invece che con cifre, non capisce niente, oppure lui stesso scrive documenti in cui usa pochissime figure, non ne crea la lista, perché tanto a cosa serve un lista-indice per trovare figure o tabelle in un documento che non ne contiene o ne contiene pochissime? Se quel docente scrivesse un documento secondo le sue regole e in una sezione avesse 27 figure, come numererebbe la ventisettesima? Evidentemente non si è mai posto il problema; se se lo è posto, avrebbe concluso che la numerazione di figure e tabelle va fatta con numeri romani maisuscoli…
Ecco, un docente del genere non rispetterebbe nessuna direttiva di ateneo; egli è assolutamente convinto che gli altri non capiscano niente e che solo lui ha ragione, quindi le cose vanno fatte come dice lui.
Tanto per non fare nomi; tempo fa fui contattato da un dottorando dell’Università Politecnica delle Marche. Mi chiedeva supporto per una impaginazione per le tesi di dottorato. Qualcuno nell’Ateneo gli aveva chiesto di farlo, visto che avevano solo delle direttive per Word. Facemmo il lavoro e quel dottorando mi informò che la classe per le tesi era stata approvata e che era diventata ufficiale. Due mesi dopo mi scrive un docente che mi chiede lo stesso tipo di aiuto; non era minimamente al corrente che nel suo Ateneo esisteva gia una classe LATeX costruita apposta. Questo piccolo aneddoto vuole solo essere la prova provata che le direttive di Ateneo o non sono comunicate bene o sono del tutto trascurate e ignorate dei docenti dello stesso Ateneo.
Al PoliTO ho imposto io uno stile di Ateneo; gli organi ufficiali hanno approvato; le norme sono state messe in evidenza anche nel sito destinato alle informazioni per gli studenti, nella pagina relativa all’esame di laurea, in una bacheca venivano messe altre informazioni relative all’uso di LaTeX internamente all’Ateneo, notizie sugli aggiornamenti, eccetera. Word o LaTeX le tesi venivano composte secondo le stesse regole. Poi sono andato in pensione. Il vice rettore con la delega per la didattica ha vietato alla segreteria di consentire lo scaricamento di quelle norme… Anche questa persona, a cui avevo insegnato personalmente a usare LaTeX per comporre i suoi libri di testo, ha ritenuto che senza il suo intervento personale, lo stile usato fino ad allora non fosse adatto; però non ha né il tempo né la competenza tecnica, né lei né la commissione che ha nominato allo scopo, per produrre juove norme.
La soluzione? non saprei quale possa essere; une guida emessa dal GuIT destinata a tutti gli atenei non credo che funzionerebbe. Non si sa mai però. Penso che la cosa migliore sarebbe un gruppo di docenti, anche piccolo, ma forte nel loro potere di convincimento, che si occupi della cosa.
E, ahimè, l’impaginazione corretta va bene, ma il contenuto? Il contenuto lo scrivono i laureandi; se anhe avessero una guida in mano, non la leggerebbero, perché non hanno nessuna idea che uno stampato debba seguire norme ben precise e che una tesi va organizzata con una struttura di capitoli, sezioni, sottosezioni, eccetera; che queste cose vanne fatte con certi criteri. Che le bibliografie devono seguire certe norme (gli umanisti si sbizzarriscono a dettre nuove norme — sempre personali — che per ciascuno hanno valore universale) stabilite dagli enti normativi, ma che in sostanza e con buon senso dicono che il riferimento deve essere completo per identificare in modo univoco l’opera a cui ci si riferisce. Recentemente ho impaginato una tesi di psicologia inizialmente composta con Word. Non ti dico che pasticcio e quanti errori, non refusi, ma veri errori, conteneva. Il risultato è stato visivamente accettabile, ma il contenuto, secondo me, no.
Dunque? non so rispondermi.
Claudio
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20 Agosto 2017 alle 6:45 #111138::
schwarz89it” post=111448
Gustavo ti ringrazio per avermi segnalato gli errori che ho commesso; in realtà \makeatother l’avevo segnalato. per il refuso ci guardo meglio.
Tuttavia permettimi di dirti che il capoverso che hai evidenziato in corsivo, non è la terminologia giusta. In italiano capoverso è un brano di testo fatto di uno o più periodi ma che termna con un punto e a capo; quello che in italiano si chiama capoverso in inglese si chiama paragraph e capisco perfettamente la possibile confisione fra questi “false friends’. Di default LaTeX non numera mai i capoversi nemmeno se usi il comando \pagragraph; per farli numerare bisogna impostare il contatore secnumdepth almeno al valore 4, cosa che nessuno fa mai.Nell’introduzione non numerata i paragrafi, se ci sono , potrebbero venire numerati come dici tu; ma il codice pieno di \ifnum cerca di non numerare niente con lo zero.
Hai perfettamente ragione che bisogna allargare il campo dei numeri negli elenchi delle figure e in quello delle tabelle, magari ricorrendo al pacchetto tocloft. MA è per questo che il relatore mostra tutta la sua conoscenza dei Word processor, ma la totale ingoranza della tipografia.
Inoltre da professore universitario, sia pure in pensione, non insisto mai abbastanza che la tesi è una proprietà intellettuale del laureando, e che il compito del relatore non consiste nell’indicargli come scrivere i numeri delle figure e delle tabelle, e la tesi in generale, ma nel guidarlo o assisterlo nello svolgimento dello studio che porterà poi al lavoro finale chiamato tesi…
Recentemente ho avuto interazioni con le tesi di laurea sviluppate in una università che non nomino. ogni consiglio del corso di studi prescrive norme diverse per la composizione della tesi, norme che non si limitano ad indicare quali informazioni debbano comparire sul frontespizio, am indicano, per esempio il corpo minimo dei font (14pt), la giustzza del testo (15cm), il numero massimo di righe nella pagina (23); lo scartamento indicato col nome di interlinea, che porta all’equivalente di un \linespread di 2,5 o 3. Insomma prescrivono una porcheria indicibile; se chiedi in giro nessuno sa dirti chi sia l’ente (direttore, facente funzione della figura di preside, direttore, segretario, archivista o chi altri) che detta queste specifiche. Se e quando riuscirò a scoprire chi è, vorrei intervistarlo per riuscire a scoprire se è fortemente miope o se è fortemente incompetente.Il relatore di questo nostro frequentatore non sembra fare eccezione. MA sembra anche che non abbia mai scritto niente con le specifiche che ha imposto al suoi laureando. Tu sei troppo buono quando dici che ha voluto inserire una movimentazione per rendere avvincente il ritrovamento delle figure e delle tabelle 😀 😀 😀
Ciao e grazie ancora
Intanto Claudio, io tifo affinché tu possa trovare il lestofante che detta quelle orride direttive, ma per somma fortuna, almeno a Ingegneria a Padova, il laureando è libero di comporre come vuole la tesi.
Quello che invece ti chiedo è: visto che spesso e volentieri i chiarissimi professori non sono realmente esperti in materia tipografica, perché il GUIT non prepara una dispensa da inviare alle varie facoltà, ai dipartimenti, bolge e sottoscale delle università e si fa promotore di indicare – e perché no – dettare le regole per l’unificazione nella direzione di una buona impaginazione seguendo le buone regole della tipografia?Ciao.
Anni fa nel GuIT già discutevamo la realizzazione di un archivio di template LaTeX per tesi delle varie università. Qualcosa in effetti si trovava in tal senso. Per esempio esistevano e esistono tutt’ora la classe toptesi di Claudio, la suftesi di Ivan, la sapthesis di Francesco.
Tuttavia, l’archivio non fu realizzato perché in pratica avrebbe richiesto un lavoro enorme anche se ci si fosse avvalsi della collaborazione degli studenti.Successivamente mi venne l’idea di riprendere il progetto proprio nella forma contenuta nel messaggio di @schwarz89it.
Il GuIT avrebbe svolto il ruolo di “consulente” lavorando a un progetto congiunto con le università italiane, per produrre regole e classi per la composizione di tesi.
Si trattava di un progetto ancor più ambizioso della collezione di template.In definitiva penso che la ragione del fatto che le tesi possono ancora contenere brutture tipografiche sta nel fatto che non è il GuIT a dover affrontare il problema, ancora una volta di origine culturale e organizzativo. L’associazione può solo dare una mano.
R.
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