Risposte nei forum create
-
AutoreRisposte
-
::
Ritorno ad intervenire per un ringraziamento e un aggiornamento.
Grazie allla ripresa della riflessione sulla randomizzazione, mi è venuto in mente di poter comunque intervenire, surrettiziamente, con uno script per LibreOffice che modificasse un po’ (altezza-larghezza) i caratteri ripetuti. Dopo averlo ottimizzato e soprattutto fatto via via valutare i parametri ai redattori, ora siamo in produzione: vedi l’ultimo numero http://www.ilcovile.it/scritti/COVILE_778_Mazzola.pdf .
Sullo schermo, quando siamo su scala ridotta, la visione è un po’ deformata dal rendering insuffiiente , ma soprattutto in stampa ci si avvicina a quanto ricercato.
::
Quindi se è misurabile in un certo modo potrebbe essere descritta da modelli matematici
–> Complimenti. Certo, è questo il gigantesco lavoro teorico aperto da Christopher Alexander e Nikos Salingaros…e quindi trasformata in codice che la replichi in formato digitale
–> è quello che spero. Il Covile cerca di mostrare esempi in quella direzione.Alla fine il concetto di un font dinamico è molto bello ma di fatto anche i Fell Types usati per il covile sono comunque comunissimi font come gli altri e quindi ogni glifo è disegnato e, ad esempio la L o la G, sarà una determinata lettera sempre uguale a se stessa.
–> Si, ma vorrei che fosse uguale a sé stessa come un cipresso è uguale ad un altro, una margherita ad un’altra.Senza contare che sul kindle i pdf col computer modern vengono comunque resi così grezzi se si aumenta la nitidezza.
–> Sul mio portatilino Ubuntu da 11 pollici ho messo come font di sistema i FellType e li trovo bellissimi e di buona lettura, ma non vorrei andare troppo sul soggettivo.Grazie ancora per l’attenzione.
::
Io non sono convinto che nessuno si accorga di una variazione di giustezza di 3pt, visto che 3pt sono circa un millimetro; un millimetro di variazione della giustezza si vede benissimo ad occhio nudo.–> Certamente ce ne accorgiamo, ma quello che vorrei non è la semplice dilatazione di una linea ai fini della buona giusticazione, bensi dare una t olleranza, una variazione random, a TUTTE le linee e poi sfruttare questa variabilità ai fini della microgiustificazione, così tutte le “a”, le “b”, tutti i caratteri, dovrebbero essere leggermente individualmente diversi per forma e dimensione.
La soglia di variabilità che invece di rendere l’ordine più umano, naturale, lo spezza, è misurabile: ad esempio è misurabile la variabiltà dei testi cinquecenteschi e secenteschi universalmente riconosciuti come i più belli…
::
E’ spiegato nel numero citato. In sostanza si tratterebbe di dare una piccolissima tolleranza, sulla soglia del percepibile, alla giustezza delle singole righe ed a ogni singolo carattere (dimensione, kerning ecc…) in modo da rendere meno meccanico l’ordine (necessario) della pagina.
Inoltre sfruttare questa tolleranza per migliorare la giustificazione… Per farti un esempio un vecchio tipografo monotype non aveva scrupoli, per togliere un’orrenda ultima riga residua di una sillaba, nell’aumentare (o diminuire) la giustezza del periodo di qualche punto. Nessuno se ne accorgeva. Io lo faccio spesso nel Covile e nessuno se n’è mai accorto…
::
Proprio così.
Aggiungo che sono interessato a Latex, frono fatte anche prove di impaginazione del Covile con Latex, ma riultarono troppo complesse…
Latex mi darebbe capilettera e giustificazioni migliorata, ma non, almeno credo, quello che più mi interesserebbe: bordi dei box che simulino il disegno manuale e randomizzazione del layout.
::
Scusate, sono il responsabile delle scelte tipografiche che state trattando. Qualche nota:Mi stupisce che abbiano usato libreoffice… sarei curioso di vedere il sorgente del pdf.
->se mi inviate il Vostro indirizzo (il mio è il.covile@gmail.com) posso inviarVi il sorgente odt dell’ultimo numero.
Quasi tutti i font sono di pubblico dominio.Evidentemente vogliono dare l’idea di un testo vintage
-> in realtà la scelta, di compromesso, ha ragioni complesse:
per una prima spiegazione si veda http://www.ilcovile.it/scritti/COVILE_609.pdfIn musica equivarrebbe a produrre un cd con il fruscio di fondo, per dare l’impressione di ascoltare un vinile.
-> In effetti, per quel poco che ne so, credo che sia prassi introdurre del rumore, bianco o rosa, nel
mixaggio della musica registrata in cabina, per renderla più calda, meno innaturale.non oso immaginare se provassi a stampare.
-> Invito a provare. I lettori in genere ne sono più che soddisfatti.Grazie per l’attenzione
Stefano
-
AutoreRisposte