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Allora, ho installato tutto con successo, ma il risultato è decisamente inaspettato. Gli overfull hbox sono più che raddoppiati, anche se raramente sforano i 10 punti. Sembra che microtype abbia delle antipatie con Ledmac, inoltre mi invita a fare dell customizzazioni relative al font per avere risultati ottimali, che ovviamente non ho la minima idea di come fare.
Dunque un po’ di domande:– Ha senso usarlo?
– Qual è il limite sopra il quale debbo intervenire a manina sugli overfull?
– Posso eventualmente dare un comando per non vedere sul compilatore tali overfull “sotto-soglia”?
– Eventualmente come fare questi “font-specific settings” per i Linux Libertine O ?Grazie!
::OldClaudio” post=69426 devi solo aprie il finder, andare nel ramo intestato, diciamo, Teodoro, l’ì trovi una Libreria, che non è la Libreria di sistema ma è la tua Libreria personale, e qui crei…
Problema.
Nel mio “ramo intestato” non c’è una directory “Libreria”
Ce n’è una subito dentro Macintosh HD e un’altra dentro una cartella “Sistema” che sta anch’essa subito in Macintosh HD.Ho un problema? Che faccio?
(intanto ho cancellato ciò che avevo messo prima in posti a caso)
::egreg9″ post=69423 ~ indica la tua cartella iniziale
Questo è il genere di informazioni che ti cambiano la giornata. Ora, voi potete lecitamente chiedere come sia possibile che uno che usa mac da dieci anni non sappia una cosa del genere che voi considerate talmente ovvia da dare per scontato che tutti i lettori capiscano, eppure posso assicurarvi che per l’utente medio non è affatto scontata, per cui ringrazio sentitamente e vi invito, magari, nel futuro a pensare che alcune informazioni che date per scontate possono non esserlo.
Ora vedo di riportare il tutto allo status quo ante e seguire le indicazioni
Grazie ragazzi
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Caro Claudio,
ho seguito alla lettera tutte le indicazioni, ma subito mi imbatto in alcune difficoltà. Ho provato a bypassarle, ma il risultato è che sembra che quando evoco microtype, il compilatore vada a leggere ancora quello “vecchio”.
Il problema è che dentroMacintoshHD\Libreria
Non ho affatto una directory \texmf, ma al massimo una directory \Tex che a sua volta contiene una directory \Root che a sua volta contiene una directory \texmf, tale che alla fine invece di avere (come da tua indicazione)
~\Library\texmf\
Ho:
MacintoshHD\Libreria\Tex\\Root\texmf
Qui i problemi non sono finiti, per due motivi:
1) Quando vado su \Root vengo reindirizzato alla cartella 2011, dunque qui c’è l’anno, mentre tu avevi detto che non doveva esserci
2) Anche nele ramificazioni ulteriori, la struttura non coincide con quella che hai dato tu. Ho provato a creare ciò che manca ma il risultato è quello che ho detto.In generale trovo estremamente esoterico questo riferirsi a cartelle che puntualmente non riesco a trovare. Qualche suggerimento per fare passi avanti (e guadagnare in salute e in minor frustrazione) e soprattutto capire dove sbaglio?
Grazie,
::ansys” post=69264
Dopo aver dato l’opzione [tt]backend=biber[/tt], mica usi ancora bibtex (invece di biber)?Uso biblatex evocato con questa riga
`\usepackage[style=verbose-trad1, firstinits=true, backend=biber ,indexing, useprefix=true]{biblatex}
`Un’altra cosa: hai messo [tt]\addbibresource{nomearchivio.bib}[/tt] al posto di [tt]\bibliography{nomearchivio.bib}[/tt] nel preambolo?
Negativo. Specifico la bibliografia con il classico
`\bibliography{Bibliografia}`
Immagino sia un problema, a questo punto 😕
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Scusami Claudio, rispetto al tuo post (in spoiler qui sotto), non ho capito una cosa e chiedo in anticipo perdono per la eventuale domanda scema. Seguendo questa procedura in che relazione si troverebbero poi i pacchetti microtype beta e quello “normale”? Uno sovrascriverebbe l’altro oppure coesisterebbero in locazioni diverse?
E nel secondo caso, come faccio a capire se sto evocando il primo o il secondo visto che si chiamano allo stesso modo?
Grazie,Spoiler
OldClaudio” post=68837Certo, per prelevare e scaircara dall’esterno un pacchetto, bisogna sapre dove trovarlo; di solito tutto ciò che serve per davvero è già presente in TeX Live completo,, però pacchetti pserimentali come microtype beta non li si trova lì.
Allora una volta scaricato sul proprio PC il file zippato o compresso in formati tar,bz2 o in qualche altro formato più o meno esoterico, bisogna spostalo in una cartela di lavoro, decomprimerlo, leggere il README e agire di conseguenza. Se le cose non sono scriitte nel README c’è sicuramente aualche altro file di documentazione che dà le informazioni necessarie.
Ma il lavoro dell’albero personale (che NON È LA CARTELLA DI LAVORO, MA UN VERO ALBERO DA SISTEMA TeX, o il lavoro dell’albero locale sono cose diverse e più o meno complicate, non tanto da far tremare le vene e i polsi, erò.
Complicazioni:
1) albero locale; questo è un albero a cui possono accedere tutti gli utenti di una data macchina; se gli utenti che vi hanno accesso sono uno solo, non c’è differenza rispetto ad usare l’albero personale. Ma “machine wide” come è stato pensato, richiede le credenziali dell’amministratore, quindi richiede che si lavori dalla finestra comandi premettendo sudo (e dando la relativa parola chiave) ad ogni comando. Questa è una operazione che oggigiorno pochi utenti, abituati al sitema delle finestre e ai click del mouse, sono in grado di fare, non perché sia fuori del mondo, ma perché non c’è l’abitudine, e in particolare con i sistemi UNIX, potentissimi, le opzioni da specificare sono spesso tali e tante che ci si scoraggia.
2) albero personale: qui non ci sono le difficoltà elencate sopra, e il problema consiste nel fatto che spesso non esiste e bisogna crearselo; né TeX Live né MiKTeX creano un albero personale. Quando ne parlo dico sempre di crearne solo la radice e i pochi rami che servono a raggiungere l’estremità dell’ultimo rametto e non scendo nei dettagli. Ma non è complicato, anche perché le cose si possono fare per gradi. Infatti sulle macchine Linux esisterebbe un comando che permetterebbe di replicare una struttura di alberi TDS compliant (TeX Directory System compliant), ma è inutilmente complicato perché crea centinai di cartelle che non si useranno mai. Invece è semplicissimo studiarsi il documento texlive-en.pdf che si legge dando dal terminale il comando texdoc texlive; il capitolo 2 descrive dettagliatamente lo scopo di ogni albero, la sua struttura, se richiede un filename database, se richiede le credenziali di amministratore e quali sono i percorsi di ricerca predefiniti dal sistema kpathsea; bene i rami da creare sono gli stessi dei rami principali di ricerca; assicuro che non sono molti; tenete presente che alla fine di ogni path ricercato da kpathsea c’è un doppio slash che indica che da lì in poi si ricrcano anche tutte le sottocartelle, che quindi non è necessario creare esplicitamente.
Su Windows con MiKTeX bisogna leggere la documentazione di MiKTeX, ma sostanzialmente la situazione è la stessa anche se i nomi sono o possono essere diversi.
3) Naturalmente bisogna sapre dove radicare l’albero locale o l’albero personale. Con TeX Live l’albero locale comincia in …/texlive/texmf/ e non vi compoare l’anno. Con TeX Live l’albero personale è in ~\texmf\ (per Linux), ~\Library\texmf\ (per Mac) e in c:\Users\
\texmf. Com MiKTeX l’albero personale può essre messo dovumque, basta che il suo prcorso sia ben indicatoo nella finestra di dialogo dei MiKTeX Settinga, nella sezione Roots. Queste cose per TeX Live sono spiegate nel documento indicato sopra. Per MiKTeX sono spiegate nella sua documentazione. Non ditemi però che indirizzare un utente verso la documentazione non sia d’aiuto; anche questo lungo sproloquio è una documentazione, ed è lunga non solo perché io sono logorroico, ma anche perché ci sono molte cose da sapere.
Per installare microtype beta io farei così (sostituire lo slash con il bacjkslash per le macchine Windows):
1) creerei nel mio albero personale tre cartelle “nuove”:
…/texmf/tex/latex/microtype/
…/texmf/doc/latex/microtype/
,,,/texmf/suorce/latex/microtype/2) dopo aver scaricato dalla rete la versone beta di microtype sposteri quanto ho scaricato dalla cartella Downloads alla cartella nel ramo source;
3) decomprimerei il pacchetto compresso direttamente nella cartella di microtype del ramo source
4) lancerei pdflatex sul file microtype.dtx ottenendo microtype.pdf
5) se il pacchetto microtype non è “auto dezippante” allora la cartella contine anche un file microtype.ins; lancio pdflatex su questo file e ottengo gli sty, i def, e tutti gli altri file di lavoro
6)sposterei il file microtype.pdf nella sua cartella nel ramo doc
7) sposterei tutti gli altri file nella sua cartella nel ramo tex
8 ) nel ramo source cancellerie tutti i file aux e compagnia lasciando solo il file zippato, il file dtx e, se c’è, il file ins.
9) su TeX Live l’albero personale non ha bisogno di un dabase dei nomi dei file; su MiKTeX non lo so, ma nel caso non sarebbe un problema aprire MiKTeX Settings e nella sezione General cliccare sul grosso bototno rettangolare che espressamente “rinfresca il database dei nomi dei file” (Refresh filename dataabse)
10) FINE. Il tutto ha richiesto 9senza contare il tempo per leggere la documentazione) non più di un paio di minuti.Queste sono le stesse operazioni da fare, in generale, per ogni altro pacchetto: per installare il pacchetto pippo eseguirei le stesse 10 fasi cambiano di nome microtype con il nome pippo.
Le cose diventano molto più complicate se il pacchetto compresso contiene anche dei font; in questo caso penso che sia meglio guardare nella GuidaGuIT.
Se qualcuno ha voglia di scrivere una guida tematica è il benvenuto; aspetti solo che @robitex abbia scritto e pubblicato la guida tematica sull’uso della finestra comandi/terminal.
::egreg9″ post=69123Ti sei già dato la risposta, temo. 🙂
A rigor di logica di risposte possibili nel mio post ce n’erano tre:
1) Non si può fare se non con Ledmac
2) C’è un pacchetto che lo fa
3) Devo costruire una minipage e fare un comando che gli dica di fare note in multicolumnSe potessi completare l’oracolo, ti rendo più facile il monosillabo con la scelta (in perfetto stile Mike) tra la uno, la due o la tre
Grazie!
::egreg9″ post=69067
Nella tua home. Se non la vedi, c’è lo stesso; apri una finestra del Finder e premi “Command+Shift+G”; nella finestrella che si apre scrivi “~/Library/TeXShop/Engines” (senza le virgolette).Così l’ho trovata subito, scoprendo così di aver modificato un altro file!!! Ho fatto danni? Lo ritrovo e lo rimetto com’era? Oppure modifico pure questo allo stesso modo (vedi post precedente)? Gli spazi sono rilevanti?
Uddiooooooo
Grazie Enrico
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Ok allora cerco di riassumere, sennò divento matto. Avevamo due distinti problemi
1) adattamento e sorting delle voci di bibleref (indice di citazioni bibliche)
2) sorting dell’indice di default di imakeidx (incipitario greco)Lasciamo stare il punto 1 che ho risolto lavorando sul foglio di stile, anche se devo ancora fare qualche adattamento grafico
Relativamente al punto 2, ho trovato il file che indicavi dicendo al terminale di mostrarmi i files nascosti, ma era in tutt’altro posto, nella fattispecie (tramite “mostra contenuto pacchetto”):
>/Applications/TeX/TeXShop.app/Contents/Resources/TeXShop/Engines/XeLaTeX.engineAmmettendo di parlare del medesimo file, spero di aver interpretato bene le tue indicazioni ottenendo il file così modificato

Relativamente al codice, le righe relative all’indice eortologico (incipitario) sono:
`
\usepackage{imakeidx}
\makeindex[program=xindy, options={-C utf8 -M bibleref -I latex}, title=Indice Eortologico, columns=1]
…
\printindex
`Il risultato finale è tuttavia che non va, non aggiunge neanche nuove voci all’indice, oltre a fare il sorting come prima.
Ho visto tuttavia che nei tuoi esempi usi un imaxeidxx (un pacchetto modificato ad hoc?) e dentro la medesima cartella hai anche degli altri pacchetti. Devo fare lo stesso?
Non ci sto capendo nulla!!!!
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Sarà senz’altro un problema di mia niubbagine, ma non trovo assolutamente il percorso ~/Library/TeXShop/Engines/XeLaTeX.engineIn altre parole dentro la directory “Libreria” della root non c’è affatto una cartella TexShop, né c’è altrove (o quantomeno non è visibile!), né usando il “mostra contenuto pacchetto” su TexShop arrivo a nulla di simile. Qualche suggeriment su dove trovare questa cosa esoterica?
Grazie!
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Ok, dopo due giorni sani di lavoro, finalmente ho prodotto un file di prova che funziona decentemente. Si basa su un pacchetto che ho chiamato bibleref_LXX che produce un indice diviso in Antico Testamento, Nuovo Testamento, Libri Apocrifi e Innografia, il tutto secondo l’ordine della Bibbia dei LXX, con i titoli in latino e le abbreviazioni usate comunemente dagli umanisti italiani (e che comunque nel dubbio ho ben evidenziato nel pacchetto)Il nuovo pacchetto si basa su una modifica alquanto truffaldina di bibleref.
In pratica, invece di ri-scrivere il tutto, ho modificato i libri di cui concideva il nome oppure l’abbreviazione e ho aggiunto gli altri come se fossero libri nuovi.Anche se sembra una immane zozzeria (e forse lo è), se per caso uno si sbaglia e usa un’abbeviazione diversa da quelle previste i risultati sono solo due
– esplode tutto
– se per caso coincide con una citazione anglosassone rimasta nel file di definizioni, stamperà nell’indice un libro in fondo al resto, con titolo in ingleseDunque in entrambi i casi uno si accorgerà di aver fatto un casino e potrà correggere.
Questo è il link alla cartella con il file di prova. ho testato tutti i libri e anche il corretto sorting, e funziona tutto. Credo, tuttavia, che ci siano ancora problemi con gli “stili” di bibleref, tale che sembra funzionare solo il default (ma questo me lo faceva anche prima)
LINK: http://dl.dropbox.com/u/51036504/Prove%20Bibleref/bibleref_LXX.zip
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