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31 Marzo 2017 alle 5:12 in risposta a: Testi in italiano, relativi magari alle tradizioni italiane #110135::
OldClaudio” post=110355Nel paragrafo 21.2 della Guida GuIT (il numero si riferisce all’ultima edizione) c’è un’ampia descrizione commentata delle documentazione sulla tipografia. fra tutte le opere citate ti consiglio senza possibilità di dubbi il testo di Robert Bringhurst che è disponibile anche in italiano anche se ore lo ristampano on demand). Il manuale di Fioravanti è anche molto interessante e di Fioravanti, non citato nella Guida, c’è anche il Dizionario del grafico. Entrambi i libri di Fioravanti sono pubblicati da Zanichelli, quindi dovrebbero essere non solo disponibili ma anche acquistabili in rete.
Ciao e grazie, ripasserò bene la guida GuIT: non sono ancora arrivato lì. Bringhurst ce l’ho, in inglese.
Siccome, però, l’arte di qualunque cosa, non si impara tanto sui libri, quanto guardando l’arte stessa, i libri sono importanti epr avere le basi ma poi bisogna guardare tante opere. nel caso specifico tanti libri, anche quellli che hai in casa. Di ciascuno, con le basi acquisite dai testi come quello di Bringhurst, puoi farti il gusto e impari a riconoscere i libri composti bene da quelli ottenuti impaginando testi importati da un qualunque word processor, oggi molto diffusi, purtroppo.
Naturalmente per ogni testo devi misurare il giudizio sulla base del tipo di libro, del lettore a cui è destinato, al prezzo. Un libro tecnico non può essere impaginato come un libro di storia dell’arte e viceversa. Un libro di matematica richiede una composizione completamente diversa da un libro di poesie. Certo tutti devono rispettare regole generali, ma proprio perché generali, sono anche minimali.
I libri di Tufte sono belli, ma non vano bene come testi didattici. i libri che trovi presso un antiquario di libri hanno magari delle bellissime rilegature, delle bellissime incisioni o anche delle xilografie, ma hanno fatto il loro tempo; un codice manoscritto, miniato e alluminato ti lascia sbalordito, ma nessun libro oggi potrebbe essere fatto in quel modo (o se lo fosse costerebbe talmente tanto che nessuno se lo potrebbe permettere). Nella sala consiliare del Comune di Urbino è conservata una copia anastatica (quindi non fatta a mano) bellissima della Bibbia del duca Federico da Montefeltro, di cui l’originale si trova in Vaticano; quella copia è semplicemente stupenda, ma pur essendo una copia credo che il Comune l’abbia pagata qualcosa come 10000 euro, fuori della portata dei comuni mortali. I visitatori la possono ammirare quando la sala consiliare non è occupata per attività istituzionali, e avendovi accompagnato moltissime persone italiane e straniere, ho visto le espressioni di meraviglia e di ammirazione sui volti di tutti. Tuttavia quello è un capolavoro unico; non può essere un modello per la tipografia di oggi.
è bello, bellissimo, esaminare le pubblicazioni antiche, moderne e contemporanee; si impara ad apprezzare un’arte che i grandi critici d’arte non considerano nemmeno come oggetti da classificare come “arte”, come d’altra parte trascurano anche le altre arti basate sull’inchiostro, acquaforte, xilografia, litografia, e simili.
Vedrai la soddisfazione che avrai via via che aumenta la tua conoscenza teorica e ancor di più di frequentazione nel campo della tipografia.Grazie, concordo su tutto quanto hai detto: oltre che utile è bello studiare i libri e contestualizzarli, cercare di capire i loro perché e la loro storia. Talvolta dietro a libri che sembrano fatti in edizione economica, c’è uno studio tipografico e di design che lo rende migliore di tanti testi tecnici.
Personalmente forse è bene che spieghi questa cosa: dopo aver letto Bringhurst (e parte della Guida) ho tradotto, composto e fatto stampare un libro. Ritengo che l’esperienza maturata sul campo (indipendentemente dal risultato ottenuto) abbia un valore incredibile: senza far nulla non si impara nulla, d’altra parte sappiamo tutti la “differenza tra teoria e pratica”.
Nondimeno, espandendo i miei studi ho conosciuto nuovi aspetti e dettagli che non avevo considerato prima, e che quindi mi fanno pensare di accumulare ulteriori studi.
Colgo comunque con piacere l’osservazione, e inizierò a “scansionare” i libri in mio possesso, specialmente quelli fatti bene…
Grazie.ps: scusate se sono stato per caso sconclusionato, ma sono a lavoro, e poi andrò via per un weekend, e quindi non avrei avuto modo di rispondere dopo
31 Marzo 2017 alle 4:18 in risposta a: Testi in italiano, relativi magari alle tradizioni italiane #110133::
Grazie.
Sicuramente avevo idea di dividere il lavoro in due parti, come dici tu: una parte di “teoria” ed esempi (una pagina alla volta, chiaro) e una seconda di pratica…
Ti ringrazio dei primi suggerimenti e spero che ne arrivino altri!Per l’articolo di Ars, chissà… volevo scriverne uno su ConTeXt ma la mia esperienza con quel sistema è fallita miseramente nel giro di due giorni! Vedremo comunque. Grazie ancora e… keep them coming!
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Ciao.
Il tuo problema è che il pacchetto hyperref è già caricato in moderncv, usando l’opzione unicode, mentre bookmark cerca di caricarlo, internamente, senza opzioni.Per poter forzare che i caricamenti interni dei pacchetti passino un’opzione si usa il comando
`\PassOptionsToPackage{opzione}{pacchetto}`
con, nel tuo caso opzione “unicode” e pacchetto “hyperref”. Non so darti altri dettagli sull’uso del comando se non che, nel caso di moderncv va messo in cima al preambolo. Il tuo codice preambolo dovrebbe diventare, quindi:
`\PassOptionsToPackage{unicode}{hyperref}
\documentclass[11pt,a4paper,sans]{moderncv}
% moderncv themes
\moderncvstyle{classic}
\moderncvcolor{blue}\usepackage[scale=0.75]{geometry}
\setlength{\hintscolumnwidth}{3.5cm} %moderncv\usepackage{bookmark}
\name{Paolino}{Paperino} %moderncv
%———————————————————————————-
% content
%———————————————————————————-
`
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Personalmente non vincolerei l’immagine al flusso del documento, quindi la inserirei in un ambiente tipo figure e darei il comando [tt]\centering[/tt] come sotto:`
\begin{figure}
\centering
\includegraphics{blabla}
\caption{centrato}
\end{figure}
`Ma la domanda è: come ottieni quelle scritte a fianco alla figura? Non lo capisco
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Uhm, io userei un font più completo e scalabile, tipo il latin modern ([tt]\usepackage{lmodern}[/tt]).
Onestamente non capisco l’errore che ti dà, perché non so cosa sia l’autoexpansion.Se non vuoi cambiare proprio font (per scelta tua), penso che serva un esempio minimo compilabile per capire cosa dà l’errore (ma posso sbagliarmi)
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Lascerei la riga sotto. Che fa tutto quello che vuoi tu. Indentfirst è un pacchetto che serve a far sì che, contrariamente a quanto predefinito in (La)TeX, anche la prima riga di un paragrafo sia rientrata. Ora, se tu non vuoi il rientro, perché mettere quel pacchetto? Lo carichi per nulla.
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Beh “molto meglio” del % è soggettivo da un punto di vista del sorgente; da un punto di vista tipografico ti perdi una funzionalità notevole – alla quale, probabilmente, si può rinunciare in alcuni casi, per esempio quando i paragrafi sono tutti di un singolo capoverso.Il “problema” vero resta che il pacchetto [tt]indentfirst[/tt] serve per far rientrare la prima riga: cosa te ne fai se poi dici che il rientro è zero?
::Cicciodri90″ post=103976I tuoi sospetti sono errati. Non ho copiato preamboli a caso, semplicemente non si nasce “imparati” e, mentre scrivo le mie relazioni, sperimento nuovi pacchetti, magari commettendo degli errori. Comunque non si stava parlando di questo, ma grazie lo stesso per le osservazioni.
Se non utilizzo il pacchetto identifirst come nel mio preambolo, ogni volta che lascio uno spazio tra una parte di testo ed un’altra (solitamente per rendere più chiaro il sorgente) Sposta il testo in avanti, creando grossi fastidi al mio sistema nervoso!
Per quanto riguarda la codifica utf8, ho provato a selezionarla più volte nelle impostazioni di TexShop e chiamarla correttamente nel preambolo, ma i risultati sono stati sempre pessimi (pare non gli piaccia quando uso le lettere accentate, non ho mai capito perché). Solo con latin1 me la sono cavata; considerato poi che il tempo a mia disposizione per imparare ad usare LaTex è molto scarso, una volta trovato un metodo che mi permettesse di compilare le relazioni, non sono più andato a cambiarlo. Fino ad oggi.
Quando inizio una nuova relazione apro sempre un file nuovo e comincio a scrivere da zero; non cancello mai il testo di una vecchia relazione per inserire quello della nuova.
Finite le precisazioni, ho modificato le impostazioni per l’utilizzo della codifica da voi consigliata e sono riuscito a risolvere il problema. Sarebbe bello capire perché con i precedenti progetti non mi permetteva di lavorare con queste impostazioni. Grazie per l’aiuto.
Riguardo il togliere l’indentazione e lasciare righe vuote: la riga vuota in LaTeX significa proprio la fine del capoverso, pertanto — come la buona tipografia suggerisce alla fine del capoverso — c’è il rientro.
Per tenere righe vuote e rendere leggibile il sorgente puoi, se vuoi, iniziare la riga vuota con il carattere [tt]%[/tt]: LaTeX prenderà la riga come commento; tu hai il tuo sorgente separato (a patto del sacrificio del singolo carattere), e così non perdi nessuna funzionalità.Per capire il problema del latin1 ti chiedo: le vecchie relazioni su quale sistema le facevi? Quanto tempo fa? Io ricordo che, tempo fa – ma non ricordo se con TeXShop – avevo lo stesso problema con utf8 ed era semplice: il file era creato, per difetto, con un’altra codifica! Ho risolto, ai tempi, cambiando la codifica predefinita.
Potrebbe essere successo qualcosa del genere anche a te? (Magari un aggiornamento ha sistemato la codifica dell’editor).
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