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AutoreRisposte
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Mah, in effetti anche Gruber (daringfireball.net) diceva che piallare è una sciocchezza. Però dovevo sistemare un paio di cose:
– liberarmi di una partizione bootcamp che uso solo rarissimamente per giocare; ho deciso di metterla sul disco esterno
– mettere un po’ di ordine tra i vari pacchetti opensource del filesystem. Adesso ho una bella installazione di mysql, rails, rmacigk, mongrel e co. di sistema, e senza macports (anche lui mi sta antipatico 🙂 )
-cogliere l’occasione per fare un bel repulisti: ho migrato i dati utente dalla copia clone, ma non le applicazioni, così metto su solo quelle che uso. Sono un casinista per natura e le cose si accumulano e si accumulano, sulla scrivania, nel frigo, e nell’hard disk…
Forse c’è anche una componente di retaggio dei tempi di windows; sono quattro anni ormai che non riformatto un pc, ma le ferite sono profonde 😀
Grazie mille per le dritte, mi butto su mactex.
Davide
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Update.
Ho trovato un modo un po’ sporco per risolvere il problema.
Nel file curve.cls c’è:` \def\@prefix{\textbullet}
\newcommand\prefix[1]{\gdef\@prefix{#1}} `Ho semplicemente eliminato \textbullet.
C’è un modo per cambiare questo prefix senza modificare il foglio di stile? Ho provato con \renewcommand, senza successo…
Davide
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Risolto. Ho dovuto smanettare un po’ con i settaggi della shell. In effetti aggiungere il path di lilypond alla variabile path non era stata un’idea brillante. Ho elimitao il path di lilypond e poi, per rendere i comandi di lilypond accessibili alla shell ho creato degli script exec, come spiegato qui.
Adesso tutto funziona bene, pare 🙂
Grazie ancora,
Davide
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Ehm, mi sa che il maleducato che ha aggiunto il path sono io. L’ho fatto perché lilypond-book, il comando che uso per preprocessare la tesi (che contiene sia abc che lilypond, lo so, sono incontentabile) fosse disponibile accessibile dalla shell.
Adesso provo ad agire rimuovedo il path da .profile, tuttavia il problema, in parte, resta: la compilazione ‘finale’ della tesi, quella che passa per lilypond-book, è eseguita da uno scriptino shell che usa prima lilypond-book e poi pdflatex. Forse l’unica soluzione è eliminare la path di lilypond da $PATH e inserire l’intero percorso del comando in nello script shell. O sbaglio?
Grazie mille per l’aiuto,
Davide
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Mi sono reso conto ce lo stesso problema si presenta con la vorgletta singola interna. Ecco un esempio:`in an article called “Irish History and Mythology in James Joyce's `The Dead'{}'' `
Le graffe risolvono il problema in fondo, ma la virgoletta prima di The è chiusa, anzichè aperta. C’è una soluzione semplice anche per questo?
Grazie,
Davide
26 Febbraio 2007 alle 20:05 in risposta a: Testi con titoli che contengono citazioni in bibtex #13113::Ho sempre trovato le convezioni tipografiche dei testi umanistici parecchio bizzarre.
Concordo pienamente; lo scorso febbario stavo impazzendo per rispettare le convenzioni di una rivista accademica della mia facoltà.
Anche l’uso di ibidem spesso genera solo confusione; capita di trovarsi a leggere una nota a piè di pagina come ‘ibidem p. 54’ e dover tornare indietro di 3-4 pagine per capire a che testo ci si riferisce. Per fortuna biblatex permette di azzerare il ‘contatore di ibidem per ongni gruppo di facciate affiancate, così non bisogna girare pagina per identificare il testo citato. Credo che ibidem sia nato nei testi con note finali; lì, in effetti, non è difficile trovare le citazioni precedente (sono semplicemente sopra).
Il problema della preponderanza delle note in ambito umanistico esiste; credo che molti ne abusino; se fosse per me metterei le citazioni, almeno quelle dalle fonti primarie, tra parentesi nel corpo del teso, magari con un’abbreviazione. Tuttavia non bisogna dimenticare che i testi sono per un umanista quello che i dati numerici sono per uno scienziato: rimandare alla pagina precisa del testo citato è una necessità.
Va poi detto che, per fortuna, sempre più testi usano la semplice notazione americana autoore-anno; se avessi potuto l’avrei fatto anch’io 🙂
Ciao,
Davide
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