Stefano E.

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  • in risposta a: Colonne Unite tabella #112024
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    Oltre a tutti i suggerimenti precedenti, così ad occhio se proprio vuoi risolvere, prova al posto della \hline all’interno della stesso “piano” la \cline{2-6}. Tra un “piano” e l’altro lascia la \hline.
    Immagino tu abbia copiato solo la parte della tabella che si riferisce a un piano 1. Ipotizzo ci sia un piano 2, 3, etc con due righe innestate ciascuno. Tra piani distinti, la \hline esegue una linea per tutta la lunghezza della tabella. All’interno del piano, la \cline esegue una linea per la lunghezza che specifichi (sopra, tra graffe, ho specificato dalla colonna 2 alla colonna 6).

    Se riformatti tutta la tabella come ti hanno consigliato però è meglio. Anche perché non ho provato nulla, sono andato a memoria coi comandi.

    in risposta a: Modello tesi misto tra classicthesis e tufte-latex #111483
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    lorenzo.pantieri” post=111793
    Ossignore: è un codice da galleria degli orrori. 🙁

    Si sono il primo ad ammetterlo! Era per vedere cosa saltava fuori ed effettivamente il suo lavoro lo svolge… Che poi non è neanche il codice intero, manca tutta la parte tra parentesi quadre per arrangiare lo stesso risultato nell’indice ahahahahahah

    lorenzo.pantieri” post=111793
    È proprio quello che fa il comando \emph.

    Sì lo sapevo, infatti nella mia vecchia tesi della triennale non c’erano nomi scientifici nei titoli. Nel corpo del testo bastava mettere \emph per far “risaltare” il nome scientifico di una specie.

    lorenzo.pantieri” post=111793
    Certo che c’è! No scrivere cose del genere. Come raccomand(at)o, i titoli di sezione con ArsClassica devono essere molto brevi e in “semplice italiano”. Se non è possibile, ArsClassica non va bene.

    Cercherò di cambiare titolo o stile, purtroppo essendo una tesi in campo biologico è difficile non utilizzare un nome di una Specie in un titolo, sia di capitolo o di sezione. Provo con l’obbrobrio di codice postato all’inizio, effettivamente funziona ma a quel punto faccio prima a partire da zero…

    lorenzo.pantieri” post=111793
    Titoli delle sezioni colorati? Con ArsClassica???

    Mea culpa, intendevo Parti. Ma ho risolto in quel modo strano che ho messo nell’edit, riprendendo il codice di ArsClassica ma modificandolo nel preambolo senza “l’operatore” Booleano.

    —————————–

    Per adesso vado avanti così, appena le idee si concretizzano e non sono solo un misto di modifiche, cerco di portare tutto sul pulito. Mi piacerebbe proprio sapere se quel ragazzo è partito da ClassicThesis e a via via modificato tutto lo stile, o se è partito da Tufte (classe) aggiungendo qua e la qualche stile di ClassicThesis in non so che modo. Perché nel primo caso, come sto facendo io, è tutto un “workaround” nel forzare qualcosa di molto rigido (ClassicThesis), e il codice all’inzio è pieno di prove commentate e de-commentate e orrori come quella “cosa” che ho inserito prima!

    in risposta a: Modello tesi misto tra classicthesis e tufte-latex #111481
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    Rieccomi, sto cercando di imparare “sul campo” la personalizzazione di classi e stili (così in futuro se mi avanza del tempo me ne creo io una da zero in memoir), andando a modificare in una copia in locale classicthesis o arsclassica (quest’ultima la preferisco perché ha il codice più leggibile).
    Non mi sono chiare alcune cose però, se cambio il font senza grazie, effettivamente vado a modificare il tipo di carattere dei titoli. Quando però voglio che questi siano in Palatino corsivo (come nell’esempio della tesi precedente) non ottengo alcun risultato. Anche andando a sostituire con \itshape o \textit i vari \textsc. Immagino sia per via di tutti i vari comandi maketextlowercase maketextuppercase. C’è un modo lineare di lavoro per non perdercisi dentro e andare miratamente a rimuovere delle opzioni che forzano il font a non assumere il comportamento in corsivo?
    EDIT2: forse parzialmente RISOLTO: Cambiando da palatino a ppl come font il testo dovrebbe essere correttamente modificato in italico. Non ho ancora provato, ma come ho scritto nel primo edit in basso, con \NoCaseChange posso cambiare anche il font, e palatino non risponde a emph, come invece fa ppl.

    EDIT3: Con il codice di qua sotto quindi ottengo questo risultato, che credo sicuramente possa essere descritto nel preambolo come stile. Ci lavoro ancora un po’ su. Cerco di aggiornare passo passo questo post con tutto quello che riesco a fare, magari qualche comando (anche banale) potrebbe essere utile per qualcuno. Ora devo solo capire quale mi piace di più, che è la cosa più difficile.

    Spoiler

    `
    part{Introduzione}

    \chapter{\NoCaseChange{{\fontfamily{ppl}\selectfont{\uppercase{Il Genere}}}} \NoCaseChange{\fontfamily{ppl}\selectfont{\LARGE{\textit{Podarcis}}}}}
    \label{cap:generepodarcis}

    prova

    \section{\NoCaseChange{\fontfamily{ppl}\selectfont{\emph{Podarcis muralis}}}}
    `

    ——-

    Seconda cosa, legata alla prima, in parallelo sto facendo la tesi con la ArsClassica (con solo le note spostate e i margini minimamente cambiati per aumentare ulteriormente lo spazio delle note, tanto per vedere come esce e poter switchare alla versione standard commentando giusto due righe). Devo dire che un font senza grazie è effettivamente più elegante e leggibile nei titoli. Avrei però una richiesta. Essendo una tesi in Biologia, molti nomi sono scientifici, di organismi. Nel codice internazionale di nomenclatura vi sono delle regole molto strette su come comportarsi con tali nomi. Un solo esempio, Podarcis muralis, il rpimo è il nome generico che va per forza con la prima lettera maiuscola, il secondo è l’epiteto specifico che va tutto minuscolo. Entrambe le parole devono essere in corsivo se il testo è normale, o normale se la frase che le contiene è in corsivo (più altre mille eccezioni).

    Il problema credo stia comunque sui maketext-lower/upper-case. Infatti nei titoli di Paragrafi e Capitoli se metto “Il Genere Podarcis” questo viene scritto tutto maiuscolo, mentre se metto una sezione con “Podarcis muralis” questa viene scritta tutta minuscola, compresa la prima lettera P.
    C’è un modo per ovviare mantenendo ArsClassica?
    EDIT1: RISOLTO questo ultimo problema con \NoCaseChange Mantiene il font classico e tutte le istruzioni date dopo. Ok per le sezioni, per i capitoli devo inventarmi qualcosa, dato che ottengo un titolo importante tutto maiuscolo e un nome proprio di genere che è quasi sminuito, magari lo ingrandisco un po’…

    ———————–

    Ultimissima cosa: non so perché, ma il titolo delle sezioni non mi compare colorato. Ho una distribuzione completa appena reinstallata, tutti i colori dei collegamenti, o delle citazioni sono corretti, ma la sezione mi rimane scritta in nero e in altro stile rispetto alla divisione in parti di LaTeXpedia.

    EDIT4: Risolto copiando lo stile delle Parti dal file stile di ArsClassica direttamente nel premabolo, togliendo `\ifthenelse{\boolean{@parts}}%`.
    In pratica da:

    Spoiler

    `% parts
    \ifthenelse{\boolean{@parts}}%
    {%
    \titleformat{\part}[display]
    {\normalfont\centering\large}%
    {\thispagestyle{empty}\partname~\MakeTextUppercase{\thepart}}{1em}%
    {\color{Maroon}\spacedallcaps}
    }{\relax}`

    a

    `\makeatletter
    \titleformat{\part}[display]
    {\normalfont\centering\large}%
    {\thispagestyle{empty}\partname~\MakeTextUppercase{\thepart}}{1em}%
    {\color{Maroon}\spacedallcaps}
    {\relax}
    \makeatother`

    Perché accade questo con quell’operatore Booleano?

    —————————–

    Allego qualche screen. Fatemi sapere se devo mettere anche i codici del preambolo, per adesso ometto dato che essendo una tesi è tutta divisa in differenti parti.

    Allegati:

    in risposta a: Modello tesi misto tra classicthesis e tufte-latex #111479
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    lorenzo.pantieri” post=111751
    Sul mio Mac c’è una cartella che si chiama “Opere d’arte”: questo lavoro ci finisce dentro senza se e senza ma.

    Ciò detto, continuo a preferire l’indice predefinito di ClassicThesis: i numeri allineati a destra non servono a nulla, non vanno sommati! Peraltro, con ClassicThesis puoi avere un indice come quello.

    Ah, trasformare le \footnote in note a margine ha come effetto collaterale di avere dei margini enormi e quasi completamente vuoti.

    In ultima analisi, per me è meglio ClassicThesis. 😉

    Riprodurre il layout di questo lavoro partendo da zero? Se ci riesci, hai delle abilità TeXniche di qualche ordine di grandezza superiore alle mie. Per me, sarebbe come costruirsi una Ferrari partendo da viti, bulloni e pezzi di lamiera: possibile, ma molto difficile…

    Fossi in te, partirei da ClassicThesis: le modifiche principali sono le \footnote trasformate in note a margine, e i numeri e i titoli dei capitoli diversi.

    Facci sapere. 😉

    Beh si penso anche io che partire proprio da zero sia un’impresa, soprattutto con tempi stringenti. Penso inizierò con la tua ArsClassica in modo da ritrovarmi in un ambiente simile a quella della mia prima tesi, In modo da avere già qualcosa di sostanzioso e pronto in contenuti. Parallelamente calcherò diverse vie, o partendo da memoir o da classicthesis adattandole via via ai miei scopi, se riesco a fare tutto in tempo cercherò di adottare quest’ultima, altrimenti ripiegherò per la prima e ultimerò la mia personale dopo la Laurea, alla fine mi divertono queste cose!

    Mi ha fatto piacere che quel “modello” che a me ha colpito subito abbia colpito anche voi!

    OldClaudio” post=111755
    No, non le ho capite a colpo d’occhio, forse le ho immaginate, ma non le ho “misurate” a colpo d’occhio.
    Posseggo il tipometro che fino a poco tempo fa veniva omaggiato agli iscritti al nostro gruppo; ma un righello qualsiasi va altrettanto bene allo scopo. Ho aperto il file turon.pdf e l’ho mostrato a schermo regolando la finestra in modo che la larghezza del “foglio” apparisse di 8.5 pollici. (Incidentalmente il visualizzatore PDF gratuito Adobe Reader (oltre che il suo genitore commerciale Adobe Acrobat) aperto un file permette di leggerne alcune caratteristiche premendo la combinazione di tasti CTRL+D; la finestra che si apre ha diverse sottofinestre, una delle quali è intestata “General”; in fondo a questa finestra compaiono le dimensioni della “carta”; in questo caso sono 215.9 mm per 279.4mm; se dividi il valore 215.9mm per il coefficiente 25.4mm/pollice ottieni esattamente 8,5 pollici.) È chiaro che se hai un righello trasparente con le graduazioni in millimetri da una parte e in pollici dall’altra, la cosa diventa più semplice.
    Dopo di che misurare larghezze, altezze e simili diventa piuttosto facile.
    Facendo altre misure ho visto che il rapporto altezza/base dello specchio di stampa vale approssimativamente 1,732 che è uno dei rapporti (radice quadrata di tre) spesso usati nel disegno del layout di pagina da molti graphic designers. Il valore reale non è mai preciso a radice di 3, perché è buona norma che l’altezza contenga solo un numero intero di righe , quindi (n-1)\baselineskip+\topskip, dove \baselineskip dipende dallo scartamento associato al corpo normale; LaTeX generalmente impone uno scartamento legato al corpo + un’interlinea del 20%; quindi s=1.2c (s=scartamento e c=corpo). Poi usando font diversi da quelli standard lo scartamento potrebbe essere un filino maggiore o minore, ma non si discosta molto dal valore indicato da quella formuletta..

    Una lettura che ti consiglio è memdesign.pdf (Terminale: texdoc memdesign; tasto invio); in qualche maniera assomiglia alla guida tematica sul disegno del layout, ma è scritto da un tipografo (dilettante, ma molto bravo; è anche il creatore della classe memoir); racconta con buon dettaglio le tradizioni tipografiche da Gutenberg in poi e i calcoli con i disegni delle pagine disegnate nell’arco di cinque secoli di tradizioni tipografiche in evoluzione.

    Lorenzo ha ragione che negli indici i numeri incolonnati sembrano gli addendi di una somma; ma di solito si fa così; non è difficile fare diversamente, ma come con ClassicThesis, sia lavorando al codice di una nuova classe sia lavorando a livello utente con le funzionalità del pacchetto tocloft.

    Invece a me non piace per niente il fatto che quasi nessuna figura, nessuna formula siano numerate; è l’approccio di Tufte; va bene per libri d’arte, come quelli che disegna lui, ma non va bene per una tesi dove bisogna fare riferimento a formule, tabelle, grafici, e altre immagini distribuite lungo il testo. Inoltre le figure, e spesso anche le formule, non sono oggetti di piccole dimensioni da inserire nel testo senza scombussolarlo nei suoi allineamenti; piuttosto certe piccole figure potrebbero andare nel margine come note marginali, con tanto di numero e magari una brevissima didascalia; si potrebbe anche pensare che per tutte le figure e tabelle larghe la didascalia invece che sotto o sopra, appaia nel margine; il problema die margini così ampi come nella tesi di Turon e con quel particolare disegno della pagina, è che il margine va riempito di cose; che siano note o che siano aforismi non importa, ma le note in calce o nel margine meno sono meglio scorre il discorso principale; gli aforismi sono difficili da scegliere e di solito sono mal scelti. Nella tesi di Turon io li cancellerei tutti. Ma quel che è peggio è che la commissione d’esame potrebbe non apprezzare la presenza di aforismi (azzeccati e non azzeccati).

    Con questo non voglio dire che il disegno della pagina di Turon sia da buttare via, anzi; bisogna solo adattarlo allo scopo per il quale si scrive il documento; nel tuo caso una tesi.

    Ecco, quante cose non sapevo.

    Comunque sì anche io avrei apportato modifiche, sopratutto per una numerazione di tabelle e figure. In realtà ho visto anche papers redatti con Tufte, si perdeva un po’ l’eleganza di classicthesis ma si otteneva un corpo del testo unico, da cima a fondo, e tutte le immagini, le tabelle (entrambe numerate) e le note erano spostate nel margine. Oppure le note in basso e il resto delle figure a lato. Però ecco, erano pagine larghe a occhio. non un classico A4.
    Insomma andrebbe sì riadattato.

    in risposta a: Modello tesi misto tra classicthesis e tufte-latex #111476
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    Nei prossimi giorni vedo di leggermi la documentazione di memoir e la guida di disegno della pagina e vedo se riesco a capirci qualcosa. Immaginavo anche io che creare qualcosa da zero fosse più efficiente di miscelare due pacchetti diversi e di smussare le loro incongruenze… Darò ovviamente priorità alla scrittura della Tesi ma se riesco davvero a ottenere un risultato comparabile sarò felice di inviarti il tutto.

    P.S. Tanto per far capire quanto sono neofita, la giustezza del testo, i margini e le note a lato le hai capite a colpo d’occhio o c’è modo di analizzare il pdf in maniera tecnica per avere ogni possibile misurazione? Forse sto chiedendo riguardo la scoperta dell’acqua calda ed è una funzione banalissima di qualche editor, chiedo venia nel caso.

    in risposta a: philosophy-modern su Beamer #107596
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    OldClaudio” post=107725Beamer permette di compilare anche gli handout, da distribuire a mano ai presenti alla presentazione (scusa la ripetizione).

    Le slide proiettate non è opportuno che contengano una bibliografia, ma gli handout su carta lo possono certamante fare.

    Perché una bibliografie è del tutto inutile in una presentazione proiettata? perché gli astanti non possono memorizzare il contenuto delle slide, e ogni slide non viene lasciata sullo schermo a lungo abbastanza perché gli astanti possano prendere nota.

    Ecco perché, la classe beamer è dotata di un’opzione con la quale è possibile predisporre una versione stampata in stile article, versione che può contenere più materiale di quello che viene proiettato.

    È tutto spiegato nella documentazione di beamer, cercando nel file pdf la parola handout, o sfogliando accuratamente l’indice generale e l’indice analitico.

    Volendo insistere a mettere la bibliografia nelle slide (non ho mai provato per il motivi spiegati sopra, e continu a raccomandare di non fare una cosa del genere) mi orienterei a farlo con il semplice ambiente thebibliografy (descritto in ogni guida su LaTeX, e mai usato ora che i gestori di bibliografie sono diventati comuni); o, se beamer non lo definisce, mediante un semplice elenco di tipo description, per il quale beamer prevede molte personalizzazioni.

    La funzione handout la uso sempre quando devo stampare le mie slide, per eliminare gli effetti di comparsa degli elenchi. Non sapevo però di questa cosa, cioè di poter inserire materiale extra. Adesso me la studio.

    Ne sono conscio, infatti non l’ho mai usato in questo modo. Il problema è che è un seminario didattico (per alcuni studenti che assistono ma anche materia d’esame per me), i file vengono lasciati per essere visionati e devono avere dei riferimenti dentro (sparsi per le slide) e un elenco finale. Inoltre durante la discussione mi fermo anche sulle slide della bibliografia per parlare di alcuni punti (pro e contro) dei vari articoli. E’ una cosa che ho visto fare proprio nei casi in cui il materiale viene lasciato per essere rivisto in un secondo momento.

    Nel caso comunque farò due versioni: una con la biblio inclusa e una con la biblio solo nell’handout, per vedere alla fine poi come mi trovo meglio o cosa mi verrà richiesto quel giorno…

    in risposta a: Far dialogare R con LaTeX #106849
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    Grazie vado a dare un’occhiata. Per adesso ho capito che devo fare tutto da RStudio (che va a sostituire un qualsiasi editor LaTeX), scrivere codice LaTeX normalmente in una delle schede di R (quindi più schede attive, per calcoli e per testo ad esempio) e poi incorporare i chunk R che knit/sweave interpretano come linguaggio R e calcolano in tempo reale al momento della compilazione.
    Adesso mi resta da vedere come gestire bene il flusso di lavoro per tornare efficiente e come far capire al documento che questi grafici e queste tabelle o formule devono essere nello stile dell’articolo.

    Grazie ancora!

    in risposta a: Problema bibliografia su Tesi classica Pantieri #103829
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    Aggiungo una cosa, oltre all’ordinamento basato anche sul secondo autore (che viene completamente ignorato e randomizzato), sarebbe possibile anche eliminare il “pp.” che indica le pagine, mettendo solo una virgola?

    Tipo: […] Journal of Zoology, 247, 2, pp. 139-143. farlo diventare: […] Journal of Zoology, 247, 2, 139-143.

    Non è importantissimo eh, la cosa veramente essenziale è che io riesca a ordinare la bibliografia per primo autore, secondo autore, terzo autore e anno. Cioè far capire a Latex che se il primo autore è lo stesso allora deve ordinare prima la stringa che ha Zuzzurellone, Mario and Abaco Antonia rispetto Zuzzurellone, Mario and Zuzzurellina, Francesca.
    Cosa che appunto non fa.

    EDIT: Credo di aver risolto, alla fine m isono letto come usare biber, ho ripristanato i lcomando originario per usare biber nel file tesi.tex, e compilando con biber anche isecondi autori si ordinano bene.

    Rimane sono il fatto della pp. da togliere, ma forse mi basta controllare nella documentazione. Se qualcuno lo sa di getto però dica pure xD

    in risposta a: Conversione grafici #103873
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    Grazie mille a entrambi, appena stendo la parte dei risultati e della discussione vedo come esce inserendo i pdf. Per quanto riguarda i font, provo a smanettare con SPSS per vedere se c’è qualcosa di vagamente simile, sennò farò una prova con un grafico semplice e vedo quanto di devo “perdere” dietro.

    in risposta a: Problema bibliografia su Tesi classica Pantieri #103828
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    Uso questo topic per evitare di intasare la sezione, anche se di fatto il problema originario è risolto.

    Ho un problema con l’ordinamento della bibliografia, sto usando il modello Tesi classica e l’ho reimpostato per l’inglese (tesi in inglese).

    La bibliografia è perfetta, ordinata in maniera alfabetica. Quando un autore ha contribuito con più articoli citati nella tesi, le singole pubblicazioni sono raggruppate sotto i lsuo nome e ordinate per data.
    Insomma è tutto perfetto fino a che i casi sono semplici.

    Il problema è quando ho più autori. Il relatore mi ha fatto presente che si ordina prima in ordine alfabetico (e come ho detto è ok), poi per uno stesso autore si ordina in ordine cronologico (anche questo ho già detto è ok). Poi con autori multipli stesse regole di prima, con la differenza che si ordinano anche pesando la lettera del cognome del secondo autore.

    Mi spiego, ho molte citazioni di altre tesi, il primo nome è sempre lo stesso (cognome che inizia per Z e quindi sta in fondo. Ma cambiano i vari studenti delle tesi citate che stanno dopo questo autore principale.

    Quindi mi ritrovo:
    Citazione pubblicazioni solo di questo Z ordinate per anno OK
    Citazione di questo Z con autore secondario un L. Rov
    Citazione sempre di questo Z e come secondo autore F. Ode and P. Meoz
    Sempre Z. e poi F. Di Bene e altri tutti scritti
    Idem Z e poi A. Cela e ltri tutti scritti.

    Io invece ovviamente vorrei che questi, tutti con il primo nome identico, siano ordinati sempre in fondo (primo cognome Z) ma poi seguendo l’alfabeto del secondo autore.

    Tipo prima Z e basta, poi Z con Cela, poi Z con Di bene, poi Z con Ode e poi in fondo il lavoro di Z con Rov.

    Inoltre mi servirebbe anche un modo per cui anche i secondi e terzi autori siano ordinati prima per cognome e poi per nome.

    Ho cercato sull’Arte e sul pdf accessorio della bibliografia, ma non h otrovato nulla, cioè io davo per scontato che con il primo nome sempre identico si seguisse l’alfabeto del secondo cognome. Non capisco neanche che criterio usi latex, perché non segue quello per anno.
    E’ come se tutti i nomi della prima pagina fossero perfetti (ma non ci sono multipli, quindi magari sono perfetti per questo). E i nomi della seconda pagina che sono un elenco di questo Z da solo e con altri siano messi random…

    Edit: non so quanto possa essere utile il codice, i comandi della bibliografia sono esattamente quelli di Tesi classica, con la differenza che il babel ha come priorità l’inglese.
    I codici della bibliograia sono presi di peso da google scholar, ho solo modificato i nomi propri mettendo un punto. Se c’era Rossi, Mario and Bianchi, Francesco ho cambiato in un Rossi, M. and Bianchi, F.

    in risposta a: Problema bibliografia su Tesi classica Pantieri #103826
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    Ho provato con la seconda opzione e va tutto perfettamente. Grazie mille!

    Piccola curiosità, cosa cambia in sostanza a livello grafico e funzionale tra le due modalità di rendering/compilazione del file? A me sembra ok anche con bibtex.

    Una domanda: nel corpo della tesi le citazioni sono colorate di verde e cliccabili. Una volta stampato il documento verranno dello stesso colore del testo o rimarranno colorate?

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