Simbolo di trasposta

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  • #19272
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    Vorrei sapere se il simbolo di trasposta va scritto in inclinato o in dritto. Io sui libri ho sempre trovato la T maiuscola inclinata ma a pensarci bene, seguendo le norme ISO, sia che si consideri T l’abbreviazione di “trasposta”, sia che la si consideri un operatore, dovrebbe andare in carattere dritto.

    Mi sto riferendo a
    `$\mathbf{v} = [v_1\;v_2\;v_3]^T$ ` e `$\mathbf{v} = [v_1\;v_2\;v_3]^\mathrm{T}$ `

    Qualche idea?

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    • #19273
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      Vorrei sapere se il simbolo di trasposta va scritto in inclinato o in dritto. Io sui libri ho sempre trovato la T maiuscola inclinata ma a pensarci bene, seguendo le norme ISO, sia che si consideri T l’abbreviazione di “trasposta”, sia che la si consideri un operatore, dovrebbe andare in carattere dritto.

      Mi sto riferendo a
      `$\mathbf{v} = [v_1\;v_2\;v_3]^T$ ` e `$\mathbf{v} = [v_1\;v_2\;v_3]^\mathrm{T}$ `

      Io uso il corsivo. Quindi secondo le norme ISO dovrebbe andare diritto. 🙂

      Aspetto che l’ISO spieghi la differenza fra operatore e funzione.

      Ciao
      Enrico

    • #19274
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      egreg9″ post=18020Io uso il corsivo. Quindi secondo le norme ISO dovrebbe andare diritto. 🙂

      Aspetto che l’ISO spieghi la differenza fra operatore e funzione.

      Ciao
      Enrico

      Ma infatti anche le funzioni son scritte in diritto; è per quello che scriviamo \cos, \lim (che cos’è quest’ultimo? 😀 ) ecc. È per i nomi che c’inventiamo noi, per chiamare una funzione o una variabile a o f piuttosto che Mario o frhewri, che si usa il corsivo.
      Non è forse così o c’è qualche passaggio che mi son perso? Per me un modo chiaro per capire se usare o no il corsivo è pensare che usandolo sto scrivendo che elevo la matrice alla variabile T.

    • #19275
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      Ciao! Per il simbolo di trasposta, io ho visto molte più varianti! La “t” minuscola, corsiva, prima della matrice, la “t” minuscola corsiva dopo la matrice, la “t” maiuscola in carattere senza grazie, la daga (\dagger) ecc. Personalmente, la prima e le ultime due sono quelle che meno mi ricordano un elevamento a potenza, ma la prima non mi piace granché, sicché io utilizzo sempre il carattere senza grazie: A^\mathsf{T}. Infine, secondo le norme ISO valgono giusto giusto per gli utilizzatori della matematica. Non conosco due matematici che utilizzino la stessa simbologia.

      Domando infine ad Enrico se lui scrive anche sen e cos in corsivo, oppure se quelle le scrive in tondo, giusto per curiosità!

      Ciao,

      Andrea

    • #19276
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      logos” post=89898Ciao! Per il simbolo di trasposta, io ho visto molte più varianti! La “t” minuscola, corsiva, prima della matrice, la “t” minuscola corsiva dopo la matrice, la “t” maiuscola in carattere senza grazie, la daga (\dagger) ecc.

      La daga è usata generalmente per l’aggiunta di una matrice. Per matrici reali l’aggiunta coincide con la trasposta, ma per matrici con elementi complessi fuori dalla diagonale no

    • #19277
      OldClaudio
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        Nel documento Saper Comunicare (distribuito agli studenti del Politecnico di Torino) e scaricabile anche dalla sezione Documentazione di questo sito, c’è una lunga tabella di simboli matematici e in particolare si parla anche di matrici coniugate, trasposte, associate e paraconiugate, quali vengono usate nella matematica delle sciente sperimentali. Seguono le norme ISO e quelle CEI; ma i matematici per la loro matematica pura non sono tenuti ad osservarle; la norma ISO specifica “per la fisica e la tecnologia”, quindi dipende da te se seguirle o non seguirle.

        Non dico che l’ortografia matematica dei matematici sia ambigua, per carità, ma se insegni ad allievi che ancora non conoscono bene la differenza fra l’ortografia matematica per la matematica e quella per la fisica e la tecnologia, io mi permetterei di suggerire l’uso di quest’ultima ortografia, cosi da non confondere, per esempio, il segno di differenziale con il simbolo della distanza, dello spessore, e di un’altra manciatina di grandezze fisiche indicate con la `d’; per non confondere la costante e=2.718281828459045… con la carica dell’elettrone, o la costante i, unità immaginaria, con la corrente elettrica, e via di questo passo. Per una persona esperta queste distinzioni probabilmente non sono necessarie perché capiscono dal contesto, ma per gli allievi di un liceo scientifico potrebbero essere di grande aiuto.

      • #19278
        Liverpool
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          Il numero delle lettere dell’alfabeto è certamente minore del numero delle grandezze fisiche, perciò l’ambiguità è un rischio concreto, anche a voler fare attenzione. Secondo me l’aspetto più negativo del differenziale dritto è che è bruttissimo quando lo accosti ad una variabile in corsivo, motivo per il quale questa norma non la seguo. Ce ne sono parecchie altre di brutture nelle norme ISO, ma capisco che da qualche parte bisognava pure incominciare. Sarei curioso di sapere – perché la storia non la conosco – se sono state realizzate con un largo consenso oppure imposte di testa propria.

          Se non ricordo male, proprio @OldClaudio qualche tempo fa aveva segnalato su una domanda simile un articolo che parla della matematica con LaTeX e che mi sembrava interessante.

          Ciao

        • #19279
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          logos” post=89898Ciao! Per il simbolo di trasposta, io ho visto molte più varianti! La “t” minuscola, corsiva, prima della matrice, la “t” minuscola corsiva dopo la matrice, la “t” maiuscola in carattere senza grazie, la daga (\dagger) ecc. Personalmente, la prima e le ultime due sono quelle che meno mi ricordano un elevamento a potenza, ma la prima non mi piace granché, sicché io utilizzo sempre il carattere senza grazie: A^\mathsf{T}. Infine, secondo le norme ISO valgono giusto giusto per gli utilizzatori della matematica. Non conosco due matematici che utilizzino la stessa simbologia.

          Domando infine ad Enrico se lui scrive anche sen e cos in corsivo, oppure se quelle le scrive in tondo, giusto per curiosità!

          Dimentichi il –1 a pedice. 😉

          Scrivo ‘sin’ e ‘cos’ in tondo, ovviamente. (Ma a volte cedo su ‘sen’ perché il coautore è più anziano.)


          @Gero27
          : Basta non usare mai T (corsiva) come nome di una variabile. Il rischio di ambiguità è comunque molto basso, visto che non mi pare molto usato l’elevamento a potenza non intera per le matrici. La ricerca di una simbologia univoca che vada bene per tutti i casi è un’impresa impossibile (e un po’ assurda). Comprendo le esigenze di chi usa la matematica nei settori dove le norme ISO sono obbligatorie (anche se non comprendo alcune delle scelte, rimanendo convinto che i soloni dell’ISO si siano ben guardati dal domandare consulenze a matematici); ma sarebbe ridicolo pretendere l’obbligo di distinguere tra vettori e scalari da chi studia algebra astratta.

          Ciao
          Enrico

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