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Le rispondo basandomi sulla mia esperienza lavorativa per qualche editrice accademica. Innanzitutto occorre capire cos’è il plagio. Fermiamoci a Marziale, il quale scrisse un epigramma in cui qualifica “plagiaro” un suo amico poeta che leggeva versi altrui spacciandoli per proprî. Quindi, a rigore,
1. sí, basta citare la fonte per non cadere nel plagio. Ma bisogna che ci spingiamo un po’ oltre per vedere come inserire testi altrui nei nostri. Il primo modo è tramite gli ambienti quote e quotation. In questo modo è graficamente visibile che si sta riportando un testo di qualche altra opera e, normalmente, basta un \cite alla fine del testo in citazione per stare con la coscienza a posto. Poi ci sono i virgolettati, in cui brevi passi altrui vengono inseriti in un discorso proprio. Anche qui normalmente basta il \cite alla fine del virgolettato. Ovviamente è importante che le virgolette ci siano per delimitare la parte altrui e non fare in modo (o dar da pensare) che si voglia farla sembrare propria. Infine, la parafrasi. Cioè, si prende un brano altrui e si riassume o riadatta all’interno del proprio testo senza riportarlo alla lettera. Ovviamente, anche in questo caso va data conoscenza della citazione, che avviene alla fine della parafrasi. In questo caso, nella nota in genere si antepone ai dati dell’opera citata un Cfr. (confronta) per far capire che di quel brano di testo si è fatta una rielaborazione ma il concetto è altrui e non proprio. Tutto questo ci salva dall’accusa di plagio perché le fonti sono state citate correttamente, estensivamente e con ampia evidenza, anche grafica in caso di virgolettati o testi in citazione. Naturalmente un sistema automatico troverebbe lo stesso nel nostro testo le parti citate, ma noi saremmo comunque salvi per la correttezza mostrata. La regola di base è «citare le fonti. Sempre!». Può succedere che qualcuna sfugga (ho copiato un testo in questo punto, ma non ho annotato di che testo si tratti e non me lo ricordo piú), ma è meglio che non succeda. Si può sempre dimostrare la buona fede, e una dimenticanza in un testo per il resto esente è scusabile. Una citazione in un testo pieno di “dimenticanze” no.
Non conosco sistemi antiplagio, non ne ho mai usati perché non ne ho bisogno nel mio lavoro, ma dubito che ne esistano in grado di analizzare testi LaTeX. Sarei piú propenso a credere che ne esistano per pdf o Word, e non conosco neanche il loro grado di automazione. Riconoscono la presenza di testo altrui e demandano a un essere umano la verifica del presunto plagio? Capiscono da sé se la fonte è citata e citata correttamente? Non ne ho idea, mi dispiace. Ma non me ne preoccuperei mantenendo l’adeguata condotta. A meno che non si voglia scrivere un’opera-Frankenstein in cui tutto il testo sia un collage di soli testi preesistenti, senza neanche un testo proprio e, allora, a quel punto, piú che di plagio parlerei di inutilità, di opera-trombetti (per usare il termine caro a Leonardi da Vinci per indicare chi ripeteva a pappagallo le esperienze altrui non provando neanche a sperimentare da sé).
2. BibTeX permette un numero limitato di stili. Quello con citazione numerica tra parentesi quadra e le opere ordinate nella bibliografia secondo l’ordine di citazione l’ho usato agli albori (cioè per la mia tesi di laurea). Il pacchetto natbib si appoggia a BibTeX per consentire la citazione per coppia cognome, anno. Da tempo, ormai, uso solo BibLaTeX che mi fornisce un numero di strumenti e di stili maggiore. A lei capire quale le serve (o cosa le serve) e tentare col manuale o riprovare a chiedere qui qualcosa di piú specifico.
3. Tutte le opere citate sono stampabili con \nocite*. Ne può vedere l’uso sui manuali o in rete.
Spero di aver risposto esaurientemente ai suoi quesiti ma, in caso di dubbî, il forum sarà il suo alleato.
Gianluca