Risposte nei forum create
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Non serve a niente il \noindent dove l’hai messo, né \ignorespaces ha alcun effetto […]
Grazie per la lezione TeXnica.
Ho lasciato quello spessore del filetto, ma di sicuro va molto diminuito per evitare l’effetto RIP […]
😀 Bellissima questa! Vorrei avere la forza di ridere, ma non ce la faccio perché sono ancora senza voce dopo aver letto quel bellissimo deve c’essere dall’altra parte!
::La norma generale di stile vorrebbe che le parole straniere vengano scritte sempre al singolare, perché il numero dovrebbe essere determinato dal contesto.
Questa è una cosa che mi fa molto piacere leggere. Perché, come si intende da quello che ho scritto sopra, intuitivamente propendo per il singolare.
Poi, alla loro prima occorrenza andrebbero in corsivo, e in tutte le altre in tondo.
Ecco, questa è un’altra cosa che non sapevo: credevo che, nell’ambito dello stesso documento, un termine non noto al pubblico che andava in corsivo la prima volta dovesse andare in corsivo per tutto il resto del lavoro. Così sembra ancora più sensato e si semplifica ulteriormente la codifica.
Vanno al plurale le parole straniere entrate in italiano direttamente al plurale. I peones, per esempio.
Altra novità, almeno per me. Non penso di avere a che fare con termini di questo tipo, nel mio lavoro.
Uso coerente significa fare una scelta a monte: se decidi che le vuoi mettere al singolare, così dev’essere fino alla fine del tuo lavoro.
Certamente, fin qui c’ero già arrivato.
Be’, da un lato mi dispiace che ci siano tante convenzioni più o meno in conflitto tra di loro, ma dall’altro ti ringrazio per questo tuo intervento che mi ha chiarito parecchi dubbi.
Grazie ancora e a presto.
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Un’altra cosa: tempo fa, mentre stavo provando a compilare un documento scritto in UTF-8, dopo aver richiamato inputenc con l’opzione «utf8» avevo ricevuto una segnalazione in cui si suggeriva di usare invece «utf8x». Da allora non ho mai approfondito il discorso, comunque uso sempre quest’ultima forma e non ho mai avuto problemi.A presto.
::Salve a tutti. Il mio scopo è di creare un ambiente teorema con riquadro […]
somiglia ad una cosa che avevo già chiesto io tempo fa. Prova con il codice seguente: preambolo
`\newsavebox{\thbox}\newenvironment{boxth}{%
\par\medskip\noindent%
\fboxsep=.5em% da personalizzare: separazione tra bordo e contenuto
\fboxrule=.125em% da personalizzare: spessore del bordo
\begin{lrbox}{\thbox}%
\begin{minipage}{.96\linewidth}% da personalizzare: larghezza del riquadro
\begin{teo}
}
{%
\end{teo}
\end{minipage}%
\end{lrbox}
\fbox{\usebox{\thbox}}%
\par\medskip
}`
e corpo
`\begin{boxth}
Questo è un esempio di teorema. La più bella formula
\[
e^{i\pi}=-1
\]
\end{boxth}`
Eventualmente potresti integrare le chiamate a \addtolength che suggerisci sopra.Nel preambolo ho inoltre caricato amsmath e inserito la riga \newtheorem{teo}{Teorema}.
A presto.
::Cerca di […] usare il minor numero possibile di termini stranieri. 🙂
Lo farò di sicuro. Come detto sopra, devo sottostare ad alcuni vincoli ed usare certi termini per una questione di omogeneità con lavori scritti da altri. Ma ogni volta che posso uso l’italiano.
Cerca di mantenere un uso coerente.
Mi sembra una risposta molto «liberale». La interpreto immaginando di poter scrivere sia best practice sia repository nello stesso modo sia al singolare sia al plurale, se mi fa stare «meglio», purché l’uso rimanga coerente.
Grazie e a presto.
::Nell’Arte, quassù, ci sono alcune indicazioni che potrebbero aiutarti (appendice A). Personalmente, userei l’italiano per quanto possibile, se esiste un termine equivalente.
Grazie per l’intervento. Ho letto. Ho devi vincoli ai quali sottostare, e tra questi c’è il fatto che i concetti di «best practice» e «repository», non di uso comune neppure per il mio ipotetico lettore, dovrei lasciarli in inglese.
Stando alla tua guida, come già supponevo, li dovrei rendere così: best practices e repositories. Ma non è un po’ troppo «forte» e «innaturale»?
Grazie e presto.
::Da’ un’occhiata al pacchetto atbegshi e alla sua documentazione.
Noto che sul mio sistema non c’è. Me lo studierò più avanti.
C’è sempre a disposizione \makebox(0,0){…}.
Questo è favoloso! Problema risolto (ma penso che farò anche i giochetti con calc per divertimento, visto che sono poco pratico di quel pacchetto).
Grazie e a presto.
::Che cosa avresti in mente di fare?
Sto realizzando una delle mie tante classi personalizzate per fare esercizio. In essa sto definendo un frontespizio un po’ particolare per conto mio.
Ti illustro quello che ho ho intenzione di fare con un esempio. Immaginiamo che il documento sia pensato per essere stampato su fogli A4. In tal caso, la base di ciascuna pagina è larga 21 cm.
` .——————————.
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`——————————'<---------------------------- 21cm` Immaginiamo di voler inserire un logo in secondo piano (sotto il testo) nella sola pagina iniziale, quella del frontespizio, grazie ai comandi offerti da graphicx e da eso-pic. Immaginiamo che il file grafico sia largo 14 cm. Si può immaginare che sia di forma circolare, ma di seguito lo illustro come se fosse rettangolare per semplicità. ` .------------------------------. | | | | | | | | | .------------------. | | | | | | | | | | | | | | | | | | `------------------' | | | | <---------------- | | 14cm | | | | | | | | | | | | | | | | | `------------------------------' <---------------------------- 21cm` L'idea è quella di avere questo logo centrato orizzontalmente nella pagina, mentre non è importante che sia centrato verticalmente. Proprio per questa ragione, non mi è possibile usare il comando \AtPageCenter di eso-pic, perché questa condizione non verrebbe rispettata. Se desidero però che il logo sia centrato orizzontalmente, devo: [ol][li] conoscere la larghezza della pagina (\the\paperwidth, in questo caso 21 cm); [li] conoscere la larghezza del logo (ne discutiamo qui, in questo caso 14 cm);
sottrarre il secondo dal primo (21 – 14 = 7 cm);
dividere questo valore a metà (7 / 2 = 3.5 cm);
il risultato ottenuto è quanto devo passare al comando \AddToShipoutPicture* per ottenere correttamente la centratura:
`\AddToShipoutPicture*{\put(\LenToUnit{3.5cm},){ }}`[/ol]Per inciso, la ragione per cui ho aperto l’altra discussione è quella di catturare tutti questi valori in diverse lunghezze in modo tale da non dover scrivere a mano «3.5cm» e da poter passare ad \AddToShipoutPicture* un’espressione con un po’ di sottrazioni e di divisioni da elaborare attraverso il pacchetto calc in modo che sia il sistema a fare i calcoli. In questa discussione chiedo invece se sia possibile spostare l’origine di un’immagine in modo che essa venga collocata al centro della figura (a voler essere precisi, per questo esempio è sufficiente la centratura rispetto al solo asse orizzontale) perché in questo modo potrei scrivere semplicemente
`\AddToShipoutPicture*{\put(\LenToUnit{.5\paperwidth},
){ }}`
senza fare tanti conti.Comunque sarebbe interessante sapere come spostare l’origine anche lungo l’asse verticale; ho la sensazione che potrebbe tornare utile in futuro…
Grazie e a presto.
P.S. nell’ipotesi di scegliere l’approccio con i calcoli, sarebbe fantastico se potessi inserire un’istruzione nel file di classe in grado di impedire la composizione se la larghezza del logo è maggiore di paperwidth!
Grazie e a presto.
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Grazie per la risposta. Mi ero dimenticato di specificare che preferivo il risultato espresso in centimetri, ma su questa cosa ci torno più avanti.Venendo alla tua soluzione, immagino che quelle grandezze vadano richiamate in questo modo:
`\documentclass{minimal}
\usepackage{graphicx}
\begin{document}
\newsavebox{\calcbox}
\sbox\calcbox{\includegraphics{grafico}}Larghezza: \the\wd\calcbox
Altezza: \the\ht\calcbox.
\end{document}`
Mentre aspettavo una risposta, ho fatto un po’ di ricerche in rete e ho trovato una soluzione anch’io:`\documentclass{minimal}
\usepackage{graphicx}
\begin{document}
\newlength{\larghezza}
\settowidth{\larghezza}{\includegraphics{grafico}}\newlength{\altezza}
\settoheight{\altezza}{\includegraphics{grafico}}Larghezza: \the\larghezza
Altezza: \the\altezza.
\end{document}`
Per quanto riguarda l’avere il risultato espresso in centimetri, ho trovato due strade molto simili, che di seguito applico alla tua soluzione: la prima`\documentclass{minimal}
\usepackage{layouts}
\usepackage{graphicx}\begin{document}
\newsavebox{\calcbox}
\sbox\calcbox{\includegraphics{grafico}}Larghezza: \printinunitsof{cm}\prntlen{\wd\calcbox}
\end{document}`
e la seconda`\documentclass{minimal}
\usepackage{printlen}
\usepackage{graphicx}\begin{document}
\newsavebox{\calcbox}
\sbox\calcbox{\includegraphics{grafico}}Larghezza: \uselengthunit{cm}\printlength{\wd\calcbox}
\end{document}`
Credo comunque che entrambi i metodi arrotondino un po’; infatti, se faccio l’imbroglione e scrivo`\documentclass{minimal}
\usepackage{printlen}
\usepackage{graphicx}\begin{document}
\newsavebox{\calcbox}
\sbox\calcbox{\includegraphics[width=3cm]{grafico}}Larghezza: \uselengthunit{cm}\printlength{\wd\calcbox}
\end{document}`
Ottengo come risultato 2.99957cm.Grazie comunque lo stesso.
::Questo approccio potrebbe risultare sgradevole tipograficamente?
Direi di sì.
Capisco.
Quest’idea mi era venuta in mente a partire dalla considerazione secondo la quale, pur essendo la numerazione romana maiuscola di grande effetto, non volevo usare quest’ultima dappertutto perché non mi piacevano sezioni e sottosezioni numerate come “IX.2.3”. Da qui l’idea di conservare i numeri romani solo in corrispondenza dei comandi \chapter e basta.
Evidentemente non è il caso. Lascio stare e mantengo tutta la numerazione in arabo.
Grazie e a presto.
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Ciao Luigi.[…] sebbene i font siano disponibili nei formati […] Io ho scelto Windows PostScript Type 1 (.PFB), nell’ottica di usarlo su Ubuntu GNU/Linux con TeXLive
Non sono convinto della tua scelta […] Adobe non produce più fonts type1 da tempo.
La mia scelta è stata dettata dalle mie esigenze, non è detto che sia oggettivamente “giusta”. Il font che ho acquistato intendo usarlo esclusivamente con LaTeX, non con altre applicazioni. Inoltre, la guida che ho indicato sopra (http://www.tex.ac.uk/tex-archive/fonts/psfonts/w-a-schmidt/blg.txt) parte dal presupposto che i font da installare siano proprio in formato PostScript.
Normalmente gli opentype sono da preferire ai type1 […] Nota che “convertire” un font in un altro formato (otf in type1 ad esempio), sempre che sia possibile, potrebbe infrangere il copyright del font. A dirla tutta, io sconsiglio qualsiasi forma di conversione.
Ti credo. Allora, dal momento che uso pdfLaTeX, a maggio ragione ho fatto bene a scegliere i PostScript, dal momento che seguendo la guida ho solamente dovuto installarli e rinominarli, senza effettuare alcuna conversione.
Per l’uso in texlive c’è xetex (stabile) oppure luatex (in sviluppo)
Mi ricordo l’argomento secondo il quale il passaggio da LaTeX+Dvips+GhostScript a pdfLaTeX era dettato da questioni “tecnologiche” (es. la microgiustificazione); quando i guru diranno di passare a XeTeX, prenderò in considerazione questo secondo passaggio.
Per adesso uso pdfLaTeX; XeTeX l’avevo provato solo una volta per giocare con lo Zapfino, ma al tempo avevo letto che aveva dei problemi con babel.sty ed altri pacchetti “vitali”.
esiste un font simile a questo, l’URW LetterGothic […]
La data del documento è 2005-02-02, può essere che nel frattempo qualcosa sia cambiato
Se vedi i file messi a disposizione presso http://www.ctan.org/tex-archive/fonts/urw/lettergothic/, più o meno la data è sempre quella.
Cmq esiste una versione truetype in http://www.artifex.com/downloads/. Hai provato a vedere se è ok ?
No, perché adesso che ho a disposizione il Letter Gothic di Bitstream, che funziona “bene” in tutte le sue “forme”, non ho più bisogno di preoccuparmi di quello di URW.
Grazie e alla prossima!
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Ciao a tutti,
sono finalmente riuscito a trovare il tempo di acquistare ed installare il font Letter Gothic 12 Pitch di Bitstream. Riporto di seguito alcuni punti salienti del processo in modo da agevolare chiunque altro volesse imbattersi in questa (mini) avventura:-
sebbene i font siano disponibili nei formati OpenType PostScript (.OTF), OpenType TrueType (.TTF), TrueType (.TTF), Windows PostScript Type 1 (.PFB), Mac TrueType (font suitcase) e Mac PostScript (printer/bitmap files), il pacchetto che si va ad acquistare contiene uno ed uno solo di questi formati, tutti disponibili allo stesso prezzo. Meglio quindi pensarci bene prima, piuttosto che ricadere in un acquisto indesiderato. Io ho scelto Windows PostScript Type 1 (.PFB), nell’ottica di usarlo su Ubuntu GNU/Linux con TeXLive;
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i set di caratteri disponibili sono English, Western Europe, Central/Eastern Europe e Turkish. Il pacchetto che si va ad acquistare contiene uno ed uno solo di questi set; in ogni caso, il prezzo è sempre lo stesso. Io ho scelto Western Europe, che presumo includa interamente English (non riesco comunque ad immaginarmi chi possa desiderare la sola prima possibilità);
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sembra che sia possibile installare questo font su al massimo cinque computer (con un singolo acquisto);
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il pacchetto pesa poco più di 200 KiB;
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per l’installazione si può fare riferimento a http://www.tex.ac.uk/tex-archive/fonts/psfonts/w-a-schmidt/blg.txt; niente di particolarmente difficile, ma bisogna ricordarsi di rinominare i file PFB e AFM come suggerito;
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il file blg.map è fornito in due copie; bisognerebbe buttare una delle due, altrimenti si ottiene il seguente avviso:
!!! NOTICE:
With this release, the search paths for map files have been changed
and we have found that some files exist in the new path as well as
in the obsolete path.This is not an error per se, but please consider removing duplicates
from the old location and search the above output or the transcript file
/home/http://tug.org/texlive/mapenc.html -
alla fine, si può utilizzare il font dattilografico semplicemente con
`\renewcommand{\ttdefault}{blg}`
non esiste un pacchetto che consente di scalarlo, quindi bisognerà adottare qualche accorgimento, come \small nelle impostazioni di listings.sty, o basarsi su quanto offerto da relsize.sty, per esempio; -
esiste un font simile a questo, l’URW LetterGothic, il quale è disponibile gratuitamente, ma non è possibile usare con LaTeX il taglio “regular” perché sembra che i file relativi non “funzionino” (http://ftp.uniroma2.it/TeX/fonts/urw/lettergothic/README.lettergothic). In realtà, a prima vista, sembrerebbe che siano i “bold” a non poter essere usati, visto che la forma di quei font è molto fine. Con i Bitstream, invece, nessun problema.
Grazie e alla prossima!
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