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[quote]Ciao a tutti, ho cercato un po nel forum, ma non non sono riuscito a trovare!
Vorrei inserire qualche pagina A3 nella mia relazione in A4, con orientamento orizzontale in modo da poter ripiegare la pagina. Nella pagina A3 vorrei mettere un immagine molto grande che in un foglio A4 non entra ( sperando che entri in un A3, quindi eventualmente anche A2). Qualcuno mi sa aiutare?
Come ai tempi antichi: la aggiungi in fase di rilegatura dopo averla preparata a parte.
Ciao
EnricoMa in questo modo non la posso numerare, peccato[/quote]
Una pagina di quel genere potrebbe essere considerata un’inserzione senza numero, dal momento che il flusso del testo non la riguarda. Ma non è difficile numerarla in modo coerente con il resto del documento anche se la prepari a parte.Quando il testo sarà definitivo, deciderai dove inserire la tua pagina ripiegata. A questo punto puoi facilmente identificare un punto della pagina successiva e, fra due capoversi di questa, infilerai il comando
`\addtocounter{page}{2}`
Nel documento per la pagina doppia, scriverai \setcounter{page}{} (dove n è il numero di pagina da assegnare. Certo, se di pagine del genere ce ne fossero tante, sarebbe un problema.
Ciao
Enrico
::Beh ti devo dare ragione, è abusato… però non ne farei una questione di vitale importanza, nel colloquiale ci può stare. Ovviamente quando parlo di cose serie o di lavoro o di università o di politica non lo dico.
Ma nel parlato “leggero” ci può stare, dai prof.!Au contraire! Se non ci si sorveglia, si rischia di usare quei modi che fanno tanto “aria fritta”.
Ciao
Enrico
::In effetti “sparando” fa ridere…. 😆
Sul “quant’altro”, tanto per sottolineare la tua tendenza a salire in cattedra (e qui la frecciatina la tiro volontariamente io), ti suggerisco due diversi punti di vista:
Prova a scriverlo un’altra volta: ti garantisco che non risponderò. Potrei anche arrivare a cancellare il messaggio per turpiloquio. 🙂
Dai, su: è bruttissimo e abusato. Mi ricorda Peppino De Filippo nel famoso film “Totò, Peppino e… la malafemmina”: quando non sapeva come finire un discorso troncava con “e ho detto tutto”. C’è solo un modo di dire che detesto più di quello: “piuttosto che” usato per coordinare e non come avversativo. Tutto per aggiungere parole inutili. Un segreto della buona scrittura è togliere le parole, non aggiungerne.
“C’è zucchero bianco piuttosto che zucchero di canna” in italiano significa che lo zucchero di canna sarebbe preferito, ma purtroppo non c’è. Troppo spesso il modo è usato per dire che si può scegliere fra entrambi.
Ciao
Enrico
::Quando dico avolte si a volte no, intendo dire che se devo inserire 2 capitoli, il primo riesco ad inserirlo ed a volte il secondo no e non riesco a capire perchè.
Ti ringrazio per i consigli e le osservazioni.
Non sapevo di ulem e fosse un “orrore tipografico”!
I due enumerate sono stati messi per fare due righe numerate:
2 e
2.1
non mi veniva in mente niente di meglio.
Ma se devo inserire una figura sotto il titolo della pagina iniziale, come devo fare?Una lista numerata di quel tipo mi pare veramente eccessiva. Basta mettere le parole in corsivo (\emph) quando compaiono per la prima volta.
Il comando \includegraphics può comparire ovunque, non solo in un ambiente figure. Il contenuto del file grafico si comporta come se fosse un semplice carattere.
Ciao
Enrico
::Ciao a tutti, ho cercato un po nel forum, ma non non sono riuscito a trovare!
Vorrei inserire qualche pagina A3 nella mia relazione in A4, con orientamento orizzontale in modo da poter ripiegare la pagina. Nella pagina A3 vorrei mettere un immagine molto grande che in un foglio A4 non entra ( sperando che entri in un A3, quindi eventualmente anche A2). Qualcuno mi sa aiutare?
Come ai tempi antichi: la aggiungi in fase di rilegatura dopo averla preparata a parte.
Ciao
Enrico
::Se tu sapessi che libro è capiresti che ha perfettamente senso. Proprio per il genere di libro, strapieno di figure (e un report tecnico di un progetto europeo) mettere le figure nel testo sarebbe assolutamente dispersivo. Ed infatti a livello industriale è una cosa che si fa molto spesso. In questo caso è la scelta obbligata.
Enrico, ringraziandoti dopo l’ennesimo efficace e risolutivo nuovo consiglio che mi hai dato tu e che mi ha permesso di fare quello che dovevo fare per questo progetto, ti voglio dare un consiglio, magari invitandoti a riflessione.
Ogni volta che una persona chiede una cosa, come in questo caso mettere le figure in fondo perché nel mio ambito SI FA COSì, non puoi sempre mandare delle frecciatine (che magari io ho interpretato male io, forse sono io malizioso) come se le richieste di informazioni di persone che ne sanno meno di te su LaTeX e tipografia siano sempre volte a ottenere informazioni per fare una cosa “tipograficamente” sbagliata.
Magari, in generale, non si fa quello che un’inseperto come me vorrebbe fare d’istinto (ed infatti quante volte ho chiesto i tuoi/vostri consigli per capire quello che si deve/non deve fare?), ma se, facendo un report per un progetto europeo per la mia università a cui collaborano 10, e dico 10, giganteschi partner industriali, lo standard è spesso fare questo, che ci puoi fare tu? che ci posso fare io? Chiamo queste dieci industrie e dico che così non si fa?Magari a volte quello che gli altri ti chiedono lo fanno proprio perché gli serve davvero, e non per un capriccio o perché sono incompetenti. Usi spesso uno stile di scrittura che tende a sottolineare gli errori altrui, le brutte scelte altrui. E francamente alla lunga non è un’atteggiamento simpaticissimo. Detto questo, la stima verso di te e verso la tua infinita conoscenza rimane immutata e continuerò a chiederti consigli, opinioni e quant’altro.
Sparando che le mie critiche siano sempre accolte come “costruttive”,
ti saluto.Come altri utenti del forum tendi a pensare che certe persone qui siano chiaroveggenti. È vero che a volte capita (la sfera di cristallo ogni tanto funziona :)), ma non è così, in generale. Gli indizi che avevi dato erano pochini: l’unico era che le figure fossero numerate per capitolo, facendo pensare alla classe book.
Mi dispiace che tu l’abbia presa come una frecciatina, non lo era affatto: ti spiegavo il motivo della nascita del pacchetto endfloat. Se devi scrivere un testo in cui le illustrazioni vanno alla fine, bene, le metti alla fine. Non c’è bisogno di alcun pacchetto aggiuntivo per farlo: \input serve anche per questo.
Sottolineare gli errori serve per evitare che si propaghino: in giro per il mondo ci sono esempi illustri di preamboli orripilanti e sbagliatissimi. Correggere chi li adotta è importante per cercare di fare in modo che spariscano.
Ultima cosa: puoi notare che ti ho risposto anche se hai finito il messaggio con un terribile “quant’altro”. Ti assicuro che mi è costato. 😉
Ciao
EnricoPS Mi accorgo di un divertente refuso: “sparando”.
::A proposito di endfloat, ho bisogno di una dritta. Allora:
Le tabelle non vorrei toccarle, le figure le vorrei mettere in fondo. Solo che endfloat le mette TUTTE in fondo. Inoltre un’immagine non va toccata (bisognerebbe fare un’eccezione per una figura). Inoltre numera le immagini come appartenenti tutte all’ultim ocapitlo introdotto, e non come appartenenti ai vari capitoli. Ho letto la guda ma non so come fare.Il pacchetto endfloat è nato per un’esigenza molto particolare: alcune riviste chiedono che tabelle e figure fuori testo siano raggruppate in fondo per poi sistemarle a loro piacere. In un libro questo non ha alcun senso, ovviamente. Ma, contento tu…
Se devi mettere le figure in fondo, mettile in fondo! Che problema c’è? Così risolvi anche il problema della figura che deve stare dove la vuoi. A parte che non capisco il motivo per il quale una sola figura debba stare nel testo e le altre in fondo; forse non è proprio un’illustrazione, ma è parte integrante del testo. In tal caso l’ambiente figure non è adatto.
Però, con un po’ di contorsioni, si può fare tutto. Prendilo come un esercizio, non come una cosa da seguire veramente: il modo migliore è di fare come ti ho detto prima.
`% numeriamo le figure tutte di fila
\usepackage{chngcntr}
\numberwithout{figure}{chapter}
% salviamo il significato originale dei comandi \table e \figure
\let\originaltable\table
\let\originalfigure\figure
\let\endoriginalfigure\endfigure
% carichiamo endfloat
\usepackage{endfloat}
% ripristiniamo il significato di \table
% che endfloat ha modificato
\let\table\originaltable`
A questo punto endfloat agirà solo sulle illustrazioni e non sulle tabelle. Per la figura che deve stare al suo posto puoi usare l’ambiente “originalfigure”.Ciao
Enrico
::Si, ho capito,
alcune volte mi viene altre volte no.
Vi invio i listati.
Sono corti quindi non temete.
Questo è il main.
`\documentclass[a4paper,10pt]{book}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage{float}
\usepackage{ulem} \normalem
\usepackage{color}
\usepackage{graphicx}
\pagestyle{headings}\begin{document}
\begin{figure}
\begin{titlepage}
\centering
{\Huge\textsc{L'abc della matematica}}\vspace{9cm}%\includegraphics{pacioli.eps}
\end{titlepage}
\end{figure}\input{premessa}
\input{capitolo01}
\input{capitolo02}\end{document}`
Questi sono gli altri:
\`chapter{premessa}
Questo documento serve solo per spiegare come si può fare matematica con le conoscenze che uno possiede\ldots.`
`\chapter{L'Alfabeto dei numeri}
Come le parole anche i numeri hanno un:
\begin{enumerate}
\item significante
\item significato
\end{enumerate}
\begin{enumerate}
\item Significante\\
Il significante sono i simboli, i nomi che diamo ai numeri\\
\item Significato\\
Il significato è la quantità che i numeri rappresentano.
\section{Come si formano le parole}`
`\chapter{Autonomia e strumentalità nella matema\-tica}L'autonomia nella matematica coincide con il saper dare risposte convincenti ai quesiti che la materia stessa propone.\\
Obiettivi essenziali sono: \textbf{riflettere ad approfondire}.\\
La superficialità e l'improvvisazione ostacolano il successo in questa disciplina. Per evitare ciò,un utilissimo se non indispensabile strumento è il libro di testo, che deve essere letto, compreso, studiato per conoscere i concetti fondamentali, le proprietà ed i procedimenti da utilizzare.\\
Lo studio può essere facilitrato dalla presenza di un adulto in grado di`Non è molto chiaro che cosa significhi “qualche volta sì e qualche volta no”. Prova a chiarire, per favore. Non c’è grande differenza fra \input e \include; in effetti il secondo comando è definito in termini del primo.
Già che ci siamo, facciamo un po’ le pulci al tuo modo di scrivere.
Il pacchetto ulem non va usato se non per imitare le antiquate macchine per scrivere: la sottolineatura è un orrore tipografico.
Inserire l’ambiente titlepage in un ambiente figure è un errore. Togli figure.
Usare \\ per andare a capo è un altro grave errore; quei due enumerate consecutivi dovrebbero essere risolti in altro modo, forse con un unico ambiente description?
Si va a capo lasciando una riga vuota. Sempre, eccetto negli ambienti dove è necessario indicare la fine di una riga (center, tabular e simili).
Ciao
Enrico
::In un report che ho già scritto, mi è stato (giustamente per motivi vari che non sto a dire) chiesto di mettere le immagini tutte alla fine. Il report attuale non lo prevede. Come farlo in maniera semplice e ovviamente facendo in modo che la numerazione delle immagini rimanga così com’è(visto che è corretta)?
C’era un topic proprio oggi! Sarebbe opportuno provare a leggere, che dici?
http://www.guit.sssup.it/phpBB2/viewtopic.php?t=3971
Ciao
Enrico
::È ovvio che quel codice può essere migliorato. Per un paio di tabelle è più che sufficiente, direi. Mica vorrai la pappa pronta ogni volta! 😉
Ehi, in fondo sono un gran pigrone… 😳 😥
Quanto a ctable, perché non provi a leggere la documentazione? Non è proprio il meglio che offre il panorama, ma certe cose si riescono a capire.
La studierò senz’altro. L’ho trovata davvero difficile: fa degli esempi molto complicati (forse anche inutilmente), mancano degli esempi semplici semplici con i quali farsi un’idea…
L’ho trovata anch’io illeggibile. Il fatto poi che con un esempio minimo come il tuo (corretto) venga ogni volta emesso un avviso, mi lascia perplesso.
Ogni comando che prenda come argomento il contenuto di un ambiente come tabular non mi convince. Sulle note nelle tabelle non sarei drastico: a volte una nota può anche andare al piede della tabella invece che nella didascalia; dipende da molti fattori. Se non c’è la didascalia, per esempio?
Per tornare al problema, definire un comando che metta automaticamente l’esponente non dovrebbe essere difficile; in ctable occorre comunque indicare in \tnote l’esponente. Si può anche evitare di indicare il numero di colonne, usando una box di ampiezza zero.
`\makeatletter
\newcounter{table@note}
\renewcommand{\thetable@note}{%
\textsuperscript{\normalfont\itshape\alph{table@note}}}
\newcommand{\tmark}[1]{\refstepcounter{table@note}\label{tn@@#1}\thetable@note}
\newcommand{\tnote}[2]{\multicolumn{1}{l}
{\rlap{\footnotesize\ref{tn@@#1}\ #2\hss}}}
\makeatother`
A \tmark si dà come argomento un’etichetta (come se fosse un \label} che verrà poi data come primo argomento di \tnote; il secondo argomento di \tnote è il testo della nota.
`\begin{tabular}{ll}
\toprule
abcd\tnote{prima} & efgh\tnote{seconda}\\
\bottomrule
\tnote{prima}{Ciao}\\
\tnote{seconda}{Wow}
\end{tabular}`
L’ovvia limitazione è che il testo della nota non può essere più lungo della larghezza della tabella. Più che sufficiente per semplici applicazioni.È più interessante analizzare alcune sottigliezze: \refstepcounter agisce sempre globalmente, quindi il valore del contatore table@note è corretto anche con una seconda nota; ricordo che una cella di tabella è in un gruppo implicito e le assegnazioni non globali spariscono.
L’altra curiosità è su \rlap{
} che equivale a \hbox to 0pt{ \hss}: si costruisce una \hbox che non occupa alcuno spazio orizzontale, e \hss fornisce la “glue” necessaria per evitare un overfull. Meglio non scrivere \rlap{ABC}D, se non si sa che cosa si sta facendo; nel nostro caso, dopo \rlap{…} non andrà nulla. Ciao
Enrico
::`\usepackage{caption}
\captionsetup[table]{position=top}
\newcommand{\tmark}[1]{\textsuperscript{\normalfont\itshape#1}}
\newcommand{\tnote}[3]{\multicolumn{#1}{l}
{\tmark{#2}\small#3}}
…
\begin{tabularx}{\textwidth}{>{\bfseries}lX}
\toprule
Forza & Una forza è una grandezza fisica che si manifesta nell'interazione di due o più corpi materiali che cambia lo stato di quiete o di moto dei corpi stessi. \\
\midrule
Momento polare & Il momento polare di una forza rispetto ad una determinata origine è definito come il prodotto vettoriale tra il vettore posizione\tmark{a} e la forza. \\
\bottomrule
\tnote{2}{a}{Rispetto alla stessa origine.}
\end{tabularx}`
Devi sapere quante colonne ha la tabella; forse si può fare meglio, l’informazione dovrebbe essere disponibile; ma a che pro?Professore, questa volta non sono soddisfatto. 😳 Il codice non è elegante. Fra l’altro, segnare a mano la numerazione della nota non va.
I pro di mettere una nota al piè di una tabella? Personalmente non lo consiglierei: forse è meglio dare l’informazione nella didascalia.
Però nella guida che sto scrivendo il caso vorrei prenderlo in esame comunque, e la soluzione di ctable mi sembra -sulla carta- la più semplice.
Sulla carta: perché io proprio non riesco a farla funzionare, quella tabella. E nell’articolo di Lapo ci sono dei
`…`
che proprio non so come riempire.Grazie mille per tua la pazienza infinita, Enrico…
È ovvio che quel codice può essere migliorato. Per un paio di tabelle è più che sufficiente, direi. Mica vorrai la pappa pronta ogni volta! 😉
Quanto a ctable, perché non provi a leggere la documentazione? Non è proprio il meglio che offre il panorama, ma certe cose si riescono a capire.
Ciao
Enrico
::Il prof. disse che il comando \include andrebbe evitato perché crea molti file aux e poi, soprattutto nel caso di sezioni, inserisce un \clearpage che è solo dannoso, perché fa cambiare pagina.
La faccenda di \include è una della pochissime cose che non condivido con Enrico. Sto lavorando ad un libro di 150 pagine, piuttosto complesso. Lavoro su un iMac G5: non sarà un computer di ultimissima generazione, ma è comunque una macchina più che rispettabile.
Beh, per compilare tutto il documento ci metto un minuto. In sede di revisione finale (con tante compilazioni richieste per controllare l’effetto prodotto), compilare tutto è uno strazio. Il comando
`\includeonly{…}`
è utilissimo, in questo contesto.Ah, a breve andrò all’estero (per due settimane). Mi trascinerò dietro il portatile (un iBook G4, naturalmente ben più lento dell’iMac). In quel caso il comando \includeonly sarà praticamente insostituibile…
I miei due centesimi, ovviamente!
Mi pare ovvio che \include abbia la sua utilità. Non è affatto utile, al giorno d’oggi, per compilare documenti normali. Il libro di 311 pagine (sto in questi giorni rivedendolo per la seconda ristampa) ci mette 23 secondi (così dice time), alla prima compilazione (occorre caricare pdflatex in memoria) e 14 alla seconda (ci sono meccanismi di cache). Usando \include non ci metterei molto di più.
Un documento senza troppa grafica, anche di 150 pagine, su una buona macchina non ci mette molto. Se la macchina non risponde adeguatamente, in fase di stesura può essere ragionevole usare \include.
Ciao
Enrico
::Devo scrivere un testo su due colonne e ci devo inserire delle figure. Dal manuale di multicol ne ho dedotto che gli oggetti flottanti funzionano solo nella versione “asteriscata”, che li tratta come float sull’intera pagina e li posiziona sempre non prima della pagina successiva.
Io avrei bisogno di inserire immagini nelle colonne stesse. Posso eventualmente rinunciare ad averle flottanti ed inserirle direttamente con \includegraphics, ma non posso rinunciare alla didascalia, che da quanto mi par di capire non esiste al di fuori di un float.Particolarmente utile mi sarebbe pure un qualcosa tipo subfigure, che mi permetta di associare un’unica didascalia a diverse immagini numerate indipendentemente. Se questo non fosse possibile, mi troverei costretto ad unire le immagini tra loro e a porre manualmente la sotto-numerazione, ma verrebbe a mancare l’omogeneità dei font.
Come fare?
Usa l’opzione twocolumn alla classe e non l’ambiente multicols. Oppure posiziona a mano le figure e usa \captionof del pacchetto caption.
Per le sottofigure, usa un ambiente tabula:
`\begin{figure}[ht]
\centering
\begin{tabular}{cc}
\includegraphics[…]{figura} & \includegraphics{figura} \\
(a) & (b)
\end{tabular}.
\caption{Didascalia}
\end{figure}`
Ciao
Enrico
::Salve a tutti,
ho questo problema: ho un’equazione molto larga che non mi entra nella larghezza del teso. Ho gia’ spezzato l’equazione il piu’ possibile, ma ancora mi sfora dal testo (ci sono matrici molto grosse). C’e’ un modo per rimpicciolire tutta l’equazione? Mi piacerebbe ottenere un risultato simile a scalebox. L’unico modo che ho trovato e’ inserire un \tiny prima dell’equazione, ma cosi’ mi rimpicciolisce anche la numerazione dell’equazione.È un segreto militare? Se non lo è, potresti fornire il codice, non trovi?
Ciao
Enrico
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