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Se hai a disposizione qualche font commerciale, dai un’occhiata alla pagina di Schmidt per i pacchetti aggiuntivi necessari ad usare molti font commerciali (e le istruzioni dettagliate riguardo l’installazione: seguendole alla lettera puoi sbagliare solo volendolo). NB: la pagina è in tedesco.
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Capisco. L’unica soluzione che ti suggerisco è quella di scrivere nell’apposito forum dedicato a LaTeX (quello intitolato “TeX e LaTeX” su questo stesso sito), perché questo è dedicato a ConTeXt (un altro sistema) e non ho fatto molto caso alla sintassi che hai usato nel frammento di codice che hai riportato e che, riletto con maggiore attenzione, indica chiaramente che stai usando LaTeX e non ConTeXt.La confusione che hai ora in testa è abbastanza naturale perché credo tu sia alle prime armi, quindi ti chiedo scusa per aver aggiunto confusione alla confusione.
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Ritorno sulla questione perché mi sono messo a pensare ad una possibile soluzione, tutta da scrivere e testare con cura, che permetterebbe di ottenere risultati paragonabili a quelli del layout di The Annotated Hobbit (purtroppo non ho trovato un’immagine dell’interno da farvi vedere, quindi dovrete accontentarvi della descrizione: le abbondanti e copiose note sono sistemate nel generoso margine esterno, solitamente in corrispondenza del termine o della frase a cui si riferiscono; quando una nota è molto lunga viene continuata sulle pagine seguenti, iniziando in corrispondenza della prima riga del testo, e le note seguenti sono tutte “spostate” di conseguenza, senza alcuna sovrapposizione).L’idea di base è dovuta a recenti esperienze che ho avuto con il meccanismo dei text flow di ConTeXt: in estrema sintesi, è possibile definire il contenuto di un “blocco” di testo particolare e riversare parte di tale “blocco” un po’ per volta in “scatole” diverse a seconda della dimensione delle “scatole” fino ad esaurie il contenuto del “blocco”. Il tutto fa uso della primitiva \vsplit.
Detto questo, ipotizziamo di avere l’equivalente dei text flow di ConTeXt anche in LaTeX. A grandi linee, si potrebbe tentare di procedere in questo modo:
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definire il luogo fisico sulla pagina in cui verranno posizionate le note (larghezza ed altezza);
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definire una sorta di “buffer”, da usare in modalità FIFO, che contenga il testo di tutte le note a margine che vengono analizzate mano a mano che la compilazione del documento procede;
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nel codice delle note a margine:
se il buffer è vuoto allora si aggiunge il testo nel buffer e si inizia esplicitamente a svuotarlo subito, segnalando opportunamente l’inizio dell’operazione;
se il buffer non è vuoto, ci si limita ad aggiungere il testo in coda;
nella routine di output, quando è il momento di generare una nuova pagina, se il buffer non è vuoto e non ne è già stato iniziato lo svuotamento in questa pagina, allora si svuota il buffer e si resetta lo stato del segnale di cui sopra.[/ul] Nella migliore delle ipotesi, avendo preventivamente fissa l’altezza della zona in cui finiranno le note, usando l’analogo del text flow (ancora tutto da scrivere, ovviamente), il contenuto del buffer verrebbe potenzialmente usato in maniera parziale ed il rimanente verrebbe conservato ed usato nelle pagine seguenti. Ovviamente, se si provasse ad untilizzare le classiche inserzioni tutto questo farebbe a cazzotti con il meccanismo dei floating object… e se fosse così facile, se non ci fossero problemi di sincronizzazione, etc., qualcuno ci avrebbe già pensato 🙂 Però, se qualcuno non ha idee su come passare le prossime vacanze di Natale, regalo l’idea ed un caloroso “in bocca al lupo”.
::è possibile fare qualcosa per risolvere questo problema in stile Latex
No: le note a margine sono racchiuse in box e quando la scatola è troppo grande “sfora”. Se stai usando la classe memoir, potresti usare \sidebar (ma fai attenzione che il comportamento è un po’ diverso da quello di \marginpar); oppure potresti dare un’occhiata a marginnote, che usando framed potrebbe aver aggirato anche questo problema (NB: non l’ho mai usato).
::Io semplicemente, ad un certo punto del documento, ho bisogno di mostrare una serie (circa quindici) di figure che non necessitano di descrizione.
Senza scomodare la manciata di parametri che guidano l’algoritmo di posizionamento dei floating object, la soluzione migliore sarebbe smettere di usare l’ambiente figure per inserire figure che non sono affatto mobili, ma questo ti costringerebbe a rivedere una buona parte del tuo documento, quindi l’altra via percorribile per non dover “indovinare” il punto ottimale di inserimento di \clearpage è la seguente:
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togliere tutte le indicazioni di posizionamento delle figure (in parole povere, togli [ht] & co.);
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aggiungere il pacchetto afterpage;
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inserire più o meno a metà della sfilza di figure `\afterpage{\clearpage}`
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incrociare le dita e ricompilare.
Nei tuoi prossimi documenti realizzati con LaTeX, ammesso che ce ne siano e tu non sia rimasto “scottato” e decida di tornare sui tuoi passi, segui questo consiglio: usa gli ambienti figure e table solo per immagini e tabelle delle quali non ti interessa il posizionamento perché ti riferisci loro con frasi come “la tabella X”, etc. In tutti gli altri casi, esiste un approccio alternativo (i pacchetti endfloat, ccaption, etc.) e conviene usare quello.
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Ok, ora è più chiaro. Sicuramente esistono altre soluzioni, ma potresti provare partendo da quanto segue, sempre che tu non voglia disegnare i simboli al volo con Metapost.
`\definesymbol[cerchio pieno][\tfb\mathematics{\bullet}]
\definesymbol[quadrato pieno][\mathematics{\blacksquare}]
\definesymbol[triangolo pieno][\tfa\mathematics{\blacktriangle}]\setupcolors[state=start]
\starttext
({\color[red]\symbol[triangolo pieno]}) pH({\color[green]\symbol[cerchio pieno]}) aaa
({\color[blue]\symbol[quadrato pieno]}) bbb
\stoptext`
4 Ottobre 2006 alle 15:13 in risposta a: Ambiente per inserire codice LaTeX con di fianco il typeset #10072::
Mi sono permesso di spostare il messaggio in un nuovo thread.Non riesco a fare la stessa cosa sostituendo a $HOME/texmf una qualsiasi altra directory, ad esempio /scratch/texmf. La ragione è che /home è montata via NFS ed è lenta. In più c’è una quota abbastanza risicata e preferirei usare /scratch.
Si può fare, ma con le dovute precauzioni e considerando che, nel caso di eventuali aggiornamenti del sistema operativo o dei pacchetti installati ti converrà controllare con attenzione se tutto continuerà a funzionare.
Assumendo l’uso di una shell Bourne-like, nel dettaglio le operazioni sono:
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crea $HOME/texmf e mettici dentro qualche cosa che sicuramente non c’è negli altri alberi:
`mkdir -p $HOME/texmf/tex/latex
touch $HOME/texmf/tex/latex/questo.non.esiste.altrove.tex
texhash $HOME/texmf` -
controlla che il file sia ora “visibile” da TeX:
`kpsewhich questo.non.esiste.altrove.tex` -
da terminale esegui:
`kpsexpand '$TEXMF'` -
copia l’output del comando precedente
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da terminale esegui
`export TEXMF=''`
mi raccomando metti tutta quella roba tra apici singoli -
da terminale esegui
`kpsexpand '$TEXMF'`
e controlla che il risultato sia quello desiderato -
controlla che il file ora non sia più “visibile” da TeX:
`kpsewhich questo.non.esiste.altrove.tex` -
modifica il tuo .profile (oppure .bash_profile, .bash_login, .bashrc o quello che usi) aggiungendo quell’export.
Ora puoi trattare /scratch come un qualsiasi altro albero (quindi ricordarti di usare texhash).
::ottengo la linea di intestazione correttamente colorata in grigio scuro, ma la linea di tabella viene con la prima cella bianca.
Qualcuno ha qualche idea (o magari c’è uno o più errori nel mio codice)?Il risultato sarebbe corretto se tutta la “prima” riga della tabella fosse bianca.
Saltando a piè pari tutti i dettagli tecnici, che non mi sono chiarito nemmeno io, l’ambiente che usi, così come tanti altri ambienti matematici per l’allieamento di equazioni & Co., usa il meccanismo primitivo alla base anche della costruzione delle tabelle in LaTeX, quindi, in soldoni, nel tuo codice c’è una cosa simile ad una “tabella” dentro un’altra tabella e credo che questo, tanto per restare in tema con il titolo del thread :wink:, mandi il conteggio delle righe a farsi benedire, con effetti collaterali sulla colorazione delle righe, come hai potuto sperimentare di persona.
Soluzioni? Non credo che ne esistano, ma se qualche TeX Wizard riesce ad elaborarne qualcuna (oppure se faccio indigestione di gelato e m’arriva la biblica illuminazione), stai pur certo che verrà riportata qui sul forum.
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Vado a comperarmi una vaschetta da 2 kg e torno…