Risposte nei forum create
-
AutoreRisposte
-
::
Crystal” post=95450grazie per l’aiuto.. ma prima di impostare il codice avrei 3 domande:
1) come faccio a impostare biber su TEXMAKERx ?? devo cambiare dentro COMANDI scrivendo BIber????Ti allego filesi
Crystal” post=95450
2)e inoltre…nel mio Bibliografia1.bib devo aggiungere:
`
% !TEX TS-program = pdflatex
% !BIB TS-program = biber
\begin{filecontents}{crystal.bib} %%%%% QUESTE 2 RIGHE????????
@article{art1,
author={Carlos Simao Ferreira},
title={2D and 3D views of the VAWT aerodynamics},
year={2009},
pages={12}
}@article{art2,
author={Anders Goude},
title={Fluid Mechanics of Vertical Axis Turbines},
year={2010},
pages={20}
}\end{filecontents}
`
no: le prime due righe servono per far auto-configurare gli editor (che sono in grado di farlo) nel modo giusto, per compilare nel modo segnalato (pdfLaTeX+ Biber) il file in questione. Le altre righe servono per generare in automatico il file della bibliografia (se già non c’è) e va nel file principale. Ivan lo aveva inserito per darti un esempio “autonomo e compilabile” completamente svincolato da tutto, per essere sicuro che tu avessi un file di bibliografia correttamente scritto e il codice che ti era stato suggerito era da usare “così com’è”, compilarlo con pdfLaTeX (che sarebbe avvenuto in automatico grazie alla prima riga), poi il file generato con lo stesso nome ma estensione .bib con il motore per la bibliografia Biber (il tutto in automatico grazie alla seconda riga, se il tuo editor può auto-configurarsi) e poi compilare altre due volte, con pdfLaTeX, il file principale .tex.
Dunque per risponderti, come dicevo all’inizio, no, non devi inserire queste righe nel tuo codice di bibliografia. Eventualmente potrebbe essere una buona cosa inserire le prime due all’ìnizio (necessariamente le prime due righe) del tuo file principale .tex (ma se hai configurato tutto per bene è un’impostazione che non ti servirà adesso ma in un eventuale futuro in cui cambierai configurazioni, riaprirai il file con le configurazioni (quindi) “sbagliate” (per quel file)… e il tuo editor se ne accorgerà e sistemerà tutto da solo senza crearti problemi, tornando alle nuove, diverse, cambiate, impostazioni quando lo chiudi o apri un altro file).
Crystal” post=95450
3) \printbibliography posso metterlo all’interno del file chapter1.tex che varrà incluso nel main o va messo nel main sotto :
\include{chapters/chapter1}
\printbibliography ???Non dovrebbe cambiare molto (forse potresti dovergli far precedere un [tt]\cleardoublepage[/tt] per essere sicura, sempre che tu lo voglia, che sia composto a pagina nuova) ma “logicamente” condivido la scelta di metterlo fuori: la bibliografia segue il capitolo, non ne fa parte.
Ciao ciao,
Corrado.
::
Una distribuzione è un insieme di pacchetti, documentazioni, software utili, ecc. che compongono un sistema TeX ben funzionante. Quella che ti è stata consigliata è la distribuzione “TeX Live”, da installare (vivamente consigliato) in modo completo (circa 4 GiB).Se posso permettermi un consiglio: vai nella sezione “documentazione” di questo stesso sito (trovi il pulsante in alto in qualunque pagina) e scarica l’ottimerrima guida L’Arte di scrivere con LaTeX di Lorenzo Pantieri e Tomamso Gordini, saranno 22 MB di spazio nel tuo disco rigido che sarai sempre felice di aver deciso di occupare.
Chiaramente il suggerimento istintivo è di dirti di leggerla tutta (sarebbe di sicuro illuminante e il tempo che ti porterebbe via, lo vedresti da te anche man mano che leggi, in realtà lo staresti abbondantemente risparmiando!)… ma visto che siamo umani e sappiamo resistere all’istinto ti consiglio… di leggerla tutta 🙂
Nel caso tu decida di non seguire il mio consiglio potresti considerare di leggere al volo il paragrafo 1.2.6 alle pagine 8 e 9 (errori da evitare); le sezioni 2.1 e 2.2 (ferri del mestiere e Windows del capitolo installare e aggiornare, alle pagine 11-15…facendo attenzione che sono ben quattro facciate :-)) e poi potresti attaccare il capitolo 3 Basi alla cui seconda sezione codifiche e lingue (mia personale congettura da quel poco che hai detto) forse potresti trovare già una soluzione al tuo problema (un eccellente approfondimento sull’argomento lo puoi trovare, facendo clic su documentazione/guide tematiche, nel lavoro di Claudio Beccari e Tommaso Gordini dal titolo Codifiche in TeX e LaTeX).
Un carissimo benvenuto nel forum e nel magico mondo TeX anche da parte mia 🙂
Ciao ciao,
Corrado.
::
@fiandra: grazie. Sto pensando a come poter unire l’utile al funzionale… al momento (dopo la tua osservazione che condivido a pieno) considerando però che gli autori avranno ciascuno il proprio preambolo in un file a parte (caricato con \input in quello principale), se gli inserisco codice esplicito in quello principale rischio modifiche, problemi, ecc. (resto dell’idea che più è semplice, anche per loro, meglio è). Credo che una buona soluzione intermedia sia fare un pacchetto di stile (magari anche caricato in automatico dalla classe). In caso di aggiornamenti tra un passo e l’altro (o per eventuali modifiche in pubblicazioni future) sarà sufficiente modificare il pacchetto di stile ad hoc e, semplicemente, ridistribuire la versione aggiornata senza modificare alcunché nel codice visualizzato nei singoli file principali dei vari autori. Se poi si fa un’opzione alla classe per non caricarlo (o per caricarlo…) il tutto diviene ancora più flessibile.Che dici?
::OldClaudio” post=95371
Il libro di Bringhurst è citato anche nella guida tematica che dovresti avere già letto relatic=va al disegno grafico della pagina. Vi è anche mostrato il layout del testo di Bringhurst.Si si, quello lo avevo già sentito!
OldClaudio” post=95371
Corrado, leggiti il libro di Bringhurst in inglese; oltre ad una quantità di informazioni tipografiche utilissime, molte descrizioni di font, poche, pochissime indicazioni utili sulla matematica e sulle scienze sperimentali, il suo inglese è talmente elegante che è un piacere leggerlo anche se quel che dice non ti servisse a niente (ma ti serve, non avere paura di perdere tempo).Sarà fatto 🙂 (aggiunto al carrello, domani sono via, sabato non so se le poste sono aperte..in ogni modo ricarico e lo ordino :-))
OldClaudio” post=95371
Il concetto principale è che il disegno della pagina, la scelta dei font, del corpo, dell’avanzamento di riga, della giustezza, delle informazioni di “navigazione” del testo, eccetera devono essere di supporto al lettore per leggere agevolmente, capire bene il messaggio scritto senza essere disturbato da decorazioni fini a se stesse. Quindi i layout più semplici sono tanto più graditi quanto maggiore è il testo (inclusa la matematica o i codici); I layout più elaborati (tufte, per esempio) sono adatti a libri in cui il contenuto grafico, il numero di illustrazioni sono numerose, molto numerose, mentre la quantità di testo è ridotta.Sono pienamente d’accordo.
OldClaudio” post=95371
Approvo pienamente il tuo orientamento verso le classi standard; tieni presente come quasi standard la classe memoir, e non leggerne la guida sequenzialmente ma, capitane le filosofia, cerca quello che ti interessa in modo puntuale, non sequenziale. Esamina suftesi; Ivan che l’ha scritto ha posto importanti vincoli al layout e agli stili che puoi usare, ma sono migliaia di combinazioni ed è difficle che non ne trovi una adatta. Ma, questo è importante, tu e il tuo collega ricordatevi di discutere in anticipo con chi pubblicherà il testo il formato fisico della pagina e come la tipografia vuole che sia presentato il file PDF con il testo composto. Suftesi permette di scegliere diversi formati di pagina preconfezionati con la pagina già di misura esatta. per alcune tipografie va bene. Altre tipografie preferiscono la pagine fisica composta su ua pagina virtuale di maggiori dimensioni con i crocini per le imposizioni e per la rifilatura delle segnature. Suftesi consente di farlo, ma devi pensarci in partenza.memoir permette di gestire il layout della pagina in modo del tutto arbitrario e se viene bene o se viene male dipende da chi ocnfigura la pagina; ma usando memoir ha tutti gli strumenti necessari per fare un buon lavoro.
Suftesi permette di comporre il tio di documento “collection”; come ti ha detto Ivan è stato ancora usato poco e ci sono forse delle cose da mettere a punto. Una di queste è l’eventuale bibliografia separata per ogni capitolo tematico.
I commenti sulla documentazione di memoir erano ironici. Ho già scaricato la guida di suftesi e la documentazione di memoir (cioè..li ho aperti su due desktop vicini :-)) e gli ho dato un occhio al volo (non ancora sufficiente da farmi un idea però). L’idea di (proporre di) usare suftesi mi tranquilliza, quella di usare memoir mi stimola ma mi mette un po’ di ansia non avendolo mai usato prima. Sicuramente con quest’ultimo comincerò a lavorare ma non so ancora se lo farò già in questo contesto (poi, ammesso che sarò uno dei due…non ho comunque alba di chi possa essere né delle competenze dell’altro, quindi per il momento io parlo per me come se saremo due Corrado :-))
Al problema della bibliografia multipla ci avevo pensato. Credo che i singoli capitoli non saranno troppo corposi. Certo è che gli argomenti saranno diversissimi e scorrelati tra loro quindi una bibliografie locali potrebbero essere una buona cosa. Questo di sicuro sarà un passo importante ma non il primo, intanto è bene che ogni autore faccia il suo bel file biblio_autore.bib. Dove e come metterle credo (correggetemi se sbaglio) lo si possa decidere in un secondo momento (magari non terzo…)
OldClaudio” post=95371
Quelo che è importante segnalare a te e al tuo co-editor è di non preoccuparvi di usare hyperref per un libro a stama; sulla carta non si può cliccare per nevigare nel libro, quindi niente collegamenti ipertestuali, ma questo potrebbe richiedere un uso attento del pacchetto varioref per aiutare il lettore a trovare rapidamente gli ggetti flottanti che non si trovano nella stessa pagina del testo che vi fa riferimento; magari conviene ridefinire alcuni comandi che siano un poco più italiani anche grammaticalmente (preposizioni articolate, non preposizioni semplici), ma questa è una cosa che definirete voi; l’importante è segnalare agli autori che devono usare i comandi di varioref e questo va scritto nel manualetto.Non sono certo che resti “solo” a stampa. In ogni modo io uso già varioref e lo spingerò molto (scusate se no dico lo “imporrò” ma non ce la faccio proprio a pensare di impormi…). Tra l’altro io uso una versione modificata da Enrico che ormai è diventata un miovarioref.sty e carico direttamente quella…quindi sul discorso “riferimenti fruibili alla lettura” sfondi una porta aperta, ma credo che hyperref farà comunque parte della classe (anche perché così lo faccio caricare direttamente alla fine in automatico e cerco così di evitare problemi).
Per ora vado avanti con la rilettura dell’Arte poi, come detto comincerò con la documentazione sull’impaginazione (nel frattempo magari mi è anche arrivato il libro di Bringhurst…) e infine rivedrò e approfondirò quella sulla scrittura di classi e pacchetti.
Per trovarci a disegnare il libro serve sia sapere come ci piacerebbe il risultato (per condividere e fare insieme qualcosa di bello) che avere un’idea “al volo”, mentre si parla, di cosa o come fare a ottenerlo (se ad esempio viene fuori il discorso delle bibliografie a ogni capitolo e, per esempio assurdo, suftesi non potesse proprio farle…vorrei conoscere la classe abbastanza da saperlo, appunto, al “volo”..così o cambio idea sulle bibliografie o so che devo eliminare tutto quello che pensavo di usare direttamente con suftesi e orientarmi, per esempio, su memoir…[è e resta un esempio…per rendere l’idea]).
Più o meno è lo stesso discorso (ma più a monte) che mi faceva Claudio (cfiandra) per il Tikz…se non so un minimo cosa e come poterlo fare non posso nemmeno suggerire soluzioni (oltre che non poterle realizzare). Desidero quindi arrivare meglio che posso, col tempo che ho ancora a disposizione, riguardo come impaginare (unitamente a tutte le altre scelte tipografiche), sulle potenzialità delle classi che considero ma ancora non conosco (suftesi e memoir) e su come poter realizzare quello che ho in mente (magari a tracce ma un’idea piuttosto chiara voglio averla “prima” di sicuro). Questi sono, nella mia testa, i miei primi tre passi per fare il quarto insieme con il mio collega con una ragionevole sicurezza di non inciampare da solo 🙂
(stasera nanna presto, sveglia presto e domani un bel sentiero di 13km per 1400m di dislivello totale con un caro amico :-), sperando di trovare meno neve possibile ;-))
Ciao ciao e buona serata,
Corrado.
::frix” post=95364
Quello che mi sfugge è come vi volete muovere sotto l’aspetto grafico, di come viene fuori l’impaginazione, al di là degli aspetti della composizione con LaTeX.credo che qui sarà il nocciolo della (per lo meno mia) semplicità. L’argomento mi interessa molto e mi affascina, ma non ne so. Quindi a meno che il mio collega non sia un esperto io proporrò, con molta decisione, di basarci su una classe/grafica già rodata e magari anche ben compatibile o modellabile per eventuali progetti futuri (tipo le classi standard o in un intorno di quelle…) apportando modifiche man mano se necessarie/coerenti/utili agli autori (ma sinceramente se parliamo di disegnare la pagina credo che non ci sia troppo da modificare le già diverse e bellissime proporzioni che ci offrono le classi base o classe/pacchetti famosi e usati da molti, oltre che scritti da persone che magari ci ha studiato anni…)
frix” post=95364
Non mi pare di avere visto citato, tra i molti, il libro di Bringhurst; se ti occupi anche dell’aspetto grafico forse potrebbe esserti utile.Prima o poi quel libro sarà mio 🙂
frix” post=95364
Allo stesso modo mi sembra che non sia nominato Tufte. I suoi libri interessanti sono 4. Gli spunti non mancano.
Ha scritto e messo a disposizione anche una classe (usata per i suoi libri); magari un’occhiatina potrebbe aiutarti.
Non tanto per usarla tal quale quanto per affrontare anche qualche valutazione diversa da quelle meramente teXniche.Questo non lo conosco né l’ho sentito (come dicevo, da questo punto di vista sono raso terra) lo terrò senz’altro in considerazione, grazie.
Ciao ciao e grazie mille 🙂
Corrado.
::robitex” post=95362
…
Quindi da quanto mi dici su dropbox sarei orientato su una cartella condivisa tra me e il mio collega con le varie sottocartelle degli autori ciascuna condivisa con il solo autore titolare della stessa, al cui interno c’è la loro versione locale con il solo loro capitolo. Esternamente (nella cartella principale condivisa tra noi due) ci sta il main.tex vero e proprio con la versione in progress della classe i .tex globali e uniformati dei comandi, del preambolo che magari richiama direttamente i rispettivi file .tex degli autori nelle varie sottocartelle: loro compilano il loro e noi (volendo in diretta coi loro cambiamenti) possiamo compilare il tutto…Tieni conto che in questo modo gli autori non possono compilare il documento finale composto ma solo i propri sorgenti, a meno che ci sia un main locale.
Buona serata.
R.Mi pare tu ritenga negativo qualcosa che a me pare positivo. Però non capisco il negativo. (modulo comunque il fatto che poi non sarò io a decidere da solo) io farei (due autori, due curatori non autori)
`
Libro/(condiviso solo tra i curatori)
libro.tex
comandilibro.tex
peambololibro.tex
librocorrente.cls
libroaggiornato.cls
Libro/autore1/(condiviso solo con autore1)
mainautore1.tex
comandiautore1.tex
preamboloautore1.tex
librocorrente.cls
libroautore1.tex
Libro/autore2/(condiviso solo con autore2)
mainautore2.tex
comandiautore2.tex
preamboloautore2.tex
librocorrente.cls
libroautore2.tex
`in cui i file principali sono nella forma:
`
%libro.tex
\documentclass[%opzioni
]{librocorrente%la versione attuale che hanno gli autori
%libroaggiornato%la versione in aggiornamento da testare e confrontare con la precedente
}\includeonly{%può sempre essere utile anche noi compilare solo una parte
autore1/mainautore1,
autore2/mainautore2%
}\input{preambololibro.tex} %che sarà un'unione ragionata di quelli degli autori e delle loro esigenze
\input{comandilibro.tex} %come sopra\begin{document}
%titolo e colophon
%prefazione
%indici
%eccetera
%
\include{autore1/mainautore1.tex}
\include{autore2/mainautore2.tex}
\end{document}
``
%libroautore1.tex
\documentclass[%opzioni (draft, ecc)
]{librocorrente}\input{preamboloautore1.tex} %in cui ci scrive il suo preambolo
\input{comandiautore1.tex} %in cui ci scrive nuovi comandi e ambienti\begin{document}
\include{mainautore1.tex} %in cui ci scrive quello che vuole
\end{document}
`Per me in questo modo c’è massima libertà e “leggerezza di calcolo” verso gli autori (eliminando alla radice possibili conflitti che possano sorgere a loro a causa degli altri) e massima possibilità di gestione/test a noi (senza rovinare o intaccare in alcun modo il lavoro degli autori: tutte le modifiche vengono fatte sui file riassuntivi [tt]preambololibro[/tt] e [tt]comandilibro[/tt]).
Cosa c’è che non va o può essere migliorato in questa idea sul come gestire le cose?
grazie mille 🙂
Corrado
::
L’idea coordinatore/autori è quella che avevo in mente. In ogni modo non sarebbe minimamente un problema che gli altri vedano il lavoro dei colleghi (spero e conto siano tutti civili :-)..l’unico problema che mi viene in mente potrebbe essere qualcuno incuriosito da una porzione di codice di un collega, che va a curiosare e, in buona fede e per genuino imprevisto, magari modifica il sorgente… in ogni modo non lo ritengo abbastanza probabile da crederlo un problema!) ma credo sarebbe un problema che ogni autore debba compilare ogni volta tutto il libro coi contributi di tutti: tempo di compilazione a parte, c’è da mettere in conto che dovrebbe esserci già da subito un “ordine” dei capitoli, una struttura fissata non solo nella nostra testa ma già implementata…senza contare che il file comune potrebbe essere modificato potenzialmente contemporaneamente da dieci persone diverse… quindi secondo me ogni autore è meglio che abbia il suo [tt]main_autore.tex[/tt], che si compila e modifica in autonomia (comunque secondo le nostre direttive…che si accorderanno con le loro esigenze) e poi assembliamo noi. In questo modo, per stadi, (credo che) sarà anche più semplice aggiornare il file di classe man mano che arrivano versioni dei contributi.Quindi da quanto mi dici su dropbox sarei orientato su una cartella condivisa tra me e il mio collega con le varie sottocartelle degli autori ciascuna condivisa con il solo autore titolare della stessa, al cui interno c’è la loro versione locale con il solo loro capitolo. Esternamente (nella cartella principale condivisa tra noi due) ci sta il main.tex vero e proprio con la versione in progress della classe i .tex globali e uniformati dei comandi, del preambolo che magari richiama direttamente i rispettivi file .tex degli autori nelle varie sottocartelle: loro compilano il loro e noi (volendo in diretta coi loro cambiamenti) possiamo compilare il tutto…
::cfiandra” post=95346
È raro che le documentazioni di classi o pacchetti siano suddivise in capitoli, anche perché o sono veramente classi/pacchetti enormi che richiedono centinaia di pagine, oppure è perfettamente possibile limitarsi alla suddivisione in sezioni.Per inserire i comandi sul bordo margine in genere si utilizza il comando [tt]\DescribeMacro[/tt].
Per il “codice applicato”, esistono una serie anche abbastanza numerosa di pacchetti. Puoi trovarne una lista qui. Se dovessi scegliere adesso, mi orienterei su tcolorbox.
Ti consiglio di provare a partire da esempi di dtx semplici e man mano andare a leggere quelli di pacchetti “grandi” come mdframed (dove “grandi” vuol sottilineare sia la complessità del pacchetto che quella della documentazione). Esiste anche un manuale per realizzare dtx (di cui ora mi sfugge il nome).
grazie mille ci darò di sicuro un occhio e proverò di sicuro ad applicare le cose che leggo ai miei piccoli pacchettini già fatti 🙂
cfiandra” post=95346
In quanto curatore, però, puoi “consigliare caldamente” gli autori a usare i metodi “appropriati”, dove possibile naturalmente.Pienamente d’accordo, speriamo di riuscirci 🙂
Grazie mille,
Corrado.
::
Non sapevo che con dropbox si potesse condividere una subdirectory di una directory in quel modo… (nota: ho già sia drop box, gia con alcune cartelle condivise)cioè dici che posso creare una cartella Libro/ io che condivido con tutti al cui interno c’è Libro.cls condiviso con tutti e sottocartelle Libro/Autore1/, Libro/Autore2/ ecc di proprietà di ciascun autore e condivisa con me (e basta: senza che risulti condivisa con gli altri) con dentro i loro file? (Ovvero fare in modo che ognuno veda i file della cartella Libro/ dalla propria cartella locale insieme alla propria sottocartella, senza che veda le sottocartelle degli altri?)
Oppure suggerisci che tutti vedono tutto e ciascuno condivide con gli altri la propria cartella (mettendo quindi la sua porzione di giga a disposizione)..oppure … non ho capito cosa intendi…
Per quanto riguarda la semplicità continuo a ritenerla fondamentale! Sono perfettamente d’accordo con quello che dici e i piccoli passi…dove ti è parso che io dicessi il contrario? Dicevo solo, appunto, di preparare la documentazione con lo stesso dtx che produce la classe…cosicché man mano che si fanno i passi, la documentazione è aggiornata con essa…(cosa che mi pare la più semplice).
Io con git ho usato davvero pochissimo i comandi da terminale (uso SourceTree e mi trovo stra bene) in ogni modo, come dicevo, non credevo di usarlo con gli autori ma bensì con il mio collega.
La mia idea, per rendere il tutto semplice, era:
-decidiamo la base da cui partire e poniamo la base (semplice ed essenziale) del file cls usando un dtx che ne produca anche la documentazione (e per questo mi piaceva l’idea di poter descrivere i comandi in modo leggibile);
-predisponiamo (come ho visto per ArSTeXnica) file del tipo autore_main.tex, autore_command.tex, autore_package.tex da distribuire insieme al file Libro_autore.tex (con solo gli \input che competono all’autore stesso). In questo modo la compilazione di ognuno sarà veloce e semplice;
– se poi il tutto e sincronizzato in un dropbox allora lusso perché noi potremmo prendere i vari contributi con in ordine pacchetti e impostazioni richiamati da ciascuno e poter uniformare, fondere, aggiornare il file di classe secondo le esigenze che verranno fuori man mano.in questo modo però non sono tutti che vedono e compilano tutto ma ciascuno vede e compila il suo, mentre noi vediamo tutto e compiliamo il tutto..
E proprio perché non credo (sono quasi certo) che non ci saranno più autori per uno stesso capitolo, nessuno (tranne noi due) lavoreremo sullo stesso file…da cui ottimo dropbox per gli autori, ottimo git per noi due (per operare sul file dtx senza doversi necessariamente vedere)A questo punto, come suggerisci, se il file di classe e la documentazione sono on-line e condivisi con tutti allora, quando lo aggiorniamo, si che ci basta (a noi ) un [tt]save[/tt] e tutti avranno tutto aggiornato. Ma condividere tutto fra tutti temo possa creare più problemi che benefici.
Cosa dici?
::
Ricordo che ieri avevo risposto a Claudio…evidentemente mi sono dimenticato di inviare la risposta 🙂 vabbè.Dunque, innanzitutto grazie a tutti e tre per la fiducia, i consigli e l’entusiasmo che mi state mostrando 🙂
D’ora in poi (e fino a “prova contraria”) solo supporrò di essere uno dei due fortunati (credo lo saprò tra un paio di settimane) quindi tutto quello che scrivo è riferito a cose che mi piacerebbe proporre/fare in quel caso e non, ovviamente, a cose che farò di sicuro…
Riguardo a ciò che scrive Claudio, ho sempre immaginato di creare un file di classe e di lavorare con Git per lo meno con il mio collega. Per lavorarci con gli autori credo servirebbe almeno un incontro esplicativo (che sarebbe utile anche per molte altre cose…) ma temo sarà difficile avvenga (seppur non impossibile…). non avevo proprio pensato di farci consegnare delle bozze intermedie (idea molto saggia!), che però non saprei proprio come far scandire (se temporalmente o per stati di avanzamento o …).
Non ho mai pensato di cominciare a lavorarci imbastendo le cose da solo e preventivamente. Quello che mi preme di più è arrivare alla fatidica serata “con una gradita bottiglia” in grado di dare un contributo riguardo idee e segni da gettare a matita (che in questo momento non mi sento molto di poterlo dare con cognizione di causa) e in grado di dare un contributo nel trasporle in un file di classe LaTeX (che mi sento di poter dare un po’ di più ma comunque non come credo sarebbe Bene).
Riguardo a cosa inserire/non inserire/concedere/vietare…credo che, almeno per quanto riguarderà me, il problema sarà più nel non farsi incastrare che nell’essere aperti. Come dicevo, comunque, il mio motto sarà semplicità ed efficacia. Andare a mettermi in progetti più grandi di me per creare qualcosa che non so gestire pieno di fronzoli (facilmente inutili se non dannosi) lo trovo, sinceramente, (passatemi il termine) stupido.
Non ho mai creduto che uno stesso capitolo potesse essere scritto a più mani (e ora che mi ci avete fatto pensare, effettivamente, dovrei tenerne conto…ma credo che lo saprò a tempo debito ed è inutile fasciarmi la testa prima che si sia rotta :-)), piuttosto i capitoli saranno (quasi tutti) scritti da persone differenti… la mia idea era proprio salire sulle spalle di ArSTeXnica e strutturare il lavoro come il suo pacchetto autori: chiedere un file con i pacchetti, uno con i comandi e gli ambienti, uno con il documento principale.
Una cosa di cui sono ignorante al 100% e che mi sono reso conto che non avevo segnalato è la composizione del file di stile per biber (che tra l’altro…sarà da far configurare in locale ai vari autori immagino…)
Il manuale della classe intenderei scriverlo direttamente con il dtx (quando sarà il momento) sennò credo che diventerà impossibile stargli dietro (a tal proposito sono curioso di come fare la suddivisione in capitoli della documentazione, come inserire sul bordo a margine i comandi con in parte la loro descrizione, come inserire esempi di “codice applicato”, … tutte cose che nei miei primi dtx non ho mai fatto e nelle guide che ho letto non ho trovato…qualcuno ha per caso un dtx da suggerirmi di guardare per vedere com’è fatto?)
Riguardo la codifica io non ho alcun dubbio: utf8 ogni giorno e due volte la domenica…e se fosse per me (per quanto io usi quasi sempre TeXShop) mi farebbe piacere che tutti lavorassero con TeXWorks (sopratutto per le righe autoconfiguranti, per la risoluzione di eventuali problemi che potrebbe pormi qualche autore, ecc)..ma so che vivo nel mondo dei sogni quindi non ci spero :-)…in ogni modo mi rendo conto che il fattore “codifica” sarà un osso duro da affrontare tra i vari seguaci di latin1 e macosroman… (ma credo che impostarlo di default nel file di classe potrebbe essere un’arma utilizzabile…il problema restarà la configurazione dell’editor..vabbè..vedremo a tempo debito come sarà la situazione una volta che saremo davanti agli autori in carne e ossa)
Creare un account dropbox o altro e farlo usare a tutti credo sia difficile tanto (se non di più) quanto condividere il tutto in un account bitbucket o github (modulo che in tal caso ci sarebbe un piccolo ostacolo economico per collaborazioni con più di tre soggetti…)…ma se fosse possibile lavorare con Git, per me sarebbe incomparabilmente meglio… in ogni modo non lavorando in diverse persone sullo stesso file non so quanto potrebbe essere saggio rendere tutti in grado di aprire, leggere e modificare i file di tutti gli altri…
Riguardo in fine la grafica non me ne sono dimenticato, non ho riportato le mie (scarsissime) competenze perché ritenevo che in quanto curatore e non autore, non fosse interessante in questo contesto. In ogni modo:
-L’Arte di disegnare l’ho letto un paio di volte;
-L’Arte di disegnare grafici anche quello credo un paio di volte;
-Commutative diagrams using TikZ mi è stato utile in più di un’occasione;
-Introduzione all’uso di TikZ in ingegneria l’ho sfogliato spesso ma alla ricerca di codice di cui fare copia-incolla e poi da modificare ad hoc;
-introduzione all’uso di TikZmark l’ho letto spesso (e credo di sapere dove trovare tutto quello che miserve) perché trovo utile evidenziare alcune note a margine nella bozza della mia tesi e non sapevo come fare (alla fine sono finito nell’adottare il “decido io le coordinate volta per volta” :-));
-Creare grafici con pgfplots non lo conoscevo e lo andrò a cercare di sicuro (in ogni modo ormai, quando mi serve grafica, carico sempre pgfplots :-)).Diciamo che non sono assolutamente esperto e non ricordo quasi nulla ma sono sempre riuscito a fare piuttosto bene quello che mi serviva (diagrammi di funzioni, schemi di automi ibridi, riquadri elastici da inserire in luogo di figure non ancora incluse per tenere traccia dello spazio esatto che occuperà (draft non è poi così preciso…), e poco altro) nulla di particolare o avanzato o anche solo avvicinabile alle magie che si vedono in giro…però è un argomento che me lo farò interessare di sicuro..è che mi risulta difficile studiare qualcosa senza aver nulla di reale a cui applicarlo…quindi la mia competenza TikZ è limitata a quel poco che mi è servito ed è in attesa che mi serva a qualcosa di più… mi affascina molto!
Riguardo la relazione su ArsTeXnica…sarebbe un piacere e spero sarò all’altezza di dare un contributo valido alla rivista. Sicuramente farò del mio meglio anche in tal senso! (A tal proposito ho una bozza di mail con la richiesta di poter collaborare al progetto ArSTeXnica, non con un articolo ma dall’altra parte, pronta da un paio di mesi e che aspetta solo di essere spedita a Claudio… non mi va però di dare disponibilità per cose che non sono ancora sicuro di avere il tempo di fare bene…quindi la mia bella mail aspetterà tra le bozze ancora un pochino… io per primo non vedo l’ora di spedirla :-))
in questi (credo) quindici giorni il piano di battaglia che ho in testa è:
– finire di rileggere l’Arte (alla fine ieri notte l’ho ricominciata d’accapo :-)..ma sono già alla fine del capitolo 3 con un sacco di note già inserite :-)); [4 giorni]
– leggere la documentazione di geometry; [1giorno]
– ri leggere l’Introduzione alla definizione della geometria della pagina; [2 giorni]
– leggere la documentazione del pacchetto frontespizio; [1 giorno]
– ri leggere il LaTeX Reference Manual commentato; [3 giorni]
– rileggere l’introduzione alla creazione di file di classe; [2 giorni]
– leggere How to Package your LaTeX Package; [1 giorno]
– cominciare la guida GuIT (che andrò a stampare in settimana i tre tomi) con particolare attenzione alle pagine IV-V, ai capitoli 6, 20, 19, 27 e perché no…anche 28 🙂 [il tempo che resta…]
– inserire sostituire letture, modificare l’ordine delle stesse secondo i vostri suggerimenti 🙂 credo di poter dedicare un 3 ore al giorno, dopocena.-se sono più veloce (o avrò più tempo) sono molto curioso di leggere Creare grafici con pgfplots, o per lo meno sfogliarlo 😉
Un grazie ancora a tutti 🙂
ciao ciao
Corrado.
::
La key è quella che usi per fare la citazione. Per esempio se la voce di bibliografia è`@article{pasticcio:viva,
Author = {Ciccio, Pasticcio and Tira, La~Cinghia},
Journal = {Slurp!},
Number = {5},
Pages = {522-587},
Title = {Viva la pappa col pomodoro}}
`allora per citarlo in mezzo al testo usi `\cite{pasticcio:viva}` esattamente dove vuoi che compaia la citazione; per citarlo senza inserirlo nel testo usi `\nocite{pasticcio:viva}` messo “più o meno” dove vuoi. La key dell’articolo portato a esempio è: [tt]pasticcio:viva[/tt].
La voce in bibliografia sarà (se la rendi cliccabile o stampi il “dove è stata citata”) riferita alla sezione in cui hai inserito il [tt]\nocite{
}[/tt] relativo. Puoi anche metterlo nel preambolo, in questo modo tutte le citazioni relative alle sue key saranno riferite alla sezione 0. Quindi se non ti serve riferirti alla sezione in cui “non” hai citato un opera, puoi metterla tra le key nel [tt]\nocite[/tt] che metterai nel preambolo. Se invece vuoi “non” citare un opera ma riferirla, per esempio, al secondo capitolo allora metterai la sua key tra le N di un [tt]\nocite{
,…, }[/tt] inserito nel secondo capitolo. Ciao ciao,
Corrado.
`…
\cite[sez.~3.7.6 pag.~89]{guide:biblatex.pdf}
…`
-
AutoreRisposte