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Ricapitoliamo. La frase in discussione (tratta dal paragrafo sulla revisione finale dell’Arte di maggio) era (è) questa:
Il valore di \looseness è un parametro locale relativo al capoverso in cui compare, quindi l’effetto del comando non si propaga.
Questa frase, che ha tratto in inganno Carlo, è giusta o sbagliata?Il senso della frase può essere travisato solo in prima lettura da parte
di chi è alle prime armi con una revisione finale. Alla prima
prova pratica di compilazione di un documento gli eventuali
dubbi svaniscono (uno lo vede come cambia l’impaginazione del documento).Carlo non ha tutti i torti: allungando (o accorciando) un capoverso che si trova a pagina 1 di un documento di 500 pagine, può succedere, al limite, che tutti i capoversi successivi vengano spostati (anche se restano composti con la loro lunghezza “naturale”), quindi, a rigore, l’effetto di quell’unico, iniziale \looseness si è propagato per tutto il documento. 🙄
Come ha già fatto notare Enrico, anche aggiungendo una parola ad un capoverso si possono avere effetti a cascata su quelli che seguono (ma non su quelli che precedono, o no ? :roll:).
Ma all’estensore di una guida non verrebbe in mente (probabilmente) di scivere:
“Aggiungendo una parola ad un capoverso si può modificare la sua lunghezza, ma l’effetto non si propaga ad altri capoversi”Ho cercato di specificare meglio il concetto così (è la versione che ora si trova nell’Arte di giugno):
Il valore di \looseness è un parametro locale relativo al capoverso in cui compare, quindi l’effetto del comando non si propaga ai capoversi successivi (che vengono composti con parametro \looseness=0).
Ora penso che il concetto sia più chiaro, ma l’ambiguità osservata da Carlo rimane.
A me sembra più chiara di prima, e comunque un pò di ambiguità può pure essere stimolante. 😀
Ciao,
Carlo
::Ciao, ho riformulato quel capoverso (a pagina 72 dell’Arte, appena aggiornata):
Il valore di \looseness è un parametro locale relativo al capoverso in cui compare, quindi l’effetto del comando non si propaga ai capoversi successivi (che vengono composti con parametro \looseness=0).
Che ne pensi?
Ciao Lorenzo, mi permetterei di suggerire:
“Il valore di \looseness è un parametro locale relativo al solo capoverso in cui compare.
I capoversi successivi vengono dunque composti con parametro \looseness=0.”Grazie mille,
LorenzoGrazie a te.
Ciao,
Carlo
::.
L’effetto di \looseness vale solo nel capoverso in cui il valore è impostato. Il successivo capoverso viene composto con \looseness=0. Su questo non c’è alcun dubbio. Stai confondendo la causa con l’effetto.è vero, ma forse sono stato indotto in errore da quel “quindi l’effetto del
comando non si propaga”.
Se avessi trovato al suo posto qualcosa del tipo
“il successivo capoverso viene composto comunque con \looseness=0”
o similare forse sarebbe stato tutto più chiaro da subito.
Tutto qui..
Evidentemente stai scegliendo male i capoversi che vuoi allungare;Questo è sicuramente vero; ci sto lavorando.
.
lo stesso succederebbe se aggiungessi parole ai capoversi incriminati in modo da allungarli di una riga, senza toccare \looseness.grazie dell’avviso (in effetti stavo accusando \looseness di colpe non sue). Peraltro speravo di non dovere mettere mano al testo; ma credo che sarà necessario.
Ciao,
Carlo
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Ciao a tutti.Mi permetto di segnalare una possibile
frase equivoca nell’Arte (p. 72) che riporto
di seguito:
“Il valore di \looseness è un parametro locale relativo al capoverso in
cui compare, quindi l’effetto del comando non si propaga.”Ieri ho usato il comando \looseness convinto che
avesse effetti locali, limitati al capoverso.Poi mi sono reso conto che per evitare certi problemi (come
il titolo di sezione a fondo pagina) LaTeX inserisce spazi verticali
non voluti tra capoversi.
Questo avviene, almeno in un caso, due pagine
dopo il comando \looseness=1.Dunque, mi sono detto, l’effetto si propaga.
Mi rendo conto che nell’Arte con “locale” si intenda dire qualcosa di tecnico
come:
“Il valore del parametro \looseness è azzerato a ogni comando \par, quindi la riga vuota che termina il capoverso “accorciato” fa sì che i capoversi successivi siano composti con parametro \looseness=0. ”
(ho fatto copia ed incolla da un precedente intervento di Enrico sul Forum).Rimane il fatto che forsela “frase incriminata” può generare confusione,
almeno per un novizio.Scusate la spiegazione disordinata (leggi “sfogo
di chi è alle prime armi con una revisione finale in LaTeX”)Ciao,
Carlo
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Ciao,
non ho compilato il tuo esempio,
e non conosco il comando \line.
Però vedo che nell’Arte non è menzionato.Da rapida ricerca google ottengo che:
\line(x-slope,y-slope){length}
The \line command draws a line of the specified length and slope.
The slope is determined by (x-slope,y-slope) which are signed integers of magnitude less than or equal to 6 and which have no common divisor except for plus or minus one; For example (1,0) is a horizontal line; (1,1) gives a slope of 45 degress; (0,1) is a vertical line; (-1,1) is 135 degrees.
The horizontal extent of the line is given by the length parameter, except in the case of a vertical line in which case length specifies the vertical height.
Spero ti sia utile.
ciao,
Carlo
::Non sottovalutare nemmeno l’uso della variante asterisco di quel comando, se cerchi
`\enlargethispage*`
nell’Arte (paragrafo sulla revisione finale) trovi le motivazioni.Ciao Lorenzo, grazie per avermelo ricordato.
Ora rileggo la pagina dell’Arte.
Mi sembra di ricordare che
\enlargethispage*
sia una sorta di combinazione convessa del tipo
\enlargethispage* = alpha \enlargethispage{\baselinskip} + (1-alpha) \looseness=1
con alpha deciso da LaTeX.
Non so se sia il modo corretto di vedere la questione. Ma quando ho letto
la tua guida avevo memorizzato \enlargethispage* così.Tuttavia, un documento di oltre 500 pagine di cui solo 100 sono di testo non è certo facile da impaginare al meglio…
Si è vero. Ed in aggiunta ho imposto degli spazi innaturali prima e dopo
ogni \section e \subsection, che forse rende la vita a LaTeX più
difficile nel riempire la pagina.Ciao,
Carlo
::Le righe vedove sono molto peggio delle righe orfane, ne è testimonianza la terminologia tedesca: la riga orfana si chiama “Schusterjunge” (apprendista ciabattino), la vedova invece “Hurenkind” (figlio di p.). In genere non mi preoccuperei delle righe orfane, se non seguono immediatamente un titolo di sezione. Le vedove invece vanno evitate con grande cura.
Ciao Enrico: grazie, lo inserisco nel cassetto delle cose da ricordare.
Qualche \enlargethispage{\baselineskip}, purché dato in entrambe le pagine affacciate e il margine inferiore lo permetta, è utile e consigliabile rispetto ad ampliare lo spazio tra i paragrafi.
Perfetto era proprio il “giudizio di valore” che cercavo. Allora provo con \enlargethispage{\baselineskip} dove serve.
Talvolta aiuta molto aggiungere o togliere qualche parola al posto giusto: la revisione finale è sempre lunga e complicata.
In effetti è un aspetto che avevo largamente sottovalutato.
Grazie della risposta.
Ciao,
Carlo
::Il problema non è in \makebox (che fra l’altro è perfettamente inutile).
Ma nel fatto che a destra ci sono le parentesi, leggermente più “profonde” del testo che sta a sinistra. Soluzione: metti \strut prima di ognuna di quelle didascalie.l’ho fatto. funziona benissimo ! 😀 grazie.
Ciao
Carlo
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Ciao robitex,Mi sembra un metodo troppo complicato e sopratutto che tende a forzare la natura di LaTeX.
sono d’accordo, il metodo è un pò complicato.
Ti consiglierei di rivolgerti ad un pacchetto tipo longtable o supertabular lasciando perdere gli oggetti flottanti.
Cosa ne pensi?Che al punto in cui sono potrebbe essere tardi.
Ti chiederei invece consa pensi del “trucchetto”
di spezzare in due ambienti tabular separati
le intestazioni della tabella ed il suo contenuto.
Ho seguito questa via per avere numeri allineati
a destra ma sempre “abbastanza” centrati sotto il numero di colonna.Grazie,
Carlo
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Ciao Enrico,
grazie per la risposta.Hai individuato il problema perfettamente.
Ora provo con \strut (devo documentarmi, fino a 5 minuti
fa ignoravo la sua esistenza).Grazie anche per la precisazione su \footnotesize (tempo fa
mi facesti notare che \scriptsize non è un ambiente).Ciao,
Carlo
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