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@leonida 1991, in nesun libro normale i margini interni sono maggiori dei margini esterni.
C’è una logica o più d’una:
a) otticamente in un libro in cui le pagine sono stampate sia sul front sia sul retro (recto/verso) quando il libro è aperto, i due margini interni sono affiancati e lasciano una grnade striscia banca al centro del libro aperto. L’effetto peggiorerebbe se i margini interni fossero apiù grandi dei margini esterni. per cui tradizionalemente, fin dai tempi di Gutenberg, il margine interno è la metà del maringe esterno; più modernamente di solito lo si fa 2/3 del margine esterno; per leggere a schermo li si fa uguali,ma mai il marigni interno maggiore di quello esterno. Va notato che ogni regola tradizionale può essere vilata,ma deve esserci un ottimo motivo per farlo. Knuth, il creatore del sistema TeX, per esempio, ha pubblicato un libro intitolato “Concrete Mathematics”, interessantissimo epr il so contenuto dove mescola la matematica del continuo con quella del discreto, ha impostato il margine interno molto più ampio di quello esterno, quasi il doppio, ma l’ha anche rimpito di note marginali a loro volte composte con le battutacce che gli studenti in aula facevano quando spiegava quelle cose; In questo modo il marigni interno svolge una precia funzione e non è mai una striscia vuota nella pagina (le battutacce erano molto numerose…); nello stesso tempo le battutacce servivano per rendere meno pesante la lettura del testo vero e proprio, perché l’argomento è/era piuttosto difficile.
b) In passato, quando i libri erano di pergamana o anche di carta fatta a mano, e i libri erano molto cari, li si usava per decenni; pensa ai messali, grandi e usati per decenni, se non per secoli. il margine esterno più ampio, accompagnato da un margine inferirore ampio più di quello superiore, servivano anche per avere più spazio per toccare il foglio per girare pagina, e visto che nei secoli passati non erano al massimo dell’igiene, l’angoo esterno inferiore assumeva un colorino tendente allo sporco, oltre a produrre un consunmodi carta e/o di pergamena. Recentemente ho visitato il laboratorio di restauro dei libri antichi (essenzialmente messali) in un famoso monastero piemontese (dove secondo la leggenda avrebbe passato la notte Carlo Magno, durante il suo pellegrinaggio verso Roma, dove fu incoronato dal Papa imperatore del Scro Romano Impero il giorno di Natale dell’anno 800 — giusto per segnalare quanto sia antico questo monastero) e il frate Mestro Restauratore oltre a occuparsi della sporcizia accumulata dalla pergamena nel tempo, ricreava l’angolo mancante con una sua speciale miscela adatta allo scopo: se i margini esterno e inferiore fossero stati piccoli, la consunzione sarebbe stata tale da rovinare anche il testo manoscritto dall’amanuense.
Lungo spiegone; te l’ho scritto anche per segnalarti che in tipografia si usano criteri estetici che risalgono ai vecchi codici manoscritti; col passare del tempo certi canoni estetici vengono aggiornati, ma le ragioni che hanno dato origine a quelle tradizioni non sono piovute dall’alto ma avevano e hanno tuttora la loro funzione pratica.