Risposte nei forum create
-
AutoreRisposte
-
::
La TeX Live 2007 che hai con Ubuntu 9.04 è del tutto obsoleta per questo tipo di cose.
Capisco. In tal caso, rimando questo problema al momento in cui avrò a disposizione almeno una Ubuntu 10.04 con TeX Live 2009; tuttavia, mi farebbe comunque piacere conoscere in anticipo il codice TeX minimale per modificare (se necessario) il seguente
`Questo è un esempio di codice {\TeX} minimale.
\bye
`
in modo da chiamare (se occorre) fontspec in modo corretto con gli OTF dei Latin Modern per farlo funzionare con XeTeX.Grazie e a presto.
::
Capisco. A questo punto scelgo di non approfondire ulteriormente l’argomento, dal momento che potrebbe portare a brutte sorprese.Tuttavia, vorrei riuscire a far funzionare il codice che mi hai illustrato tu:
`\documentclass{article}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{mathpazo}
\DeclareFontShape{T1}{ppl}{m}{ui}{<-> pplru}{}\begin{document}
Questo \`e un esempio di codice {\LaTeX} minimale.
\end{document}
`
Quando provo a comporlo con
`$ pdflatex prova.tex[Invio]
`
ottengo in risposta
`! LaTeX Error: Font family `T1+ppl' unknown.See the LaTeX manual or LaTeX Companion for explanation.
Type Hfor immediate help.
…l.5 \DeclareFontShape{T1}{ppl}{m}{ui}{<-> pplru}{}
?
`
e se passo a OT1, il risultato non cambia. Non so se ciò dipenda dal fatto che sono fermo a TeX Live 2007.Grazie e a presto.
::
Ciao,
grazie per la risposta.In sostanza, ti devi rifare l’infrastruttura LaTeX. A questo punto, meglio usare XeTeX e i Latin Modern in formato OpenType.
Il discorso mi interessa, e penso che la seconda strada sia più semplice. Purtroppo, non sono pratico di Xe[La]TeX. Mi interesserebbe sapere come mettere in atto quello che proponi (XeTeX e i Latin Modern in formato OpenType). In questo momento sto usando una Ubuntu 9.04 con una TeX Live installata in quel periodo (quindi precedente a TeX Live 2009), che non ho la possibilità di aggiornare.
Spulciando un po’ il forum, credo che questo codice funzioni per LaTeX:
`\documentclass{article}\usepackage{fontspec}
\begin{document}
Questo è un esempio di codice {\LaTeX} minimale.
\end{document}
`
Componendo con
`$ xelatex prova.tex[Invio]
`
ottengo la «è» nel file PDF risultante; le proprietà del file mi avvisano che si tratta comunque di un LMRoman10 (anche se non so se il mio codice corrisponde al modo «giusto» di caricare i Latin Modern, forse impliciti con fontspec? Presumo comunque che gli OTF siano presenti, perché il risultato si vede). Tuttavia, ottengo questi avvertimenti
`** WARNING ** This .map file looks like a dvips format fontmap file.
** WARNING ** — Current input buffer is: aicmb10 CMB10 “AITeXTextEncoding ReEncodeFont”26 Maggio 2010 alle 16:40 in risposta a: Numeri a larghezza fissa (tabular) per ogni famiglia di font #45574::
Ti ringrazio per la risposta.In realtà mi interessava di più approfondire l’aspetto relativo alle tabular/proportional figure (non ne sento parlare molto in giro) piuttosto che la distinzione lining/OsF.
Ad ogni modo, ho controllato sia un documento scritto con i Computer Modern (la guida di hyperref) sia uno con gli Utopia (la guida di Enrico) e mi rendo conto che hai ragione: i numeri (nelgli indici) sono perfettamente incolonnati.
A questo punto, presumo che ciò valga per la maggior parte delle famiglie di caratteri, escluse alcune, come quella relativa ai MinionPro, dove in condizioni predefinite il kerning è ridotto al minimo e pertanto è necessaria una macro apposita per incolonnarli.
Grazie ancora e a presto.
::Non è che non sia sufficiente; il problema è che i numeri romani “maiuscoli” sono un po’ troppo appariscenti e possono risultare fastidiosi.
Ho provato la tua soluzione per curiosità. Personalmente i numeri romani “maiuscoli” non mi danno fastidio. Al contrario, ritengo che la loro versione «smallRoman» si accosti ancora meno bene ai numeri arabi (specie nell’indice), ma io ho fatto le prove con un documento scritto con il Minion Pro a corpo 11, magari con altri caratteri il risultato è differente.
Con tutto il rispetto per la tradizione, io sarei molto più pragmatico: niente numeri romani e numerazione consecutiva per tutte le pagine.
Questo mi sembra interessante. Sarà il caso di fare delle prove per il futuro.
A presto.
::
Ciao,
tempo fa ho avuto lo stesso problema; lo avevo risolto in questo modo (avevo usato la classe book, quindi mi ero limitato a toccare la definizione di \frontmatter in book.cls):
`\renewcommand{\frontmatter}{%
\cleardoublepage
\@mainmatterfalse
\pagenumbering{Roman}}`
Se la spiegazione non porta via troppo tempo, vorrei capire perché questo codice, da solo, non è sufficiente.Grazie e a presto.
::Il pacchetto tipa fa riferimento a font compatibili con Computer Modern o, dando un’opzione, a Times.
Capisco. Ed esiste un altro pacchetto in grado di offrire le medesime funzionalità (cioè l’inserimento di simboli propri dell’alfabeto fonetico) ma in modo indipendente dal carattere scelto?
Grazie e a presto.
::Il maiuscoletto, soprattutto se è autentico, è molto bello così come le old style figures 8)
Che siano belli, niente da dire, ma sono anche fonte di problemi. Stando a quello che si legge sul forum, le OsF non si possono usare quasi per niente, e mi dà fastidio che quando si copia il testo in maiuscoletto presente in un file PDF, il testo incollato risulta minuscolo. Sarebbe bello poterlo invece ottenere in maiuscolo.
Ho quindi smesso di usare tutti e due.
Da quando ho scoperto Minion Pro non ci rinuncerei per niente al mondo.
Sono completamente d’accordo. Per adesso, è il più bel carattere che abbia mai visto (a parte quello che cito sotto, che però non è «pratico»).
Curiosità: usi microtype con XeLaTeX?
Uso solo pdfLaTeX, fino a quando non sarà imperativo un cambiamento a LuaTeX, ma per il momento non ho intenzione di cambiare.
XeLaTeX l’ho visto usare solo una volta da un mio conoscente su un Mac OS X per vedere se «funzionava» lo Zapfino.
A presto.
::Meglio usare l’opzione LetterSpace del pacchetto fontspec, se necessario in combinazione con WordSpace.
Personalmente ho smesso di usare il maiuscoletto, così come le OsF (troppi problemi), e sono tornato al maiuscolo, che comunque uso solamente nelle copertine, nei frontespizi, ecc.
Per avere un maiuscolo (non maiuscoletto) spaziato mi trovo bene con il comando \textls di microtype.sty.
A presto.
::Immagino che con il pacchetto relsize tu possa risolvere il problema:
`\usepackage{relsize}
\def\UrlFont{\relsize{-1}\ttfamily}`Molte grazie. Come mi ha ricordato il compositore, c’era una parentesi di troppo, ma questa è proprio la soluzione che stavo cercando.
Il controllo se \selectfont è definito è un relitto del passato: pensi di voler usare quelle macro in documenti scritti per LaTeX 2.09?
Non credo di avere mai scritto un documento per LaTeX 2.09. In realtà, cerco di usare i pacchetti e i comandi nel modo più «attuale» possibile, anche seguendo i vari consigli che trovo sul forum.
Ma sei proprio sicuro di \footnotesize? In una nota a piè di pagina ti verrebbe \tiny: mi pare piuttosto piccolo
In effetti, hai ragione; ho modificato il codice da te suggerito usando il valore -1.
Mancava una premessa: in un documento in cui ho specificato l’opzione 11pt a book.cls, sto usando il Minion Pro come carattere normale, e il Bitstream Letter Gothic 12 Pitch come carattere dattilografico: rispetto al primo, il secondo «sborda», da cui la mia necessità.
Purtroppo, dopo avere acquistato quest’ultimo font, ho letto nelle istruzioni per l’uso che l’unico modo per richiamarlo è mediante l’istruzione
`\renewcommand\ttdefault{blg}`
Non dispongo di un pacchetto relativo al carattere che consenta di scalarlo (come fa ad esempio couriers.sty), quindi sono costretto a fare le cose a mano.Mi rendo conto però che il «passo» usato da relsize.sty è più di quanto ci si aspetti, perché nel mio caso \url{http://www.google.it} (con \relsize{-1}\ttfamily) e {\footnotesize\texttt{http://www.google.it/}} hanno la stessa dimensione (mi aspettavo che -1 portasse il suo argomento a \small).
\normalsize con \footnotesize insieme stanno davvero male.
Credo che questo sia vero per le famiglie di caratteri per le quali siano stati progettati ad hoc sia il \rmfamily sia il \ttfamily, come i Computer Modern, non necessariamente per gli accostamenti personalizzati.
Grazie e a presto.
::
Io mi sono accorto di questo problema (l’impossibilità di trovare determinati caratteri mediante la funzione di ricerca del visualizzatore PDF) più che altro quando ho provato a giocare con le OsF (old style figures: ma come si chiamano in italiano?). L’ho risolto con queste righe, tratte dalla documentazione di MinionPro, che vanno nel preambolo:
`\input glyphtounicode
\pdfgentounicode=1`
Come si legge nella documentazione, questo codice risolve i problemi anche per legature, swash, maiuscoletti vari (bello il \textssc!), ecc.Unica pecca: si fa riferimento al solo pdfLaTeX (accanto al quale c’è scritto “ok”). Non uso XeLaTeX e non ho la più pallida idea se questo codice vada bene anche per questo approccio.
A presto!
22 Febbraio 2010 alle 20:45 in risposta a: \subsection «inline» nella TOC (simile a paralist) #42275::Non credo che si possa, né che sia molto sensato.
Capisco. L’ho chiesto semplicemente perché consultando la documentazione di microtype, ho notato l’assenza di cesure nelle \subsection «inline» contenute nell’indice (che poi in realtà erano \subsubsection…), ma può darsi che ciò sia successo solo per caso.
Mi sono letto la documentazione di titletoc alla ricerca di un’opzione «explicit», simile a quella presente nel suo «fratello» titlesec, in modo da poter scrivere una cosa del tipo \mbox{#1}, ma quest’opzione non esiste.
Comunque, non mi interessa approfondire ulteriormente la questione; va bene così, grazie.
Ma io ho una soluzione migliore: non mettere le sezioni di secondo livello nell’indice. 🙂
Intendi dire con un
`\setcounter{tocdepth}{2}`
In effetti, ho dato un’occhiata anche alla tua introtex, e devo dire che un indice fatto in quel modo viene veramente bene. Il fatto è che ho molte subsection, e grazie alla loro inclusione nell’indice mi è facile navigare rapidamente nel documento (in questo momento, in cui esso esiste esclusivamente in formato elettronico, quindi presumo che in formato cartaceo l’esigenza potrebbe sentirsi anche di più…).Ci penserò. Proverò a riorganizzare il testo, eventualmente portando il contenuto ad un livello di sezionamento maggiore, e deciderò alla fine del lavoro quale soluzione adottare.
Grazie e a presto.
21 Febbraio 2010 alle 21:46 in risposta a: \subsection «inline» nella TOC (simile a paralist) #42273::1. il «paragrafo» che contiene le \subsection «sborda» dalla «linea verticale» (inesistente) che collega idealmente i puntini più a destra di ciascuna riga relativa ad una \section […] Vorrei evitare questo comportamento […] mediante un’istruzione […] che simuli \rightskip
. Dalla documentazione di titletoc scopro che esiste il comando \contentsmargin. Non capisco però dove inserirlo. Chiedo scusa, andava in [
] (spero di avere scelto la forma giusta):
`\usepackage{titletoc}
\titlecontents*{subsection}[3.8em]
{\small}
{\thecontentslabel.~}
{}
{~[\thecontentspage]}
[\quad][\contentsmargin{3em}] <---` Rimane ancora da risolvere il secondo problema, meno grave del precedente:2. è possibile impedire la cesura del contenuto delle subsection (es. «Seconda sottosezione»), mediante \mbox, o forse meglio ancora \raggedright, o non è il caso?
Grazie e a presto.
-
AutoreRisposte