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  • in risposta a: Watermark verticale non sovrapposto #44325
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    …e se il documento ha una prima pagina d’intestazione priva di header?
    Inoltre il posizionamento assoluto di pgf richiede un minimo di due compilazioni per poter correttamente determinare le coordinate.
    Bye

    la soluzione migliore e’ usare un pacchetto tipo everypage o suoi similari per infilare la figura in ogni pagina.
    il fatto delle due compilazioni non l’ho capito: che problema sarebbe girare due volte pdfLaTeX?
    molto probabilmente bisogna gia’ farlo per avere indici, bibliografie e quant’altro, oltre che essere buona norma di per se.

    in risposta a: Watermark verticale non sovrapposto #44322
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    scusate ma allora perche si usa per mettere nell’header ad esempio il titolo del capitolo, il numero di pagina ecc….??

    sono stato ancora poco chiaro.
    il pacchetto fancyheader serve ad comporre liberamente header and footer.
    io lo sfruttavo solo per avere l’inserimento del watermark in ogni pagina, dato che il codice inserito nell’header verrebbe riprodotto in ogni pagina, senza necessita’ di modificare l’header o il footer originale.
    il codice che ti ho suggerito non inserisce niente nell’header/footer infatti, ma solo il watermark nella posizione richiesta (e facilmente modificabile).

    in risposta a: link in beamer #44340
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    a me questo va (sotto ubuntu e opensuse e con okular come visualizzatore)

    `\documentclass{beamer}

    \begin{document}
    \begin{frame}
    \url{file:///usr/bin/gnome-terminal}
    \end{frame}

    \end{document}`

    purtroppo non sono riuscito a far partire uno script all’avvio con l’opzionale -e o –command.
    l’unica soluzione che ho al momento e’ far partire automaticamente lo script dal .bashrc, ma e’ decisamente una soluzione rozza.

    in risposta a: Watermark verticale non sovrapposto #44320
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    cmq preferivo evitare il fancyheader perche appunto usa spazio della pagina mentre io volevo usare lo spazio restante.

    giusto per chiarire: il facyheader e’ solo un oggetto ripetuto su tutte le pagine, serve solo ad inserire l’immagine generata da pgf.
    non bisogna mettere niente nell’header/footer.

    in risposta a: link in beamer #44338
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    Visualizza il file ma non lo esegue:è uno script

    in quel caso devi far aprire una shell ed eseguire il comando al suo interno.
    il comando adatto dipende da che terminale usi.

    in risposta a: link in beamer #44336
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    a me funziona con il comando \url (sotto linux) con una cosa tipo

    `\url{file://percorso/nomeprogramma}`

    in risposta a: totalmente niubbo di beamer #44254
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    `\documentclass[hyperref={pdfpagelabels=false}]{beamer}
    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage[latin1]{inputenc}
    \usepackage[T1]{fontenc}

    \let\Tiny=\tiny
    \let\TINY=\tiny

    \useoutertheme{miniframes}
    \usecolortheme{crane}

    \title{Introduzione alle superfici di Riemann}
    \author{Davide D'Elia}
    \date{21 Aprile 2010}

    \begin{document}
    \section{I}
    \subsection{Ia}
    \begin{frame}
    blabla
    \end{frame}
    \section{II}
    \subsection{IIa}
    \begin{frame}
    blabla
    \end{frame}
    \end{document}`

    questo mi sembra faccia quello che tu vuoi.
    credo che il comportamento “bizzarro” che vedevi fosse dovuto al fatto che hai girato pdfLaTeX una sola volta dopo aver commentato/scommentato.
    i pallini vengono aggiornati solo alla seconda girata! (di fatti dipendono dall’indice)

    in risposta a: totalmente niubbo di beamer #44252
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    posta il codice che ti produce questo problema, latrimenti e’ impossibile aiutarti.

    in risposta a: Watermark verticale non sovrapposto #44317
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    io invece propongo il solito pgf

    `\usepackage{tikz}

    \begin{tikzpicture}[remember picture,overlay]
    \node [xshift=-1cm] at (current page.east) [rotate=90] {blablabla};
    \end{tikzpicture}`

    basta inserire questa figura in ogni pagina, per esempio attraverso le testatine di fancyheader.

    in risposta a: totalmente niubbo di beamer #44250
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    bemaer e’ la classe piu’ avanzata e completa per produrre presentazioni.
    il fatto che non sia piu’ molto aggiornata e’ perche’ ormai e’ “a regime”, cioe’ proprio come il TeX non ha piu’ bisogno di grandi revisioni ma e’ stabile cosi’.
    nel tuo caso puoi dimenticarti del warning e proseguire senza problemi.
    la modifica da effettuare in beamer sarebbe minima, ma la licenza di utilizzo non permette di farlo!

    in risposta a: [OT] ASCII #44303
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    1. Quali sono i “caratteri a 8 bit” che TeX è stato in grado si rappresentare dopo il 1989?

    dovrebbe essere la latin-1

    in risposta a: Spostamento di un pacchetto nella “sua” cartella #44314
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    Già, e quando ci sarà un aggiornamento della distribuzione TeX il tuo pacchetto sparirà istantaneamente senza lasciare traccia. 🙁 Se non in qualche backup, naturalmente.

    non credo che l’aggiornamento del pacchetto texlive possa cancellare eventuali file aggiuntivi nella cartella di sistema. debian/ubuntu eventualmente chiede prima di sovrascrivere file modificati, fedora/opensuse li lasciano li’ sicuramente.
    sono comunque d’accordo che queste installazioni vanno fatte nella cartella personale dell’utente.

    in risposta a: [OT] ASCII #44300
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    Ciao a tutti.

    ASCII

    Il “codice standard americano per lo scambio di informazioni” è un sistema di codifica dei caratteri a 8 bit (di cui uno usato come bit di parità) proposto nel 1961 e comunemente impiegato nei calcolatori.

    Così nell’Arte.

    Mi fa notare però un lettore (Marco Coppola, che ringrazio):

    La voce ASCII è errata, come puoi verificare facilmente in quanto l’ASCII, prendendo la definizione originale, senza considerare le estensioni, è sì un codice a 7 bit, ma l’ottavo (per essere precisi il bit di peso alto, MSB) è sistematicamente a 0 e non viene usato come parità. D’altronde, trasmettendo in asincrono, come ad esempio attraverso una seriale, l’utilizzo o meno della parità dipende da come viene caratterizzata la seriale e non dalla codifica dei dati che stai trasmettendo e la parità (eventuale) viene trasmessa dopi i biti di dati e prima del (dei) bit di stop.

    Wikipedia afferma:

    ASCII è l’acronimo di American Standard Code for Information Interchange (ovvero Codice Standard Americano per lo Scambio di Informazioni).

    È un sistema di codifica dei caratteri a 7 bit (in realtà, di solito si aggiunge un 8º bit, usato come bit di parità, per rilevare eventuali errori) comunemente utilizzato nei calcolatori, proposto dall’ingegnere dell’IBM Bob Bemer nel 1961, e successivamente accettato come standard dall’ISO (ISO 646). Per non confonderlo con le estensioni a 8 bit proposte successivamente, questo codice viene talvolta riferito come US-ASCII.

    Alla specifica iniziale basata su codici di 7 bit fecero seguito negli anni molte proposte di estensione ad 8 bit, con lo scopo di raddoppiare il numero di caratteri rappresentabili. Nei PC IBM si fa per l’appunto uso di una di queste estensioni, ormai standard di fatto, chiamata extended ASCII o high ASCII. In questo ASCII esteso, i caratteri aggiunti sono vocali accentate, simboli semigrafici e altri simboli di uso meno comune. I caratteri extended ASCII sono codificati nei cosiddetti codepage.

    Come correggere la voce dell’Arte?

    Ovviamente, potrei cavarmela molto semplicemente così:

    ASCII

    Il “codice standard americano per lo scambio di informazioni” è un sistema di codifica dei caratteri proposto nel 1961 e comunemente impiegato nei calcolatori.

    ma bisogna vedere se si perde qualcosa di importante. Gli altri punti dell’Arte in cui si parla di bit sono questi:

    TeX vide la luce nel 1982, e da allora ha subito costanti aggiornamenti e miglioramenti, tra cui quello del 1989, che gli ha permesso di supportare caratteri a 8 bit e multilingue.

    La codifica utf-8 (Unicode Transformation Format, 8 bit) è una realizzazione di Unicode che per rappresentare i caratteri usa gruppi di byte in numero variabile da uno a quattro.

    In mancanza di istruzioni specifiche, LaTeX impiega i font Computer Modern, che contengono solo i 128 caratteri del vecchio sistema ASCII a 7 bit.

    Grazie mille,
    L.

    alle mie conoscenze risulta che l’ottavo bit era effettivamente utilizzato come controllo di parita’ all’inizio, modalita’ poi abbandonata con l’asincrono.
    io quindi modificherei la frase semplicemente con

    ASCII

    Il “codice standard americano per lo scambio di informazioni” è un sistema di codifica dei caratteri a 8 bit (di cui uno inizialmente usato come bit di parità) proposto nel 1961 e comunemente impiegato nei calcolatori.

    ringrazio anch’io la segnalazione, ho insegnato erroneamente ai miei studenti di fondamenti di informatica che quel bit e’ per la parita’ alla stessa maniera dell’Arte 🙂

    in risposta a: Spostamento di un pacchetto nella “sua” cartella #44311
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    dal percorso che mostri direi che sei sotto linux.
    le opzioni sono 2:

    – eseguire un’installazione dei pacchetti per il solo utente

    – eseguire l’installazione per tutti gli utenti (con diritti da amministratore)

    nel primo caso la cartella della gerarchia in cui vanno inseriti i file e’ $HOME/texmf, nel secondo la cartella da te indicata (che pero’ e’ scrivibile solo dall’utente root, quindi attraverso sudo/su). la posizione dei opacchetti va rispettata e dopo l’installazione bisogna eseguire texhash per aggiornare la lista dei file conosciuta dal TeX.
    puoi trovare tutti i dettagli nelle guide in alto, ad esempio nell’Introduzione all’arte.

    in risposta a: Posizione della prima pagina del cap e formattazione indice #44221
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    ne ho preso uno, ci sono rimasto male a sufficienza da non aprirne altri…non capisco perché rilegare nel margine più piccolo….

    il margine esterno e’ quello piu’ ampio perche’ li’ poggerai le tue dita per tenere aperto il volume e non vuoi che coprano il testo.
    inoltre, il margine esterno e’ utilizzato per mettere le note (dell’autore o del lettore).
    il margine interno e’ solo necessario alla rilegatura.

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