[RISOLTO] Inlinebib con custom-bib

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    Per una tesi in materie umanistiche, ho bisogno delle potenzialità di custom-bib ma anche del supporto di citazioni nel testo di inlinebib.
    Ho provato semplicemente a usare il pacchetto inlinebib con il miostile.bst (customizzato con custom-bib): la bibliografia finale viene fuori perfetta, ma inliebib non trova le funzioni per creare le “short references” dentro il testo, per cui mostra solo dei “?”.
    Visto che tentare di modificare il file inlinebib rendendolo simile a miostile.bst era impresa sovrumana, ho provato alllora a fare il contrario: “innestare” con dei copia-incolla (da inlinebib.bst a miostile.bst) tutte le funzioni specifiche di inlinebib per la formattazione “short”, cercando ovviamente di rispettare tutte le dipendenze, anche se devo dire che quel codice per me è arabo.
    Ho anche aggiunto` format.shortref ` alla fine di ogni funzione relativa ai vari tipi di reference (book, article, ecc..), come in inlinebib.
    Purtroppo LaTeX mi trova un “undefined control sequence” per il ocmando “\short” per ogni citazione trovata.
    Non riesco a capire dove sia il problema.
    Credo che risolvere questi problemi sia di grande utilità a moltissimi utenti letex umanisti…
    Se necessario posto l’intero miostile.bst

    Grazie!

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    • #27183
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      Per una tesi in materie umanistiche, ho bisogno delle potenzialità di custom-bib ma anche del supporto di citazioni nel testo di inlinebib.
      Ho provato semplicemente a usare il pacchetto inlinebib con il miostile.bst (customizzato con custom-bib): la bibliografia finale viene fuori perfetta, ma inliebib non trova le funzioni per creare le “short references” dentro il testo, per cui mostra solo dei “?”.
      Visto che tentare di modificare il file inlinebib rendendolo simile a miostile.bst era impresa sovrumana, ho provato alllora a fare il contrario: “innestare” con dei copia-incolla (da inlinebib.bst a miostile.bst) tutte le funzioni specifiche di inlinebib per la formattazione “short”, cercando ovviamente di rispettare tutte le dipendenze, anche se devo dire che quel codice per me è arabo.
      Ho anche aggiunto` format.shortref ` alla fine di ogni funzione relativa ai vari tipi di reference (book, article, ecc..), come in inlinebib.
      Purtroppo LaTeX mi trova un “undefined control sequence” per il ocmando “\short” per ogni citazione trovata.
      Non riesco a capire dove sia il problema.
      Credo che risolvere questi problemi sia di grande utilità a moltissimi utenti letex umanisti…
      Se necessario posto l’intero miostile.bst

      Probabilmente stai cercando di fare ciò che fa già il pacchetto jurabib che ti invito a esaminare..

      Ciao
      Enrico

    • #27184
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      Probabilmente stai cercando di fare ciò che fa già il pacchetto jurabib che ti invito a esaminare..o

      è un po’ più complicato: Quello di cui ho bisogno è il supporto delle latinitates per le ripetizioni di citazione offerto da inlinebib (“ibid.”, “cit.”), per il quale è stato concepito inlinebib. Purtroppo lo stile di inlinebib.bst è orribile – e in inglese – e metterci le mani è impossibile per chi fino all’altro ieri non sapeva cos’era un file .bst.
      Jurabib arriva a metà dello scopo, inoltre non è per nulla adatto lo stile: noi “letterari” lo preferiamo molto meno tecnico e più tradizionale/elegante, anzi di tutte le pubblicazioni in campo letterario/storico che conosco quasi nessuna usa sistemi CognomeAnno o altre abbreviazioni. Inoltre le latinitates (per cui ci vuole del codice apposito) sono indispensabili. Inlinebib fornisce solo le più semplici, ma meglio poco che nulla. Ok, lo riconosco, siamo schizzinosi, ma molto di più lo sono i nostri referenti/relatori/esaminatori in commissione..
      conclusione: credo che l’unica soluzione soddisfacente sarebbe quella di unire il sistema “inlinebib” con lo stile personalizzato di “custom-bib”. Sono sicuro al 99% che, con un po’ di esperienza sul codice dei file .bst si possa ottenere in pochi minuti… purtroppo l’esperienza non ce l’ho, e tempo nemmeno!
      Aiuto!!!!

    • #27185
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      Probabilmente stai cercando di fare ciò che fa già il pacchetto jurabib che ti invito a esaminare..o

      è un po’ più complicato: Quello di cui ho bisogno è il supporto delle latinitates per le ripetizioni di citazione offerto da inlinebib (“ibid.”, “cit.”), per il quale è stato concepito inlinebib. Purtroppo lo stile di inlinebib.bst è orribile – e in inglese – e metterci le mani è impossibile per chi fino all’altro ieri non sapeva cos’era un file .bst.
      Jurabib arriva a metà dello scopo, inoltre non è per nulla adatto lo stile: noi “letterari” lo preferiamo molto meno tecnico e più tradizionale/elegante, anzi di tutte le pubblicazioni in campo letterario/storico che conosco quasi nessuna usa sistemi CognomeAnno o altre abbreviazioni. Inoltre le latinitates (per cui ci vuole del codice apposito) sono indispensabili. Inlinebib fornisce solo le più semplici, ma meglio poco che nulla. Ok, lo riconosco, siamo schizzinosi, ma molto di più lo sono i nostri referenti/relatori/esaminatori in commissione..
      conclusione: credo che l’unica soluzione soddisfacente sarebbe quella di unire il sistema “inlinebib” con lo stile personalizzato di “custom-bib”. Sono sicuro al 99% che, con un po’ di esperienza sul codice dei file .bst si possa ottenere in pochi minuti… purtroppo l’esperienza non ce l’ho, e tempo nemmeno!
      Aiuto!!!!

      Il problema principale è che quasi nessuno ha esperienza con il linguaggio dei .bst. 🙁

      Guarda che jurabib non ha affatto l’obbligo del sistema autore-anno, per quanto mi ricordi.

      Commento generale: di tutti i sistemi di citazione, quello con “op. cit.”, “ibidem” e roba simile è il meno efficiente in assoluto. Ma se ci si vuole far del male, ogni metodo è valido. 🙂

      Ciao
      Enrico

    • #27186
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      Il problema principale è che quasi nessuno ha esperienza con il linguaggio dei .bst. 🙁

      Argh! Eppure il mio problema sembrerebbe molto semplice!

      Guarda che jurabib non ha affatto l’obbligo del sistema autore-anno, per quanto mi ricordi.

      Sì lo so, era per dire che ciò che viene dato per scontato in ambito scientifico non è neppure ammesso in ambito storico/letterario.

      Commento generale: di tutti i sistemi di citazione, quello con “op. cit.”, “ibidem” e roba simile è il meno efficiente in assoluto. Ma se ci si vuole far del male, ogni metodo è valido. :)o

      Certo: il massimo sarebbe un link diretto con il testo citato evidenziato e lampeggiante, ma stiamo ancora parlando di CARTA, che sarà sempre più associata a lettura rilassata, bellezza estetica dell’oggetto-libro, piacere di essere un po’ demodè… niente di più distante dall’efficienza! Finché ci lasciano STAMPARE i nostri prodotti dell’ingegno, io ne voglio approfittare, abbondare di latinitates e altre cose belle e inutili. . Per chi deve studiarsela bene, la mia tesi, gli mando il file e il database che ho usato per la ricerca..
      ..e poi, comunque, chi lo racconterebbe al mio referente?
      Scusa il megasvarione!
      Grazie comunque, aspetterò l’aiuto di un esperto in .bst prima di abbandonare l’idea!
      ciao
      Piero

    • #27187
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      Risolto (o meglio, aggirato)! Userò BIBLATEX, che sono riuscito a installare e che mi fa tutto e molto di più!
      Grazie a egreg, e tutti per la pazienza!

    • #27188
      lorenzo.pantieri
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        Commento generale: di tutti i sistemi di citazione, quello con “op. cit.”, “ibidem” e roba simile è il meno efficiente in assoluto. Ma se ci si vuole far del male, ogni metodo è valido. :)o

        Certo: il massimo sarebbe un link diretto con il testo citato evidenziato e lampeggiante, ma stiamo ancora parlando di CARTA, che sarà sempre più associata a lettura rilassata, bellezza estetica dell’oggetto-libro, piacere di essere un po’ demodè… niente di più distante dall’efficienza! Finché ci lasciano STAMPARE i nostri prodotti dell’ingegno, io ne voglio approfittare, abbondare di latinitates e altre cose belle e inutili. . Per chi deve studiarsela bene, la mia tesi, gli mando il file e il database che ho usato per la ricerca..
        ..e poi, comunque, chi lo racconterebbe al mio referente?

        Vado OT. Mi sono spesso chiesto se il sistema di citazioni “umanistiche” (che, come Enrico, trovo poco chiaro, macchinoso e decisamente inferiore rispetto a quello “scientifico”) abbia una sua ragion d’essere diversa dal “semplice” (e pur importante) rispetto della tradizione.

        Nei miei lavori di storia della scienza, ho sempre usato i riferimenti autore-anno, che trovo semplicemente perfetti. In un manuale tecnico, vanno bene anche i riferimenti numerici, naturalmente. In ogni caso, la bibliografia finale è sempre presente, come capitolo a sé.

        Grazie mille a chi vorrà illuminarmi in proposito,
        L.

      • #27189
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        Credo sia molto diverso l’approccio umanistico e scientifico ai testi.
        Lo scientifiico si muove in un universo vasto ma sotto totale controllo, in rapidissima evoluzione, in cui un riferimento rapido e mirato è essenziale. Il contenuto coincide con la forma, perchè non c’è tempo per veicolarlo in un formato studiato per il lungo termine. Non ci si rivolge ai posteri,e fra 10 anni nessuno rileggerà il nostro articolo.
        L’umanistico sa che i tempi sono spesso molto più dilatati, e un linguaggio tradizionale ha più probabilità (rispetto a uno slang contemporaneo) di essere capito nel futuro. Ciò si ripercuote non solo sull’italiano, ma anche sulla forma, che deve puntare a un ideale “classico”, se mi permettete il termine. La differenza rispetto alla tradizione è però enorme: ancora negli anni ’40 non si citavano bene fonti e testi, perché si dava per scontata l’onniscienza dei lettori specializzati di allora, altro che articoli medici online.
        E comunque, sulla COMODITA’ avrei seri dubbi: PINCOPALLO1990 è criptico (specie per una pubblicazione scientifica dove Pinco Pallo ha scritto un articolo all’anno negli ultimi 20 anni) e MI COSTRINGE ad andare in fondo alla bibliografia ogni volta che ne trovo uno. ORRIBILE! Un po’ come le note a fine capitolo o libro che dovrebbero essere punite con la sedia elettrica. Se la mia è una lettura attenta, “ibidem” mi ricorda che stiamo ancora parlando dell’articolo di Pallo. Se rivedo PINCOPALLO1990 magari penso sia un altro articolo o addirittura altro autore. Se abbiamo già parlato, in questo capitolo, di quell’articolo, perché non ricordarlo con *PINCO PALLO, “Solito articolo” cit.*?
        Vi sono altri motivi che darei, ma non è questo il luogo…
        Non è che qualcuno conosce un forum dove si discuta di questo, o meglio ancora un articolo che ne parli? Se sì, gradirei una citazione “umanistica”, grazie 😉

      • #27190
        lorenzo.pantieri
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          E comunque, sulla COMODITA’ avrei seri dubbi: PINCOPALLO1990 è criptico (specie per una pubblicazione scientifica dove Pinco Pallo ha scritto un articolo all’anno negli ultimi 20 anni) e MI COSTRINGE ad andare in fondo alla bibliografia ogni volta che ne trovo uno. ORRIBILE!

          Se la mia è una lettura attenta, “ibidem” mi ricorda che stiamo ancora parlando dell’articolo di Pallo. Se rivedo PINCOPALLO1990 magari penso sia un altro articolo o addirittura altro autore. Se abbiamo già parlato, in questo capitolo, di quell’articolo, perché non ricordarlo con *PINCO PALLO, “Solito articolo” cit.*?

          Sarà. A me tutti quegli “ibidem” e “op. cit.” fanno venire il mal di testa. Se leggo un documento non dall’inizio e trovo “ibidem”, sono costretto a risalire indietro fino a trovare il riferimento bibliografico di cui si sta parlando: neppure questo è il massimo della comodità! Se leggendo trovo scritto “[Lamport, 1994]” o “[Knuth, 1973]” o “[Gregorio, 2006]” o “[Galilei, 1638]”, è ovvio a che cosa ci si riferisce. Ovviamente se trovo scritto “[Pantieri, 2008a]” il riferimento non è altrettanto ovvio, ma riportare la pubblicazione per esteso mi sembra scomodo, dal momento che interrompe il flusso del discorso. Non penso che il sistema autore-anno sia perfetto: semplicemente, mi pare che le altre possibilità siano decisamente meno valide.

          My two cents, ovviamente!

          Ciao,
          L.

        • #27191
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          Ok, pari 0-0 , solo non conosco l’articolo “GALILEI, 1638”, forse perchè non ho sfogliato i journals di fisica degli ultimi 400 anni. Dalle mie parti è norma (elengante, ancorchè poco utile) di non citare in bibliografia i classici, solo nominarli, quasi che la citazione “Galilei, 1638”, o ibidem ecc. faccia loro violenza… In fondo ha senso: se non conosci Galileo, che ci stai facendo a leggere un libro di storia della scienza? Io comunque non reputo i miei lettori molto migliori di me, quindi metto in lista anche la Bibbia in bibliografica, se necessario. Ma poi se la cito col sistema scientifico, che devo mettere?…. “Dio, eternità”? 😆

        • #27192
          lorenzo.pantieri
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            Ok, pari 0-0 , solo non conosco l’articolo “GALILEI, 1638”, forse perchè non ho sfogliato i journals di fisica degli ultimi 400 anni. Dalle mie parti è norma (elengante, ancorchè poco utile) di non citare in bibliografia i classici, solo nominarli, quasi che la citazione “Galilei, 1638”, o ibidem ecc. faccia loro violenza… In fondo ha senso: se non conosci Galileo, che ci stai facendo a leggere un libro di storia della scienza?

            Se scrivi un lavoro di storia della scienza e citi un passo di un autore, numero e pagina della citazione ci vanno, così il lettore interessato può andare a cercarsi la citazione (se lo desidera) e fare eventuali approfondimenti:

            Rinserratevi in un gran naviglio… [Galilei, 1638, p. 100].

            Ciao,
            L.

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