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21 Febbraio 2010 alle 21:31 in risposta a: \subsection «inline» nella TOC (simile a paralist) #42272::
Molte grazie, il tuo intervento mi ha risparmiato moltissimi giorni di ricerca.Ci sono però ancora due problemi, uno grave e uno meno grave:
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il «paragrafo» che contiene le \subsection «sborda» dalla «linea verticale» (inesistente) che collega idealmente i puntini più a destra di ciascuna riga relativa ad una \section, come cerco di illustrare qui di seguito:
`1 Capitolo 3
1.1 Prima sezione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
1.2 Seconda sezione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
1.2.1 Prima sottosezione [4] 1.2.2 Seconda sottosezione [4] 1.2.3 Terza <--- sottosezione [4] 1.2.4 Quarta sottosezione [5] 1.2.5 Quinta sottosezione <--- [5] 1.2.6 Sesta sottosezione [5] 1.3 Terza sezione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6` Vorrei evitare questo comportamento in modo da ottenere un risultato simile al seguente `1 Capitolo 3 1.1 Prima sezione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3 1.2 Seconda sezione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4 1.2.1 Prima sottosezione [4] 1.2.2 Seconda sottosezione [4] 1.2.3 Terza sottosezione [4] 1.2.4 Quarta sottosezione [5] 1.2.5 Quinta sottosezione [5] 1.2.6 Sesta sottosezione [5] 1.3 Terza sezione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6` mediante un'istruzione ad alto livello che simuli un \rightskipper il solo «paragrafo» delle \subsection. Dalla documentazione di titletoc scopro che esiste il comando \contentsmargin, utilizzabile sia nella forma \contentsmargin{right} sia nella forma \contentsmargin[correction]{right}. Non capisco però dove inserirlo. -
è possibile impedire la cesura del contenuto delle subsection (es. «Seconda sottosezione»), mediante \mbox, o forse meglio ancora \raggedright, o non è il caso?
Grazie e a presto.
::il comando che cercavo era proprio \hrulefill.
Si tratta di un comando che risulta molto utile soprattutto quando si ha la necessità di realizzare degli ambienti personalizzati.
Adesso però guardo anche il materiale indicato da Lorenzo. Sembra molto interessante.
In questo caso ti consiglio di seguire il consiglio che ti ha dato lui, è più semplice e intuitivo:
`\documentclass{article}
\usepackage{listings}
\begin{document}
\begin{lstlisting}[frame=lines]
#includeint main (void)
{
printf(“Ciao mondo!\n”);
return 0;
}
\end{lstlisting}\end{document}`
Puoi anche impostare queste linee per tutti i listati in un colpo solo:`\documentclass{article}
\usepackage{listings}
\lstset{frame=lines}
\begin{document}
\begin{lstlisting}
#includeint main (void)
{
printf(“Ciao mondo!\n”);
return 0;
}
\end{lstlisting}\end{document}`
A presto.
10 Febbraio 2010 alle 14:13 in risposta a: Termini inglesi in documento italiano. Al plurale? #41695::Che cosa vuoi ottenere, di preciso?
Vorrei realizzare una versione definitiva del comando, che «fonda» le caratteristiche delle implementazioni discusse in questo topic e nell’altro. In pratica:
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il comando \straniero dovrebbe rendere il suo argomento in corsivo la prima volta che viene chiamato su quello specifico termine e in tondo le volte successive, come nell’implementazione più recente;
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la variante con l’asterisco dovrebbe fare la stessa cosa, ma impedendo la cesura del suddetto termine, come nell’implementazione vista nell’altro topic.
Ovviamente, però, \straniero{File} e \straniero{file} sono considerati diversi; per averli equivalenti il prezzo sale.
🙂 Be’, se volessi includere anche questa cosa, sarebbe il massimo, ma non è indispensabile, perché \straniero{file} lo userei spesso, ma \straniero{File} non riesco a immaginarmi un caso in cui potrebbe essere utile. Forse solo all’inizio di una frase, per giustificare la maiuscola, ma in quel caso lo racchiuderei tra caporali, visto che sarebbe una citazione; altrimenti avrebbe un articolo davanti e quindi tornerebbe in minuscolo.
Grazie e a presto.
10 Febbraio 2010 alle 12:13 in risposta a: Inserimento dinamico del percorso del file *.tex nel header #4184810 Febbraio 2010 alle 11:13 in risposta a: Termini inglesi in documento italiano. Al plurale? #41693::In definitva, il gioco non vale la candela, secondo me.
A me non dispiace, ma soprattutto ho la sensazione che potrebbe servire per qualcos’altro, in futuro.
Ho cercato di integrare il codice con quello dell’altra discussione:
`\makeatletter
\newcommand{\straniero}[1]{%
\ifcsname f@reign\detokenize{#1}\endcsname
#1%
\else
\global\expandafter\let\csname f@reign\detokenize{#1}\endcsname\relax
\@ifstar{\@stranieros#1}{\@straniero{#1}}%
\fi}\def\@stranieros#1{\foreignlanguage{nohyphenation}{\textit{#1}}}
\def\@straniero{\textit}
\makeatother`
la versione con l’asterisco non funziona, mentre quella normale sembra andare. Purtroppo non so niente di TeX, dovrò decidermi ad approfondire il discorso…
::Una volta Enrico ci ha mostrato un comando che ridefinisce se stesso dopo la prima chiamata in modo che dalla successiva in poi non faccia nulla a parte scrivere il suo argomento. Mi sembra servisse per l’indice analitico o qualcosa di simile.
[…]
puoi trovare la magia in questo post.
Un po’ difficilino. Non riesco a capire come adattarlo a questa esigenza.
Nel sorgente, a ogni occorrenza del termine bisognerebbe dare il comando \straniero: per me, il gioco non vale davvero la candela.
Be’, io spero comunque che Enrico risponda, perché mi interesserebbe vedere il costrutto TeX sottostante, per capire se si fa con l’if o con la macro «ricorsiva».
Comunque, se pensi che non valga la pena usare sempre il comando \straniero, allora torno alla mia convinzione di prima, secondo la quale conviene usare tale comando solo la prima volta in cui si introduce un termine e poi scriverlo normalmente, senza comando. Secondo me il problema di cercare la prima occorrenza del termine a mano non è eccessivamente gravosa, specie alla luce di questa discussione, dove si è capito che non è il caso di abusare di termini stranieri 😀
::D’altra parte, definire un comando \straniero che renda il suo argomento in corsivo alla prima occorrenza e in tondo le successive, mi sembrerebbe davvero un eccesso di zelo!
Io non sono capace di farlo, però in teoria si potrebbe inserire un contatore da incrementarsi ad ogni chiamata del suddetto comando, un costrutto if, se il contatore vale uno l’argomento viene reso in corsivo, se è maggiore di uno in tondo…
Enrico, se ci sei batti un colpo! 😀
::Vorrei tracciare delle linee orizzontali che scansionino parti di testo, esattamente come ha fatto Lorenzo ne l’ “Arte” per evidenziare il codice sorgente degli esempi mostrati.
Vorrei sapere sia come ha fatto […]Per sapere come ha fatto bisogna aspettare che sia lui a risponderti, visto che non mi risulta che i sorgenti siano pubblici. Comunque, a grandi linee, mi viene da pensare a degli ambienti ad hoc per i listati, che probabilmente richiamano degli \hrulefill sopra e sotto, a meno che non ci pensi già direttamente listings.
Già che ci siamo, come a fatto ad accostare il sorgente e il relativo testo? Ha usato un column?
Non mi viene in mente un comando con questo nome, almeno nelle classi standard. Più facile considerare di nuovo un ambiente apposito, che affianca due \parbox o minipage. A meno che non abbia usato l’ambiente columns, ma non ne sono sicuro, visto che è tutto così ben bilanciato.
A presto!
::Personalmente preferisco
…i file vanno registrati in cartelle (folder).
Così si potrà dire, successivamente, “le cartelle”, evitando il termine inglese.
Certamente.
Riguardando le espressioni inglesi […] ho qualche dubbio che sia davvero necessario farlo.
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best practice;
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contributor;
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knowledge base;
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repository.
Alle volte il contesto può aiutare a chiarire la situazione. Nel mio caso, è saltato fuori che i contributor sono semplicemente il «personale esterno». E lì sono a posto.
Per quanto riguarda best practice, un’insegnante di inglese mi ha consigliato «miglior prassi», ma altra gente non ha approvato questa traduzione, dicendo che potrebbe portare incomprensioni al pubblico cui è diretta.
repository software si usa. Se nella tua Arte sostieni che è lecito scrivere «browser», quando da qualche parte trovo ancora «navigatori», «repository» non dovrebbe essere un problema.
Pensi veramente che «basi di dati della conoscenza» sia più indicato di knowledge base? 🙁
Riguardo all’idea di Tommaso di scrivere il forestierismo la prima volta in corsivo e le altre in tondo, la trovo interessante, anche se difficile da fare automaticamente (anche con LaTeX).
La prima volta si può usare un comando \straniero; per una questione di coerenza, dalla seconda volta in poi, visto che diviene un termine comune, lo si può scrivere senza alcun comando, come già si fa con tutte le altre parole «normali».
[…] ma pare che la Crusca la preferisca.
Crusca o non crusca, sono ancora convinto che la cosa più corretta sia scrivere come si parla (pian pianino sto eliminando tutte le «d» eufoniche dai miei scritti, dove possibile), e comunque le argomentazioni pratiche di illinguista1972 mi hanno convinto.
Alla prossima!
::La data di creazione è […] disponibile con \pdfcreationdate […]
Non lo sapevo. Per tenere traccia dell’ultima modifica ho sempre usato il comando \pdfdate messo a disposizione dal pacchetto datetime:
`\pdfinfo{
/ModDate (D:\pdfdate)
}`
Mi rendo conto di essermi espresso in modo ambiguo: l’informazione di cui volevo tenere traccia non è la data di ultima modifica, che viene aggiornata ogni volta che si compone, ma quella di creazione del sorgente LaTeX a livello di file system.Naturalmente, un comando esplicito come quello che indichi, inserirà come data di creazione quella che specifichi.
Dal momento che questo file potrebbe essere spostato su più macchine nel corso del tempo, per evitare che la sua data di creazione venga alterata, credo che sia il caso di indicare in modo esplicito questa informazione, in assenza di macro dedicate.
La sintassi per hyperref, nel caso ti interessi […]
Sì, è interessante se non altro perché con questa notazione è possibile specificare tutti i metadati in un unico luogo, senza fare distinzione tra «\hypersetup» e «\pdfinfo», visto che quest’ultimo comando è ora incluso nel precedente.
Grazie e a presto.
::
Ti propongo un esempio minimale che mette a confronto i due approcci che ti ho suggerito:
`\documentclass{article}\usepackage{listings}
\newcommand{\opzione}{\textit}
\lstset{%
basicstyle=\ttfamily,%
escapeinside={£!}{!£}%
}\begin{document}
\begin{verbatim}
-c, –create
create a new archive
\end{verbatim}\begin{lstlisting}
£!\opzione{-c, –create}!£
create a new archive
\end{lstlisting}\end{document}`
Come ti dicevo, con verbatim non è che si possa fare più di tanto. Con listings, invece, si può ad esempio rendere tutto il testo incluso con il carattere dattilografico, come già con verbatim, e si può anche ritornare il controllo a LaTeX, che in questo caso ti evidenzia un’opzione in corsivo. E se indichi un linguaggio specifico puoi ottenere anche l’evidenziazione della sintassi.A presto!
::dovrei inserire poche righe […]
Mi riferisco ad esempio a quando digitiamo “man nomecomando” su una shell unix e ritorna con la descrizione di cosa fa il comando[…]Scusa, avevo letto troppo in fretta, tu fai riferimento proprio alle pagine di manuale.
In tal caso, più che l’operatore di ridirezione e basta, ti conviene agire dalla shell in questo modo:
`$ man nomeprogramma | col -b > nomeprogramma.txt[Invio]`
A questo punto puoi ottenere il testo, sia che tu desideri utilizzare verbatim, sia che la tua scelta cada su listings.A presto.
::[…] quale potrebbe essere un modo per inserirlo in latex senza che mi alteri gli spazi le tabulazioni e che magari evidenzi un font diverso?
Secondo me la risposta dipende da diversi fattori, quali il tempo che hai a disposizione per realizzare il tuo documento, il numero di codici che devi inserire effettivamente, il grado di accuratezza e di personalizzazione con il quale desideri caratterizzarli, ecc.
In parole povere: se hai poco tempo e pochi codici, usa l’ambiente verbatim, che come chiedi tu, «stacca» dal font principale richiamando quello dattilografico. Non ti altera gli spazi ma le tabulazioni sì; in tal caso, ti conviene prima salvare questo output in un file di testo con l’operatore di ridirezione della shell e poi chiamare expand. Una volta fatto questo lavoro, potrai copiare il codice e incollarlo all’interno dell’ambiente verbatim. Non è però possibile utilizzare formattazioni differenti all’interno dell’ambiente.
Se hai tanto tempo, tanti codici e vuoi avere il massimo controllo e la massima flessibilità su di essi, ti conviene caricare il pacchetto listings e creare un ambiente personalizzato per il tuo testo. In questo caso, sono anche possibili più formattazioni.
A presto.
7 Febbraio 2010 alle 18:11 in risposta a: Come inserire immagini eps e png in uno stesso documento… #37817::Non mi pare che convertire l’eps in pdf sia la strada più giusta.
Perché no? A maggior ragione, se desideri illustrare la differenza tra immagini raster e vettoriali, un’immagine non bitmap archiviata in un file EPS mantiene la peculiarità di essere vettoriale anche se convertita in un file PDF. Dove sta il problema?
A presto.
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