[RISOLTO] Frontespizio (ars/classic/KOMA…)

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  • #90483
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    Ciao tutti,

    eccomi con un altro dilemma inerente la mia nuova scoperta:KOMA + arsclassica (anche se credo riguardi più classicthesis)

    Allora la questione è molto semplice. arsclassica usa il pacchetto frontespizio per il frontespizio, e richiama la struttura di classicthesis. Io il frontespizio però ce l’ho già ed è obbligato: uniudtesi.sty reperibile dalla [code=”http://users.dimi.uniud.it/~gianluca.gorni/TeX/TeX.html#TeX”%5Dpagina di LaTeX[/code] del sito web di Gianluca Gorni (io l’ho modificato togliendo la richiesta e le opzioni di hyperref, il resto è uguale). Se però nel mio bel scrbook attivo arsclassica, quest’ultima mi altera (e mi piace) tutti i margini ma anche (e non mi piace) quelli della pagina del titolo…schiacciando e traslando tutto il mio frontespizio.

    Ora, se uno volesse crearsi il suo frontespizio senza il pacchetto frontespizio, come farebbe per ripristinare la centralità della pagina solo per il titolo? più nello specifico…come faccio io nel mio caso a mettere la mia pagina del titolo a centro pagina??

    Grazie mille 🙂

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    • #90484
      lorenzo.pantieri
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        Dork” post=90007Ciao tutti,

        eccomi con un altro dilemma inerente la mia nuova scoperta:KOMA + arsclassica (anche se credo riguardi più classicthesis)

        Allora la questione è molto semplice. arsclassica usa il pacchetto frontespizio per il frontespizio, e richiama la struttura di classicthesis. Io il frontespizio però ce l’ho già ed è obbligato: uniudtesi.sty reperibile dalla [code=”http://users.dimi.uniud.it/~gianluca.gorni/TeX/TeX.html#TeX”%5Dpagina di LaTeX[/code] del sito web di Gianluca Gorni (io l’ho modificato togliendo la richiesta e le opzioni di hyperref, il resto è uguale). Se però nel mio bel scrbook attivo arsclassica, quest’ultima mi altera (e mi piace) tutti i margini ma anche (e non mi piace) quelli della pagina del titolo…schiacciando e traslando tutto il mio frontespizio.

        Ora, se uno volesse crearsi il suo frontespizio senza il pacchetto frontespizio, come farebbe per ripristinare la centralità della pagina solo per il titolo? più nello specifico…come faccio io nel mio caso a mettere la mia pagina del titolo a centro pagina??

        Grazie mille 🙂

        Il problema non riguarda il pacchetto ArsClassica, che si “limita” a cambiare alcuni aspetti tipografici di ClassicThesis. Se il frontespizio prodotto dall’omonimo pacchetto non ti piace, componi il tuo con l’ambiente titlepage. Per modificare i margini di quella sola pagina c’è (o meglio c’era) il pacchetto chngpage: controlla che non esistano soluzioni più aggiornate.

      • #90485
        OldClaudio
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          Non so se del template di Gianluca Gorni devi usare solo il frontespizio o se devi configurare tutta la tesi come il template di Gorni.

          Se si tratta del solo frontespizio, compilalo con il template di Gorni in PDF, puoi usi il pacchetto pdfpages per inserirlo nella tesi.

          Meglio ancora, usa il pacchetto frontespizio, e leggine bene la documentazione; il frontespizio composto con quel pacchetto viene composto separatamente dal resto del corpo della tesi. Certo è che se non usassi le cose esoteriche che si rifanno alle classi KOMA Script, sarebbe tutto molto più facile personalizzare quello che vuoi fare; nella documentazione di ClassicThesis c’è scritto chiaramente di prendere il tutto così com’è, oppure di scegliere altri pacchetti.

          Ormai, credo che tu sia troppo avanti per pensare di usare un;altra classe, ma sono convinto che date el tue esigenze, comprese quelle che hai risolto nei precedenti filoni di discussione, avresti fatto meglio a usare la classe super configurabile memoir, che senza configurazioni/personalizzazioni si comporta come book, e su quella costruisce ogni tipo di personalizzazione, compresa quella della forma della gabbia, cosi che se ti piaceva la forma di KOMA Script+ClassicThesi+ArsClassica avresti potuto ottenerla con poca fatica (per la verità sei sempre in tempo, a meno che tu non debba consegnare al tesi questa settimana…).

          Il problema con le classi KOMA è che sono del tutto slegate dalla classe book e che tutti i comandi interni o li configuri con i comandi predisposto Markus Kohm, oppure devi arrampicarti sui vetri; ma il manuale di Markus in inglese è scritto male, talvolta incomprensibile o ambiguo; forse in tedesco è preciso, ma io non conosco il tedesco fino a quel punto e quindi la fatica di leggere il codice delle sue classi mi lascia talmente freddo che, a quel punto, preferisco scrivermi una classe ex novo da solo.

          Con la classe book, senza usare \maketitle, ma usando l’ambiente titlepage è semplicissimo centrare una gabbia di stampa nella pagina e scriverci dentro quello che si vuole dove si vuole; per il frontespizio è l’ideale; finito l’ambiente le impostazioni locali svaniscono e prevalgono le impostazioni generali per il documento.

          Mi spiace di non essere sufficientemente costruttivo; non vorrei darti l’impressione di criticarti per aver voluto usare le classi e i pacchetti che hai usato; sono solo commenti per spiegarti perché è difficile usarli.

          [OT] Gianluca Gorni è spiritoso quando nel template della tesi dice che:`% Usare “oneside” invece di “twoside”
          % nelle bozze, per risparmiare carta:
          % “twoside” produce diverse pagine bianche
          % alla fine dei capitoli.`
          Strano, credevo che nonostante qualche pagina bianca prima di ogni capitolo (eliminabile con l’opzione openany) comporre sul recto e sul verso dei fogli, sul fronte e sul retro, in bianca e volta (scegli la locuzione che ti piace di più), si dimezzasse l’uso della carta. Forse Gorni non ha capito che un documento stampato twoside non si stampa con una stampante oneside, a meno che non si abbia voglia di stampare prima tutte le pagine pari, poi si rimette dentro al stampante il pacco delle pagine pari nel verso giusto e si stampano tutte le pagine dispari. Questo è il modo di risparmiare carta, non quello di operare frettolosamente mandando in stampa il file pdf, ammesso che Gorni sia conscio che non si passa più per il formato ps e che le figure come polloPallido.eps (219KiB) è bene non nominarle più, ma si indica polloPallido.pdf (51Kib).
          Non so, ma ho l’impressione che Gorni non sia una gran lettore di L’Arte di scrivere con LaTeX, che non frequenti il forum, e che non abbia mai letto la guida degli errori capitali degli utenti di LaTeX, contenuta in ogni installazione anche non tanto moderna del sistema TeX.

          È stato apprezzabile il suo sforzo di mettere a disposizione degli allievi dell’università di Udine un template per la composizione della tesi, ma avrebbe fatto meglio a documentarsi bene prima di mettere in mano agli allievi un template che contiene un certo numero di errori che sul forum vengono segnalati piuttosto frequentemente. Nulla di tremendamente grave, ma come educatore avrebbe anche il compito di dare il buon esempio.

          Se in cambio di queste mie critiche, Gorni volesse criticare la mia classe TOPtesi, gliene sarei grato.

        • #90486
          lorenzo.pantieri
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            OldClaudio” post=90010Non so se del template di Gianluca Gorni devi usare solo il frontespizio o se devi configurare tutta la tesi come il template di Gorni. Se si tratta del solo frontospizio, compilalo con il template di Gorni in PDF, puoi usi il pacchetto pdfpages per inserirlo nella tesi. Meglio ancora, usa il pacchetto frontespizio già caricato da arsclassica e leggine bene la documentazione

            Anche questa è una soluzione, certo. Ma se Dork non è soddisfatto dal frontespizio prodotto dall’omonimo pacchetto (che arsclassica non carica: arsclassica, ripeto, modifica solo alcuni aspetti estetici di ClassicThesis, lasciando stare tutto il resto), meglio che ne produca uno con l’ambiente titlepage, in cui può fare tutto quello che vuole (con l’aiuto eventuale di chngpage).

            Se Dork vuole il frontespizio (molto bello!) del modello di Gorni, può prendere il codice del template che lo produce e metterlo dentro titlepage: operazione non elementare, visto che il codice è dentro un .sty omnicomprensivo e va individuato e selezionato opportunamente, ma non impossibile.

            OldClaudio” post=90010Ormai, credo che tu sia troppo avanti per pensare di usare un;altra classe, ma sono convinto che date el tue esigenze, comprese quelle che hai risolto nei precedenti filoni di discussione, avresti fatto meglio a usare la classe super configurabile memoir, che senza configurazioni/personalizzazioni si comporta come book, e su quella costruisce ogni tipo di personalizzazione, compresa quella della forma della gabbia, cosi che se ti piaceva la forma di KOMA Script+ClassicThesi+ArsClassica avresti potuto ottenerla con poca fatica (per la verità sei sempre in tempo, a meno che tu non debba consegnare al tesi questa settimana…).

            Produrre il risultato (non solo la gabbia!) di KOMA + CT + ArsClassica non è banale, purtroppo. Ci sono (stati) tentativi di costruire classi apposta, ma non mi pare che abbiano avuto molta fortuna. Quindi se Dork vuole un documento che abbia il look dell’Arte, quella usare KOMA + CT + ArsClassica è, per quanto ne so, la strada migliore. Il prezzo da pagare è usare strumenti il cui codice è a volte farraginoso.

            OldClaudio” post=90010Non so, ma ho l’impresisone che Gorni non sia una gran lettore di L’Arte di scrivere con LaTeX, che non frequenti il forum, e che non abbia mai letto la guida degli errori capitali degli utenti di LaTeX, contenuta in ogni installazione anche non tanto moderna del sistema TeX.

            Un aneddoto. Devo a(lle dispense di) Gorni una buona parte della struttura dell’Arte! Le guide che avevo sotto mano a quel tempo dividevano quello che si poteva fare con il solo LaTeX (senza pacchetti) da quello che si poteva fare con pacchetti specializzati. Invece nelle dispense di Gorni questa suddivisione non c’era. Per esempio, nella matematica:

            Da qui in avanti diamo per caricati amsmath e amssymb.

            Il capitolo dell’Arte sulla matematica in origine era modellato sulle dispense di gorni, e l’idea di dare sempre per caricati i pacchetti specializzati quando si deve fare una cosa permea tutta l’Arte.

            Quindi non so se Gorni sia un lettore dell’Arte (ma mi risulta di sì!); di sicuro gli autori dell’Arte sono lettori di Gorni! 😉

          • #90487
            OldClaudio
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              Se Gorni fosse un lettore dell’Arte e un frequentatore del forum saprebbe che NON deve caricare amsfont E amsymb, e non deve MAi caricare latexsym, tanto per citarne una.
              Ma ne ho viste delle altre che proprio nell’Arte sono ben descritte; ricordiamo inoltre , Lorenzo, che tu hai sempre detto che l’Arte è indirizzata ai principianti e verosimilmente la maggior parte dei tuoi lettori dovrebbero essere laureandi alla loro prima o seconda esperienza con LaTeX. Ma Gorni non è un principiante; forse non è molto aggiornato, ma tutto si può dire, tranne che sia un principiante; esemplifica ancora con le figure .eps; sono almeno una 10-15 anni che esiste pdflatex e per le figure .eps, pdflatex è in grado di incorporarle solo dal 2010, per altro già da tre anni esemplificare con .eps, senza dire che pdflatex preferirebbe i formati pdf, jpg, png, mps, vuol dire essere rimasto ai tempi di latex+dvips+ps2pdf. Caricare hyperref nelle prime righe si uniud.sty, letto nelle prime righe del template, per poi aggiungere nel template pacchetti che modificano il modo di comporre quelle cose che vengono ridefinite da hyperref, vuol dire non conoscere il funzionamento di hyperref, o almeno di non avere mai notato la raccomandazione di caricare hyperref sempre per ultimo.

              Ripeto: è molto apprezzabile che Gorni abbia messo a disposizione degli allievi della sua università il template per comporre le tesi, ma come educatore avrebbe anche il compito di proporre agli allievi un software non solo funzionante (più o meno) ma anche corretto.

              Io sono il primo a rendermi conto di quale sia il peso dell’aggiornamento continuo,e almeno ad ogni release della versione annuale di TeXLive del software cla cui impalcatura sia stata impostata nella seconda metà degli anno ’80 (parlo di TOPtesi, nel bene e nel male); con risultati certamante discutibili e criticabili, io mi sforzo di farlo; tu e Tommaso lo fate per l’Arte; Gorni non ne sembra preoccupato. La retrocompatibilità non è sempre assicurata, ma spesso è opportuno ricorrere ai nuovi pacchetti per rendere più trasparente e più efficace il codice oltre che più facile da commentare e da mantenere in buone condizioni. Anch’io ho cominciato a distribuire il file .tex e il file .sty senza nessuna documentazione o con documentazione minima e inefficace costituita solo da commenti telegrafici e che comprendevo solo io nei file suddetti. Ora, usando il literal programming offerto dal formato dtx, è più facile scrivere bene le cose, ma gli errori scappano sempre lo stesso anche nel codice. Quindi sono molto comprensivo nei confronti degli sforzi di Gorni, ma vorrei che ile mie critiche spingessero Gorni a scrivere meglio il codice, commentandolo con un vero codice dtx, e con un manuale d’uso degno di questo nome, senza leggerezze come quella che twoside spreca carta rispetto a oneside,…:???:

              PS: cancello il “già caricato da arsclassica”.

            • #90488
              lorenzo.pantieri
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                OldClaudio” post=90016Io sono il primo a rendermi conto di quale sia il peso dell’aggiornamento continuo […].

                Ecco, penso che questo sia il punto. LaTeX cambia in continuazione: non è detto che si abbiano tempo e voglia per stargli dietro. Da un paio di annetti ho sostanzialmente smesso di studiarlo, anche se continuo a usarlo con gran soddisfazione tutti i giorni.

                I rari problemi li ho quando cambia qualcosa, e quello che andava bene prima smette di colpo di funzionare. Per esempio, qualche mese fa non riuscivo più a produrre la bibliografia. Ho chiesto aiuto a Tommaso e ho scoperto che il codice (prima perfettamente funzionante)
                `\bibliography{Diritto}`
                doveva essere rimpiazzato con
                `\addbibresource{Diritto.bib}`
                Questa non è una bella cosa: quando si sviluppa un software, idealmente bisognerebbe che quello che andava bene prima continui ad andar bene dopo l’aggiornamento. LaTeX chiede ai propri utenti (anche a quelli che sarebbero “a posto così”) aggiornamenti continui. Non è detto che se ne abbia il tempo.

                Ah, riguardo alle immagini EPS, con me sfondi una porta aperta: ho sempre pensato che avere “più” LaTeX, che fanno tutti sostanzialmente la stessa cosa, ma variamente incompatibili fra di loro, non abbia senso. Per questo ho sempre consigliato i miei lettori di evitare DVI ed EPS e di usare solo PDFLaTeX. Ora, a quanto capisco, DVI ed EPS sono sostanzialmente estinti, ma il problema si ripropone con XeLaTeX e Lua (che non conosco, non avendoli mai usati: ecco che si ripropone il discorso sulla necessità di aggiornamenti continui).

                Sull’opportunità di perfezionare il codice dei pacchetti che si distribuiscono, sono d’accordo, ci mancherebbe. Il fatto però è che con LaTeX siamo sostanzialmente tutti dilettanti: dalle mail che ricevo mi risulta che il mio ArsClassica sia usato in tutto il mondo; eppure sono certo che un programmatore non dico professionista, ma appena appena un po’ esperto gli troverebbe (piccoli o grandi) difetti… 😉

                Ciao,
                L.

              • #90489
                OldClaudio
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                  Lorenzo,lo so, che sei contrario alla mancanza di retrocompatibilità degli aggiornamenti del sistema TeX; dipende dal fatto che siamo tutti dilettanti, e non siamo programmatori professionisti, oltre che dall’evoluzione del sistema.

                  D’altra parte tu sei uno dei primi che ha scoperto biblatex e ne hai dato comunicazione in un ormai lontano Meeting del gruppo; ed eri felicissimo di aver scoperto questa bellissima nuova funzionalità di LaTeX. Le modifiche come quella che citi e che non sono retrocompatibili, dipendono dal fatto che vengono dati per stabili pacchetti che invece sono in evoluzione. Philipp Lehman e i suoi collaboratori hanno da tempo superato la versione 0.x e ora io con il mio MacTeX aggiornato ho la versione 2.8; la retrocompatibilità non è assicurata nelle versioni alfa e beta, cioè quando il major version number è 0, ma dovrebbe esserelo quando si arriva a 1. Solo che Lehman, come Milde, come me, siamo tutti dilettanti e quando facciamo qualcosa di nuovo su un pacchetto preesistente, talvolta ci dimentichiamo della retrocompatibilità.

                  Escono XeLaTeX e LuaLaTeX? bene! Anzi benissimo; le possibilità di composizione aumentano e accontentano maggiori esigenze; XeLaTeX fa una cosa che pdfLaTeX non può fare, cioè di gestire i font OpenType; per altro gestisce anche i font Type 1; prova; prendi un documento qualsiasi, senza cambiargli una virgola compilalo con XeLaTeX; c’è la possibilità che la composizione vada a buon fine certamente in 9 casi su 10, ma pur non avendo fatto statistiche sono convinto che tutto vada bene in 99 casi su 100.Due o tre anni fa aveva ancora qualche problemino con i font matematici, ma recentemente sono stati eliminati anche quasi tutti quei pochi casi di incompatibilità. Se invece vuoi usare i font OpenType devi impararlo a fare; pdfLaTeX apparentemente non da problemi con i font Type 1, ma è delicato e difficile installare un nuovo font che non sia distribuito con TeXLive, tra file .sty, .fd, .afm, .pfb, .tfm, .vf, .map, eccetera.

                  LuaLaTeX? anche questo fa di più di pdfLaTeX e XeLaTeX, ma la retrocompatibilità con file già a posto con pdfLaTeX 9/10 o 99/100 funzionano senza problemi; anche file funzionanti con XeLaTeX 99/100 funzionano, magari anche meglio, con LuaLaTeX; il suo maggior pregio è l’incorporazione dell’interprete Lua, se un lo sa usare e lo vuole usare; il maggiore difetto è che è relativamente lento rispetto a XeLaTeX e ancor più lento rispetto a pdfLaTeX; ma non è difficile usarli. Non solo ma nessuno ti obbliga ad usarli se non siei interessato alle loro ulteriori funzinalità rispetto a pdfLaTeX; la microgiustificazione funziona a regime ridotto con XeLaTeX (solo protrusione), ma funziona a pieno regime con LuaLaTeX (protrusione e espansione); il fatto che con Xe la spazieggiatura non sia possibile è una falsa affermazione che gira da tempo; non funzionano le macro di microtype, ma XeLaTeX spazieggia alla grande grazie alle font features dei font OpenType; con Xe ho sempre spazieggiato tutto ciò che volevo; ne parla anche Enrico nel suo manualetto introxelatex.pdf.

                  le cose che irritano si te che me, e immagino chiunque usi LaTeX e la sua sterminata collezione di pacchetti di estensione, è che con i pacchetti non si sa mai se continuano a funzionare, se sono radicalmente cambiati, se sono retrocompatibili, se dobbiamo aggiustare le cose perché son cambiate le funzionalità dei pacchetti di estensione. Questo però non an nulla a che vedere sulla complicazione della personalizzazione delle classi KomaScript; con ClassicThesis, che come sappiamo ha dato non pochi problemi di retrocompatibilità, non ne ricordo per ArsClassica, nati direttamente da ArsClassica, se non quelli resi necessari dai problemi generati da ClassicThesis; ma biblatex, da quando si è uniformato a biber, e da quando ha ricevuto gli ultimi upgrade si è resa incompatibile con il passato e ne vediamo le conseguenze sul forum. Io tra l’altro continuo ad usare per lo più i pacchetti bibliografici preesistenti a biblatex e continuo ad usare bibtex… si vede che anch’io ho difficoltà ad adeguarmi alle novità.

                  In realtà sono un fautore id imakeidx e non concepisco più di farne a meno, ma ho ancora sui miei dischi i primi libri che ho scritto e per i quali avevo scritto persino lo stile per l’indice analitico (uno solo) e avevo scritto anche un programma che faceva lo stesso lavoro di makeindex; conoscevo quest’ultimo, ma non ne ero soddisfatto, non ricordo nemmeno più perché; forse non mi girava sul mio vecchio PC AT20 che aveva solo 2MiB di RAM…:sad: Oggi ho ancora quel programma e lo ricompilo ogni volta che mi sposto su una macchina nuova con processori diversi e con sistemi operativi diversi; l’ultima volta l’ho ricompilato dal suo sorgente perché ero passato a una macchina a 64bit; in realtà lo tengo in una specie di vita artificiale, perché non lo uso più da molti anni. ma mi dispiace fargli il funerale e tumularlo. Quando si diventa vecchi ci si affeziona alle cose vecchie che abbiamo fatto con le nostre mani. Ma ci rendiamo conto anche che i programmi che abbiamo scritto 25 anni fa non solo non girano più sui calcolatori moderni, ma che non sono nemmeno più compilabili perché gli stessi compilatori che compilavano su un processore x86 o x186 non compilano più nemmeno; questo era uscito 20 anni fa e in 5 anni i prodotti delle stesse sante manine, sono diventati inusabili se non rifacendo quasi tutto da capo. Con chi dovremmo prendercela? con il progresso? Scherzo, naturalmente.

                • #90490
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                  Ora, sinceramente, mi sento in colpa.

                  Lo avevo citato per rendere evidente chi (mi) aveva (gentilmente) messo a disposizione il pacchetto, non per fargli arrivare critiche che ritengo sarebbero da rivolgere a me.

                  Io sono uno studente di Matematica di Udine, non ho ancora iniziato a scrivere la tesi magistrale ma solo a impostare il “come la voglio” (come permette e promuove la filosofia TeX … quindi potrei cambiare e rifare tutto da zero, magari non negli immediati prossimi giorni in cui devo necessariamente studiare ma sicuramente potrei farlo).

                  Gorni è il motivo per cui amo LaTeX, il suo corso (anni fa) mi ha fatto nascere quella passione per cui credo, dopo anni, di non essere più un dilettante anche se ogni volta che accendo LaTeX mi ci sento (e non è che mi ci sento come vi ci sentite voi…ma sul serio :-)).

                  Quest’anno dopo anni, anni, che non ci studio su ma ci scrivo praticamente tutto e in qualunque contesto (credo mi manchi solo di cominciare a scriverci la “lista della spesa”…) e leggo tutti i vostri documenti (tutti è una parola grossa..ma li scarico e li leggo a pezzi a tempo perso, quello si, ho una cartella LaTeX piena piena :-)) ho deciso di approfittare della tesi per imparare anche a programmarlo (in attesa del dopotesi per imparare a farlo “sul serio”..). Così ho iniziato a leggere il tuo (Claudio) (grazie) documento scaricando (e stampando) anche quello di Enrico (grazie anche a lui :-)) più un altro tot di altri documenti vari.

                  Dopo il primo .dtx con “libro” (copiato alla lettera per capirlo, compilandolo e diventando matto in giro per forum (cercando) e quant’altro perché non funzionava..e prima un errore di battitura (mio)..poi un altro, poi un altro…fino a quando corretti tutti, e non funzionava, l’ho ripassato lettera per lettera ed era uguale..cerco e scopro, come ti ho segnalato, che mancava una “s” non ricordo nemmeno più dove) ho provato poi (avendo letto l’esempio più avanzato 🙂 e goloso di provare ma stufo di copiare) a farne uno “dispensa” visto che ne scrivo (per me ovviamente) ogni tanto, e di quel progetto, direi, sapete tutto :-).

                  Dopo aver letto l’Arte che avevo nel computer, e dopo averla finita e ricominciata, avendo scoprendo poi la nuova versione (Lorenzo se ti interessa sto raccogliendo nel pdf stesso delle note su qualche errore di battitura e cose che, a me, non sono molto chiare…ma se lo vuoi dovrai aspettare che lo finisca :-)), ho deciso di rifare il mio “modello” (brutale template con ogni possibile opzione con i commenti con come si usa ogni singolo comando ecc e che, ovviamente modificavo ogni volta…e non funzionava mai perché lo avevo fatto prima di convertirmi all’utf8…).

                  Ho quindi scelto come base quello dell’Arte (che mi piace molto, note a margine incluse e che mi mancano nell’ultima versione..anche se nella tesi credo siano forse un po’ troppo “eccessive” e non credo ne metterò) e per l’occasione ho detto “perché non provo a fare un dtx, intanto, che di fatto sia questo nuovo template che ho già fatto?” avrei avuto un riferimento finito e funzionante con cui confrontare il risultato! Inoltre avevo modo di fare qualcosa di semplice in un mondo complesso ancora molto (a me) sconosciuto… e non avevo altro che da caricare e commentare, e il tutto nel modo bello-e-giusto.

                  Questa cosa (come sapete…) non si è rilevata così semplice..ma alla fine la mia versione 0.5 di “dispensa” sembra funzionare benino. Facendola (grazie a voi) ho avuto anche modo di trovare alcuni problemini di arsclassica (che ti dirò,Lorenzo, sempre in un altro posto quando li avrò raccolti con ordine tutti, inclusi quelli che (credo ovviamente) di aver trovato nell’uso combinato proposto con il modello di tesi (ad esempio setti le opzioni di hyperref due volte..))).

                  A questo punto mi sono sentito pronto per imbastire la tesi a modo mio, ho fatto un dtx (grazie al modello e alle modifiche di Claudio) con la parte matematica (che include anche le modifiche all’ambiente “sistema” di Lorenzo e l’ambiente che ho chiamato “nometeo” di Enrico per dare i nomi ai teoremi, con opportuna modifica di Claudio per le classi senza capitoli) e ho fatto un altro dtx con la “mia” (di Enrico) versione di varioref, la “mia” di arsclassica (semplicemente eliminando tutto quello che riguarda hyperref) e altri piccoli pacchettini ad hoc (sempre grazie a voi…come i numeri romani minuscoli “piccoli”!). Insomma ho fatto dtx quando non avrebbero rappresentato solo riassunti (in quel caso infatti è peggio fare un pacchetto unico…perché non ho la visione dei comandi caricati e mi incasino e basta)

                  Ho caricato tutto e (ovviamente) non funzionava nulla, mille tentativi, un tot di modifiche (molto tot…) e credevo che il problema fosse arsclassica..lo tolgo e non era il problema, …boh il resto lo sapete..alla fine ho capito (questa mattina, ma dovevo scappare e quindi non ho tuttora modificato nulla) che koma ha i suoi margini , che io li modificavo con uniudtesi che poi li modificavo di nuovo con arsclassica (e la chiamata implicita a classicthesis)..e poi ancora con le tre righe di codice suggerite da Lorenzo nel suo modello di tesi per “margini ottimizzati all’A4″….insomma ho fatto un casino io…grossomodo perché ho usato pacchetti senza capirli (o senza studiarli) pensando “intanto li metto per avere quello che voglio e poi lo modifico ad hoc..e intanto imparo (facendo! che, per me, è meglio :-))”…e ora a casa scopro che anche correggendo tutto questo casino di ridefinizioni probabilmente non basterà..ma mi avete dato le dritte per accomodarlo comunque!

                  Probabilmente adesso ricomincerò a modificare tutto..probabilmente faro delle prove con toptesi, magari per altro rispetto alla tesi (rispetto cui sono abbastanza convinto su arsclassica :-)), probabilmente (e questo è certo) vi stresserò a non finire e probabilmente (e questo invece è magico..) mi aiuterete e mi risolverete dei problemi incredibili che potrebbero anche (e lo fanno già) essere determinanti in parti della mia carriera accademica/lavorativa/personale …e senza averne nulla per voi.

                  Ora, non c’è alcuna regola (che io sappia) nella nostra università per la tesi…ma il lavoro di Gorni è prezioso per tutti noi e io non conosco qui a Udine (purtroppo) molti “amanti” di latex (nel senso di qualcuno che cerca di capirlo, anche solo filosoficamente)..si limitano a vederlo come un mezzo (difficilissimo e incomprensibile) per un fine (la tesi) e poco altro.

                  Sono io il primo a sentire e a volere usare il suo (di Gorni) pacchetto e la sua copertina, ma nessuno me lo ha mai chiesto o imposto..e mi sento già a disagio per voler cambiare gabbie, font ecc (tutte parole, tra l’altro, che prima di lui e di voi nemmeno conoscevo..) e lo voglio usare nonostante che io stesso lo abbia modificato togliendo hyperref in toto…Così come ho consigliato a colleghi altre modifiche al template che di Gorni per la tesi (come le codifiche, le cose riguardo l’ordine di chiamata, ai pacchetti ams ecc…).

                  Ma il punto (oltre che non si comincia con “ma”, ma..spero me lo perdonerete :-)) ritengo, come dice Lorenzo, non stia in come ha fatto il lavoro lui o in come lo ha o non lo ha aggiornato… Sta proprio nel “suo lavoro”..e LaTeX non lo è.

                  Tra l’altro con tutti gli errori o le antichità che ci possono essere, se uno prende il suo (di Gorni) modello e lo usa, ciecamente così com’è (e come fan molti…haimè!) funziona e, credo, funzioni piuttosto bene da quello che vedo sulle tesi di colleghi (o lo funziona con pochissime e banali modifiche).

                  Inoltre, per inciso, a tali categorie di utilizzatori, io, ritengo invece sia prezioso il suggerimento di Gorni: credo infatti (spero…) sia scontata la stampa fronte retro..magari anche con due pagine per ogni facciata, nella bozza..a questo punto l’eliminazione delle pagine bianche si traduce in un risparmio di carta senza sacrificare nulla di locale (e trascurabilmente nulla di globale..)..nel primo caso infatti si risparmia un foglio ogni due pagine bianche prodotte da LaTeX con twoside. Nel secondo caso, uno ogni quattro. In ogni caso se contiamo indici, bibliografie ecc..almeno uno 🙂 a parità di stampa fronte/retro, compilare oneside invece che twoside porta a un risparmio di almeno un foglio (in genere più di due…)

                  I suggerimenti li vedo proprio atti all’utente “in quindici giorni voglio scrivere la tesi con LaTeX e non so (e non voglio sapere) una mazza di niente, né di come né di perché”

                  Comunque, tornando a noi e al “punto”: sono “io” (che mi metto a fare casino e creo casini) che faccio emergere le pecche dei pacchetti ma (come anche con il pacchetto che ha fatto Lorenzo..) glene sono infinitamente grato comunque ed è un lavoro incredibile e..incredibile..punto. E non è lui che “deve” tenerlo aggiornato a “causa” del fatto che ha deciso di impiegare mesi della sua vita per regalarcelo… siamo noi (che decidiamo di salire egoisticamente e a scrocco sulle spalle di voi giganti senza nemmeno chiedere permesso) che dobbiamo studiare per adattarlo alle nostre esigenze, e se troviamo errori o possibili migliorie (sarebbe gentile) proporvele o segnalarle nel forum a beneficio vostro e anche di tutti gli altri utilizzatori…ma resta comunque, anche in questo caso, una vostra scelta (indiscutibile e sopratutto ingiudicabile) aggiornare ancora, o meno, i vostri lavori…perché, semplicemente, non è il vostro lavoro..e noi non siamo nessuno per chiedervelo.

                  Perlomeno, io non lo pretenderei..ma ringrazio e ringrazio e..ringrazio..e basta..anche per una cosa che ormai non funziona più..quella stessa cosa mi permette (nella massima espressione del mio egoismo) di imparare, di capire gli aggiornamenti, di appassionarmi.. ma anche fosse nulla di tutto questo..non ha importanza..perché immagino il tempo speso…e di sicuro io immagino molto meno di quello che è stato speso realmente! (e gratis)

                  Ora, il tuo (Claudio) pacchetto (sinceramente) non lo conoscevo ma lo esplorerò presto perché mi hai incuriosito molto. 🙂 Riguardo il memoir, sinceramente e stupidamente, non l’ho ancora provato perché provo timore nei suoi confronti e mi sento ancora troppo indietro per affrontarlo 🙂

                  Persone come voi, per me, non sono solo dei giganti ma dei santi, oltre che dei miti di organizzazione..io per risolvere mezzo problemino stupido non dormo la notte e mi sveglio in coma (e studio solamente nella vita..) voi risolvete e rispondete quotidianamente ai problemi di tutti, lavorate e magari avete pure una famiglia..e il tutto per cosa? Passione. È l’unica risposta che mi do. Di sicuro non sono soldi…e di sicuro non sono i grazie: quelli possono far piacere, sì, ma non possono motivare tutto l’impegno che ci mettete…ma comunque, dal canto mio, quelli non mancheranno mai, è certo! Ma la passione no la si può controllare né decidere né giudicare.

                  Primo fra tutti non mancherà il mio grazie a Gorni (e mi permetto di scriverlo proprio perché, vi credo, non frequenta il forum :-)) credo di avere conosciuto (a differenza di quello che sento in altre facoltà in cui sono tutti che si lamentano dei professori che hanno) solo ottimi professori a udine, (ognuno per motivi diversi…) ma Gorni ha il dono di sforzarsi spontaneamente per far capire quello che spiega alla gente a ogni costo (e va al di là dello “spiegare” le cose)…la passione che ci mette nell’insegnare quello che racconta, non è da tutti. Io sinceramente non mi sento di metterlo alla gogna perché non ha aggiornato il suo pacchetto. Anzi, credo (dichiarazione infondata e bastata sul mio “vedere” e “percepire”) che tutti i laureati dell’Università degli Studi di Udine che abbiano scritto la tesi in LaTeX abbiano usato quel pacchetto, o modifiche (orribili…ne ho vista qualcuna ed era orribile..) del suo pacchetto, abbozzate magari da altri professori di altri dipartimenti e imposte ai ragazzi (spero e son certo con delle eccezioni, che non conosco).

                  Poteva fare meglio? si. Poteva aggiornarlo? si! Per me non ha importanza, sarebbe stato un ulteriore di più… come lo è stato il fatto che mi ha dato soddisfazione quando all’esame di strumenti per la matematica (in cui ci ha insegnato LaTeX) mi ha chiesto dove avessi trovato uno dei font usati per scrivere il documento rappresentante l’esame (trovato grazie al fatto che mi aveva stimolato alla ricerca di pacchetti e altro..), avrebbe potuto promuovermi e basta. Un di più come quando, dopo l’esame, ho avuto un problema e mi ha dato il suo (nuovo) cd di TeXLive (del GuIT) per installarlo sul mio pc. Me ha reso LaTeX e voi importanti, mi ha costruito (sicuro senza volerlo ma con la sua “passione”) il mito dell’essere un utilizzatore di LaTeX. Avrebbe potuto farmi una copia (e non vi avrei conosciuti…), avrebbe potuto dirmi di scaricarmelo, avrebbe potuto dirmi di arrangiarmi… E avrebbe potuto non fare il pacchetto per regalarlo a tutti noi, e ora avrei una orribile tesi triennale in word e non mi sentirei mai orgoglioso, come mi sento ora, anche solo di “mostrare” le cose che scrivo, non passerei le giornate a cercare di convincere chi le vede (e si stupisce) di quanto sia bello il mondo LaTeX e che “con quindici giorni di penitenza vivrai il resto della vita in paradiso” (attorniato da un team immenso di gente meravigliosa e generosa).

                  Per chiudere il mio infinito intervento (la dote della sintesi sto ancora cercando di farmela infondere in qualche modo), sono io che ho usato il pacchetto quindi la colpa del fatto che funziona male e non è aggiornato è mia (cavolo, non è neppure nelle distribuzioni ufficiali di TeXLive, ecc.). Da nessuna parte ha ostentato o garantito funzionamento o compatibilità tanto da meritarsi di essere giudicato nel suo comportamento. Ripeto, ritengo sia compito nostro riordinare per bene i suggerimenti o le pecche e mandare dei consigli di modifica a un autore (che ha tutto il diritto di non accettare, anche se leciti e corretti) e senza dubbio è nostro il compito di scrivere correttamente e in modo aggiornato i nostri sorgenti (come ad esempio ho fatto io con il suo pacchetto, il suo template, le stesse cose di Lorenzo,…ma anche solo nella scelta dei pacchetti aggiornati in logo di quelli obsoleti….se carico amsfont e amssymb no è un errore o una pecca di chi li ha scritti..ma è mia e se apro un vecchio documento e li sono caricati e li lascio…ancora mia).

                  In ogni modo, tornando a noi, a me, e al tema primo della discussione. Domani cercherò di accomodare (anche e sopratutto grazie ai vostri suggerimenti) il mio sorgente in modo da ottenere senza conflitti, ripetizioni, o mille ridefinizioni dello stesso oggetto (la gabbia), il preambolo per la struttura che darò alla mia tesi. Poi vi farò sapere, ok? Promesso 🙂

                  Siete davvero preziosi, per me personalmente. E spero che in futuro apprenderò abbastanza (anche in termini di capacità organizzative del mio tempo libero) per dare una mano anche io in questo forum.

                  Anche se credo di capire quello che vi spinge ad alterarvi nel vedere qualcuno che non si impegna come lo fate voi, non vuol dire che il suo impegno non sia (o non sia stato) importante o fondamentale per qualcuno…e magari lo è stato anche per voi. Sopratutto nel fantastico mondo “tempo libero, e gratis” un contributo, qualunque esso sia, è sempre una bellissima piccola magia.

                  Buona notte 🙂 e…grazie (darò uno sguardo anche a titlepage :-))

                • #90491
                  Liverpool
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                    Anche se @OldClaudio è stato un po’ severo, io sono d’accordo con lui. Non dico che il sorgente dovrebbe essere aggiornato all’ultima versione uscita tre mesi fa, ma ci sono delle soluzioni che non si usano più da anni, mentre l’ultimo aggiornamento del template risale a febbraio di quest’anno, quindi sono state ignorate. E’ come insegnare a fare la doppietta su un’auto moderna. Se questo professore insegna LaTeX, non dovrebbe essere molto oneroso per lui rivedere il codice e aggiornarlo. Anzi, dovrebbe essere uno stimolo a tenersi al passo con i tempi.

                    Sono d’accordo anche con @lorenzo.pantieri quando dice che la retrocompatibilità dovrebbe essere garantita almeno per un certo periodo di tempo abbastanza lungo.

                    Ciao

                  • #90492
                    OldClaudio
                    Partecipante
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                      @Dork
                      , ho fatto fatica a leggere il tuo lungo scritto, ma non devi accusarti di niente e non devi pensare che qualcuno si sia alterato.
                      Fai bene ad appassionarti. Fai bene ad ammirare il prf. Gorni, la cui disponibilità nei confronti degli studenti è “certificata” dai vari testi e file per LaTeX che ha predisposto. Non conoscendolo personalmente, non so come sia in aula, ma quello che dici conferma l’immagine generale della persona.

                      Permettimi un consiglio; se vuoi imparare veramanete, non assemblare pacchetti più o meno a caso, ma aprine i file .sty e cerca di capire che cosa fanno; se poi vai nella cartella texmf-distr-source trovi per i pacchetti di TeXLive i sorgenti dtx della documentazione (non tutti i pacchetti di TeXLive hanno una documentazione in formato dtx) leggi i dtx e compilali anche per leggerli meglio, ma in paritcolare leggi le descrizioni del codice i commenti al codice; a cosa serve questo a cosa serve quest’altro. perché si è seguita questa strada, e non quest’altra. perché si è fatto questo giro lunghissimo, invece di andare direttamente al punto. La programmazione in linguaggio TeX/LaTeX è difficile perché viene interpretata, non compilata come si potrebbe fare con un programma in C o in FORTRAN o in BASIC, o in altri linguaggi di programmazione; è un linguaggio in gradi di arricchirsi di nuove funzionalità attraverso le definizioni di nuove macro. Insomma è un linguaggio insolito.
                      Se vuoi andare a fondo delle cose oltre agli Appunti di programmazione in TeX e laTeX di Enrico, vedi di procurarti una edizione del TeXbook; è un libro difficile, alcune parti io le avrò lette una decina di volte, altre ormai le conosco bene; ma quella è la sorgente primaria di informazione sul sistema TeX. Per il linguaggio LaTeX destinato all’utente finale c’è il testo di Lamport la cui parte manualistica ho tradotto nella guida tematica che ti ho già indicato. Ma il linguaggio interno non è descritto da nessuna parte; Esistono i file dtx di varie sezioni del nucleo di LaTeX nella cartella /source che ho indicato sopra.

                      Ma prima di usareun pacchetto qualunque, studddialo; potresti scoprire da solo delle incompatibilità, o dei motivi per non usarlo integralmente; sicome si tratta di software libero sei sempre autorizzato a copiarne dei pezzi e a incollarli in tuio file .sty personali mdificando quei pezzi come ti pare. Attento: non è facile, ma è certamante fattibile e si impara molto.

                      Ciao e va a dormire prima delle 23, non fare come me che vado a dormire raramente prima dell’una di notte.

                      Ciao
                      Claudio

                      PS: Hai mai pensato a cambiare il tuo alias? in inglese Dork non è una bella parola…

                    • #90493
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                      22.45 — eccomi (ce la posso fare in 15′ e andare a dormire presto?!…vedremo!)

                      Allora, grazie Claudio per i consigli e ancora di più per il chiarimento (riguardo a Gorni).

                      Adesso, come dicevo, non riuscirò a studiarmi le cose per bene, ma farò tesoro dei tuoi suggerimenti per “fra qualche mese”!

                      Nel frattempo, spinto anche dai consigli di Lorenzo, ho scoperto che nel pacchetto uniudtesi.sty viene già modificato \maketitle usando \titlepage. Quindi, seguendo il consiglio di Claudio, mi sono letto (un pezzo) del pacchetto geometry per capire come mai incasinava tutto. Ho scoperto alcune sue potenzialità e ho scoperto che se lo carico prima di arsclassica, quest’ultima vince su di lui!

                      Soluzione: ho creato un .dtx (che allego così me lo commentate :-)) che richiama i pacchetti utili (ifthen, graphicx e geometry) chiedendo (esplicitamente a livello di descrizione non in modo automatico nel codice tipo AtBegin…) che tale pacchetto (miouniud) fosse caricato prima di ogni altro pacchetto di stile che modifichi le gabbie.

                      A questo punto ho replicato la struttura implementativa del frontespizio. Infine nella modifica di \maketitle ho fatto in modo che prima di richiamare \titlepage (ma dopo \maketitle) geometry salvasse tutte le impostazioni di pagina, dopodiché ho fatto partire \titlepage e, sempre con geometry, ho impostato la pagina al default (di geometry..ovvero quella che volevo) e ho riportato tutta la costruzione del frontespizio.

                      Per finire, prima di chiudere \maketitle ma dopo aver chiuso \titlepage, ho richiamato (sempre grazie a geometry) le impostazioni base pre miouniud (dunque nel mio caso quelle di arsclassica). Fine. Funziona. (Fin’ora :-))

                      Nota:
                      Non ho capito perché nel modello di tesi di Lorenzo (che chiaramente richiama arsclasssica) siano state inserite le tre righe di “ottimizzazione all’A4”
                      `%\areaset[current]{336pt}{750pt}% margini ottimizzati per A4
                      % \setlength{\marginparwidth}{7em}
                      % \setlength{\marginparsep}{2em}
                      `
                      ma visto che (per ora) a me non fanno alcuna differenza da nessuna parte… le ho lasciate commentate nel preambolo (a me pare riproducano il layout di arsclassica quando non la si carichi, sbaglio?)

                      grazie mille, buonanotte ciao ciao 🙂

                      22.59 — mitttico 🙂

                      [attachment=827]miouniud.zip[/attachment]

                      Correzione allegato (inserito inizialmente in dtx) + correzione italiano = 23.10 — uff 🙂

                      Attachments:
                      You must be logged in to view attached files.
                    • #90494
                      OldClaudio
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                        @Dork
                        (hai guardato su un vocabolario di inglese?) se domani (cioè oggi) ho tempo ti correggo qualche cosa nel tuo dtx, non tutto.

                        Però subito prendi l’abitudine di evitare lo stile “maccheronico” per l’inglese: University of the Studies of Udine sembra tradotto dal traduttore di google 😀 ; in inglese si dice University of Udine oppure Udine University, la prima versione mie sembra più British, la senconda pi American, ma non escludo che sia indifferente sia in Gran Bretagna si negli USA.

                        Inoltre nessuno ti obbliga a scrivere il pre- e il post-ambolo del del file dtx in inglese.

                        Hai letto la documentazione di geometry; non sei tentuto a caricarla di nuovo per passare certe opzioni, andando in possibile conflitto con altri pacchetti, come arsclassica, che magari hanno richiamato lo stesso pacchetto con opzioni diverse; puoi semplicemente eseguire un test per verificare se geometry è stato caricato ed eventualmente impostarne le opzioni desiderate senza ricaricarlo; lo stesso vale per graphicx, anche se generalmente lo si chiama senza opzioni da qualunque pacchetto; tuttavia non è escluso che lo si chiami con opzioni e allora addio compatibilità, ma arriva un bel messaggio d’errore di “option clash”. Inoltre geometry dovrebbe permetterti di usare temporaneamente uno stile di pagina diverso mediante comandi espliciti. oppure sfruttando il fatto che dentro titlepage le variabili locali possono essere reimpostate con la sicurezza che all’uscita dell’ambinete vengano ripristinate automaticamente.

                        Il pacchetto ifthen è un altro pacchetto “standard” che dovrebbe essere sicuro nell’uso; in realtà è facile combinare pasticci. io penso che i test che il pacchetto etoolbox siano molto più efficaci; magari sono più complesse le operazioni booleane fra i vari test, ma vale la pena di usare etoolbox, più efficace e “moderno”.

                        Nel frontespizio, per esempio, invece di confrontare i valori delle variabili interne con il segno ?, basterebbe usare ifcsvoid e si potrebbe confrontare il contenuto vuoto invece che il contenuto costituito da `?’.

                        Sono dettagli, ma visto che stai studiando per imparare…

                      • #90495
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                        OldClaudio” post=90039in inglese si dice University of Udine oppure Udine University, la prima versione mie sembra più British, la senconda pi American, ma non escludo che sia indifferente sia in Gran Bretagna si negli USA.

                        Aggiungerei che qualcuno non si scandalizzerebbe leggendo la forma non tradotta in inglese, ho visto diversi articoli scientifici in cui il dipartimento e l’università di affiliazione degli autori sono riportati nella lingua originale

                      • #90496
                        Liverpool
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                          Elrond” post=90040

                          in inglese si dice University of Udine oppure Udine University, la prima versione mie sembra più British, la senconda pi American, ma non escludo che sia indifferente sia in Gran Bretagna si negli USA.

                          Aggiungerei che qualcuno non si scandalizzerebbe leggendo la forma non tradotta in inglese, ho visto diversi articoli scientifici in cui il dipartimento e l’università di affiliazione degli autori sono riportati nella lingua originale

                          Il mio docente di inglese all’università (madrelingua britannico) sosteneva che l’intestazione dell’università non si traduce.

                        • #90497
                          OldClaudio
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                            Sono d’accordissimo che il nome dell’università equivale alla sua ragione sociale, e come tale è un marchio più che registrato! Se uno vuole parlare genericamente della sua università, potrebbe anche tradurlo, ma non quando si specifica l’afferenza o quando si parla di quella università; una cosa è parlare, un’altra è scrivere.

                            Non è il caso delle università, ma la traduzione di politecnico in inglese potrebbe essere polytechnic, ma in gran Bretagna ha un significato completamente diverso, che solo recentemente il governo britannico ha voluto inserire nel giro dell’istruzione superiore.

                            Se, parlando, qualche straniero non capisce il significato corretto della parola italiana, glielo traduco in Institute of Technology, ma anche questa traduzione non esprime la stessa cosa.

                          • #90498
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                            OldClaudio” post=90039Però subito prendi l’abitudine di evitare lo stile “maccheronico” per l’inglese: University of the Studies of Udine sembra tradotto dal traduttore di google 😀 ; in inglese si dice University of Udine oppure Udine University, la prima versione mie sembra più British, la senconda pi American, ma non escludo che sia indifferente sia in Gran Bretagna si negli USA.

                            Inoltre nessuno ti obbliga a scrivere il pre- e il post-ambolo del del file dtx in inglese.

                            Infatti è strano… io di solito odio tradurre i nomi in altre lingue… non so perché l’ho fatto ma dubito ricapiterà! (In ogni modo resterò sull’opzione “Università degli Studi di Udine”!)

                            OldClaudio” post=90039
                            Hai letto la documentazione di geometry; non sei tentuto a caricarla di nuovo per passare certe opzioni, andando in possibile conflitto con altri pacchetti, come arsclassica, che magari hanno richiamato lo stesso pacchetto con opzioni diverse; puoi semplicemente eseguire un test per verificare se geometry è stato caricato ed eventualmente impostarne le opzioni desiderate senza ricaricarlo; lo stesso vale per graphicx, anche se generalmente lo si chiama senza opzioni da qualunque pacchetto; tuttavia non è escluso che lo si chiami con opzioni e allora addio compatibilità, ma arriva un bel messaggio d’errore di “option clash”. Inoltre geometry dovrebbe permetterti di usare temporaneamente uno stile di pagina diverso mediante comandi espliciti. oppure sfruttando il fatto che dentro titlepage le variabili locali possono essere reimpostate con la sicurezza che all’uscita dell’ambinete vengano ripristinate automaticamente.

                            Su questo tipo di test sono pienamente d’accorda, devo prendere l’abitudine a inserirli e rivedermi nel codice dtx che mi avevi corretto per “dispensa” come fare! Poi ci provo!

                            OldClaudio” post=90039
                            Il pacchetto ifthen è un altro pacchetto “standard” che dovrebbe essere sicuro nell’uso; in realtà è facile combinare pasticci. io penso che i test che il pacchetto etoolbox siano molto più efficaci; magari sono più complesse le operazioni booleane fra i vari test, ma vale la pena di usare etoolbox, più efficace e “moderno”.

                            Ora mi scarico la documentazione e gli do un occhiata, sinceramente avevo ricopiato il codice di uniudtesi senza guardare nel dettaglio cosa facesse.

                            OldClaudio” post=90039
                            Sono dettagli, ma visto che stai studiando per imparare…

                            Questo per me è ottimo, sono i dettagli che contano! Grazie 🙂

                            Ora vedo se riesco a implementare le chiamate condizionate di geometry e compagnia bella, e do un occhiata a etoolbox, vediamo che viene fuori 🙂

                          • #90499
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                            Eccoci, dopo un po’ di peripezie 🙂

                            Il problema della chiamata potenzialmente multipla (con eventuali conflitti) l’ho risolta con un test (eseguito da un comando che ho fatto io così da non dover ripetere ogni volta tutta la sintassi). L’unico dubbio che mi resta è se, in questo modo, eventuali opzioni date al pacchetto base (nel nostro caso miouniud.sty) vengano passati anche ai pacchetti, eventualmente, chiamati.

                            Ho scaricato e stampato la documentazione di etoolbox, gli ho dato una scorsa trovandolo molto interessante come ausilio da tenere sottomano (una volta noti i comandi che si prefigge di migliorare/potenziare…)

                            ho fatto dei tentativi anche di cambiare la struttura in se dei comandi di impostazione del frontespizio (come \titolo, \relatore, ecc) sfruttando che, visto che no mi serviva più impostare di default un carattere (in questo caso era “?”) allora forse no mi serviva nemmeno fare tutto il giro tipo \@titolo—>\newcommand{\titolo}[1]{\renewcommand{\@titolo}….} ma devo aver fatto un po di confusione e mi dava strani errori (inizialmente mi diceva che inserivo la dichiarazione dei comandi, ad esempio \titolo{mio titolo} prima di \begin{document}…poi li ho messi dopo \begin{document} e mi davaun’altro errore tipo…non ricordo :-)) quindi ho rimesso tutto com’era, eliminato i \let\comando\contenuto rimettendo i vari \newcommand e \renewcommand ed ora funziona tutto, e mi pare bene.

                            Che ne dite? il dtx in allegato (ho notato con piacere che una tesi può non avere un tesista…ma DEVE avere un relatore :-))

                            buona notte

                            Corrado (ps. “Dork” ha una lunga storia che risale ad anni prima che scoprissi fosse una parola con un significato (non c’era Internet all’epoca…)…per me il significato che gli detti all’origine (pensando di essermela inventata) ha più importanza 🙂 per questo me lo tengo. In ogni modo, grazie per la premura)

                            [attachment=828]miouniud_2013-11-20.zip[/attachment]

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                          • #90500
                            OldClaudio
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                              @Gork, calma; ho riscritto tutto il file dtx, ma devo aggiustare ancora qualcosa; per ora il numero di comandi usati è ridotto di un terzo rispetto alla tua prima versione.

                              Ma devo ancora fare qualche aggiustamanto per essere sicuro che il pollo pallido venga inserito esattamente dove voglio in una posizione precisa della pagina, non dove vanno a finire le varie \vbox usate da te e dal prof. Gorni.

                              Stasera non so che cosa riuscirò a combinare; domani devo farmi 600 km, e quando arriverò a casa forse, anzi, certamente sarò completamente suonato; dammi solo un poco di tempo, anche perché riscrivendo i commenti nel dtx, cerco anche di spiegarti il perché e il percome; un domani, quando di rimetterei le mani tu, le spiegazioni ti aiuteranno a fare le cose per bene e a cambiare quello che ho scritto come meglio credi, ma in modo corretto.

                              Ciao
                              Claudio

                            • #90501
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                              Non so che dire…

                              Grazie mille.

                            • #90502
                              OldClaudio
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                                Eccoti il pacchetto rifatto:

                                [attachment=829]miouniud.zip[/attachment]

                                Il file TestFrontDork.tex mi è servito epr sperimentare, ma ci sono le righe commentate per sperimentare anche con scrbook, e classicthesis e arstexnica.

                                come vedi il pacchettino non chima altri pacchetti, verifica solo se sia il caso di caricare etoolox e graphicx; se non sono stati ancora caricati, li carica,; è meglio insrerie il pacchetto verso la fine del preambolo, non prima di chiamare gli altri pacchetti.

                                Questo oacchettino cambia la geometria della pagina, limitandosi in realtà a centrare la gabbia di stampa in senso orizzontale sul foglio di carta; però definisce un nuovo stile di pagina nella cui testatina sono inseriti i comandi per mettere in posizione il marchio dell’Università; tutto è parametrizzato, quindi cambiando la geometria della pagina il marchio potrà venire ingrandito o rimpicciolito, ma il suo centro sarà sempre nel centor della gabbia.

                                Per il resto ho cercato di mantenere la stessa forma compositiva che vevi usato tu e che aveva usato anche il prof Gorni. Ho usato solo i test messi a disposizione dal pacchetto etoolbox; il tutto diventa molto più semplice.

                                Vedi di studiare i dettagli.

                                Nota: comandi come \@ifpackageloaded e \strip@pt fanno parte del nucleo di LaTeX; \dimexpr fa parte dei “nuovi” comandi introdotti da e-TeX (vedi il documento con texdoc etex); li si impara a conoscere leggendo la documentazione, anche quella che riguarda il nucleo di LaTeX. Purtroppo, a parte il testo di Enrico, Appunti di programmazione di TeX e LaTeX, non ci sono molti testi che discutono questi comandi.

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                              • #90503
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                                Bene, seppur senza parole, ringrazio e commento 🙂

                                Allora, l’ho letto tutto d’un colpo (stampando e segnandomi le cose da vedere come, per esempio, il manuale di e-TeX…che leggerò finito quello di Enrico :-)).

                                Prima modifica in assoluto nel pre-ambolo: Claudio, direi che il tuo contributo è sufficientemente rilevante perché tu sia “citato” (mi chiedo in effetti quanto “io”…ne abbia il diritto :-)), nonostante che potrebbe restare un pacchetto a uso solo personale (anche se finiti di aggiustare i commenti e tolti quelli utili solo a me…potrei mandarlo a Gorni per proporgli di sostituire quello presente..)

                                Sempre nell’ambito commenti, ho aggiunto esplicitamente che tale pacchetto sarebbe da caricare tra gli ultimi in fondo (ma prima di hyperref), inoltre ho aggiunto alla nota sugli sviluppi futuri (riguardante la possibilità di avere un openright) anche la possibilità di inserire un colophon dietro al titolo (anche se per una tesi no so quanto senso abbia…ma è giusto una nota così magari un domani ci penso…o mi rendo conto che non ha senso e lo elimino :-))

                                Ma veniamo alla sostanza:

                                – Utilissimo e graditissimo il Warning, che mi ha permesso di imparare (che parolone) che è uno strumento usabile (non ci avevo nemmeno mai pensato…)

                                – Le chiamate condizionate sono le medesime che avevo usato io (e la cosa mi fa molto piacere :-)) unica differenza è che io avevo fatto un comando
                                `\newcommand{\SafetyLoadPackage}[2][]{\@ifpackageloaded{#2}{}{\RequirePackage[#1]{#2}}}`
                                per evitare di riscrivere tutta la sintassi ogni volta. Questo potrebbe portare a qualche problema? (tenendo conto che nel nostro caso la parte opzionale delle opzioni sarebbe determinata…e vuota! Anche se…per lo stile della pagina vuota nel retro della copertina potrebbe fare comodo inserire opzioni…)

                                – Sono anche felice che avevo capito bene come usare ifcsvoid e lo avevo usato nello stesso modo (anche se ovviamente in un contesto, direi, completamente differente :-)).

                                – Avevo pensato anche io che renewcommand fosse eccessivo e per questo avevo provato a usare (da ignorante) let…con pessimi risultati 🙂 direi che devo studiarmi bene quella parte e capire anche bene perché tu, invece, consigli l’uso di def o gdef….(segnato! :-))

                                – la parte su empty e compagnia, non l’ho capita…d’accordo che potrebbe essere utile usare un’altro stile (nel qual caso, nel documento, basta assegnarlo come opzione a cleardoublepage[], giusto?)..dunque se non ho capito male il problema potrebbe essere se si volesse modificare lo stile di “quel” cleardoublepage, ovvero quello dietro la copertina, che dovrebbe essere passato come opzione al pacchetto stesso, cosa che (al momento) non è possibile…giusto? Ma perché ci sarebbe l’esigenza di ridefinire uno stile tutto nuovo non l’ho capito (per non modificare il cleardoublepage originale?)

                                – Posizionamento di polloPallido: furbissima e intelligente l’idea di usare p@ ma non ho capito perché il “-1in” alla fine del calcolo. Di fatto imposti i margini di pagina da lì, e dici che la dimensione della tua figura è zero (cosicché diventi quella di pollo Pallido, opportunamente riscalata) e (visto che si parte dal “bordo pagina” appena impostato) devi preoccuparti solo della coordinata y (da cui la “x”=0) e la poni scendendo della distanza della testata (ok), di metà dell’altezza del testo (ok così ci troviamo a centro gabbia testo..credo) e poi risali di metà della larghezza del testo…di questo passaggio non sono sicuro di aver capito bene…lo fai perché sai già che l’immagine prenderà tutta la larghezza della gabbia e quindi sali di (metà di) quella misura per renderla (l’immagine) perfettamente centrata?!..se è così…sei un genio, altrimenti…non ho capito una mazza :-)) A questo punto inserisci nel punto appena individuato (0,0) il disegno allineato a sinistra in alto ([lt]) debitamente riscalato della larghezza opportuna…giusto?! Sinceramente è una delle parti che più fatico a interpretare, e a trovare riferimenti per capirne i comandi (magari quando avrò finito di leggere la guida di Enrico e le altre cose scaricate mi sarà tutto più chiaro.. :-))…credo che un po’ di esperienza e un po’ di studio dei parametri di pagina e relativi comandi sia sufficiente (e necessario :-))..cose che credo comunque siano acquisibili, ad esempio, studiando la documentazione di geometry…(segnata! :-))

                                – Composizione: centering in luogo dell’ambiente center lo avevo gia discusso altrove (non ricordo dove) e concordo che sia meglio (sballava esagerando un tot gli spazi, giusto?!). Per il resto ho solo un paio di dubbi.
                                1) Se, filosoficamente, è impostato tutto relativo alla pagina in corso e alle sue dimensioni (quindi magari anche un A5…) perché lo spessore delle linee separatrici lo hai modificato con un metodo proporzionale mentre la lunghezza delle stesse no?
                                2) Devo capire bene come, quando e perché usare med/big-skip, e sopratutto il senso di [\medskipammount] (in particolare l’uso fra quadre…), capire quando, perché e come usare il comando par.

                                – Mi è poi piaciuta molto la soluzione usata per tabular, io non avrei mai pensato che, non andando a capo, le due tabelle si inserissero nella stessa riga! (Le quali, opportunamente spaziate…bellissimo, essenziale, efficace!)

                                Per il resto, (dedica inclusa, la cui sintasssi mi è chiara, anche se non so se mi sarebbe venuto in mente di scriverla così :-))…che dire…Super!

                                Grazie infinite ancora 🙂

                                (In allegato la versione 0.3 comprendente le piccole modifiche (ai commenti e di battitura) attuate da me…fra un po’ magari, dopo che avrò studiato il necessario (o almeno il sufficiente :-)), arriverà una 0.4 a cui conto seguirà una 1.0 da proporre a Gorni :-))

                                Corrado.

                                [attachment=831]miouniud_2013-11-21.zip[/attachment]

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                              • #90504
                                OldClaudio
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                                  Troppe domande.

                                  Collettivamente:
                                  Se mi vuoi citare come collaboratore, fallo pure, non è vietato, non vedo perché dovrebbe esserlo, ma come collaboratore del forum credo che sia mio compito insegnare a usare la canna da pesca, piuttosto che regalare un pesce a un affamato. È per questo che curo la Guida Guit, che raccolgie contributi non solo miei ma di molti frequentatori del forum, perché ho scritto un certo numero di guide tematiche e perché pubblico talvolta degli articoli di programmazione semplice su ArsTeXnica; gli argomenti che tratto in questi articoli cominciano spesso con titolo del tipo “I … questi sconosciuti” (non tutti per la verità). Nel penultimo numero di ArsTeXnica, quello di aprila 2013) c’è un articolo sulle immaginis di sfondo delle pagine, dette anche filigrane o, in inglese, watermark. Il giochetto della picture di dimensioni nulle fa perte dei trucchetti racontati in quell’articolo; esso sarà disponibile a chiunque frequenti il forum dopo un anno dalla pubblicazione; gi iscritti al GuIT invece lo ricevono in forma cartacea e vi possono accedere on line subito, appena la rivista viene pubblicata. Ma se leggi la guida tematica sul page design, e se leggi con attenzione la guida tematica del Manuale di LatueX commentato e in italiano, trovi la risposta a molte tue domande, se non tutte.

                                  Il comando \SafatyLoadPackage non ti risprmia nesuna scrittura rispetto a usare il comando di LaTeX, ma ti offre il pericolo di specificare delle opzioni e quindi ti offre il pericolo di successivi option clash da parte di altri pacchetti, caricati dopo, che richiamano opzioni diverse. Io non lo userei, oppure lo userei icon uan definizione semplificata del tipo`\newcommand*|SafetyLoadPackage[1]{\@ifpackageloaded{#1}\RequirePackage{#1}}`Almeno risparmi qualche carattere perché non devi scriver eil nome del pacchetto due volte.

                                  \renewcommand esegue delle verifiche sulla presenza del comando già definito e da ridefinire; \def e \gdef eseguono delle definizioni incondizionate (ed è per questo che è meglio non usarli in generale, ma in un file .sty, che si suppone adeguatamente verificato non dovrebbero esserci rischi di ridefinire incondizionatamente un comando di sistema), inoltre \def esegue una definizione locale, mentre \gdef la esegue globale; Attento la sintassi è diversa, non è affato simile a quella di \newcommand e di \renewcommand.

                                  il \clearemptydoublepage era sbagliato anche se svolgeva il suo comito all’interno di titlepage in modo apparentemente corretto; sbagliato nel senso che funzionava correttamente sol dentro titlepage; invece la definizone che ti ho dato, a parte estenderla per l’openany, funziona correttamente anche fuori di titlepage.

                                  I mistero della sottrazione di un pollice (1 in) è spiegato nell manuale di LaTeX ed è anche il motivo epr il quale si consiglia di usare geometry, invece di mettere le mani sui paramentri interni; c’è quello pollice di differenza che scardina tutte le macro improvvisate, scritte cioè da chi non si documento e non conosce questo segreto di Pulcinella. Tu stai ancora studiando, qindi non sei ancora tenuto a conoscere e a conservare i segreti di Pulcinella.:smile:

                                  La furbata è quella di avere il cerchio con il diametro pari alla larghezza della pagina e che è allineati al top-left della scatila di dimensioni nulle, dunque se vuoi il centro del cerchio al centro della pagina devono eseguire quei semplici calcoli sapendo distinguere fra il diametro e il raggio; non è necessario essere dei geni per capire il calcoletto, nemmeno per inventarselo; d’altra aprte è questo il bello di LaTeX; ogni problema a mille soluzioni; il bello è di inventarsene di carine, semplici ed efficaci; oppure di lasciarlo fare agli altri che scrivono i pacchetti con le loro soluzioni semplici, carine ed efficaci, ma diverse da quello che noi consideriamo essere semplice, carino ed efficace; come al solito è una questione di gusti.

                                  Ricorda, l’ambiente center inserisce spazi pria e dopo la cosa che ha centrato; la dichiarazione \centering non inserisce nessuno spazio verticale prima o dopo. \par è necessario perché la composizione in quella modalità viene eseguita solo alla fine del capoverso; \par termina il capoverso in modo esplicito; il nome deriva dalla parola paragraph che in inglese vuol dire capoverso.

                                  Incidentalmente se vuoi scrive un retrofrontespizio, non ci sono problemi, bisogna solo stare attenti anon incasinare la dedica, ma è banale.

                                  Dopo 600 chilometri nela pioggerellina e con un po’ di neve bagnata, con il buoi che scende alla 5 del pomeriggio, tanto più buoi quanto più sono dense le nuvole foriere di pioggia e di neve, ho gli occhi incorciati e questa sera non rivedo nulla. domani, magari vedo la tua versione 0.3.

                                • #90505
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                                  Ho letto la tua risposta, grazie per le delucidazioni. ArsTeXnica lo posso già scaricare e quindi lo andrò a guardare di sicuro (ovviamente il problema è sempre che il tempo per farlo non collima con la mia necessità attuale ma comunque me li scarico e li leggerò, sopratutto quello che hai appena citato)

                                  Nel pacchetto che mi hai dato però risulta un problema:

                                  con la mia versione precedente (quella subito prima della tua) il tutto restava perfettamente identico a quanto ottenuto con uniudtesi (compreso il non centramento perfetto, all’interno del foglio, della pagina che risultava (prima) leggermente scostata verso sinistra) e questo sia con la classe book che scrbook che con arsclassica ecc quindi, rispetto a questo aspetto (il rendere centrale il tutto), le tue modifiche risultano ottime.

                                  In particolare qualunque combinazione di book/scrbook uniudtesi/miouniud(v0.1) produce lo stesso identico risultato in tutto (quello che riguarda la copertina ovviamente…) e ricompilando, con il pdf sincronizzato in parte, non si apprezza alcuna differenza. Aggiungendo classicthesis o arsclassica..macello..(anche fanno lo stesso identico macello :-)…stiamo sempre parlando della mia versione e di quella originale…)

                                  Usando invece il tuo miouniud(v0.3) le cose cambiano, comunque. (Cosa che con la classe book, sinceramente, porta a un netto miglioramento lasciando invariato il “senso” globale visivo della pagina, ma che con scrbook e scrbook+classicthesis non è così.)

                                  Con la classe book infatti l’effetto è in massima parte solo che migliorato: tutte le proporzioni sono rimaste le medesime con il tutto ben centrato e il logo che non “invade” più il sottotitolo (ottimo miglioramento rispetto l’originale). Solo l’indicazione della data scende in manierà (però) considerevole, tanto da dare un idea di minore “compattezza” a colpo d’occhio e di una maggiore “longilineità” del tutto. Mentre tutti gli altri margini e disposizioni sono migliorative (tenendo sempre fede al colpo d’occhio quando guardi la pagina originale e quella modificata), il ribassamento dell’anno accademico mi è sembrato modificasse eccessivamente il senso visivo della pagina. L’ho risolto aggiungendo semplicemente un \vspace{\baselineskip} subito prima di \end{titlepage}. Ottenendo la mia verisione 0.4 che allego. Questa versione, dovessi io usare la classe book, sarebbe di sicuro la mia preferita e (dubito) migliorabile (nella grafica… poi nel codice e nei comandi… abbiamo le note fatte :-)): è proprio Bella e analoga all’originale!

                                  [attachment=832]miouniud_2013-11-21-2.zip[/attachment]

                                  Riporto qui anche la mia vecchia ultima versione con il nome 01 (nome della versione) per fare dei confronti in merito a quanto seguirà (prima di compilare il .dtx togliere, se c’è… non ricordo… lo “01” finale dal nome).

                                  [attachment=833]miouniud01.zip[/attachment]

                                  Con questa versione, ma anche con la tua, di miouniud (che è esattamente uguale alla tua se non per i commenti e l’aggiustamento della zona “anno accademico”) cambiare da classe book a classe scrbook (o scrbook+classicthesis) crea problemi.

                                  Nel primo caso (solo scrbook) il tutto diviene più grosso (un po’ più allungato in verticale e un po’ più largo) e anche spostato più in alto, in modo sensibile. Invece, caricando anche classicthesis (caricare arsclassica è uguale perché carica di suo classicthesis e i problemi non aumentano né diminuiscono a livello di disposizione degli oggetti) gli spazi vuoti superiore e inferiore diminuiscono tantissimo, la larghezza del tutto si riduce notevolmente, il logo diventa molto più piccolo e il tutto sembra molto schiacciato e allungato.

                                  In entrambi i casi (anche se nel secondo in modo molto più evidente) l’impatto visivo della copertina cambia in modo sensibile.

                                  Questo credo proprio in virtù del fatto che è tutto definito in funzione delle gabbie della classe, e mentre scrbook le cambia poco rispetto a book (magari aumenta le dimensioni ma le proporzioni restano grossomodo le medesime), classicthesis le cambia profondamente (a livello proprio di proporzioni, dando un senso della pagina stravolto).

                                  Sinceramente non sapevo come mettere mano alla parte di codice di Gorni (e l’avevo ricopiata tale e quale se non con le modifiche suggerite per gli ifscvoid e i pacchetti, per i quali condivido la tua obiezione sul mio comando) e, anche se effettivamente più leggibile, non saprei come modificare la struttura della tua versione, a parte qualche piccolezza come l’aggiunta dello spazio adeguato sotto all’anno accademico per ottenere un risultato leggermente differente che mi pareva più coerente con le proporzioni dell’originale (sempre nella classe book però…)

                                  Adesso mi sono scaricato (e stampato) un bel po’ di documentazione che mi mancava e piano piano la leggerò (ora per me è prioritario finire con l’ultimo esame e proseguire con lo studio della tesi, altrimenti avrò da scrivere poco :-))

                                  Avrei comunque pensato di impostare le cose (a livello di “proporzioni”) come si trovano in book (ovvero “l’originale”), all’interno dell’ambiente titlepage, per questo avevo aggiunto quanto segue (dopo un tot di tentavi per capire come usare la sintassi nel modo giusto…)

                                  `% A questo punto impostiamo le gabbie del testo (ricordando che avranno
                                  % effetto solo localmente) in modo analogo alla classe book per ottenere un effetto
                                  % visivo sempre (proporzionalmente) uguale a quello originale. Cominciamo
                                  % memorizzando la dimensione del foglio (meno 2in per i margini) e quella media
                                  % della riga utile per avere un numero di caratteri pari a 60-70 ciascuna.
                                  % Per semplicità considereremo un corpo standard di 12pt.
                                  % \begin{macrocode}
                                  \setlength\@tempdima{\paperwidth}
                                  \addtolength\@tempdima{-2in}
                                  \setlength\@tempdimb{390\p@}
                                  % \end{macrocode}
                                  % A questo punto (visto che non vogliamo né eccedere i margini del foglio né scrivere
                                  % più di quanto \emph{saggio}) consideriamo la più piccola delle due soluzioni.
                                  % \begin{macrocode}
                                  \ifdim\@tempdima>\@tempdimb\relax
                                  \setlength\textwidth{\@tempdimb}
                                  \else
                                  \setlength\textwidth{\@tempdima}
                                  \fi
                                  % \end{macrocode}
                                  % A questo punto, impostiamo l'altezza. Consideriamo quindi tutta l'altezza del foglio
                                  % e togliamo 2in per i margini e 1.5in per le testatine (che sono comunque tenute in
                                  % considerazione anche nella copertina).
                                  % \begin{macrocode}
                                  \setlength\@tempdima{\paperheight}
                                  \addtolength\@tempdima{-2in}
                                  \addtolength\@tempdima{-1.5in}
                                  \setlength\textheight{\@tempdima}
                                  % \end{macrocode}
                                  % A questo punto, avendo le gabbie impostate come nella versione originale (qualunque classe si stia usando) possiamo definire la copertina facendo riferimento a tali dimensioni in modo relativo, cosicché anche se si modificasse la pagina di output (ad esempio in A5) continuerebbe tutto ad avere la stessa “proporzione''.
                                  `

                                  Il tutto inserito dentro l’ambiente titlepage…sono riuscito a fare in modo che funzioni ma… chiaramente… non fa quello che voglio e incasina tutto..sia scrbook che book… quindi ripristino alla versione 0.4 su allegata.

                                  Ora, visto che sono le 23.43… per oggi basta

                                  buona notte 🙂

                                  (Domani, sarò libero solo al mattino e credo lo passerò a studiare, sabato e domenica pure, quindi… buon fine settimana a tutti, e grazie!)

                                  ciao ciao

                                  Attachments:
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                                • #90506
                                  OldClaudio
                                  Partecipante
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                                    @Dork
                                    , ci sono due aspetti da tenere distinti e poi bisogna prendere una decisione; miouniud.sty nella verisone 0.2 che ti ho mandato e che tu hai un po’ modificato, la collocazione del marchio è centrata rispetto alla gabbia, qualunque essa sia; giustamante noti che con la gabbia relativamente larga di book e con i suoi margini abbondanti il risultato e migliore rispetto a quello che si ottien con arsclassica (che a sua volta modifica le impostazioni di classicthesis, che a sua volta modifica quelle di scrbook, che a sua volta produce un layout di default non tanto diverso da quello di book, salvo il fatto che usa di default il corpo 11pt, invece del default di 10pt della classe book.

                                    Dall’altro il frontespizio è un frontespizio, non è una pagina di testo qualsiasi e non necessariamente deve essere una pagina con la geometria identica a quello che c’è all’interno del documento.

                                    A me un tipografo insegnò moltissimi anni fa che la gabbia di stampa del frontespizio dovrebbe avere le stesse proporzioni della pagina rifilata, ma evidentemente la gabbia deve essere più piccola della pagina rifilata. Non posso mettere le mani nel fuoco in merito al fatto che quel tipografo avesse una qualifica professionale “certificata”, ma certamente la sua esperienza era di parecchi lustri, mentre io ero agli inizi del mio apprendistato come dilettante.

                                    Dunque arsclassica e un po’ meno classicthesis puntano ad una gabbia di stampa molto slanciata quindi con un rapporto altezza diviso larghezza che si avvicina a 2, mentre la carta UNI di tutte le serie ha quella proporzione che vale “radice di 2” cioè 1,414.

                                    Ne segue che le due filosofie per il frontespizio sono mutuamente esclusive. sono propenso a seguire le indicazioni del mio amico tipografo e vedo che anche a te piace di più l’idea di una gabbia più larga.

                                    Non condivido invece con te il fatto di avere l’anno accademico più in altro affinché quanto è scritto sia più raccolto; la gabbia che ottieni, cioè i rettangolo circoscritto al contenuto viene ad avere una proporzione h/b che scende ulteriormente solo il valore 1,414, quindi appare tozzo.

                                    Non sono nemmeno d’accordo che testatina e sua distanza dalla gabbia interna sia di un pollice e mezzo, anzi, per la pagina del frontespizio imposterei il tutto in modo che la gabbia esterna abbia le proporzioni della pagina e che la testatina invisibile, ma necessaria per dare un punto di riferimento preciso alla posizione del marchio, abbia altezza nulla e distanza nulla dalla riga che contiene l’indicazione dell’università. In questo modo il marchio potrebbe venire al centro della pagina fisica, e potrebbe avere una dimensione adeguata. ma la pagina manterrebbe un suo slancio che lo allontani un poco dalla forma quadrata e ricordi di più la radice di 2. Siccome il titolo non riempie tutta la giustezza, essendo composto in stile epigrafico (\centering} lo slancio appare maggiore, anche se il marchio implicherebbe una larghezza della gabbia che porta esattamente alla radice di due; il marchio è così pallido che influisce poco sul colpo d’occhio del frontespizio.

                                    Così facendo non assomiglia più al frontespizio del prof Gorni? Non me ne preoccuperei; questo è il tuo frontespizio; lo invii al prof Gorni e gli piace e lo adotta? bene. Glielo mandi e non lo adotta? altrettanto bene. Visto che non esistono prescrizioni di facoltà, di dipartimento o di ateneo, ognuno si fa il frontespizio che vuole purché sia ben fatto. Queleo del prof Gorni, infatti aveva una proporzione quasi quadrata, tipograficamente non eccezionale.

                                    Sto esaminando i tuoi elaborati, poi arriverò con una versione 0.5. che viene incontro a quanto detto sopra. Dammi solo un po’ di tempo; d’altra aprte in questo week-end studi per l’esame, quindi dai la preferenza a quello; è molto più importante del frontespizio…

                                  • #90507
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                                    Ciao,

                                    condivido la filosofia delle proporzioni e, sinceramente, condivido anche io quella del tuo amico. In questo senso la copertina mi piacerebbe rispettasse quelle proporzioni, e mi pare che così lo faccia (eliminando la mia modifica). Resta il fatto che, come dici tu, con le classi non standard il tutto viene stravolto.

                                    Le impostazioni (inclusi i pollici di scarto ecc) le ho copiate dalla classe book (prendendo come riferimento, però i 12pt)…ho fatto un macello? Credo di aver capito che un conto è la gabbia del testo (ovvero dove “posso” scrivere)..e un conto è quanto concedi di scrivere…impostando infatti \textwidth=pagewidth (per fare un test perché non capivo per quale ragione mi si sballasse sempre tutto) lo sfondo copriva (giustamente) tutta la pagina in larghezza..il testo no. Restava infatti della stessa ampiezza di prima e solamente iniziava tutto sul fianco sinistro del foglio (arrivando fino poco oltre la metà). Questo mi ha fatto capire (dopo un po’ di ricerca) che è da impostare anche (volendo coprire di testo tutta la zona copribile con del testo..) \hsize=\textwidth… (ovvero “ti concedo di scrivere tanto quanto -puoi-“).

                                    In ogni modo poi non ottenevo comunque quello che volevo (non so perché ma con textheight e vsize le cose non funzionavano allo stesso modo nemmeno impostando gli altri margini di testatine ecc…poi era tardi e quindi…in sintesi: non ce l’ho fatta :-)) e ho lasciato perdere e ripristinato la tua versione (questo ieri)).

                                    Io quindi prenderei questa decisione: proporzioni fisse e indipendenti da quale stile/classe si adotti (ora…non so se si possano impostare le proporzioni di pagina in modo che se imposto un domani B5 mi fa le proporzioni del B5 ecc…ovvero proporzioni pagina=proporzioni gabbia del testo (e anche del testo…)), con spazi e margini che (a livello di copertura della pagina) assomiglino a quelli della classe book (ovvero una buona copertura con sufficienti margini ma non eccessivi o “squilibrati”)

                                    Oggi e domani, come dicevo, non riuscirò a vedere nulla e sicuro nemmeno lunedì se non, forse, la sera (…primo appuntamento con il mio relatore dopo il primo per la decisione dell’argomento).

                                    Riguardo il non “replicare fedelmente la copertina in modo che si adatti paro paro con ogni classe” (mio scopo iniziale) … ma fare una “mia copertina che sia compatibile con il senso visuale dell’originale ma secondo standard che condivido di più visivo-emotivamente” che dire… OK. Infatti la tua versione in modalità book mi piaceva e (probabilmente) la userei così com’è se usassi quella classe…(era nelle altre classi che veniva talmente stravolta che oltre a sembrare tutta un’altra nemmeno mi piaceva..)

                                    Devo studiarmi bene i “nomi” delle porzioni delle pagine come da guida GuIT (che mi pare di aver letto da qualche parte che si può comprare…è vero?! dove? Perché nel caso..evito di stampare millemila pagine :-)) e poi devo vedere bene geometry..ma credo che ripristinare le esatte proporzioni di pagina senza usare coefficienti approssimati o correzioni (per lo meno a livello macchina) sia sicuramente più efficiente…

                                    Mi pare (non ho letto ma solo scorso quindi non vorrei dire una boiata..) che la tecnica delle strisce (adottata da quello che ho capito anche nelle classi KOMA-script originali) sia semplice ed efficace..dovrebbe quindi trattarsi solo di ampliare (eventualmente) e centrare la gabbia a piacimento in modo proporzionale alla pagina per avere dei margini “adeguati”… (scusate..ridete anche voi con me rileggendo il “solo” 🙂 :-))

                                    Vabbè, ora è già troppo tardi quindi vado a dormire. Io ci mediterò su durante la prossima settimana.

                                    Buona notte a tutti e grazie 🙂

                                    Corrado.

                                  • #90508
                                    OldClaudio
                                    Partecipante
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                                      Calma, calma; ci sono quasi, aspetta fiducioso; tra l’altro leggendo il tuo messaggio mi è venuta in mente un’altra modifica che i sembra utile.

                                      Che la Guida GuIT sia disponibile a pagamento non ne sono sicuro, ma mi stupisce. Piuttosto scarica i tre file per i tre tomi, mettili su una chiavetta e va in copisteria a farteli stampare fronte/retro, magari anche brossurare; sono in formato B5; Quello che ci spendi sarebbe il costo materiale della riproduzione e dell’eventuale brossura (io non brossurerei niente, piuttosto metterei in un raccoglitore ad anelli di formato non da ufficio commerciale, visto che le pagine sono B5). Chiaramente la copisteria dovrebbe provvedere a gestire i file sorgente per la corretta imposizione, dovrebbe stampare fronte/retro su carta A3, poi dovrebbe piegare i folgi e rifilarli al formato B5; un amico mi dice che la carta B4 esiste, ma costa tanto che è più conveniente usare la carta A3, curando di disporre la carta di rifilo, gli sfridi, nell’apposito raccoglitore di rifiuti differenziati etichettati “carta”.

                                      Corrado, bada a studiare e non ti perdere nei meandri della programmazione TeX/LaTeX; tra poco impacchetto tutto e allego il solito file zippato (compreso colophon, e invarianza del risultato con qualunque classe e formato di carta).

                                    • #90509
                                      OldClaudio
                                      Partecipante
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                                        Ecco la nuova versione 0.5 del pacchettino.

                                        [attachment=837]miouniud05.zip[/attachment]

                                        Allora, come promesso ora è tutto parametrizzato alle dimensioni della carta/pagina, e la gabbia del frontespizio è determinata con le stesse proporzioni della pagina, ma è anche adattata alle dimensioni del foglio; ho collaudato con a4paper, a5paper e b5paper e viene sempre in modo corretto; è ovvio che lo stesso titolo, visto che non diminuisco proporzionalmente il corpo dei caratteri, può risultare su n righe nel foglio A4 e su m > n righe nel foglio A5; ma questo va da sé.

                                        Ho aggiunto tutti i necessari comandi per comporre anche un eventuale colphon, ma se non si specifica nulla, il retrofrontespizio rimane bianco se si compone twoside e openright; già ho anche aggiunto la funzionalità per distinguere fra openright e openany. nel salto delle eventuali pagine bianche del \cleardoblepage.

                                        Confesso di avere tribolato un poco per sormontare le difficoltà compositive che si incontrano con classicthesis, e di conseguenza anche con arsclassica. Ho poi trovato un trucco che fa un po’ rizzare i capelli in testa, ma che è sintatticamente corretto e previsto dal nucleo di LaTeX, cioè quello di usare una \makebox specificata con la stessa sintassi di quella che si usa all’interno dell’ambiente \picture, ma che si può usare anche indipendentemente da quell’ambiente.

                                        A parte gli errori di battitura, anche il testo presente nel file dtx dovrebbe essere a posto; è diventato decisamente più lungo, perché, appunto, sono necessarie più spiegazioni; anche la check sum è tornata ai livelli di quella che era presente nella versione 01, anche se non siamo ancora a quei livelli; noterai che non si usa tiì l’ambiente titlepage; di fatto dovendo comporre dentro una minipage quell’ambiente può tranquillamente essere evitato; per carità, si tratta di un ambiente utilissimo, ma in questo particolare caso non serviva quasi a nulla.

                                        Avrai un mucchio di dettagli da studiare…:wink: ma, mi raccomando, prepara i tuoi esami prima di tutto.

                                        Continuo a pensare che avresti potuto usare una delle classi come saptesi o suftesi con molto maggior “piacere” nel risparmio di tempo, ma sicuramente impari di più facendo da solo!

                                        Ciao
                                        Claudio

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                                      • #90510
                                        OldClaudio
                                        Partecipante
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                                          [attachment=838]miouniud05a.zip[/attachment]
                                          Mancavano due graffe. Certi errori, come la mancanza di queste due graffe, non si collaudano bene, se non si va oltre al collaudo del minimo che si è scritto; certi errori si manifestano in posti insospettabili.

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                                        • #90511
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                                          OldClaudio” post=90126
                                          Che la Guida GuIT sia disponibile a pagamento non ne sono sicuro, ma mi stupisce. Piuttosto scarica i tre file per i tre tomi, mettili su una chiavetta e va in copisteria a farteli stampare fronte/retro, magari anche brossurare; sono in formato B5; Quello che ci spendi sarebbe il costo materiale della riproduzione e dell’eventuale brossura (io non brossurerei niente, piuttosto metterei in un raccoglitore ad anelli di formato non da ufficio commerciale, visto che le pagine sono B5). Chiaramente la copisteria dovrebbe provvedere a gestire i file sorgente per la corretta imposizione, dovrebbe stampare fronte/retro su carta A3, poi dovrebbe piegare i folgi e rifilarli al formato B5; un amico mi dice che la carta B4 esiste, ma costa tanto che è più conveniente usare la carta A3, curando di disporre la carta di rifilo, gli sfridi, nell’apposito raccoglitore di rifiuti differenziati etichettati “carta”.

                                          Non ricordo dove ma mi avevo letto in questo stesso sito o in una delle guide (che ho letto…) una frase che mi faceva pensare che da qualche parte il GuIT stesso vendesse la guida (non che qualcuno di esterno ci lucrasse sopra vendendola…) in ogni modo, evidentemente così non è, quindi me la stamperò 🙂

                                          Penso che la stamperò a casa f/r su A4 (vedendo se riesco a stamparla con i crocetti di taglio) e poi la porterò da un amico rilegatore a farmela mettere insieme e rifilare (in copisteria stampare a colori è un mutuo…non ho mai capito perché non permettano stampe a colori non i qualità fotografica a prezzi accessibili…vabbé)

                                          OldClaudio” post=90158
                                          Piccolo aggiornamento

                                          Ora la scarico e stasera me la guardo per bene

                                          OldClaudio” post=90134
                                          Avrai un mucchio di dettagli da studiare… ma, mi raccomando, prepara i tuoi esami prima di tutto.

                                          Continuo a pensare che avresti potuto usare una delle classi come saptesi o suftesi con molto maggior “piacere” nel risparmio di tempo, ma sicuramente impari di più facendo da solo!

                                          Si si, un esame e la tesi (che mi sta prendendo tantissimo :-))

                                          Riguardo le due classi che citi…sinceramente..non le avevo mai nemmeno sentite: stasera darò un occhiata anche a quelle 🙂

                                          Grazie di tutto! Appena vedo il codice e me lo studio un po’ riscrivo!

                                          Buon pomeriggio

                                          Ciao ciao,

                                          Corrado.

                                      Visualizzazione 27 filoni di risposte
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