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Ed è giusto che sia così, perché LaTeX non le mette a cavallo di un salto di pagina, ma le mette dove c’è posto non solo per loro, ma anche per il reso.
@kia9, se sei curiosa di sapere i dettagli di questo comportamento di LaTeX, ti suggerisco di scaricare dalla sezione documentazione di questo forum la guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato. La guida è in italiano e i commenti servono per complementare il testo originale del 1994 di Leslie Lamport, il papà di LaTeX, con molte informazioni tili anche in relazione ai numerosi pacchetti che sono stati prodotti negli successi 20 e più anni.
L’argomento del posizionamento degli oggetti flottanti è spiegato in profondità; sono solo 3 o 4 paigne, e forse sono un po’ complesse, ma si capiscono diverse cose. Volendo provare, si dispone anche di strumenti per modificare certi parametri numerici o dimensionali per rendere più scorrevole la fuoriuscita delle figure dalle code dove vngono stivate prima che LaTeX le inserisca nelle pagine del file di uscita.
Però qualche consiglio te lo do subito.
1) smargina le figure in modo che non abbiano già di loro un margine bianco attorno; il margine giusto lo mette LaTeX.
2) non usare mai il parametro di posizionamento [h] da solo, ma almeno [htb]; meno che mai il parametro [H] fornito dal pacchetto float, perché serva per far fare a LaTeX quello che fa Word. Writer, Pages, e ogni altro word processor.
3) non ti preoccupare troppo di dove vadanoa finire le figure; basta che tu metta loro una didascalia con \capion e dopo la chiusura dell’argomento di \caption tu usi il comando \label per assegnare un nome unico alla figura con cui richiamarla nel testo tramite il comando \ref; naturalmente hai letto una guida e sai di che cosa sto parlando.
4) Nel testo non usare mai espressioni del tipo “… come si vede nella seguente figura…”, ma usa sempre espressioni del tipo “… come si vede nella figura~\ref{fig:Paperino}…”. “Paperino” è l’etichetta che ia dato alla figura che rappresenta Paperino. ma trova un nome significativo per ogni figura della tua tesi.
5) Se ti va puoi usare il pacchetto varioref e il suo comando \veref, al posto del semplice \ref; questo comando usa lo stesso nome, la stessa sintassi di \ref, ma nel testo viene scritto qualcosa come “… nella figura 3.15 in questa pagina…”; oppure “…nella figura 3.5, nella prossima pagina…”; oppure “…nella figura 3,5 nella pagina 213…”. A molti piace moltissimo questo modo di riferirsi alle figure mobili e ai floaitng bodies in generale. Leggi la documentazione di varioref aprendo un terminale, scrivendoci dentro il comando texdoc varioref, e mandandolo in esecuzione premendo il tasto “Invio”. Vedrai come chiamarlo e come specificargli l’opzione della lingua principale della tua tesi.