Posizionamento errato del testo rispetto alla figura

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    Ciao a tutti,
    la frase ” ed il ponte di Wheatstone” dovrebbe stare sotto alla Figura 1, mentre “Questo ponte prevede….” dovrebbe apparire sotto alla Figura 2, ma se provate a compilare vi accorgerete che viene fuori una schifezza.
    `
    \documentclass[a4paper,12pt]{article}
    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage[utf8]{inputenc}
    \usepackage[T1]{fontenc}
    \usepackage{hyphenat}
    \usepackage{microtype}
    \usepackage{verbatim}
    \usepackage{circuitikz}
    \usepackage{siunitx}
    %opening
    \title{I trasduttori}
    \author{}
    \date{}
    \begin{document}

    \maketitle

    \section{Introduzione}
    È importante conoscere i parametri principali dei trasduttori poiché vi sono molti modelli degli stessi tra cui scegliere quello adatto alle proprie esigenze. Inoltre si rende fondamentale poter disporre del datasheet per adoperare correttamente i componenti. I trasduttori si dividono in \emph{passivi} e \emph{attivi}, rispettivamente, se necessitano di una sorgente esterna di alimentazione o se si alimentano grazie al fenomeno fisico che rilevano.
    I parametri possono essere \emph{statici} o \emph{dinamici}. I parametri statici sono così definiti perché non dipendono dal tempo e rimangono sempre costanti. Tra quelli \emph{statici} si annoverano i seguenti:
    \begin{itemize}
    \item Grandezza fisico-ambientale rilevabile
    \item Range di ingresso: valori minimi e massimi in ingresso
    \item Grandezza elettrica in uscita: di solito tensione o corrente
    \item Linearità: indica se c'è proporzionalità per tutto il range di ingresso o se solo in alcuni tratti
    \item Sensibilità: rapporto tra variazione del segnale in uscita e la variazione del segnale in ingresso. Per un trasduttore lineare la sensibilità è costante.
    \item Risoluzione: è la minima variazione che si può avere in ingresso.
    \item Offset: è il valore del segnale di uscita in corrispondenza di segnale nullo in ingresso. Si vuole che per un segnale in ingresso nullo il segnale di uscita sia nullo.
    \end{itemize}
    Tra quelli \emph{dinamici} invece si ha la \emph{velocità di risposta}, ossia la velocità di adeguamento del segnale di uscita in funzione della variazione del segnale di ingresso. È un parametro significativo se le grandezze fisico-ambientali da rilevare variano velocemente nel tempo. Le misure si dicono \emph{dirette} se fanno riferimento direttamente alla grandezza fisico-ambientale di interesse (es. temperatura, luminosità etc), \emph{indirette} se si riferiscono a grandezze derivate come la pressione, la quale è il rapporto tra la forza e la superficie di applicazione.
    \section{Trasduttori fotoelettrici}
    I trasduttori appartenenti a questa categoria convertono una radiazione luminosa nel corrispondente segnale elettrico. Per la loro realizzazione vengono usati materiali a semiconduttore in grado di fornire una risposta in funzione della luce e, per estensione, anche ad alcune radiazioni non visibili come l'infrarosso.
    \subsection{Fotoresistori}
    Sono resistori realizzati con materiale semiconduttore sensibile alla luce incidente, infatti in assenza di luce offrono una resistenza che si attesta sull'ordine dei \si{\mega\ohm}, mentre in piena luce offrono una resistenza bassa, di solito di pochi ohm. Lavorano nello spettro della luce visibile con lunghezza d'onda pari a \num{0.4}-\num{0.7}\si{\micro\meter}. Vengono impiegati come interruttori crepuscolari per rilevare la luminosità dell'ambiente, dunque in un sistema di controllo per azionare o non azionare una o più lampade in condizioni di scarsa luminosità ambientale. Hanno come tempo di risposta tipico i \si{\milli\second} e sono dispositivi economici. Due sono i circuiti in cui viene adoperato: il partitore di tensione (detto metodo potenziometrico) rappresentato qui seguito:
    \begin{figure}[ht]
    \begin{center}
    \begin{circuitikz}
    \draw(0,4) to[short](2,4);
    \draw(2,4) to[R=$R_1$](2,2);
    \draw(2,2) to[short,l=$V_o$,-o](4,2);
    \draw(2,2) to[photoresistor=$R_2$](2,0);
    \draw(0,0) to[short](2,0);
    \draw(0,0) to[V=$E$,european voltages](0,4);
    \end{circuitikz}
    \end{center}
    \caption{Partitore di tensione con fotoresistore.}
    \end{figure}
    ed il ponte di Wheatstone:
    \begin{figure}[ht]
    \begin{center}
    \begin{circuitikz}
    \draw(0,0) to[V=$E$](0,4);
    \draw(0,4) to[short](2,4);
    \draw(2,4) to[R=$R_1$](2,2);
    \draw(2,2) to[photoresistor=$R_2$](2,0);
    \draw(2,4) to[short](4,4);
    \draw(4,4) to[potentiometer=$R_3$](4,2);
    \draw(4,2) to[R=$R_4$](4,0);
    \draw(4,0) to[short](0,0);
    \end{circuitikz}
    \caption{Ponte di Wheatstone con fotoresistore.}
    \end{center}
    \end{figure}
    Questo ponte prevede altre 3 resistenze di cui una variabile e due di valore uguale. Si dice che il ponte è bilanciato quando il prodotto delle resistenze è uguale, ossia quando si ha che
    \begin{equation}
    R_1 R_3 = R_4 R_2
    \end{equation}
    %Rf*R = Rv*R
    \subsection{Il fotodiodo}
    \begin{figure}[ht]
    \begin{center}
    \begin{circuitikz}
    \draw(0,0) to[photodiode](2,0);
    \end{circuitikz}
    \caption{Simbolo standard di un fotodiodo.}
    \end{center}
    \end{figure}
    Si tratta di un diodo con contenitore trasparente che la luce attraversa colpendo così la giunzione PN. Viene usato in polarizzazione inversa. Se la luce colpisce il diodo rompendo dei legami, il diodo consente il passaggio di corrente inversa, diveramente si comporta come un normale diodo. In piena luce è un cortocircuito, al buio un circuito aperto. Esistono fotodiodi sensibili alla luce visibile e all'infrarosso. Ha un'elevata velocità di risposta (ordine dei \si{\micro\second}) e viene usato in fotometri, telecomandi e fotocellule.
    \subsection{Fotocellula}
    Consiste in una coppia formata da un trasmettitore ed un ricevitore. Il trasmettitore consiste in un LED a raggi infrarossi, con $\lambda > 0.7\si{\micro\meter}$. Il ricevitore invece viene realizzato con un fotodiodo. Ci sono 3 tipi di fotocellula:
    \begin{itemize}
    \item A due blocchi con trasmettitore e ricevitore separati.
    \item A blocco singolo con trasmettitore e ricevitore sullo stesso blocco con specchio riflettente.
    \item A blocco singolo con trasmettitore e ricevitore sullo stesso blocco con oggetto in movimento.
    \end{itemize}

    \begin{figure}[ht]
    \begin{center}
    \begin{circuitikz}
    % Trasmettitore
    \draw(0,0) to[short,o-](2,0);
    \draw(2,2) to[led](2,0);
    \draw(2,2) to[R=$R_1$](2,4);
    \draw(2,4) to[short, -o](0,4);
    % Ricevitore
    \draw(4,0) to[empty photodiode](4,2);
    \draw(4,2) to[R=$R_2$](4,4);
    \draw(4,4) to[short, -o](6,4);
    \draw(4,0) to[short, -o](6,0);
    \end{circuitikz}
    \caption{Schema elettrico di base di una fotocellula.}
    \end{center}
    \end{figure}
    \end{document}
    `
    Come sistemo?

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    • #110190
      OldClaudio
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        Il tuo codice produce esattamente ciò che deve produrre, se non ti piace (e hai ragione) non devi commettere gli errori che hai commesso tu, non il codice.

        1) Le figure sono oggetti ingombranti anche se sembrano piccole; quindi sono rese flottanti in modo che possano essere collocate dove c’è posto.
        2) I parametri di posizione come [ht] dicono che puoi mettere la figura solo lì, se ci sta, o in testa ad una pagina. Se ci metti [tb] le cose vanno un pochino meglio; se ti piace h allora devi scrivere [htb] con le tre lettere in un ordine qualsiasi, sapendo che comunque verranno prese nell’ordine che ho usato io.
        3) Le figure non si mettono mai all’interno di un capoverso, ma devono avere una riga vuota prim e una dopo.
        4) Le figure hanno una didascalia numerata: a cosa pensi che serva quel numero se poi LaTeX le sposta dove c’è posto; serve per metterci un’etichetta con \label, e per farvi riferimento mediante \ref.
        5) Ovviamente nel testo non puoi partire dal presupposto che la figura sia proprio lì fra quella riga di testo e quella successiva, specialmente se le due righe appartengono allo stesso capoverso. Quindi devi usare nel testo espressioni del tipo “… mostrato nella figura~\ref{…}…” e non del tipo “… in questa figura:”
        6) Non devi usare dentro gli ambienti figure l’ambiente center che ti mette dell’ulteriore spazio prima e dopo la figura, ma devi usare la dichiarazione \centring che ti centra nella larghezza del testo quanto segue, senza aggiungere spazio verticale indesiderato; questo spazio fa anche apparire le figure più grandi, quindi più difficili da collocare.
        7) non si comincia mai un capoverso dopo un titolo, assumendo che il titolo svolga la funzione di soggetto della frase.
        8} non si inserisce mai una figura immediatamente dopo un titolo.

        Poi, la cosa non ha nulla a che vedere con la collocazione delle figure, l’ambiente itemize richiede ch ogni item faccia parte del capoverso introduttivo che precede l’elencazione e che termina con i due punti. Quindi ogni item inizia con la lettera minuscola e termina con un separatore seriale, sia esso una virgola o un punto e virgola; solo l’ultimo item può terminare con un punto fermo, perché esso chiude anche il capoverso cominciato prima della elencazione.

        Prova questo codice che ti ho corretto secondo le indicazioni precedenti.`\documentclass[a4paper,12pt]{article}
        \usepackage[italian]{babel}
        \usepackage[utf8]{inputenc}
        \usepackage[T1]{fontenc}
        \usepackage{hyphenat}
        \usepackage{microtype}
        \usepackage{verbatim}
        \usepackage{circuitikz}
        \usepackage{siunitx}
        %opening
        \title{I trasduttori}
        \author{}
        \date{}
        \begin{document}

        \maketitle

        \section{Introduzione}
        È importante conoscere i parametri principali dei trasduttori poiché vi sono molti modelli degli stessi tra cui scegliere quello adatto alle proprie esigenze. Inoltre si rende fondamentale poter disporre del datasheet per adoperare correttamente i componenti. I trasduttori si dividono in \emph{passivi} e \emph{attivi}, rispettivamente, se necessitano di una sorgente esterna di alimentazione o se si alimentano grazie al fenomeno fisico che rilevano.
        I parametri possono essere \emph{statici} o \emph{dinamici}. I parametri statici sono così definiti perché non dipendono dal tempo e rimangono sempre costanti. Tra quelli \emph{statici} si annoverano i seguenti:
        \begin{itemize}
        \item Grandezza fisico-ambientale rilevabile
        \item Range di ingresso: valori minimi e massimi in ingresso
        \item Grandezza elettrica in uscita: di solito tensione o corrente
        \item Linearità: indica se c'è proporzionalità per tutto il range di ingresso o se solo in alcuni tratti
        \item Sensibilità: rapporto tra variazione del segnale in uscita e la variazione del segnale in ingresso. Per un trasduttore lineare la sensibilità è costante.
        \item Risoluzione: è la minima variazione che si può avere in ingresso.
        \item Offset: è il valore del segnale di uscita in corrispondenza di segnale nullo in ingresso. Si vuole che per un segnale in ingresso nullo il segnale di uscita sia nullo.
        \end{itemize}
        Tra quelli \emph{dinamici} invece si ha la \emph{velocità di risposta}, ossia la velocità di adeguamento del segnale di uscita in funzione della variazione del segnale di ingresso. È un parametro significativo se le grandezze fisico-ambientali da rilevare variano velocemente nel tempo. Le misure si dicono \emph{dirette} se fanno riferimento direttamente alla grandezza fisico-ambientale di interesse (es. temperatura, luminosità etc), \emph{indirette} se si riferiscono a grandezze derivate come la pressione, la quale è il rapporto tra la forza e la superficie di applicazione.
        \section{Trasduttori fotoelettrici}
        I trasduttori appartenenti a questa categoria convertono una radiazione luminosa nel corrispondente segnale elettrico. Per la loro realizzazione vengono usati materiali a semiconduttore in grado di fornire una risposta in funzione della luce e, per estensione, anche ad alcune radiazioni non visibili come l'infrarosso.
        \subsection{Fotoresistori}
        Sono resistori realizzati con materiale semiconduttore sensibile alla luce incidente, infatti in assenza di luce offrono una resistenza che si attesta sull'ordine dei \si{\mega\ohm}, mentre in piena luce offrono una resistenza bassa, di solito di pochi ohm. Lavorano nello spettro della luce visibile con lunghezza d'onda pari a \num{0.4}-\num{0.7}\si{\micro\meter}. Vengono impiegati come interruttori crepuscolari per rilevare la luminosità dell'ambiente, dunque in un sistema di controllo per azionare o non azionare una o più lampade in condizioni di scarsa luminosità ambientale. Hanno come tempo di risposta tipico i \si{\milli\second} e sono dispositivi economici. Due sono i circuiti in cui viene adoperato: il partitore di tensione (detto metodo potenziometrico) rappresentato nella figura~\ref{fig:fotoresistore} ed il ponte di Wheatstone rappresentato nella figura~\ref{fig:weatstone}.

        \begin{figure}[bht]
        \centering
        \begin{circuitikz}
        \draw(0,4) to[short](2,4);
        \draw(2,4) to[R=$R_1$](2,2);
        \draw(2,2) to[short,l=$V_o$,-o](4,2);
        \draw(2,2) to[photoresistor=$R_2$](2,0);
        \draw(0,0) to[short](2,0);
        \draw(0,0) to[V=$E$,european voltages](0,4);
        \end{circuitikz}
        \caption{Partitore di tensione con fotoresistore.}
        \label{fig:fotoresistore}
        \end{figure}

        \begin{figure}[ht]
        \centering
        \begin{circuitikz}
        \draw(0,0) to[V=$E$](0,4);
        \draw(0,4) to[short](2,4);
        \draw(2,4) to[R=$R_1$](2,2);
        \draw(2,2) to[photoresistor=$R_2$](2,0);
        \draw(2,4) to[short](4,4);
        \draw(4,4) to[potentiometer=$R_3$](4,2);
        \draw(4,2) to[R=$R_4$](4,0);
        \draw(4,0) to[short](0,0);
        \end{circuitikz}
        \caption{Ponte di Wheatstone con fotoresistore.}
        \label{fig:weatstone}
        \end{figure}

        Il ponte di Weatstone prevede altre tre resistenze di cui una variabile e due di valore uguale. Si dice che il ponte è bilanciato quando il prodotto delle resistenze è uguale, ossia quando si ha che
        \begin{equation}
        R_1 R_3 = R_4 R_2 % Siamo sicuri?
        \end{equation}
        %Rf*R = Rv*R
        \subsection{Il fotodiodo}

        Un fotodiodo, figura~\ref{fig:fotodiodo}, è un diodo con contenitore trasparente che la luce attraversa colpendo così la giunzione PN. Viene usato in polarizzazione inversa. Se la luce colpisce il diodo rompendo dei legami, il diodo consente il passaggio di corrente inversa, diversamente si comporta come un normale diodo. In piena luce è un cortocircuito, al buio un circuito aperto. Esistono fotodiodi sensibili alla luce visibile e all'infrarosso. Ha un'elevata velocità di risposta (ordine dei \si{\micro\second}) e viene usato in fotometri, telecomandi e fotocellule.
        \begin{figure}[ht]
        \centering
        \begin{circuitikz}
        \draw(0,0) to[photodiode](2,0);
        \end{circuitikz}
        \caption{Simbolo standard di un fotodiodo.}
        \label{fig:fotodiodo},
        \end{figure}

        \subsection{Fotocellula}
        Una fotocellula, figure~\ref{fig:fotocellula}, consiste in una coppia formata da un trasmettitore ed un ricevitore. Il trasmettitore consiste in un LED a raggi infrarossi, con $\lambda > 0.7\si{\micro\meter}$. Il ricevitore invece viene realizzato con un fotodiodo. Ci sono tre tipi di fotocellule:
        \begin{itemize}
        \item a due blocchi con trasmettitore e ricevitore separati;
        \item a blocco singolo con trasmettitore e ricevitore sullo stesso blocco con specchio riflettente;
        \item a blocco singolo con trasmettitore e ricevitore sullo stesso blocco con oggetto in movimento.
        \end{itemize}

        \begin{figure}[ht]
        \centering
        \begin{circuitikz}
        % Trasmettitore
        \draw(0,0) to[short,o-](2,0);
        \draw(2,2) to[led](2,0);
        \draw(2,2) to[R=$R_1$](2,4);
        \draw(2,4) to[short, -o](0,4);
        % Ricevitore
        \draw(4,0) to[empty photodiode](4,2);
        \draw(4,2) to[R=$R_2$](4,4);
        \draw(4,4) to[short, -o](6,4);
        \draw(4,0) to[short, -o](6,0);
        \end{circuitikz}
        \caption{Schema elettrico di base di una fotocellula.}
        \label{fig:fotocellula}
        \end{figure}
        \end{document}`Non ti ho corretto le didascalie, perché in quanto titoli non dovrebbero terminare con il punto fermo, specialmente se sono formate da una frase senza verbo; alcuni però mettono sempre e comunque alla fine delle didascalie; tu fa come meglio credi ma sii coerente; o termini sempre con u punto i titoli formati con una frase ellittica, o non usi mai il punto. Nota che se dopo il titolo in forma ellittica (senza verbo) ci sono uno o più periodi, tutti vanno chiusi con il loro punto finale, compreso il titolo ellittico.

        Non ho fatto i conti con i simboli della figura del ponte di Weatstone, ma a naso direi che la formula dell’equilibrio è errata; può essere che il mio naso non senta bene gli odori, quindi è solo un invito a verificare la coerenza della formula con la simbologia della figura.

      • #110191
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        Rispondo punto per punto:
        1) Non conosco come funziona LaTeX (e TeX) sotto al cofano. Lo conosco molto superficialmente a livello di utente finale, non avendo letto per intero un manuale sull’argomento;
        2) Ho sempre usato [ht] semplicemente perché l’ho visto online e di solito mi mette le figure come piacciono a me. Non in questo caso comunque;
        3) Non ho conoscenze di tipografia, purtroppo;
        4) e 5) Il fatto che io abbia usato sempre la forma “…nella seguente figura:” è dovuta al fatto che non sapevo come fare riferimento a una figura senza dover cambiare manualmente il numero associato. Grazie anche per questo;
        6) Anche questo modo di fare l’ho trovato su internet;
        7) Sempre ignoranza in tipografia;
        8 ) Come al punto 7.

        Dunque le didascalie devono terminare con l’ultima lettera della frase?

        Per la correttezza del circuito e della forma verificherò, può anche essere che abbia fatto confusione.

        PS: ho compilato il documento TeX da te corretto e va benone. Grazie mille.

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