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scusate sono un ebete…bastava fare {p{5cm} rp{5cm} }, ad esempio
Così hai tre colonne, una di 5cm, una con allineamento a destra di larghezza non specificata (e che quindi dipenderà dagli elementi che sono nella tabella) e una di 5cm.
Il risultato che vuoi si ottiene usando il pacchetto array (\usepackage{array} nel preambolo) e definendo la tabella come
`\begin{tabular}{p{5cm}>{\raggedleft\arraybackslash}p{5cm}}`
Ciao
Enrico
::esiste la possibilità di creare un elenco ad es. di nomi, ordinato alfabeticamente con l’ambiente “description” o qualcosa di equivalente?
E poi? Un ambiente che ti prepari il caffè e ti scaldi l’acqua per la doccia? 😀
Consulta la documentazione dei pacchetti gloss, glosstex, glossary e nomencl per vedere quale ti aggrada di più.
Ciao
Enrico
::ho bisogno della parentesi graffa… è un sistema di equazioni, è obbligatoria ^__^
Nemmeno per idea. Se fosse veramente ciò che dici non avresti bisogno di numerare ciascuna equazione. 😀
A parte gli scherzi, so bene che c’è gente che ha le richieste più strane. Ma dimmi, perché mai vorresti cambiare il delimitatore? Se ci deve essere la graffa, quella ci va, no?
E dove è complicata la sintassi dell’ambiente numcases?
`\begin{numcases}{}
eq1\\
eq2
\end{numcases}`
L’ambiente non è nato per numerare equazioni di un sistema, ma per scrivere comodamente definizioni per casi e numerarli per riferircisi. Questa è la ragione dell’argomento.Se proprio vuoi cambiare il delimitatore, puoi usare un ambiente numcases+ che puoi definire così:
`\newenvironment{numcases+}[2][\lbrace]
{\def\{{#1}\numcases{#2}}{\endnumcases}`
Per ottenere la parentesi tonda puoi scrivere
`\begin{numcases+}[(]{}
a+b=c\\
d+e=f
\end{numcases+}`
Ma non puoi usare il comando \{ all’interno dell’ambiente.Ciao
Enrico
::Salve,
ho un problema con l’ordinamento alfabetico delle voci in bibliografia. Non riesco a capire come mai non mi restituisce l’ordine alfabetico sulla base della prima voce che scrivo nel campo “author”.Io compilo il campo “author” con “Cognome e Nome” o con il nome dell’istituzione che ha redatto l’opera da inserire es. “Basle Committee on Banking Supervision“, ma non ottengo l’ordine alfabetico in base all’iniziale del Cognome o in generale della prima lettera presente in author.
Errore: “Nome Cognome” oppure “Cognome, Nome”. Nota la virgola. In molte lingue occidentali una persona si chiama “Nome Cognome” (fa eccezione l’ungherese) e a questo si è adeguato l’autore di BibTeX.
Per instituzioni, scrivi un gruppo di graffe in più:
`name={{Banca d'Italia}},`
Ciao
Enrico
::ho bisogno di inserire due formule e lo faccio con la seguente sequenza di comandi
`\begin{eqnarray}
& \label{eq:eb}\mathcal{E}_b=E_x u + E_y v + E_t\\
& \label{eq:ec2} {\mathcal{E}_c}^2=\left( \pdd{u}{x} \right)^2 + \left( \pdd{u}{y} \right)^2+\left( \pdd{v}{x} \right)^2 + \left( \pdd{v}{y} \right)^2
\end{eqnarray}`
\pdd è un comando definito da me nel seguente modo:
`\newcommand {\pdd}[2]{\ensuremath{\frac{\partial #1}{\partial #2}}}`
Il latex compila correttamente, ma l’output è un po’ fastidioso: le parentesi che racchiudono gli elementi con la x al denominatore, sono più piccole di quelle che racchiudono gli elementi con al y al denominatore… e quindi naturalmente anche gli esponenti vengono ad altezze differenti…
C’è un modo per uniformare la dimensione delle parentesi??? Ho preferito evitare di usare \big \Big perché volevo che fosse il Latex a decidere… ma così lo trovo proprio brutto esteticamente…..in casi come questi, invece, la scelta “manuale” è la migliore. Puoi però usare la scelta automatica dicendo a LaTeX che nel denominatore c’è sempre qualcosa di “profondo”
`\newcommand{\pdd}[2]{\frac{\partial#1}{\partial#2\vphantom{y}}}`
Non usare \ensuremath, non ha quasi alcuna utilità. Non c’è molta differenza fra scrivere $\pdd{u}{x}$ e \pdd{u}{x} nel testo normale; usando i dollari hai il vantaggio che puoi facilmente trovare tutte le formule matematiche.Non usare eqnarray mai, tanto meno in quel modo. L’ambiente giusto è gather di amsmath.
`\begin{gather}
\mathcal{E}_b=E_x u + E_y v + E_t \label{eq:eb}\\
\mathcal{E}_c^2=\left( \pdd{u}{x} \right)^2 + \left( \pdd{u}{y} \right)^2+
\left( \pdd{v}{x} \right)^2 + \left( \pdd{v}{y} \right)^2 \label{eq:ec2}
\end{gather}`
In questo modo non occorre modificare la definizione di \pdd. Noterai che ho cancellato le graffe attorno a \mathcal{E}_c nella seconda riga, è l’uso matematico.Ciao
Enrico
::Voglio scrivere una formula matematica del tipo a=b con un footnote *sopra* il simbolo =, ma non funziona, nel senso che il numero si vede, ma la nota a pie pagina non c’e’. Vi faccio un esempio che e’ piu’ chiaro.
Vuoi fare un cattivo servizio a ciascuno dei tuoi venticinque lettori. Poveretti, come fanno a pensare che quel numerino significa andare a guardare laggiù in basso?
Non dico che, in certi casi, per esigenze didattiche, una spiegazione del passaggio sia opportuna. L’ho usato anch’io, per indicare con un numero fra parentesi quale delle formule scritte in precedenza siano state usate. Per una faccenda del genere ti suggerirei un’altra strategia, con l’ambiente align di amsmath
`\begin{align*} % la versione con * non numera le righe
(a+b)^{p}
&= \sum_{i=1}^{p}\binom{p}{i}a^{p-i}b^i && \text{formula del binomio}\\
&= a^{p}+b^{p} && \text{per il lemma precedente}
\end{align*}`
Non puoi inserire note a piè di pagina dentro a costrutti “interni” come le formule.Se le spiegazioni fossero troppo lunghe, puoi etichettare le tue righe e dare le spiegazioni subito sotto. Le note al piede sono pesanti e vanno evitate quanto più è possibile, soprattutto scrivendo matematica.
Ciao
EnricoPS: ti danno noia gli accenti? Piè, più, è.
PPS: i tuoi lettori saranno certo più di venticinque, non come quelli di quel romanzucolo.
::ora non ho tempo proverò e ti dico…
io in realtà la voglio numerare.. ma in caratteri latini…
mi da fastidio che la tesi cominci da pagina 2 se non di più…..Ma perché non provare con il modo più semplice?
`\pagenumbering{Roman}
…
\tableofcontents
\clearpage
\pagenumbering{arabic}
…`
Ciao
Enrico
::Salve a tutti, anche io ho lo stesso problema. Ossia vorrei non numerare le pagine dell’indice (o al più numerarle con caratteri romani). Ho provato a seguire il consiglio di chi dice di usare la classe book, ma francamente l’indice che viene generato non è bello come quello generato usando la classe report. E tra l’altro non ho ben capito dove mettere i vari comandi mai back e così via…
Cmq, ora sono abbastanza soddisfatto di come sta venendo la mia tesi… l’unica cosa è questa piccolezza del numero…
possibile che non esista qualche opzione o qualche comando di una sola riga da utilizzare??? O un qualche pacchetto che lo faccia fare con un paio di comandi…
Magari, visto che è passato un anno dall’ultima risposta è stata trovata qualche soluzione alternativa ^__^`\clearpage
\begingroup
\pagestyle{empty}
\makeatletter
\let\ps@plain\ps@empty
\makeatother
\tableofcontents
\clearpage
\endgroup`
Prova a vedere se funziona scrivendo tutta la faccenda al posto del semplice \tableofcontents. Perché poi non le volete numerare, queste pagine, non lo so proprio.Ciao
Enrico
::Infatti, è estremamente scomodo usare sempre le graffe, per questo mi chiedevo se ci fosse una soluzione alternativa. Quella che proponi tu in tal senso è perfetta. Devo solo capire come funziona! 🙂
Per quanto riguarda la formattazione grafica, in diversi romanzi gialli l’ho incontrata, però senza il rientro delle linee che seguono la prima. Quella era solo una domanda “didattica”, per capire come funzionano le cose.`\newcommand{\startdia}{—\kern3pt}
\settowidth{\parindent}{\startdia}
\newcommand{\dia}{\par\noindent\startdia\hangindent\parindent\hangafter1\relax}`Il primo comando dice come vogliamo sia la lineetta di introduzione dei dialoghi; siccome devo usare la stessa cosa in due punti distinti (secondo e terzo comando), ne definisco uno per essere sicuro di non introdurre differenze
Il secondo comando assicura che il rientro è esattamente uguale alla dimensione della lineetta seguita dalla spaziatura, in modo che tutto sia allineato.
Il terzo comando esegue una “fine paragrafo” (\par) con paragrafo successivo senza rientro (\noindent). Compone la lineetta del dialogo seguita da uno spazio; uso \kern e non \hskip (o \hspace in sintassi LaTeX) per evitare che questo spazio partecipi al possibile allargamento o restringimento degli spazi per la giustificazione.
A questo punto viene la magia. A questo paragrafo viene applicata la seguente “forma”: ogni riga dopo la prima (\hangafter=1) viene rientrata di una dimensione pari al rientro usuale (\hangindent=\parindent). In queste istruzioni (primitive di TeX) il segno di uguale è opzionale, ma è bene far seguire il numero (1, in questo caso) con uno spazio o con \relax.
Questa forma di paragrafo vale solo per il paragrafo in cui compaiono le istruzioni. Credo che esista qualche pacchetto LaTeX che fornisce lo stesso risultato in sintassi più aderente agli standard, ma non ho voglia di cercarlo.
Ciao
Enrico
::Un’altra cosa: dove trovo documentazione su tutti gli ambienti definiti dal pacchetto?
Ho cercato in doc\latex, ma non c’è nessuna cartella verbatim dentro.Esiste anche un pacchetto chiamato, guarda caso, comment, la cui funzionalità è compresa anche nella classe memoir e che permette di definire vari ambienti per commenti da attivare in modo selettivo. La documentazione di verbatim si trova nella cartella doc/latex/tools, dal momento che verbatim.sty risiede nella cartella /tex/latex/tools.
Ciao
Enrico
::Ciao a tutti,
E permettetevi di ringraziarvi sin d’ora per il grandissimo servizio che rendete a tutti i neofiti di Latex. 🙂
Veniamo al mio problema: sto cercando un modo per definire a livello logico l’elemento di testo “dialogo”; ossia vorrei creare un’ambiente, un comando o un qualsiasi altro tipo di marker che mi permetta di specificare quando una riga dell’elaborato è un dialogo fra personaggi in un testo di narrativa. Per ottenere il mio scopo per ora ho definito un comando siffatto:
`\newcommand{\dia}[1]{\setlength{\origpar}{\parindent}\setlength{\parindent}{0cm}— #1
\setlength{\parindent}{\origpar}}`
Così facendo ottengo un risultato (soddisfacente) di questo tipo (non sapendo come altro fare, ho forzato il parindent inserendo dei puntini nel testo che segue):…Era una notte buia e tempestosa, proprio come da tradizione, quel mercoledì 4 Novembre. Il commissario Ulivi era di ritorno da una scena del crimine decisamente macabra, quando incontrò il suo vicino.
— Cosa ci fa in giro a quest’ora?
— Nulla.
E poi non credo di doverle dare spiegazioni.
…Il solito antipatico carattere di Ulivi.(Si, lo so: non si va a capo in questa maniera. E’ strumentale, per far capire il layout)
Questa soluzione è per il momento accettabile, e sono in grado, se dovessi decidere di voler formattare i dialoghi in altra maniera, di cambiare la definizione di \dia.
Ho però due domande; la prima: c’è una maniera più rapida per marcare i dialoghi, in modo che sia meno laboriosa la scrittura in Latex?
La seconda: supponiamo che io voglia ottenere una formattazione simile a quella che ho qui descritto, ma facendo in modo che le righe di dialogo successive alla prima rientrino dove inizia il testo (e non sotto alla lineetta), così:— E tu, come hai detto che ti chiami? Asmodeus? Buffo nome, direi. Non era
…forse il nome di un demone?In pratica, lasciando una colonna vuota sotto alla lineetta che indica il dialogo… Come potrei ottenere un effetto del genere?
Grazie mille
MarcoSe nel tuo testo ci sono molti dialoghi, una sintassi del tipo
`\dia{Frase}
\dia{Frase]
Testo
\dia{Frase}
…`
è pesante e difficile da maneggiare per le troppe graffe di cui tenere conto. Non mi ricordo di alcun testo che adotti un formato come quello che desideri. Quelli che ho consultato e che usano la lineetta per introdurre i dialoghi, la piazzano subito dopo il rientro. Chi legge capisce che è una battuta di dialogo.In genere, preferisco le virgolette, alte o basse non importa. Ti do una soluzione, vedi tu se ti piace. Ogni battuta viene introdotta da \dia, senza alcun argomento.
`\newcommand{\startdia}{—\kern3pt}
\settowidth{\parindent}{\startdia}
\newcommand{\dia}{\par\noindent\startdia\hangindent\parindent\hangafter1\relax}`
Ricordati di separare sempre i paragrafi con righe vuote.Se volessi poi tornare al formato usuale, basterebbe commentare la riga in cui si modifica il rientro e definire
`\newcommand{\dia}{\startdia}`
Ciao
Enrico
::Continuo il thread poichè non sono riuscito a sistemare il fatto che nei segnalibri del file pdf e anche nel toc le appendici mi finiscono sotto all’ultima parte della tesi.
Inconveniente a usare le parti. Puoi introdurre una spaziatura nell’indice usando
`\addtocontents{toc}{\protect\addvspace{10pt}}`
prima di \appendix. Probabilmente sarà il caso di fare lo stesso prima della bibliografia.Quanto ai segnalibri, direi che il problema sta proprio nel fatto che usi le parti e che hyperref considera tutto ciò che viene dopo una parte come appartenente a essa. Studiati la documentazione o rinuncia alle parti (che è meglio).
Ciao
Enrico
::Ti posso suggerire una soluzione efficace ma non elegante.
1)Fai calcolare a Ghostview il bounding box (visto che farlo ad occhio e’ scocciante :shock:)
2)Edita il pdf e modifica i valori del MediaBox, settandoli uguali ai valori ritornati da GhostviewPer il primo punto da prompt usa un comando del genere
`gswin32c.exe -q -dBATCH -sDEVICE=bbox -dFirstPage=1 -dLastPage=1 “il_mio_file.pdf”`Il device ‘bbox’ serve per ricavare il Bounding Box e l’HiResBoundingBox. Che a loro volta sono l’esatto ingombro della grafica dentro la pagina del tuo pdf.
Una volta che hai l’HiResBoundingBox, lo trascrivi manualmente rispettando l’ordine, dentro MediaBox. Usa un editor spartano che non introduce formattazione e cerca qualcosa del tipo /MediaBox [x1 x2 x3 x4].
Suppongo che se hai file pdf protetti, questo trucco non funziona perche’ non puoi editare il pdf a meno di corromperlo irremediabilmente. Dovresti prima sproteggerlo.Tuttavia questo trucco non e’ elegante, perche’ se apporti le modifiche come detto e ripeti il comando ghostscript sul pdf modificato, quest’ultimo ti da’ un warning dicendo che il file in questione e’ danneggiato. Ritengo che da qualche parte c’e’ un check (tipo un CRC o simili) anche se il pdf non e’ protetto/criptato. Ma qui mi avventuro in cose che non so. Nonostante tutto sia Ghosview che Adobe Reader 7 visualizzano perfettamente i pdf modificati.
Occorrerebbe scrivere uno script che automatizzi il tutto…O meglio cercare in rete perche’ sono sicuro che qualcuno avra’ gia’ creato un utility affidabile.
Funziona anche su Mac OS X, ovviamente si deve usare gs dal Terminale e non gswin32c.exe. Dando poi il comando “nano -w nomefile.pdf” la procedura funziona ottimamente.
Ma c’è un modo meno invasivo: sotto alla riga con “/MediaBox [x1 x2 x3 x4]” si può aggiungere una riga
`/CropBox [y1 y2 y3 y4]`
e poi aprire il file con Acrobat che lo ripara; salvi e dovresti avere ciò che ti serve.Ciao
Enrico
::Innanzitutto grazie per le risposte.
A dire il vero anche al prof non piace molto al divisione in parti….però mi era venuta naturale subito….
Per l’organizzazione, nei vari file parteX c’è tutta la parte, nel senso che un file contiene anche i capitoli relativi a quella parte, in media due x parte. Avevo diviso in subdirectory perchè mi sembrava più pulito….Ho usato
`\documentclass[12pt,a4paper,twoside,dvipdfm]{book}`
Ad ogni modo il problema persiste, l’intro è il capitolo 0, cioè la scritta Capitolo 0 non appare ma i paragrafi sono 0.1, 0.2 ecc….
inoltre ora dopo il backmatter le appendici non hanno più la dicitura Appendice ATogli le parti. È una divisione che ha senso solo in pochi casi.
Il problema del “Capitolo 0” dipende sicuramente da qualche cosa che non ci hai detto. Ma se un capitolo è diviso in sezioni, allora deve avere il suo bel numerello. Nulla vieta che l’introduzione sia il capitolo 1.
Le appendici non vanno dopo \backmatter. Dimenticanza mia.
Dimenticati pure di dvipdfm, è un programma ormai obsoleto. Usa pdflatex. Ci sono solo pochi pacchetti non compatibili, ne usi?
Ciao
Enrico
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