Risposte nei forum create
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AutoreRisposte
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Veramente ho Ubuntu nella sua ultima versione e TeXLive 2010 (il rilascio ufficiale della 2011 ho letto che è previsto per il primo di luglio, e quindi non sono ancora vecchio…). E poi per l’occasione ho aperto il terminale e ho verificato che il pacchetto imakeidx è presente nella mia distribuzione (e così ho scoperto anche chi sono gli autori…).
No, il pasticcio deve essere da un’altra parte, ma non capisco dove 😥
Ciao,
Luca
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Ho passato una ad una le lettere del tuo codice per trovare traccia di quella ‘x’ e solo allora mi è venuto il dubbio che non c’entrasse nulla con la tua alchimia…
Ciao,
LucaP.S.
Compilandolo da solo come esempio funziona, ma nel mio file deve esserci qualche conflitto perché mi dà errore: appena ho un po’ di calma provo a vedere se riesco a capire dove nasce l’inghippo (ovviamente ho tolto ciò che da me c’è già, come \begin{document} et similia.
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Sì, son io che mi sono spiegato male, e quello che dici è ovvio: se sono nell’ambiente \footnote, dovrei sapere di esserci…
Il punto, sempre che abbia capito bene, è che i nomi in nota possono essere indicizzati con due comandi:
\nindex se so che il nome compare anche nel testo di quella stessa pagina
x\nindex se invece sono sicuro che il nome compare solo in nota
Però mi chiedo se quell’x in quell’ultimo tuo esempio non sia un refuso, e che i nomi in nota si debbano richiamare con un unico comando, \nindex. E’ così?
Per gli “implicit ranges” è inutile fasciarsi la testa prima: provo a lavorarci un po’ e poi vediamo le eventuali esigenze.
Ciao e grazie,
Luca
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Enrico, grazie di cuore del tempo!
Ti chiedo subito se le prime righe del codice che mi hai postato
`\begin{filecontents*}{nomiinnota}
item_0 “\\stoprange \n\\item ”
delim_0 “\\startrange ”
postamble “\\stoprange\n\n\\end{theindex}\n”
\end{filecontents*} `
devono essere collocate necessariamente prima di evocare la classe, come hai fatto tu.
Poi ho un ulteriore dubbio, più serio. Come faccio a sapere quando indicizzo se il nome comparirà solo in nota, visto che non conosco ex ante come impaginerà LaTeX? Perché, se ho interpretato correttamente i comandi, il terzo caso
`Agostino\footnote{x\nindex{Agostino}} `
cioè l’occorrenza del nome solo in nota, prevede che io abbia questa informazione.
Infine, gli “implicit ranges”: sì, mi servono, ma qui si può semplificare e gli intervalli generati automaticamente potrebbero bastare, distinguendo solo i casi omogenei e non quelli misti, che mi pare che Makeindex faccia già di suo. Attendo lumi…
Ciao,
Luca
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Il codice postato da Enrico funziona perfettamente (e chi avrebbe osato avere dubbi?); confesso però che inserito nel mio file già strutturato (booklet et similia) non funzionava. Insomma, erano sette poesie e ho dato gli spazi a mano verso per verso ai testi che andavano collocati sull’area destra della pagina, naturalmente facendo un bel po’ di tentativi. Niente di elegante, ma il risultato finale è stato discreto, e così ho licenziato l’opuscoletto.
Ringrazio ancora di cuore Enrico per il tempo…
Ciao,
Luca
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Grazie Enrico! Il guaio è che ho letto ciò che scrivevi qualche tempo fa:Con minipage crei un oggetto unico e “indivisibile”, che però è costruito come se fosse una “pagina”: il testo al suo interno è composto in modo normale con la giustezza data dall’argomento all’ambiente minipage. Questa dimensione è anche la larghezza dell’oggetto ottenuto, mentre la dimensione verticale dipende dal contenuto.
L’argomento opzionale a minipage può essere “t” oppure “b”, che specifica come allineare la minipage rispetto al “terreno circostante”, cioè alla riga di stampa dove si troverà: con “t” l’allineamento sarà rispetto alla prima riga interna alla minipage, con “b” rispetto all’ultima; il comportamento di default è di centrare la minipage rispetto alla riga che la contiene.
All’interno di una minipage il parametro del rientro è azzerato; se si desidera che i paragrafi siano rientrati, occorre specificare una dimensione per \parindent dentro la minipage; sugli “Appunti” trovi una possibile definizione di un ambiente “minipage*” modificato in cui la misura del rientro viene mantenuta.
Quando serve minipage? Non molto spesso, a dire il vero, nell’uso normale. Può tornare utile nel caso si abbiano due figure non molto larghe che si vogliono comporre affiancate ma con didascalie separate (trovi certamente esempi sul forum); con subfig e \subfloat si ottengono, invece, figure affiancate con unica didascalia e, facoltativamente, sottodidascalie.
È un importante attrezzo per chi è “esperto”, ma non così importante nella composizione di testo normale.E forse io non sono così ‘esperto’… Altri escamotages? O dico al collega che deve adattarsi ad inserire un componimento per pagina?
Ciao,
Luca
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Ringrazio Neptune per l’ultima risposta, ma con l’occasione chiedo anche venia…
Nell’articolo di Arstexnica che mi è stato postato è spiegato tutto molto bene, con una sezione dedicata anche al confronto tra i vari pacchetti: ho avuto solo molta fretta, forse troppa 😳
In ogni caso, ora il pacchetto Booklet funziona a meraviglia e mi ha composto esattamente ciò che volevo.
Grazie a tutti,
Luca
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Grazie anche ad OldClaudio! L’articolo è chiaro e scritto molto bene, e nella sezione dedicata al pacchetto Booklet semplifica efficacemente il manuale di Wilson. Da una rapida prova sembra funzionare, anche se credo di capire che distrubuisca il testo (lasciando quindi delle pagine bianche) sul numero di pagine preordinato. Io devo riempire 8 facciate di un formato A5 e se non ho testo a sufficienza (ma l’avrò nella versione definitiva) mi lascia, appunto, delle pagine bianche. Ora sono su un pc di servizio e non posso verificare se ciò che ipotizzo è vero, ma lo farò presto.
Mi chiedo solo quale sia a questo punto il pacchetto più pratico per questo lavoro: Booklet o pdfpages? Voi cosa dite?
Ciao,
Luca
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AutoreRisposte