antonio.macrì

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  • in risposta a: anthosthesis.cls #66611
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    OldClaudio” post=66306Secondo Bringhurst le proporzioni della pagina rifilata e quelle della gabbia interna devono essere regolate da certe proporzioni basate sull’armonia delle note musicali e quindi su proporzioni pitagoriche; nella mia versione in inglese del libro di Bringhurst (spero che ci sia anche nella edizione italiana), i risguardi contengono il disegno geometrico che ha portato allo stile del libro, alla scelta delle proporzioni della gabbia interna e alla sua collocazione nella pagina rifinita; non è certo il disegno di Miede, e mancando quelle proporzioni si perde metà della bellezza del disegno di Bringhurst. […] insomma le proporzioni pitagoriche di Bringhurst, se applicate a pagina e gabbia sono belle, ma se le si disgiunge come ha fatto Miede (per necessità pratiche), allora non lo sono più e altre proporzioni potrebbero essere migliori.

    Interessante, ma non saprei come fare.

    (PS: sto avendo problemi col sito del GuiT… ma forse è solo la mia connessione ❓ )

    in risposta a: anthosthesis.cls #66610
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    indy” post=66406Ciao a tutti,

    vorrei sapere se alla fine ci sono stati dei progressi peril supporto di classicthesis per il formato B5

    Ancora no. Come vedi si sta discutendo proprio ora su questioni di geometria di pagine.

    In un vecchio topic di anni fa, il GuIT proponeva questo layout, che sarebbe la proporzione dell’A4 adattato al B5.
    `\areaset[5mm]{284pt}{630pt} % guit
    \setlength{\marginparwidth}{7em}
    \setlength{\marginparsep}{1em}`

    Grazie mille della segnalazione! 🙂 Per caso potresti riportare il link all’intera discussione?

    Senza conoscere a fondo le regole tipografiche, ho provato a modificare il tutto così:
    `\areaset[5mm]{320pt}{645pt}
    \setlength{\marginparwidth}{7em}
    \setlength{\marginparsep}{1em}`

    Pensate che possa andare o che non sia un buon risultato? A me piace, ma non ho l’occhio abbastanza allenato né la competenza per dire se è una soluzione tipograficamente accettabile.

    Il fatto è che ho qualche nota marginale, per cui non so come regolarmi.
    Grazie a tutti per i suggerimenti!

    PS: nello specifico uso classicthesis nella sua variante arsclassica e con il carattere ubuntu come sans serif, visto che in tutte le immagini vettoriali della tesi di dottorato uso lo stesso carattere.

    Non sono io a poterti dare suggerimenti di questo tipo. Comunque più tardi provo queste gabbie.

    Ti ringrazio!

    Ciao,
    Antonio

    in risposta a: anthosthesis.cls #66609
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    OldClaudio” post=66401Antonio ti ponevi il problema di altri layout oltre a quello predefinito e che caratterizza classicthesi su carta A4.

    L’ho rivisto e più lo rivedo meno mi piace quel layout alto e smilzo con un rapporto altezza su larghezza (header e footer compresi) che supera il valore 2,2 (che tu hai ridotto a 2).

    Aspetta: finora non ho toccato nulla di quello che ha fatto Miede sulla geometrie delle pagine. Nella mia inesistente conoscenza o esperienza, non mi sarei azzardato a farlo così d’imperio.

    In verità le dimensioni specificate in punti ad areaset sono difficilmente valutabili rispetto alla dimensione della carta in millimentri; vabbe’ che tutti sappiamo che tre punti sono praticamente un millimetro, però…

    Dici che sarebbe meglio esprimerli in mm? Ho visto che nel colophon di ClassicThesis.pdf Miede fa i calcoli con punti e pica. Che, poi, nel colophon scrive di 312x624pt (“double square textblock”) e 312x505pt (“golder section textblock”), ma nel codice mette 312x684pt per il MinionPro e 336x750pt per il Palatino. 😕

    Non ho esperienza con i Minion, però i valori numeriche hai scelto sia per il formato a5paper, sia per l’altro (che in mancanza di altri rami dell’\if non può essere altro che a4paper –poi dove metti il ramo per il b4paper?), non mi convincono; suggerirei di rivederli anche se dovessi cambiarli rispetto a quelli di Miede.

    (Intendi il b5paper, quello alto 25cm?) Io proprio non ho il minion installato, quindi non ho fatto nemmeno una prova per vedere come esce, ma a leggere le dimensioni potrebbe in effetti lasciare un po’ troppo bianco…

    Sono pronto a rivedere in qualche modo quei margini. Ma dietro modifiche di questo tipo devono esserci scelte consapevoli supportate da persone esperte, non io.

    Ho fatto un esperimento con il formato A5 sia con la classe anthosthesis nuda e cruda (il tuo esempio di book.tex con una variante in una chiamata di lipsum al fine di avere delle pagine piene) e una seconda prova con il layout canoniclayout, il cui pacchetto ho invocato subito prima di begin{document}. I risultati sono nelle due paigne allegate. Giudica tu l’equilibrio, specialmente delle testatine.

    [attachment=108]Book-anthonthesis.pdf[/attachment]

    [attachment=109]Book-anthosthesis-canoniclayout.pdf[/attachment]

    Ciao
    Claudio

    Sulla testatina troppo vicina al margine, da neofita cosciente e dichiarato, ti do ragione!
    Però con canoniclayout la differenza è notevole, non sembra affatto classicthesis. Basterebbe ridurre l’altezza della gabbia dell’A5? Eppure è già ridotta rispetto alle proporzioni dell’A4. Posso fare qualche prova riducendo l’altezza per vedere che esce, ma ripeto che non me la sentirei di fare modifiche alla leggera, da solo.

    in risposta a: Acronimi nel titolo di una sezione #67383
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    marcob8986″ post=66393Lo avevo visto, ma non riesco a capire come fare..non sono esperto di latex, affronto i problemi man mano che mi si presentano, e magari non nel modo migliore. Devo mettere l’argomento opzionale nel comando \subsection, ma con cosa?

    Ho provato a capire perché non ti funziona. Il motivo è che il titolo viene visualizzato in maiuscoletto spaziato “minuscolo” e quindi (così mi pare) viene convertito tutto in minuscolo: anche “SLIP”, che diventa “slip”. Perciò acronym si lamenta che non lo trova.

    Soluzione:
    `\section{Algoritmo genetico per lo \NoCaseChange{\acs{SLAP}} con classi definite a priori in un \NoCaseChange{\acs{AS/RS}}}
    \label{SolNicheGenetic}`
    Nota che, a parte il \label spostato, ho messo \acs anziché \ac: nei titoli ti conviene usare esplicitamente o la forma \acs o la forma \acf, ma mai \ac, altrimenti (come è spiegato nel manuale) l’acronimo viene “espanso” nell’indice e non nel titolo vero e proprio.

    Ciao

    in risposta a: anthosthesis.cls #66605
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    antonio.macrì” post=66392Il fatto è che l’opzione non serve tanto per subfig in sé, ma serve a tocloft per configurarlo. E tocloft non può configurare subfig se non è già stato caricato (infatti dà errore che \l@subfigure non è definito).

    Mi correggo: in realtà basta caricare esplicitamente subfig e l’errore scompare:
    `
    \documentclass[eulerchapternumbers,eulermath,subfig]{anthosthesis}
    \usepackage[T1]{fontenc}
    \usepackage[utf8]{inputenc}
    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage{amsmath}
    \usepackage{amssymb}
    \usepackage{pgfplots}
    \usepackage{lipsum}
    \usepackage{hyperref}
    \usepackage{subfig}

    \setcounter{lofdepth}{2} % per avere le didascalie delle sottofigure nell'indice

    \begin{document}

    \tableofcontents
    \listoffigures

    \chapter{Proviamo}
    \lipsum
    \begin{figure}
    \centering
    \subfloat[prima immagine]{\begin{tikzpicture}
    \begin{axis}
    \addplot {x^2 + 4};
    \addplot {-5*x^3 – x^2};
    \end{axis}
    \end{tikzpicture}}\quad
    \subfloat[seconda immagine]{\begin{tikzpicture}
    \begin{axis}
    \addplot {x^2 + 4};
    \addplot {-5*x^3 – x^2};
    \end{axis}
    \end{tikzpicture}}
    \caption{Proviamo una didascalia}
    \end{figure}

    \section{Sezione}
    \lipsum
    \begin{equation}
    x^2+y^2=0
    \end{equation}
    \subsection{Sotto-sezione}
    \lipsum

    \end{document}`

    Comunque l’opzione subfig rimane una cosa che devo rivedere.

    in risposta a: anthosthesis.cls #66604
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    Iovem” post=66379Ps: l’unico “problema” è l’allineamento a sinistra delle equazioni, ma magari è una cosa voluta… non mi sono mai interessato al lavoro di Miede.

    Sì sì, è proprio una cosa voluta! 😉

    Grazie Andrea! Grazie anche agli altri!

    peppo” post=66384Ciao,
    veramente rapido!
    Direi che funziona tutto tranne l’opzione subfig che mi restituisce come errore
    `! LaTeX Error: \l@subfigure undefined.`

    Eh già! 🙂

    Devo ancora metter mano su subfig(ure). Vorrei togliere anche quell’opzione, ma c’è un problema. Il significato dell’opzione (in classicthesis) è: ho già caricato subfig(ure), quindi (tocloft) configurami le sottofigure e le sottotabelle. Si potrebbe risolvere mettendo:
    `\ifant@subfig
    \RequirePackage{subfig}
    \PassOptionsToPackage{subfigure}{tocloft}
    \fi`
    al posto delle righe 131-133. Ma chiaramente caricare subfig non mi entusiasma. Il fatto è che l’opzione non serve tanto per subfig in sé, ma serve a tocloft per configurarlo. E tocloft non può configurare subfig se non è già stato caricato (infatti dà errore che \l@subfigure non è definito).

    Devo studiare meglio la situazione, ma forse si può fare a meno di passare l’opzione subfigure a tocloft.

    OldClaudio” post=66385Non avevi detto che avevi sostituito la chiamata a subfigure con la chiamata a subfig? perché allora nella riga 132 passi le opzioni a subfigure e non a subfig?

    Grazie Claudio, la tua lettura al codice è davvero importante.

    In realtà non chiamo né subfigure né subfig: quell’opzione la passo solo a tocloft, e non mi pare che nemmeno lui carichi subfig o subfigure.

    OldClaudio” post=66388Alla riga 288 devi aggiungere
    `
    \@clubpenalty=\clubpenalty
    `
    Come mi fece notare Enrico diverso tempo fa, la variabile con @ serve per ripristinare il valore della variabile senza @ quando in certi contesti quest’ultimo viene modificato.

    Capisco che il tedesco sia una bella lingue, specialmente per Miede, ma Schusterjungen in italiano si chiama (riga) orfana, e Hurenkinder (alla lettera “figli di una min…”) si chiama (riga) vedova. La filastrocca italiana per ricordarlo è: le orfane non hanno un passato ma hanno un futuro; le vedove hanno un passato, ma non un futuro. (la metafora connette il passato alla righe precedenti e il futuro alle righe seguenti — ma anche in italiano la filastrocca non è molto gentile nei confronti delle vedove, quelle non metaforiche 🙂 )

    Quello è codice ereditato dalla precedente legislat…ehm, da Miede. 🙂

    Quindi deve essere:
    `\clubpenalty=10000
    \@clubpenalty=\clubpenalty`
    Giusto?

    Grazie!

    in risposta a: Acronimi nel titolo di una sezione #67380
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    marcob8986″ post=66370Ciao a tutti,
    sto scrivendo la mia tesi di laurea magistrale utilizzando TexShop, con l’installazione di MacTex2011.
    Sono a buon punto, dal punto di vista latexiano 😀 , ma ho incontrato un problema stamattina.
    Utilizzo lo stile classicthesis v3.1 cosi com’è, e mi sono trovato a dover inserire un acronimo nel titolo di una sezione, che CT compone in un qualche maiuscoletto particolare che non ricordo. evidentemento questo carattere crea conflitti con il pacchetto acronyms perchè non lo compila correttamente.
    Gli acronimi sono corretti, utilizzati nel resto del documento ed anche in titoli di sottosezioni, che CT compila in corsivo.
    esiste un workaround per questo?
    grazie in anticipo

    Leggi il paragrafo 2.4.1 del manuale di acronym (da terminale: texdoc acronym), c’è scritto come risolvere i problemi simili al tuo.

    Ciao,
    Antonio

    in risposta a: anthosthesis.cls #66598
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    illinguista1972″ post=65963Ma non usate il nome anthosthesis senza chiedermene il permesso! 😛

    Mi raccomando. Sono un avvocato e anche di quelli buoni. Conosco il mio mestiere. 😉

    Ciao
    Tommaso

    Allora io chiamo Saul! 🙂

    A parte gli scherzi, ho modificato il titolo della discussione. 😉

    antonio.macrì” post=66344Ebbene, forse conviene cominciare ad affrontare sin d’ora i problemi di gioventù, come dice Lorenzo. Più tardi metto il link al repository, per chi volesse darci un’occhiata già adesso.

    Questo è il link al repository. Cliccando sulla linguetta “Source” si può scaricare il file anthosthesis.cls.

    Fondamentalmente anthosthesis.cls è l’unico file interessante.

    Nella cartella test ci sono coppie di documenti fatti per il pacchetto classicthesis e per la classe anthosthesis. Li uso per tenere traccia, in maniera per niente sistematica o a prova d’errore, di cosa fa in automatico la classe rispetto al pacchetto. Più avanti forse li cancellerò.

    Non vi aspettate chissà che: per il momento è semplicemente un classicthesis che soddisfa meglio alcune mie necessità.

    Grazie a chiunque voglia darci un’occhiata, testarlo o suggerirmi qualcosa.

    Ciao,
    Antonio

    in risposta a: anthosthesis.cls #66597
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    Grazie Claudio dell’incoraggiamento! 🙂
    Grazie mille anche per la guida sulle classi! Ho cominciato a darci una lettura. 😉

    OldClaudio” post=66318Da quel che ho capito Antonio sta scrivendo una nuova classe che non abbia i problemi di retrocompatibilità che ha clasicthesis, e che magari preveda alcune varianti stilistiche preconfigurate e selezionabili mediante opzioni, oltre che ad appoggiarsi su più classi di base a scelta (book, memoir, scrbook,…), giusto per poter disporre di certe possibilità di configurazione che di solito mancano dalla classe book..

    Come avevo già risposto a Enrico (parlando delle difficoltà a far codice utilizzabile sia con le KoMa che con memoir), per ora sto procedendo su due fronti: da un lato sto cercando di scrivere il codice per le classi koma, “native” di CT e che conosco meglio; dall’altro sto cercando delle controparti in memoir. Il secondo è un lavoro che mi richiede più tempo e sforzi, ma sto esplorando… Quindi non book, ma classi KoMa e memoir (per quest’ultima, ripeto, sto col tempo studiando come fare).

    Per le KoMa invece sto procedendo relativamente più veloce. Come ho già detto, il solo disporre di un classicthesis in forma di classe, sempre basato sulle KoMa, semplificato e rivisto in alcuni aspetti, mi è molto utile.

    Finora ho fatto un radicale refactoring di CT, queste sono le principali modifiche:

    1. rimossa l’opzione ‘listsseparated’ (obsoleta);
    2. rimossa l’opzione ‘pdfspacing’ (si usa sempre microtype per la spaziatura, mai soul);
    3. rimosse l’opzione ‘subfigure’ (obsoleta);
    4. rimossa l’opzione ‘beramono’ (il pacchetto beramono viene caricato sempre);
    5. rimossa l’opzione ‘listings’ (viene rilevato e configurato in automatico);
    6. cancellati \myChapter e \myPart (inutili);
    7. cancellato l’ambiente ‘aenumerate’ (non capisco a che serva);
    8. cancellato \ctparttext (poco utile);
    9. non viene caricato in automatico booktabs (nessun motivo di farlo);
    10. non viene caricato in automatico hyperref (dato che deve essere caricato quasi per ultimo);
    11. parti e capitoli che compaiono nell’indice sono automaticamente in \spacedlowsmallcaps (\tocEntry non è più necessario);
    12. testatine in automatico per capitoli e paragrafi non numerati (secondo me che non ci siano è un vero e proprio bug, soprattutto per i capitoli);
    13. testatine corrette per gli indici predefiniti (TOC, LOF, LOT) e per i nuovi elenchi creati con \newlistof;
    14. lo stile di pagina predefinito è scrheadings;
    15. versione asteriscata di \textls (per evitare lo spazio aggiuntivo all’inizio e alla fine);
    16. \marginpar compatibile con todonotes.

    Lavori in vista che non dovrebbero richiedere ingentissimissimi 🙂 sforzi e tempo:

    1. qualche altra modifica;
    2. supporto a formato B5;
    3. supporto a XeTeX e LuaTeX.

    Ebbene, forse conviene cominciare ad affrontare sin d’ora i problemi di gioventù, come dice Lorenzo. Più tardi metto il link al repository, per chi volesse darci un’occhiata già adesso.

    Quanto alle varianti stilistiche, sinceramente non mi sento all’altezza di fornire stili miei. Ho solo qualche piccola modifica da fare, ma potrebbe essere una porcheria per chi ne capisce… Non voglio mettere troppa carne al fuoco, e voglio procedere per piccoli passi.

    Ciao,
    Antonio

    in risposta a: anthosthesis.cls #66596
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    lorenzo.pantieri” post=66313Riguardo ai margini, mi ripeto: quelli di Bringhurst (e quindi di ClassicThesis) sono esagerati. Si scrive una riga, li si aumenta di un bel centimetro, si rinuncia alle note a margine (di regola assenti nelle tesi e nei libri), e si è a posto: il look resta buono, l’A4 meglio riempito. La nuova Arte è scritta così, non mi pare che il risultato sia brutto. 😉

    Ciao,
    L.

    Aspe’! 🙂

    La gabbia di classicthesis è:
    `\areaset[current]{336pt}{750pt}
    `
    mentre quella di arsclassica è
    `\areaset[5mm]{312pt}{699pt}`

    A occhio l’Arte è scritta allargando la gabbia di ArsClassica, ovvero usando esattamente la gabbia ClassicThesis, cioè:
    `\areaset[current]{336pt}{750pt}`
    O sbaglio?

    in risposta a: anthosthesis.cls #66591
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    OldClaudio” post=66292Antonio,
    secondo le consuetudini tipografiche i libri si classificano con la loro altezza (apparentemente la larghezza non conta, quindi un album di 300mm di base per 230 mm di altezza viene classificato nella stessa maniera di un libro di 160mm di base e 230mm di altezza. Tuttavia i formati dei libri prendono questi nomi in funzione di un intervallo di altezze (fonte Wkipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Libro)

    Grazie della tua spiegazione e gentilezza. Perdona la mia ignoranza… 🙂

    in risposta a: anthosthesis.cls #66590
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    zippo” post=66288Spero che, anche se ti dedicherai ai formati che ti hanno suggerito, non trascurerai di ottimizzare la classe per quanto concerne l’a4, che è lo standard per le università.

    Certo, l’A4 è il formato con cui nasce classicthesis e sarà sempre parte fondamentale di “anthosthesis”. 🙂

    in risposta a: ClassicThesis per una tesi di laurea #67281
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    illinguista1972″ post=66296

    Antonio, non hai specificato che tipo di tesi intendi.

    Rimango dell’opinione che classicthesis per tesi scientifiche non sia idoneo. Margini troppo ampi, font inguardabile (per la matematica). Se ci devi togliere questo e quello tanto vale non usarlo. La bellezza (?) di classicthesis sta proprio in quello, che senso ha usarla?

    Con i problemi che poi Miede ha causato, ho un motivo in più per non consigliarlo.

    Ciao
    Orlando

    Infatti. Non capisco bene dove stia andando questa discussione. Senza mettere in croce nessuno, lungi da me (che forse saprei a malapena scrivere la prima riga del codice di una classe o un pacchetto), io dico che ClassicThesis funziona benissimo così com’è, e ciascuno può farne l’uso che preferisce (tesi letteraria? benissimo! tesi scientifica? benissimo! documento sulla coltivazione del peperoncino di Campagnola sul Brenta? meglio ancora!). Miede ha deciso per motivi suoi di rendere incompatibile le nuove versioni con le vecchie? Benissimo, ci si adegua, punto e basta.

    Ma non cambiamone il font, non cambiamone i margini, non omettiamo le note a margine, non cambiamone il nome. Usiamo piuttosto altre classi o altri stili o altri pacchetti.

    Di sicuro io, che non so nulla di matematica, per una tesi scientifica con formule e altre cose simili userei un altro font e margini più stretti. Ma non userei ClassicThesis con quest’altro font e questi margini più stretti, perché non sarebbe più ClassicThesis.

    Ciao
    Tommaso

    Avete ragione, potevo puntualizzare: intendo tesi scientifiche, ma senza precisare triennale, magistrale o cosa.

    Sono in totale disaccordo sul fatto che CT funziona bene così com’è. E sul fatto che ci si adegua e basta.

    Ma parlando di font vi riferite (tu e Orlando) al Palatino per il testo o all’Euler per la matematica? Per la matematica, mathpazo mi sembra vada benissimo. Per il Palatino, anche qui: esistono motivi di ordine storico, tipografico o chessoio, per cui il Palatino non è adatto a un lavoro scientifico?


    @zippo
    : a me il Palatino piace… 🙂

    Grazie ancora,
    Antonio

    in risposta a: ClassicThesis per una tesi di laurea #67280
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    illinguista1972″ post=66294Come potete vedere, è solo una questione di gusto.
    Ma, per come la vedo io, chi usa uno stile o l’altro deve usarlo rispettando le intenzioni del suo autore, il che equivale a dire: usare ClassicThesis con le note a margine, dato che la gabbia così stretta trova la propria morte insieme alle note a lato.
    Il che, in una tesi triennale, mi pare francamente un tantino esagerato. ArsClassica le ha eliminate. Lorenzo le ha eliminate. 😉
    Che senso ha caricare uno stile per modificarlo?

    Questa è la mia opinione.

    Ciao
    Tommaso

    Mi sono permesso di modificare i margini di classicthesis solamente una volta. Spesso invece modifico quelli di arsclassica
    `\areaset[5mm]{312pt}{699pt}`
    per ripristinare quelli di classicthesis
    `\areaset[current]{336pt}{750pt}`
    Ma a quelli di CT ormai sono abituato e non li cambio più. ArsClassica ha margini più stretti di quelli di CT.

    ansys” post=66295Antonio, non hai specificato che tipo di tesi intendi.

    Rimango dell’opinione che classicthesis per tesi scientifiche non sia idoneo. Margini troppo ampi, font inguardabile (per la matematica). Se ci devi togliere questo e quello tanto vale non usarlo. La bellezza (?) di classicthesis sta proprio in quello, che senso ha usarla?

    Con i problemi che poi Miede ha causato, ho un motivo in più per non consigliarlo.

    Ciao
    Orlando

    Come font per la matematica puoi usare sia l’euler (un font praticamente dritto) che mathpazo (praticamente il Palatino corsivo): quest’ultimo mi sembra (molto più) adatto (ma noto che Lorenzo usa l’euler nel suo Funzioni/Distribuzioni). Quanto ai margini, vedi cosa ho già scritto a Tommaso.

    ivan” post=66291Tommaso ha già detto tutto quello che penso, e con una chiarezza che non potei eguagliare.
    Ma in tv non danno niente e quindi dico anch’io la mia 😉
    Dove sta il problema? Secondo me da nessuna parte.
    Classicthesis si può usare per una tesi? Sì, si può.
    Tutta la discussione ruota attorno a opinioni e consigli personali.
    Semplicemente a un mio laureando (triennale) sconsiglerei di usare classicthesis (o arsclassica), ma lo lascerei libero di scegliere book, amsbook, scrbook o memoir…o suftesi.
    Non ci sono ragioni per questo, ma solo motivi. I motivi, però, possono avere un fondamento razionale.

    @Antonio se ti serve una legittimazione ad usare classicthesis, difficilmente te la potrò dare io. Ma non sei un mio laureando 🙂
    Quindi se ti piace classicthesis usala. Non serve nemmeno riscriverla. Funziona bene così com’è, con qualche accorgimento.
    Ci sono altre cose che non mi trovano d’accordo. In un elaborato di 30 pagine non userei i capitoli. Non servono.
    Hai fatto una tesi triennale di 110 pagine? Io te l’avrei impedito. Ma non sei stato un mio laureando 🙂

    @zippo Il problema sta proprio lì: l’apparenza. Ma non illuderti che questo influisca sulla valutazione. Una tesi fatta con Word e una con LaTeX hanno sulla commissione lo stesso impatto. E anche se l’impatto fosse diverso, ciò non avrebbe influenza sul giudizio finale, che dipende da relatore e controrelatore (o secondo relatore). I membri della commissione hanno un’unica preoccupazione: che il laureando si sbrighi a fare il suo discorso. Siccome non hanno letto la tesi, non entrano nel merito del giudizio sull’elaborato ma si limitano a giudicare l’esposizione. E in genere, a meno che questa non sia un vero e proprio fallimento, non si oppongono a quanto hanno deciso relatore e controrelatore.

    Come pare aver detto il nostro guru:
    `la cosa che conta di più in un testo è IL testo ! `

    E il testo viene valorizzato dalla forma, non sostituito.
    Il desiderio di produrre un bel testo può far perdere di vista il fine principale, che dovrebbe essere quello di produrre un buon testo

    Ciao
    Ivan

    Grazie, ora mi è più chiara la faccenda.

    Quando ho letto che non è adatto o che non dovrebbe essere usato, ho cominciato a pensare che ci siano ragioni (di ordine “tipografico” o “editoriale”, diciamo così) per non farlo. Mi sono comunque limitato a chiedere le vostre motivazioni.

    Non mi serve una legittimazione a usare CT (l’ho fatto e continuerò a farlo), né a riscriverla (sono deciso a farlo). Volevo solo capire se e perché non dovrei farlo.

    Provo a tirare le fila del discorso, dal mio punto di vista. Il problema, in generale, è come si pone il laureando nei confronti della sua tesi. Nel senso che può rimanere abbagliato dalla forma e trascurare il contenuto. E magari anche chi la legge può cadere nello stesso tranello. Dal punto di vista “tecnico”, invece, l’unica questione rimane sulle note a margine: secondo alcuni, siccome CT è pensato con le note a margine, un lavoro che non le richieda, come per esempio una tesi, non usa appieno lo stile.

    Forse rimane anche il fatto che con una gabbia più larga viene facilitato l’inserimento di codici o formule matematiche, ma non credo sia un punto caratterizzante.

    Grazie,
    Antonio

    in risposta a: anthosthesis.cls #66587
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    Su \textls senza asterisco, in realtà basta usare sezioni non numerate:
    `\documentclass[BCOR5mm,10pt,a4paper,
    headinclude,footinclude,numbers=noenddot,version=first]{scrartcl}
    \usepackage{caption,lipsum}
    \usepackage[pdfspacing, nochapters]{classicthesis}
    \usepackage{arsclassica}
    \begin{document}
    \lipsum[2]
    \section*{Le due `L' non sono allineate}
    \lipsum[1]
    \end{document}`

    Pongo un altra questione: sarei propenso a eliminare il comando \ctparttext. Lo trovo poco utile (quanti l’avranno mai usato?), poco personalizzabile (mette dentro l’ambiente quote, ma supponiamo che io voglia verse?), poco coerente (mi pare che non c’entri molto con la classe; e poi a questo punto sarebbe bene avere qualcosa di simile anche per i capitoli).

    Che ne dite?


    @lorenzo
    .pantieri: ho visto che anche tu lo ignori in arsclassica. Ottimo!

    Già che ci sono, sempre per ArsClassica ti faccio notare (e bisognerebbe farlo notare anche a Miede) che il comando \toc@heading viene completamente ignorato dalle classi KoMa (almeno così mi risulta). Pur ridefinendolo, non compare il maiuscoletto spaziato nelle testatine dell’indice. Un modo molto rapido per risolvere è scrivere:
    `\def\MakeMarkcase{\spacedlowsmallcaps}
    `che per di più corregge le testatine anche per l’indice delle figure e l’indice delle tabelle.

    Ciao,
    Antono

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