Antonio Mosca

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  • in risposta a: synctex con texworks: dal .tex al pdf ma non dal pdf al .tex #65446
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    grazie per la risposta,
    purtroppo il punto è che il visualizzatore di pdf di texworks dovrebbe essere integrato di suo, e nelle preferenze di texworks relative a xelatex c’è la “riga magica” $synctexoption , dunque non c’è ragione perché non funzioni…
    peggio: in verità la sincronizzazione, nei due sensi, funziona, solo che funziona male: dal sorgente al pdf nessun problema, mi rimanda al punto esatto del pdf corrispondente al sorgente; se invece dal pdf vado al sorgente, mi rimanda sempre alla fine del testo scritto, da qualunque punto del pdf io parta. mistero…

    in risposta a: Consigliare memoir ai principianti (lettori dell’Arte)? #65405
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    Grazie a te Ivan per i bellissimi pacchetti che hai creato, così come ringrazio Lorenzo, alle cui guide devo quella che fu per me, a suo tempo, una vera e propria rivoluzione latexo-copernicana. Un ringraziamento andrebbe anche a Enrico, e non solo per le sue guide: più spulcio il forum per trovare risposte ai mei dubbi e più le sue doti divinatorie nelle risposte si ammantano ai miei occhi di leggenda…

    in risposta a: Consigliare memoir ai principianti (lettori dell’Arte)? #65401
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    Per quanto riguarda le ragioni di usare suftesi e i possibili paragoni con classicthesis e memoir, posso dare la mia testimonianza esterna di “principiante di lunga data” a cavallo fra scienze umane e scienze esatte.

    Classicthesis è assolutamente la veste più elegante e più “umanistica” possibile per una tesi “scientifica”, ma il punto è che anche suftesi permette di avere un aspetto simile a quello degli Elements, dunque più “da scienziati” e al contempo elegante. L’inverso pero’ non vale: classicthesis non va per niente bene per una “vera” tesi umanistica: nessun relatore “letterato” accetterebbe una tesi in storia dell’arte, in filologia, in giurisprudenza che si presenti in una veste editoriale siffatta (i titoli e i numeri dei capitoli ad esempio…). Phaidon, Einaudi, Bompiani, Adelphi, Seuil, hanno tutte vesti editoriali molto diverse ma certo nessuna di queste case editrici si azzarderebbe a pubblicare qualcosa che assomigli a classicthesis.
    Prima di scoprire suftesi avevo fatto una prova di impaginazione con classicthesis e mostrato il risultato alla mia ragazza (prof di teatro parigina e normalista: il test ideale per una veste tipografica che si voglia “letteraria”): ha gridato che mi vietava di scrivere una tesi di dottorato talmente pacchiana, che era orribile, etc. Ho provato a modificare classicthesis da solo per renderla più “umanistica”, per poi scoprire, dopo sforzi infiniti, che il risultato che avevo in testa esisteva già, ed era appunto suftesi…

    Altro punto fondamentale: xelatex, che è incompatibile con classicthesis, diventerà (o dovrebbe diventare) sempre più imprescindibile per un umanista. Una “vera” tesi umanistica ha bisogno di facilità nella selezione dei font non latini e di buona gestione dell’apparato di note e dei dati bibliografici, esattamente come una tesi scientifica ha bisogno di una buona gestione dei simboli matematici, delle definizioni, dei teoremi, o della numerazione delle equazioni. L’isomorfismo fra questi due livelli è patente, nelle rispettive pratiche scientifiche: se una tesi di logica presenta la definizione degli interi di Dedekind ben formalizzata e tramite l’ambiente “Definizione”, significa che essa si rivolge (o pretende di rivolgersi) a dei lettori “scienziati”, se invece scrivo per dei lettori “umanisti” (storici “puri” o della scienza, “veri” filosofi, epistemologi, etc) allora per non tagliare il filo discorsivo darò la definizione esatta magari in nota a piè di pagina, con tanto di riferimento bibliografico, sacrosanto e esaustivo (edizioni originali, tradotte, ristampe, etc). In lettere avere i dettagli bibliografici precisi e esaustivi è esattamente come in scienze avere i dettagli rigorosi di un risultato citato (enunciato, idea della dimostrazione, etc). La parte relativa a citazioni e bibliografia è il vero lavoraccio d’ogni tesi umanistica seria: dovreste vedere la faccia che fanno i miei colleghi umanisti quando spiego che le mie citazioni bibliografiche in nota, con i nomi in maiuscoletto e con i titoli lunghi e brevi, gli ibid. e gli op. cit., tutti al posto giusto, che tali note bibliografiche dunque si fanno “da sole”, contemporaneamente alla bibliografia finale e all’indice dei nomi citati. Anche lì, incomparabilmente meglio biblatex di bibtex, e una volta che si usa biblatex usare biber, polyglossia e quindi xelatex diventano delle scelte quasi consequenti.
    Stesso discorso per le lingue antiche: scrivere il greco in betacode è come fare diagrammi in xypic: non usare xelatex per un linguista o un filologo è come obbligare uno scienziato che non sia un geometra a fare tutti i suoi schemi alla maniera di xypic senza poter inserire dei jpeg, dei eps o dei pdf fatti da altri programmi…

    Se classicthesis non è adatta a delle tesi umanistiche (veste non abbastanza “discreta”, incompatibilità con xelatex…) resta la scelta fra le classi classiche (book, report), memoir e suftesi. Penso che pedagogicamente sia meglio usare, almeno all’inizio, una classe bella ma essenziale e rigida come suftesi, che dia una esempio di layout bellissimo (da studiarsi dando un’occhiata al codice, che non è lunghissimo e chiama pochi pacchetti importanti) impossibile da ottenere da un principiante a partire da book, e lasci al contempo la libertà di usare quel che si vuole (o si deve) per tutto il resto: se voglio un apparato complesso di note uso ledmac, e me lo imparo, o bigfoot, e me lo imparo anche (con lacrime e sangue). Memoir, al di là delle sue incompatibilità (una flagrante è con bigfoot, mi pare), con le sue ingombranti “dimensioni” e l’impressione (falsa) di completezza che dà, spinge l’umanista abituato ai programmi “a scatola chiusa” alla pigrizia e alla passività: la prima cosa che un umanista deve imparare con latex è a mettere il naso nei file dei pacchetti che usa, eventualmente a costruirsi i “suoi” pacchetti di lavoro. Per la mia tesi di laurea avevo usato memoir con pdflatex e bibtex: era stato un passo da gigante rispetto ai miei colloqui di fine anno scritti con latex e thebibliography, un po’ come imparare ad andare in bicicletta. Adesso sto scrivendo la tesi di dottorato con xelatex, suftesi, biblatex, biblatex-philosophy (modificato per il francese e per lo stile di citazione richiestomi), biber e bigfoot (usato per piazzare le footcite “verbose” di biblatex in un secondo livello “bibliografico” di note, numerato in numeri romani sc: p-e-r-f-e-t-t-o), ed è un po’ come dare a un abitante di roma 18 nuove linee di metropolitana per il prezzo d’una bicicletta… La mia ragazza è sbalordita di fronte al risultato, sia estetico che “pratico”. La prima cosa cui ha pensato è che sembrava uno di quei libri carissimi di storia dell’arte…

    Il mio consiglio a Ivan e Lorenzo, la butto lì, sarebbe eventualmente che mettano insieme le forze, per fare, che so, una suf-arteclassica-tesi, completamente staccata dalle bizze di classicthesis. Mettendo insieme suftesi, arteclassica, biblatex-philosophy e frontespizio credo che tutti i tesisti italiani, di tutte le cappelle, possano trovare la propria felicità.

    Ciao a tutti

    Antonio

    in risposta a: Un bug di footmisc?! #22345
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    ho appena dato un’occhiata alla documentazione di fnpos: permette di scegliere non solo se mettere le note al bottom, ma anche (nei due casi) se mettere le note sotto o sopra i bottom float (comandi \makeFNabove e \makeFNbelow ). Decisamente meglio di footmisc dunque

    in risposta a: Un bug di footmisc?! #22340
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    egreg9″ post=21261

    Carissimi, lla vostra fredezza su questo topic mi lascia stupito (come Macbeth quando non vede gli ospiti del banchetto tremare di fronte al fantasma di Banquo, che peraltro vede solo lui!).

    Sar’ perche’ non usate footmisc?

    Il pacchetto footmisc risolve un piccolo bug di LaTeX nel posizionamento delle note a pie’ di pagina. Tuttavia, mi pare che ne introduca un altro ancora piu’ grave.

    Insomma, al principiante devo consigliarglielo oppure no? 😉

    Lascia perdere. Meglio bigfoot, ma è complicato e descritto malissimo (è di David Kastrup).

    Ciao
    Enrico

    Ciao Enrico,

    mi permetto di accodarmi. che tu sappia bigfoot incolla automaticamente le note in fondo alla pagina? sto usando bigfoot ma lasciavo la chiamata al pacchetto footmisc che si trovava nella versione 5 di suftesi proprio per approfittare della sua opzione “bottom”. ma il dubbio mi assilla sulla superfluità di footmisc in presenza di bigfoot…

    in risposta a: note a piè di pagina con suftesi #65124
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    tutto a posto, grazie infinite

    antonio

    in risposta a: note a piè di pagina con suftesi #65122
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    grazie grazie grazie!

    avrei dovuto pensarci, a babel… per”default” evitavo polyglossia perché avevo visto a suo tempo che qualche volta era incompatibile o non funzionava, con alcuni pacchetti (ad esempio mi pare, non ricordo bene, ci fossero problemi con il greco antico, per il quale ho negli anni adottato diverse opzioni)

    obbedisco agli ordini, tolgo quel che si deve togliere mon capitaine (xunicode è ridondante suppongo? sloppy inutile?)

    per il mio commento “a mio uso” su Tex Gire Pagella, dicevo “un palatino di zapfino”, impropriamente, solo per ricordarmi che è un font che assomiglia a un Palatino di Zapf

    non posso testare adesso il nuovo preambolo, ma credo proprio che tutto sia risolto

    grazie ancora!

    a.

    in risposta a: note a piè di pagina con suftesi #65120
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    grazie enrico della risposta,

    ovviamente se non metto il preambolo è dura… eccolo:

    `%!TEX encoding = UTF-8 Unicode
    % Encoding: UTF-8 Unicode
    % !TeX encoding = utf8

    \XeTeXdefaultencoding utf-8

    \documentclass[a4paper,11pt,sctitles,centertitle]{suftesi}
    %\documentclass[a4paper,12pt,french,headinclude,footinclude]{scrbook}

    %\pagestyle{plain}

    \usepackage[french]{babel}
    %\usepackage{scrtime}%richiesto per indicare l'ora
    \usepackage{everyshi}%richiesto per far apparire la scritta della versione preliminare
    \usepackage[french,scrtime]{prelim2e}%versione preliminare

    %\usepackage[latin1]{inputenc}
    %\usepackage[T1]{fontenc}
    \usepackage{graphicx}%sempre prima di xlxtra, che lo include ma non permette di aggiungerne opzioni. se si inverte l'ordine è il bug
    \usepackage{url,cmll,bussproofs,amsmath,amsthm,amsfonts,amssymb,makeidx,latexsym,amscd,epic,eepic}

    %\usepackage{classicthesis-ldpkg} %non esiste più a partire da texlive2011
    %\usepackage{classicthesis-preamble} % solo da texlive 2011
    %\usepackage[drafting,eulermath,eulerchapternumbers,parts]{classicthesis}

    \usepackage{newlfont}

    \usepackage{mathdots}

    \newcommand{\tld}{~}

    \usepackage{indentfirst}
    \usepackage{setspace}
    \usepackage{microtype} % versione preliminare ancora in beta compatibile con xetex . permette protrusione caratteri

    \usepackage{fontspec}
    \defaultfontfeatures{Mapping=tex-text}
    \usepackage{xunicode}
    \usepackage{xltxtra}

    %\usepackage[babel]{csquotes} %da usare con biblatex
    %\usepackage{etoolbox}
    %\usepackage[backend = biber]{biblatex}

    %\usepackage{unicode-math}
    %\setmathfont{Asana-Math.otf}

    %\fontspec{Linux Libertine}
    %\fontspec{Junicode}
    %\fontspec{Garamond}
    %\fontspec{Palatino}
    %\setmainfont[Numbers=OldStyle]{Palatino Linotype}
    %\setmainfont[Numbers=OldStyle]{TeX Gyre Pagella} %praticamente un Palatino di Zapfino

    %\onehalfspacing

    \sloppy`

    Il microtype è la versione beta compatibile con xelatex (ma anche senza microtype il risultato non cambia). ho provato anche senza graphicx, idem, non cambia nulla.

    ciao e grazie

    antonio

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