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gio93″ post=117774Si, ricompilando due volte entrambe le didascalie sono orientate verso l’esterno della pagina!
Sì, il pacchetto adotta un meccanismo simile a quello [tt]\label[/tt] – [tt]\ref[/tt] che in genere richiede almeno un paio di compilazioni per “convergere” verso la disposizione corretta.
gio93″ post=117774E’ questa la convenzione tipografica corretta?
[…]Non sono certo un’autorità in fatto di convenzioni e corrette prassi tipografiche, è meglio aspettare il parere di @OldClaudio, se vorrà darlo. Detto questo, la disposizione che io, da profano, adotterei è quella con le figure ruotate tutte in senso antiorario (parte bassa girata sulla destra) indipendentemente dal fatto che cadano su una pagina pari oppure dispari, vale a dire la disposizione che (dando per scontata la modalità di composizione a pagine affiancate, ovvero “fronte/retro”) si ottiene passando al pacchetto rotating l’opzione [tt]figuresright[/tt]:`\usepackage[figuresright]{rotating}`
Si noti che queste cose sono spiegate a pagina 2 del manuale del pacchetto rotating… 🙂
Ciao.
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Gustavo
::gio93″ post=117772[…]
Poi, non capisco come sidewaysfigure orienta le due figure. In due capitoli diversi inserisco due foto intere e vengono orientate diversamente, anche se sono sulla stessa tipologia di facciata (allego foto_1 e foto_2).[…]
Prova a ricompilare più volte: cambia qualcosa?
Ciao.
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Gustavo
26 Febbraio 2020 alle 22:26 in risposta a: Urgente (consegna tesi venerdì) – Tabelle e immagini accoppiate #117351::
Il metodo suggerito da @OldClaudio è naturalmente ottimo (se posso permettermi di dirlo, era il suggerimento successivo che avevo pronto in canna, qualora mi avessi risposto che il primo non aveva funzionato… 😉 ), però attenzione: il pacchetto si chiama capt-of e va quindi caricato scrivendo`\usepackage{capt-of}`Esso ha il vantaggio di essere di dimensioni minime (una sola linea di “codice utile”).Aggiunta:
Dimenticavo di aggiungere che non devi caricare il pacchetto capt-of (o più precisamente, è del tutto inutile farlo) qualora tu carichi già, per altre ragioni, il pacchetto caption. La ragione è che il pacchetto caption definisce anch’esso un comando [tt]\captionof[/tt] avente funzionalità (quasi) identica.Ciao.
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Gustavo
26 Febbraio 2020 alle 10:46 in risposta a: Urgente (consegna tesi venerdì) – Tabelle e immagini accoppiate #117348::
Ci sono vari modi di ottenere ciò che desideri. Dato che non fornisci il codice sorgente che usi, io inizierei suggerendoti un metodo semplice, che richiede un pizzico di fortuna per funzionare, ma che ha il vantaggio di non richiedere la creazione di oggetti complessi.Molto semplicemente, inserisci nel sorgente il normale codice per la tabella, seguito immediatamente dal normale codice per la figura, ma specifica come parametro di posizionamento [tt][p][/tt] (e soltanto [tt][p][/tt]). Qualcosa di questo tipo:
`
\begin{table}[p]
\centering
\caption{Tabella dati n.~1}
% codice per la tabella…
\label{tab:Dati-1}
\end{table}\begin{figure}[p]
\centering
\includegraphics[…]{…}
\caption{Figura relativa ai dati n.~1}
\label{fig:Dati-1}
\end{figure}\begin{table}[p]
\centering
\caption{Tabella dati n.~2}
% codice per la tabella…
\label{tab:Dati-2}
\end{table}\begin{figure}[p]
\centering
\includegraphics[…]{…}
\caption{Figura relativa ai dati n.~2}
\label{fig:Dati-2}
\end{figure}…
\begin{table}[p]
\centering
\caption{Tabella dati n.~$n$}
% codice per la tabella…
\label{tab:Dati-n}
\end{table}\begin{figure}[p]
\centering
\includegraphics[…]{…}
\caption{Figura relativa ai dati n.~$n$}
\label{fig:Dati-n}
\end{figure}
`
Questo istruirà LaTeX a collocare tabelle e figure in pagine prive di altro testo, senza prendere in considerazione altre opzioni di posizionamento; se davvero ciascuna coppia tabella + figura occupa una pagina esatta o poco meno, con un po’ di fortuna (come dicevo all’inizio) LaTeX collocherà “spontaneamente” le figure e le tabelle proprio come vuoi tu. La fortuna può essere propiziata con un [tt]\clearpage[/tt] dato al momento opportuno, eventualmente con l’aiuto del pacchetto afterpage, ma di questo parleremo, casomai, in un secondo momento: per intanto, io proverei a vedere che succede con il semplice accorgimento che ti ho suggerito.Ciao.
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Gustavo
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Io suggerirei una versione leggermente diversa:
`\newcommand*{\parallelo}{\mathrel{/\mkern -5mu /}}`
Ci sarebbe anche il simbolo [tt]\varparallel[/tt] definito dai pacchetti txfonts o pxfonts, ma questi pacchetti hanno il notevole svantaggio di modificare (gran parte de) i caratteri usati nelle formule matematiche. Volendo, si può definire soltanto il simbolo che serve, senza cambiare gli altri caratteri, ma non raccomanderei questa soluzione perché consuma uno dei preziosi 16 posti della tabella dei font matematici. (Volendo, c’è il modo di evitare anche questo secondo difetto.)Costruire il simbolo richiesto usando due barre ravvicinate mi sembra la soluzione migliore.
Ciao.
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Gustavo
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Ci fu, qualche anno fa, un tentativo di “sovraimporre” lo stile di ArsClassica alle due classi di documento del C.D.P. Bundle: potresti provare a utilizzare un pacchetto sperimentale che scrissi allora, del quale ti allego il codice. Purtroppo, le regole di questo forum non consentono di allegare file con estensione[tt].sty[/tt], ragion per cui sono costretto ad allegare il codice del pacchetto sotto il nome [tt]cdpletteraclassica.tex[/tt]: ricordati, dopo averlo scaricato, di cambiarne il nome in [tt]cdpletteraclassica.sty[/tt].[attachment=2354]cdpletteraclassica.tex[/attachment]
Allego anche un manualetto di istruzioni, sotto forma di codice sorgente LaTeX, e in questo caso si tratta davvero di un file [tt].tex[/tt]; prima compilalo, poi leggilo e infine vedi se il pacchetto cdpletteraclassica può fare al caso tuo.
[attachment=2356]ManualePacchettocdpletteraclassica.tex[/attachment]
Ecco, infine, come modificherei il tuo codice sorgente:
`
\documentclass[12pt, twoside]{letteracdp}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[italian]{cdpbabel}
% \usepackage{arsclassica}
\usepackage{cdpletteraclassica}\address{Pinco Palla \\
Pinca Pallina \\
Via Dei Gabbiani \\
Città ignota}
\signature{Pinco Palla \and % così c’è spazio per *due* firme manoscritte
Pinca Pallina}
%\date{} % al solito, la data è opzionale;
% il valore predefinito è \today
\place{Città ignota}\begin{document}
\begin{letter}{Egregio Tizio}%
\opening{Egr. signore}
`
Eccetera eccetera.Ciao.
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Gustavo
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C’è stato, qualche anno fa, un tentativo di “sovraimporre” lo stile di ArsClassica alle due classi di documento del C.D.P. Bundle: potresti provare a utilizzare un pacchetto sperimentale che avevo scritto allora, del quale ti allego il codice.
[attachment]cdpletteraclassica.sty[/attachment]
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Chiedo scusa per i tempi di reazione lunghi, ma da un po’ di tempo ho diradato le mie visite al forum.Il tracciato inviato da @lore_ipsum è meno rivelatore di quel che speravo, anche perché, sostanzailmente, continuano a essere indisponibili dettagli importanti del codice sorgente, tuttavia è perfettamente compatibile con l’ipotesi che avevo avanzato, e cioè che il problema nasca dalla presenza di tre note consecutive sulla stessa riga: è probabile che già la seconda delle due ecceda lo spazio disponibile sulla pagina 45, cosicché un pezzetto di tale nota (magari anche solo la sua ultima riga) debba essere spostata a pagina 46 sotto forma di continuazione della nota alla pagina precedente; a quel punto, la terza nota verrebbe a cominciare (e non solo a continuare) a pagina 46, mentre la riga che contiene il riferimento a tale nota resterebbe a pagina 45, e LaTeX è programmato in modo tale da evitare una tale eventualità a qualsiasi costo, e quindi anche a costo di produrre una pagina di «bruttezza» pari a 10000, come è appunto una pagina per metà vuota.
Il punto del tracciato che rafforza l’idea che sia proprio questo ciò che succede è il seguente:
lore_ipsum” post=117365[…]
`[44]
% split253 to 85.88522,83.7039 p=3100
% t=155.9849 plus 4.0 minus 2.0 g=161.4662 b=255 p=100 c=*
`
[…]La prima riga dice appunto che LaTeX ha preso in considerazione la possibilità di spezzare una nota, e la seconda dimostra che però, facendo questo, una nota successiva verrebbe ad avere il riferimento su pagina 45 e l’inizio della nota stessa a pagina 46: si vede infatti che LaTeX registra un costo infinito (non 10000: proprio infinito) per la cesura di pagina che verrebbe a crearsi (dove dice [tt]c=*[/tt]), sebbene la badness sia solo 255 ([tt]b=255[/tt]), e in base alla formula riportata a pagina 111 del TeXbook ciò è possibile solo se [tt]\insertpenalties[/tt] è maggiore o uguale a 10000, cioè, appunto, solo se c’è una nota “staccata” dal suo riferimento.
Non mi tornano bene, però, i conteggi intermedi, e in particolare non mi spiego, al momento, quella penalità di 3100 per lo spezzamento della nota che viene spezzata. Parte del problema è che bisognerebbe conoscere i valori esatti dello scartamento tra le righe delle note, i quali possono dipendere, oltre che dalla classe di documento, anche da come viene impostato il pacchetto setspace, dai font usati, eccetera. Inoltre, se avessi a disposizione il codice sorgente, ci sarebbero parecchi altri messaggi diagnostici dei quali chiederei la trascrizione; ma spiegare qui cosa andrebbe fatto e quali risposte affiggere è troppo complicato. Mi limito a dare due consigli.
- Prova a inserire il seguente frammento di codice`\floatingpenalty=0` subito prima della parentesi graffa di chiusura della nota apposta all’inciso «i diritti delle donne»; facendo così, disattivi, solo per quella nota, la proibizione di riferirsi, da dentro il testo di pagina x, a una nota che inizia a pagina x + 1. Cosa succede se ricompili?
- Se la mia spiegazione della causa del problema è giusta, il problema stesso dovrebbe sparire modificando il testo (per esempio, aggiungendo qualche parola superflua) in modo tale che la parola «donne» (o anche solo la sua ultima sillaba «-ne»! :smile:) si sposti alla riga successiva. Potrebbe essere che questo si possa ottenere anche senza modificare il testo del capoverso, semplicemente componendo il capoverso con [tt]\looseness=1[/tt]; per fare ciò, basta inserire il frammento di codice [tt]\looseness=1[/tt] nel capoverso in questione, diciamo pure alla fine dello stesso (ma prima della riga vuota che, nel codice sorgente, insica la fine del capoverso).
Ciao.
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Gustavo
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La dimensione verticale massima dello spazio allocato alle note su ciascuna pagina è determinata dal parametro [tt]\dimen\footins[/tt], che in teoria può essere modificato — preferibilmente nel preambolo, in modo che l’impostazione sia la stessa per tutto il documento — con l’usuale comando [tt]\setlength[/tt], per esempio dicendo`\setlength{\dimen\footins}{20cm}`Tuttavia, sicuramente non è il valore troppo piccolo di tale dimensione verticale massima a causare il tuo problema: il nucleo del LaTeX, infatti, imposta questa dimensione al valore di 8 pollici (circa 20 cm), appena un pollice in meno dell’altezza della gabbia di testo standard, valore che le classi di documento standard (article, report e book) non modificano. L’intento dell’impostazione eseguita dal nucleo del LaTeX sarebbe quello di predisporre un valore “sentinella” che proibisca la formazione di pagine le quali contengano solo note a piè di pagina (si confronti ciò con quello che succede, per esempio, con le figure, riguardo alle quali, al contrario, si ammette tranquillamente che una pagina possa consistere solo di tali elementi), pur mantenendosi liberale nella quantità di note ammesse su ciascuna pagina, che può arrivare quasi — ma, come appena detto, non proprio — al 100%. Spetterebbe poi alla classe di documento raffinare questa impostazione di default, tra l’altro prendendo in debita considerazione il formato di pagina selezionto dall’utente ([tt]a4paper[/tt] / [tt]letterpaper[/tt] / …), e il fatto che le classi standard non lo facciano è uno degli ahimè numerosi difetti di queste classi “minimali”.Tornando al tuo problema, benché sia difficile giudicare sulla base di una riproduzione della stampa, per di più a bassa risoluzione, senza poter vedere il codice sorgente e senza nemmeno sapere che classe di documento usi, direi proprio che esso è causato dalla presenza di tre note consecutive sulla stessa riga. Probabilmente, succede che già le prime due note eccedono lo spazio che rimarebbe disponibile sulla pagina di sinistra se la riga in questione venisse aggiunta in fondo a tale pagina, cosicché la terza nota dovrebbe per forza essere separata dalla riga che la contiene (cioè, la nota inizierebbe, e non solo continuerebbe, nella pagina di destra, mentre la riga che fa riferimento a essa resterebbe sulla pagina di sinistra), un’eventualità che TeX giudica di una «bruttezza» (badness) persino superiore al valore di 10000, che nomalmente viene considerato il peggior valore possibile.
Per essere certi di ciò che succede, tuttavia, bisognerebbe poter analizzare la trascrizione dei conteggi fatti dall’algoritmo di paginazione: prova a inserire la seguente linea di codice`\tracingpages = 1`subito prima, diciamo, del capoverso problematico, e quest’altra linea di codice`\tracingpages = 0`subito dopo, avendo cura di separarla dalla fine del capoverso stesso con (almeno) una linea vuota; poi apri il file [tt].log[/tt] e cerca un blocco di linee che iniziano con il carattere [tt]%[/tt]; questo blocco dovrebbe iniziare con due righe del seguente aspetto:
`
%% goal height=598.0, max depth=5.0
% t=0.0 g=598.0 b=10000 p=0 c=100000#
`
(i valori numerici possono essere diversi); copia tutto il blocco fino all’ultima riga che inizi con il carattere [tt]%[/tt] (anche se in mezzo trovi righe che non iniziano con tale carattere) e affiggilo qui. Cercheremo di “debuggare” il tuo problema a distanza! 🙂Ciao.
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Gustavo
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Non so: secondo il mio modesto parere, se dentro il ket c’è una frazione in [tt]\displaystyle[/tt], anche il ket stesso (e/o il bra) dovrebbe crescere di conseguenza. Ricordo che [tt]\Ket[/tt] (con la kappa maiuscola) produce un ket che cresce automaticamente con il suo contenuto (usando [tt]\left… …[/tt] [ [tt]\middle… …[/tt] ] [tt]\right…[/tt]); naturalmente, il pacchetto braket fornisce anche [tt]\Bra[/tt] e [tt]\Braket[/tt]. Si noti che si possono anche ridurre le dimensioni della frazione rimpiazzando il comando [tt]\frac[/tt] con il comando [tt]\tfrac[/tt].Comunque, il pacchetto braket sembra non essere più stato aggiornato dopo il 2006, e di conseguenza è rimasto indietro rispetto alla soluzione sistematica per tutti i problemi di questo tipo offerta dal più moderno pacchetto mathtools, con la sua dichiarazione [tt]\DeclarePairedDelimiter[/tt] e comandi a essa collegati. Il manuale del pacchetto mathtools tratta espressamente, come esempio tipico di applicazione, il problema di definire un comando [tt]\braket[/tt], in modo che offra tutta la flessibilità che si può desiderare: si veda il paragrafo 3.6 (Paired delimiters) del suddetto manuale, e in particolare pag. 27.
Un’ultima osservazione riguardo ai pilastrini: il comando [tt]\mathstrut[/tt] equivale a [tt]\vphantom([/tt], e a sua volta [tt]\vphantom[/tt] è implementato per mezzo di una primitiva [tt]\mathchoice[/tt]; ora, ho più volte constatato che anche persone molto esperte in fatto di TeX tendono a dimenticare che, in una lista matematica, non ogni nodo ha la capacità di avere apici o pedici, ma solo quei nodi che sono atomi; [tt]\mathchoice[/tt] produce un nodo che non è un atomo (è una «scelta a quattro vie»), e, di conseguenza, non può di per sé avere apici e/o pedici. Quindi, se si scrive`\mathstrut_I`il pedice I non viene attaccato al pilastrino, bensì a un atomo con il nucleo vuoto che viene all’uopo inserito da TeX. Se però si scrive`{\mathstrut}_I`la faccenda cambia completamente: infatti, la parentesi graffa aperta istruisce TeX a iniziare una nuova lista matematica, a un livello di annidamento più in basso, la quale si conclude quando si incontra la corrispondente graffa chiusa; a quel punto, la lista matematica subordinata viene conclusa e “impacchettata” in un atomo (aha!), il quale viene aggiunto in coda alla lista matematica che era in corso prima dell’apertura della graffa, e tale atomo — essendo, appunto, un atomo — ha la capacità di avere un pedice. In definitiva, il pedice I, in questo secondo caso, viene attaccato all’atomo che contiene la sotto-lista che contiene (unicamente) il pilastrino, e dunque compare più in basso. Si veda il codice subito sotto per un confronto tra le due situazioni.
Codice per un esempio compilabile che illustra quel che sono andato dicendo:
`
\documentclass[a4paper]{article}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{amsmath}
\usepackage{braket}\begin{document}
Bla bla bla.
\begin{align*}
&\Ket{a+\frac{1}{2}}_{\!I} \\ % notare lo spazietto negativo (“\!”)
&\ket{a}_I
\end{align*}
Soluzione alternativa:
\begin{align*}
&\ket{a+\tfrac{1}{2}}_{I}
\intertext{oppure}
&\Ket{a+\tfrac{1}{2}}_{I}
\end{align*}Attenzione ai “fantasmi''!
\begin{align*}
&\ket{a+\smash{\frac{1}{2}}}\mathstrut_{\!I} \\[2ex]
&\ket{a+\smash{\frac{1}{2}}}{\mathstrut}_{\!I}
\end{align*}\end{document}
`Ciao.
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Gustavo
16 Novembre 2019 alle 9:41 in risposta a: Suftesi: spazio superfluo prima del comando \greco{} #116711::
Premetto che riguardo a XeTeX mi dichiaro totalmente incompetente, e che quindi non ho nessuna idea precisa da proporre come (tentativo di) spiegazione; però ho notato che all’inizio del transcript file (“file [tt].log[/tt]”) affisso da @gregorius compare`LaTeX2e <2019-10-01> patch level 1`Non so se possa entrarci in qualche modo, ma da diversi giorni dovrebbe essere invece «patch level 2». Potrebbe per caso essere — ripeto, sto semplicemente tirando a indovinare — che @gregorius stia usando un formato vecchio assieme a pacchetti aggiornati al formato nuovo?Ciao.
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Gustavo
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Attento: [tt]\allowdisplaybreaks[/tt].Riguardo al resto che dici: ma certo, ma certo. Però, amsmath non è un pacchetto qualsiasi, e la sua documentazione dovrebbe essere letta per intero «anche dal tesista affrettato» (questa è una — quasi — citazione della quale è un bell’indovinello individuare la fonte! 🙂 )
Ciao.
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Gustavo
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AutoreRisposte