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Certo l’argomento è stato già oggetto di discussione. Anche io ho in un certo senso ho il tuo problema e proprio in questo periodo sto conoscendo diverse soluzioni. Se hai tempo (io no) tikz, pstricks, pgfplots, asymptote sono molto molto potenti. Sta solo a te metterti con i manuali in mano, per capirci qualche cosa. E questo è il metodo forse più conveniente (ma richiede tempo e fantasia). Altra strada sono i sistemi LaTeX-aware. Però dipende sempre da dove proviene il grafico. Per esempio, se il grafico viene da Matlab, ti viene in aiuto matlab2tikz, laprint (questi ho scoperto). Se il grafico/figura proviene da altre fonti, allora ti consiglio di passare tramite i file eps e lavorare con psfrag (il manuale di 12 pagine è anche in italiano).Questo sistema permette di annotare figure/grafici in modalità LaTeX, cioè con gli stessi font di LaTeX. Ultima cosa che mi viene in mente e consigliarti IPE, che contiene una funzione che permette di processare righe di codice LaTeX e quindi risolvi il problema, mentre con Inkscape esiste un plug-in (textext) che aggiunge la medesima funzionalità (personalmente però, non sono mai riuscito a farlo funzionare).
Chiudo, rimandandoti ad una più attenta analisi/ricerca (anche sul forum) delle cose che ti ho detto, e ti invito a leggere nel numero 6 si Arstexnica l’articolo di Agostino De Marco: Gestione avanzata delle figure in LaTeX. E molto utile.
::0. Pane per i denti di Enrico. 😉
1. Credo che siamo in uno di quei rarissimi casi in cui la spaziatura automatica di LaTeX non è soddisfacente. Il problema è la forma che hanno la “V” e la “A”: sono lettere che, scritte una dopo l’altra, fanno sì che lo spazio apparente fra le due sia più grande di quello che si avrebbe con altre lettere.
2. Sì, mettere uno spazio negativo è una soluzione (anche nell’Arte trovi esempi di questo tipo).
3. Se usi i Palatino (nel preambolo, \usepackage{mathpazo}) questo problema non ce l’hai.
4. Di sicuro, non si scrive $=cost$: in questo modo LaTeX interpreta “c”, “o”, “s” e “t” come 4 variabili e le moltiplica. Vanno usati \textup o text (cerca nell’Arte).Ciao,
L.Grazie Lorenzo per la risposta.Proprio dall’arte ho appreso l’uso dello spazio negativo, e da quanto ho capito, la soluzione può andare. Ignoravo il fatto di usare \textup o text perchè credevo che andasse bene $=cost$. Ora mi rendo conto che quella costante và scritta in modalità “testo” (in effetti sembrano 4 variabili moltiplicate tra loro).
Grazie ancora per le informazioni 😉 .
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Pacchetto subfig.
Ti invito a (ri)leggere:
1. L’arte di scrivere con LaTeX
2. Breve guida ai pacchetti più comuni (2008).
8 Dicembre 2009 alle 18:32 in risposta a: Formati aperti per inclusioni di animazioni in un pdf #39978::Nel tuo sistema dovrebbe esserci un file che si chiama pdftex.map (trovi il percorso nel .log di qualsiasi documento compilato con pdflatex). Se l’installazione dei CMSuper è corretta, dovrebbe esserci in questo file una riga come
`ecrm1000 SFRM1000 “T1Encoding ReEncodeFont”Si ho verificato ed effettivamente la riga c’è.Quindi da come mi hai detto i CM-Super sono installati correttamente.Ho adottato la soluzione proposta sopra con i Latin Modern però noto che le lettere sono più “pienotte”.Ad ogni modo, un grazie ad entrambi 😀
::Il problema dei font sgranati è stato affrontato più e più volte sul forum. A che cosa serve la codifica T1 e perché è opportuno sceglierla? Cerca sull’Arte, trovi la spiegazione. Li hai i CM-super installati? Che distribuzione usi?
Ciao,
L.I CM-super sono installati.La distribuzione è MikTex 2.7 (vedi firma).
Ho riletto una parte e riporto ciò che ho letto/capito:Se non carico fontenc LaTeX carica solo i 128 caratteri del vecchio sistema ASCII a 7 bit e per creare lettere accentate LaTeX combina un carattere con l’accento.Se si carica il pacchetto fontenc con l’opzione T1 vengono caricati anche i caratteri speciali (lettere già accentate )dei font EC.Impiegando questi font si può migliorare la sillabazione in documenti scritti in lingue diverse dall’inglese, ed è quindi decisamente consigliabile farne uso.
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Quindi viene consigliato come pacchetto da caricare.Ora quello che accade è che caricando questo pacchetto,che serve a migliorare la sillabazione perchè io scrivo documenti in Italiano, le lettere appaiono sgranate.
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Salve. Come potete constatare dalla data della mia registrazione in termini di LaTeX e tipografia sono ancora abbastanza inesperto.Tuttavia in questi mesi ho allenato l’occhio e, proprio per questo, ho trovato un problema riguardo i font. Mi spiego : utilizzo il font di default di LaTeX (computer modern) e alla visualizzazione dell’output trovo il font, come si suol dire, “sgranato”.Me ne sono accorto perchè mettendo a confronto alcune pagine de “Introduzione all’arte della composizione tipografica” del professore Beccari con alcune ricompilate sul mio PC ho notato la differenza.Tale tema è stato spesso trattato in questo forum, e alcune soluzioni proposte non riescono ad aiutarmi.Per esempio: Al posto di Acrobat Reader 9.2 ho utilizzato SumantraPDF 0.93 ma nulla da fare, quindi non è un problema del visualizzatore.
Domanda : come posso risolvere?
La cosa strana è che nel preambolo della GuidaGuIT trovo commentata la riga:
`%\usepackage[T1]{fontenc}`
ora, facendo lo stesso nel mio documento, la situazione sembra migliorare, anzi per dirla tutta, l’output è identico (in termini di qualità) a quello della GuidaGuIT. Questa potrebbe essere una soluzione?. Nelle diverse guide, un documento minimo contiene sempre il pacchetto fontenc con codifica T1.
Ho letto in giro ed ho trovato questo in cui se ho capito bene, senza fontenc i caratteri ascii da 128 – 255 non vengono codificati giusto?
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Devo dire la mia. A prescindere dalla qualità delle guide (che trovo ottime), ringrazio Dio che ci sono, altrimenti LaTeX sarebbe per me veramente difficile.
LaTeX è un linguaggio di programmazione, in quanto tale, ciò di cui necessita un neofiTeX e ciò che dovrebbe essere scritto nelle guide è:-
sapere la struttura del sorgente che deve essere compilato;
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un minimo di sintassi e semantica dei comandi
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esempi minimali;
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tanta fantasia:questa deve essere una dote intrinseca dell’utente.
E’ chiaro che chi usa LaTeX nella sua forma finale e “globale” (cioè da utente) alcuni comandi deve ricordarli, ma in informatica si sà,in genere il nome di un comando ne giustifica il significato, quindi tanto difficile non è. Se poi si capita davanti ad un chapter* o tabular* e si vuole conoscere la storia di quell’asterisco, bisogna armarsi di tanta volontà e scendere ad un livello più “locale”.
Premesso ciò, ancora una volta mi sento di ringraziare Lorenzo (e compagnia bella) per i suoi articoli e per tutto il tempo che dedica alla loro stesura.
::`\begin{flushleft}
\ttfamily
\begin{tabular}{@{}c*7{c}}
NODE & VOLTAGE & NODE & VOLTAGE & NODE & VOLTAGE & NODE & VOLTAGE \\
(1) & 0.0000 & (2) & 0.0000 & (3) & 4.0338 & (4) & 10.0000 \\
\end{tabular}
\end{flushleft}`Ivan ho utilizzato il tuo codice.
Io di solito, per l’ambiente tabular, uso {|c|c|}, quindi capisco che {@{}c*7{c}} è dovuto alla formattazione della tabella, ma mi spieghi cosa significa?
Inoltre vorrei che il testo nella cella della tabella fosse allineato a sinistra, come posso fare per ottenere questo?Enrico non ho utilizzato il tuo codice perchè la tabella viene centrata e poi vengono le linee orizzontali dovute a \toprule, \midrule e \bottomrule ed inoltre il carattere non è dattilografico. Ti ringrazio comunque.
`\begin{center}
\begin{tabular}{*{8}{c}}
\toprule
Node & Voltage & Node & Voltage & Node & Voltage & Node & Voltage \\
\midrule
(1) & 0.0000 & (2) & 0.0000 & (3) & 4.0338 & (4) & 10.0000 \\
\bottomrule
\end{tabular}
\end{center}`Ciao.
Daniele.
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