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il primo warning e’ dovuto a beamer che e’ stato scritto per una versione precedente di pgf, ma non dovrebbe causarti nessun problema, sta solo caricando un pacchetto che ora e’ caricato automaticamente.
in effetti la versione di beamer e’ un po’ vecchiotta e sta diventando sempre piu’ incompatibile con gli aggiornamenti apportati agli altri pacchetti (vedi geometry 5).
14 Aprile 2010 alle 9:07 in risposta a: Elenchi puntati con un simbolo di richiamo più discreto #44226::
soluzione complessa per un sistema semplice`\usepackage{tikz}
\newcommand*{\mycirc}[1]{\tikz {\node at (0,0) [inner sep=0] {};\fill (0,0.5ex) circle (#1);}}…
\begin{itemize}
\item[\mycirc{1pt}] blablabla
…`il parametro decreta la dimensione del cerchio.
tieni conto che la dimensione standard e’ 2pt, qui come esempio ho scelto 1pt.
::Anche qui non capisco. Quando devo trovare qualcosa all’interno di un file io uso la funzione “cerca” del mio editor, e mi trovo più comodo a cercare del testo in un file solo che non all’interno di dieci file diversi. Quando mi devo spostare a breve distanza uso pagsu/paggiu o le frecce, e non cambia nulla se ho un file o dieci.
immagina di dover cercare una cosa di cui non sai il nome, tipo il terzo paragrafo nella seconda sezione del quarto capitolo.
Scusa se mi metto a dare consigli non richiesti, ma secondo me se usi questo approccio per il lavoro collaborativo andrai incontro ad un mare di guai. Succederà prima o poi che due persone lavorano contemporaneamente sullo stesso capitolo, e allora sei fritto. Dividendo il file in più parti riduci la frequenza con cui incontri i problemi, ma non li elimini. Secondo me l’unica soluzione vera è usare un sistema di controllo versione (per esempio uno tra CVS, Subversion, Mercurial, Git).
non e’ la soluzione definitiva, ma funziona con un po’ di comunicazione. se A dice a B di stare lavorardo sul cap. 2, B evitera’ di apportare modifiche a quel capitolo. I sistemi di controllo versione sono piu’ potenti, ma possono incorrere in problemucci quando applicati al TeX. sono nati per la programmazione e non per lunghi blocchi testuali, infatti, e sono piu’ macchinosi nel capire le differenze applicate in un testo.
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io lo trovo molto utile. quando scrivo qualcosa di lungo suddivido sempre il tex nei vari capitoli.
e’ molto piu’ comodo quando hai bisogno di trovare qualcosa, stesso principio adottato in qualsiasi linguaggio di programmazione. inoltre aiuta la fase di revisione e il lavoro collaborativo (oignuno puo’ lavorare su un file separato senza pericolo di sovrascritture di parti modificate da altri).
::Era proprio quello che volevo fare!!
Grazie!
Non è che sai aiutarmi anche per i ringraziamenti?
Una roba con un titolo ‘Ringraziamenti’ che compaia nell’indice non numerata come gli
altri capitoli. La guida di Pantieri non spiega molto al riguardo..Grazie!!
prova con
`\cleardoublepage
\addcontentsline{toc}{chapter}{\protect\numberline{}Ringraziamenti}
\chapter*{Ringraziamenti}e qui si scrivono i ringraziamenti`
se hai bisogno di piu’ dettagli l’Arte ha tutti i rimandi necessari.
::Strano che nessuno (dei programmatori dei pacchetti di LaTeX) abbia mai pensato a creare un ambiente apposito per i sistemi di equazioni…
La parentesi graffa e’ superflua per indicare un sistema. Se si scrivono le equazioni assieme, magari indicate da un solo numero, e’ evidente che vadano considerate a sistema tra loro.
Infatti lo standard americano (per cui AMSmath e’ costruito) non prevede l’uso della graffa per mettere a sistema, ma solo per fare i casi. L’ambiente cases e’ comunque buono se si vuole fare il sistema, a parte le spaziature tra righe ovviamente.
::Mi scuso se non ho dato seguito subito ai graditissimi (e utilissimi) messaggi di risposta.
Evidentemente ero stato poco chiaro io nell’esporre il problema: in effetti inizialmente intendevo intervenire sui numeri di pagina dell’indice disposti a destra, in corrispondenza della sezione chapter. Ma con i comandi che mi ha indicato ora Ivan (che ringrazio!) ho modificato anche i numeri collocati a sinistra e che indicano il ‘livello’ della sezione. Così tutto adeso è perfetto: i numeri in osf e i titoli della sezione chapter in sans serif. Tutto in Palatino sarebbe stato pesante.
Aveva ragione anche il collega di Bologna (che naturalmente ringrazio) ad ipotizzare che avessi una versione di Koma non aggiornata: in effetti con MikTeX che ho in windows (e che è facile da tenere aggiornato anche da me…) mi funzionava (dopo alcuni faticosi aggiustamenti nel passaggio della cartella con i miei file da linux a windows…) . Ergo ho dovuto aggiornare la vecchia versione di Koma presente in linux, dove utilizzo come editor Kile. Ora guardo con soddisfazione tutti i miei numeri (e ne ho tanti, ché ho utilizzato in pacchetto ledmac per le edizioni critiche) in osf!Per la questione delle modifiche alla classe, accennata dal collega di Bologna, avrei da proporre alcune riflessioni, ma non voglio dilungarmi. Accenno solo al fatto che anche a me gli interventi parevano minimi, e che per un altro lavoro che ho iniziato sono passato, proprio per questo, alla classe Memoir. E non tanto perché mi diletto ad intervenire sui parametri di default, quanto perché se ad un editore presenti un pdf e il tuo volume viene ospitato in una collana, ti devi attenere in linea di massima allo stile seguito da quella stessa collana, anche se molte scelte tipografiche potrebbero essere discutibili.
Purtroppo il limite più grande di LaTeX in questa prospettiva d’uso, almeno per me che non ho nessuna abilità nella programmazione, è la questione dei font. Se una collana ha il Dante, o il Simoncini-Garamond per es., e nel tuo sistema non c’è, l’installazione è oltremodo complicata.
Qualche considerazione a braccio, scusate.
Grazie ancora,
Lucasono d’accordo che al livello attuale l’introduzione di font diversi e’ limitante per chi e’ digiuno di shell, o perlomeno la cosa piu’ complessa che si debba fare in LaTeX per avere i risultati cercati.
semplificare queste problematiche e’ secondo me una delle priorita’ per lo sviluppo futuro, e per fortuna non sono l’unico a pensarlo… LuaTeX sta diventando sempre piu’ stabile!
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ti serve`\newcommand*{\mytab}[1]{%
\begin{table}
\begin{tabular}{m{120pt}m{35mm}}
\hline
Immagine & Descrizione\\
\hline
\vspace*{.8ex}
\includegraphics[width=60pt]{attenzione} &
#1\\
\hline
\end{tabular}
\end{table}
}`e poi \mytab{BlaBlaBla} produrra’ l’effetto dovuto. ho rimosso l’estenzione dal file che non serve.
::Funziona ma quel comando cambia sia il numero che il testo nell’indice; con \setkomafont{chapter}{\normalfont\bfseries} viene cambiato sia il numero sia il titolo del capitolo, mentre sembra che Luca voglia il numero in osf e il titolo in sans serif.
se stavolta ho capito bene (ma non credo…) il comando corretto e’ \setkomafont{chapterentrypagenumber}{\normalfont\bfseries}. cosi’ si cambia solo il numero di pagina e non il titolo del capitolo. comunque, come giustamente consiglia il manuale del KOMA bundle, queste opzioni andrebbero lasciate allo stile e non si dovrebbe intervenire pesantemente.
::Scusa Ivan per l’insistenza…
Ho appena controllato il manuale e a pag. 124 (redazione 2009) si afferma che il comando \sectfont è obsoleto perché interviene su tutti i livelli deldocumento a parte la sezione part, e rinvia ai comandi che avevo indicato sopra, cioè a
\setkomafont{}{}
addkomafont{}{}
usekomafont{}
per intervenire di fino, a quanto capisco, proprio come avrei bisogno io. Ma quei comandi, non so dove sbagliano, a me non funzionano…
Lucaa me \setkomafont{chapterentry}{\normalcolor\bfseries} funziona. controlla che la tua versione del KOMA bundle sia aggiornata.
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