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Giovanni Piredda.
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17 Giugno 2021 alle 9:38 #120126::
Ho scritto brevemente di questo nel thread “TeX e la scuola” https://www.guitex.org/home/en/forum/5-tex-e-latex/120537-tex-e-la-scuola?limit=15&start=15Per me il sistema di preparazione di documenti ideale è uno con viste affiancate, ed entrambe liberamente editabili. Ho trovato un esempio del 1988, Lilac, sviluppato in una tesi di dottorato a Stanford. Ecco la tesi: http://www.bitsavers.org/pdf/dec/tech_reports/SRC-RR-33.pdf ; ho letto il primo capitolo (che consiglio a tutti di leggere) e altre parti qua e là. La tesi stessa, comprese una parte delle figure, è stata scritta con Lilac (di nuovo: nel 1988).
Negli anni dal 1988 ad adesso il “mainstream” della preparazione di documenti si è sviluppato in maniera diversa: o strumenti “batch” o strumenti WYSIWYG
Non conosco i computer abbastanza approfonditamente per poter affermare con sicurezza che è così, ma credo il motivo di fondo non sia tecnico, ma di “pigrizia sociale”: una volta che alcuni sistemi si sono affermati, gli utenti ci rimangono appiccicati, nonostante le loro caratteristiche che ne rendono più pesante l’uso, mentre sistemi migliori non ricevono sufficiente supporto né dal punto di vista dello sviluppo né da quello dell’utilizzo.
IMO la caratteristica che non va bene dei sistemi “batch” (quindi senza riferirsi al solo LaTeX, che ne ha sue proprie) è che è troppo difficile leggere quello che si è scritto, una volta che si raggiunge un grado sufficiente di complessità: scommetto che gli utenti in grado di leggere un’equazione complessa scritta nel markup di LaTeX con la stessa facilità con la quale la leggono in “notazione naturale” sono una parte piccolissima, magari significativamente meno del 5%.
Per fare la revisione di un documento bisogna quindi andare avanti e indietro tra testo compilato e codice, ed anche se lo si fa con l’aiuto di un programma (SyncTeX nel caso di LaTeX) la concentrazione è continuamente interrotta.
La caratteristica che invece non va bene dei sistemi WYSIWYG è che la struttura non è visibile con evidenza; un esempio che copio da altri è il testo in corsivo, che in un sistema con struttura evidente può essere facilmente classificato in categorie che l’utente vede immediatamente: per esempio nomenclatura tecnica, enfasi stilistica, parole straniere — e naturalmente l’utente può modificare la rappresentazione tipografica di ciascuna di queste categorie, che quindi non sono legate all’essere in corsivo.
A me pare *ovvio* che la maniera di superare questi difetti ed avere sistemi che, invece, vadano bene siano sistemi con viste affiancabili e entrambe liberamente editabili (cosa cruciale: così non si è costretti a spostare continuamente l’attenzione da una vista all’altra).
L’obiezione che con un sistema “batch” “vedi quello che vuoi scrivere ben marcato col suo mark-up e non ti preoccupi della forma” (copio il testo di OldClaudio da un messaggio nel thread sulla scuola) mentre con un sistema WYSIWYG l’utente è continuamente distratto da modifiche alla forma nella mia esperienza si riferisce ad una cosa che non succede almeno se il sistema di scrittura è sufficientemente strutturato cioè se “indirizza l’utente” a scrivere “all’interno delle strutture”; al contrario di sistemi che “invogliano” l’utente a cambiare l’aspetto visivo del testo scritto. In almeno due software che conosco questo succede, cioè Typora (per il Markdown) e TeXmacs (che ha un formato proprio); ci sono dei formati predefiniti e un utente usa quelli, rimanendo quindi chiaro per esempio per entrambi i sistemi che una parte di testo è il titolo di una sezione e non un testo in grassetto con caratteri grandi.Il formato di TeXmacs è molto più ricco del Markdown ed insieme alla completa programmabilità del sistema permette di scrivere qualunque testo con costrutti arbitrari definibili dall’utente. L’editing WYSIWYG permette una completa concentrazione sul testo (questa è la mia impressione) e la possibilità di “cambiare vista” e vedere il codice sorgente (accessibile mediante un editor di struttura) permette di vedere appunto la struttura, scrivere nuovi costrutti e nuove macro.
Se riuscissi a convincere gli autori ad affiancare le due viste, credo che sarei contento 🙂
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17 Giugno 2021 alle 13:49 #120127::
Ciao.
Interessante il pdf su Lilac. Grazie.
Vorrei dire che uno dei motivi del perché mi trovo bene con TeX è proprio il fatto che l’ambiente di lavoro è un editor di testo puro.
Questo comporta che mi trovo concentrato sui contenuti. Non devo distrarmi con la formattazione, con i menù, con dove metto quello o dove metto quell’altro.
Spesso uso un editor che non è neanche pensato per LaTeX (che di solito chiamiamo uno shell editor, come TeX Works o TeX Studio) e passo alla visualizzazione affiancata solo per le rifiniture finali. Certo, i miei doc non contengono matematica complessa.Considera anche che la scrittura lineare delle formule in TeX, consente anche ai non vedenti di aver accesso alla matematica (vedi GuIT meeting di Brescia).
Inoltre, la composizione “batch” ha il grande vantaggio di poter elaborare la pagina per intero, potendo quindi processare al meglio la disposizione degli elementi sulla pagina per il massimo della qualità tipografica. TeX è stato implementato quando i calcolatori erano molto meno potenti, ed elabora in sequenza una pagina alla volta. Oggi si potrebbe implementare un compositore che elabora l’intero documento.
R.
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17 Giugno 2021 alle 17:06 #120128::
Vorrei dire che uno dei motivi del perché mi trovo bene con TeX è proprio il fatto che l’ambiente di lavoro è un editor di testo puro.
Io questo non sono mai riuscito a farlo funzionare fino in fondo. Ti faccio un esempio con una formula scritta per mie note personali (forse contiene qualche errore, ma l’esempio è valido):
`
{\def \l {\mathrm{l}}
\def \r {\mathrm{r}}
\def \Bl {\mathrm{Bl}}
\def \Br {\mathrm{Br}}
\def \B {\mathrm{B}}
\def \n2om {n_{2\omega}}
\begin{equation}\label{eq:interface_conditions}
\begin{aligned}
F_{1\l} &= F_{2\r} + F_{2\l} \exp (i\,k_2 L) + F_{\Br} + F_{\Bl} \exp(i\,k_\B L) \\
%
F_{1\r} &= -\n2om \, F_{2\r} + \n2om \, F_{2\l} \exp (i\,k_2 L) – \n2om \, F_{\Br} +
\n2om \, F_{\Bl} \exp(i\,k_\B L)\\
%
F_{3\r} &= F_{2\r} \exp (i\,k_2 L) + F_{2\l} + F_{\Br} \exp(i\,k_\B L) + F_{\Bl} \\
%
-F_{3\l} &= \n2om \, F_{2\r} \exp (i\,k_2 L) + \n2om \, F_{2\l} –
\n2om \, F_{\Br} \exp(i\,k_\B L) + \n2om \, F_{\Bl}
\end{aligned}
\end{equation}}
`
La ho scritta con cura: ho messo dei tab, definito a parte alcune notazioni per alleggerire la scrittura, fatto attenzione agli spazi. Non riesco a leggerla con la stessa scioltezza con cui la leggo quando è composta tipograficamente, e questo mi rende più difficile rivedere testi che ho scritto. Devo avere il testo compilato di fronte, leggerla, se non la ho già trovata nel codice TeX fare doppio click per andare al punto giusto con SyncTeX, e infine posso modificarla. Per questo mi sono rivolto a sistemi che permettono l’editing WYSIWYG di documenti strutturati (mi servono sia “editing” che “strutturati”).
Oggi si potrebbe implementare un compositore che elabora l’intero documento.
Credo che il trucco chiave per l’editing WYSIWYG sia la compilazione incrementale. Forse la scala dei tempi “chiave” è attorno ai 100 ms (cioè il tempo fra due pressioni di tasti)—oggi TeXmacs lo fa.
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17 Giugno 2021 alle 20:05 #120129::
`\def \n2om {n_{2\omega}}`non funziona perché è violata una normal di basse di TeX e LaTeX: le macro da definre con \def e con gli alri comandi di definizione nativi di TeX e definiti con LaTeX, devono essere formata con una stringa di sole lettere; più precisamente con caratteri aventi il codice di categoria di una lettera. Di default lo sono le 52 lettere latine maiuscole e minuscole; oppure si possono definire macro formate da un solo simbolo diverso da una lettera (pensa a \, \!, e altri simili).
Con comandi specifici, fra il quali \maketletter e \makeatoher (che danno il codice di categoria di lettera al segno @, oppure gli restituiscono il code di “alro segno”, come è chiaro dai loro nomi); ma ci sono altri comandi primitivi o definiti con cuoi si possono definire macro con nomi strani alfanumerici come il tuo ma ci vogliono anche altri comandi per usare tali macro.Ecco, la tua preferenza per la possibilità di editare sia il sorgente, sia il compilato dipende anche dal fato che non conosci bene gli elementi di base di TeX e LaTeX. Con questo non voglio dire che quello di cui vorresti disporre non sia utile anche per altri utanti; a pensarci bene non dispiacerebbe nemmeno a me, ma per editare direttamente file PDF, perché conoscendo abbastanza bene sia il linguaggio TeX, sia quello LaTeX (un pochino anche LaTeX3) so cavarmela bene anche con la compilazione batch, che poi tanto differita non è; con gli shell editor disponibili, da TeXShop, specifico del Mac, o cono i multipiattaforma TeXworks, TeXstudio, e altri, posso compilare spesso e passare con un click da una finesra al punto corrispondente dell’altra; cosa che faccio di capoverso in capoverso, quando traduco testi da una lingua ad un’altra, e che faccio altrettanto spesso quando compongo matematica. Se e quando il sistema TeX sarà dotato di un doppio editor che mi permetta di eseguire l’editing direttamente su l’una o l’altra finestra, è possibile che lo adotti come strumento principale di lavoro.
Facci sapere, per favore, quando avrai conoscenza certa che TeXmacs sia in grado di lavora anche con Mac OS-11.4 e successivi; perché per il momento non presenta sul mio Mac aggiornato i difetti descritti dal tuo corrispondente italiano, ma il sistema Operativo si rifiuta tout court di aprirlo e cominciare ad editare, magari anche solo nella finestra del sorgente. Non è che sia usabile con qualche difetto; non è usabile per niente. Sono già passato per Windows (dal DOS1 a Win10) e da Ubuntu Linux (dal 1996, al 2006), ma non fanno per me, almeno da quando il sistema operativo del Mac è UNIX-like, ma con certe comodità che Ubuntu non mi dava. Non intendo tornare indietro, nemmeno con una macchina virtuale.
Quando TeXmacs… allora… forse…PS. A stretto rigore SimTeX non è un programma, ma è una “librerria” che può essere o non essere integrata negli editor, non si tratta di un programma esterno all’editor; Gli shell editor che usano quasi tutti sono in gradi di lanciare programmi esterni, da emacs, a TeXShop, a TeXworks, a TeXstudio, eccetera, ma richiedono una autorizzazione speciale, perché l’utente de faccia uso di queste funzionai esterne rischia di contrarre del malware e danneggiare il proprio elaboratore. In modo ristretto, tutti questi shell editor possono eseguire dei programmi esterni,ma interni alla distribuzione del sistema TeX installato.
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18 Giugno 2021 alle 9:10 #120130::
\def \n2om {n_{2\omega}}
non funziona perché è violata una normal di basse di TeX e LaTeX: le macro da definre con \def e con gli alri comandi di definizione nativi di TeX e definiti con LaTeX, devono essere formata con una stringa di sole lettere;
Non avevo pensato a questo e, se lo ho mai saputo, lo avevo anche dimenticato. Detto ciò, non me ne sono accorto perché … TeX compila il codice. Ci ho messo un po’ a capire cosa succede e ci sono arrivato solo grazie ad una ricerca su Google che mi ha portato sulla pagina https://texfaq.org/FAQ-linmacnames (punto 4): la sorta di “pattern matching” che TeX impiega quando esegue una macro si applica anche quando non ci sono argomenti.
Comunque hai ragione in generale, uso TeX per “prove ed errori”, con un quadro d’insieme parziale su come funziona il software; per esempio ho in mente in maniera parziale la famosa distinzione fra occhi bocca e stomaco, so dell’esistenza dei modi orizzontale e verticale e la loro definizione di massima ma non so identificare quando vengono attivati.
Detto questo, non mi sono spiegato bene, e insisto con le mie argomentazioni.
Con “non sono mai riuscito a farlo funzionare fino in fondo” intendo “Non sono mai riuscito a fare funzionare fino in fondo per me l’editing di un documento scritto con markup in formato solo testo”.In particolare, non riesco a leggere con la scioltezza che vorrei la matematica, appena le formule superano una modesta complessità. Riprendendo l’esempio
`
\begin{aligned}
F_{1\l} &= F_{2\r} + F_{2\l} \exp (i\,k_2 L) + F_{\Br} + F_{\Bl} \exp(i\,k_\B L) \\
%
F_{1\r} &= -\nIIom \, F_{2\r} + \nIIom\, F_{2\l} \exp (i\,k_2 L) – \nIIom\, F_{\Br} +
\nIIom\, F_{\Bl} \exp(i\,k_\B L)\\
%
F_{3\r} &= F_{2\r} \exp (i\,k_2 L) + F_{2\l} + F_{\Br} \exp(i\,k_\B L) + F_{\Bl} \\
%
-F_{3\l} &= \nIIom \, F_{2\r} \exp (i\,k_2 L) + \nIIom\, F_{2\l} –
\nIIom\, F_{\Br} \exp(i\,k_\B L) + \nIIom\, F_{\Bl}
\end{aligned}
`devo compilarlo per leggerlo con scioltezza. In “formato codice”, sono costretto a leggere ogni sottoespressione, quindi non ho la visione di insieme.
La tesi del mio post è che l’editing sotto i due formati “codice” e “compilato” è superiore all’editing sotto uno solo dei due formati e che l’assenza di un software che lo faccia per TeX non è dovuta a limitazioni tecniche ma a “limitazioni sociali”. Credo di avere delle argomentazioni passabili a sostegno della tesi.
Per l’assenza di limitazioni tecniche.
Un’argomentazione è che un software esiste, è BaKoMa TeX, e non è mai stato molto diffuso perché a pagamento secondo me. L’autore purtroppo è deceduto e adesso non si sa cosa succederà al software, è possibile che si perda. Lo ho provato qualche anno fa e ricordo che funzionava, ma lo ho testato poco (c’era la versione di prova per tempo limitato, e poi non lo ho comprato) .
A parte il software commerciale (che dimostra la parte “tecnica” della tesi), software disponibili pubblicamente che realizzano questo parzialmente per TeX sono stati scritti alla fine degli anni ’80. Vedere VORTEX: https://www2.eecs.berkeley.edu/Pubs/TechRpts/1988/5485.html , tesi di dottorato di Pehong Chen, c’è un link da cui è scaricabile. Ho letto solo parti del documento e mi pare che l’editabilità del testo nella finestra “compilato” non sia completa in questo sistema, è possibile che si possa solo fare copia-incolla e qualche cambio di formattazione. Ho trovato anche il codice: https://github.com/tex-other/vortex (credo ci siano le parti interessanti di compilazione incrementale per esempio).
Per l’esistenza di limitazioni sociali, credo ci siano due fattori in gioco. Uno è la scarsità di incentivi: scrivere questo codice richiede un paio di anni di lavoro concentrato, e non si viene né pagati, né si può usare facilmente come credenziale accademica (magari mi faccio venire la voglia e controllo se nei concorsi per l’università italiana viene dato peso all’aver scritto codice scientifico). L’altra è che l’esistenza di tale software non viene vista come “cosa desiderabile”: e invece dovrebbe secondo me, per questo scrivo.
Poi esistono anche software diversi da TeX che lo fanno, ma in questo caso cambia la sintassi del documento (la discussione “sintassi” la so affrontare in maniera solo parziale, mi interessa comunque ma è eventualmente per un altro post).
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18 Giugno 2021 alle 9:18 #120131::
OldClaudio” post=120621
Facci sapere, per favore, quando avrai conoscenza certa che TeXmacs sia in grado di lavora anche con Mac OS-11.4 e successivi
Mi sono informato ulteriormente. C’è la possibilità che l’ostacolo sia il dovere fare un passo in più rispetto al semplice doppio click
Quoto dalla risposta che ho ottenuto:
”
Poiché TeXmacs non è un’applicazione “firmata” da un developer riconosciuto da Apple, allora non la può aprire semplicemente cliccando ma la deve copiare esplicitamente nelle Applicazioni oppure aprirla con il menu che si ottiene con Cltr+Click e selezionare “Aprire” o “Eseguire” non so come sia in italiano.Ecco le istruzioni:
https://support.apple.com/en-gb/guide/mac-help/mh40616/mac
”Fammi sapere se così funziona o se c’è qualche altro ostacolo.
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18 Giugno 2021 alle 13:09 #120132::
Conosco quelle istruzioni del sito support.apple.com. L’ho usato già diversi altri programmi, in particolare due che sono distribuiti con l’installatore di TeX Live per Mac.Il problema non è quello: se clicchi sul nome di TeXmacs.app si apre una finestra di avviso che ti dice in sostanza che il sistema operativo non vuole aprire quell’app; se con il trackpad esegui l’equivalente di di cliccare col tasto destro, ti appare lo stesso messaggio ma con tre cose a scelta da cliccare, e se clicchi su Open, l’app parte e appare la prima schermata.
Lo “stesso messaggio” dice in sostanza che il software è stato creato da uno sviluppatore non conosciuto da Apple, e quindi se apro il file lo faccio a mio rischio e pericolo perché il sistema operativo non è in grado di verificare se contenga del malware. Di solito questo messaggio riguarda tutte le app generate in ambito GNU e di solito il rischio è nullo.
La seconda parte del messaggio dice che il codice è obsoleto e dice di informarne lo sviluppatore perché lo aggiorni.
OK: ho letto e ho fatto finta di avere fatto tutte le cose raccomandate e ho aperto TeXmacs.app
Si pare la prima schermata con alcune informazioni utili. Apro un file LaTeX, tanto per vedere che cosa succede; Tutti i comandi che il file contiene sono riprodotti in rosso (senza il backslash), intercalati al testo. Ci sono anche i commenti in grigio; il testo è formattato né più né meno come con LyX, non viene aperta la finestra della trasformazione, ma suppongo che sia necessario cliccare qualcosa; esplorerò la cosa con calma. Tuttavia quello che è certo, è che trovo più leggibile il sorgente LaTeX con TeXShop, non perché ci sono più abituato, ma perché codice e testo sono separati meglio ed evidenziati con opportuni colori, in modo da non confondere il comandi con il testo.
Certamente questa versione di TeXmacs sembra molto, ma molto più avanzata della versione che usai tanto tempo fa (una quindicina d’anni) quando ne ho scritto qualcosa sulla Guida GuIT. Ma non mi ha convinto; ho usato anche Markdown e MultiMarkdown, il secondo serve per leggere la documentazione formattata di alcuni pacchetti distribuiti con TeX Live, perciò mi sono installato MultiMarkdownComposer.app. che mostra una accanto all’altra le due finestre e credo che sia possibile intervenire sia sull’una sia sull’altra; ma, anche per commentare i pacchetti che carico su CTAN, preferisco di gran lunga usare LaTeX o, talvolta, LuaLaTeX. Ovviamente la cosa dipende anche dal tipo di documenti si scrivono; non sto dicendo che per altri tipi di documenti TeXmacs sia meglio o peggio adattato rispetto a TeXShop
Hai ragione nel dire che fra gli editor anche TeXmacs può essere reso in considerazione; prima di intervenire a modificare la Guida GuIT, bisogna che mi impratichisca un poco per non scrivere corbellerie. Resto perplesso sull’utilità di TeXmacs, ma ritengo che sia utile dirne almeno quanto se ne dice a proposito di LyX.
Grazie mille per avermi segnalato questo software, che davo per defunto, visto che erano anni che non ne vedevo nessun aggiornamento.
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19 Giugno 2021 alle 8:09 #120133::
Apro un file LaTeX, tanto per vedere che cosa succede; Tutti i comandi che il file contiene sono riprodotti in rosso (senza il backslash), intercalati al testo. Ci sono anche i commenti in grigio; il testo è formattato né più né meno come con LyX, non viene aperta la finestra della trasformazione, ma suppongo che sia necessario cliccare qualcosa; esplorerò la cosa con calma.
L’esportazione verso LaTeX funziona molto meglio dell’importazione (i comandi in rosso sono quelli che non è riuscito ad importare). Il modo efficace di usare TeXmacs come editor LaTeX è scrivere in TeXmacs e poi esportare. Questo in linea di massima è vero anche per LyX, ma non ho fatto un confronto delle capacità di importazione dei due programmi; da un lungo discorso fatto su una delle mailing list di TeXmacs ho tratto (senza capirlo a fondo) il concetto che la grammatica di LaTeX è tale che non può esistere un filtro di importazione completo, ma non ho un concetto intuitivo di quali siano le limitazioni rispetto all’insieme di pacchetti LaTeX “comunemente usati” (insieme definibile in maniera approssimativa).
L’esportazione verso LaTeX è estremamente ragionevole, ma esistono dei costrutti TeXmacs non esportabili, che quindi vanno evitati quando si scrive con l’idea di esportare verso LaTeX. La collaborazione con altre persone che usano LaTeX scrivendo il codice è limitata dalle capacità di importazione (interessante https://www.texmacs.org/joris/latexconv/latexconv.pdf, ma non ne conosco lo status attuale).Detto ciò, i software a me noti che permettono l’editing “in parallelo” sia del codice sia del testo compilato per TeX sono
– BaKoMa TeX, di cui come ho scritto non si conosce pubblicamente lo status (vedere http://www.bakoma-tex.com/menu/talks.php)
– Compositor: https://compositorapp.com/ , mai testato e del quale non conosco eventuali limiti (l’editing del sorgente secondo la pagina web è fatto con una sorta di pop-up, vedere sezione “Source Editing When You Need It”). Ma funziona per il Mac, quindi forse tu lo puoi testare.TeXmacs è un software originale, che funziona per conto proprio, e che fra le sue funzioni ha anche quella di esportare verso LaTeX. Con LaTeX ci sono differenze sintattiche di fondo (credo sia il tipo di automa che può interpretare la grammatica, ma per questo non sono in grado di dare informazioni sufficienti), le macro sono impostate in maniera completamente diversa (con un linguaggio funzionale, che credo sia proprio diverso rispetto alle macro del TeX) e anche la filosofia è diversa (l’accesso al sorgente viene considerato come un supporto al WYSIWYG); per la filosofia vedere questo articolo di M. Gubinelli su maddmaths: http://maddmaths.simai.eu/divulgazione/focus/texmacs/ (è in forte polemica, ma argomentata, con TeX). Da quello che ho capito nelle discussioni con gli autori, la grammatica diversa rende il testo completamente strutturato (LaTeX per costruzione non può esserlo).
Come ultima osservazione sulla grammatica, non so se le diverse grammatiche influenzino la capacità di organizzare il testo in regioni arbitrarie di una pagina (per TeX, vedere Hoenig, A. (1987). TeX does windows-conclusion. TUGboat, 8(2), 211–215. …io ho solo letto l’introduzione e guardato le figure, non mi sogno di interpretare il codice … e “Comment on “TeX does windows” a pagina 216 dello stesso numero di TUGboat)
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19 Giugno 2021 alle 15:14 #120134::
Credo di aver capito tutte le descrizioni che hia scritto; certamente esistono grammatiche diverse, tuttavia quando il linguaggio è Touring completo, come lo è TeX e quindi LaTeX, dovrebbe essere possibile passare da un formato all’altro con un certo rigore; il punto è: quanto ci vuole in termini di tempo macchina a tradurre un linguaggio di programmazione in in altro linguaggio? Molto,moltissimo. Quindi i convertitori devono fare un compromesso fra tempo di ocnversione e efficienza del nuovo linguaggio.Ti faccio un esempio che non c’entra niente con TeXmacs e gli editor duali. Recentemente usando MS Word si può aprire in file PDF e converirlo in formato docx. Il file convertito può essere pensato come un file sorgente che si può editare e salvare un PDF modificato.
Siccome oggi Adobe Acrobat Pro oggi non è più acquistabile con la licenza education, ma si può solo usare su abbonamento (esiste un abbonamento education) si potrebbe usare anche quel software per modificare file PDF. Peccato che il costo mensile o annuale dell’abbonamento è accettabile solo da chi usa quel software come professione molto bene remunerata.
Perciò bisogna accontentarsi.È difficile immaginare un software capace di tradurre qualsiasi comando di qualsiasi pacchetto LaTeX in linguaggio “TeXmacs”; lo capisco benissimo; In seno al TUG , a livello internazionale, ci sono molti progetti in corso per generare nuovi programmi di composizione che offrano all’utente la possibilià di usare un insieme più ridotto di ocmandi, ma con la possibilità di fare tutto quello che LaTeX sa fare, Con ConTeXt ci sono molto vicini; Con LuaTeX si possono fare cose formidabili grazie alla cooperazione fra il linguaggio TeX e il linguaggio Lua; ANche il “semplice” LaTeX sta evolvendo a grandi passi grazie al linguaggio per sviluppaori LaTeX3.
Quello che mi sorprende dei riferimenti internet e articoli che citi evidentemente anche dagli scambi fra appassionati di TeXmacs, e che sono molto datati. LaTeX di oggio non è più quell degli anni ’80, nemmeno quello degli anni ’90; allora installavo su DOS-6.3 una installazione del sistema TeX che stava su due soli dischetti da 3.5″ (circa 2mibibyte); oggi si scaricano dalla rete malloppi compressi di 3.5gibibyte, che decompressi possono occupare 5.5gibibyte di disco fisso.
Tuttavia hai ragione, Né LaTeX moderno, né ConTeXt, Né LuaLaTeX sono wysiwig né permettono di modificare direttamente anche ilfile di uscita; Non dispngono di editor capci di farlo; né di solito traducono in visualizzazione qualunque cosa uno scrva sulla tastiera; anche perché, se anche si segue quella strada, il programma deve ricomprre l’intero capoverso ad ogni tasto che si preme. Per fare la tipografia secondo i dettami dell’arte, non puoi comporre il singolo capoverso o la singola pagina senza avere l’intero capoverso o l’intera paigna già in forma tale da poter ottimizzare il risultato.
Lo scopo di TeXmacs, di LyX, in parte di BaKoMa, è quello di rendere più facile l’input a scapito dele performance estetiche; certo fanno meglio della maggior parte dei word processor interattivi, tuttavia per fare quello che sono capaci di fare devono rinunciare a qualcosa.
È quindi una questione di estetica finale; con questo non voglio dire che non si possano fare schifezze compositive anche con LaTeX e compagni. Ma qusti software tendono a fornire all’utente il meglio che si possa ottenere dalla tipografia. Non per niente Knuth inventò TeX, ed aveva una versione usabile già nel 1978, perché non era soddisfatto della bassa professionalità dei tipografi-compositori che cominciavano ad impigrirsi in quegli anni, grazie ai vari software commerciali e professionali che cominciavano ad essere disponibili. Knuth era un matematico, non un informatico, ma aveva ed ha una mentalità rigorosamente logica che gli ha permesso di scrivere The Art of Computer Porgramming; e poi di creare TeX. HA avuto un enorme successo perché TeX e i suoi figli fanno un ottimo lavoro; sono difficili da usare? forse. Cis sono strumenti che ne facilitano l’uso? certamente e sono la moltitudine di shell editor che sono stati creati. È una cosa da informatici? Non direi: io ho insegnato elettronica in un politecnico, ma come appassionato di LATeX ho seguito i lavori di moltissime persone; linguisti, ellenisti, giuristi, medici, diaconi, monaci, sociologi, eccetera, quindi persone che non avevano mai studiato qualunque cosa di programmazione in qualunque linguaggio, ma che hanno scritto bellissimi testi; mi fa piacere ricordare un giurista, appassionato di astronomia e di navigazione a vela, che ha scritto un paio di edizioni critiche di scritti di Archimede. Sempre usando LaTeX, senza ricorrere a surrogati. TeXmacs non è un surrogato né di LaTeX né di un qualunque LaTeX friendly shell editor, ma può diventarlo nelle mani di qualche utente.
Avevo due colleghi che usavano una software commerciale per comporre testi pubblicabili, aveva un nome che assomigliava a Spectre, ma non era questo; lo trovavano molto più facile da usare di LaTeX; con l’andar del tempo hanno abbandonato quel software e ora usano solo LaTeX.
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21 Giugno 2021 alle 9:49 #120135::
Rispondo solo a due punti che mi premono di piùQuello che mi sorprende dei riferimenti internet e articoli che citi evidentemente anche dagli scambi fra appassionati di TeXmacs, e che sono molto datati.
Sono i riferimenti significativi (secondo me) che ho trovato sul tema (escludendo il lavoro su TeXmacs e il software BaKoMa). Ho anche controllato su Google Scholar le citazioni ad un lavoro di P. Chen e M.A. Harrison: Chen, P., & Harrison, M. A. (1988). Multiple representation document development. Computer, 21(1), 15–31. https://doi.org/10.1109/2.222114 — mi pare sia lo stesso tema della tesi di dottorato, ne esiste una copia su ResearchGate messa a disposizione da Harrison; le citazioni sono tutte entro il 2000 (approssimativamente), e non mi sono parse (a giudicare dai titoli) contenere dimostrazioni di software più avanzati rispetto al VorTeX.
La mia impressione è che il tema “editor duali” e anche il tema più generale “rappresentazione multipla” sia stato lasciato da parte—c’era un fermento culturale (così uso l’espressione dei miei libri di testo delle scuole) che non vedo nei decenni successivi.
Detto questo, ho riprovato BaKoMa TeX, scaricando la versione di prova (il sito non è più sotto il controllo dell’autore, che è deceduto, ma ho dato per buono che il software sia nelle condizioni in cui l’autore lo ha lasciato: in altre parole forse a scaricare ed installare c’è un po’ di rischio, ma la curiosità ha vinto).
Lo scopo di TeXmacs, di LyX, in parte di BaKoMa, è quello di rendere più facile l’input a scapito dele performance estetiche
Nel mio test con BaKoMa (di un paio di ore) mi pare che le prestazioni estetiche siano le stesse di quelle del “TeX batch”—gli algoritmi che l’autore ha implementato nel software devono essere sottili, perché posso scrivere sia nella rappresentazione visuale che in quella sorgente e tutto sembra stare in ordine, sincronizzato e per quello che vedo rappresentato come risulterà nell’output della compilazione. Il cursore si muove in maniera sincronizzata nelle due rappresentazioni (bisogna imparare un piccolo dettaglio: quando un ambiente è seguito da un altro ambiente, se uno muove il cursore nella rappresentazione “visuale” il cursore non può essere messo fra i due ambienti). Ho usato un file di un paio di pagine, da quello che mi ricordo di aver letto BaKoMa funziona bene anche con file più lunghi (deve essere la compilazione incrementale).
Ho provato una macro semplice e gli argomenti possono essere editati nella rappresentazione visuale (idem per un ambiente di mdframed). Mi aspetto che questo avvenga “sub conditione”, quando è possibile fare corrispondere la posizione del cursore nell’output della macro alla posizione del cursore nell’argomento.Forse un modo per salvare il software è che se ne interessi una grande organizzazione (magari il TUG) che sia in grado di trattarne l’acquisto con gli attuali possessori dei diritti e raccogliere i fondi necessari.
Detto ciò le mie brevi prove mi hanno mostrato che non è ovvio, come credevo, che una rappresentazione duale sia più comoda della rappresentazione singola, ho percepito come fastidioso il muovermi fra le due rappresentazioni—cosa che ho dovuto fare alcune volte per sistemare il cursore fra due ambienti, un paio di volte per “convincere BaKoMa” a farmi mettere un gruppo in apice al post di una lettera sola (può essere che non abbia capito come fare) e per aggiungere un punto ad una lista quando il punto corrente finiva con un’equazione. Ho avvertito una forte inclinazione ad usare solo una o solo l’altra rappresentazione.
Un punto da considerare è che ho uno schermo piccolo, e ho messo la finestra del codice in basso a sinistra. Forse con uno schermo più grande avrei potuto mettere le due rappresentazioni fianco a fianco e sarebbe stato più comodo.
Sono stato superficiale a dire che “così va bene”, credo che la cosa saggia sia fare più esperienza. Per la cronaca, l’impostazione di TeXmacs è scrivere solo nella finestra WYSIWYG (che viene rappresentata di default), e passare saltuariamente alla rappresentazione sorgente.
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24 Giugno 2021 alle 12:40 #120136::
giovanniP” post=120637Detto ciò le mie brevi prove mi hanno mostrato che non è ovvio, come credevo, che una rappresentazione duale sia più comoda della rappresentazione singola, ho percepito come fastidioso il muovermi fra le due rappresentazioni […].
Per me è ovvio il contrario: più roba c’è sullo schermo, più cose devi imparare e tenere sotto controllo.
La prospettiva di poter mettere mano sia sul sorgente (con il documento finito che cambia di conseguenza) sia sul documento finito (con il sorgente che cambia di conseguenza: ma come?) non mi alletta gran che.
Word dà dei problemi di suo e LaTeX non è sempre facile da gestire: un sistema che li combina può avere (forse) i loro punti di forza, ma anche tutti i loro problemi, se non di più.
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2 Luglio 2021 alle 11:46 #120137::
lorenzo.pantieri” post=120650
La prospettiva di poter mettere mano sia sul sorgente (con il documento finito che cambia di conseguenza) sia sul documento finito (con il sorgente che cambia di conseguenza: ma come?) .
Questo lo so 🙂
In BaKoMa c’è un set di costrutti che possono essere inseriti attraverso menu o scorciatoie da tastiera. Tutti gli altri costrutti devono essere inseriti a partire dal codice sorgente; la facilità d’uso non è però data dall’inserimento della macro, ma dall’inserimento degli argomenti, i quali possono essere inseriti nell’interfaccia WYSIWYG. Lo ho già scritto in un messaggio precedente ma espando un poco l’esempio con l’ambiente di mdframed; nel mio test ho modificato leggermente un esempio della guida di mdframed, adesso lo propongo qui così com’è nella guida perché non ho il mio file sottomano.
Supponiamo di avere nel preambolo
`
\newmdtheoremenv [%
outerlinewidth = 2 ,%
roundcorner = 10pt ,%
leftmargin = 40 ,%
rightmargin = 40 ,%
backgroundcolor = yellow!40 ,%
outerlinecolor = blue!70!black ,%
innertopmargin = \topskip ,%
splittopskip = \topskip ,%
ntheorem = true ,%
] {theorem}{Theorem} [section]`
e nel file
`
\begin {theorem} [Pythagorean theorem]
. . .
\end{theorem}`
Nella parte WYSIWYG compare la cornice nella sua forma tipografica nella quale si può inserire il testo (argomento dell’ambiente). Ho fatto solo due prove (questo ambiente e una mia macro con alcuni argomenti), immagino che l’inserimento WYSIWYG sia possibile quando c’è una corrispondenza semplice fra la posizione del cursore nella rappresentazione visiva e la posizione del cursore nel codice.
Per quanto riguarda le formule (cosa essenziale, perché il codice che genera le formule è più difficile da leggere delle formule stesse), c’è un insieme di scorciatoie da tastiera per inserire le parti di formula (frazioni, radici, apici, pedici … non ho il programma sott’occhio e non mi ricordo quanto è completa). Quest’ultima parte la fa anche LyX. La differenza importante è che BaKoMa, al contrario di LyX, non ha bisogno di una traduzione manuale di ogni nuovo costrutto per fare l’editing WYSIWYG dei suoi argomenti (come detto sopra, mi aspetto che l’editing visuale degli argomenti sia sottoposto ad una condizione sul movimento del cursore).
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