giovanni.nappi

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  • in risposta a: Il vostro editor preferito? #1927
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    Ritengo Kile un ottimo editor per LaTeX (il migliore tra quelli che ho provato), e lo uso il più spesso possibile.

    Su Windows uso TeXinc Center e spesso per velocità Scite.

    Ehi non vedo come si possa votare…
    Bye.

    Anche io uso spessissimo Kile 🙂

    in risposta a: Parole straniere: “tecnologiche” e prestiti #26181
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    Qui c’è un po’ di codice che dovrebbe fare al caso tuo (…)
    Spiacente, però; tener conto della maiuscola mi sembra piuttosto complicato e, del resto, inutile: è piuttosto difficile che una di quelle parole compaia a inizio capoverso.

    Sì, sono d’accordo. Alla fine era più una curiosità 🙂

    Sinceramente non sarei d’accordo sull’uso del “reset”, mi pare piuttosto forzato, ma se proprio vuoi, nel codice c’è.

    Il fatto è che pensavo: io sono un lettore, mi guardo l’indice e scelgo di leggere p.e. il capitolo 4 senza aver prima letto gli altri tre. In questo caso, secondo me, il reset va bene… che ne pensi?

    Vediamo ora come funziona: (…)
    Ciao
    Enrico

    Grazie mille per la spigazione! Effettivamente così è molto più chiaro.

    L’unica cosa che mi resta da fare è rendere il codice utilizzabile anche in situazioni di questo tipo:
    `\documentclass{scrartcl}

    \usepackage{acronym}

    \makeatletter
    \def\eng#1{%
    \ifcsname ENG@#1\endcsname
    \seguente{#1}%
    \else
    \primo{#1}%
    \global\@namedef{ENG@#1}{}%
    \unless\ifcsname ENG@used#1\endcsname
    \global\let\ENG@el\relax
    \xdef\ENG@list{\ENG@list\ENG@el{#1}}%
    \fi
    \global\@namedef{ENG@used#1}{}%
    \fi}

    \let\primo\emph
    \let\seguente\@iden
    \let\ENG@list\@empty

    \def\engreset{\global\let\ENG@el\@engreset\ENG@list}
    \def\@engreset#1{\global\expandafter\let\csname ENG@#1\endcsname\@undefined}
    \makeatother

    \begin{document}

    \section{Esempio comandi immersi}
    \begin{acronym}[FPGA]
    \acro{FPGA}{Field-Programmable Gate Array}
    \end{acronym}

    \eng{\acl{FPGA} scheme} \`e l'acronimo lungo, \eng{\acs{FPGA} scheme} quello corto.

    \eng{design {\sc hdl} entry}

    \end{document}`A occhio e croce credo di potermela cavare più o meno definendo nel preambolo qualcosa del genere:
    `\newcommand{\primo}[1]{\expandafter\emph{\csname #1\endcsname}}`NB Ho già verificato che non funziona 😛 (spero solo di non aver fatto errori troppo grossolani, perché è da poco che sto cominciando a “giocare” con \expandafter & Co.)

    A presto
    Giovanni

    in risposta a: Parole straniere: “tecnologiche” e prestiti #26179
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    Salve a tutti di nuovo.

    Dato che quei frammenti di codice non funzionano bene come mi aspetterei, ho deciso di cogliere la palla al balzo e studiarmi un po’ di cose da me.
    E proprio qui mi serve il vostro aiuto.

    Riassumendo ciò che voglio fare in pseudo-codice:
    `nuovocomando: eng() {
    if ( lowercase() è già stato usato )
    then
    scrivi con carattere normale
    else
    scrivi enfatizzato
    endif
    }

    nuovocomando: engresetall() {
    dimentica tutti i già usati
    }`
    Il primo problema in cui mi sono imbattuto è che può in alcuni casi essere espandibile (p.e. usando \acl del pacchetto acronym).
    Il secondo problema è che avrei bisogno di una struttura adeguata alla memorizzazione dei vari in grado anche di essere `svuotata’.

    Da qui penso che le cose da studiare bene sono:

      costrutti if/then/else;
      token e registri token;
      costrutti tipo \csname … \endcsname e \expandafter.

    Però volevo essere sicuro di stare sulla buona strada e nel caso ricevere qualche dritta su dove indirizzare di più i miei sforzi.

    Grazie per l’attenzione
    Giovanni

    in risposta a: [semi-OT] ClassicThesis e le legature #26193
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    http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=3709&highlight=legature

    Grazie mille! Sempre veloce e gentile 🙂

    A dire il vero avevo fatto una piccola ricerca sul forum, ma evidentemente non sono stato troppo bravo 😛

    Ad ogni modo, mi scuso per aver “trasgredito” (anche se involontariamente) le regole della netiquette.

    Saluti
    Giovanni

    in risposta a: Parole straniere: “tecnologiche” e prestiti #26178
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    Credo di essere sulla buona strada…

    Posto un esempio esplicativo e semi-funzionante 😛 :
    `\documentclass{scrartcl}

    \newcommand{\primo}[1]{\emph{#1}}
    \newcommand{\seguente}[1]{#1}

    \makeatletter
    \newcommand*\ENG@used{}
    % L'esempio ispiratore riportava \newcommand*\ENG@used{@<>@<>@}
    \newcommand{\eng}[1]{%
    \expandafter\ifx\csname engused@#1\endcsname\ENG@used%
    \seguente{#1}%
    \else%
    \global\expandafter\let\csname engused@#1\endcsname\ENG@used%
    \primo{#1}%
    \fi%
    }
    \makeatother

    \newcommand{\engreset}{
    % qui va il codice per far `dimenticare' i termini già usati
    % per includerlo, magari, un \renewcommand{\chapter}
    % o \renewcommand{\section}
    }

    \begin{document}

    \section{Esempio di funzionamento}
    Questo termine \`e in inglese: \primo{dependability}.
    E qui lo ripeto: \seguente{dependability}.
    Lo ripeto ancora: \seguente{dependability}.
    Qui resetto.
    Qui ri-cito: \primo{dependability}.
    E qui lo cito per l'ultima volta: \seguente{dependability}.

    \section{Test}
    Questo termine \`e in inglese: \eng{dependability}.
    E qui lo ripeto: \eng{dependability}.
    Lo ripeto ancora: \eng{dependability}.
    Qui resetto. \engreset
    Qui ri-cito: \eng{dependability}.
    E qui lo cito per l'ultima volta: \eng{dependability}.

    \section{Test con pi\`u forestierismi}
    Dunque, ecco una sequenza di termini stranieri:
    \begin{itemize}
    \item \eng{computer}
    \item \eng{Computer}
    \item \eng{desktop}
    \item \eng{computer}
    \item \eng{desktop}
    \item \eng{time-sharing}
    \end{itemize}
    Come si vede, questo metodo \`e “case-sensitive''.
    Per riformulare il problema in maniera “case-insensitive'' credo
    basti giocare un pochino con “\verb|\lowercase|''.

    \end{document}`
    Ciò che non riesco a capire ancora bene è l’uso di
    `\newcommand*\ENG@used{@<>@<>@}`
    e l’implementazione di `\reseteng`

    in risposta a: Parole straniere: “tecnologiche” e prestiti #26177
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    Di regola, il corsivo si usa per le parole non di uso comune per il lettore a cui è diretto il lavoro. Quindi, se per il tuo “lettore ideale” time-sharing e multiplexer sono di uso comune, non usare il corsivo.

    Grazie mille per questa dritta tipografica.
    Questa sarebbe stata comunque la mia ultima spiaggia 🙂

    In attesa che qualche guru ci sforni la soluzione su un piatto d’argento, se ne hai voglia potresti iniziare a vedere il codice del pacchetto acronym (che fa una cosa del genere con gli acronimi).

    Infatti lo conoscevo e lo stavo già guardando… anche se devo ammettere che sono poco pratico del codice TeX/LaTeX di basso livello.
    Se ci riesco, posto qui il risultato.

    Scusa per la risposta incompleta!

    Figurati! E poi sei stato comunque gentile ad indirizzarmi verso il pacchetto acronym e a darmi la dritta sulla scelta tipografica! Grazie ancora! 😀

    A presto
    Giovanni

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