Storia delle varianti delle lettere greche

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  • #115813
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    LaTeX permette di inserire alcune lettere greche in due differenti varianti, ad esempio \phi e \varphi. Tuttavia nei testi di letteratura greca viene utilizzata sempre la stessa variante.

    Sapreste dirmi la storia di queste varianti?
    E’ facile immaginare che siano state introdotte per aumentare il numero di simboli utilizzabili ma come siano nate mi ha sempre incuriosito.

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    • #115814
      OldClaudio
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        @desk7
        , hai posto una bella domanda.
        Ma non credo che ci sia un’unica risposta.
        Vediamo di fare luce sulla questione; io ho disegnato i ofnt greci del sistema TeX, più o meno ufficiali, ma non sono gli unici che si possono usare; diciamo che ho inventato la codifica LGR e con questa codifica ho disegnato un migliaio di polizze. Tuttavia non mi sono inventato quasi niente; mi sono comperato un grosso libro che parla dell’origine e delle caratteristiche dei caratteri greci, pubblicato, se non ricordo male dalla Greek Font Society. e l’hi ho trovato l’evoluzione dei caratteri, specialmente di quelli per la stampa,ma non solo, scoprendo che i primi fonditori di caratteri greci si sono trovati a Venezia verso la fine del 1400; fino a quando la Grecia non è riuscita ad ottenere l’indipendenza dall’impero ottomano, la stampa di libri in Grecia era quasi assente.
        Tuttavia c’erano i manoscritti, specialmente quelli delle sacre scritture apprezzatissimi ancora oggi, sebbene credo che siano leggermente difficili alla lettura dei greci moderni a causa di moti simboili speciali che rappresentano grupi di lettere.

        Tuttavia di solito un font greco non contiene tutte le varianti che compaiono fra i font matematici greci di TeX. Tuttavia oltre al sigma finale e al sigma interno o iniziale, oggi si può trovare un beta iniziale e un beta interno. In quati casi la differente forma indica la posizione della lettera nella parola, non rappresenta una variante stilistica.

        In fondo non è niente di diverso da quello che succede con i caratteri latini; trovi fra le minuscole il font che dispone della”v” con il fondo a punta e font con la ‘v” con il fondo curvo; trovi font con la “g” a forma di una specie di otto, e font con la gamba semplicemente curva; Trovi font con la parte orizzontale della “e” che è davvero orizzontale e di quelli in cui la “e” ha quel tratto obliquo. Insomma si tratta di varianti stilistiche che possono rendere le lettere più comodo da leggere con una lettura lunga e continua, mentre altre servono maggiormente per testi brevi. Ma si tratta per lo più di gusti. Qui nel forum ci sono dei grani estimatori dei font Garamond, ma la stessa installazione completa e aggiornata di TeX Live contiene diversi Garamond e, ovviamente, gli utenti si dividono in categorie che preferiscono questi piuttosto che quelli.

        Ricorda, comunque che i caratteri minuscoli son stati disegnati imitando le calligrafie di scrittori della fine del 1400. Sembra che quello che noi chiamiamo tndo sia una imitazione della calligrafia tonda del Petrarca; il corsivo sarebbe l’imitazione di una scrittura cancelleresca; ma a quai tempi le scritture era fatte con le piume d’oca e ogni scrivano aveva la sua. poi, evidentemente, i gusti sono cambiati nei secoli successivi; ho una versione (anzi due) del Manuale Tipografico di Giambattista Bodoni, i cui caratteri (latini e greci) sono apprezzatissimi anche oggi. Ma il suo disegno della pagina oggi non sarebbe più apprezzato; allora, fine ‘700 — inozio’800, egli era il tipografo più apprezzato dal mondo colto di allora.

        Sperimenta con i vari caratteri testuali distribuiti con il sistema TeX; ce ne sono molti, Artemisia, Didot, Bodoni, Porson, NeoHellenic, ed altri; vedrai che le forme delle lettere sono assai diverse sa una collezione all’altra. Sono caratteristi degli stili che ognuno può scegliere. Io apprezzo particolarmente Didot, bodoni e Artemisia; quest’ultimo è immediatamente riconoscibile dalla forma della sua “η”, diversa ed originale.

      • #115815
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        Grazie mille per la esauriente spiegazione. Mi rendo conto che le forme delle lettere sono diverse da una collezione e l’altra ma ciò che mi incuriosisce è che solo per certe lettere siano codificate due diverse varianti in ogni collezione, varianti delle quali una sola si ritrova in letteratura greca mentre l’altra è appannaggio esclusivo dell matematica.

      • #115816
        OldClaudio
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          Non a metterei in questi termini; in letteratura ho visto testi che usano solamente ρ e altri solamente ϱ. Personalmente preferisco sempre la seocnda forma; analogamente per φ e ϕ. In matematica io preferisco di gran lunga il rho con la gamba curva e il phi disegnato con un unico tratto continuo, indipendentemente dal fatto che spesso in matematica si usano gli altri due segni.
          Un freuqentatore del forum `è un appassinato di Archimede e ha scritto delle edizioni critiche di alcuni suoi testi, in particolare l’Arenanrio e i Galleggianti. Egli cura con attenzione anche l’aspetto stilistico e per il corsivo usa i font Lipsiano, di fatto disponibile solo con i font LGR e non usa mai il corsivo più diffuso in Grecia, l’Olga. Anche epr la matematica fa mota attenzione alle varianti che sono disponibili anche con i normali font matematici Computer Modern, dove di solito sono ocnsiderati normali i caratteri che contengono meno ratti curvi.

          Invece nei testi letterari, dive la matematica è fuori discussione, fa parte dello stile usare sempre la stessa forma del carattere, trenne in quei casi in cui si voglia distinguere la lettera intermedia da quella inziale o fnale, per esempio con σ e ς, β e ϐ; invece la scelta fra κ e ϰ, θ e ϑ e le altre lettere con varianti è solo una scelta editoriale.

          La cosa succede anche con i font codificati con un byte, tipo i font codificati LGR della GFS che ti ho segnalato. e con i font multibyte OpenType che, non avendo praticamante nessun limite sulle varianti di forma dei loro glifi talvoltano presentano tre o quattro varianti della stessa lettera. St poi al tipografo o al book designer di specificare quale variante usare sempre.

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