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OldClaudio” post=65471Ho l’impressione che questo filone stia diventando una cosa kafkiana
🙂
Ok, potevo essere più specifico. Siccome sto cercando di scrivere una classe, mi interessava sapere se ci fosse la necessità di caricare fontenc prima di determinati pacchetti, in particolare quelli che caricano font (come mathpazo e beramono).
Al momento sto pensando a pdfLaTeX, ma poi vorrei studiare il supporto anche ad altri motori.
Comunque credo di aver capito quel che mi serviva.
Grazie degli interventi,
Antonio
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Grazie delle risposte.Per OldClaudio: grazie Claudio, tornerò più avanti sugli esempi che hai riportato.
egreg9″ post=65451Spazziamo via il dubbio, prima di tutto: non ci possono mai essere conflitti di opzioni con fontenc, perché questo pacchetto finge, dopo ogni chiamata, di non essere stato caricato. È quindi buona cosa metterlo per primo (il possibile “pacchetto zero” è etex), in modo da essere sicuri di quale sia la codifica principale di output del documento.
Tu parli di conflitti di opzioni, nel senso che si può fare
`
\usepackage[FOO]{fontenc}
…
\usepackage[BOO]{fontenc}`
senza generare “option clash”, giusto?egreg9″ post=65451Va messo prima di inputenc perché questo pacchetto esamina le codifiche caricate quando gli si dà l’opzione utf8. E babel va messo dopo inputenc perché, con certe lingue, ha bisogno di sapere quale sia la codifica di input.
Quindi deduco che a essere rigoroso è l’ordine di caricamento dei tre pacchetti fontenc/inputenc/babel. Quello che ancora mi chiedo, però, è se, così come inputenc esamina le codifiche di output caricate, ci sono altri pacchetti che fanno qualcosa di simile. Chessò, mathpazo citato da Claudio o beramono o qualche altro pacchetto che carica font: c’è necessità per qualcuno di essi di venir caricato dopo fontenc?
Grazie
::mattmich” post=65442Ciao Antonio, grazie della risposta. Comunque non so come mai, ma col comando che mi hai dato continua ad andare in badbox….
Buona giornataGià. Ti chiedo scusa per la risposta distratta. Ho ripreso una soluzione che avevo scritto in alcuni miei appunti, dove il numero di sezione era stampato nel margine: lì funzionava tutto al meglio, nel tuo caso evidentemente no.
OldClaudio” post=65447
Curiosità: perché sia con \resizebox che con \hbox spread continua a esserci l’overfullrule?
Probabilmente perché quel restringimento non tiene conto del numero della sezione.
Probabilmente riducendo lo soazio si ottiene un risultato migliore:
`
\section[Relazioni di preferenza ed equivalente certo]
{\protect\resizebox{0.9\columnwidth}{!}{Relazioni di preferenza ed equivalente certo}}
`
Non l’ho provato, ma penso che il \protect sia superfluo, perché l’argomento mobile è solo quello contenuto fra parentesi quadre; quando questo manca l’argomento mbile viene copiato dall’argomento obbligatorio, e allora sì che \protect diventa importante. Siccome non è necessario restringere il titolo nell’indice generale, la scelta di usare l’argomento facoltativo (mobile per i comandi di sezionamento) senza \resizebox diventa indispensabile.A me il \protect serviva perché usavo ClassicThesis, ma effettivamente in genere lì è superfluo. Chiedo scusa anche a te per la risposta frettolosa.
Comunque, mi riferivo al fatto che in certi casi, anche usando la soluzione di Enrico (\hbox spread), continua a comparire il messaggio di “overfull hbox”, anche se il testo non sfora visivamente il margine.:?
Ciao,
Antonio
::claudio” post=65425devo fare delle citazioni
nell’arte ho trovato
`
\usepackage{quotating}
\quotingsetup{font=small}
Il pacchetto definisce l’omonimo ambiente quoting da usare come segue:`ma non trovo traccia del pacchetto neanche su ctan
errore di battitura?
saluti
ClaudioÈ un errore di battitura lì nel pezzo di codice: l’ambiente si chiama quoting, come scritto correttamente qualche riga prima e qualche riga dopo.
Autori, correggete! 🙂
Ciao,
Antonio
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In qualche modo era già capitato nel forum:
http://www.guitex.org/home/index.php?option=com_kunena&func=view&catid=5&id=38962&lang=en&Itemid=71Guarda anche qui:
http://www.divye.in/2011/06/solved-latex-error-pdf-file-is-damaged.htmlCiao,
Antonio
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Anch’io sono uno strenuo utente MiKTeX. Ovviamente su Windows, su Ubuntu ho TeX live.È vero che lo spazio di 3GB sui dischi moderni non è poi molto, ma a parte i problemi di banda che dice Francesco (e quando torno al mio paesino del sud, si fanno sentire violentemente), io continuo a usare MiKTeX per un’attitudine generale a non tenere sul disco troppa roba che non conosco e che probabilmente non userò mai. Sotto questo aspetto MiKTeX è utilissimo: mi occupa su disco “appena” 750MB.
Un altro aspetto è che, secondo me, l’importante è che i pacchetti e i compilatori siano uguali per tutti, gestiti centralmente e pubblicati ufficialmente, ma non vedo perché non ci possano essere più installer e gestori dei pacchetti (così come ci sono più editor): a ciascuno il suo. Chiaramente, senza esagerare.
Detto questo, è vero che per chi è alle primissime armi è molto meglio scaricare una (qualsiasi) distribuzione completa e stare tranquillo.
Per concludere, come lo stesso OldClaudio ha altre volte riconosciuto, ci sono utenti MiKTeX (magari non alle primissime armi e nemmeno con la sua lunghissima esperienza) che lo gestiscono bene e ne sono abbastanza soddisfatti.
Ciao,
Antonio
::LuglioM26″ post=649001) Qual è l’errore e come risolverlo?
Non riesco a capire bene cosa vuoi fare. Se spieghi qual è l’esempio reale, magari ti si può indirizzare verso la soluzione più corretta.
2) E’ sbagliato pensare che la somma delle singole colonne deve risultare appunto 8cm?
È sbagliato dal momento che specifichi sia la larghezza totale della tabella, sia quella delle singole celle. La dimensione totale della tabella deve tener conto anche dello spazio di separazione tra le celle. Bisogna vedere nel tuo caso è più importante il requisito sulla larghezza della tabella o sulle celle.
3) La differenza tra \tabular* \tabular è soltanto quella di poter specificare appunto questa larghezza?
Dalla documentazione del pacchetto array:
The environments tabular and tabular* differ only in the initialisation of the command \@halignto.
che in fin dei conti è proprio quello che dici e che fa la differenza:
`
\begin{tabular}{|>\centering m{4cm}|>\centering m{2cm}|>\centering m{2cm}|}
\hline
testo 1 & testo 2 & testo 3 \tabularnewline
\hline
testo 4 & testo 4 & testo 4 \tabularnewline
\hline
\end{tabular}`
Così la linea è intera. 🙂PS1: Se metti il codice tra i tag [`…[` diventa molto più leggibile.
PS2: Comunque prova a dare un’occhiata al pacchetto tabularx, forse ti può servire.Ciao,
Antonio
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Prova con questo:
`
\documentclass{standalone}\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage{tikz}\usetikzlibrary{shapes,arrows}
\tikzstyle{decisione} = [diamond, draw, inner xsep=1em, inner ysep=1ex]
\tikzstyle{istruzione} = [rectangle, draw, inner xsep=2em, inner ysep=2ex]
\tikzstyle{stato} = [rectangle, draw, rounded corners=2ex, inner xsep=1.5em, inner ysep=1ex]\begin{document}
\begin{tikzpicture}[node distance = 2cm, >=latex]
\node [stato] (A) {A};
\node [istruzione, below of=A] (value) {1234567889};
\node [decisione, below of=value] (test) {test};
\node [stato, below of=test] (D) {D};
\draw[->] (A) — (value);
\draw[->] (value) — (test);
\draw[->] (test) — (D);
\draw[->] (test) -| node [near start,above] {SI} +(-6em,0) |- (value);
\end{tikzpicture}
\end{document}`(Comunque è bene non porre domande disparate in un unico thread.)
Ciao,
Antonio
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Grazie Enrico, serviva un intervento come il tuo. 😉egreg9″ post=64725L’idea di usare \left e \right non è proprio buonissima. 🙂
Per evitare confusione coi comandi definiti (credo) da amsmath?
…
Non \let, perché abbiamo bisogno della rappresentazione del numero di pagina valida al momento in cui si usa \sufthepage (e potrebbe essere in cifre romane, per esempio).Oops! Verissimo!
…
Versione senza duplicazioni:
`\ifsuftesi@sctitles\def\@tempa{\noexpand\sufsc}\else\def\@tempa{\noexpand\nouppercase}\fi
\ifsuftesi@authortitle\def\@tempb{\noexpand\@title}\else\def\@tempb{\noexpand\rightmark}\fi
\begingroup\edef\x{\endgroup
\def\noexpand\sufrightmark{\@tempa{\@tempb}}}\x`
Nemmeno un \expandafter. 🙂Il gioco con \edef e \noexpand, giusto! Era un po’ più complicato 🙂
Me lo segno!Ciao,
Antonio
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Quanto all’approccio da usare, ti suggerirei l’idea di annidare le definizioni nei condizionali \ifsuftesi@<...>, e non viceversa, tanto tutte le condizioni di questo tipo non cambiano nelle diverse invocazioni dei comandi. Così sveltisci la compilazione. Anziché
`
\def\sufthepage{\ifsuftesi@sctitles\sufsc{\thepage}\else\thepage\fi}
`
farei:
`
\ifsuftesi@sctitles
\def\sufthepage{\sufsc{\thepage}}
\else
\let\sufthepage\thepage
\fi`Un po’ più difficile è riscrivere:
`
\def\sufrightmark{\ifsuftesi@sctitles\sufsc{\ifsuftesi@authortitle\@title\else\rightmark\fi}% article mode
\else\ifsuftesi@authortitle\nouppercase\@title\else\nouppercase\rightmark\fi\fi}
\def\sufleftmark{\ifsuftesi@sctitles\sufsc{\ifsuftesi@authortitle\@author\else\ivanleftmark\fi}% book mode
\else\ifsuftesi@authortitle\nouppercase\@author\else\nouppercase\ivanleftmark\fi\fi}
`
Si può provare:
`
\begingroup
\ifsuftesi@sctitles
\def\cmd{\sufsc}
\else
\def\cmd{\nouppercase}
\fi
\ifsuftesi@authortitle
\def\right{\@title}
\def\left{\@author}
\else
\def\right{\rightmark}
\def\left{\ivanleftmark}
\fi
\expandafter\expandafter\expandafter\gdef\expandafter\expandafter\expandafter\sufrightmark
\expandafter\expandafter\expandafter{\expandafter\cmd\right}
\expandafter\expandafter\expandafter\gdef\expandafter\expandafter\expandafter\sufleftmark
\expandafter\expandafter\expandafter{\expandafter\cmd\left}
\endgroup
`A parte la caterva di \expandafter, forse mi pare un po’ più leggibile :shock::shock:
Comunque è più flessibile in caso modifichi o ci metti altre opzioni (ma so che non vuoi farlo :)), basta cambiare \cmd, \left e \right.Gli expandafter servono anche a evitare di conservare variabili temporanee. Un’altra cosa che mi sento di consigliarti è usare prefissi come suf@ per i comandi che non dovranno essere usati dall’utente (come per esempio \ivanleftmark, credo).
Comunque sarebbe bene sentire l’opinione di qualche luminare, sicuramente. Io sono solo uno interessato (molto) a queste cose e che si diletta ogni tanto: se vengo smentito imparo qualcosa. 🙂
Ciao,
A.
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Ho provato a indagare e sembra che abbia trovato una soluzione, anche se non ho compreso pienamente la causa.Da quel che ho capito, tra babel e listings si fanno due cose che in qualche modo cozzano: ridefinire markboth e cambiare il significato del carattere attivo ~. Quando tu fai:
`
\ifsuftesi@elements
\renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{#1}{#1}}
\else
\renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{\chaptertitlename~\thechapter}{#1}}
\fi`
il carattere ~ sembra ancora un carattere attivo, ma non definito (così almeno compare se lo precedi con uno \show).Una soluzione banale è sostituirlo con il più semplice “\ “, tanto è praticamente impossibile che lì avvenga una cesura.
Ripeto: non sono ben conscio del problema, ma questa sembra essere una soluzione.
Ciao,
Antonio
::LuglioM26″ post=64705Manca ancora la possibilità di definire lo spessore ma il risultato è accettabile.
Se usi il codice che ti ho suggerito, puoi specificare tutti gli spessori (thin, thick, verythin, …), tutti i colori (red, blue, green, …), tutti gli stili (dotted, dashed, …) che vuoi. Basta indicarli nell’argomento tra parentesi quadre di \draw.
Ciao,
A.
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