Maurizio

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  • in risposta a: Utilizzo di \emph{} e \ac{} in \section{} #90613
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    OldClaudio” post=90147Non conosco regole codificate, quindi ti dico il mio parere personale.
    Per gli acronimi assolutamente nel senso che certamente non dai la definizione dell’acronimo nel titolo di un paragrafo; presumibilmente ne darai una descrizione nel corpo del paragrafo e lì quindi è il punot giusto per farvi riferimento.

    Per l’inglese in corsivo in un titolo forse lo puoi fare ma devi stare attento se usi hyperref, perché il titolo rappresenta un oggetto che va poi a finire nei bookmarks e in altri posti connessi alla navigazione e li sono sostanzialmente proibiti comandi di ogni genere, tanto che il pacchetto consente di usare il comando [tt]\texorpdfstring[/tt] che con i suoi due argomenti permette di distinguere quell che va nel titolo del paragrafo da quello che hyperref usa per i fatti suoi. Io in questi casi scriverei così:
    `\section{Giocare a \texorpdfstring{\emph}{}{badmington}}`.
    Però non ritengo necessario evidenziare con \emph una parola inglese in un titolo; fattibile con prudenza, ma non necessario. Parere personale, s’intende.

    Non nascondo d’aver usato di recente \emph{} nei titoli e, sarò stato fortunato, ma non sono mai incappato in alcun errore generato da hyperref.
    Personalmente ero giunto ad una conclusione simile, ma per vie traverse: semplicemente trovo che l’indice diventi estremamente confusionario quando corsivo e carattere normale si alternano troppo spesso.
    Per gli acronimi c’è un caso in cui preferisco espanderli, ed è quando l’acronimo stesso costituisce l’intero titolo, cosa che negli articoli tecnici può accadere.

    Grazier per il parere 🙂

    in risposta a: L’arte di scrivere con LaTeX • Edizione 2012 #80858
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    Salve,
    come mi è stato suggerito qui, segnalo una svista nel paragrafo 3.9.3 a pagina 39:

    In linea generale si sconsiglia vivamente di impostare secnumdepth a più di 3 e tocnumdepth a più di 2 (l’indice assomiglierebbe più a un elenco telefonico che a un indice vero e proprio).

    Maurizio

    in risposta a: Biblatex, nome del mese con iniziale maiuscola. Come faccio? #79566
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    Elrond” post=78713

    purtroppo ai piani alti non vogliono sentir ragione.

    Ai piani alti sono delle teste dure se non si fidano della crusca o di qualsiasi grammatica moderna e non risalente all’ottocento 😐 Purtroppo nello specifico non so come aiutarti

    Purtroppo è così 🙄 grazie ugualmente 🙂

    in risposta a: Biblatex, nome del mese con iniziale maiuscola. Come faccio? #79564
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    Elrond” post=78711http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4108&ctg_id=93 questa va bene come soluzione?

    A me basterebbe (l’avevo appunto letto tempo fa); purtroppo ai piani alti non vogliono sentir ragione.

    in risposta a: In stampa elimino i collegamenti ipertestuali? #76515
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    illinguista1972″ post=75690

    Ti ringrazio. Avevo già trovato nella documentazione di hyperref l’opzione draft. 🙂

    Prova con

    `\usepackage[hidelinks]{hyperref}`

    Ciao
    Tommaso

    Grazie 🙂

    in risposta a: In stampa elimino i collegamenti ipertestuali? #76513
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    Spike” post=75687Ciao,
    certo non ha senso avere i numeri delle figure e delle tabelle colorati sulla carta. Questi sono colorati nel pdf così è più facile individuarli all’interno della pagina (e far capire che effettivamente sono cliccabili).
    Per non avere problemi in fase di stampa puoi procedere in 2 modi:
    – impostare la colorazione di tutti i collegamenti ipertestuali in nero
    – abilitare i riquadri colorati al posto della colorazione del numero. Questi infatti non vengono stampati

    Consulta la documentazione di hyperref ([tt]texdoc hyperref[/tt]) per sapere come si fa.

    Ciao
    Fra

    Ti ringrazio. Avevo già trovato nella documentazione di hyperref l’opzione draft. 🙂

    in risposta a: Impaginazione documento. Tariffe? #75956
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    OldClaudio” post=75146Nessuno sa tutto, nessuno è onnisciente come il buon Dio. quindi tutti noi consumiamo tempo a documentarci, ma non colmeremo mai la nostra ignoranza; per altro non ci verrebbe in mente di documentarci per cose che non ci interessano più di tanto. Ecco quindi che la tua esplorazione di certe funzionalità di pacchetti LaTeX l’hai condotta proprio perché avevi questo lavoro fra le mani, non perché non avendo null’altro da fare hai pensato bene di diminuire la tua (supposta) ignoranza. Quindi o vai a corpo, o a forfait, oppure ti devi far apgare anche per lo studio che ha dovuto metterci per portare a termine il lavoro.

    Tu pensi forse che se ti rivolgi ad un avvocato (o a qualunque altro professionista) questi non si faccia delle ricerche o non studi leggi o loro aggiornamenti che sono connessi con il tuo problema? Anche un avvocato non sa mica tutte le leggi dal 1821 ad oggi a memoria.:smile:

    Tratta il tuo amico da amico, ma non svendere il tuo lavoro. Una cosa è lavorare gratis, un’altra è lavorare in cambio di una retribuzione, su cui pagare le tesse dovute. Non deve essere lavoro nero, naturalmente, ma non devi svenderti.

    Ciao
    Claudio

    Come darti torto? Lo terrò a mente, grazie ancora 🙂

    in risposta a: Impaginazione documento. Tariffe? #75954
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    OldClaudio” post=75133Calcolati non meno di quello che prende un tuo colf all’ora. Scherzi a parte, direi che, per essere molto onesto e a titolo di amicizia, dovresti chiedergli almeno 20€ all’ora. Visto che per le figure hai dovuto usare programmi commerciali e che vuole un file intermedio in Pages, direi che il doppio di quella cifra sarebbe un prezzo onesto. Se poi devi anche tradurre,, per la parte di traduzione non chiederei meno di 50€/h, indipendente dal numero di battute, perché mi sembra che si tratti di un testo molto tecnico e le traduzioni tecniche costano tanto; 50€/h è veramente un compenso da amico, non un compenso commerciale, anche se non sei un traduttore professionista.

    La traduzione sarà fatta da altri, a me arriverà il file di testo già tradotto.

    Dovrei provare a quantificare il lavoro in ore. Ho perso molto tempo documentandomi su caratteristiche di LaTeX che non conoscevo. Sarebbe ingiusto farmi pagare per il tempo trascorso a colmare la mia ignoranza.

    Intanto grazie 🙂

    in risposta a: [Risolto] Paracol e figure*. Compilazione infinita! #75907
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    OldClaudio” post=75107Si, ma interromperei l’ambiente paracol per metterle esternamente all’ambiente.

    Proverò così. Grazie

    in risposta a: [Risolto] Paracol e figure*. Compilazione infinita! #75905
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    OldClaudio” post=75102Se è per \textsubscript mettiti nel preambolo dopo \makeatletter il codice:
    `\makeatletter
    \DeclareRobustCommand*\textsubscript[1]{%
    \@textsubscript{\selectfont#1}}
    \def\@textsubscript#1{%
    {\m@th\ensuremath{_{\mbox{\fontsize\sf@size\z@#1}}}}}`
    E hai risolto il problema. Il codice è semplicemente copiato da fixltx2e.sty…:wink:

    Ingenuamente, non ci avevo pensato. Grazie! 🙂

    Però volevo anche sollevare un dubbio: Ho letto con cura la documentazione di paracol; se deve servire per comporre testi paralleli in lingue diverse, non ha senso mettere figure dentro all’ambiente paracol; le figure suppongo che non siano diverse da una lingua all’altra, al massimo lo è la didascalia; ma a questo punto paracol è in grado di comporre la didascalia in testi paralleli? Non credo, ma non ho provato. Sicuramente si correrebbe il rischio di comandi fragili, visto che il testo della didascalia è un argomento mobile. In sostanza per gli oggetti con didascalia bisogna comporre questi oggetti fuori dall’ambiente paracol e probabilmente è necessario comporre un’unica didascalia con i testi nelle due lingue che si susseguono l’uno all’altro, non su colonne parallele.

    Faccio queste osservazioni a ragion veduta, anche se non conosco il tuo particolare testo bilingue. Io molti anni fa mi sono costruito un ambente simile a quello del pacchetto parallel; sicuramente non simile a paracol, perché non faceva le cose che questo paracol invece fa; ma mettevo in parallelo latino con tedesco, latino con greco politonico, ingelse e copto bohairico, quindi per scopi non banali. il mio ambiente rispettava le liste di tipo description e itemize, non enumerate, non permetteva di assegnare larghezze diverse alle due colonne; tuttavia funzionava bene per lo scopo che mi ero prefissato. Avevo escluso però di mettere figure parallele, equazioni parallele, tabelle parallele, e simili oggetti che sono in generale interpretabili senza bisogno di usare una data lingua; al massimo le intestazioni delle colonne di una tabella potevano richiedere nomi in due lingue e così le didascalie degli oggetti mobili. Ecco perché ti pongo la domanda; io non ho una risposta, ma te la pongo perché tu dia una risposta a te stesso: Le figure separate per colonne parallele sono necessarie nel mio documento bilingue?

    Il documento mi è stato commissionato, ed ho, sottoforma di pdf (vettoriali) una serie di tabelle e grafici, in cui le colonne e le righe sono già espresse nelle due lingue (ita/eng). Attualmente sto inserendo tutto tramite l’ambiente figure* nell’ambiente paracol, e scrivo una didascalia “doppia” (es. \caption{questa è una didascalia / this is a caption}).

    Neppure a me sembra molto elegante, perché le tabelle perdono leggibilità. Tuttavia le figure sono grandi, e per mantenere la leggibilità dei testi sono costretto a tenerle su due colonne. Escludo quindi la possibilità di duplicarle, ciascuna su mezza pagina, ciascuna nella sua lingua.
    L’alternativa a cui avevo pensato era la creazione un’appendice A, con tutte le tabelle in italiano, e poi un’appendice B con le tabelle in inglese, a cui rimandare di volta in volta. Ma questa soluzione non è piaciuta a chi mi ha chiesto il lavoro.

    Tu come avresti fatto?

    ps.
    Figure e tabelle, verrebbero indicate come Figure/Figura, o Table/Tabella a seconda della lingua adottata nell’ambiente in cui inserisco figure*. Ho risolto impostando manualmente Fig. e Tab., mi sembra una soluzione ragionevole.

    in risposta a: [Risolto] Paracol e figure*. Compilazione infinita! #75903
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    OldClaudio” post=75099 Tu scrivi che usi questo pacchetto per “[tt]%per il pedice testuale in inglese[/tt]”.
    Non so che cosa tu voglia dire

    Quando scrivo nella colonna in inglese (quella di dx) imposto \selectlanguage{english}. Ho letto che, mentre esiste \textsuperscript{}, non è altrettanto vero per \textsubscript{}, che viene introdotto dal pacchetto fixltx2e. È evidente che quest’ultimo faccia molto di più che abilitare il comando desiderato.
    Eviterò di utilizzarlo, e per il pedice utilizzerò l’ambiente matematico. Mi sembrava una soluzione più rapida, ed invece aveva i suoi effetti collaterali.

    Sul perché accada ciò, purtroppo, non saprei argomentare. Sono solo agli inizi e procedo un po’ per tentativi in caso di errori 🙁

    Grazie mille ad entrambi

    in risposta a: Due colonne, due lingue. Come? #75738
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    Ti ringrazio. Effettivamente funziona, ma col tempo ho abbandonato parallel a favore di paracol, il primo non gestisce bene l’ambiente itemize, il secondo invece continua a darmi problemi con figure*.

    Approfondisco, ed eventualmente apro una nuova discussione.

    in risposta a: Dove inserire \cite? (quesito non tecnico) #75423
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    Effettivamente intendevo un capoverso (quello che per LaTeX è paragraph, per l’appunto). Giusta precisazione la tua.

    Fin’ora ho riportato la citazione dopo ogni capoverso, temevo però che potesse risultare pesante citare consecutivamente sempre la stessa fonte, ma a scanso di equivoci, è meglio abbondare.

    Grazie 🙂

    in risposta a: [Risolto] Come inserisco il “mezzo spazio”? #75359
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    Spiegazione eccelsa. Semplicemente.

    in risposta a: [Risolto] Come inserisco il “mezzo spazio”? #75355
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    illinguista1972″ post=74502

    Io sapevo che caricando siunitx bastava scrivere

    `\num{12500}`

    per avere i numeri spaziati ogni tre. Mi sembra più semplice.

    Ciao
    Tommaso

    Infatti è così, ma come opzione predefinita siunitx applica il raggruppamento solo a numeri con 5 o più cifre. 1000, ad esempio, verrebbe scritto senza raggruppamenti. Lo scopo della riga con \sisetup è ovviare a ciò.

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