Problemi con \Xlemmafont

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  • #112712
    Federico
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      Buonasera a tutti,

      nell’edizione critica che sto preparando con reledmac ho deciso di mettere in corsivo a testo tutte le lettere integrate o modificate rispetto al testo tràdito, ma vorrei che in apparato il corsivo non apparisse mai nei lemmi, per evitare confusioni con il corsivo mio. Le lettere in corsivo nel testo sono tutte ottenute con \textit{}. Ho provato, allora, a utilizzare \Xlemmafont{\upshape}, o anche con \rmfamily \normalfont etc., ma non ha mai funzionato e tutti i lemmi appaiono in apparato con le stesse lettere corsive con cui compaiono nel testo.
      Per ora me la sono cavata con \lemma, sostanzialmente riscrivendo in font normale ogni voce che deve apparire in apparato e che è parzialmente in corsivo nel testo, ma se ci fosse una soluzione più rapida mi semplificherebbe molto il lavoro.

      Grazie in anticipo.
      Federico

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      • #112713
        Heinrich Fleck
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          Ciao Federico96,

          non son oriuscito a comprendere bene il tuo problema. Potresti mostrare un esempio di sorgente e di PDF dove si comprenda meglio quanto desideri evitare?

          Al di là del minimo supporto che posso offrirti (la mia esperienza è piuttosto confinata), ti consiglio comunque di contattare l’autore (M. Roquette) alla sua mailing list: è sempre in rete e risponde a spron battuto, e se occorre apportare una modifica al pacchetto lo fa.

          Un saluto, Enrico M.

        • #112714
          Federico
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            Caro Enrico,

            scusa per il ritardo della risposta, ma nel frattempo ho avuto problemi molto più gravi con i font del documento e ho cercato di risolvere quelli!
            Ho fatto un esempio minimo:

            \documentclass{article}
            \usepackage[T1]{fontenc}
            \usepackage[latin9]{inputenc}
            \usepackage[series=A]{reledmac}

            \begin{document}

            \Xarrangement[A]{paragraph} % Paragrafazione dell’apparato
            \Xnumberonlyfirstinline % Numero di riga in apparato solo la prima volta
            \Xnotenumfont[A,B]{\bfseries} % Numero di riga in apparato in grassetto

            \Xlemmafont{\upshape} %%% font dei lemmi in apparato: NON FUNZIONA

            \beginnumbering
            \pstart

            Nisi te, Marcia, scirem \edtext{\textit{tam}}{\Afootnote[nosep]{A : iam B}} longe ab \edtext{infir\textit{m}itate}{\Afootnote{infermitate \itshape codd.}} muliebris animi \edtext{\textit{q}uam}{\lemma{quam}\Afootnote[nosep]{Madvig : uuam A : uiam B}} a ceteris vitiis recessisse et mores tuos velut aliquod antiquum exemplar aspici, non auderem obviam ire dolori tuo, cui viri quoque etc{\dots}

            \pend
            \endnumbering
            \end{document}

            [attachment=2047]minimo.pdf[/attachment]

            Quello che vorrei evitare è che in apparato i lemmi comparissero con il corsivo con cui sono a testo e per ora non riesco a farlo se non, di fatto, sostituendo il lemma con la parola stessa senza corsivi.

            Ti ringrazio dell’aiuto,
            Federico

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          • #112715
            Heinrich Fleck
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              Caro Federico96,
              scusami anche tu per il ritardo ma ho passato due notti intere a letto per un mal di schiena.
              Quanto a quello che desideri, devo farti presente che il corsivo dopo la nota n. 1 è un’impostazione tipica di reledmac che M. Roquette ha impostato secondo le regole della filologia classica. il corsivo serve appunto per evidenziare la parola o la parte di testo in nota ed anche rivolgendoti all’autore non credo che lo stesso cambierà l’impostrazione.
              Mi spiace di non esserti maggiormente d’aiuto.
              Un saluto, Enrico M.

            • #112716
              Heinrich Fleck
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                Caro Federico96,
                ho l’obbligo di precisare meglio il mio pensiero: evidentemente i dolori che avevo quando ti ho scritto si sono fatti sentire anche nell’area cerebrale!

                La nota critica pone il corsivo perché <> la parola già scritta in corsivo, quindi ripropone in nota, l’avverbio nel tuo caso, in carattere corsivo perché così la trova nel testo e, almeno io, trovo giusto che sia così.
                Se non la desideri incorsivo, dovresti operare una scrittura in cui il testo nel corpo in lettura appare in tondo, mentre in notazione critica viene evidenziata la(-e) parola(-le) in corsivo come in quest’esempio che ti sottopongo.
                `
                \edtext{per concentricos circulos}{\Afootnote{\Atest\ L'espressione \textit{per concentricos circulos} [\ldots] \textit{laborantes} induce, almeno in questo caso, ad intendere che -omissis- }}
                `

                In questo caso non credo -ma posso sbagliare- sia opportuno un mutamento del carattere da corsivo in tondo, ma puoi comunque evidenziare l’avverbio nel testo, se lo ritieni opportuno, in questo modo
                `
                <>
                `
                anche se non mi sembra una bella scrittura, così avresti però l’avverbio comunque evidenziato e non in corsivo nella nota.

                Permettimi poi un’osservazione sul premabolo. Non conosco e non ho approfondito <> quindi non so se assolva a qualche particolare scrittura di caratteri, prova comunque queste righe nel premabolo e vedi se ottieni lo stesso effetto: a me così il codice sembra più pulito, ma posso anche errare:
                `
                % !TeX encoding = UTF-8 Unicode
                % !TEX TS-program = pdflatex % o altro motore di tipocomposizione
                ………
                \usepackage[T1]{fontenc}
                \usepackage[utf8]{inputenc}
                \usepackage{lmodern}
                \usepackage[greek, latin.classic,italian]{babel}
                \usepackage{microtype}
                \usepackage{substitutefont}
                ………
                `

                Un saluto, Enrico M.

              • #112717
                OldClaudio
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                  Enrico, latin9 e latin1 sono quasi la stessa cosa e identificano una codifica adatta alle lingue dell’Europa occidentale con caratteri a 8 bit (cioè codificati con un byte). UTF-8 identifica una particolare transcodifica di UNICODE con caratteri multibite.

                  Sono d’accodo con te che oggi sarebbe meglio usare UTF-8 ma non è un delitto usare una codifica a un byte, almeno finché non usi caratteri diversi da quelli latini. Mi risulta che TeXShop quando non riconosce con una riga magica la codifica preimpostata per Mac, usi al suo posto la codifica latin9; forse la scelta è dovuta ala fatto che il simbolo dell’euro è direttamente accessibile, mentre con la codifica latin1 bisogna usare una macro. Non mi pare una ragione importante, ma tant’è.
                  Quando usi il greco o il cirillico o l’ebraico o…, sarebbe meglio codificare tutto il file sorgente in UTF-8, ma contemporaneamente sarebbe meglio usare LuaLaTeX o XeLaTeX. Come sai io preferisco LuaLaTeX perché consente l’uso completo di microtype e permette di generare più direttamente file archiviabili, tuttavia non sono ragioni così importanti da lasciar perdere pdfLaTeX.

                  Per fortuna, invece, non ho mai avuto bisogno di scrivere un’edizione critica, quindi non mi sono mai trovato nella necessità di usare reledmac o i suoi predecessori.

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